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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Anna Maria Bonfiglio, “Liturgia dei giorni”, Prometheus Editrice, 2022.

03 lunedì Nov 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Anna Maria Bonfiglio, Liturgia dei giorni

 

da Spartenze

 

MATER

D’estate – nel letto accanto alla mamma –
onoravamo il silenzio
nella penombra del meriggio
che persiane socchiuse infrescavano.
Sul tetto ombre che il sole – filtrando
dalle stecche di antico castagno –
formava in disegni.
Le ombre, diceva la mamma, e noi –
dormienti ostinati a resistere al sonno –
a ficcare la testa sotto il cuscino.
Ritornano a volte frammenti sparuti
di minima vita
specchi nei quali stentiamo a trovare
i noi stessi di allora.

 

A RICOMPORRE IL CERCHIO

Più triste sulla pietraia il passo
dopo la canzone degli abbracci
e la parola ombra sul filo
dell’assennata verità.

Dell’indagata geometria alga
segreta nei discoperti contorni.

Non basta a ricomporre il cerchio
la misura del volo il cappio sciolto
il ramo di ginestra ad infiorare il seno.

 

IL PASSO BREVE

Si è fatto breve il passo
e il filo si assottiglia
per l’uso dei molteplici rammendi.
È vano ricondursi a scale cieche
a crediti insoluti
all’alba magra – quando fra veglia
e sonno il margine s’accorcia –
s’affollano presenze insospettate.

Il giorno che s’annuncia
porta il sapore
del tempo che ci lascia.

 

SUGHERI

Ritornano gli stessi desideri
di quello che fu tempo di scontenti.
Affiorano come sugheri marci
lasciati a galleggiare
fra canti di sirene e naufragi.
Si tinge allora l’orizzonte
di antiche non sopite nostalgie
e il vecchio tempo affonda negli abissi
col peso di remote fantasie.

 

da A Palermo nessuno

 

16.

Non è castigo il Sud
per quelli come noi
che sulla bocca
portano il sorriso
e dentro gli occhi
l’ombra dei ricordi:
il Santo Nero
la Vergine del Mare
le bàsole battute
dai carretti
e i pescatori che
al Molo di Levante
si fanno pietra di marna
e di arenaria

 

da Oracoli

 

DOPPIO VOLTO

Ancora sei entrato nel mio sonno
col doppio volto del divino Giano.
Sfuggente e ambiguo
fra la folla dei tanti tuoi sodali
mi hai rinnegato
ancora prima che cantasse il gallo.

 

OFELIA

Ditemi che è vero
che un’altra vita
riscatterà questo dolore
fra l’anima e le ossa.
Non so per quale colpa
offerta al sacrificio
pago il pedaggio:
un serto fra i capelli
e abbandonarsi all’acqua
galleggiare.

 

A LUCI BASSE

Si spengono le luci poco a poco
camminano sull’orlo dei bicchieri
le favole di ieri.
Un angelo nascosto fra i cuscini
del divano saluta con la mano.
Restano foglie morte sparse sul davanzale
e un velo freddo sul piatto decorato
– antico déjavu reiterato –
fra allegre canzonette e un tango a media luz
a gloria del passato.

 

INNO

Dai fasti degli antichi amori
solo tu sopravvivi – rara
e insostituibile risorsa
cura e conforto al male della vita.
Viaggio nell’impossibile realtà
del sogno, umile e regale
presenza che mi conduci per mano
all’ultimo solitario cammino,
con te – divinità taumaturga
e laica, inferno e pace
al tormento dell’anima sgualcita –
ritorno bella e giovane fanciulla
illusa e ancora amante della vita,
Parola benedetta –
Poesia.

 

Anna Maria Bonfiglio, testi tratti da “Liturgia dei giorni”, Prometheus Editrice, 2022.

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“Novembre” di Giovanni Pascoli

02 domenica Nov 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Giovanni Pascoli, Myricae, Novembre

creata con IA su Freepik

 

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.

