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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

“Due punto uno” di Francesco Lorusso, Arcipelago Itaca, 2025

15 giovedì Gen 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, POESIA

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Arcipelago Itaca, Francesco Lorusso, POESIA

Il tacco in disparte di una pietra cittadina
trattiene l’erba sorpresa con il suo peso
nel pieno delle stagioni,
una bolla di silenzio avvertita lontana
dal trambusto attorno saponoso.
Solo un graffito fermo leviga il respiro dei corpi
attraverso le sue macchie forti
agganciate di improvviso al fianco del prospetto,
è breve il giro di ogni imbiancatura
quella linea nuova di un costume
che non ti muta la natura.

Fra noi nessuna frazione si interpone
lungo la linea dei corpi e dei vuoti
dove si sfibra assieme a un lontano filo
la parola col numero spezzato e perduto
mentre nell’aria totalmente puro passa il lamento
quel velo di vapore imperterrito
che perdura ancora nel cielo.

Con la cinta in vita ci ripercorrono intorno
il valore lezioso nel loro nome venuto contro
fibbia preziosa e chiusa sui nostri pudici interessi.
Ora una donazione dal cielo ci scuote la terra
sporca la cena sui quadroni della tovaglia
e le lastre linde aperte e ampie delle finestre
dove il mormorio basso e piano delle auto
sta subendo l’affanno del giorno immutato
l’annuncio indistinto che ne squarcia le gole.

L’attimo vicino si mostra carnefice
ci conduce per un dedalo piastrellato
carico di abbagli troppo speziati
dove gli oggetti si fanno impassibili.
L’ingrediente dei nostri giorni
ha smarrito anche il gusto della lingua
e si muove nel silenzio cieco e rigido
che addenta il corpo a corpo continuo
con la fiamma feroce della lontananza.

E arriva fino alla fine della sera
il cerchio freddo dei tuoi occhi
assenti come se fossero fossili
o monili umidi dispersi nel fango
la pietra affiora il piede precario
e il petalo poggia gocce sull’assenza.

Pelle bruciata dal primo inverno
una nitida tinta scarlatta ti intacca
e perdura il senso di un suono duro
pari al peso della stagione perduta,
senti la pallida fiamma ferma nei segni
mentre entra trasversale fra le finestre
quasi una macchia che si piazza in luce.

Più nessuno avrà il suo nome
seguace del solco delle acque
di queste terre tornate inferme
perse assieme al velo nero,
al sangue sacro del santo secolare,
o alla volta inarcuata della preghiera
che disubbidisce a ogni nostro bene.

Al giorno basta un pistillo di luce nuova
e la stanza scura si infiora ancora
pure dopo una porta richiusa dietro l’urto
lasciando una irrigua vena dentro la parete
nell’urlo dello spavento che ci riporta
al risuono assente della tua carne.

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Paolo Andrea Pasquetti, “Canti del ritorno”, AttraVerso, 2023.

12 lunedì Gen 2026

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Canti del ritorno, Paolo Andrea Pasquetti

 

Attraversiamo da soli
questi mondi in contrasto.
La gente passa e canta staccata
dietro di noi, senza
ricordarci. Ogni volta che
spezzo un ritmo mi
ritrovo a ricordare:
forse perché vorrei solamente
unire senza dover
guardare per forza dentro
i bulbi, analizzare d’istante
i sogni che tocco con mano
e mi causano allergie
estrinseche. Cerco di
dare corpo alle cose che
mi si avviluppano intorno
per poi cadere: non
posso afferrare, non
declinare o coniugare in
forme, non ora. Avviene
sempre una distrazione
che mi cinguetta sopra e
fa dubitare in ogni
punto distratto e distaccato,
quasi fosse un colore
lontano che mi ritorna.
Rimangono solo le cose solite
che possono accompagnarmi
fino a ricollegare, ancora,
quello che c’è.

*

Io ci sono dove tu non
credi di poter esserci.
Si rompono gli organismi,
mentre scorriamo e ci
blocchiamo, con i fili staccati:
devo abbandonarti, e
proseguire tra luci
differenti. Di primavera si
scindono le ore tra un
sorso e l’altro, col
vento che ti avvolge
volteggiandoti i petali
attorno e tu non senti, e
rimani confuso. Il giorno
dopo rotolavamo sporchi a
terra. Come forse un
calpestare rami invisibili
sotto le suole e girarsi a
guardare, spaventati. Ho
visto un’apertura nel
cielo ed era strana:
non l’avevo mai sperimentata.
Tu hai una risonanza nella
voce che mi consola e
contrista, come chi cammina
lungo il mare. E se tremai, porterò
nel trapasso il tremito
con le mie ossa. Ma ho paura
nel mio bruciore, e non
scordo quel rosso che mi
chiude gl’occhi:
tornerò a parlare, magari,
cercando il sole a
capofitto sul mondo, tremando
dentro i solchi delle
mie dita.

