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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi autore: emiliocapaccio

Monumento al mare: Stephen Crane

24 giovedì Ott 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Stephen Crane, TRADUZIONI

Monumento al mare

Stephen Crane (1871-1900), americano (foto web)

ONDE NERE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Illustro l’argenteo passaggio d’una nave di notte,
Il colpo d’ogni triste onda perduta,
Il rombo calante dell’acciaio che si sforza,
Il piccolo grido d’un uomo a un uomo,
Un’ombra che cade nella notte più grigia,
E il tramonto della piccola stella;
Poi la distesa, la lontana distesa d’acque,
E la soffice sferzata d’onde nere
Per lungo tempo, in solitudine.

*

BLACK WAVES

I explain the silvered passing of a ship at night,
The sweep of each sad lost wave,
The dwindling boom of the steel thing’s striving,
The little cry of a man to a man,
A shadow falling across the greyer night,
And the sinking of the small star;
Then the waste, the far waste of waters,
And the soft lashing of the black waves
For long and in loneliness.
 

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Monumento al mare: Lydia Huntley Sigourney

10 giovedì Ott 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Lydia Huntley Sigourney, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Lydia Huntley Sigourney (1791–1865), americana (foto web)

SEPOLTURA IN MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Giù negli insondati regni,
Ove scorrono fontane nascoste,
Solo, a trovar il silente giaciglio,
Il figlio della terra deve andare.

Per lui nessuna funebre campana
Può amici piangenti adunare,
Né polvere, a polvere di simili, sarà deposta
Entro il verde sagrato della chiesa.

Addio! Un tuffo pesante!
Una fenditura al fondo dell’oceano!

Poi la cupa e sorda onda
A spazzar via, tutto è finito.

Ti diamo un serio incarico,
O triste e solenne profondità,
Al sicuro nel tuo freddo e forte abbraccio
Questa forma preziosa custodisci;

Fin quando al suon della tromba,
Che empie il mondo di terrore,
Le tue cavità e le tombe della terra
Renderanno i loro morti:

Allora rivestito di gloriosa luce,
Possa questo nostro amico sorgere,
E mutar la tua buia e imprigionante cella
In libertà dei cieli.

*

BURIAL AT SEA.

Down to the unfathom’d realms,
Where hidden fountains flow,
Alone, his silent couch to find,
The child of earth must go.

For him no funeral bell
May weeping friends convene,
Nor dust, to kindred dust be laid
Within the church-yard green.

Farewell! one heavy plunge!
One cleft in ocean’s floor!

And then the deaf and sullen surge
Sweeps on, and all is o’er.

We give thee earnest charge,
Oh sad, and solemn deep,
Safe in thy cold and strong embrace
This precious form to keep;

Till at the trumpet’s sound,
Which fills the world with dread,
Thy caverns, and the graves of earth
Shall render up their dead:

Then clothed in glorious light,
May this our friend arise,
And change thy dark, imprisoning cell,
For freedom in the skies.
 

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Monumento al mare: Nathaniel Hawthorne

19 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, Nathaniel Hawthorne, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Nathaniel Hawthorne (1804-1864), americano (foto web)

L’OCEANO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

L’oceano ha le sue grotte silenziose,
Profonde, quiete e solitarie;
Anche se c’è furia sulle onde,
Sotto di loro non c’è nessuno.
I terribili spiriti degli abissi
Hanno lì la loro comunione;
E ci sono quelli per cui piangiamo,
I giovani, i brillanti, i giusti.
I marinai stanchi riposano tranquilli
Sotto il loro mare blu.
Le oceaniche solitudini sono benedette,
Perché laggiù c’è purezza.
La terra ha colpa, la terra ha affanno,
Le sue tombe sono inquiete;
Ma il placido sonno è sempre lì,
Sotto le onde blu scuro.

*

THE OCEAN

The Ocean has its silent caves,
Deep, quiet, and alone;
Though there be fury on the waves,
Beneath them there is none.
The awful spirits of the deep
Hold their communion there;
And there are those for whom we weep,
The young, the bright, the fair.
Calmly the wearied seamen rest
Beneath their own blue sea.
The ocean solitudes are blest,
For there is purity.
The earth has guilt, the earth has care,
Unquiet are its graves;
But peaceful sleep is ever there,
Beneath the dark blue waves.

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“Diario dell’approdo” di Fernando Della Posta. Nota di lettura di Emilio Capaccio

12 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA, Note critiche e note di lettura

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Diario dell'approdo, Emilio Capaccio, Fernando Della Posta, POESIA

Apri un libro di poesie e immàginati un viaggio. Non è quello che ci si aspetta da un libro di poesie? E il viaggio esige istantaneamente un battito di tempo ondulante, un cicalare di profumata marina agostana, un’estate kavafisiana, una nube e un uccello in punta di pennone. La silloge di Fernando Della Posta è un sortilegio sirenico, un lungo e odoroso viaggio in acque libere d’un mare aperto, non importa se per pelaghi lunari o per isole greche che coi loro azzurrini e aromatici, scogli, dirupi, speroni, possono specchiarci più di qualunque verità di medico o di maciara, le molteplici frammentarietà di noi stessi. Tutto interi mai ci solleviamo, lo comprendiamo, non siamo unici né unitari, ma imprimere nella mente la cartina dei nostri pezzettini, delle nostre gradazioni, questo, sì, può darci il senso e la natura dell’esistenza che portiamo addosso. Il viaggio di questo libro, epperciò, inizia dalla fine: inizia dall’uomo, e finisce dove nulla finisce, nell’infinito dei nostri fragili e incoerenti minuzzoli, che, per questo viaggio in cerca di risposte, ci spingono a scendere sempre più nel profondo, nel profondo… sempre più nel lontano, nel lontano… La raccolta s’intitola “Diario dell’approdo”, prefazione di Davide Toffoli. Arcipelago itaca Edizioni, 2024.

