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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi autore: Loredana Semantica

4 #cronacheincoronate

02 giovedì Apr 2020

Posted by Loredana Semantica in #cronacheincoronate; #andràtuttobene

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Tag

#cronacheincoronate; #tuttoandràbene; il tempo del coronavirus

Proseguo il racconto dei giorni al tempo del coronavirus. Un’iniziativa del blog proposta qui. In calce a quel post di presentazione  il link agli altri post contenenti le cronache dei giorni precedenti.

Siracusa 21 marzo 2020

CRONACHE INCORONATE

LA POESIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

La poesia al tempo del coronavirus non c’è. Leggo quella degli altri. La mia s’è fermata. Per me è come se tra la superficie e il profondo si fosse interposta una lamina. Non so se sia ansia, bisogno di fare, disordine in giro, disinfettare. La poesia sgorga, quando c’è. Ha un che di naturale. Nel silenzio, ma non solo, nel bisogno di espandersi, come pasta lievitata, viene fuori da una zona misteriosa, irraggiungibile da una coscienza lucida. Quella zona potrei chiamarla forno, ispirazione o forse camera oscura. Ecco. C’è un disturbo della camera oscura. Non è luce che abbaglia. Non è ombra. E’ che le profondità si sono appartate. Non immergo il mio pensiero nel fiume carsico che le percorre. La mia coscienza ora vuole essere presente a se stessa. La comunicazione allora risale in superficie. La prosa è la forma più adatta per dire il passo del tempo. Sto parlando ai bambini. In fondo. Ora come allora sono un essere di questo mondo, non poeta o veggente, non etereo o santo. Nemmeno tanto eremita. Ora devo essere vigile. Captare i segnali di pericolo. Tenere a mente le scorte. Fare la spesa alimentare. Rapportarmi in un modo nuovo col lavoro. Leggere il mondo nelle sue notizie e percepire l’andamento dello sconvolgimento. Tenere d’occhio i monitoraggi della protezione civile. Il dato più forte è il numero dei morti. Numeri che dietro hanno anime e respiri. Attendo un segnale. Un segno meno tra le differenze di oggi e di ieri. Nemmeno uno zero nei grandi numeri. Nemmeno una volta. Figuriamoci il segno meno quando arriverà. Tutto dipende dal tempo e dalla resistenza consapevole e forte dei miei connazionali. Irrigidirsi come a una chiamata militare. Siamo tutti soldati della propria e altrui salute. Niente caccia alle streghe solo fermezza, far lavorare il cervello. La poesia può aspettare…

Siracusa 24 marzo 2020

CRONACHE INCORONATE

LA NOIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

La noia non è mai – o quasi mai stata – nel ventaglio dei miei sentimenti. Non me ne voglia Moravia, se la noia mi è aliena, forse vi sono talmente immersa che neanche me ne rendo conto, in virtù di spinte interiori mai sopite ormai insisto pervicace per abbrivio, inseguendo sogni che tento di inverare. Certo però che non capisco, di più, compatisco quei giovani che sono pervasi dalla noia. Seduti ai tavolini del bar a consumare l’esistenza. Non intendo sindacare il desiderio di aggregazione tra giovani che è normale, bensì lo sguardo vacuo e senza vitalità di certe figure annoiate che vivacchiano senza slanci. La noia non esiste. Non esiste al tempo del coronavirus e neanche in altri momenti. Parlatemi di stanchezza, depressione, avvilimento, tristezza, malinconia. Parlatemi di entusiasmo, energia, volontà, progettualità, organizzazione, curiosità. Parlatemi di sconfitte, di vittorie, di lotte. La noia non esiste. E anche se dico mi annoio è solo una scusa per sfuggire a qualche obbligo poco gradito. Mi annoio perché devo fare altro, altro che, ovviamente, non mi annoia. Riesco a volte a provare noia vicino a persone che non mi piacciono. Allora evito accuratamente le persone che non mi piacciono. Un altro caso in cui mi annoio è quando le persone che amo, quelle di cui mi circondo, mi invitano a un’attività non gradita. Ed io per amor loro mi lascio convincere. Monopoli ad esempio o Risiko. Sono coerente, giocare non fa per me. Vabbè qualche gioco con le carte da gioco un po’ mi avvince, sia con le carte francesi che con le siciliane, ma senza esagerare, massimo due tre ore, poi soccombo. Insomma al tempo del coronavirus niente noia, nonostante l’obbligo di stare a casa, il giorno vola, la notte sorprendentemente dormo. Probabilmente stare a casa, risponde al mio bisogno più segreto, accantonato a lungo, ora assecondato. Tra le cose che ho avviato c’è questa rubrica di Cronache incoronate. Ho fotografato i miei quadri, elaborato le foto. Ho aperto un negozio virtuale delle mie opere e ne ho curato le presentazioni. In mente altri tre pannelli decorativi da realizzare. Ho pronte le foto per tre nuove ricette illustrate per la mia pagina IN NUCE, devo caricarle e scrivere i testi. Per l’ambito professionale sto sperimentando lo smart working, chiedendomi se avro’ la possibilità di optare per questa modalità anche dopo la fine dell’emergenza… In sintesi ho continui progetti che metto in cantiere e porto avanti, avendo sempre la sensazione che il migliore (progetto, periodo, soddisfazione) debba ancora venire. Sul fronte epidemia le cose vanno non tanto bene. Qui qualcuno comincia a morire, sempre più vicino, temo che il cerchio possa stringersi, prima che in Sicilia si spenga il contagio. E’ impressionante il modo in cui questa malattia piomba addosso e in pochi giorni rubi una vita. Aspettiamo la liberazione. Non possiamo arrenderci. Mai smettere di credere.

Tutto andrà bene.

Siracusa 27 marzo 2020

CRONACHE INCORONATE

LE MANCANZE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Cos’è la prima cosa che farai finita l’emergenza? Leggo qua e là amici che lo chiedono. Ecco la domanda è intrigante. Permette di sognare. Ne abbiamo bisogno, specie adesso che cominciamo a dubitare. Stimola il desiderio. Sesso rispondono alcuni. Altri prendere l’auto e via on the road, una corsa folle, un viaggio tanto desiderato, riunirsi con gli amici, una festa, una sbornia, andare a cena fuori…a me manca di poter abbracciare i miei figli. Sono già a casa da dieci giorni consecutivi è difficile che io possa contagiarli, ma sono loro a temere di poter trasmettere il contagio. Magari essendo asintomatici. Sanno che i giovani se la cavano meglio e non vogliono mettere a rischio noi genitori un po’ datati. Per cui in linea di massima manteniamo la distanza di circa un metro gli uni dagli altri anche in casa. Ognuno poi ha scelto la sua zona di stazionamento e conviviamo. Serenamente. Il mio piccolo sostiene che dieci secondi di abbraccio trasmettono energia positiva. Sarà quell’energia che mi manca, l’energia della tenerezza, l’affetto che vivifica. Vorrei una tregua almeno. Per due minuti il virus sospende l’attività, trattiene il respiro, si astiene dal contagio. Il tempo di un abbraccio e poi di nuovo sul fronte. Per armi pazienza, speranza, resistenza. Mascherina ed amuchina.

