• ABOUT
  • CHI SIAMO
  • AUTORI
    • ANTONELLA PIZZO
    • DEBORAH MEGA
    • EMILIO CAPACCIO
    • FRANCESCO PALMIERI
    • FRANCESCO TONTOLI
    • LOREDANA SEMANTICA
    • MARIA ALLO
  • HANNO COLLABORATO
    • ADRIANA GLORIA MARIGO
    • ALESSANDRA FANTI
    • ANNA MARIA BONFIGLIO
    • FRANCESCO SEVERINI
    • MARIA GRAZIA GALATA’
    • MARIA RITA ORLANDO
    • RAFFAELLA TERRIBILE
  • AUTORI CONTEMPORANEI (letteratura e poesia)
  • AUTORI DEL PASSATO (letteratura e poesia)
  • ARTISTI CONTEMPORANEI (arte e fotografia)
  • ARTISTI DEL PASSATO (arte e fotografia)
  • MUSICISTI
  • CONTATTI
  • RESPONSABILITÀ
  • PRIVACY POLICY

LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Giulia Catricalà, “Reboot del sentire”, Fallone Editore, 2025.

30 lunedì Mar 2026

Posted by Deborah Mega in Novità editoriali, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Giulia Catricalà, Reboot del sentire

 

I

C’è sempre tanto da dire,

ma il codice è derubricato

al silenzio.

La parte amputata del verso

zampetta sui nostri volti

come una festosa fragilità.

Mi mancano

i pennacchi ariosi della metrica

il grip del ritmo

la brulicante calca del parlare.

Anche oggi

con gli occhi fissi sullo smartphone

cerco il senso

succhio una radice

dallo schermo.

 

VI

Quando avrai la mia età

non ti serviranno poemetti,

diari e altre reliquie.

Ci saranno bisturi quantici

– innesti cerebrali –

pronti a disconnettere il male.

Vedrai tutti quei volti in processione

– i volti che adesso vedo anch’io –

li potrai sgranare, cesellare

ripercorrerli frame dopo frame

sviscerarne a posteriori

lo sguardo, la vertigine.

Potrai tradurre i pixel galoppanti

di un sorriso – lo script dell’addio.

 

Era rabbia? Era amore?

Sarai in grado di riavvolgere, emendare

o sospendere in un firewall.

Lo faccio anch’io

con i miei sistemi rozzi

– analogici e traslati –

Ti sembreranno fossili!

Com’è bizzarro e obsoleto

questo buffering del sentire.

 

IX

In sogno

non riesco a replicarti il volto

sei pixelato, incerto, lontanissimo.

Tento di sognarti con soddisfazione

ma sempre a bassa risoluzione.

Così

apro i libri di scienza

frugo nei manuali,

apprendo che l’ippocampo

non indicizza la tua immagine

e mi smarrisco nel tentativo

di ricodificare l’impianto,

di far attecchire

il tuo bellissimo volto bannato

a questa sorta di sistema vacante.

Ed ecco che mi drizzo sul divano,

scorro l’album fotografico

e mi sincronizzo.

Questo è il tuo naso,

questa – la tua bocca

questi sono i tuoi occhi:

interfaccia tra due mondi.

 

Giulia Catricalà, “Reboot del sentire”, Fallone Editore, 2025.

 

L’AUTRICE

Giulia Catricalà è nata a Roma nel 1990. Ha studiato Lettere Moderne alla Sapienza e ha conseguito un Master in Giornalismo alla Luiss. I suoi versi sono stati pubblicati su riviste di rilevo e tradotti in altre lingue. Cura una rubrica per Il Tempo e collabora con giornali e magazine. Ha esordito nel 2023 con La rosa sbagliata (Fallone, prefazione di Mario Fresa).

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Poesia sabbatica: “17”

28 sabato Mar 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

Tag

17, Francesco Palmieri

 

17

*

si sta facendo sera

*

e poco in là

la notte

e poi ancora una

che non avrà più fine

*

avrei potuto dire

di qualcuno ad aspettarmi

con una candela accesa

(almeno uno di quelli

 che più mi hanno amato

 ed è ormai da tempo

 che non ci sono più)

ma sono trascorsi gli anni

da quando ci credevo

che il cielo fosse casa

e noi creature in volo

nel mondo oltreconfine

*

si sta facendo sera

di lampadine accese

e ombre sopra i muri,

silenzio dentro casa

e fuori le sirene,

altrove piovono bombe

e piangono i bambini,

*

adesso che si fa sera

lo scrivo sopra a un foglio

che siamo tutti traditi,

perché ogni nato al mondo

ha stelle dentro agli occhi

e il respiro dei giganti,

poi arriva il giorno

che il colpo scoppia in faccia

e si apre una ferita

che durerà la vita.

*

Francesco Palmieri

*

ottobre 2023

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Venerdì dispari

27 venerdì Mar 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

≈ Lascia un commento

Tag

Francesco Tontoli, Tra gli altri in disparte

Tra gli altri in disparte

Ieri sono ritornato al cimitero di Filetto
ho portato mia nipote
alla visita dei nostri morti.
Leggevamo i nomi e le date
e tutti gli sguardi seri e asciutti
rimasti sulle foto.
Per lei era la prima volta
per me come se fosse sempre la prima.
Sulle lapidi i fiori finti e polverosi
da cambiare con la cura
di chi dà colore al bianco.
C’erano lettere cadute dai marmi
di molte tombe abbandonate
e date di nascita e morte irriconoscibili.
Ero incantato a guardare la bambina
che cercava di ricomporle
per dargli vita e senso.
Abbiamo fatto il solito giro degli zii
e della cugina, e due volte ci siamo fermati
a rileggere le date e i nomi dei bisnonni.
Lei non sembrava turbata
io mi aspettavo che mi stringesse
forte la mano mentre andavamo via
ma era già pronta a entrare nella serra
che sta di fronte al cimitero
col pensiero pieno di fiori veri
perché le avevo appena detto
che era il primo giorno di primavera.

Francesco Tontoli

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

“Non ho incontrato un pettine” di Filippo Parodi, Polimnia Digital Editions, 2026

26 giovedì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Filippo Parodi, Non ho incontrato un pettine

Io che sono cresciuto in una famiglia allagata

L’Edipo di poi
è un Peter Pan pandemico
che lancia sassolini
alla finestra riscaldata:
la solita zuffa
e i cocci sono miei
mentre chi rompe vaga
questo limbo a chi lo do?