Emilio Capaccio

*

Dalla Terra emana un’energia estrema,
tanto che lupi e creature selvatiche
del dolce e dell’occulto, con volti
monumentali da sfingi presidiano
i viali tagliafuoco. Se non viste,
come Gorgoni giocano a contarsi.

*

L’uomo talvolta si sente chiamato
ad animare paesaggi lontani,
dove soltanto una vasta bellezza
chiara veleggia tra gole e vallate.
Quella bellezza grandiosa e serena
che solo chi è saldo nella disciplina
può avvicinare con destrezza.
Quella fermezza di chi incatena
le numerose voglie da sfamare
avute in dono da una mala stella.

*

Muore l’estate nel suo stesso fuoco
di brace. Si scuce e si scuoce nelle tinte
più calde di un autunno più probo.
Perduta ogni già intrattenuta ebbrezza
di vita, si tende alla vita con mire
più astute e precise. Sopravvive
chi vince sfide sommesse di bruchi,
su cenci di morti sotto maglie di felci.

*

Estivo malessere d’ogni singolo
viottolo del borgo, tregue irrisorie
solo sotto boscaglie di platano
accenni alle ombre in fuga.
Difficile sacrificare a un’ara
malinconica, ogni nostro superfluo
intendimento, per aprire nuovi occhi
su spesso intuiti, perduti orizzonti;
su panorami di maggesi accesi
in luogo di retabli marcescenti,
levigati uncini di cenere e ossa,
punteruoli fermi a un passo dal cielo.

Fernando Della Posta è nato a Pontecorvo in provincia di Frosinone nel 1984. Vive e lavora a Roma. Ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali ed è presente su diversi lit-blog e in numerose antologie. Ha pubblicato le raccolte di poesia “L’anno, la notte, il viaggio” (Progetto Culura 2011), “Gli aloni del vapore d’Inverno” (Divinafollia 2015), “Cronache dall’Armistizio” (Onirica 2017), “Gli anelli di Saturno” (Ensemble 2018), “Voltacielo” (Oèdipus 2019), “Sembianze della luce” (Ladolfi 2020), “Sillabari dal cortile” (Macabor 2021) e “Ricostruzione delle favole” (Italic Pequod 2022), Prefazione di Umberto Piersanti.

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Monumento al mare: John Masefield

05 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, John Masefield, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

John Masefield (1878-1967), inglese (foto web)

FEBBRE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Calarmi ancora nei mari, nel solitario mare e nel cielo,
E tutto ciò che chiedo è un’alta nave e una stella per condurla,
La gioia del timone, la canzone del vento, il tremolio della vela,
Una nebbia grigia sul volto marino e una grigia alba nascente.

Calarmi ancora nei mari, perché il richiamo della corrente
È un chiaro e selvaggio richiamo che non può essere negato;
E tutto ciò che chiedo è un giorno di vento con bianche nubi volanti,
Con spruzzi e spume sollevate e gabbiani che gridano.

Calarmi ancora nei mari, alla vita zingara e vagabonda,
Sulla via di gabbiani e balene, dove il vento è un coltello affilato;
E tutto ciò che chiedo è un’allegra storia da un ridente compagno,
E un sonno tranquillo e un dolce sogno per quando il gioco è finito.

*

SEA FEVER

I must go down to the seas again, to the lonely sea and the sky,
And all I ask is a tall ship and a star to steer her by,
And the wheel’s kick and the wind’s song and the white sail’s shaking,
And a grey mist on the sea’s face, and a grey dawn breaking.

I must go down to the seas again, for the call of the running tide
Is a wild call and a clear call that may not be denied;
And all I ask is a windy day with the white clouds flying,
And the flung spray and the blown spume, and the sea-gulls crying.

I must go down to the seas again, to the vagrant gypsy life,
To the gull’s way and the whale’s way, where the wind’s like a whetted knife;
And all I ask is a merry yarn from a laughing fellow-rover,
And quiet sleep and a sweet dream when the long trick’s over.
 

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Monumento al mare: Ronald de Carvalho

20 giovedì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Ronald de Carvalho, TRADUZIONI

Monumento al mare

Ronald de Carvalho (1893-1935), brasiliano (foto web)

IL MERCANTE D’ARGENTO, ORO E SMERALDO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Odora il mare! Odora il mare!
Le reti pesanti battono come ali,
le reti umide palpitano nel crepuscolo.
La spiaggia liscia è una scintillazione di scaglie.

Saltellano nere razze nell’oro della sabbia bagnata,
l’acciaio delle muggini luccica in mani d’ebano e di bronzo.

Muscoli, pinne, voci e fragori, tutto si mischia,
tutto si mischia nel crearsi della schiuma che ferve tra gli scogli.

Odora il mare!

Il corno della luna nuova gioca sulla cresta dell’onda.
E tra le alghe molli e i villosi molluschi,
dove si trascinano granchi dalle zampe denticolate
e dove bolle l’olio gelatinoso dei flessili calamari,
nella rete immensa della notte carica di stelle,
nella melodia libera delle acque e dello spazio,
invasa d’aria, profetica, timpanica,
scoppia orgogliosamente la chiacchera d’un piovanello…

*

O MERCADOR DE PRATA, DE OURO E ESMERALDA

Cheira a mar! cheira a mar!
As redes pesadas batem como asas,
as redes úmidas palpitam no crepúsculo.
A praia lisa é uma cintilação de escamas.

Pulam raias negras no ouro da areia molhada,
o aço das tainhas faísca em mãos de ébano e bronze.
Músculos, barbatanas, vozes e estrondos, tudo se mistura,
tudo se mistura no criar da espuma que ferve nas pedras.

Cheira a mar!