 

Giovanni Pascoli, da “Myricae”, 1891

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Poesia sabbatica: “5”-“9”

01 sabato Nov 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Frammenti, Francesco Palmieri

 

5

c’era ghiaccio stamattina

a pozze

 

e foglie sgretolate

gli alberi più spogli

 

appena un po’ di luce

sui tetti delle case

 

ed io

da uno spicchio di luna

a cercarmi qui a terra

dove a cumuli, ad anni,

fuggono fiori e stagioni

 

ed io una forma a svanire

su un pianeta qualunque.

 

***

9

 

è che non ha cura il vivere

è un male terminale

un non poterci nulla

 

perché lo sai che il tempo

è quello che hai perduto

quello che non ti basta

quel che ne resta appena.

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Frammenti”)

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Venerdì dispari

31 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Al mercato dei bambini morti, Francesco Tontoli

Al mercato dei bambini morti
un tanto al chilo, tra i flash
ognuno ha tra le braccia il suo fagotto
ogni mamma insanguinata porge il viso
alla televisionata riportata nel salotto.
Certamente questi morti han frainteso
non volevano morire su un social
santificati dai deliri di martirio dei padri
in bella posa di vita sorridenti o appisolati
morti meglio di altri bimbi siriani o israeliani non mercificati.

Se è solo una questione di confine fra due stati
lo stato di confine con la vita ha un passaporto
timbrato da due divinità entrambe decise a cancellarsi.
La diplomazia celeste che ama farsi ritrarre
con bambini sorridenti tra le braccia.

(2013)

Francesco Tontoli

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Miriam Bruni legge una poesia di Piera Badoni

30 giovedì Ott 2025

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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Addio

ti lascio la mia voglia di vivere

di amare

e di conoscere il mondo

forse sarei stata

una buona mamma

in una piccola casa

con un piccolo orto

ma il destino

mi ha lasciato

un giardino infinito

e mille strade

Piera Badoni

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Una lettura di Cristina Bove

28 martedì Ott 2025

Posted by maria allo in La società, Podcast, POESIA

≈ 3 commenti

Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra

Cristina Bove legge una sua poesia

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Gianni Marcantoni, 7 poesie edite

27 lunedì Ott 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Cuoia, Gianni Marcantoni

Dietro di lui agili giocatori si camuffano,
sembrano figure gioviali,
narratori che facilmente voltano faccia,
in cerca di una trama credibile da trovare.

E poco più in là si scopre un’inedita deriva:
un avversario è mancato, un condottiero
è mancato, un intellettuale è mancato,
un esploratore è mancato, un disertore
è mancato, un miracolato è mancato.
Non sono mancati il pietismo, l’astio, l’inganno:

il siero della mezzanotte è comparso
nel viaggio già iniziato

*

Mi dirai probabilmente
che non hai amato nessuno
e che hai preferito non legarti a nessuno.
Non avere scoperto
in quale punto si trovasse la felicità,
che tanto hai cercato in mille
solitudini, in migliaia di cunicoli inaccessibili.

Ma non è possibile darsi un senso,
una motivazione precisa,
il pensiero è destinato a fingere
e a scontrarsi nell’impermanenza.

Questo mare è la navigazione di noi stessi,
soltanto gli uccelli in volo cambiano
e muoiono dentro un paesaggio,
dove noi veniamo rimossi
dopo un semplice sguardo

*

Un gesto compiuto resta immutabile,
più non può pesare questo organismo
che ha smesso di combattere.
Non guardare distrattamente ad altro,
nelle vicinanze non potresti trovarmi,
né sollevarmi dai tuoi folti tralci.

