La violenza di genere è un fenomeno complesso che non può essere ridotto a una semplice questione di aggressione fisica o psicologica, ma è intrinsecamente legato a fattori sociali, culturali, psicologici e biologici. Tradizionalmente, le politiche e gli approcci terapeutici per contrastare la violenza di genere hanno focalizzato l’attenzione sulle dinamiche di potere e controllo tra uomini e donne, spesso ignorando l’ampia gamma di esperienze che riguardano coloro che non si identificano nei rigidi binari di genere maschile o femminile. Un nuovo modello di intervento deve pertanto prendere in considerazione non solo la complessità del fenomeno in sé, ma anche l’ambiente in cui l’atteggiamento violento si sviluppa, integrando visioni più inclusive dell’identità di genere e una comprensione più sfumata della funzione cerebrale in relazione alle dinamiche interpersonali.
Il binarismo tradizionale maschio-femmina, che vede il genere come una dicotomia netta e rigida, non solo limita le possibilità di comprensione della violenza di genere, ma perpetua anche una visione semplificata della realtà. Le esperienze di violenza e oppressione non sono universali per tutti gli individui all’interno di ciascun genere, e ancor meno per coloro che si identificano come non binari, genderfluid, o transgender. Queste persone, infatti, sperimentano una realtà di violenza che va oltre quella di chi rientra nei tradizionali schemi maschili o femminili. Le violenze che subiscono, siano esse fisiche, psicologiche o istituzionali, spesso sono invisibili o non completamente comprese, sia dalla società che dagli approcci terapeutici esistenti. È quindi fondamentale costruire un modello di intervento che possa includere tutte le identità di genere, riconoscendo la pluralità di esperienze. Contrastare il binarismo di genere non significa solo abbattere le categorie tradizionali di maschio e femmina, ma anche promuovere una comprensione più ampia e inclusiva delle differenze di genere, con l’obiettivo di ridurre la violenza e promuovere relazioni basate sul rispetto, sull’empatia e sull’inclusione.
Un approccio personalizzato e sensibile alle diversità di genere, che utilizza la poesia come strumento terapeutico e educativo, può rivelarsi un mezzo potente per affrontare e trasformare le dinamiche violente, creando spazi di riflessione e cambiamento per le persone coinvolte.
Uno degli approcci più potenti per affrontare la violenza di genere è l’intersezionalità, un concetto che prende in considerazione il modo in cui fattori come genere, sesso, etnia, status socioeconomico e differenze culturali si intrecciano e influenzano le esperienze di oppressione. L’intersezionalità ci permette di comprendere che la violenza non si manifesta allo stesso modo per tutti, e che esistono forme specifiche di violenza che colpiscono in modo particolare le persone appartenenti a categorie sociali emarginate o vulnerabili. Ad esempio, una donna di colore appartenente a una classe sociale bassa potrebbe sperimentare una forma di violenza di genere che è diversa, per intensità e modalità, da quella di una donna bianca di classe medio-alta. Le dinamiche strutturali che favoriscono la discriminazione, la segregazione sociale e l’esclusione economica si intrecciano con le disuguaglianze di genere, creando un contesto in cui la violenza può essere esercitata in modo più sistematico e invisibile. Allo stesso modo, una persona non binaria o transgender potrebbe affrontare violenza o discriminazione che è un risultato diretto dell’intolleranza sociale e delle norme di genere rigide, un fenomeno che non può essere spiegato solo attraverso il paradigma maschile-femminile tradizionale.
Recenti ricerche neuroscientifiche hanno iniziato a esplorare come la funzione cerebrale si colleghi all’identità di genere, evidenziando come il cervello non possa essere compreso come una semplice “divisione binaria” tra maschile e femminile. Le differenze cerebrali tra i sessi, seppur esistenti, sono estremamente più complesse di quanto si pensasse in passato. La plasticità del cervello umano e l’influenza che la socializzazione e le esperienze personali hanno sulla sua configurazione suggeriscono che le aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle emozioni, nella regolazione del comportamento e nell’interazione sociale possano essere modellate dall’identità di genere, dalle esperienze di vita e dalla cultura circostante.
Inoltre, gli studi sul dimorfismo sessuale cerebrale, che esaminano come le strutture cerebrali differiscano tra i maschi e le femmine, mostrano che tali differenze non determinano necessariamente comportamenti violenti o aggressivi. Piuttosto, è la società che impone norme e aspettative sui comportamenti legati al genere, influenzando come il cervello reagisce a certi stimoli sociali, come la competizione, la dominanza e la sottomissione. In questo contesto, è fondamentale riconoscere che le esperienze di violenza non sono determinate unicamente da fattori biologici, ma sono strettamente legate alle strutture sociali e culturali in cui l’individuo è immerso.