Tutto andrà bene (forse)

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3 #cronacheincoronate

26 giovedì Mar 2020

Posted by Loredana Semantica in #cronacheincoronate; #andràtuttobene

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Questa quarta, quinta e sesta cronaca, precedute da prima seconda e terza cronaca, già pubblicate qui lo scorso giovedì, danno seguito all”iniziativa proposta su questo blog con questo post. 

Siracusa 16 marzo 2020

CRONACHE INCORONATE

LA CENA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Crescono poco i casi in Sicilia. È un sollievo. La sanità siciliana non reggerebbe un impatto analogo a quello lombardo. È forse già un segno dell’efficacia del contenimento. Questo mi permette di dedicarmi alla cena più serenamente. I miei ragazzi sono a casa. In altri tempi spesso, per non dire sempre, sono fuori tra studio e amici. Stasera per cena avevo in mente di sfruttare cinque morbidoni che occhieggiano dalla busta del pane. Soffici, fragranti, cosparsi di sesamo, mi hanno ispirato il mio panino top. Pomodoro, uova sode a fette, maionese e cipolletta fresca a pezzetti. Semplice e godurioso. Poi ho ricordato che in frigo c’era qualche fetta di pollo ed ho diversificato. Pollo arrosto a pezzetti, provola e provolone fusi, ketchup, maionese. La ricetta è copiata dai paninari. Il formaggio dovrebbe essere lo svizzero, ma i supermercati chiudono alle 18, non c’è modo di comprarlo. I panini a cena hanno successo. Mio figlio maggiore “però però mamma, niente male” ed io ” sono meglio dei paninari?” risponde il minore ” insomma, mamma, adesso non esageriamo” . Cari paninari, sono a buon punto per il sorpasso. Intanto mi godo i miei figli a tavola. Si parla. Si sta bene insieme. Al tempo del coronavirus.

Tutto andrà bene

Siracusa, 18 marzo 2020

CRONACHE INCORONATE

CUCITO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Oggi ho avuto poco tempo per qualunque cosa. Sono stata impegnata a cucire dieci mascherine protettive. Le mascherine ormai sono una merce rara e costosa. Qualche paese ce le sequestra, qualche paese ce le regala, ma quelle che arrivano sono destinate ai sanitari. Intanto le scorte di casa nostra si stanno esaurendo. Mio figlio ha provato ad acquistarle in internet. Provenivano dalla Cina e i tempi di consegna erano lunghissimi. Ho deciso di cucirle io. Per modello ho usato una mascherina chirurgica usa e getta, per tessuto una tela riciclata. La tela di cotone doppio e fitto era stata confezionata in una federa di cuscino che per anni e anni ha contenuto piume. Qualche mese fa in una gigantesca opera di riordino degli armadi le piume sono state trasferite in altri cuscini e la federa, lavata a temperatura di 90°, era stata messa tra i tessuti disponibili per migliori usi. Questo è il tempo in cui serve. Ho ricavato dalla federa otto quadrati di circa ventidue centimetri per lato. A destra e sinistra, dopo una passata di punto zig zag, ho rimboccato l’orlo e l’ho fissato col punto dritto. In alto e in basso ho rimboccato il lembo per mezzo millimetro e poi, in basso l’ho rimboccato nuovamente per un altro mezzo millimetro, fissando l’orlino così creato col punto dritto, in alto invece, ho rimboccato il lembo ancora per circa un centimetro creando così un orlo più alto, fissato sempre a punto dritto. A questo punto ho formato tre pieghe nella parte centrale della mascherina, e fissato le tre pieghe a destra e a sinistra con un tratto di punto dritto. Le pieghe sono cucite solo agli estremi perché al momento che si indossa la mascherina devono potersi aprire per accogliere la sporgenza del naso e della bocca. Dentro l’orlo alto con l’aiuto di una spilla da balia, ho passato un elastico, circa 55 centimetri di lunghezza, lasciandolo pendere a destra e sinistra. Questi estremi vanno fissati con punti forti a mano agli estremi dell’orlo in basso. Si formano degli anelli che indossando la mascherina vanno posizionati dietro le orecchie, trattenendo la mascherina aderente al viso. L’orlo in alto sta sul naso, l’orlo più sottile in basso sta sotto il mento. Finite le mascherine ho bollito l’acqua e le ho messe a bagno nell’acqua bollente con un po’ di detersivo. Adesso devo andare a sciacquarle e stendere perché si asciughino. Domani le stiro. Domani devono essere pronte. Domani è ancora il tempo del coronavirus.

Tutto andrà bene.

ps. le altre 2 mascherine delle 10 cucite oggi le ho confezionate in altro modo

Siracusa, 20 marzo 2020

CRONACHE INCORONATE

LO SMART WORKING AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

La mia azienda in tutta fretta ha messo su un bell’apparato per lo smart working. Con lo smart working o lavoro agile un po’ si lavora a casa, un po’ in azienda. Di questi tempi a casa e basta. Io sono stata resa operativa ieri sera. Ovviamente ho rinviato a stamani ogni connessione. Quando ho provato stamattina tutto ha funzionato perfettamente. Oh meraviglia! In remoto sul mio affollatissimo desktop. Come sempre, nelle cose che mi piacciono e mi sorprendono, mi ci sono buttata a capofitto. Dopo 5 ore di lavoro avevo un freddo cane e la schiena a pezzi. Non mi ha salvata neppure il the caldo che avevo sorseggiato mentre lavoravo. Ho dovuto far ricorso alla mitica vestaglia turchese supercalda. Preparando il pranzo la situazione è migliorata. Dopo pranzo ho realizzato che non era un fatto di immobilità, mancanza di riscaldamento o primi segni del contagio, bensì un cattivo rapporto sedia piano di lavoro. Come un bravo datore di lavoro di me stessa ho migliorato l’ergonomia della postazione. Ho preso una sedia più alta e con i braccioli, l’ho rialzata fino a che seduta il gomito fosse in linea con la tastiera. Sotto i piedi una bella pedana di fortuna: una solida scatola di legno grezzo. In verità, anche se dico di aver fatto tutto io, si è premurato mio figlio minore, ma mi piaceva spacciarmi per autocrate autosufficiente. Insomma una bella esperienza, entusiasmante, non ho ancora deciso se preferibile al lavoro sul posto. Intanto sono potuta andare in bagno ben tre volte. Nel mio bagno. Anche questo è un vantaggio dello smart working.