È presto terminato il nostro pasto,
divenuto sgradevole quel che ancora
stavamo masticando.
Ma finge il tutto e urta, fa chiasso,
dirompe e spaventa
da sembrare sbattere (con potenza)
un arnese contro un bicchiere

*

Il tuo arrivo causa qualcosa
che sopporto a fatica.
Tutto scaturisce da questa continua allerta
che vanifica il riposo
comprimendo una schiena scoperta.

Una tortura istantanea
nella muscolatura che schiarisce ardendo.

Una lunga permanenza
che vortica senza mai trascinarsi.

La piega malsana e approssimata
di una sommatoria di scarti

*

Il frutto si è staccato troppo tardi,
ma non v’è motivo di preoccuparsi,
i verdi campi sono rimasti soli.
Compaiono scenari di vette commosse,
dai cedri liquefatti si sentono cole
stagliare le conformazioni dei monti,
riprodurre innumerevoli cespugli adorni.

Da est passano leggeri piovaschi,
quel terreno accidentato
che al buio-riempito-modellato preannuncia,
precede (da chissà quale versante)
un allarmante rombo

*

Sono caduto dentro uno spazio ristretto,
ma non voglio rialzarmi – no, non mi rialzerò.
Lasciate pure che tutto scorra
nella nutrita colata di pioggia,
in pendenza dentro un rivolo incustodito.
Dormire sdraiato a bocca aperta
sopra una stabile lastra fredda,
fra spine erose dal chiarore
e un colpo sempre in canna.

Lasciate che il fumo di zolfo
entri dentro – fino a giù giunga –
che il cuore si distrugga
in un flutto d’aria sparsa

*

In verità mi sei indifferente,
e penso di essere un incauto ospite
nel bosco seccato.
Nebbie cadono da un calore tenue,
sono di fango-colmo, reduce-sanato,
un celeste effluvio di ortensie.

Riposo nella cella chiusa;
tu accogli il mio lamento, ne resti sollevato.
Non sono mutevole,
non altro che una precipitazione,
la cui estensione è la doratura,
lo snodo; preambolo di un abbaglio

 

Gianni Marcantoni, “Cuoia” (2025, Fara)


Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza, ha iniziato fin da adolescente a comporre versi. Le sue opere poetiche: “Al tempo della poesia” (Aletti, 2011), “La parete viva” (Aletti, 2011), “In dirittura” (Vertigo, 2013), “Poesie di un giorno nullo” (Vertigo, 2015), “Orario di visita” (Schena, 2016), “Ammessi al paesaggio” (Calibano, 2019), “Complicazioni di altra natura” (Puntoacapo, 2020), “Panorama dei lumi” (plaquette, Puntoacapo, 2021), “Sedime” (Fara, 2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti, 2017) nonché su Italian Poetry, sito ufficiale dei poeti italiani dal Novecento in poi, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie AA.VV, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

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Poesia sabbatica: “24”

25 sabato Ott 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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24, Francesco Palmieri

 

24

non ho più neanche un pianto

e nemmeno il balzo

di un passero nel vento

*

non ho più un orizzonte

a cui vorrei arrivare

e nemmeno un oltre

dove c’è Dio ad aspettare

*

e non mi sconvolge

il pensiero che un giorno sconosciuto

sarò un altro corpo morto

non più di questa terra

ma in un lontano cielo

o da nessuna parte

*

è  che stanca il vivere

quando capisci infine

che giorno dopo giorno

vivere è un togliere

a quel tuo respiro immenso

di quando da bambino

lanciavi i tuoi sogni in cielo

ed era ogni tuo grido

il ruggito di un leone.

*

novembre 2024

*

Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Hai spezzato il ramo”)

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Venerdì dispari

24 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Al popolo delle foglie, Francesco Tontoli

Al popolo delle foglie

A noi che piace raccontare le cose come non stanno
quelle cose in bilico che producono metafore

a noi che abbiamo in mente l’autunno
che demolisce e che precipita

a noi che inciampiamo nei tempi
da sistemare nei verbi
e che siamo diventati quelli
che non avevamo in mente di essere

e sempre giochiamo col ricordo
di ciò che siamo stati
compagni temporanei degli alberi
sorpresi a partire trascinati dal primo vento.