O corno da lua nova brinca na crista da onda.
E entre as algas moles e os peludos mariscos,
onde se arrastam caranguejos de patas denticuladas
e onde bole o óleo gelatinoso das lulas flexíveis,
diante de rede imensa na noite carregada de estrelas,
na livre melodia das águas e do espaço,
entupido de ar, profético, timpânico,
estoura orgulhosamente o papo dum baiacu…

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Monumento al mare: Joyce Kilmer

05 mercoledì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Joyce Kilmer, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Joyce Kilmer (1886-1918), americano (foto web)

IN MEZZO ALL’OCEANO IN TEMPO DI GUERRA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Il fragile splendore del mare piatto,
Il volto sereno e d’argento velato della luna,
Fanno di questa nave un luogo incantato
Piena di chiara allegria e dorata magia.
Ora, per un po’, la risata spensierata sarà
Mescolata al canto, per dargli più dolce grazia,
E le vecchie stelle, nella loro corsa infinita,
Daranno ascolto e invidieranno la giovane umanità.

Eppure questa sera, a cento leghe di distanza,
Queste acque arrossano d’uno strano e terribile rosso.
Prima della luna, una nube oscenamente grigia
Sorge da ponti schiantati nel piombo aereo.
E queste stelle sorridono col loro modo immemorabile
Sulle onde che ricadono su mille nuovi morti!

*

MID-OCEAN IN WAR TIME

The fragile splendour of the level sea,
The moon’s serene and silver-veiled face,
Make of this vessel an enchanted place
Full of white mirth and golden sorcery.
Now, for a time, shall careless laughter be
Blended with song, to lend song sweeter grace,
And the old stars, in their unending race,
Shall heed and envy young humanity.

And yet to-night, a hundred leagues away,
These waters blush a strange and awful red.
Before the moon, a cloud obscenely grey
Rises from decks that crash with flying lead.
And these stars smile their immemorial way
On waves that shroud a thousand newly dead!

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Monumento al mare: Alfred Tennyson

16 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

Alfred Tennyson (1809-1892), inglese (foto web)

FRANGERE, FRANGERE, FRANGERE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Frangere, frangere, frangere,
Sulle tue fredde pietre bigie, O Mare!
E vorrei che la mia lingua potesse dire
I pensieri che sorgono in me.

Oh, bene per il figlio del pescatore,
Che grida alla sorella che gioca!
Oh, bene per il piccolo marinaio
Che canta dalla sua barca nella baia!

E le navi maestose proseguono
Verso il loro asilo sotto la collina;
Ma per il tocco d’una mano svanita,
E il suono d’una voce taciuta!

Frangere, frangere, frangere
Ai piedi delle tue rupi, O Mare!
Ma la tenera grazia d’un giorno che è morto
Non tornerà più da me.

*

BREAK, BREAK, BREAK

Break, break, break,
On thy cold gray stones, O Sea!
And I would that my tongue could utter
The thoughts that arise in me.

O, well for the fisherman’s boy,
That he shouts with his sister at play!
O, well for the sailor lad,
That he sings in his boat on the bay!

And the stately ships go on
To their haven under the hill;
But O for the touch of a vanish’d hand,
And the sound of a voice that is still!

Break, break, break
At the foot of thy crags, O Sea!
But the tender grace of a day that is dead
Will never come back to me.
 

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Monumento al mare: William Ernest Henley

02 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

William Ernest Henley (1849-1903), inglese (foto web)

UN AMORE DAL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Sotto la notte che mi copre scevra di stelle,
(O tribolazione del vento che rotola!)
Nera come la nube di qualche tremendo incantesimo,
Il sussurro del sospirante mare
Pare il bisbiglio singhiozzante di due anime
Che tremano in una passione d’addio.

Ai desideri che triplicarono in me la vita,
(O malinconia del vento che rotola!)
Ai sogni che sembrarono predire il futuro,
Alle speranze che montarono in me come il mare,
A tutte le dolci cose inviate sulle anime felici,
Non posso che sciogliere un silente addio.

E alla fanciulla che fu sì tanto per me
(O lamento di questo vento che rotola!)
Poiché non posso costringela a vivere,
Sotto la notte, accanto al mar che risuona,
colmo dell’amor che avrebbe potuto unirci le anime,
Un triste, ultimo, lungo, supremo addio.

*

A LOVE BY THE SEA

Out of the starless night that covers me,
(O tribulation of the wind that rolls!)
Black as the cloud of some tremendous spell,
The susurration of the sighing sea
Sounds like the sobbing whisper of two souls
That tremble in a passion of farewell.

To the desires that trebled life in me,
(O melancholy of the wind that rolls!)
The dreams that seemed the future to foretell,
The hopes that mounted herward like the sea,
To all the sweet things sent on happy souls,
I cannot choose but bid a mute farewell.

And to the girl who was so much to me
(O lamentation of this wind that rolls!)
Since I may not the life of her compel,
Out of the night, beside the sounding sea,
Full of the love that might have blent our souls,
A sad, a last, a long, supreme farewell.

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Monumento al mare: William Ellery Channing

18 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ellery Channing

Monumento al mare

William Ellery Channing (1818–1901), americano (foto web)

CANZONE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Va la nostra barca libera alle onde,
sulla curva della marea, ove si frange il flutto ricciuto,
come traccia di vento su bianchi fiocchi di neve:
via, via! È un sentiero sul mare.

Possono infuriare le raffiche — far tendere la vela,
perché i nostri spiriti sanno strappare al vento la forza,
e le nubi plumbee cedono alla mente solare,
non temiamo il turbine della burrasca.

Onde sulla spiaggia e schiuma marina selvaggia,
con un balzo, uno scatto e un urrà improvviso,
dove l’alga si lega alla sua dimora,
e gli uccelli marini si bagnano sulle creste spumose,
onda dopo onda, s’arricciano,
mentre bianca la sabbia dalla riva acceca.

*

SEA SONG

Our boat to the waves go free,
By the bending tide, where the curled wave breaks,
Like the track of the wind on the white snowflakes:
Away, away! ’Tis a path o’er the sea.

Blasts may rave,— spread the sail,
For our spirits can wrest the power from the wind,
And the gray clouds yield to the sunny mind,
Fear not we the whirl of the gale.