Tutto andrà bene

Loredana Semantica

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2 #cronacheincoronate

19 giovedì Mar 2020

Posted by Loredana Semantica in #cronacheincoronate; #andràtuttobene

≈ 1 Commento

Questa prima, seconda e terza cronaca danno seguito all”iniziativa proposta su questo blog qui.

Siracusa 14 marzo 2020

LA SPESA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Ieri sono andata a fare la spesa. Da sola. All’ingresso breve fila di pochi minuti. Un uomo con la mascherina dava l’ok per entrare. Decido d’essere veloce. Prendo ciò che so che ci piace, un’occhiata rapida alla data di scadenza, nessuna al risparmio.
Nei corridoi tutti ci teniamo lontani gli uni dagli altri, se il corridoio è occupato, giriamo al largo, se qualcuno perde tempo a scegliere andiamo altrove.
Due vecchiacci che facevano la spesa, un uomo e una donna, senza mascherina e senza paura, mi tampinavano. Sorvolavano a meno di un metro dal mio passo, incrociavano la mia traiettoria, spingevano i carrelli ad intralciarmi. C’è mancato poco che li falcidiassi. Alla salumeria una linea teneva distanti gli acquirenti dal bancone, la fila era coi numeri e sparpagliata. I salumieri raccomandavano “distanziatevi, siete troppo vicini”. Ho rinunciato all’affettato fresco, tutto preconfezionato. Alla cassa la cassiera aveva la mascherina. Mi sono sentita sollevata. Starnutisce. Ho insaccato tutto sono uscita con due buste. Le più pesanti che abbia mai portato. Arrivo a casa. La maglia è zuppa. Stamani spalla sfilata.

Tutto andrà bene.

Siracusa sempre 14 marzo 2020

GLI SMARRIMENTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Ieri sono andata al lavoro. Al rientro cerco in borsa le chiavi per aprire la porta di casa. Non trovo le chiavi. Suono al citofono e mi faccio aprire. A casa nei posti dove le lascio di consueto nessuna traccia di chiavi. Non sul tavolo, non sul “buzzolo” di marmo vicino alla finestra, nemmeno negli svuotatasche dell’ingresso soggiorno. Vuote le tasche di giacca e giubbotto usati in questi giorni. Chiamo il collega, mi controlli se nella stanza ho lasciato le chiavi. Non ci sono sulla sedia, non nell’armadio nemmeno sulla scrivania. Verifica telefonica fallita. Quale ghiotta occasione per i miei di infierire col gusto di sparare sulla perfezione. Il miglior commento quello di mio marito “ti dovrò togliere le chiavi di casa”. Come un flash mi torna alla memoria che in centro parcheggio ho fermato la macchina, aperto lo sportello e mi sono tolta la giacca per il caldo, la primavera sta arrivando. Vuoi vedere che in quel momento dalla tasca della giacca sono cadute le chiavi ? Afferro borsa giubbotto e chiavi della macchina, ritorno al lavoro. Il pensiero ondeggia tra “dove ho perduto ‘ste chiavi?” e “che caspita racconto a un controllo della polizia?” Il dubbio che perdere le chiavi sia uno stato di necessità. Per me lo è: quando perdo le chiavi, sto perdendo la testa. Mi fermo al parcheggio. Passo in rassegna ogni metro quadrato. Ripercorro la strada che ho percorso uscendo dal lavoro, con gli occhi fissi all’asfalto. Nessuno sbrilluccichio di conforto. Chiavi smarrite. Mi arrendo. Torno a casa. Entro in camera da letto. La maglia zuppa. Prendo la vestaglia turchese di ciniglia supercalda . Nella tasca c’è un peso. Forse…vuoi vedere. Le chiavi, nella tasca destra, ce le avevo messe ieri.

Tutto andrà bene.

Siracusa 15 marzo 2020

LE PULIZIE DI CASA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Domenica a casa. Di mattina sono piena di energia. Dopo colazione decido di fare pulizie. La veranda chiusa a vetri è inguardabile. Tutta appannata. Mi armo di un bastone telescopico che avevo comprato in tempi migliori proprio allo scopo. È dotato di un terminale largo e piatto, molto snodabile. Nel secchio circa cinque litri di acqua . Scarto l’alcool denaturato come prodotto per la pulizia. L’alcool è prezioso. Sebbene lo usi abitualmente, preferisco riservarlo a migliori impieghi. La disinfezione delle superfici o delle mani ad esempio. Scelgo un prodotto fortemente sgrassante a base di ammoniaca. Chissa l’ammoniaca che effetto fa ai virus. Dovrebbe essere dirompente. Ciò che sgrassa li distrugge. Uso un panno in microfibra blu. Lo bagno nell’acqua saponata, lo strizzo, lo appoggio al terminale piatto del bastone telescopico e pulisco le vetrate. Il panno tende a cadere. Lo fisso alla base piatta del bastone con due elastici. Il sistema risulta ingegnoso. Funziona. Cambio l’acqua quando si intorbidisce. Sono molto soddisfatta di come procedono i lavori. Ad un tratto spingendo più in alto lo sguardo mi accorgo che sul lato esterno della vetrata c’è una chiocciola. Lo sapevo già ch’era lì. C’è da tempo. Ha scelto quel luogo per svernare. Il suo letargo si compie tre metri sopra il disimpegno che da sempre fa da cuccia al cane. Due esseri viventi in un parallelepipedo con pareti in vetro e muratura e un lato aperto sul giardino. Si fanno compagnia. Probabilmente la notte hanno un respiro armonico. Decido che quando arriverò a quel punto, circumnavighero’ col panno blu la chiocciola. La lascerò al suo posto. A dormire finché vuole. La primavera è vicina. La pulizia può aspettare. Penso che il premier inglese non sarebbe d’accordo. Dobbiamo abituarci a dire addio ai nostri cari. Ad una chiocciolina il minimo che dovremmo fare è fracassarle il guscio e pestarla sotto i piedi. Non sarei una buona inglese. Viva l’Italia.

Tutto andrà bene.

Loredana Semantica

la chiocciolina in letargo. F.to Loredana Semantica

“la chiocciola in letargo” foto di Loredana Semantica

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1 #cronacheincoronate #andràtuttobene

14 sabato Mar 2020

Posted by Loredana Semantica in #cronacheincoronate; #andràtuttobene

≈ 9 commenti

by Kamil Vojnar

Cari amici, è tempo di Coronavirus. “Una cosa seria” come dice il governo, che non solo oggi rischia di ucciderci o mandarci in terapia intensiva, ma che è probabile, dico io, domani inciderà sugli equilibri politici e l’economia mondiali. Questi momenti, in cui un intero Paese, vivo e produttivo come l’Italia, si ferma, resteranno nella storia, i nostri scritti di oggi potrebbero testimoniarli domani. Che ne dite di inviare alla redazione del blog i vostri racconti, pagine di diario, lettere, immagini, cronache su ciò che stiamo vivendo? Raccontate un episodio di questi giorni vissuti tra: “io resto a casa”, strade deserte e famiglie riunite. Con un po’ di humor se vi riesce, quel tanto che basta ad alleggerire lo spirito. Le potremmo chiamare Cronache incoronate. Mandate i vostri contributi alla casella liminamundi@gmail.com oppure postateli nei commenti al post, sotto gli hashtag   #cronacheincoronate #andràtuttobene.