A noi e agli altri che verranno
a partire dai tronchi dai fusti ben piantati
a finire in leggerezza e grazia
come in una danza.

Francesco Tontoli

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Miriam Bruni legge una poesia di Diego Valeri

21 martedì Ott 2025

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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Si cammina sul filo degli anni

da esperti funamboli.

È un difficile andare ma si va.

E intanto il mondo, attorno,

muta faccia e colore. Senza posa

ogni creata cosa

in poco d’ora ci diventa strana.

E con le cose ci mutiamo noi,

d’oggi in domani.

Solo sta fermo nel fondo di noi

quel nostro tempo primo,

l’infanzia, all’ombra della madre, sotto

il crocifisso piccolo di avorio.

image AI generated

Diego Valeri, Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976, è stato un poeta, traduttore e accademico italiano. La sua formazione letteraria avviene attraverso Pascoli, dal quale acquisisce in gran parte il lessico, la sintassi e le forme metriche, il D’Annunzio dell’Alcyone, i crepuscolari e nella sua lirica si avvertono gli influssi di Verlaine e dei post-simbolisti. Il tema principale della poesia valeriana è la natura, una natura che vive autonomamente escludendo così qualsiasi elemento antropomorfico.

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Poesia sabbatica: “134” e “155”

18 sabato Ott 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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134, 150, Francesco Palmieri

 

134

 

 

 

ho gettato una moneta

 

nell’acqua di una fonte

 

chiamando te per nome

 

come in un desiderio

 

quando piovono comete

 

 

 

ma tu

 

-di silenzio e assenza-

 

 

 

l’hai fatta peso e pietra

 

che cade in un abisso.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

-155-

 

 

 

ed io e te

 

saremo una carne sola

 

ci fu detto

 

e noi fummo felici,

 

io sangue del tuo sangue

 

tu sangue del mio sangue,

 

tu l’occhio destro

 

io l’occhio sinistro

 

e orecchie di una sola testa

 

gambe e braccia di un solo tronco

 

 

 

sarete una carne sola

 

ci fu detto

 

e noi fummo felici

 

 

 

ma fu allora un dio

 

(o chi per lui)

 

che disse una bugia.

 

 

 

 

Francesco Palmieri

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Venerdì dispari

17 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Notitia mortis

NOTITIA MORTIS

 

Se n’é ammazzato un altro.

Ora, a parte le tecniche di autosoppressione

mi soffermo a leggere in quest’angolo di giornale

che il ramo aveva retto il corpo

e la bimba aveva fatto da albero al padre

in uno strano destino del fiore.

C’é un’altra nemesi di fiori di sangue

nella storia di lei che viene fracassata.

La testa la immagino nitidamente

liquefarsi sul pavimento.

Di lei si sa solo che era vissuta

per essere stata fracassata.

Di lui, morte e miracoli.

Nel mio paese l’affezione per il necrologio

é in ascesa e ci saranno altri beati.

Da piccolo mia madre mi portava vicino Nettuno

dove c’erano i resti di vita di Maria Goretti

un’altra nitidamente fracassata.

Si dice che l’uomo che la violò diventò un suo devoto

e il mondo rurale di allora acquistò in un colpo solo

(un colpo ben assestato)

due colombe con una clava.

 

(2012)

 

Francesco Tontoli

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Maria Allo legge una poesia di Isabella Leardini

16 giovedì Ott 2025

Posted by maria allo in Podcast, POESIA

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Maria Allo legge una poesia dalla raccolta “Maniere Nere” di Isabella Leardini, Lo Specchio, Mondadori, settembre 2025

https://isabellaleardini.com

Morti prima di morire
sono i bambini che si arrampicano allegri
troppo leggeri sull’albero dell’aria.