Il binarismo di genere è alla base di molte strutture di potere e controllo che alimentano la violenza di genere. La divisione netta tra maschile e femminile crea aspettative rigidamente definite su come le persone dovrebbero comportarsi, relazionarsi e sentirsi, a seconda del loro genere. Questo sistema spesso porta a pressioni sociali e culturali che giustificano comportamenti violenti, in particolare nei confronti di chi non si conforma alle aspettative di genere tradizionali. Le donne, ad esempio, sono spesso viste come inferiori o subordinate, mentre gli uomini sono stimolati a percepirsi come dominanti e aggressivi.
La poesia consente di esplorare il proprio vissuto di violenza e di dolore, ma anche di immaginare nuovi modi di essere e di relazionarsi, al di fuori delle rigide categorie del binarismo di genere. La scrittura poetica diventa così un mezzo di autoconsapevolezza, di liberazione e di empowerment.
Attraverso la poesia, si dà voce a chi non ha voce, si riconosce e si valida l’esperienza di chi vive l’esclusione e la violenza, e si promuove una cultura che rispetta e celebra le differenze. L’approccio personalizzato attraverso la poesia può essere combinato con altre tecniche di intervento come la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), che aiuta a ristrutturare i pensieri disfunzionali, e la “mindfulness”, che promuove la consapevolezza del momento presente. L’integrazione di questi approcci può favorire una visione globale e inclusiva del cambiamento, affrontando la violenza di genere da un punto di vista multidimensionale.
Fonte
«The Cognitive Behavioral Therapy Workbook for Personality Disorders», James P. McPartland e John H. McGowan, casa editrice New Harbinger Publications, 2015.
I principi sistemici della vita proposti da Fritjof Capra offrono un quadro potente per affrontare fenomeni complessi come la violenza di genere, in particolare attraverso la teoria della complessità e l’ecologia umana. Questi concetti ci invitano a considerare la violenza di genere non solo come un atto individuale, ma come un fenomeno radicato in una rete complessa di fattori ecologici, culturali, psicologici e sociali.
L’approccio sistemico di Capra propone che il cambiamento possa avvenire solo quando si interviene su diversi livelli interconnessi e si promuove una visione più ampia della natura umana e delle relazioni sociali.
Analizzando la violenza di genere attraverso la lente della teoria della complessità e dei principi sistemici della vita, è possibile sviluppare approcci più efficaci e trasformativi.
Fritjof Capra, con la sua visione sistemica della realtà, ha sviluppato un approccio che si applica perfettamente alla comprensione dei fenomeni complessi, come la violenza di genere. Secondo Capra, i sistemi sono interconnessi, e il cambiamento in una parte di un sistema può influenzare l’intero sistema.
Riguardo alla premessa anteriore, prendendo come guida i principi sistemici e declinando tale modello per affrontare la violenza di genere tra adolescenti, si evince quanto sia importante considerare le relazioni interconnesse tra i vari attori (famiglia, scuola, società) e i valori distorti che possono generare violenza, come la disuguaglianza di genere e la supremazia maschile. Per riconoscere i valori distorti e la necessità di un cambiamento sistemico, in cui ogni parte della società (educazione, cultura, leggi, famiglia) deve contribuire alla creazione di un ambiente di uguaglianza, rispetto e collaborazione è fondamentale agire in modo integrato, con il coinvolgimento di diversi autori, che sanno bene come integrarsi per affrontare la problematica, attraverso azioni mirate. Tali azioni non possono essere improvvisate, ma gli autori delle diverse aree di competenza devono avere ben compreso come la violenza di genere sia un fenomeno complesso e multilivello, che coinvolge la relazione tra i vari sistemi ecologici e la natura umana stessa.
La teoria della complessità ci dice che i sistemi, come le dinamiche sociali e culturali, sono composti da molti elementi interconnessi che interagiscono tra loro in modo non lineare. In un sistema complesso, un piccolo cambiamento in un’area può avere un impatto significativo in altre aree. Applicando questa teoria alla violenza di genere, possiamo vedere che le cause e gli effetti della violenza non sono semplicemente legati a un singolo individuo o evento, ma sono il risultato di una rete di influenze che spaziano dalla famiglia, alla scuola, alla società e alla cultura.
Capra sottolinea che i fenomeni complessi devono essere affrontati come un tutto, non come una somma di singoli problemi. La violenza di genere, ad esempio, non può essere ridotta solo a comportamenti abusivi individuali, ma deve essere compresa come un fenomeno che coinvolge dinamiche di potere, norme di genere, modelli culturali e aspettative sociali. Interventi isolati che agiscono solo su un livello, come l’intervento psicologico individuale, potrebbero non essere sufficienti se non si affrontano anche i livelli sociali, culturali ed economici che alimentano la violenza.