Waves on the beach, and the wild sea-foam,
With a leap, and a dash, and a sudden cheer,
Where the seaweed makes its bending home,
And the sea-birds swim on the crests so clear,
Wave after wave, they are curling o’er,
While the white sand dazzles along the shore.
 

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Monumento al mare: Sarah Teasdale

04 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Sara Teasdale, TRADUZIONI

Monumento al mare

Sara Teasdale (1884-1933), americana (foto web)

NOSTALGIA DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

A mille miglia oltre questo muro inondato di sole
Da qualche parte le onde strisciano fresche lungo la sabbia,
La bassa marea abbandona la terra indolente
Con l’antico mormorio, lungo e musicale;
Grevi di vento s’ergono le onde, si curvano, ricadono,
E attorno agli scogli la schiuma esplode come neve —
Ma benché lontana nell’entroterra, sento e riconosco,
Perché sono nata eterna schiava del mare.
Lì vorrei essere e rotolarmi addosso
La fredda insistenza della marea,
A spegnere questa cosa ardente che chiamano anima —
Dopo con la risacca trascinarmi alla deriva
Essere meno del più piccolo guscio lungo la secca,
Meno dei gabbiani che strillano al mare.

*

SEA LONGING

A thousand miles beyond this sun-steeped wall
Somewhere the waves creep cool along the sand,
The ebbing tide forsakes the listless land
With the old murmur, long and musical;
The windy waves mount up and curve and fall,
And round the rocks the foam blows up like snow, —
Tho’ I am inland far, I hear and know,
For I was born the sea’s eternal thrall.
I would that I were there and over me
The cold insistence of the tide would roll,
Quenching this burning thing men call the soul, —
Then with the ebbing I should drift and be
Less than the smallest shell along the shoal,
Less than the sea-gulls calling to the sea.

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“Solitude” di Alessandra Raffin

26 martedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Tag

Alessandra Raffin, Emilio Capaccio, POESIA, Solitude

Solitude è il titolo. Solitude è il sentimento dentro questo viaggio tortuoso nelle strettoie del verso? Versi tranciati quasi a metà dal voler dire qualcosa oltre a quanto cominciato; ma è per solitudine che finiscono in una scarpata dell’immaginario? Non è un’abbottonata arrendevolezza, non una malleabilità al volere di questo male sottile, ma un’alienazione che si contorce nella presa coscienza del proprio stato, un violento dibattersi in fondo al buio tra l’essere che soffre le sue metamorfosi e l’essere a cui è stata data una faccia sola per il mondo della luce. Allora questa raccolta è una battaglia di identità, una guerra di molteplici mondi verso cui allineiamo le nostre apparenze per ogni scossa d’amore, dolore, felicità che prendiamo dall’esistenza. In questo ecosistema che ci fa cresce nella mutabilità si consuma il delitto della Raffin di voler stendere i suoi versi sulla nostra condizione di sordi sconosciuti.
La raccolta si intitola Solitude, Eretica edizioni, 2022.

Emilio Capaccio

*
Uccidimi ti prego
Ho fatto la guerra
Con pentole

Mestolo e coperchi
C’è anche chi mi ha sequestrata
Di domenica
Sul divano
Col mio vestito azzurro
Mi sono ricordata
Del carro siciliano della nonna
Coi cavalli bianchi
Volevo fosse vero
E mi avrebbe portato fino in piazza
Uccidimi ti prego
Non ne ho colpa
O tienimi nell’ombra
Se ho voluto danzare
Con le perle della mamma

*
Tutte le parole
Che non mi hai mai detto
Le ho cercate sulle bocche
Di qualche sconosciuto
Così si rompe un orologio
Così va riparato
Tutto il movimento
Del mio tempo interiore
La nube voragine e rivolta
Scandiva la mia natura
Scandito dalla tua identità
Si vive ritmici
Sai
Si vive di ritmi primordiali
E io ero sorda
Non sentivo il mio
Dov’è? Perché non sento?
Tu non mi hai parlato
Aspettavo una parola
Per riconoscermi
Al di fuori di me
Così muto
Mi è parso tutto il mondo
Dopo
Mi è parso vuoto
Tutto il mio mondo
Dentro

*
Nel silenzio
Di un pensiero denso
Di un altro sospeso silenzio
Il piede

Salendo un gradino
Piantava coltelli d’argento
Il mio amore se n’era andato
Piantava coltelli d’argento
Non sfiorito
Non appassito
Se n’era andato
Prima c’era poi
Nemmeno una traccia
E me ne sono accorta
Mentre arrotolavo
Corde di cotone
Il mio amore
Per dire amore
Sentendo amore
Intorno al collo
Piantava coltelli d’argento
E mi liberava
E a me felice
Interessava solo
Della primavera
Intorno al collo
Del calore sul viso
Di quel sole
Che all’improvviso
Riconosceva
Persino me

Alessandra Raffin è psicologa esperta in neuropsicologia clinica e terapia autogena. Vive e lavora tra Italia e UK. La poesia è parte integrante della sua vita da sempre. Solitude è la sua prima pubblicazione.

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“Un bacio e un graffio” di Vincenza Di Schiena

19 martedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Tag

Emilio Capaccio, POESIA, Un bacio e un graffio, Vincenza Di Schiena

L’esordio poetico la prof. Di Schiena lo fa con l’Amore. Declama all’Amore, pacatamente e solennemente, con un timbro seducente di vestale delle Murge, spesso in forma sintetica e simbolica. Ma è Lui il grand’ospite della sala cerimonia del cuore dell’autrice. È lui che ha la pelle odorosa di pietra carsica e una corporeità sublime e dolorosa, come la carnalità di certi cladodi pungenti, di certi frutti tumidi e lacrimosi. È lui che ha le labbra morbide del bacio e l’unghia tagliente del graffio. È lui che è doppia pozione: antidoto di solitudine e fiele di disperazione.
La raccolta si intitola: “Un bacio e un graffio”, Edizioni Ensemble, 2023, postfazione di Pasquale Vitagliano.