Lasciano cadere le braccia
appesi ai rami non sentono il peso
non ricordano di averlo mai sentito.

Conoscono solo una stretta sottile
qualche volta dietro la nuca
altre al centro della pancia vuota.

Non si sa dove sarebbero fioriti
questi appigli a cui si devono aggrappare.

Ridono i rami dei bambini
quando sentono ridere le case
e correre gli altri per le strade.

Anche loro si sentono sospesi
a un ramo che rimane sempre acceso
una giostra da cui non si scende.

Ridono le risate degli altri
e sentono nell’aria come scosse
il solletico elettrico della vita.

Si arrabbiano se si guardano meglio
si annoiano a sapere cosa sono
e stanno appesi, offesi come frutti.

Image AI generated

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Miriam Bruni legge una poesia di Adriano Sansa

14 martedì Ott 2025

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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ADRIANO SANSA

Rapidissimo il tempo ci ha raggiunti

mentre eravamo nel cavo del muro

al riparo dal vento. Tutto intorno

le foglie rivoltate degli ulivi

e sul crinale la luna incipiente.

Non siamo stati in guerra, da bambini

solo una volta abbiamo avuto fame:

il mondo è stato mite nel complesso

lasciandoci così solo alla morte.

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Versi trasversali: Chiara Migliucci

13 lunedì Ott 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA, Versi trasversali

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Chira Migliucci, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

 

CHIARA MIGLIUCCI

 

**

ROSSO POMPEIANO

Abbiamo ridipinto tutti i sogni
con il rosso delle nostre vene
affinché la Vita non morisse mai.

E io ho corrotto il tempo
con petali di Papavero,
per donarci ancora un attimo
prima che la terra inghiottisse
i nostri ritratti.

Ora passanti ammirano scempi di vita
e li catturano su pellicole
illudendo la luce del sole
di valere quanto le fiamme
che illuminarono il nostro sangue.

**

Ti ho spiato vivere
come un satellite fa con la terra.
Avrei voluto partecipare alla festa.

Ma che colpa ho io?
di avere occhi che guardano
e vedono troppo.

**

Urlare al cielo
aspettando che lui pianga per te
e ricevere da lui
nient’altro che un nulla
di nuvole bianche.

**

Il chiaro di luna
mi riluce dalla pelle.
Ora, sono il filo di vento
che ricuce le stelle.

Dimmi cosa vedi
quando ti sporgi dagli occhi,
e cosa ti incanta alla soglia;

voglio il motivo
per cui il soffio del cielo
non ti muove una foglia.

Dimmi, cosa ti scotta le dita,
perché ti scarti
e ti rifugi in fondo alla vita.

Dal corridoio delle tue arterie
ti spio ascoltare il cuore degli altri,
e vortica in te, il ciclone di pupille opache.

Svanisce in un nulla la fine,
se ti sento correre scalzo
in mezzo alle frazioni del mio sorriso.

**

POESIA

Ho decostruito mattoni inerti
ma senzienti
per fare spazio a parole più dure
cinetiche,
ermetiche.

Ma in bilico
su terra marcescente.

Versi liberi
attorcigliati in gusci
lenti da snocciolare,

lobi frontali corrugati in frattali.

Ti prego
scovane il senso
sfila i lacci
dai senso a numeri sparsi
in serie di Fibonacci.

Sfonda pavimenti di fango,
insicurezze e paure
col peso di preziosi
numeri primi.

Testi di Chiara Migliucci, tratti da “Effetto Doppler”, Nulla die, 2024.

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Poesia sabbatica: “22”

11 sabato Ott 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

Biografie, Francesco Palmieri

 

-22-

 

a volte ci penso

alle cento e più vite

che forse avrei avuto,

alle cento e più persone

che forse sarei stato,

ai mille e più paesi

che avrei abitato

 

(ma quanto è in secondi

che si decide la tua mano

e che si vinca o si perda

tu ci lasci la vita)

 

e allora io penso a chi sono ora

a colui che mai sono stato

a quell’uomo mai nato

che ogni giorno è un buon giorno,

che si affaccia al balcone

ed ogni strada gli è casa,

che si vive la vita

e non vuole altre vite

 

a volte lo penso

e mi sembra felice.