Cavalpesante

Ah, se soltanto
in prima elementare
assieme alla maestra e ai compagni di classe
non mi fossi recato al cinema, quel giorno sciagurato
per assistere alla visione de La storia infinita.
Non ci furono a graziarmi orecchioni o scarlattina
acquazzoni, terremoti, autobus scioperanti
e magari, in alternativa, ci avessero portati all’acquario
a spalancare bocche vis-à-vis coi pescecani.
Nossignore, dovevo finire nella storia senza fine
poco è valso che il papà mi spiegasse la distinzione
tra finzione e realtà, che in seguito, per decenni
lo psicanalista raffinasse questa teoria.
Potessi almeno oggi consultarmi con un’altra vittima
nata tra il ’77 e il ’79
la cui dunque adolescenza è stata in egual misura
devastata dalla scena lancinante cruenta
dove il cavallo bianco del guerriero
è inghiottito
centimetro dopo centimetro
nelle paludi della tristezza.
Il collo di neve pura
poi il marmoreo muso intero
risucchiato nella melma
irreversibilmente.

Quegli occhietti così struggenti di bestiolina indifesa
(E.T., a confronto, una rugosa barzelletta)
e che avrebbero meritato un Oscar alla carriera
alla pari di un Jack Nicholson o di una Meryl Streep.
Occhietti come spicchi di specchi di paura
che hanno preso a proliferare
in ogni mia molecola.
E no, non avevo colto, quella volta al cinema
che la storia fosse infinita all’infinito.
A 6 anni non lo realizzi mica
nella scossa funesta improvvisa
che la storia, per l’appunto, si chiama i n f i n i t a
perché
dall’istante in cui
ti sarai alzato dalla poltrona
non ci sarà
là fuori intorno
per il tuo destriero pallido
un limite all’abisso
né al talento di sprofondarci.

Barbarie da bar

«Posso chiederti un caffè ristretto però non bollente?»
«Ti chiedo un cappuccino con latte d’avena zero»
«Ti chiederei un bicchiere d’acqua, ma dal rubinetto, se te lo posso chiedere».
Ebbene sì, è questa l’ultima moda.
L’infelice ritornello già in testa alla classifica.
Più irritante del ridondante e inestirpabile Piuttosto che
il Cioè, a confronto, oggi sembra un simpatico vezzo.
E si insinua, Ti posso chiedere, in ogni strato sociale
lo masticano i giovani, lo sputacchiano gli anziani:
una nuova (e si catastrofizzerebbe definitiva) pandemia.
Conformismo vegetativo. Intorpidimento delle intelligenze.
Dovremmo invece prendere a esempio l’eleganza schietta
l’essenziale sobrietà dei serial killer
i quali, nell’atto di uccidere, mica stanno là a perdersi in tante melliflue ipocrisie.
Penso proprio che arriverei ad ammazzare a mani nude
l’assassino che mi chiedesse se può chiedermi di farmi fuori.

ATMostruosità

Doors open on the right
sputacchia la racchia voce
sforacchia le masse lasse

dalle casse scartavetranti
pedestre pedagogia
della spastica maestrina
dalla sera alla mattina
Please hold on to the handrails
poi Cenacolo Vinciano
poi Change here for metro line 2
poi Toglietevi lo zaino
Please beware of pickpockets
ma la sola unica cosa
di cui ci hanno depredati
per giorni e mesi e anni
vagolando tra i vagoni
è un dannato, inopinabile
brandello di silenzio.

Alba euforica

Addosso
lo spasso del rosso
ossa smosse dalla fossa
il collasso del bossolo crasso
bossanova del masso rimosso.

Autosuggestioni per una digestione migliore

Su una panchina
con gli occhi chiusi
un giorno che la paura di rincasare per pranzo sbaraglia
masticare con lentezza meditativa i cannelloni
acquistati nel reparto Piatti Pronti dell’Esselunga.
Ripetersi, ancora fumanti, che ad averli appena fatti per te
è una moglie, una mamma
in sintesi Sandra Milo.
L’allettante e allattante conduttrice di Piccoli fans
o in quel film di Pietrangeli in cui balla l’Hully Gully
con un cuore inossidabile
dipinto sulle labbra.
Le stesse che ora ti soffiano sul sugo di carne.

Anti auguri

Non lo desti
il beneplacito
per quella placenta frignante
la tutt’oggi fumante patata
che non hai rimbalzato ad un altro
e hai voglia a soffiarci
e risoffiarci sopra…
però sono candeline:
a che numero stanno ammontando?
Ma tante tante tante.
Pari almeno
alle carie
del caval donato.
Mentre
di anno in anno
la torta si è fatta torto
il desiderio sfiatato
più fosco
e più comico.

Monocromo

In questi giorni di convalescenza e di convulsioni dell’animo
costretto, kappaò sul divano, a ingerire solo tè verde
a tu per tu coi sorci verdi, che sono più di tre o quattro
la borsa dell’acqua calda verde salvia sulla pancia
non faccio che rimbozzolarmi nella coperta di lana che Marta
ha comprato in beneficenza dalle parrocchiane operose
la quale è anch’essa verde, verde come la speranza.
La speranza che si dice è sempre l’ultima a morire.
Ma lei spera comunque che un cane si presenti ai suoi funerali.

Non trovo cane per i miei denti

Quantomeno ho smesso di avercela con te
in merito alla questione che non mi desideri
che non cerchi, oramai, un’intimità fra di noi.
La bile, attualmente, latra e ringhia all’infuori
a giochetti e inconcludenze di fantasmi-più-che-amanti
agli orgasmi asmatici su schermi luminosi.

Non di rado c’è a chi va di praticare solo sesso
chi avrebbe preferito tutto sommato fare l’amore.
Io che sto, tra i due estremi, scolorendo la differenza
sconto la mia pena di pene nella sabbia.
Rabbia
nei tuoi confronti
che oggi è un grilletto parlante.

Mi ciucciano cannnucce

Tettucci sdrucciolevoli
beccucci più che boccucce
cucciolate di corrucci
incappucciate lucciole
cartucce, luccichii
di lucci uccisi in grucce.
Sbucciante, sbertucciante
fa spallucce uccel di bosco.