Conclusioni
I sistemi complessi sono in grado di adattarsi e evolversi in risposta a stimoli esterni. Per affrontare la violenza di genere, è fondamentale promuovere un cambiamento culturale che miri a una visione più equilibrata e inclusiva dei ruoli di genere, sensibilizzando le nuove generazioni a modelli di relazione non violenti e rispettosi. Gli interventi devono essere progettati in modo da stimolare il cambiamento.
L’approccio non solo deve essere volto ad ascoltare le storie delle vittime di violenza di genere, ma dovrebbe essere adatto a integrare i vari servizi e l’impiego di risorse per promuovere la guarigione collettiva. Applicare i principi sistemici di Fritjof Capra alla violenza di genere aiuta a comprendere la complessità del fenomeno e la necessità di affrontarlo su diversi livelli ecologici. La teoria della complessità e l’ecologia umana ci insegnano che la violenza di genere non è un problema isolato, ma un sintomo di disfunzioni più ampie nei sistemi sociali, culturali e psicologici. Affrontare la violenza di genere richiede quindi un cambiamento trasformativo che agisca su tutti questi livelli, promuovendo una cultura di rispetto, uguaglianza e ascolto. La consapevolezza delle interconnessioni e la capacità di ascoltare le storie delle vittime sono fondamentali per ridurre la sofferenza e costruire un futuro libero dalla violenza.
Fonti
Capra, F., «I principi sistemici della vita. Idee sulla natura e sull’ecologia umana», Aboca Edizioni, 2024.
NOTA BIOBIBLIOGRAFICA
Yuleisy Cruz Lezcano nata a Cuba, vive a Marzabotto, Bologna. Lavora nella sanità pubblica, laureata in scienze biologiche e con laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia, titoli ottenuti presso l’Università di Bologna.
Ha pubblicato numerosi libri a seguito di riconoscimenti e premi in concorsi.
Si occupa di traduzioni in spagnolo, facendo conoscere poeti italiani in diverse riviste della Spagna e del Sudamerica e, in modo reciproco, facendo conoscere poeti sudamericani e spagnoli in Italia. Collabora con blogs letterari italiani, di America Latina, Spagna e con il giornale letterario del Premio Nabokov.
La sua poesia italiana è stata tradotta in francese, spagnolo, portoghese, inglese, albanese. Nel 2024 è stata selezionata per partecipare al Festival letterario di Venezia “La Palabra en el mundo”
Il suo ultimo libro “Di un’altra voce sarà la paura”, pubblicato con Leonida edizioni, uscito a febbraio 2024, è stato selezionato per presentarlo al Salone Internazionale del Libro di Torino edizione 2024, è stato presentato nella Televisione di Stato della Repubblica di San Marino e in Tele Granducato della Toscana, è stato presentato nel Festival Libri nel Borgo antico di Bisceglie, nell’ambasciata cubana a Roma, è stato presentato con l’associazione Artinte di Barletta, Trani, Puglia ad agosto, Puglia, nella trasmissione televisiva Street Talk di Andrea Villani, che viene trasmesse in 22 reti televisive in tutta Italia.
Questa figlia delle “due dimore” mi appare un giorno da un campo con una margherita sopra l’orecchio, guardandomi con occhi neri e fondi come la crosta di quella isolana terra che gli indigeni chiamavano amorosamente Cubanacan. Lei si protende e mi soffia un bacio dal palmo aperto della sua mano, in cui è racchiusa come in una bolla di sapone, e s’incoraggia in volo, la sua poesia, intima ed essenziale, bella come solo le cose semplici sanno essere; voce cristallina tra il son e l’habanera a dispiegare timori e interrogativi sull’esistenza nostra di farfalla che brancola nel buio quotidiano anche quando c’è il sole ed è estate; voce che vortica nell’aria come un retino agitato dalla mano di un bambino; voce che perpetra l’incanto delle cose naturali, spesso trascurate, perché così immensamente sotto il nostro naso da apparire sempre del tutto invisibili. La raccolta, inedita in Italia, si intitola Doble acento para un naufragio/Duplo sotaque para um náufrágio (Doppio accento per un naufragio). È stata pubblicata esclusivamente in Spagna e in Portogallo, versione bilingue spagnolo/portoghese, dall’editore “Edições Fantasma”, 2023. La versione in lingua portoghese è stata tradotta da Carlos Ramos. Con l’auspicio che possa essere pubblicata al più presto anche in Italia, si riportano, tradotti dal sottoscritto, il proemio scritto da María Calle Bajo, l’introduzione dell’autrice, e una selezione di testi della raccolta.