 

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta edita “Biografie” – edizioni Terra d’ulivi)

 

 

 

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Venerdì dispari

10 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Il giorno che ho imparato a leggere il cielo

Il giorno che ho imparato a leggere il cielo
portavo gli occhiali spessi,
e le mosche galleggiavano sul mio orizzonte
come avevano predetto
gli specialisti del ramo.

Sapevo distinguere il vuoto dal pieno
come gli antichi àuguri il volo degli uccelli
e la direzione che prendono le foglie
sul tappeto di un ottobre
malinconico e taciturno.

Mi avevano insegnato a capire
indicandomi gli alfabeti
nelle varie dimensioni
che il peso delle nuvole
varia già alle prime letture
e che alcuni dei grandi blocchi
di materia celeste
sospesi in alto e in basso
senza un motivo apparente
possono essere spiegati
oltre che ai bambini
anche ai vecchi
sfogliati e descritti
nel loro silenzio cifrato
ascoltati nei loro lontanissimi appelli.

Ma non mi è bastato apprendere e divagare
presto ho dimenticato le lezioni di guida
i maestri li ho persi lungo il cammino
diventati troppo numerosi e discordi.

Mi rimane un piccolo orecchio musicale
e una voglia di fermarmi ai lati della strada
quando si formano in cielo cumuli sparsi
pagine e pagine di leggère preghiere.

Francesco Tontoli

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Prisma lirico 51: Siegfried Sassoon, Vasilij Kandinskij

09 giovedì Ott 2025

Posted by Loredana Semantica in CULTURA E SOCIETA', La società, POESIA, Prisma lirico, TRADUZIONI

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Tag

Siegfried Sassoon, Vasilij Kandinskij

Vasilij Kandinskij

Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra

Siegfried Sassoon nel “Prisma lirico” di oggi con Vasilij Kandinskij

traduzione di Loredana Semantica

L’ira di ottobre muggendo spacca e devasta
l’artiglieria di bronzo del bosco sotto attacco
nel cui lamento sento una voce dolente
per il fallimento della battaglia e per la faida
che oltraggia gli uomini. Le loro vite sono come foglie
sparse in stormi di rovina, disperse e gettate
nella fornace che arde rossa verso occidente.
Oh gioventù martirizzata e virilità sconvolta,
il peso dei vostri torti è sulla mia testa.

October’s bellowing anger breakes and cleaves
The bronzed battalions of the stricken wood
In whose lament I hear a voice that grieves
For battle’s fruitless harvest, and the feud
Of outrage men. Their lives are like the leaves
Scattered in flocks of ruin, tossed and blown
Along the westering furnace flaring red.
O martyred youth and manhood overthrown,
The burden of your wrongs is on my head.

Vasilij Kandinskij

Poesia: Autunno di Siegfried Sassoon da “Counter-Attack and Other Poems“, 1918

Opere:

di Vasilij Kandinskij, Park of St Cloud-Autumn, 1906

di Vasilij Kandinskij, Improvvisazione 5, 1914

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Una lettura di Loredana Semantica

07 martedì Ott 2025

Posted by Loredana Semantica in La società, Podcast, POESIA

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Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra

Giuseppe Ungaretti

Loredana Semantica legge una poesia di Giuseppe Ungaretti

da L’allegria di Giuseppe Ungaretti, 1931

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Antonio Tammaro, “Via da questa arsura”, Fallone Editore, 2024.