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L’intervista a Viviana Viviani: Se mi ami sopravvalutami

12 giovedì Mar 2020

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

≈ 1 Commento

Tag

poesia contemporanea, Se mi ami sopravvalutami, Viviana Viviani

Questa intervista appartiene ad un’iniziativa del blog Limina mundi che intende dedicare la propria attenzione alle pubblicazioni letterarie (romanzi, racconti, sillogi, saggi ecc.) recenti, siano esse state oggetto o meno di segnalazione alla redazione stessa. Ciò con l’intento di favorire la conoscenza dell’offerta del mercato letterario attuale e degli autori delle pubblicazioni.
La redazione ringrazia Viviana Viviani, per aver accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua opera: Se mi ami sopravvalutami, Controluna, 2019

1. Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

Ho imparato a leggere e scrivere a tre anni, grazie a una madre maestra, e a scuola ero tra i pochi ad essere felice quando c’era il tema in classe. Poi, quando ho scelto di studiare ingegneria, ho smesso di scrivere (ma non di leggere) per un lungo periodo. Credo fosse il mio modo per non sentire troppo il peso di quella rinuncia: renderla definitiva. Ma la passione è rimasta, mi ha seguita come un fiume sotterraneo, e alla fine è riemersa.

2. Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?

Per quanto riguarda la poesia, due autrici in particolare: Wislawa Szymborska e Viviane Lamarque. Credo che dalla sintesi tra la grande intelligenza, la razionalità chirurgica ma densa di emozione della prima, e l’apparente ingenuità infantile, in realtà ricca di consapevolezza, della seconda, potrebbe nascere la poesia perfetta. Ma le tre più belle poesie d’amore in assoluto per me sono state scritte da uomini: “Il minacciato” di Borges, l’amore feroce e ossessivo, “Ho sceso dandoti il braccio” di Montale, l’amore quotidiano e compiuto, e “Scrivo a te donna” di Salvatore Fiume, l’amore segreto, forse solo immaginato.

3. Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nato o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

La componente autobiografica è di certo importante, ma cerco di nasconderla: si rischia sempre di essere noiosi quando si parla troppo di sé. Mi reputo invece una buona osservatrice, soprattutto delle contraddizioni umane. Lavorare in un ambito esterno alla letteratura, quello aziendale, in un certo senso mi aiuta a stare vicino alla realtà quotidiana.

4. Ci parli della tua pubblicazione?

“Se mi ami sopravvalutami” è una silloge poetica, prosastica ma non troppo. Alcuni componimenti usano un linguaggio anche crudo, altri sono più leggeri e non disdegnano rime e assonanze. Parlo spesso di amore, ma anche amicizia, lavoro, tecnologia, vecchiaia, con un occhio particolare alle nuove forme di comunicazione, le chat, i social. Il testo più noto, “Non mandarmi il tuo cazzo in chat”, ne è esempio. Nella prefazione, Franz Krauspenhaar dice che colpisco “i vizi del cuore con un po’ di perfidia tutta femminile”, e trovo sia un grande complimento.

5. Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?

Credo sia utile, se non necessaria – ma cosa è necessario? La poesia in generale è quanto di più deliziosamente inutile – in quanto a detta di molti offre uno sguardo nuovo sulla realtà. Nuovo in cosa, non saprei dirlo. Non si inventa mai nulla. Semplicemente è la mia voce, che prima taceva. Molti poeti contemporanei tendono, a mio parere, a far prevalere il suono sul senso, accostando le parole a prescindere dal significato, alla ricerca di una musicalità un po’ fine a se stessa. Io cerco invece di fare una poesia che racconti, se non una storia, almeno una situazione, un’idea. Al tempo stesso rifuggo ogni istinto morale o pedagogico. Mi piace che la poesia abbia qualcosa da dire, senza però la pretesa di insegnare nulla.

6. Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?

Ho iniziato a pubblicare su Facebook qualche poesia, alcune le avevo lì da tempo, ma la maggior parte sono recenti. Ho visto reazioni positive e ho continuato. Credo che i social siano un grande laboratorio culturale, e un’immensa risorsa di confronto e libertà. Insomma credo che su questo Umberto Eco, pur essendo un grande, avesse torto. Avranno pur dato voce a legioni di imbecilli, ma anche a falangi e testuggini di creativi, spesso di valore, a volte anche geniali.

7. Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?

Giorno per giorno, ispirandomi alla vita quotidiana, fuori e dentro i social. Di solito le idee mi vengono di notte, poi butto giù la prima bozza in pausa pranzo e la rielaboro alla sera. Ma perché mi viene spontaneo così. In realtà sono abbastanza pigra e indisciplinata, purtroppo.

8. La copertina e il titolo. Chi, come, quando e perché?

Il titolo è lo stesso di una delle poesie, l’ho proposto io all’editore ed è piaciuto. La copertina è invece completamente dell’editore.

9. Come hai trovato un editore?
Naturalmente su Facebook! Mi hanno contattato loro, non ho dovuto nemmeno propormi. Credevo fossero leggende, invece succede davvero.

10. A quale pubblico pensi sia rivolta la pubblicazione?
Molto eterogeneo, con un picco forse per le donne tra i 30 e i 50, ma ricevo apprezzamenti da entrambi i sessi e da tutte le età.

11. In che modo stai promuovendo il tuo libro?
Principalmente sul web. Stavo organizzando una serie di presentazioni, quando è arrivato il Coronavirus che ha congelato tutto. Spero torneremo presto alla normalità, nel frattempo credo sia il momento ideale per leggere tutti di più. Non solo il mio libro, eh!

12. Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legato e perché? (N.B. riportarlo virgolettato nel testo della risposta, anche se lungo, è necessario alla comprensione della stessa)

Sono molto affezionata a tutte le poesie della silloge, faccio fatica a scegliere. Ripropongo quella più nota, Non mandarmi il tuo cazzo in chat, e un’altra che amo molto, Il mendicante ha un dobermann

NON MANDARMI IL TUO C@ZZO IN CHAT
Non mandarmi il tuo c@zzo in chat
che ancora non ho navigato
le lunghe vene delle tue braccia
né attraversato fiumi
camminando sulle tue vertebre.
Non ho sovrapposto le impronte digitali
per vedere se si assomigliano
e nemmeno disegnato ghirigori
tra le nocche delle tue mani.
Non ho contato una ad una
le tue ciglia nel sonno
o soffiato parole audaci
nel labirinto delle tue orecchie.
Non ho ancora cercato l’orsa maggiore
tra le costellazioni dei tuoi nei
né dato un nome a quelle senza nome
sulla volta della tua schiena.
Non conosco le risse
dietro le tue cicatrici
e non so se odori più di bosco
di biblioteca o di autogrill.
Non mandarmi il tuo c@zzo in chat
o finirà tra i tanti c@zzi senza storia
che vivono nelle chat
spade di pixel sguainate nel nulla
non voglio sapere la sua solitudine
prima di conoscere la tua.

Il mendicante ha un dobermann

Il mendicante ha un dobermann,
mi guarda mentre dorme
cammino più veloce
sulla strada dell’ufficio.

La collega lavora bene
tra le gambe del direttore,
avrà un contratto migliore
io più lavoro arretrato.

Lui dice che non mi ama
ne ha una più felice
ma cedo alle sue urgenze
quando è stanco di allegria.

La mia amica è buona
mi odia se non piango
per chi annega e brucia
nel TG del pomeriggio.

Il mendicante è un dobermann,
se solo mi avvicino
mi sbrana di pietà.

Un euro a un lavavetri
colpo di straccio al cuore
pulisce anche le colpe
di cui sono innocente.

13. Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?

Più che un’aspettativa una speranza, forse persino eccessiva: che scrivere diventi il mio mestiere.

14. Una domanda che faresti a te stesso su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

Ne ho ben due!

“A che lettore vorresti arrivare?”

A quello che non ha mai amato la poesia, che dice di non capirla, che la ricorda dai tempi della scuola come qualcosa di pesante. Quello che lavora troppo, che non ha tempo, che non ha voglia, che ha fretta, che però viene catturato casualmente da una parola, un verso, un’idea. Quello che non sa chi sia la Szymborska, ma magari dopo aver letto questa intervista si va a cercare le sue poesie su Google. Vorrei essere un seme.

“E qual è il tuo grande timore?”

Fermarmi qui, come quei cantanti di una sola canzone. E passare alla “storia” come la “poetessa del cazzo”. Il che comunque non sarebbe poco.

15. Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho in lavorazione una seconda silloge e anche un romanzo. Vi regalo volentieri un inedito. C’è chi dice io sia ossessionata dalla vecchiaia, in realtà trovo sia un tema affascinante e poco trattato, nella poesia e nella letterature in generale.

DA VECCHIA

Da vecchia non ballerò il liscio,
non l’ho saputo fare mai,
non giocherò a carte, non cucirò,
da vecchia mi farò
di botox come eroina,
truccata da vecchia gallina,
da giovane ero bella, dirò.
Da vecchia, mentirò.

Viviana Viviani è nata a Ferrara nel 1974 e vive a Bologna. È ingegnere. Ha pubblicato racconti su varie antologie. Giornalista pubblicista, ha scritto sulla rivista on line LucidaMente e oggi scrive su Pangea News e Hic Rhodus. Nel 2012 è stata finalista del premio Giallo Mensa di Mondadori e nel 2013 ha pubblicato il romanzo “Il canto dell’anatroccolo”, con Corbo Editore, nella collana di Roberto Pazzi. Nel 2018 il suo progetto di scrittura multimediale “Penitenziagite – Un cadavere nella rete”, scritto a quattro mani con l’amico Stefano Machera, è arrivato in finale al Macchianera Awards tra i siti letterari. Ha appena pubblicato la silloge poetica “Se mi ami sopravvalutami” con Controluna – Il seme bianco.

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uNa PoESia A cAsO: Emily Dickinson

07 sabato Mar 2020

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Ancora Emily Dickinson

Al peggio non resta che pregare
questo ci resta di pregare
oh Gesù che sei in ogni luogo
non so dove tu sia
sto bussando ad ogni porta.

Tu che a Sud scateni terremoti
e nel mare tempeste
dimmi Gesù Cristo di Nazareth
non hai un abbraccio per me?

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Novelle trasversali: Serafino preposto al coraggio

29 sabato Feb 2020

Posted by Loredana Semantica in Novelle trasversali

≈ 1 Commento

Su questo blog esiste già da tempo “Versi trasversali”, una rubrica dedicata alla poesia segnalata alla redazione. In questa rubrica, sotto l’egida dello slogan “la poesia è anche incontro”, sono proposte le poesie di autori che incontrano il blog. Mancava un’analoga rubrica per le novelle e, poichè non possiamo trascurare una così antica forma espressiva, ecco la nostra “Novelle trasversali”, dove il blog Limina mundi incontra la forma del racconto.

Wassily Kandinski, Studio di colore: quadrati con cerchi concentrici

A logo di questa rubrica il quadro di Kandinsky Studio sul colore. Nell’opera una serie di cerchi concentrici di svariate cromie sono racchiusi ciascuno in un quadrato. Questa scelta ben rappresenta l’arte del racconto. Ogni racconto, nella sua completezza, fa quadrato a sè, le diverse cromie della narrazione provocano percezioni/emozioni diverse, l’insieme dei racconti forma un quadro antologico nell’articolata geometria degli incontri con gli autori segnalati alla redazione.

Nella rubrica Novelle Trasversali oggi presentiamo il racconto di PIETRO PANCAMO:

SERAFINO PREPOSTO AL CORAGGIO

Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!
Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali, già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio: sono forse il più bravo, tra gli allievi di “Esercitazione corale”. E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito, anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, “serafino preposto al coraggio” che deve esortarli a ignorare la delusione.
Mi capita, spesso, di calmare i picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto sbagliato. Per sfogare il rammarico dell’errore, percuotono il becco addosso agli alberi, facendosi (io credo) un male diavolo!
Allora intervengo: abbraccio con la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così, lentamente, l’ira si placa. L’agitazione, tachicardia dei nervi, torna ad essere tranquillità.