*

Saltando dentro una sera
azzurra tra un solco
arancio ed un altro, che mi
sa di sangue, pensando
una morte. Rincorrono gli
altri le cose sulle luci d’una strada,
e ti trema rimbombando
lieve il cuore, che hai
ancora paura. La cosa
s’arrossa e svanisce,
e sai che passerà in
una vita incastrata
tra una sfumatura e l’altra.
Così me ne voglio
andare, finché c’è tempo.
E intanto il cielo è
passato e rimane solo
una spoglia di rosso, e
ti riporta gli occhi.
Una luce sillogica
illumina queste pietre:
ma è falsa e si confonde.

*

Non si può più
tornare indietro.
Ho capito alcune cose,
ne ho mancate altre,
mentre chi mi sta
accanto slitta e mi
accompagna nel viaggio.
Ci sono momenti in cui
non sentirsi vuoti,
ci sono cori che sfilano:
cortei che richiamano mondi
chiedendo solo altra umanità
con precisione e cura,
per riempire davvero i momenti.
Sono un fraintendimento che
cammina, misunderstanding
che non sa tradursi dalla paura
di vedersi di persona: per
questo scorro, e non trovo
ambiti in cui rimanere.
Io cammino nel fuoco dei
miei pensieri, tentando il
tirar fuori le parole da dentro
un senso scoprendo
d’esser elettrificato dall’interno:
su di me non rimangono
impronte. Scoprire allora
di dover tornare al
vento e sul bianco
non ancora inciso,
per trovare memoria di
me, senza chiedere
al tempo: ma guardando
attraverso i reticolati
verdi di sapore reale,
per i quali non ho
ancora parole, ancora.

*

Ho incominciato a diradare,
a darmi una meridiana di
sguardi per gli altri,
ad annidarmi dentro
gli angoli scuri delle cose.
Siamo fatti anche di distanze
e tu sei un cortocircuito nel mondo,
stufo delle proprie abitudini quotidiane.
Scavo più a fondo e trovo
le mie discordie intontite
sul suolo nascosto delle volte interne,
attraversate da un filo che sa
dipanarsi nell’ombra in una guida.

L’eternità che cade nel mondo
senza chiedere o respirare. Cade per
il mondo, scandendo i ritmi.
Cambiare la propria carne:
parola nata per durare incisa
sul dorso che sfuma
e rincorre le foglie sui venti.
La rosa cade sui destini
del mondo, senza procreare altro:
almeno non così,
non in questo modo distorto.
Cambiare la propria lingua interna:
questo mi hai chiesto dentro le
iridi scavate dal tempo,
eppure il mondo ancora ci
distanzia, la giustezza nelle
cose è sbiadita.
L’ombra è una gita che
scava e allega ogni cosa
al suo tratto distinto che sfuma.
Ma tu tienimi i polsi e avvolgi
il mio corpo che vibra,
ancora suona la forma e
il tempo per durare.

Il fiume è limpido ora,
con un guizzo che sa di casa
tra i suoi corsi accavallati
al tuo tronco chino che sfronda:
non un riflesso, ma la vera
radice che affonda e sostiene,
ricorda la vena fluida che scorre.
Cade questo mondo con l’autunno
che sfoglia le vie distese sul solco
e avanza e scopre un perdono,
tutto il resto in realtà danza
tra chiaríe azzurre nel bosco
che guardi tentando un sentiero,
ancora esterne ai tuoi passi
ma che disvelano:
una foglia rinsecchita al suolo
può vibrare ancora tra
i tuoi piedi stanchi, toccando
le orme che raccogli in silenzio tra
i morti diffusi sui muschi
e i loro canti smussati.
La luce del tramonto ti sfiorerà
anche nella nebbia che imbruma,
nell’ombra che torna ma delinea
i tuoi contorni ancora stabili,
nonostante il viaggio che
sbiadisce e ha corroso le
membrane contorte sugl’occhi.
Schiarisce comunque alla fine,
e potrai vederti, guardare il
suo degrado mutare stagione e
riconoscerne il tuo per rinascerci
a fianco intrecciato.