Emilio Capaccio
PROEMIO
Il titolo apre la poetica dell’autrice con una fragranza di tempesta. La poetessa si muove come una chiglia tra le nebbie della memoria. I suoi versi sono bozzetti della più anelata infanzia cubana, le sue strofe attenuano le pulsioni della giovinezza e nella sua nota dominante di maturità si erge la fragilità del tempo prezioso. In Doble acento para un naufragio, (Doppio accento per un naufragio), Yuleisy fonde la sua protesta di rivendicare se stessa alla luce vitalistica della vita quotidiana con il sogno divino di recuperare l’indomito ricordo del suo ancestrale anelito. Un viaggio i cui remi presagiscono significati di incessante portata, una traiettoria marina che indirizza l’anima vocativa, e con essa la sua elevazione al ceruleo: «Penso che Dio mi abbia benedetta».
Della costante invocazione della sua fede è testimone il suo devoto declamare grafico. Cruz Lezcano mostra la fragilità dell’essere come un rifugio dove tutti ci riconosciamo; ci invita a navigare nelle perdite piene di speranze del ritorno; nel fluire della confessione che tormenta la nostra possibilità di farci indietro; ma anche nel sontuoso dispiegarsi di presagi razionalizzati basati sulla nostra latente realtà.
Analogia, (Analogia), è il testo che apre la silloge e avverte il lettore sul tono della raccolta, in cui l’autrice evidenzia l’imperdonabile retorica di un «tempus fugit irreparable». Si susseguono sequenze che gravitano intorno alla natura animosa: “esili in trappola”, “regala un’aurora”, “dove canta il grillo”. Si percepiscono in Más allá, (Oltre), succulenti sfide per attribuire coraggio ai propri simili. Sebbene nella voce lirica la poetessa riveli condizionali di rassegnazione e naufragi passionali, un buon resoconto di ciò è offerto da alcuni versi di Presagio, (Presagio): “penso che anch’io mi sotterrerei/ e piangerei per giorni e giorni”, “se tu morissi prima di me,/io rimarrei nel nulla”, perché nell’effusione anaforica del testo non è contemplata una sopravvivenza in solitudine.
L’autrice si inclina al transito della percezione, manifesta l’importanza dei sensi, del tangibile, dell’esplorazione e dell’espressione del corpo: “i miei occhi caduti”, “Ho chiuso molti occhi, molte bocche”, “che mi abbraccia e abbraccio”.
Nella lettura di poesie come Libro olvidado, (Libro dimenticato), le dislocazioni offrono una potente e inaspettata immagine: “il mondo abortisce il suo ventre”, la poetessa esplora attraverso versi ricostruttivisti, dove la sofisticatezza emana da un canale di personificazione terraquea: “la marea mente”, una prosopopea che dinamizza il vertice della finzione poetica. Sortisce anche un effetto inverso, la voce lirica si spoglia di animazione per muoversi in un caldo simbolismo metaforico: “mi faccio ampia coperta”.
Ida y regreso, (Andata e ritorno), è una poesia che si rifà ad alcuni elementi della poesia di Juan Ramón Jiménez, il cui campo lessicale ruota attorno a motivi simbolici (uccello, notte, fiore, rugiada, erba, riva, pietra, vento, alba, freddo, ecc,) e mette in evidenza la semplicità del verso libero con la rima intenzionale nella coda sillabica di alcuni versi.
Senza ulteriori indugi, si richiede l’attenzione di un lettore impegnato, perché ci sono cinquanta poesie a cuore aperto, cinquanta vascelli attraverso le ingovernabili arterie dell’essere umano; dove si dondola l’effusione e l’impresa indocile della resa fatua: “Dato il cielo delle cadute”; dove rigurgita il germe della nostalgia come un rifugio intangibile: “Vorrei che mio padre, accanto a me, mi dicesse: «tutto passa!»”; dove si contesta con apprensione l’estranea fiacchezza: “Rumori di viscere, un altro giorno migra/ nel pallore del sangue”, così Yuleisy Cruz Lezcano, con il testo Los pobres (I poveri), tesse la jarcha della poesia umanizzata…
Giacché con la sua voce lirica, di fronte a un mare insondabile, pronuncia:
«Imparo la legge del calore umano»
María Calle Bajo, Salamanca (Spagna), 2023
PROEMIO
El título abre la poética de la autora con una fragancia de tempestades. La poeta transita como quilla por la bruma de la memoria. Sus versos son esbozos de la más anhelada infancia cubana, sus estrofas desdibujan las pulsiones de juventud y en su nota dominante de madurez se erige la fragilidad del atesorado tiempo. En Doble acento para un naufragio Yuleisy amalgama su protesta de reivindicarse por la luz vitalista del día a día y la ensoñación divina de recuperar el indómito recuerdo de su ancestral anhelo. Un viaje cuyos remos presagian significados de incesante alcance, un trayecto marítimo que encauza el vocativo alma, y con él su elevación a lo cerúleo: «Pienso que Dios me bendijo».