Emilio Capaccio

Magma dei sentimenti

C’è molto da tremare per riportare a galla
Il magma dei sentimenti.
E dire fuori dai denti che non si può amare
senza armi pari.
A cosa giova vivere in pena
quando i corpi vogliono luce e
brezza di primavera?
Ho scelto il tormento, il filo spinato
per adorare chi non è nato
dentro me.

*

Irrisolto

L’amore mio per te è il solito irrisolto.
La fuga, la rincorsa verso l’inafferrabile.
Storia di cardi spinosi, nuvole bianche,
crepe e vento scomposto.
Troverò pace quando incrocerò le braccia
supina e rigida
non pulserò più

*

Ti amerò in silenzio.
Non busserò
non lo dirò a nessuno.
Ti chiuderò a chiave nel mio cuore
E mi addormenterò.
Passeranno i morti
a ferrare la serratura.

*

Cambio pelle
tutte le volte
che striscio di dolore

*

Ti restituirò l’attesa
le caramelle alla menta forte
e i chili di troppo.
Tratterrò le chiavi dell’aorta principale
la meraviglia e la premura.
Mi vedrai in copertina o su un altare
a dispensare baci come ti piace.

*

Conto i minuti nell’attesa di vederti.
Sempre nuovo è il giorno
con le tue mani sui miei fianchi.
Porti ossigeno rozzo e primitivo
io luce filtrata,
avamposto dell’amore.

Vincenza Di Schiena (Andria, 1975), insegnante, con un lungo trascorso di impegno civile, sociale e culturale nel suo territorio. Ha pubblicato alcuni racconti nel Repertorio dei pazzi della città di Andria (Marcos y Marcos, 2016), volume a cura di Paolo Nori. Sue poesie sono state pubblicate su «Verso libero», «Collettivo Culturale TuttoMondo» e nell’antologia Transiti poetici.

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Monumento al mare: Cale Young Rice

14 giovedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Cale Young Rice, Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Cale Young Rice (1872-1943), americano (foto web)

SONNAMBULISMO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Sopra di me è la notte,
E sopra la notte, la notte.
Il mare accanto a me geme, o è quieto.
La terra come una sonnambula si trascina
Per uno strano sonno…
Stride un uccello marino.
E il garrulo risveglia in me fiocamente,
Il popolo morto del mare, i miei antenati —
Coloro che più di me sono in me,
Coloro che si sedettero lunghe notti fa da sponde bagnate
E videro il mare nei suoi silenzi;
E lo dannarono o lo implorarono;
O lo sfidarono con un crocifisso;
E poi calarono giù con le loro barche.

Sopra di me è la notte…
E sopra la notte, la notte.
Le rocce mi circondano e più in là, la sabbia …
E la riluttante bassa marea
Che si getta all’indietro per dare l’ultimo saluto
Ai relitti portati da così tempo nel suo seno.
Rocce… Ma la marea arretra
E il limo è nudo, come una cosa vergognosa
Che non ha nascondiglio.
E l’uccello marino tace —
L’uccello e ogni altro grido lontano nel mio sangue —
E la terra come una sonnambula si trascina.

*

SOMNAMBULISM

Night is above me,
And Night is above the night.
The sea is beside me soughing, or is still.
The earth as a somnambulist moves on
In a strange sleep…
A sea-bird cries.
And the cry wakes in me
Dim, dead sea-folk, my sires —
Who more than myself are me.
Who sat on their beach long nights ago and saw
The sea in its silence;
And cursed it or implored;
Or with the Cross defied;
Then on the morrow in their boats went down.

Night is above me…
And Night is above the night.
Rocks are about me, and, beyond, the sand …
And the low reluctant tide,
That rushes back to ebb a last farewell
To the flotsam borne so long upon its breast.
Rocks… But the tide is out,
And the slime lies naked, like a thing ashamed
That has no hiding-place.
And the sea-bird hushes —
The bird and all far cries within my blood —
And earth as a somnambulist moves on.

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Monumento al mare: Georges Rodenbach

29 giovedì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Georges Rodenbach, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Georges Rodenbach (1855-1898), belga (foto web)

FOSFORESCENZA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Stasera il cielo cupo e il mare si confondono;
per tutto il giorno ha fatto molto caldo;
le onde urtandosi nell’ombra si danno voci,
prigioniere d’una stessa cella.

Il cielo è largo e nero come un panno funebre,
e gli orizzonti incerti
formano come un immenso e oscuro santuario
dove tutti i ceri sono spenti.

Ma ecco che il mare diventa fosforescente
e lungo la sabbia cangiante
nella distanza s’apre superbo e abbagliante,
con i suoi lustrini d’argento.

Non astri nel cielo, non vele nel vento,
si direbbe che l’onda amara
così rivolti impietosa cadaveri di stelle
che sarebbero cadute nel mare.

*

PHOSPORESCENCE

Ce soir le ciel obscur et la mer se confondent;
tout le jour il a fait très chaud;
les flots entrechoqués dans l’ombre se répondent,
captifs dans un même cachot.

Le ciel est large et noir comme un drap mortuaire,
et les horizons incertains
forment comme un immense et sombre sanctuaire
où tous les cierges sont éteints.

Mais voici que la mer devient phosphorescente,
et le long du sable changeant
elle s’étale au loin superbe, éblouissante
avec ses paillettes d’argent.

Pas d’astres dans le ciel; dans le vent pas de voiles;
on dirait que le flot amer
roule ainsi sans pitié des cadavres d’étoiles
qui seraient tombés dans la mer!
 