Anche se il gelso profumato
ora è morto saprai ripiantarlo
e prenderne cura: le dita
scaldate dalla terra incrinata
e il soffio tra i grumi che rassoda.
Scendendo con la tua nota
più bassa ritornerai, per poi
durare insieme, schiudendoti
alla morte che un giorno abbandona,
ma intanto fiorisce accanto
tra le tue mani.

Paolo Andrea Pasquetti, “Canti del ritorno”, AttraVerso, 2023.

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Poesia sabbatica: “28”

10 sabato Gen 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Hai spezzato il ramo

 

28

*

quanto di ciò che era vita

ho perso senza più ritorno

(gli occhi pieni di meraviglia

quando al risveglio

il sole illuminava tutte le stanze

e l’inizio di giornata era pane e latte

e l’amico che bussava alla porta

per un altro gioco da incominciare)

*

quanto ho perso nell’accumulo degli anni

dove il tempo aggiunge sempre meno

e sempre più ti toglie

(cos’è rimasto dell’attesa d’amore

quando il rosso delle labbra

era fragole da mordere, i baci vento nei polmoni

ed ogni abbraccio un giuramento sacro per l’eterno

poi il vivere ce l’ha insegnato

che la frutta marcisce

che il vento può farsi tempesta e squasso

che l’abbraccio è un nodo lento che si disfa)

*

quanto è venuto del mondo gridato nelle piazze

credendoci davvero che sarebbe stato un mondo migliore

e invece ad ogni risveglio

si aggiorna il computo dei morti ammazzati

per gli scoppi, i colpi di fucile, il pane che manca

(e c’è sempre la fila di chi bussa per qualcosa da fare,

chi si fotografa al mare

e chi ha solo una finestra per viaggiare,

chi mette le mani nella cassaforte e chi nella spazzatura,

chi sa che morirà nel letto e chi sul ciglio di una strada)

*

infine rimane certo

che ogni uomo è prima un ragazzo che sogna

e poi un vecchio che ogni giorno lentamente muore.

*

*

settembre 2025

*

Francesco Palmieri

(dalla raccolta in via di scrittura “Hai spezzato il ramo”)

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Venerdì dispari

09 venerdì Gen 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Bestiario, Francesco Tontoli

BESTIARIO

Volevo dire qualcosa
ai cani bagnati e a quelli bastonati
alle gatte morte
alle rane dalla bocca larga
alle api laboriose
ai coccodrilli (in) sul punto di piangere
alle acque chete
ai pappagalli rompicoglioni
ai piccioni stanziali
ai topastri di fogna
agli squali navigati
ai pesci lessi
e a quelli in barile
alle mosche nocchiere
alle oche di Lorenz
al cavallo di Caligola
prima di accedere al Senatuspopulusque
al cane di Pavlov
al colore del cavallo bianco di Napoleone
all’asino di Buridano
e all’orangotango
e all’aquila reale in stemma imperiale
all’occhio di falco
al lupo mannaro
alle cicale che costringono le formiche a lamentarsi
ai pulcini e ai loro genitori
alle galline in cova di uova al cubo
agli OGM
ai t’amo piobove
al porcocane che dolore!
agli albatri in forma impoetica
ai pipistrelli impigliati nei capelli
ai gabbiani Jonathan e Pasquale
alle bestie immonde del sottosuolo
alle sirene bicaudate
al bestiario medievale parcheggiato davanti alle cattedrali
in posa per i fotografi.

Volevo dirgli qualcosa
volevo ringraziarli
per il sacrificio non ricambiato
per la pazienza
per la decenza rassegnata
con la quale porgono la testa
alla scure.

( 2012 )

Francesco Tontoli

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“Bambino che guardi il moto del cielo” di Francesco Tontoli

25 giovedì Dic 2025

Posted by frantoli in POESIA

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Bambino che guardi il moto del cielo, Francesco Tontoli

Bambino che guardi il moto del cielo
così che il moto della terra vi si specchi
che osservi le faglie profonde nelle nuvole
gli abissi, i canyon e tutti i minuti frattali.

Tu che pensi
che con le sole parole
e con le palpebre
puoi spostare i cirri e cumulonembi
puoi far ruotare a piacere gli arcobaleni
creando e ricreando
il tuo bestiario celeste.

Tu che hai appena scoperto
una città in un golfo
e un fiume, una catena di monti
e un sole nascosto.