Una lezione dura da mattina a sera e in fondo non è pesante: diverse pause concedono sollievo alla stanchezza. Io mi apparto, negli intervalli, su di un ramo nascosto e mi svago a pensare. Se un’aria d’opera comincia a formarsi nella mia immaginazione, la scrivo per appunti sulle foglie pentagrammate che gli uccelli usano a mo’ di spartito e, magari, cerco di farla somigliare a quelle dei compositori più illustri. No, non Rossini o Mozart, come ritengono gli uomini, bensì Giove, Saturno e Urano, come noi angeli sappiamo benissimo!
Quando mi annoio, tento un’occhiata verso l’orizzonte e sempre vedo qualcosa d’interessante che mi convince a osservare il paesaggio. Ho una vista incantevole dagli occhi panoramici che possiedo in volto: gli avvenimenti fanno tappa nel mio sguardo, e nulla viene considerato con poca attenzione.
D’altronde come può sfuggirmi una persona bizzarra simile a quel prete in tonaca di gala, che si avvicina lungo il sentiero mostrando, allegro, un giglio all’occhiello. Ah no! Si tratta di un monaco elegante, che sfoggia un saio a coda di rondine… Macché! Ora lo scorgo chiaramente: è di sicuro un Beato, assorto nel compito di farsi propaganda (distribuisce infatti santini da visita a cacciatori e spaccalegna: “Casomai vi servisse una grazia…”).
Anche Satana gradisce, talvolta, un giro nei boschi: sale dall’Inferno e va a rintanarsi nel buio intricato delle macchie più fitte. Nella tenebra contorta dei rami bassi, in quella notte artificiale, trova l’ispirazione per musiche blasfeme: con spirito malvagio architetta note sacrileghe, bestemmie sinfoniche, allucinazioni sonore da far eseguire alla sua orchestra d’orchi.
Però i concerti non sono mai un granché ed anzi, in Paradiso, gli angeli ironizzano inventando dialoghetti briosi. È facile sentirli scherzare: “Ho fatto una volata all’Inferno per assistere a un’esibizione dell’orchestra d’orchi.”, “Ah sì? E chi suonava? Il primo violino?”, “No, il primo venuto: sai, era una cosa improvvisata…”.
Sorrido fra me per le battute ingenue dei colleghi alati, mentre la mia curiosità continua a sorvegliare la vita intorno. E mi accorgo di un simpatico ragazzo, seduto ai piedi d’una betulla, intento a deliziarsi del tepore e della luce. Sembra davvero uno scrittore, forse perché si è poggiato accanto uno strato di fogli che non smette di compilare, mano mano, a penna.
Affido agli occhi uno sguardo più pronto, per leggere le parole di quel ragazzo… ecco, finalmente capisco: è impegnato a buttar giù la recensione di un libro, che s’intitola Il Silenzio Stonato. Ha scelto la natura come ufficio di lavoro, quel ragazzo, e il suo inchiostro afferma, tutto disinvolto: “Rob Demàtt introduce la fantasia dei lettori all’uso narrativo dei ricordi, costruendo uno sfogo romanzato (dal linguaggio brillante e volitivo) che ha per contenuto un messaggio autobiografico: il sesto senso è quello di colpa. È il rimorso d’aver sprecato gli anni e la vita per dedicarci a illusioni che prima incantavano e che, adesso, ci deridono. Allora un’esclamazione prende in noi a gridare: “Temo il cielo e la terra; il tempo mi sta lasciando solo: entra nelle ossa la paura, il respiro non ha più forza nei polmoni e tutto mi incita alla morte!”.
Ma quando i cicli d’angoscia termineranno e la sofferenza non sarà che uno stimolo di guarigione, scopriremo sollievo anche nel dolore e, nel sollievo, amore”.

“Realizzerai i miei desideri?”, domanda l’uomo.
“Aspetta e spira…”, ribatte il destino.
Chissà per quale motivo, la recensione mi ha suscitato in mente questo lugubre giochetto di parole… Certo dev’essere triste per gli uomini ritrovarsi in mezzo alle ore, sempre minacciati da pene e afflizioni. Un giorno, però, avranno soltanto gioia e serenità, perché noi angeli provvederemo a convertire il destino!
Per il momento, io e il Maestro cherubino salutiamo gli uccelli agitando le ali (è sera, la lezione è finita) e torniamo lassù, nel Conservatorio Astronomico, a riascoltar le stelle.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Pietro Pancamo (1972) è un editor con regolare qualifica professionale. Coordina la sezione-poesia del mensile italo-olandese «Il Cofanetto Magico» (diretto da un’articolista del quotidiano «Avvenire»), mentre su «EffettoTre», mensile concepito per il personale della Regione Carabinieri Sicilia, è titolare della rubrica “Effetto… letteratura”. Scrive inoltre per il blog «Signoradeifiltri» ed è autore del volumetto di versi «Manto di vita» (LietoColle), nonché della raccolta di novelle «Sia fatta la tua comicità» (Cletus production).
Su Maratea Web Radio, cura la rubrica letteraria «(Pod)cast away». Per Radio Big World (emittente italofona di Madrid) e «Beyond Thirty-Nine» (ex piattaforma culturale di Hong Kong, fondata da un romanziere della Mursia editore), ha rispettivamente condotto il programma mensile «The Big World of Poetry and Fiction» e il podcast in inglese «Good Mo(u)rning, Italy!».
Con la silloge di poesie «Il silenzio stonato» (Edizioni Thyrus) ha vinto il Premio letterario “Città di Torino”, giungendo poi secondo al “Trofeo Medusa Aurea” (concorso, quest’ultimo, indetto dall’Accademia internazionale d’arte moderna di Roma).
Nel tempo -oltre a fondare e dirigere il portale culturale «L(‘)abile traccia» (citato nel 2007 in un volume della Zanichelli)-, è stato direttore editoriale della rivista internazionale «Niederngasse» e caporedattore per la poesia dell’e-zine «Progetto babele». Ha anche collaborato, come recensore, col sito dell’edizione fiorentina del «Corriere della Sera» e, come redattore, con «Viadellebelledonne», per anni uno dei blog letterari più seguiti in Italia.
Dopo essere stato incluso nell’antologia «Poetando» (Aliberti), curata da Maurizio Costanzo, s’è visto pubblicare una breve raccolta di versi dal blog «Poesia» della Rai e dedicare una puntata del programma «Poemondo» dalla radio nazionale della Svizzera italiana.
Oltreché nel portale de «Il Fatto Quotidiano», suoi testi sono apparsi su «Poesia» (Crocetti Editore), «Atelier», «Tuttolibri», «Gradiva», «Vibrisse», «La poesia e lo spirito», «El Ghibli», «GraphoMania», «La Mosca di Milano» (Edizioni la vita felice), «IF. Insolito e Fantastico», «FantasyMagazine», «Il Paradiso degli Orchi», «Diogen» (periodico di Sarajevo, fra i più importanti d’Europa), «Filling Station» (quadrimestrale canadese), «Il-Pont» (trimestrale maltese) e «Philos» (rivista brasiliana di Recife).

(pipancam@tin.it; pietro.pancamo@alice.it)

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uNa PoESia A cAsO: Emily Dickinson

20 giovedì Feb 2020

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Ancora Emily Dickinson

Presentimento è quell’ombra lunga sul prato
che indica i soli al tramonto.

L’Annuncio all’erba spaventata
che l’oscurità sta arrivando.