La grazia di scomparire

Faticoso
nonché imbarazzante
tutti i santi giorni
reinventarsi
il proprio crimine
fingere di ricordare
che diavolo si sia mai fatto
di così riprovevole
di talmente efferato
per meritarsi di esserci.

Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Si laurea in Filosofia Estetica a Milano, dove tuttoravive, con una tesi sul verosimile e “il meraviglioso” nella poesia. Nel 2013 pubblica per Gorilla Sapiens La testa aspra e nel 2017, per Fondazione Mario Luzi Editore, La panchina senza angeli. Per Polimnia Digital Editions escono Per te soltanto, bambino – Frammenti di emisferi e Tapping-ninne nanne (2018), Flaming Child (2020), I Am a Dream That Is Dreaming of Me (2024), Non ho incontrato un pettine (2026).

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Dialogo con Limina Mundi. Una poesia di Yuleisy Cruz Lezcano

24 martedì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Yuleisy Cruz Lezcano

Fiore di Mariposa, fiore nazionale cubano, candido, diffuso sul territorio, profumatissimo
ph. Yuleisy Cruz Lezcano

Limina Mundi, per favore,
accogliete la mia confessione:
Ho viaggiato come ho potuto,
senza partire davvero,
facendomi strada con la curiosità
dalla sedia.
Il privilegio si è rivelato
una geografia interiore
più vasta di qualsiasi mare.
Lì ho scoperto un cosmo segreto,
una sfida lanciata al caos,
dove ho ingurgitato versi e versi
di Juan Ramón Jiménez,
di Gastón Baquero,
di José Lezama Lima,
di Paul Valéry,
come se ogni parola fosse pane
e io una fame senza tregua.
E ancora pensieri,
come lampi ostinati,
di José Ortega y Gasset,
di Miguel de Unamuno,
di Antonio Machado,
di María Zambrano,
di Luis Cernuda,
che mi attraversavano
come vento tra porte socchiuse.
E poi, in un gesto compulsivo,
Don Chisciotte della Mancia,
che non ho letto, ma abitato,
come si abita l’eccesso dell’enigma
o un sogno che insiste.
Così, cercando nuovi passaggi,
ho innalzato l’isola
che mi nuota dentro,
una terra instabile e viva
che solo la parola sa trattenere.
E la parola, ah, la parola!
è diventata un salone di ballo,
un armadio magico,
dove si aprono labirinti e intrallazzi,
stanze che si moltiplicano
al tocco di una sillaba.
Qui la poesia resiste al tempo,
è un’arca che fluisce lenta
sulle acque di tutti i segreti,
custodendo il respiro nascosto
della natura.
E mentre scrivo,
dialogo con un gabbiano
che ha un occhio di vetro
e mi guarda, forse
lui sa tutto,
sa delle persone che parlano
tutto il tempo di sé, affettando
il ritmo interno del colloquio,
come se ogni viaggio
non fosse che questo:
restare sulla soglia
e imparare a vedere
che l’ultima parola
non è di chi impone la sua opinione
ma di chi sa che il dialogo
è una sorta di religione,
una forma di scrivere,
un rigagnolo dentro il mare
dove l’acqua scorre
differenziandosi dall’acqua.

https://www.yuleisycruz.com/

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

“Quando la poesia agisce nel reale: Thoroddsen e Montale alla prova del criterio dinanimista” di Zairo Ferrante

23 lunedì Mar 2026

Posted by Deborah Mega in CRITICA LETTERARIA, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Dinanimismo, Zairo Ferrante

Dopo aver formulato il criterio dinanimista e averlo applicato all’Instant poetry e a una poesia prodotta dall’AI, ho deciso di verificarlo anche sulla poesia classica. Per farlo in modo efficace, in questa sede, ho scelto due componimenti molto distanti tra loro per tensione poetica, necessità e attrito. Da un lato “Primavera” del poeta islandese Jón Thoroddsen (1819-1868):

 

Primavera sorride ovunque
fioriscono perfino i burroni
tra i rami uccelli d’oro
bisbigliano arcani canti al cielo.

Il cigno avanza nel lago
e il maschio dell’anatra, crestato
di gioia, pinneggia verso uno scoglio.

Profumano colli e sentieri
il pastore manda gli agnelli
all’aperto, nei prati rinnovati.

I bambini, lungo il pendio,
costruiscono castelli con le pietre.

 

Dall’altro “Nel Fumo” di Eugenio Montale (1896 – 1981):

 

Quante volte t’ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
Poi apparivi, ultima. È un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.

 

Testi distanti tra loro.

Il primo caratterizzato da una ricercata semplicità autoriale volta a esaltare uno scarto minimo nell’ultimo verso e che diviene funzionale a generare un attrito velato, ma comunque percepibile. Il secondo, invece, formalmente più complesso, con un attrito esistenziale molto più alto e intenso.

Rileggendo la poesia di Thoroddsen con il criterio dinanimista dell’azione poetica nel reale:

per quasi tutto il testo domina l’armonia della primavera: natura, animali, paesaggio. Poi arriva l’ultimo verso — I bambini, lungo il pendio, costruiscono castelli con le pietre. Qui avviene uno scarto reale. La contemplazione si interrompe e compare un gesto umano che non si integra, ma insiste, oserei dire in modo inatteso, dentro il paesaggio. È in questa lieve frattura che nasce l’attrito. Un attrito che costringe al pensiero e apre a una trasformazione.

Se guardiamo il testo attraverso il criterio dinanimista:

– Necessità: la poesia nasce da un’esperienza reale della natura.

– Attrito: l’ultimo verso spezza l’armonia naturale.

–Trasformazione: dalla natura si passa alla condizione umana che costringe a riflettere sul pendio e sulle pietre, ponendosi in tensione con l’intero impianto testuale.

– Rischio: la poesia sceglie una semplicità radicale. E la semplicità, in questo caso, è mezzo di trasformazione ma anche rischio implicito.

– Durata: il finale resta nella memoria proprio per quella semplicità e persiste nei decenni.

In questo caso, nonostante l’apparente semplicità, risultano soddisfatti tutti e cinque gli assi del criterio dinanimista.