Bambino che addensi
e disperdi il temporale
che raduni in un angolo del cielo
gli angeli trombettieri
e che mandi in guerra a morire
i tuoi poveri diavoli.

Fa’ che questo gioco silenzioso e crudele
che rende luminosi per poco i tuoi occhi
abbia la durata di un tuo battito di ciglia

e che sulla dura terra
e sul vasto mare
possano continuare a transitare
le ombre veloci degli dei e degli eroi
che abitano ciò che sogni.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

19 venerdì Dic 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Sulla via del latte e della luna

Sulla via del latte e della luna
l’inverno è da passare in una tenda
non vedo comete disposte a guidarmi
e tutto è ricoperto di spuma e pioggia.

Cielo mio fammi prigioniero
fa’ passare l’occhio oltre la nebbia
le mani falle affondare nel mistero

cosa cercare non so cercarlo
cosa capire non capirò domani se schiarisce
annunciami però di essere uomo
quantomeno.

Francesco Tontoli

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Prisma lirico 54: Rainer Maria Rilke – Edward Hopper

18 giovedì Dic 2025

Posted by Loredana Semantica in POESIA, Prisma lirico

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Edward Hopper, Rainer Maria Rilke

Edward Hopper

La notte prende in segreto dai tuoi capelli dimenticati riflessi tra le pieghe della tenda. Guarda, desidero soltanto le tue mani tra le mie e quiete e silenzio e in me profonda pace.
Così la mia anima s’accresce e spezza in mille schegge la monotonia dei giorni; e si fa immensa:
sul suo molo al chiarore dell’alba muoiono le prime onde dell’eternità.

Edward Hopper

Poesia di Rainer Maria Rilke, 1896

Opere:

Edward Hopper “Room in New York”, 1940

Edward Hopper “Sun an empty room”, 1964

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Marcello Buttazzo, “Aspettando l’aurora”, I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, 2025.

15 lunedì Dic 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Aspettando l'aurora, Marcello Buttazzo

 

 

Non c’è stilla
di malessere
sulle membra,
c’è l’inalterata sorpresa
e questo sole
che ribrilla.
Il giallo batte
sulle tempie di limone,
è ocra,
s’incendia al tramonto
e scende sulle persone.
Il sole
è un bimbo
che all’orizzonte
gioca
e sfida le nubi.
Il cilestrino
e l’azzurrino
come il rosa
e l’aurora al mare.
E come sole
m’appari tu
che mi mischi le carte
e tieni lontana la tribolazione,
sfianchi la rimembranza
e accendi la notte.
La notte
delle stelle girovaghe.
La notte
che ritorna
e agogna
i lucori
del primo mattino.

*

Vertigine,
scuotimento dei sensi.
Ninfa
afa di luglio
musica leggera.
Murmure
del salentino mare,
canto delle sirene,
fruscio d’un benedetto vento
di tramontana.
E lampo di tuono
che d’improvviso squarcia la canicola,
brusio
delle centomila tempeste.
Soffio di vento
fra le fronde dell’arancio,
stagione stremata
ma desta di passione.
Questo
e tutto il resto
tu sei,
il passero che vola sei,
sei l’unica scuola
che frequenterei
per imparare l’abc
dell’amare.
Ogni giorno
ti vengo a cercare
per quietare
la paura di vivere
e per farmi spiegare
i motivi reconditi
di questa insostenibile precarietà
dell’essere.

*

Sentire
tutto l’amaro in gola,
ragione di mestizia
che m’avvince
a questa vita
sfinita, che evolve
ma non muta. Assisa
la vita
sui troni bucati
dell’incertezza,
la timidezza la fragilità
d’incedere a passo lento.
La vita,
fuscello al vento.
La vita è cedevole,
non è un sicomoro
di fronda dura,
la vita non è sicura.
La vita è modesta,
la rammemorazione
d’una infinita partita di pallone
giocata da fanciulli
su un campo di catrame,
cadute ferite, ginocchi sbucciati.
La vita è rincorsa,
è l’eterna corsa
che poi finisce
e l’incanto resta
solo negli occhi
di chi più ci amò.