 

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L’intervista a Patrizia Destro: Haiku dal silenzio

13 giovedì Feb 2020

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

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Tag

Haiku dal silenzio, intervista, Patrizia Destro

Questa intervista appartiene ad un’iniziativa del blog Limina mundi che intende dedicare la propria attenzione alle pubblicazioni letterarie (romanzi, racconti, sillogi, saggi ecc.) recenti, siano esse state oggetto o meno di segnalazione alla redazione stessa. Ciò con l’intento di favorire la conoscenza dell’offerta del mercato letterario attuale e degli autori delle pubblicazioni.
La redazione ringrazia Patrizia Destro, per aver accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua opera: Haiku dal silenzio, Ennepilibri

1. Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

Si, lo ricordo. Ho iniziato a leggere e a scrivere a quattro anni. Mi hanno insegnato i miei genitori. Avevo una scrivania per bambini il cui piano di appoggio, ribaltato, si trasformava in una lavagna. Ero felice di imparare qualcosa che sentivo importante. A scuola ho avuto la fortuna di avere un’insegnante all’avanguardia, che ci incoraggiava a dire la nostra su qualunque argomento. All’indomani di gite scolastiche a fattorie, fabbriche, studi di pittori e altri luoghi interessanti puntualmente ci dava dei temi da svolgere, i quali venivano poi raccolti in un giornalino, che stampavamo noi stessi. Leggevamo ad alta voce Gianni Rodari e Italo Calvino e altri autori che al momento non ricordo. Disponevamo di una biblioteca di classe e anche a casa per fortuna avevo abbastanza libri, anche se all’epoca quelli per l’infanzia non erano così numerosi come ora. A diciotto anni ho scritto la mia prima poesia e non ho più smesso. Da adulta ho iniziato a scrivere racconti.

2. Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?

Non so se succede anche ad altri: in gioventù si leggono più che altro i classici (nel mio caso Leopardi, Jules Verne e qualcosa dei lirici greci, come Saffo, per citarne alcuni) e poi si inizia ad allargare gli orizzonti verso autori a noi più vicini nel tempo. Da ragazza ho amato molto Pirandello e Ray Bradbury. E appunto Calvino come dicevo prima. Comunque ero abbastanza “onnivora”. Da adulta sono subentrate esigenze diverse: cercare di capire qualcosa di più delle realtà in cui viviamo diventa sempre più impellente. Così ho iniziato a leggere anche saggi sulle discipline più diverse: psicologia contemporanea, scienze naturali, politica.
Per la poesia breve, ispirata ai lavori dei maestri giapponesi, di sicuro Basho, Issa, Shiki. Poi i moderni Murata Keinosuke e Tanaka Sadami, per citarne alcuni.
Ora che ci penso: non mi ricordo di autrici donne studiate a scuola. Neppure all’università! (studiavo lingue, ma ci sono rimasta poco, il tempo di qualche esame). Per fortuna è un buon momento per la letteratura e da qualche decennio è possibile colmare questa triste lacuna. Ultimamente ho letto Ann Tyler (che, tra le altre cose, ha partecipato ad un programma di riscrittura delle opere di Shakespeare in chiave moderna), Grazia Deledda (meglio tardi che mai!), qualcosa di Virginia Woolf, Vivian Lamarque e Rupi Kaur.
Questo è solo un piccolo elenco degli autori e delle autrici che leggo volentieri.

3. Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

La mia scrittura direi che nasce per raccolta inconsapevole e per sedimentazione. Detta così forse fa un po’ sorridere però è esattamente quello che succede. Lascio che impressioni e suggestioni e idee maturino mentre mi occupo di altro, e poi inizio a scrivere. I luoghi dove vivo c’entrano molto. Anni fa mi sono accorta che ho potuto osservare più varietà di piccola fauna nei dintorni di casa piuttosto che, per esempio, durante uscite in montagna. Perchè fuori città gli animali si nascondono (e fanno bene!). Le grandi città, non solo in Italia, stanno diventando sempre più il rifugio di molte varietà di insetti e altri piccoli animali. Questo per restare nell’ambito della poesia che ha per oggetto la natura. Per quanto riguarda i racconti: con una densità abitativa di duemila persone per chilometro quadrato, ecco che il materiale da cui trarre ispirazione è a portata di mano! Anche se, il più delle volte, le mie storie non somigliano per niente a quotidiane interazioni tra esseri umani ma hanno un taglio decisamente surreale e spesso ironico.

4. Ci parli della tua pubblicazione?

Si, volentieri. Si tratta di una raccolta di un centinaio di haiku e di poesie brevi nello spirito dell’haiku, cioè quei componimenti di diciassette sillabe (5-7-5) nati da autori giapponesi di 350 anni fa. L’haiku tradizionale trae a sua volta origine dalla poesia classica giapponese, antica di 1500 anni. Verso gli anni ’50 del Novecento questa corrente poetica è arrivata in occidente e da allora conta migliaia di cultori anche qui da noi. E’ un genere di espressione artistica di una freschezza tutta particolare. Ha il fascino di qualcosa che è sempre in divenire pur nella descrizione del momento specifico. Dice tutto senza dire troppo o troppo poco.

5. Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?

Per parafrasare quel detto: “Tutto può essere utile, niente è indispensabile”. La mia pubblicazione, come altre analoghe, può essere un esempio di come si possa fare poesia con mezzi semplici ma efficaci. La cosa importante è sentire quello che scriviamo. Riuscire ad esprimere in pochi versi o in alcune pagine aspetti di una emozione o di un’idea che il vivere quotidiano ci ha portato. E poi lavorarci sopra finchè il risultato non ci soddisfa.

6. Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?

Venticinque anni fa ho conosciuto un funzionario del settore cultura della regione in cui abito. Quasi per scherzo gli ho fatto leggere alcuni miei haiku. Mi ha detto che non si aspettava una qualità così buona. Siccome è anche un autore e tiene corsi di scrittura e letteratura internazionale, avrebbe potuto dirmi: “Sei bravina! Iscriviti al mio corso, così migliorerai di sicuro!”. Ma non lo ha fatto. Ha espresso un apprezzamento positivo che andava contro i suoi interessi. Questo mi ha dato la fiducia necessaria per presentare la mia raccolta agli editori, anni dopo.

7. Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?

L’ho scritta poco per volta, durante gli anni. Lascio che la parte della mia mente che si occupa di rielaborare idee, intuizioni ed emozioni faccia il suo lavoro mentre “io” sbrigo le attività quotidiane. Quando il tutto affiora allo stato della consapevolezza inizio a scrivere. E si, può accadere anche di notte!

