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è lasciarti ancora nuda dentro al letto

ed io insaziato a fare le valigie

(lune piene i balzi eretti dei tuoi seni,

carne che io ho morso

la polpa a fianchi e spalle,

poi le labbra, il ventre,

e ancora le tue gambe

strette in giro alle mie gambe,

il tulipano acceso

ed io lo stelo

nell’euforia di crepa)

 

è il cesto di frutta al centro della stanza,

uva, datteri, ciliegie, il rosso del melone,

un ramo di limoni, nespole e lamponi,

ed io a fare le valige

perché dovrò partire,

andarmene per sempre,

 

è il quadro alla parete che ripete il mare,

l’azzurro di un’estate che mai potrà finire,

la barca, un pescatore, vele lontane e voli,

conchiglie sulla riva

 

e poi dalla finestra gli alberi,

colori nei giardini, i fiori, l’erba,

il grido di un bambino, i baci innamorati

sopra alle panchine

ed io a fare le valigie,

a prepararmi all’attimo d’eclissi

 

quando non sarà più luce

ed io un’ombra appena

un nato e morto

un numero di strage.

 

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa“)