Applicando lo stesso criterio a Montale:

Necessità è evidente: nasce da un’esperienza concreta, un’attesa, un ricordo. Il punto decisivo è nell’ultimo verso — Nel sogno mi perseguita. Il passato non resta ricordo, ma ritorna come presenza. È lì che si genera l’attrito: non tra uomo e mondo, ma dentro la coscienza stessa. Da quell’attrito nasce la trasformazione: l’attesa diventa qualcosa di interiore, che costringe a fare i conti con una presenza non eludibile. C’è anche un rischio da parte del poeta: esporsi su una fragilità senza protezioni. E c’è durata, nella lettura: non parole che scivolano via con lo scroll, ma qualcosa che resta e ritorna, rendendo questi versi attuali anche a distanza di decenni. Anche qui, nella complessità, risultano soddisfatti i cinque assi del criterio dinanimista. Un verso può essere semplice quando nasce da una necessità reale; può essere complesso quando la complessità è tensione e non decorazione: questo non modifica la sua incisività nella realtà. Il criterio dinanimista non serve a dire cos’è poesia, ma a chiedersi una cosa più semplice: quando la parola riesce davvero ad agire nel reale? Perché, se questo accade, allora non stiamo più leggendo semplicemente un testo: stiamo assistendo a un’azione che diventa evento.

 

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Zairo Ferrante (Salerno, 1983) è medico radiologo e Direttore della Radiologia Interventistica di Ferrara. Parallelamente all’attività scientifica sviluppa un percorso poetico e critico che nel 2009 lo conduce alla fondazione del DinAnimismo, proposta teorica volta a interrogare il rapporto tra linguaggio poetico, responsabilità etica e realtà storica. La sua scrittura ricerca un’essenzialità capace di confrontarsi con le trasformazioni tecnologiche e culturali del presente. Ha pubblicato, tra gli altri, D’amore, di sogni e di altre follie (2009), I bisbigli di un’anima muta (2011), Come polvere di cassetti (2015), Itaca, Penelope e i maiali (2019), Lockarmi e curarmi con te (2022), 2083 – Intelligenze artificiali tra anime in stand-by (2023) e Io che amo, raccontato da ChatGPT (2025). I suoi testi, apparsi su riviste e piattaforme italiane e internazionali, riflettono sulle forme di resistenza del linguaggio poetico nei confronti dell’automatismo e della semplificazione contemporanea.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Venerdì dispari

20 venerdì Mar 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

≈ Lascia un commento

Tag

Francesco Tontoli, La cura dell'acqua

La cura dell’acqua

Più in là degli anni visibili
a pochi metri dalla fonte
passavamo le acque per purgarci
ognuno circondato dal suo oceano.
Ridevamo da soli ad alzare le braccia
tuffarle nel buio e rimanere
in quella placenta calda
imparavamo l’arte di esistere
il rumore della mano che affonda.
Le parole galleggiavano a pelo d’acqua
e si stava con la bocca semi sommersa
a cantare qualcosa di gutturale e sconosciuto pronti a uscire dal gioco
e pronti anche a restarci in eterno.
La luce era lontana e ignota
il tempo si curvava sopra di noi
non conoscevamo lo spazio
se non quello interiore.
Caldo e vicino era il nostro dio
e la sua bellissima voce
la nostra ragione di vita.

Francesco Tontoli

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Una poesia di Giovanna Sicari

19 giovedì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in POESIA, RICORRENZE

≈ Lascia un commento

Tag

Giovanna Sicari

Per il 19 marzo di Limina mundi, una poesia di Giovanna Sicari

Image AI generated

Vorrei farti felice con questo niente

Babbo, vorrei comprarti
tutte queste piccole cose
esposte al mercato,
cose piccole, inutili:
arnesi, cianfrusaglie, biglietti.
Vorrei farti felice con questo niente
che colma il vuoto
con quest’amore che ripara,
tu solo annaffi le piante lievi
lavi e curi ogni cosa
e scavi nella compostezza
della vita, con decisione
raccogli foglioline e altro
tu solo puoi entrare nell’infinito.

da Portami ancora per mano. Poesie per il padre (Crocetti, 2001)

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Monica Messa, “Una pistola al Luna Park”, RPlibri, 2024.

16 lunedì Mar 2026

Posted by Deborah Mega in Novità editoriali, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Monica Messa, Una pistola al Luna Park

 

Il gatto marmorizzato

dietro l’angolo sonnecchia.

Un cielo plumbago azzurro

ha inondato il lato sud.

“Occhipinti aglio e menta

al tavolo ventidue!”.

Muta la zultanite

sull’anello di Samir.

Tiri fuori

un piccolo seme dalla tasca.

Bustrofedico procedi. Sogni

idromele e mescalina.

*

(Mia madre dorme.

Anche quando ero bambina dormiva.

Dormivamo insieme

e facevamo sogni uguali,

una mamma e una figlia foglia d’oro,

abbracciate come in un’odegitria.

 

Mia madre dorme.

Guardavamo i Film della Fiera

in flanella e bigodini,

c’era Amedeo Nazzari

e un bambino che moriva.

– Mamma, non voglio guardarli più –

 

Mia madre dorme.

Ripetevo le tabelline ogni pomeriggio,

le sue mani insaponate,

voli di bucato dalla finestra,

la calligrafia degli uccelli ricamava le parole.

 

Mia madre dorme.

In estate non riuscivo a prendere sonno.

Odore di smog e Adriatico nella stanza.

Leggevamo di nascosto

fino all’ultimo aereo postale.

 

Mia madre dorme.

La notte ora cresce concava

sulle sue ginocchia girasoli).

*

Inchiodata a una bilancia

o a passo silenzioso e svelto

fra scaffali e lattine

 

(dove il cielo non tiene il broncio a lungo)

 

con l’orizzonte portatile nella borsa,

violacciocche nella scollatura,

e un destino di cartapecora in tasca,

mangiava pane e fumo.

*

Sono spezzata.

 

Spezzata in un punto

a metà della schiena

ho un nido abbandonato

con uova schiuse

e piume insanguinate.

 

Sono spezzata.

Spezzata in un punto.

*

Vorrei soffermarmi sul delta

che sfocia nella tua fronte ampia.

Campeggiare sul tuo sorriso vago,

scivolare fra le pieghe dell’orecchio

e stendere una palpebra

come tovaglia da picnic.