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Monumento al mare: William Vaughn Moody

15 giovedì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Vaughn Moody

Monumento al mare

William Vaughn Moody (1869-1910), americano (foto web)

UN GIORNO GRIGIO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Nebbie grigie e piovigginose drappeggiano le brughiere,
la pioggia sbianca il mare morto,
dal tetro promontorio all’accigliato capo
vele plumbee vanno stancamente.
Non so come quel mercantile
abbia trovato coraggio; ma è il suo piano
verso il mare il suo corso sconfinato da solcare.

Irreali come insetti che atterriscono
il cervello irritabile d’un ubriacone,
sul grigio abisso strisciano le imbarcazioni
a quattro zampe, con due rematori:
minimi, i più piccoli della terra,
attraverso la vasta circonferenza del vecchio oceano
nello sforzo eroico, ridicolo.

Mi chiedo come l’equipaggio di quel mercantile
abbia trovato la volontà.
Mi chiedo come i pescatori facciano
per continuare ancora a sfiancarli.
Mi chiedo come il cuore dell’uomo abbia
pazienza di vivere oltre la sua spanna
o d’attendere che i suoi sogni s’avverino.

*

A GREY DAY

Grey drizzling mists the moorlands drape,
rain whitens the dead sea,
from headland dim to sullen cape
grey sails creep wearily.
I know not how that merchantman
has found the heart; but ‘tis her plan
seaward her endless course to shape.

Unreal as insects that appall
a drunkard’s peevish brain,
o’er the grey deep the dories crawl,
four-legged, with rowers twain:
midgets and minims of the earth,
across old ocean’s vasty girth
toiling-heroic, comical!

I wonder how that merchant’s crew
have ever found the will!
I wonder what the fishers do
to keep them toiling still!
I wonder how the heart of man
has patience to live out its span,
or wait until its dreams come true.
 

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“Come un fiore in un crepaccio” di Luciana Luzi

07 mercoledì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Emilio Capaccio, Luciana Luzi, POESIA, Stanze d'inverno e altre poesie

S’immagini un giorno di brezza primaverile che cammina pigro nelle ore. I piedi nudi scivolano sul manto mattutino di camomilla selvatica e rosolacci. S’immagini l’orchestra policromatica degli uccelli dei boschi maceratesi dipanare la sua armonica quiete sonora. S’immagini la fanciulla sdraiata sul fianco nell’erba; la fanciulla dai riccioli sediziosi sotto il cappello col nastro annodato; la fanciulla che parla come dipinge, che scrive come colora.
La poesia della Luzi è una lentissima giornata primaverile. Un’interminabile confessione d’amore agli elementi più irriducibili che ammobiliano la vita umana; un’invocazione ai numeri primi della natura: la fresca terra, la luce divina, la luna nuda, con la sua corte di ammiratori celesti, il garrulo popolo dei fiori e quello soprelevato degli uccelli; e più su, su tutto e dentro ogni riparo, Dio sereno e mattiniero, nella poesia della Luzi.
La raccolta s’intitola: “Come un fiore in un crepaccio”, Giuliano Ladolfi Editore, 2023, con prefazione di Maurizio Minnucci; ed è così che viene a prendermi; ed è così che viene agli occhi, per farmi deliziare le evasioni, per portarmi tutto pieno di vergogna e raffazzonato accanto alla fanciulla dal cappello col nastro annodato.

Emilio Capaccio

La tenerezza delle mani

Sembrano così lontani
adesso
i giorni dei fiordalisi
gli occhi
fermi come laghi
sussurravano parole
l’amore sembrava un gioco
inconsapevoli
e leggeri
si assaggiava l’infinito.

*

Il silenzio dei primi uomini

Il mattino ha profumo di fiori
sconosciuti alla notte.
Una formica cammina portando il suo peso
i gatti si scambiano il cibo
le lavande occhieggiano dai loro viola.
Qualcuno ha tagliato i rami per il fuoco di domani.
Gli uccelli cantano dai loro alberi
intorno
c’è il silenzio dei primi uomini.
Un bocciolo rosso fa capolino fra l’erba

– come gli batte forte il cuore.

*

Nel silenzio ottobrino

cammino nell’erba bagnata e fredda
il gatto la lecca
la prima luce è già piena di Dio
è la forza inascoltata che abbiamo dentro da sempre

la morte è un principio di sonno o viceversa
dormiamo quando non abbiamo null’altro da fare

– prendimi adesso, ma concedimi ancora un sogno

mi scaldo le mani col fiato
passo il calore alle guance, sorrido
più divertita o commossa, non so

quei gesti imparati da bambini
selvaggi o veri uomini
sono sempre stati lì, proprio come la luce
a salvarci.

*

Siamo io e te

a guardarci
in questa notte che allinea i brividi
quante memorie e sospiri – Luna – custoditi
nelle sembianze di un candido viso.
Le nuvole ti sono damigelle, Marte
timido amante, lontano.
Come donna mi specchio nelle tue fasi
e rotondità

– arcana complicità che ammicca
nel silenzio inviolato.

*

Non aspettarsi niente è un fiore

aspettarsi qualcosa da qualcuno è umano
una speranza che sa di latte
ingenuo desiderio
una conferma

un limite

quando abbiamo smesso di credere nell’impossibile?
Guardare il cielo e affidarci all’Universo
al viso sorridente di un bambino
di un fiore.

Luciana Luzi, maceratese, classe 1967, è artista poliedrica e appassionata; fin dall’infanzia ama l’arte in tutte le sue manifestazioni. Nell’età adulta sperimenta in modo più impegnativo non solo le arti pittoriche e il fumetto, frequentando corsi professionali (in particolare la Summer School di Illustrazione Editoriale Ars in Fabula di Macerata), ma anche la scrittura, in particolare di poesie, per le quali riceve segnalazioni di merito per la “Poesia in Lingua” in diversi concorsi letterari “Città di Grottammare”, indetti dall’Associazione “Pelasgo 968”. Alcune sue composizioni sono recensite in blog e riviste letterarie online e cartacee. Attualmente si sta dedicando al ruolo di assistente d’infanzia.