*

La vita che resta
non voglio sprecarla
in giochi mondani
in discussioni sterili
in menate di mani.
La vita che rimane
non voglio impiccarla
ad idee oltranzistiche,
a fredde visioni.
Voglio godere
dell’attimo errante,
il germoglio del mandorlo
voglio.
La terra
voglio
e le sue zolle,
la misericordia
voglio
e la pietas
che mai soccombe.
Il tuo cuore
voglio
per masticarlo
e farne molliche di pane.
Voglio
quel che già ho,
voglio
quel che non so.
Voglio
un bacio
scoccato in pieno volto,
rivoglio
il tuo quaderno rosso
pieno di poesie.
E una preghiera
voglio
di taciturne parole
per non sentirmi
più solo.

*

Al magniloquente
preferisco l’essenza.
Il maestoso
non m’attrae,
meglio,
sì, molto meglio
un piccolo pensiero
redatto con inchiostro d’anima
per coloro che ogni giorno
mi sono accanto.
I massimi sistemi
mi deprimono,
prediligo il dialogo continuo
lineare elementare semplice,
l’umana condivisione.
Stamattina
ho visto nel giardino
i miei due gatti
che bisticciavano.
Alfonso, il nero,
ha assalito e morsicato
Johnny, l’albino.
Non voglio la guerra,
inseguo la pacificazione,
fosse pure quella felina.
La bulimia
dei buoni sentimenti
da ostentare
non mi interessa,
meglio una vita dimessa
a coltivare il silenzio e l’infinito,
a rincorrere
i sogni infranti spezzati
per tentare di rianimarli
con dosi di carezze
e di preghiere sommesse.

Marcello Buttazzo

NOTA BIOBIGLIOGRAFICA

Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle” (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno), “Ti seguii per le rotte” (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). Ad aprile 2025, è uscito per Collettiva Edizioni Indipendenti il libello dal titolo “Sommesse preghiere” (Collezione I Distillati). A settembre 2025, per i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno è uscita la nuova raccolta di poesie dal titolo “Aspettando l’aurora”.

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Poesia sabbatica:”Lettera a mia figlia”

13 sabato Dic 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri, Lettera a mia figlia

 

Lettera a mia figlia

 

se un giorno io morissi,

figlia mia, ti prego

piangi pure ma fa’ che sia breve

 

non dare a questa vita

(inganno di un eterno che non dura)

l’euforia oscena di chi nel palmo

nasconde il poker d’assi che ci umilia,

non darle da godere

la tua estorta pena

e se proprio non riesce

tu fa’ che sia breve,

trattala come faccio io

scrivendo l’impostura

sopra tutti i muri,

coi denti del mercante

che assaggia le monete

e non chiama oro

lo sfavillio del rame,

accordi d’amore canta

quando incontrerai l’amore

e fai volare alianti

quando ti sentirai vento,

ma non cerchiare zeri

al valore della vita

che è solamente l’uno,

il numero di ciascuno                                 

 

intanto ora vivo

continuo questa guerra

che finirà perduta,

ma ti prego in quell’istante

ascolta nel silenzio

le antiche cornamuse

che degli uomini raccontano

il coraggio e la battaglia

 

e poi dammi pure un bacio

ma fa’ che sia breve.

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

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Venerdì dispari

12 venerdì Dic 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Libro

Libro

Certe poesie che ho scritto
andrebbero messe in un bel libro
anziché stare qui a consumarsi
lo dico sul serio, lo penso davvero.

Starebbero nel loro luogo adatto
farebbero la loro figura
impaginate a dovere, presentate, recensite
da una voce autorevole con parole oscure
ma sagge, che vanno a pescare chissà dove.

Certe poesie passerebbero l’esame
andrebbero diritte a un cuore
qualcuno chiuderebbe la pagina
e per un po’ guarderebbe lontano
qualcuno si accontenterebbe dei primi versi.

Qualcun altro dei coraggiosi lettori
andrebbe a cercare le cose
che alcuni poeti lasciano fuori
chiedendosi perché proprio così
e non invece
e la ragione di quel vuoto e come mai,
e che roba è mai questa.

Altri mi ignorerebbero
e non posso dargli torto.

Devo confessare ora che ho un autore di riferimento
un poeta che ha scritto un libro a mano
poesie poverissime
ottima calligrafia ottocentesca, qualche rara cancellatura
scrittura semplice, poche rifiniture.

Lo ha rilegato a sue spese
con il titolo stampigliato sul dorso
la copertina di marocchino rosso.
Deve essere stato in libreria una vita
possiede perfino alcune pagine strappate
chissà da chi e per quale ragione.

Ha il suo scaffale confuso con gli altri
che sono tutti stampati a dovere.