De la invocación constante de su fe es testigo su devoto declamar gráfico. Cruz Lezcano muestra la fragilidad del ser como un refugio donde todos nos reconocemos; nos invita a navegar por las esperanzadoras pérdidas del regreso; por la huida de la confesión que atormenta nuestra posibilidad de retroceder; pero, también, por el suntuoso despliegue de presagios racionalizados en base a nuestra latente realidad.
Analogía es el texto que encabeza y advierte al lector sobre la tónica del poemario, donde la artífice resalta el retoricismo inexcusable de un «tempus fugit irreparable». Se suceden secuencias que gravitan en torno a la naturaleza animosa: ‘destellos acorralados’, ‘regala una aurora’, ‘donde canta el grillo’. Se perciben en “Más allá” suculentos desafíos por atribuir coraje a los semejantes. Aunque también, en la voz lírica, la poeta revele condicionales de resignación y naufragios pasionales, buena cuenta de ello ofrecen algunos versos de Presagio: ‘Creo que yo también me enterraría/ y lloraría días y días’, ‘si tú te mueres antes que yo,/me quedaría en la nada’, pues en la efusión anafórica del texto no se contempla una supervivencia en soledad.
La escritora se inclina hacia el tránsito de la percepción, manifiesta la importancia de los sentidos, de lo tangible, de la exploración y expresión del cuerpo: ‘mis ojos caídos’, ‘He cerrado muchos ojos, muchas bocas’, ‘que me abraza y abrazo’.
En la lectura de poemas como Libro olvidado, las dislocaciones ofrecen una potente e inesperada imagen: ‘el mundo aborta su vientre’, la poeta explora a través de versos reconstructivistas, donde la sofisticación emana por un cauce de personificación terráquea: ‘la marea miente’, una prosopopeya que dinamiza el vértice de la ficción poética. También surte de un efecto inverso, la voz lírica se despoja de animación para desplazarse en un cálido simbolismo metafórico: ‘me vuelvo holgada manta’.
Ida y regreso, es ese poema que remite a ciertos elementos de la poesía juanramoniana, cuyo campo léxico gira en torno a motivos simbólicos (pájaro, noche, flor, rocío, hierbas, orillas, piedra, viento, alba, frío, etc.), destaca la sencillez del verso libre con la intencionada rima en la coda silábica de algunos versos.
Sin más dilación, se reclama la atención de un comprometido lector, pues son cincuenta poemas a corazón abierto, cincuenta navíos por las ingobernables arterias del ser humano; donde se mece la efusión y díscola hazaña de la entrega fatua: ‘Dado el cielo de las caídas’; donde regurgita el germen de añoranza como refugio intangible: ‘¡Ojalá que mi padre, junto a mí, me dijera “todo pasa!”’; donde se clama con aprehensión hacia el debilitamiento ajeno: ‘Rumores de tripas, otro día migra/ en la palidez de la sangre’, es así, como Yuleisy Cruz Lezcano con el texto Los pobres teje la jarcha del humanizado poemario…
Pues en su voz lírica, frente a un mar insondable, ella pronuncia:
«Aprendo la ley de la calidez humana»
María Calle Bajo, Salamanca (España), 2023.
La poesia è l’anima del pensiero
Come memorie di un naufragio, questo libro può contenere due significati per lo stesso viaggio o un significato per viaggi diversi. Il mare raccoglie evocazioni della mia stessa storia e uno sguardo sull’altro, fatto con occhio “testimone o investigatore”.
Questo libro parla di naufragi e ricordi, di povertà, di violenza, di perdita e di speranza.
La poesia si fa rifugio, ambito di sogni, uno spazio di desideri, di nostalgia, di denuncia.
I versi sono simboli e l’inchiostro è schiuma che raccoglie un’amara coscienza sulla fugacità della vita, ogni parola è un marchio lasciato da un avatar interiore, che orienta verso il ritorno a un idealismo ontologico.
E lì, nei ricordi, succede… ritorno all’infanzia, alla casa, alla mia casa, che non è altro che una cassa di risonanza, un recinto d’ombre che conserva le vestigia delle esistenze anteriori e in cui l’anima occulta delle cose grida per essere ascoltata.
La porta del libro si apre…
Benvenuti!