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“Stanze d’inverno e altre poesie” di Eleonora Bellini

31 mercoledì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Eleonora Bellini, Emilio Capaccio, POESIA, Stanze d'inverno e altre poesie

L’amabile poetessa Bellini ha un pennino dall’inchiostro un po’ magico e un po’ amaro. Coll’ombrello di Mary Poppins, il guardo vispo e un gesto svagato di saluto, svolazza di qua e di là per i climi delle stanze che si fanno in questa scorreria di versi.
Scaffali illuminati dal volto falotico della luna; libri e giocattoli dentro bauli di pelle alla rinfusa nel sottoscala; dimore assettate di vecchi professori; ricordi che vanno ad accoccolarsi tra le stelle; sua altezza, la Talpa, col consorte, il Leprotto; i cugini reali, il Gatto, e sua maestà, la Gazza, e tutta la simbolica fauna del bosco. Favole che s’animano a imperitura levità, ma non con frivolezza, dalla bacchetta di briosa bibliotecaria di mirabilia. La sua wunderkammer è quest’opera, e apre le porte ai visitatori appena per il tempo fatato della lettura.
La sua wunderkammer si chiama: “Stanza d’inverno e altre poesie”, Book Editore, 2021, con una nota di Alfredo Luzi.

Emilio Capaccio

Antico compleanno

La mamma aveva gli occhi neri
e neri i suoi capelli, docili
soltanto al vento. Scrutava
con quegli occhi i visi
dei suoi piccoli alunni,
sorrideva a mio padre nelle feste,
contemplava laghi, monti,
panorami e talvolta
anche il mare. E mi restava accanto,
quel suo sguardo lucente d’ossidiana,
silente compagnia quando non c’era.

*

Le case dei vecchi professori

Le case dei vecchi professori, con i libri
ordinati sopra gli scaffali, con i libri
in punta di piedi al davanzale, con i libri
in poltrona a occupare gli spazî
del tempo senza ore, i giorni
lunghi come le stagioni, le alterne
apparizioni di luce e buio alle finestre,
all’ospite tendono la mano. Le case
dei vecchi professori hanno l’odore
dell’inchiostro anche quando
dalla scrivania ammicca l’occhio
di ghiaccio del computer. Le case
dei vecchi professori taciturne
reclinano il capo lentamente, come fiori
sorpresi dal vento della sera.

*

Notte

La notte è stanca
perché ha perduto il buio,
il misericordioso margine
d’ombra sparso sul velluto
dell’oblio. Ma non pensate,
bambini, alla luna,
né al latte di stelle
o alle comete.
Non pensate alle luci.
Questo chiarore
di polvere rossa arroventata
s’innalza dal vicino HUB.
E il boato che s’ode
non è tuono, ma scoppio di motori
(lo sa perfino il gatto
che ronfa ben nascosto sotto un telo).

*

Due

I vecchi giocattoli, quelli
del baule in fondo alle scale,
fremono. Sentono
che è giunta la stagione
delle notti lunghe, dei sogni
già accesi all’uscita di scuola,
del pane, burro e zucchero.
I vecchi giocattoli vorrebbero
alzare il coperchio e dire a tutti
che i bambini sono sempre buoni.

*

I lupi

Dicono che da queste parti,
tra il Ticino, l’Agogna e la baraggia,
siano tornati i lupi, forse
dal medioevo, forse
dall’altro mondo. Pare
che la gente qui, dura e selvaggia,
li tema e già s’appresti a un’offensiva
(la stessa che inferocisce
i rivali umani). E tuttavia
il traffico scorre,
gli aerei decollano come dure
raffiche sul cielo, le ruspe scavano
e nei condotti oscuri si riversano
i consueti veleni. Tutto va bene
per gli umani, tutto
tranne i lupi.

*

Eleonora Bellini, bibliotecaria di lungo corso, scrittrice e traduttrice, vive nel Piemonte Orientale. Per la sua biblioteca ha ideato e curato, negli anni, progetti di invito alla lettura, mostre d’arte, didattiche e documentarie, itinerari multiculturali tra i libri, incontri con scrittori. Segretaria e organizzatrice del premio nazionale di Poesia e Traduzione Poetica “Achille Marazza” (1982-2018); componente di giuria dei concorsi letterari “La casa della Fantasia” (2003-2018) e “Antonio Cerruti – Ariodante Marianni” (2008-2017). Collabora e ha collaborato a periodici e riviste (tra gli altri “Quinta Generazione”, “L’immaginazione”, “Verbanus”, “Fermenti”, “Capoverso”, “Il Ponte”, “Il Sempione”, “Pagine giovani”, “5Xché”) e a siti letterari (tra gli altri “Le letture di don Chisciotte”, “Mangialibri”). Ha pubblicato opere di genere diverso:

Poesia:
Metadizionario, Lalli 1980; Note a Margine, Premio Albisola Giovani – Seledizioni 1980; Tracce, con prefazione di Vico Faggi, Sabatelli – Quaderni di Resine 1993; Agenda feriale, Premio Rhegium Julii 1997; I nemici svegli, con presentazione di Ariodante Marianni, ArtEuropa, 2004; Il rumore dei treni, con nota di Ariodante Marianni, Book Editore 2007; Le ceneri del poeta, Orizzonti Meridionali 2011; Stanze d’inverno. Non solo liriche, La Parada 2012; ριζώματα radici. Poesie sui 4 elementi, Youcanprint/ Mimesis.me 2014; Prove d’autunno, con presentazione di Fabio Scotto, Puntoacapo editrice 2018; Legno estivo, Youcanprint/ Mimesis.me 2019.

Narrativa:
Con il motore al minimo, EOS 1999; Il calendario dell’avvento, R. Vecchi 1999; La stella sul tetto, Creativi Associati 2017; La casa dei libri, Creativi Associati 2017.