Francesco Tontoli

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Poesia sabbatica: “Divenire”, “Chi siamo”

06 sabato Dic 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie giovanili

 

DIVENIRE

 

il tempo

uccide i tronchi

uccide le gemme

divora il ferro

 

il tempo

ci sorprende

anche quando è notte

e vorremmo dormire,

anche quando

non si fa che invocare

la pietà delle stelle

 

il tempo ti annusa

t’insegue

ti riduce a brandelli

poi ti lascia per strada.

 

***

CHI SIAMO

 

chi siamo,

noi ragionatori d’universi lontani,

chi siamo,

noi evocatori di memorie divine

che niente hanno in comune

col guscio di carne e d’ossa

che ci veste,

noi con le ali potenti di cielo

che forse un giorno abbiamo avuto

se ora a volte urlano

cicatrici sulla schiena,

 

certo è difficile comprendere

quale sia la parte sulla scena

e se una parte poi vi sia

ma forse sarà vero

che esiliati siamo

da un mondo che è perduto

e lì certo

eravamo eterni e felici.

 

(1998)

 

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta inedita “Poesie  giovanili”)

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Venerdì dispari

05 venerdì Dic 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

≈ 1 Commento

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Francesco Tontoli

Voltarsi,
davanti non c’è niente
fare in modo che ieri
non sia come oggi.

I panni sono sempre stesi ai balconi
la domenica è grigia e piovosa
le famiglie numerose non hanno spazio in casa

e vedo capi di ogni misura sulle funivie
andare e venire dalle stazioni delle finestre
bambini che aspettano al capolinea un cappotto
donne che sognano di indossare una magica maglia
sento cigolare la ruota ondeggiare la carrucola.

Voltarsi,
davanti non c’è niente
le corde son tese
gravate dagli anni

nessuno guarda dritto la propria strada
il cielo non disegna un perdono
ciò che tutti vorrebbero è perduto.

Sono mesi che non alzo la testa
per vedere le stelle.

Francesco Tontoli

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Prisma lirico 53: Bartolo Cattafi, Edward Hopper, Caspar David Friedrich

04 giovedì Dic 2025

Posted by Loredana Semantica in POESIA, Prisma lirico

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Anna Achmatova, Giovanni Boldini, Siegfried Sassoon, Vasilij Kandinskij

Edward Hopper

“Niente” di Bartolo Cattafi

È questo che porti arrotolato
con cura, piegato
in quattro, alla rinfusa
sgualcito spiegazzato
ficcato ovunque
negli angoli più oscuri.
Niente da dichiarare
niente
devi dire niente.
Il doganiere non ti capirebbe.
La memoria è sempre contrabbando.

Caspar David Friedrich

Poesia di Bartolo Cattafi “Niente” dalla raccolta “L’osso e l’anima“, 1963

Opere:

Edward Hopper “Domenica mattina presto“, 1930

Caspar David Friedrich “Watzmann“, 1924-1925

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Oana Pughineanu-Oricci, “Bilanciamento del bianco”, Fallone Editore, 2024.

01 lunedì Dic 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Bilanciamento del bianco, Oana Pughineanu-Oricci

 

kendall

“concentrati sulla respirazione”
mi dice l’amico in cerca di armature per passeggiare nel quartiere.

il mio respiro è un carnevale
un sacco di lattine cadute davanti al cassonetto
“no, non devi ascoltarla
ma entrarci”
allora dico
la mia respirazione è lunga quanto le gambe di kendall jenner

 

your time is the next

mangiamo
piantiamo fiori
scattiamo foto con i boccioli
ungiamo gli occhi appena screpolati dei gattini
mangiamo
prepariamo torte e pezzi di carne per la risurrezione di Gesù

mangiamo
lo zingaro e sua moglie passano in carrozza per raccogliere rottami metallici
guardano le case a due piani come noi guardiamo i boccioli

mangiamo
sta diventando sempre più chiaro che
stiamo morendo insieme
fissati come pezzi di canditi in una colomba.
non esiste altro tipo di morte
e dopo che l’abbiamo capito
non ci trasmettiamo più malattie
solo le cifre del chilometraggio
mentre aspettiamo il nostro turno
e pochi in casa hanno ancora energia
per mettere le foto su instagram

