
da Trittico sulla guerra
Volteggiano nel vento preghiere
mentre la vita si perde
sull’orlo di un buio indomabile.
Non è questione di alleanze
o di antiche memorie
la guerra non ha mai ragione
più si fissa dolore nel cosmo
più l’amore scompare
meglio liberare luce nel cielo
e chiedere agli angeli
di vegliare muti il tempo
che si accompagni il mondo al disarmo
che ogni orizzonte conosca perdono.
da Stagioni
Inverno. Alba.
Reagire alla luce
come se fosse cosa rara
la bellezza.
Anche l’oscurità sopravvive
nel lieve chiarore
non c’è un taglio netto
una separazione tra giorno e notte
l’uno nell’altra
continuano a esistere
come un arco infinito,
l’eterna creazione.
Sparse a terra le verità del tempo.
Arrossendo l’orizzonte
insegna la grandezza dell’amore.
Caffè del risveglio e latte versato
nel mattino che offre fioriture
nel respiro del tempo.
Spezzare il pane, gesto sacro
il grano matura sulla soglia
la trama di una primavera mostra il sole
da cielo a terra
i segni del pasto sulle labbra
mentre il giorno inizia ad attraversare il destino
a scegliere il frutto del dopo cena.
Ogni giorno sperare
che il bene non svanisca
che l’amore non sia fuoco che imita il vento
e dal terrazzo di un palazzo
credere di svegliarsi nell’estate
mentre giugno è un sole nascosto tra le nuvole.
È troppo fitta la vita
per accorgersi delle ombre
quasi identiche alla luce
chissà quante cose respirano
e somigliano a parole conosciute
il tornare poco a poco uguali al sogno
dentro una scia piena di memoria,
l’orizzonte un tricolore.
Nero di guerra vite perdute
sogni terminati sulla croce
grigio di nebbia
copre i bordi del tempo
fumo penetra rose
inevitabile cenere
erba fuggita dai fianchi dell’asfalto
rosso cuore che batte per amore
sangue che attraversa arterie
ogni colore ha le sue radici
crede nelle sfumature
sveglia i miracoli
diventa arcobaleno di pace.
da Quartetto calabro
Il vento attraversa stanze vuote
il profumo di gelsomino
rallenta il sonno del sole.
Qui l’assenza è nei silenzi irreparabili
negli addii già resi al tempo
consegnare la voce agli oggetti
è l’unico sussulto
credere agli orizzonti
provati dall’abbandono
che sia amore tutto quell’arrossire
la sera
prima
dell’ultima parola.
da Quartetto veneto
Addentrarsi nell’anima del bosco
con l’aria che punge all’altezza dei pensieri
accorgersi che il sole costeggia la strada
il giorno sembra addestrato a non finire.
Io e mia madre parliamo con lo sguardo
allunghiamo il passo e il fiato
abbiamo tutto il tempo per avvicinare mondi lontani
ora che l’amore si muove con noi
e al cielo fa piacere restare in ascolto.
Michela Zanarella, “Eterna creazione”, peQuod, 2026.