La poesía es el alma del pensamiento
Como memorias de un naufragio en este libro se pueden recoger dos significados para un mismo viaje o un significado para distintos viajes. El mar recoge evocaciones de mi misma historia y una mirada sobre el otro, hecha con ojo “testimonio o investigador”.
Este libro habla de naufragios y recuerdos, de pobreza, de violencia, de pérdidas y de esperanzas.
La poesía se hace refugio, ámbito de sueños, una zona de anhelos, de añoranza, de denuncia.
Los versos son símbolos y la tinta es espuma que recoge una amarga conciencia sobre la fugacidad de la vida, cada palabra es una marca dejada por un avatar interior, que orienta hacia el regreso a un idealismo ontológico.
Y ahí en los recuerdos sucede… regreso a la infancia, a la casa, a mi casa, que no es otra cosa que una caja de resonancia, un recinto de sombras que conserva los vestigios de existencias anteriores y en la que el alma oculta de las cosas clama por ser escuchada.
La puerta del libro se abre…
Bienvenidos!
PROFONDITÀ
Frugo nel fondo di me stessa silenzi che mi danno una risposta, ombre che conservano le impronte dei miei passi. La mia immagine s’appanna nello specchio, tra i riflessi scorrono via i miei occhi, non ho vita da riempire il tempo dove s’accumulano le spoglie del corpo, che grida senza voce sul cammino che mi porta al luogo dove le sillabe del mio fantasma si nascondono nel corpo.
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PROFUNDIDADES
Hurgo en el fondo de mí misma silencios que me den respuestas, sombras que conserven las huellas de mis pasos. Mi imagen se desdibuja en el espejo, entre reflejos se escurren mis ojos, no tengo vida para llenar el tiempo donde se acumulan los despojos del cuerpo, que grita sin voz en el camino que me lleva al lugar donde las sílabas de mi fantasma se esconden en mi cuerpo
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PROFUNDIDADES
Remexo no fundo de mim mesma silêncios que me dêem respostas, sombras que conservem as pegadas dos meus passos. A minha imagem desvanece-se no espelho, entre reflexos escorrem os meus olhos, não tenho vida para preencher o tempo em que se acumulam os despojos do corpo, que grita sem voz no caminho que me leva ao lugar onde as sílabas do meu fantasma se escondem no meu corpo
FIORE MALTRATTATO
Come un fiore maltrattato dalla pioggia, ci sono anime che rispondono alla violenza con un’aggiunta di luce. Nel nome delle costellazioni e dei venti, tra queste anime, Tu, tra mille morti colorate, fai festa di stelle, danzi e celebri l’ora dei rumori tra fantasmi e defunti confusi dopo la morte. Tu, con i timori della ragione d’essere vittima della perversione, tenti di sopravvivere, di uscire dalla bolla mentre la tua anima è stretta in un velo che non vuole mostrare il suo volto dopo l’aggressione di un mostro che diceva di amarti. Tu, che cerchi di rialzarti, di scrollarti l’inerzia e cancellare l’odio, sciogliendo il ricordo dei colpi che fuggono dal tuo corpo verso il corpo vuoto della notte.
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FLOR MALTRATADA
Como una flor maltratada de la lluvia, hay almas que responden a la violencia con una añadidura de luz. En nombre de las constelaciones y de los vientos, entre estas almas, Tú, entre mil muertes coloradas, haces fiesta de luceros, danzas y festejas la hora de los ruidos entre fantasmas y difuntos confundidos después de la muerte. Tú, con los temores de la razón de ser víctima de la perversión, intentas sobrevivir, salir de la burbuja mientras tu alma se estruja en un velo que no quiere mostrar el rostro después de la agresión de un monstruo que decía amarte. Tú, que intentas levantarte, sacudes la inercia y borras el odio, deshilando el recuerdo de los golpes que huyen de tu cuerpo hacia el cuerpo de la noche vacía.
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FLOR MALTRATADA
Como uma flor maltratada pela chuva, há almas que respondem à violência com um aumento de luz. Em nome das constelações e dos ventos, entre estas almas, Tu, entre mil mortes vermelhas, fazes uma festa de estrelas, danças e celebras a hora dos ruídos entre fantasmas e defuntos confusos depois da morte. Tu, com os medos da razão de ser vítima da perversão, tentas sobreviver, sair da bolha enquanto a tua alma se aperta num véu que não quer mostrar o rosto depois da agressão de um monstro que dizia amar-te. Tu, que tentas levantar-te, sacodes a inércia, e apagas o ódio, desvelando a lembrança dos golpes que se afastam do teu corpo em direcção ao corpo da noite vazia.