Traduzioni:
J. Daniélou, Diari spirituali, Piemme 1998; L. M. Sinistrari, Sortilegium, in “Quaderni Borgomaneresi/2–1999”; A. de Lamartine, Ditemi il vostro segreto. Carteggio con Giulia di Barolo, San Paolo 2000; A. Cerruti, Tre poesie, Borgo Ticino 2000 e Poesie religiose in “Quaderni Borgomaneresi/4-2001”; W. A. Stuart, Sketches, in “Quaderni Borgomaneresi/8-2005”; L. Basset, Il desiderio di voltare pagina, San Paolo 2008; M. Quesnel, La saggezza cristiana, San Paolo 2008; R. Stainville, Grande male – Medz Yeghern: Turchia 1909, un testimone del massacro degli Armeni. San Paolo 2008; L. Basset, La morte fa paura agli uomini non a Dio, San Paolo 2009.

Altri testi:
I bambini e la poesia, Borgomanero 1986; Finché ci sia respiro, Interlinea 1996; Laboratorio per Rodari, Fondazione Marazza 1991; La Madonna della Bocciola e i culti mariani del lago d’Orta, con Carlo Carena, Comune di Ameno 1993; Borgo Ticino e Divignano. Storie di gente, luoghi di memoria, E. Bellini/D. Tessari, EOS 1996; Pagina picta. Il caso, l’allegoria, la volontà nella pittura di Ariodante Marianni, Colophon Libri 2005; Dialogo a colori. Rodari e Maulini in biblioteca, Fondazione Marazza 2010; La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo, Fermenti 2017.

Bambini e ragazzi:
Piccoli Libri, Fondazione Marazza 2000; I sei giorni del sole. La spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel racconto di un bambino, Laser 2000; Piccole Rime, Fondazione Marazza 2001; La Casa della Fantasia, Fondazione Marazza 2002; Una scatola piena di treni, margherite, triangoli, Edizioni I fiori di campo 2002; Un anno nella casa della fantasia, Fondazione Marazza 2003; Un anno nella casa della fantasia 2, Fondazione Marazza 2004; I laboratori della fantasia, Fondazione Marazza 2005; Pensieri Rime Colori per la Casa della Fantasia, Fondazione Marazza 2006; I laboratori della Fantasia 2 , Fondazione Marazza 2007; Un sacco di libri e altre cose colorate, Fondazione Marazza 2008; Vivilibro, Fondazione Marazza 2009; Ninna nanna per una pecorella, Topipittori 2009 (tradotto in corso, francese
e spagnolo e in simboli WLS per Uovonero Edizioni 2019); La storia che non c’era in Unduetrestella 3/2009; Là nel bosco in Unduetrestella 1/2010; La capra, la cicala e l’usignolo, in Unduetrestella 2/2010; Specchiarsi, Fondazione Marazza 2010; Fuori dal nido, Nonsoloparole 2003; L’elefante e la formica. Gandhi nelle lettere del nonno, Nonsoloparole 2016; Adalgiso e il mistero del maniero, La Ruota Edizioni 2018; La casa in riva al mare, Fabbrica dei segni 2019; Casa di luna, Edizioni Il Ciliegio 2019; Il quaderno di Lisa, Antipodes edizioni 2021; Non dire il tuo nome, Edizioni Il Ciliegio 2021.

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Monumento al mare: Francis Ledwidge

25 giovedì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Francis Ledwidge (1887-1917), irlandese (foto web)

SU UN SOGNO D’ACQUA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

E così, per molte leghe del mare
Cantammo di chi avevamo lasciato indietro.
La nostra nave ruppe il fosforo selvaggio,
Le bianche vele pregne di vento,
E nella mente mi domandavo
Quanti si sarebbero ricordati di me.

Dopo, l’alba orlata di rosso larga si stese,
Un fronte roccioso s’allungava,
E punte di terre addensate alla marea
Custodivano tante piccole e confortevoli cale.
O gioia di vivere per sempre, laggiù,
O Anima tanto cercata!

*

ON DREAM WATER

And so, o’er many a league of sea
We sang of those we left behind.
Our ship split thro’ the phosphor free,
Her white sails pregnant with the wind,
And I was wondering in my mind
How many would remember me.

Then red-edged dawn expanded wide,
A stony foreland stretched away,
And bowed capes gathering round the tide
Kept many a little homely bay.
O joy of living there for aye,
O Soul so often tried!

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Monumento al mare: Gerald Gould

11 giovedì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Gerald Gould (1885-1936), inglese (foto web)

SETE DI VIAGGIARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Oltre l’est l’aurora, oltre l’ovest il mare,
e a est e a ovest la sete di viaggiare che non mi lascia;
agisce in me come una pazzia, cara, incitandomi a dare l’addio;
perché i mari chiamano e le stelle chiamano e oh! la chiamata del cielo!

Non so dove corra la bianca strada, né cosa siano le colline azzurre;
ma un uomo può avere per amico il sole e per guida una stella;
e non c’è fine nel viaggio una volta che si sente la voce,
perché i fiumi chiamano e le strade chiamano, e oh! la chiamata degli uccelli!

Laggiù si trova il lungo orizzonte, e lì di notte e di giorno
le vecchie navi volgono di nuovo a casa e le giovani vanno via;
e io potrei tornare, ma devo andare, e se gli uomini ti chiedono perché,
puoi dare la colpa alle stelle e al sole e alla strada bianca e al cielo.

*

WANDER-THIRST

Beyond the East the sunrise, beyond the West the sea,
And East and West the wander-thirst that will not let me be;
It works in me like madness, dear, to bid me say good-bye;
For the seas call, and the stars call, and oh! the call of the sky!

I know not where the white road runs, nor what the blue hills are;
But a man can have the sun for a friend, and for his guide a star;
And there’s no end of voyaging when once the voice is heard,
For the rivers call, and the roads call, and oh! the call of the bird!

Yonder the long horizon lies, and there by night and day
The old ships draw to home again, the young ships sail away;
And come I may, but go I must, and, if men ask you why,
You may put the blame on the stars and the sun and the white road and the sky.

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