 

Vorrei raccogliere i papaveri fra le ciglia,

accovacciarmi sul tuo mento glabro.

Percorrere il letto delle lacrime

sino ai calanchi del piccolo naso.

Filo a filo, tenermi ai tuoi capelli fini

e dondolare, come se fosse estate

e io avessi ancora i tuoi undici anni.

*

Bice ha gli occhi grigi.

È minuta e le piace cantare.

Fiorin fiorello

l’amore è bello vicino a te.

 

Bice e Anita ogni tanto strusciano in piazza.

Bice indossa camice con volant.

I soldati le guardano,

ma Anita è Anita.

Anita ha il fuoco dentro agli occhi.

Bice ha capelli nuovi

castani, lucentissimi.

 

Bice legge,

porta gattini a casa,

frigge le alici,

arrotola trippa e serve vino.

 

Bice ha 20 anni e nessun fidanzato.

È bella Bice,

ma c’ha la risacca dentro

e la risacca abbaglia

chi non la sa guardare.

 

Bice scrive

e quando scrive è come un ricamo

fitto fitto di parole

scrive diari, poesie, preghiere,

piange per un pino caduto.

 

A fine agosto, Monopoli è una brace.

L’afa si addensa

filtra dai muri nei palazzi.

La sera, ghiaccio e anguria nelle ceste,

si va al mare. Ma Bice è a casa.

Chissà a cosa pensa,

se si massaggia le caviglie bianche

se gratta la nuca di Nerone

se legge a bassa voce oppure prega.

Un colpo al portone, secco, uno solo.

Un cacioricotta galeotto

e un breve messaggio.

Bice non lo dice,

ma la sua risacca si fa mare.

*

Ho la felicità inceppata

come una pistola al Luna Park

– dieci colpi, cento lire –

era il prezzo della libertà.

 

Il crepuscolo è caduto

irrimediabilmente su tutte le cose

e in questa nuova estate

si rintanano le lucciole.

 

Monica Messa, “Una pistola al Luna Park”, RPlibri, 2024.

 

 

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Poesia sabbatica: “15”

14 sabato Mar 2026

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

≈ Lascia un commento

Tag

15, Francesco Palmieri

-15-

*

non raccontiamoci più nulla (amore)

di chi sei stata

di chi sono stato

delle altre vite avute

quando tu non c’eri

quando io non c’ero

*

non ci diciamo più

che già abbiamo amato e pianto

ma non ero io

non eri tu

chi ci prendeva

e poi ci ha lasciato andare

*

non raccontiamoci più (amore)

chi siamo stati

quando tu non c’eri

quando io non c’ero

*

guardami nuovo

come io ti guardo nuova

*

guardami

non sono mai esistito

io sono nato adesso

*

dimmelo,

non sono mai esistita

io sono nata adesso

*

e io e te

un’altra vita ancora.

*

*

 Francesco Palmieri

 

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Venerdì dispari

13 venerdì Mar 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

≈ Lascia un commento

Tag

Francesco Tontoli

L’uomo guarda gli storni vagare nel cielo della città

Loro non sanno che appartengono all’idea di un essere sconosciuto
che sta nella mente e negli occhi di chi è incantato dalle loro fughe

Il falco li insegue invisibile come un dio dei giochi e degli agguati

Le forme perturbanti e ancestrali che si dissolvono e si addensano hanno il destino di durare solo il tempo per sedurre
e lasciarsi andare

Disegnano ombre senza corpo e corpi che fluttuano ognuno seguendo le piccole variazioni musicali del compagno vicino

Nessuno sa di essere parte di un silenzioso motivo che abita i sensi di chi guarda

Sotto questa musica visiva precipitano le cose terrene sul balcone dei desideri.

Qualcuno si incanta e si interroga
lasciando che le risposte prendano forma
e si disperdano.

Francesco Tontoli

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

“Nel domestico giardino” di Raffaella Bettiol, Arcipelago Itaca, 2025

12 giovedì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Arcipelago Itaca, Raffaella Bettiol

L’ippocastano

Insiste il ricordo
di quell’ippocastano
giochi infantili tra i rami
scorsa di vite smarrite
cadono castagne matte
la madre attende un figlio
la guerra non è finita
incessante il sorvolo
di areoplani
il padre sotto la sua ombra scrive
imperturbabile all’irrompere del vento
vento di bora che spezza i rami
l’albero non ha voce per gridare
ed è incerto il mattino
ma profuma la magnolia
nella sua veste bianca
un po’ consola.

22-9-2024

La fiaba del giardino

Non chiedermi nulla della vita
non so risponderti,
ogni domanda s’annulla
nel fitto di gelsi e palme.
Storditi dalla calura
lentamente camminiamo
un verde silenzio di sguardi
ci avvince
in pacata voluttà.
Lieve il vento sull’umida pelle.

28-8-2017


Vivo d’anime il giardino

Rastrema il gelo
preme la fame d’un raggio
la quadratura d’un giorno di sole
polvere e fumi salgono dalle case,
non cede la morsa del freddo
nel nebbioso richiamo d’un’eco
geme il giardino di sgomento
per non morire cela germogli
dentro la dura scorza della terra,
affioreranno forse ma non ora
gravida di nubi la stagione
misura la forza d’ogni vita,
le anime impaurite cercano rifugi
da quel viatico e fanno ressa
gemono tra venature d’alberi
le radici protese al futuro.

20-1-2021

Il verde e le viole

Invadono il verde le viole
molle la fanghiglia le circonda
a passi rapidi sali il sentiero
qualcuno forse una donna già attende
non posso raggiungerti
inutile chiamare
fitti i rami s’addensano
in un incauto incesto
e tutto si confonde in un turbinio
di foglie
d’algoritmi smossi da cerchi d’acqua
nel frangere copioso della pioggia
sul breve intervallo d’una vita.

2-6-2024

Primule gialle

…corrono veloci i ragazzi
le sciarpe e i capelli al vento
vanno liberi incontro
al mattino luminoso
nessuno può fermarli
squillano gaie
le primule gialle
al breve istante di sole.