DESIDERIO
Voglio adottare un cane per andare in questa città inerte, per evitare di confondermi con la folla, che non sa d’essere folla. Voglio adottare un cane che sia solo mio, perché non sia di nessuno, di nessuna razza, di nessun padrone. Un bastardo come me per abbaiare alle ombre. Voglio adottare un cane e vedermi insieme a lui, all’ombra del ponte, per decifrare il mio nord, quando muove la coda e fluttuare col vento e tutte le sue correnti
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DESEO
Quiero adoptar un perro para pasear por esta ciudad inerte, para evitar confundirme con la muchedumbre, que no sabe ser muchedumbre. Quiero adoptar un perro que sea solo mío, para no ser de nadie, de ninguna raza, de ningún dueño. Un bastardo como yo para ladrar a las sombras. Quiero adoptar un perro para verme con él, en la sombra del puente, para descifrar mi norte, cuando él mueve la cola y flotar junto al viento y todas sus corrientes.
*
DESEJO
Quero adoptar um cão para passear por esta cidade inerte, para evitar confundir-me com a multidão, que não sabe ser multidão. Quero adoptar um cão que seja só meu, para não ser de ninguém, de qualquer raça, de nenhum dono. Um rafeiro como eu para ladrar às sombras. Quero adoptar um cão para ver-me com ele, na sombra da ponte, para decifrar o meu norte, quando abanar a cauda e flutuar ao vento e todas as suas correntes.
QUELLO CHE SALVO
Salvo questa dimora d’echi tra le corolle intimorite, salvo la culla di petali caduti, il fiore pallido che non arriva agli sguardi. Salvo questo ristagno di tempo che s’apre per sentire il sole, senza curarsi dei piedi frettolosi della gente nervosa che porta la rabbia nei parchi. Salvo la mancanza di filo logico che abita tra cigni e tulipani. Salvo ciò che unisce i fili d’alchimia, tra il vento che soffia e il cappotto che m’accompagna contro i cattivi presagi della bocca che violenta la città con le parole. Salvo questo luogo dove crescono le cose non costruite, rimuovo le foglie danneggiate e salvo la pianta, salvo la vita.
*
LO QUE SALVO
Salvo esta morada de ecos entre las corolas intimidadas, salvo la cuna de los pétalos caídos, la flor pálida que no alcanza las miradas. Salvo este remanso de tiempo que se abre para sentir el sol, sin importarle de los pies apresurados de la gente nerviosa que lleva la rabia en los parques. Salvo la falta de hilo lógico que habita entre los cisnes y los tulipanes. Salvo lo que no une los hilos de alquimia, entre el viento que sopla y el abrigo que me acompaña contra los malos augurios de la boca que violenta la ciudad con las palabras. Salvo este lugar donde crecen cosas no construidas, quito las hojas dañadas y salvo la planta, salvo la vida.
*
O QUE SALVO
Salvo esta morada de ecos entre as corolas intimidadas, salvo o berço das pétalas caídas, a flor pálida que não alcança os olhares. Salvo este refúgio de tempo que se abre para sentir o sol, sem se importar com os passos apressados da gente nervosa que leva a raiva aos parques. Salvo a falta de lógica que habita entre os cisnes e as tulipas. Salvo o que não une os fios de alquimia, entre o vento que sopra e o casaco que me acompanha contra os maus presságios da boca que violenta a cidade com as palavras. Salvo este lugar onde crescem coisas não construídas, retiro as folhas danificadas e salvo a planta, salvo a vida.
UN PICCOLO ISTANTE
Mi sento come un piccolo angolo dell’universo, un cantuccio che fa delle cose e poi muore. Mi sento come una sciatta stria dorata che lascia una stella quando cade dal cielo. Il mio corpo è un paese senza gente, così poco evidente che arriva a essere sacro. La mia anima è ciò che resta dell’istante in cui premo il bottone e spengo il mondo, la radio, la televisione per ascoltare la voce dell’albero solo in mezzo a un campo arato. Sento il seno della madre che chiude gli occhi e non dorme perché deve nutrire un piccolo mondo che non chiede altro che una gioia solenne, un giorno che attende l’innocenza, una storia che sia un luogo da dove inviare una lettera d’amore o di ringraziamento.
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UN PEQUEÑO INSTANTE
Me siento una pequeña esquina del universo, un rincón que hace cosas y después muere. Me siento como el dorado chapucero dejado de un lucero cuando cae del cielo. Mi cuerpo es un país sin gente, tan poco evidente que llega a ser sacro. Mi alma es lo que resta del instante cuando presiono el botón y apago el mundo, la radio, la televisión para escuchar la voz del árbol solo en medio de un campo arado. Me siento el seno de la madre que cierra los ojos y no duerme porque debe alimentar un pequeño mundo que no pide otra cosa que una alegría solemne, un día que espera la inocencia, una historia que sea un lugar de donde enviar una carta de amor o de agradecimiento.