 

cambogia

prendiamo un minibus cambogiano per arrivare al monastero sopra cluj
attraversiamo un quartiere fatto solo di fortezze.
assomiglia a firenze.
ha un sole teletrasportato
parcellizzato solo sulle pareti
fotografate per cartoline.
per mancanza di fondi
nelle stanze degli ex carnefici diventate monolocali
è rimasto il sole est-europeo
con un bilanciamento del bianco introvabile.
quando incendia le colline intorno
la guida deve urlare ai turisti dentro il microbus
cambogiano
che hanno la fortuna di assistere a questo raro fenomeno naturale

che colora il cielo di azzurro
e le lettere che volano nell’aria diventano chiare
“balocco. torte in festa”

 

turchese

vicino a punta della dogana
c’è un negozio che vende famiglie di elefanti in vetro di murano
sono brutte come tutte le famiglie di elefanti a venezia
con occhi di polpo e con le zanne a metà
ma hanno un colore turchese che può spaccare il buio
e penso che forse, viste da lontano,
messe sotto la tv
piacerebbero a mamma
che colleziona da sempre elefanti e campanelle
con incisi i nomi delle più belle città
ma lei non può più salire nella sua camera da letto
sta giù con la nonna dove la tv è messa su un tavolo
e non c’è posto per gli elefantini turchesi
che mi sembrano ancora adatti per essere “l’ultima cosa da vedere”

 

baby don’t hurt me no more

in romania abbiamo un dio piccolo
esattamente come un nano da giardino.
l’80% dei suoi poteri si consuma per:
– aiutare le persone a mettere maiolica e piastrelle in bagno
– aiutare figli con gli esami di diploma o per entrare in facoltà
– portare la pioggia
– far smettere di piovere
– benedire macchine audi e mercedes
il 20% dei poteri rimane per gli incontri dal vivo con i contadini.
sulla via verso il bar puoi parlare con lui come con qualsiasi altra persona
è molto “di casa”
l’unica cosa che ti promette è che se baci milioni di icone arrivi
in paradiso
che è un tavolo enorme con cibo e bevande illimitati,
con menestrelli zingari e orario continuato

 

l’ora

mamma è morta tra le 22:32 e le 22:33.
aveva 66 anni e 6 mesi.
è sopravvissuta 4 mesi in più delle previsioni più ottimistiche
tra gli ultimi due respiri sono passati almeno 7 secondi
non mi ricordo se la tenevo per mano o no
ma so che qualche ora prima
le ho sussurrato nell’orecchio “non avere paura mamma.sarà bello”
non avrei potuto dire una cosa più stupida

 

Testi di Oana Pughineanu-Oricci, tratti da “Bilanciamento del bianco”, Fallone Editore, 2024.

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Poesia sabbatica: “Salmo d’amore”

29 sabato Nov 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie giovanili, Salmo d'amore

 

SALMO D’AMORE

 

se mi dicessero,

vuoi che il mondo intero

parli di te e che il tuo nome

sia il nome pronunciato da tutti,

per rinnegare te…

 

se mi dicessero,

eccoti la terra,

sarà tua se la vorrai,

fino alla montagna più inaccessibile

fino all’abisso più profondo,

saranno tuoi i fiumi,

gli oceani vasti,

le vene d’oro e i diamanti preziosi,

e i fiori, le foglie e ogni frutto sulla terra,

per rinnegare te…

 

se mi offrissero

le nuvole del cielo

e il cielo stesso

e il sole rovente e perenne

e le stelle e i pianeti del cosmo

e l’universo intero

da oriente a occidente

da meridione a settentrione,

per rinnegare te…

  

se mi dicessero,

vuoi il segreto immortale

che non fa morire,

vuoi l’eternità degli angeli felici,

la verità che non tradisce mai,

per rinnegare te…

  

io direi non voglio

 

perché avendo te

 

sarebbe mio tutto il resto.

**

Francesco Palmieri 

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili”)

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Venerdì dispari

28 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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anniversario, Francesco Tontoli

Anniversario

Oggi compiresti gli anni
e tutto il mucchio di quelli passati
che avresti aggiunto a questo presente
sono qui dentro il mese e dentro il giorno
che racchiude la tua ora di morte

sono dentro al dato incrollabile del così sia
e in quello della gravità delle leggi
dentro la clessidra ostruita
dal granello riluttante a scendere

e nella trascurabile increspatura della roccia
che ha deviato il corso del tempo
facendo disallineare i pianeti
rendendo le possibilità di vita meno certe.

Ancora conto i passaggi che ti hanno spezzato
i frammenti di te che ho conservato
le tue carte d’identità scadute
il passaporto per l’ultimo trasbordo
il fiore che è ancora nella tua scatola

poche cose sopravvissute a questi tre decenni abbondanti,
e altre briciole che evito accuratamente di mettere in fila.