20-4-2010

Nel vuoto d’una stanza

S’imminia un fiore
nel vuoto d’una stanza
non lo recide il pensiero
e s’effonde un profumo antico
di legni forse di quercia
tra gelide lenzuola
richiamo di quel tempo
il più fugace e presente
non c’è un braciere
la notte fraseggi indistinti
di rami e fruscii lontani
calde le mani d’una madre
sulla fronte
e sale il gelsomino
sull’impervio muro
d’un bianco stupore la nostalgia
che non s’arresta
tra grigie pareti.

10-6-2024

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Loredana Semantica legge una sua poesia

11 mercoledì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Podcast, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Loredana Semantica, Magneti, Podcast

Loredana Semantica legge una sua poesia dalla raccolta “Magneti”, Portoseguro editore, 2023.

Disegno digitale della stessa autrice

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Alessandra Raffin, “Introvert”, Eretica, 2024.

09 lunedì Mar 2026

Posted by Deborah Mega in Novità editoriali, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Alessandra Raffin, Introvert

 

1.

Ho paura di tutto

A giorni alterni

E come una favola di buio

Attraverso i campi

Le notti hanno una schiuma

Io

Costruisco la mia pace

Le pozze di fango mi prendono

Non ho il tempo di cadere

Io

Costruisco la mia fame

Le foglie del grano mi tagliano

Non ho il tempo di Io

Non ho il tempo

Se domani non saprò più niente

Di ciò che non avevo mai saputo

 

4.

A volte

Non so chi io sia

Quella che conosco

Mi pare

Solo strana

Come una deviazione

Una strada mal diretta

Vago

Tra cortili spaiati

In cerca d’acqua

E tracce

Che forse ho dimenticato

Ciò che conosco

Mi conosco?

Come una piccola noce

Che quando cade

Fa rumore

 

14.

Forse

Sarei dovuta tornare a casa

Con quel libro

Forse

Con l’altro libro

Un altro

Uno in più

O forse

Avrei dovuto dare voce

Alla mia voce

E ascoltare il suono

Che vibra

Segreti di potenza

La falda che aspettava

Di travolgere il silenzio

Lo spazio per la voce

Tra le guance

Nella bocca

È piccolo

I denti la mordono

La gola la risucchia

La tira indietro

Se pensavo che il tremore fosse paura

No

Era l’inizio di un sisma

Tutto ciò che vibra è vivo

Tutto ciò che vibra può risuonare

Tutto ciò che vibra può rompere la materia

Come si può parlare?

Ora lascerei andare questa onda

Irresponsabile io

Indispensabile lei

 

18.

Guardo la luna piena

Scie bianche

Mi dissolvono

Le mie cosce tronche

Si disossano

Ed io

Sto dormiente alla finestra

E la luna

Si allontana dalla notte

Va a lottare

Contro corna di rinoceronte

Resto ferma

Nel mistero che mi appare

E sogno di una lepre

Che salta indisturbata

Tra fossati umidi

Calpestando quadrifogli

 

21.

In attesa dell’invito

Ad un rituale di eleganza

Ho bollito dell’acqua

Per ore

Come se sapessi

Di aprire

Interiora di farfalla

E dentro vedere

La mia faccia

L’angolo della mia bocca

Un’unghia

La mia risposta

E tra il profumo

Del cardamomo

Ecco apparire

L’incompiutezza

E così incerta cammino

Mangiando un passo

Dentro un passo

Mai più sicura

Tra le vertigini

Delle ore calde

 

Alessandra Raffin, “Introvert”, Eretica, 2024.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Buon 8 marzo su Limina mundi

08 domenica Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in Essere donna, POESIA, Poesie, RICORRENZE

≈ Lascia un commento

Buon 8 marzo con la poesia “Specchio” di Sylvia Plath

disegno di Loredana Semantica, tratto dalla raccolta illustrata Barracuda, Terra d’ulivi edizioni, 2024

Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all’istante
così com’è, non velato da amore o da avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero—
l’occhio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio ci separano ripetutamente.
Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando nella mia distesa ciò che essa è veramente.
Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è sua la faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.

Sylvia Plath

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Poesia sabbatica: “Sentenza senz’appello”

07 sabato Mar 2026

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

≈ Lascia un commento

Tag

Francesco Palmieri, Sentenza senz'appello

 

Sentenza senz’appello

 

non riuscire a trattenere

lo smeraldo delle foglie,

questa la pena

 

arrendersi all’affondo delle rughe

allo sfibrarsi della pelle

al passo che non tiene più la strada

e rimanere indietro

all’allontanarsi delle spalle

di chi solo ieri

appena si reggeva sulle gambe

 

scoprire oltre il ritardo di saggezza

che semplicemente vivere

era già essere felici,

stare nell’essenziale di un respiro quotidiano

e ancora così lontano

il tempo di falce e mietitura

 

non riuscire a trattenere neanche un giorno,

questa la pena,

sapere l’impossibile risparmio delle ore

e noi a guardarci morire nello specchio

 

ad ogni singolo risveglio.

 

Francesco Palmieri

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Venerdì dispari

06 venerdì Mar 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

≈ Lascia un commento

Tag

Francesco Tontoli

Ancora mi ostino a scrivere cose sulle foglie
e a divertirmi a invertire il senso delle frasi
un esercizio che col vento assume forme bizzarre
in questo tempo così sgrammaticato.
Ho molti amici intenti a pubblicare libri sacri
ma io non mollo la mia presa di vento
lo acchiappo e lo trituro facendo a pezzi le nuvole
strizzando quella parte di succo di aloe
l’amaro e il dolce rimasto nella ciotola
molti mangiate e bevetene condivisi con altri apostoli
con la stessa mania alcolica di scambiarsi le parole.
Siamo ebbri e assetati di un nulla ricolmo.
Alcuni lo consegnano ai libri punzonandolo al meglio
altri lo lasciano al proprio altrove e io tra questi.

(8/10/2015)

Francesco Tontoli

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Miriam Bruni legge una poesia di Jules Supervielle

04 mercoledì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

≈ Lascia un commento

Tag

Jules Supervielle, Miriam Bruni, Podcast

Image AI generated

È tutto ciò che avremmo voluto fare — e non abbiamo fatto,
ciò che voleva parlare e non trovò la sua voce,
tutto ciò che ci ha lasciati senza dirci il proprio segreto,
ciò che possiamo sfiorare, persino incidere col ferro, senza mai arrivarci,
ciò che diventa onda, e onda ancora, perché si cerca e non si trova,
ciò che si fa schiuma per non morire del tutto,
ciò che si fa scia per pochi istanti, per un gusto originario d’eterno,
ciò che avanza negli abissi e non salirà mai alla luce,
ciò che avanza nella luce e trema degli abissi,
tutto questo — e molto di più:
è il mare.