*
UM PEQUENO INSTANTE
Sinto-me como um pequeno canto do universo, um canto que faz coisas e depois morre. Sinto-me como o descuidado dourado, abandonado por uma estrela quando cai do céu. O meu corpo é um país sem gente, tão pouco evidente que chega a ser sagrado. A minha alma é o que resta do instante quando aperto o botão e apago o mundo, a rádio, a televisão para ouvir a voz da árvore solitária no meio de um campo lavrado. Sinto-me o seio da mãe que fecha os olhos e não dorme porque deve alimentar um pequeno mundo que não pede outra coisa que não uma alegria solene, um dia que espera a inocência, uma história que seja um lugar de onde enviar uma carta de amor ou de agradecimento.
MARE DEI RITORNI
Mare, restituiscimi al mare tra onde e orizzonti, senza usare i desideri del naufragio. Voglio usare il mio mondo interiore che ascolta l’isola appoggiarsi in oceani macchiati di distanze. Voglio sentire il sale col suo bianco nudo sulla mia pelle, Voglio che ardano i tatuaggi addormentati. Il mio cuore ha bisogno di battiti nuovi, correnti di sospiri che mi portino lontano, da questo specchio di silenzio. Silenzio che ritorna, oggetto animato come una razione di pace, dove la parola s’imputridisce. Voglio sentire il mare che parla con i fari sperduti, con le conchiglie rotte, con i desideri affogati, con la guerra della mente e con la sua sconfitta. Apri le tue braccia, mare! Concedimi un trancio d’orizzonte dove serbare le parole che mi riporteranno al grido del libro, che ancora non ho scritto in questo silenzio di gabbiano ammutolito. Mare, liberami da quest’isola immaginata, dall’umano che il silenzio racchiude. Non sono una creatura di terra, sono delle tempeste, sono dei naufragi.
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MAR DE REGRESOS
Mar, devuélveme al mar entre olas y horizontes, sin usar los deseos del naufragio. Quiero usar mi mundo interior que escucha la isla que se apoya en océanos manchados de distancias. Quiero sentir la sal con su blanco descubierto en la piel, quiero que ardan los tatuajes dormidos. Mi corazón necesita nuevos latidos, corrientes de suspiros que me lleven lejos, de este espejo de silencio. Silencio que regresa, objeto animado como una ración de paz, donde se pudre la palabra. Yo quiero sentir el mar que habla con los faros extraviados, con las conchas rotas, con los deseos ahogados, con la guerra de la mente y con su derrota. ¡Abre tus brazos, mar! Concédeme, un trozo de horizonte donde guardar las palabras que me devuelvan al grito del libro, que todavía no he escrito en este silencio de gaviota callada. Mar, libérame de esta isla imaginada, del humano que el silencio encierra. Yo no soy una criatura de tierra, soy de tormentas, soy de naufragios.
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MAR DE REGRESSOS
Mar, devolve-me ao mar entre ondas e horizontes, sem usar os desejos do naufrágio. Quero usar o meu mundo interior que escuta a ilha que se apoia nos oceanos manchados de distâncias. Quero sentir o sal com o seu branco descoberto na pele, quero que queimem as tatuagens adormecidas. O meu coração precisa de novos batimentos, correntes de desesperos que me levem longe, deste espelho de silêncio. Silêncio regressa, objecto animado como uma ração de paz, onde a palavra apodrece. Quero sentir o mar que fala com os faróis perdidos, com as conchas partidas, com os desejos afogados, com a guerra da mente e com a sua derrota. Abre os teus braços, mar! Concede-me um pedaço de horizonte onde guardar as palavras que me devolvam ao grito do livro, que ainda não escrevi neste silêncio de gaivota calada. Mar, liberta-me desta ilha imaginária, do humano que o silêncio encerra. Eu não sou uma criatura de terra, sou de tempestades, sou de naufrágios.
DATI BIOGRAFICI
Yuleisy Cruz Lezcano è nata a Cuba il 13 marzo del 1973, vive a Marzabotto in provincia di Bologna. È emigrata in Italia, all’età di 18 anni, ha frequentato l’università di Bologna e ha conseguito la laurea in “Infermeria e Ostetricia” e una seconda una laurea in “Scienze biologiche”. Lavora nella sanità pubblica. Nel tempo libero ama dedicarsi alla scrittura di poesie e racconti, alla pittura e alla scrittura. Numerosi sono i premi letterari dove ha ottenuto importanti riconoscimenti.