Rimane la mollica della tua nascita
e dell’improvvisa e perfetta certezza
di non essere l’unico pulcino della nidiata
di quando da piccolo mi svegliava
il rumore battente dei tuoi colpi di tosse.

Francesco Tontoli

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Poesia sabbatica: “Tempo metropolitano”

22 sabato Nov 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

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Francesco Palmieri, Tempo metropolitano

 

TEMPO METROPOLITANO I

 

non c’è più infinito

in questa sera

già tutta morta,

in questa stanza

dove non importa

se sei solo

o c’è una moltitudine

 

e l’eternità, lo sai,

è il braccio breve

di questo giorno

che mai è certo

che avrà anche un domani

 

e non c’è più dio

e nemmeno un’altra vita

da che ci hanno convinto

che è tutto qui il paradiso

solo a poterlo comprare

 

arriverà anche la notte

e una sirena griderà alle stelle

parole di nulla

 

e sarà quella la tua voce.

 

Francesco Palmieri

(1987)

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Venerdì dispari

21 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Bianco notte, Francesco Tontoli

Bianco notte

Le notti in bianco
che affresco sul soffitto
in un disegno trompe-l’oeil
dove mi perdo
sono nel cielo abbagliante
del disincanto.

Così i pensieri
mi si sciupano vagando
angeli che imbracciano
fucili a soffietto
panneggi che svolazzano
e affacci dove uomini e donne
mi guardano dall’alto
in beata comunione con il basso.

Alcuni cercano di dirmi
cose che non sento
nelle pose di dottori di sapienza.
Altri sorridono di me
che non dormo
e tengo in piedi
il loro mondo con il fiato.

E questo sonno barocco
disfatto nella veglia
mi tiene in vita sopra un precipizio
che pazientemente attende
un passo falso per accogliermi
oltre il muro del pianto.

Francesco Tontoli

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Poesia sabbatica: “27-58”

15 sabato Nov 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Variazioni su un dolore solo

27

 

strapparti dal mio luogo più remoto,

dallo strato ultimo prima dell’inesistenza,

dal lembo estremo prima di spirare

 

è stato estirpare alle radici,

sciogliere la stretta

che risparmiava la caduta,

il rovinio a valle che non frena

 

e quanto fragore,

i rami spezzati,

il tronco scorticato,

le foglie in agonia,

 

strapparti dal mio cielo

dov’eri astro e firmamento,

angelo superstite in camicetta e gonna,

è stato spegnere la luce,

rimanere al buio in questo mare

 

e non avere più una terra da toccare.

(dalla raccolta “Variazioni su un dolore solo” di pubblicazione prossima)

 

*

-58-

cerco una qualche ragione

un presagio nel cielo

un sussurro di Dio

l’annuncio cifrato

di avventi migliori

(e sui muri di calce

nascerebbero fiori,

il soffitto una festa

di mille colori

e tu coi capelli

sulla grazia del seno)

ma qui sulla terra è ancora rapina,

il cielo è una bocca che ha labbra cucite

ed io che scrivo col fiato sul vetro

un’estrema preghiera ai confini del mondo:

ascoltami Dio

Dio delle maree

Dio lontano mille pianeti

Dio degli astri

io quaggiù

vivo ancora perduto.

 

 Francesco Palmieri 

 

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Venerdì dispari

14 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Mia madre che mi rincorre

dagli anni cinquanta

 

mi corre incontro

senza voler morire

 

scambiando la sua vita

ad ogni passo con la mia

 

dicendomi che oltre i suoi cent’anni

e oltre i suoi mille passi

non c’è risposta né ritorno

 

e oltre il tempo felice

della mia permanenza nel suo seno

 

ha avuto tempo di nutrire

i miei settant’anni

 

con la lunghezza della sua corda

e con il mio telefono staccato

 

apposta per non sentirle ripetere

questa storia della morte e delle morti

 

questa falsità di vita invissuta

con i nodi ancora ben legati

 

e i freni ben tirati e il tutto sprecato

e irreparabilmente usato.

 

Mia madre che aspetta che ritorni la linea

che la vecchia cornetta si decida a squillare

 

che Quel Tale si ricordi di lei

e la mia e la sua interferenza sia ripulita

 

e che ognuno come è scritto

partorisca e finalmente

 

oltre alla vita

anche la propria morte.

 

  • Francesco Tontoli

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