Jules Supervielle

C’est tout ce que nous aurions voulu faire et n’avons pas fait,
Ce qui a voulu prendre la parole et n’a pas trouvé les mots qu’il fallait,
Tout ce qui nous a quittés sans rien nous dire de son secret,
Ce que nous pouvons toucher et même creuser par le fer sans jamais l’atteindre,
Ce qui est devenu vagues et encore vagues parce qu’il se cherche sans se trouver,
Ce qui est devenu écume pour ne pas mourir tout à fait,
Ce qui est devenu sillage de quelques secondes par goût fondamental de l’éternel,
Ce qui avance dans les profondeurs et ne montera jamais à la surface,
Ce qui avance à la surface et redoute les profondeurs,
Tout cela et bien plus encore,
La mer.

Jules Supervielle (1884-1960) – Oublieuse mémoire (1949)

Scrittore francese (Montevideo 1884 – Parigi 1960). 

Legato alla Nouvelle Revue française, visse tra la Francia e l’America del sud, cimentandosi in tutti i generi letterari ma affermandosi soprattutto come poeta surreale dallo stile limpido e sensibile (Les poèmes de l’humour triste, 1919; Debarcadères, 1922; Gravitations, 1925; Le forçat innocent, 1930; La fable du monde, 1938, trad. it. 1964; Oblieuse mémoire, 1949; Le corps tragique, 1959). Le sue doti di prosatore raffinato e originale emergono nei racconti magici di L’homme de la pampa (1923) e Le voleur d’enfants (1926; trad. it. 1949), e in romanzi come L’enfant de la haute mer (1931; trad. it. 1946) e L’arche de Noé (1938); in Boire à la source (1933) rievocò la sua infanzia tra l’Uruguay e i paesi baschi. Notevole anche il suo teatro (La belle au bois, 1932; Shéhérazade, 1949).

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Poesia sabbatica: “29”

28 sabato Feb 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

≈ Lascia un commento

Tag

29, Francesco Palmieri

 

29

*

Dio

io non lo so se davvero ci sei

se davvero ci sei stato padre e madre

se davvero ci vuoi bene

e per il nostro bene fai accadere ogni cosa

che persino il nostro male

è segno del tuo amore

*

io non so se davvero siedi

su qualche nuvola del cielo

e hai occhi sterminati,

uno per ogni nato a sostenerne il passo

sia quando siamo in piedi

sia quando poi cadiamo

*

io non so se davvero hai angeli guardiani

a dirci come salvare l’anima,

uno per ciascuno attento a sonno e veglia

e fino a che ci resta il fiato

o finisce il nostro tempo

perché si apra a noi il largo dell’eterno

*

Tu vedesti al sesto giorno che tutto era buono,

buona era la terra e buono era il cielo

e poi le acque e il mare, il sole e poi la luna,

gli uccelli alti in volo e gli animali al suolo,

il verde delle foreste e i colori a mille di erbe, frutta e fiori

*

e infine noi tuoi figli nutriti a latte e miele

con solo occhi aperti a incanti e meraviglie

e corpi intatti e sani per vivere per sempre

ignari alla fatica e al parto fra le doglie

*

e poi cos’è accaduto, che cosa ci ha perduto,

perché nel tuo giardino all’improvviso

grandine e neve a intirizzire carni e foglie,

la pioggia a devastare spighe

le zolle a farsi sabbia e deserto tutt’intorno

*

perché hai fatto brevi i nostri giorni lievi

quelli di noi bambini

ignari di  chi partiva per non tornare più

e non sapevamo ancora che ci fosse il bene e il male

e che vivere sarebbe stato un conto di giorni ed anni

per pelle che aggrinzisce o un accidente a caso

*

era forse non sapere il nostro essere felici?

era il non avere ancora visto

che il leone sbrana l’agnello,

che il sole scalda e incendia

e l’acqua disseta e affoga,

che chi ti sorrideva, ti volta poi le spalle,

che prima si è giovani fiori

e poi sterpaglia al fuoco,

che piove sull’ingiusto

ma s’infradicia anche il giusto?

*

Dio

io ancora non lo so se ci sei davvero

se davvero ci sei stato padre e madre

se davvero ci vuoi bene

ma com’è terribile il tuo silenzio

quando noi gridiamo forte

*

Dio, liberaci dal male.

*

ottobre 2025

*

Francesco Palmieri

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Venerdì dispari

27 venerdì Feb 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

≈ Lascia un commento

Tag

Francesco Tontoli, Il mosaico blu

IL MOSAICO BLU

Noi andavamo “laggiù” e non lo trovavamo.
Ritornando da “laggiù” ci sentivamo come naufraghi
dopo aver circumnavigato le paludi con il mare a due passi,
con nemmeno rumore e l’odore di mare.
Sapevamo dalle carte nautiche che la palude
nel ravennate può fare scherzi che non ci crederesti
e la nebbia ti spedisce un po’ dove vuole. E che in città
tutti i mosaici hanno come tema di fondo il labirinto
e tutti i pavimenti, le absidi e i mausolei rimandano
al cammino che l’anima deve compiere, tessera dopo tessera
per arrivare, ci fosse pure una nebbia del diavolo,
al porto celeste, alla pace una e indivisibile
che Ario e Eusebio auspicavano.
Visitammo basiliche e battisteri in quella nebbia
e i mattoni rossi di San Vitale , e perfino una chiesa
con una Madonna che accoglieva le suppliche dei tumori.
Vagavamo e incontravamo altri vaganti con toponomastiche
rabberciate che studiavano itinerari fantastici e approssimativi.
Per chiedere della tomba di Dante, un austriaco perse nella nebbia
una moglie americana e i suoceri parecchio contrariati,
che ritrovò fortunosamente al ristorante segnalato da un apposito
lampeggiatore automatico.
Sulla tomba di Teodorico invece si svolse lo psicodramma
di un bambino nascosto nel sarcofago rosso di porfido imperiale,
cercato dalla mamma inutilmente, e chiamato con voce alta
che la nebbia spegneva e avvolgeva nella sua ovatta.
Fu ritrovato lì steso mentre accennava a una canzoncina che io interpretai sadicamente “Teodorico, perché sei morto? Pane e vino non ti mancava…”.
La nebbia cosa combina? Tutto diventa simbolico e solenne per compensare l’assenza della visione d’insieme. Una parola detta nella nebbia assume un significato destinato a essere taciuto. E tutta la nebbia infatti si era raccolta intorno a una parola.
Ma io non ricordo davvero quale fosse.
Mi sembrava di vedere da lontano, da una specie di finestra oscurata con una lastra di alabastro, quello che rimaneva dell’universo visto dalla Terra.
Il blu del mausoleo di Galla Placidia.
Lo stesso blu che per non farlo fuggire e disperdersi, avevano raccolto tutto in un solo edificio.
E che Cole Porter dopo averlo visto un giorno nebbioso di tanti anni fa, decise che era il tempo di scrivere “Night and Day”.