06 lunedì Ott 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Tag

Antonio Tammaro, Via da questa arsura

 

 

Addendo al rumore,
minuendo al silenzio,
che farcene della fragilità,
tiene le arterie dischiuse
aggrappate al peso delle braccia,
dovremmo dell’antro toccare il fondo,
su questa sterrata sbatterci contro,
scuoterne il senso, strizzarne la goccia
almeno che scenda nel ventre, collosa,
di cuore, così, intrisa. Annaspa l’amaro
in gola, è cruda colatura d’argilla,
muta di segno, come a novembre,
l’ora va breve, discrasia nodosa:
quale laceramento la ricerca,
aporia interrotta dal respiro,
è logora questa latenza,
servirebbe una visione,
un paesaggio inatteso
che lasci alle cose frante
la cura, una rosa.

*

Alla vista già sfinita dei campi,
in ogni posto, ci attende il tracciamento
per il viaggio che riprende.
E, nel corso, ritorna il desiderio.
Con le sue voci lo trascina il giorno
che s’oscura della luce di settembre
al gonfiore crudele del cielo
tanto azzurro da strappare il fiato,
nella speranza che arrivi presto
la pioggia, un temporale, una tempesta
a dissipare l’ansia di questa stagione muta:
acqua rovinosa, cupa, bella,
che s’appigli, furente, agli alberi, alle case,
al tronco nudo dell’anima sospesa.

*

Cleopatra è risorta dal veleno degli aspidi,
si dimena tra le lenzuola il suo corpo livido:
l’altera presenza non è violazione del culmine
ma triste notazione di lune che parlano agli astri
spegnendosi, ad una ad una, nel buio.

Aveva ragione Antonio nel forgiare
le lunghe catene di bronzo,
non doveva lanciare sassi gravidi
nel limo per misere curve dischiuse,
cedere il passo alla piovosa mattina
di luglio spaventato dal fuoco:
lei, ora, gli scaglierà addosso il marchio
dell’aquila e conterà le prede all’avvoltoio.
Pesano i morti nel soffio delle lagune
sui campi d’avena bagnati dal Nilo.

Dicono del naso, che fosse quello il riscontro
della vera bellezza, altro non vedo che il taglio
acuminato degli occhi ripassati d’antimonio:
ecco, il veleno riprende vigore, corre nelle vene,
affranca la voglia di vita, rinasce la regina
tra i mortali, respira come rosa nel deserto.

*

E di nuovo l’autunno: pochi lumi
spiano le case, il vento alita su bocche
assise alle finestre dondolanti d’erba
e lontano muore l’ultimo tramonto,
echi di piogge spingono a bramosi
passi le voglie di una terra marcita.

A folate si destreggiano nel cielo
uccelli neri in preda al volo
nudi come le anime dei viandanti
e corrono i rotori corrono sull’asfalto
scroscianti di cristalli maculati.

S’oscura, offesa, una crisalide di sposa.

Dov’è il sentore, dimmi, mi amor
dove la pallida sorpresa che allude
al calore di questo gioco astrale?
Resta una foglia che, stanca, si riposa
sul ramo e, tremula, vacilla, resiste
ma poi si spezza e cade, arresa.

*

È solo un sospetto, un istante che passa
a ghermire i palpiti distrattamente,
quasi falciati da chissà quale massa
critica che ottenebra la nostra mente.

Noi, che corpo e sangue siamo ancora,
l’odore occluso dalla caligine d’ottobre
al nitido lenir del giorno accesi, ora,
che niente ci rimane, niente ci ricopre.

E ci consuma l’algia dell’attesa
perché, con vino e rose, il sesso è andato
e quel che viene non è più sorpresa
ma l’inutile perpetrarsi del peccato.

Eppure vorremmo chissà cosa e quale
sentire, con quanta voglia e quant’arsura:
fuori c’è pioggia, presto tornerà il sole
a segnare il passo, il ritmo, la misura.

 

Antonio Tammaro, “Via da questa arsura”, Fallone Editore, 2024.

 

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