Da piccolo avevo un angelo accanto
di un colore celeste pallido
freddo nel giudicarmi
quasi severo e molto paterno
parlavo con lui e scrivevo di lui
devo ammettere che mi aiutava a vivere.
E anche nel gioco come un fratello maggiore
mi faceva fare gol e sognare
e quando nel letto mi giravo e rigiravo
edificando storie di ragazze irraggiungibili
a volte mi concedeva di toccarne una con un dito
di assaporarla nella sua magra tenerezza
un’infanzia e adolescenza serrata tra due ali.
Devo ammettere che con lui ho imparato
a parlare non solo con gli altri ma anche con me
e sempre un po’ infastidito e restio
spesso svogliato e taciturno ho vinto
perfino qualche partita senza che lui mi aiutasse
ingannandolo e lasciandolo ad aspettare
ad un incrocio nel traffico.
Quando l’ho perso di vista ho pianto
e ho immaginato le sue lacrime salate
la rabbia e la delusione della sua solitudine.
Quando è scomparso nel secondo cielo
per andare a riferire della sua perdita
ho chiuso il libro per non sapere più
nemmeno leggervi un finale adeguato.
Francesco Tontoli