14/01/2016

Francesco Tontoli

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...
← Vecchi Post
Articoli più recenti →

Articoli recenti

  • Poesia sabbatica: “La follia di don Chisciotte” 20 giugno 2026
  • Venerdì dispari 19 giugno 2026
  • “Lo stato pontificio” di Ivan Pozzoni, Edizioni Divinafollia, 2026. Una lettura di Claudio Pagelli 18 giugno 2026
  • Sussurri d’Altrove – Ritratti: Dylan Thomas 17 giugno 2026
  • Miriam Bruni legge una poesia di Carmela Iaratta 16 giugno 2026
  • Ugo Mauthe, “Mélange”, Puntoacapo editrice, 2026. 15 giugno 2026
  • Poesia sabbatica: “Non voglio andare” 13 giugno 2026
  • Venerdì dispari 12 giugno 2026
  • “Sussurri d’Altrove – Ritratti” di Emilio Capaccio 11 giugno 2026
  • Franz Kafka, il genio dell’inquietudine che trasformò l’angoscia in letteratura 10 giugno 2026

LETTERATURA E POESIA

  • ARTI
    • Appunti d'arte
    • Fotografia
    • Il colore e le forme
    • Mostre e segnalazioni
    • Prisma lirico
    • Punti di vista
  • CULTURA E SOCIETA'
    • Cronache della vita
    • Essere donna
    • Grandi Donne
    • I meandri della psiche
    • IbridaMenti
    • La società
    • Mito
    • Pensiero
    • Uomini eccellenti
  • LETTERATURA
    • CRITICA LETTERARIA
      • Appunti letterari
      • Consigli e percorsi di lettura
      • Filologia
      • Forma alchemica
      • Incipit
      • NarЯrativa
      • Note critiche e note di lettura
      • Parole di donna
      • Racconti
      • Recensioni
    • INTERAZIONI
      • Comunicati stampa
      • Il tema del silenzio
      • Interviste
      • Ispirazioni e divagazioni
      • Novità editoriali
      • Segnalazioni ed eventi
      • Una vita in scrittura
      • Una vita nell'arte
    • POESIA
      • Canto presente
      • La poesia prende voce
      • Più voci per un poeta
      • Podcast
      • Poesia sabbatica
      • Poesie
      • Rose di poesia e prosa
      • uNa PoESia A cAsO
      • Venerdì dispari
      • Versi trasversali
      • ~A viva voce~
    • PROSA
      • #cronacheincoronate; #andràtuttobene
      • Epistole d'Autore
      • Fiabe
      • I nostri racconti
      • Novelle trasversali
    • Prosa poetica
    • TRADUZIONI
      • Capo Horn – Tijuana. Cuentos Olvidados
      • Idiomatiche
      • Monumento al mare
      • Sussurri d'Altrove – Ritratti
  • MISCELÁNEAS
  • MUSICA
    • Appunti musicali
    • Eventi e segnalazioni
    • Proposte musicali
    • RandoMusic
  • RICORRENZE
  • SINE LIMINE
  • SPETTACOLO
    • Cinema
    • Teatro
    • TV
    • Video

ARCHIVI

BLOGROLL

  • Antonella Pizzo
  • alefanti
  • Poegator
  • Deborah Mega
  • Di sussurri e ombre
  • Di poche foglie di Loredana Semantica
  • larosainpiu
  • perìgeion
  • Solchi di Maria Allo

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

INFORMATIVA SULLA PRIVACY

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la PRIVACY POLICY.

Statistiche del blog

  • 486.426 visite
Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€2,00
€10,00
€20,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato

€

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazione
Dona mensilmente
Dona annualmente

REDATTORI

  • Avatar di adrianagloriamarigo adrianagloriamarigo
  • Avatar di alefanti alefanti
  • Avatar di Deborah Mega Deborah Mega
  • Avatar di emiliocapaccio emiliocapaccio
  • Avatar di Francesco Palmieri Francesco Palmieri
  • Avatar di francescoseverini francescoseverini
  • Avatar di frantoli frantoli
  • Avatar di LiminaMundi LiminaMundi
  • Avatar di Loredana Semantica Loredana Semantica
  • Avatar di Maria Grazia Galatà Maria Grazia Galatà
  • Avatar di marian2643 marian2643
  • Avatar di maria allo maria allo
  • Avatar di Antonella Pizzo Antonella Pizzo
  • Avatar di raffaellaterribile raffaellaterribile

COMMUNITY

  • Avatar di •Pat
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Paolo Stagliano'
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di paideia25
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di The Butcher
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di miribruni79
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di saphilopes
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Copyrights © Poetyca https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Redazione Voci di domani

BLOGROLL

  • chiscrivechilegge di Antonella Pizzo
  • alefanti
  • Poegator
  • Deborah Mega
  • Disussurried'ombre
  • Di poche foglie di Loredana Semantica
  • larosainpiu
  • perìgeion
  • Solchi di Maria Allo

Blog su WordPress.com.

  • Abbonati Abbonato
    • LIMINA MUNDI
    • Unisciti ad altri 276 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • LIMINA MUNDI
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra

Caricamento commenti...

    Informativa.
    Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la
    COOKIE POLICY.
    %d