8. La copertina e il titolo. Chi, come, quando e perché?
L’illustrazione in copertina l’ha realizzata Marco, mio marito, come pure la scritta in giapponese, che è la traduzione del titolo. Il disegno rappresenta una spirale logaritmica, per la spiegazione della quale rimando a Wikipedia o altra fonte, poichè di matematica, purtroppo so molto poco. A me l’idea della spirale piace perchè è una forma che si ritrova in natura, nelle conchiglie e nelle galassie, per esempio. Nel piccolo e nell’immenso. In quanto al titolo: Haiku dal silenzio perchè è il silenzio a fornire lo spazio mentale indispensabile per la scrittura.

9. Come hai trovato un editore?
Ho conosciuto gli editori ad un pomeriggio di letture poetiche al mare, in Liguria. Fra i partecipanti, chi voleva poteva intervenire e leggere componimenti personali. Mi sono presa alcuni minuti per ricordare e trascrivere alcuni dei miei haiku o quasi haiku e poi li ho letti ad alta voce. Gli editori li hanno apprezzati e mi hanno proposto di pubblicarli.

10. A quale pubblico pensi sia rivolta la pubblicazione?

A chiunque interessi la poesia, soprattutto naturalistica (non so se il termine è giusto) che si esprime in modi essenziali. C’è più vuoto che pieno, in questo tipo di componimenti. E’ un vuoto, però, a cui a mio avviso non manca nulla. Faccio un esempio: “Piccolo granchio / un’alga lo nasconde / sulla battigia”. Ho voluto descrivere ciò che ho visto durante una passeggiata al mare e che mi ha meravigliato: un granchietto che, per passare inosservato, si è messo un’alga sopra la testa!
Altre volte la visione è un poco mesta, malinconica:
“Grandi slanci ma / anche grandi dolori / una vita”

11. In che modo stai promuovendo il tuo libro?

Al momento non lo sto promuovendo. Posso però raccontarti un aneddoto: anni fa ho ricopiato i miei haiku su foglietti colorati, li ho messi in una scatola e li ho offerti ad amici e colleghi. Li hanno apprezzati molto. Alcuni prendevano un foglietto, lo leggevano, lo rimettevano nella scatola e poi ne pescavano un altro. Alla fine ciascuno ha portato a casa una delle mie piccole poesie. Nella scatola ne è rimasta una, non so se è stata una cosa voluta oppure casuale; un collega ha commentato: “Ne abbiamo lasciata una per educazione, come si fa con i cioccolatini!”

12. Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legato e perché? (N.B. riportarlo virgolettato nel testo della risposta, anche se lungo, è necessario alla comprensione della stessa)

Trascrivo di seguito alcuni versi, che mi sembrano riusciti meglio, oltre a quelli che ho citato più sopra:

Già le castagne
occhieggiano sui rami –
Fine d’estate.

Un migratore!
Rapido maestoso
alto nel cielo

Esili ragni
silenziosi amici
ospiti grati

13. Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?

Non ne ho alcuna. Ho invece l’intenzione di continuare ad esprimere in queste forme ciò che vedo durante le uscite in cui osservo piante, animali, situazioni. La poesia breve e brevissima mi è congeniale e mi gratifica. Di recente ho letto in rete haiku sbalorditivi per bellezza e per quel non-so-che che trasforma una poesia in un’opera d’arte! Cerco di migliorare e a volte inseguo quel non-so-che, ma non ne faccio un’ossessione.

14. Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

Mi chiederei: “Quali altri regali ti ha fatto, questo tuo libro?” E mi risponderei: “Oltre ad averne condiviso i contenuti con persone a cui voglio bene o che stimo, mi ha permesso di vedere, per la prima volta, direttamente, quanto lavoro c’è dentro e dietro alla pubblicazione di un libro. Quante competenze diverse sono necessarie alla produzione perfino di una semplice raccolta di poesie brevi”.

15. Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

Si, volentieri! Ho appena finito di sistemare due raccolte, una di racconti e l’altra di poesie. Le ho spedite a due editori. Sono in attesa di risposta e intanto lavoro ad altri racconti. Non dico i titoli per scaramanzia! Non pensavo di voler pubblicare ancora dopo i primi due libri, ma è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea. Da due anni partecipo come allieva ad un laboratorio teatrale. La scuola mi ha proposto di portare in scena alcune delle mie storie e io ho accettato con entusiasmo. La fase di costruzione del personaggio, come si dice in gergo, mi ha reso i miei racconti più vivi e coinvolgenti e ha avuto dei risvolti positivi psicologici inattesi, per me che non me ne intendo. So che invece agli addetti ai lavori (insegnanti di teatro e attori professionisti) questi e altri “effetti collaterali” positivi sono ben noti.
In quanto alle poesie inedite, posso anticiparvene una, alla quale tengo molto:

Una farfalla
rimasta uccisa per il freddo improvviso
o forse perché ha concluso
il suo ciclo vitale
è incastonata nel tronco d’un albero
con le piccole squame
bianche e grigie
in rilievo,
come un gioiello,
come una decorazione
su una scultura estemporanea
che narra la lunga vita di un albero
e la breve vita
di un insetto.

Sono nata nel 1965 e da almeno dieci anni ho scoperto che mi piace far ridere o almeno sorridere. E cerco di farlo attraverso i miei racconti ironici, surreali e spesso decisamente buffi! Che poi ci riesca o meno è tutto un altro paio di maniche. Però quando ci riesco, be’… è un po’ come se fosse un giorno di festa. Lungi da me credere che la vita sia tutta una risata, anzi! Ma appunto per questo ogni tanto è piacevole alleggerire le tensioni della vita contemporanea leggendo e scrivendo brani di letteratura comica.

Pubblicazioni:
– 1989 in Antologia I Poeti 1989, dell’Associazione Incontri, Milano
– 1998 su Literatura Foiro, anno 29, n.174, LF-koop, La-Chaux-des-Fonds (CH)
– 1999 su Kontakto, anno 36, n.174, UEA, Rotterdam (NL) (*)
– 2004 su Il Foglio Clandestino, n.54, Edizioni del Foglio Clandestnio, Sesto San Giovanni
– 2004 Haiku dal silenzio, Ennepilibri Edizioni, Imperia
– 2012 Tra il fragore del treno e del mare, Ennepilibri Edizioni, Imperia
– 2016 in L’Antologia di Sintetizziamoci – Testi di microletteratura contemporanea,
Book Sprint Edizioni
(*) Primo premio al concorso letterario EKRA 1998, Razgrad (BG). Se interessa. 😀

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Detrito 4 febbraio 2020: Brillio

06 giovedì Feb 2020

Posted by Loredana Semantica in Cronache sospese

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Questo scritto appartiene alla raccolta “Cronache sospese”, a questo link l’introduzione .
DETRITO 4.2.2020

Mi sfugge sempre qualcuno col parco femmine. Poi si fa avanti come un amo al pesce. E abbocca. Allora tace lo spirito anzi si raddoppia. Ed è così che uccido il drago. Con la serena consapevolezza che il cielo distribuisce ossessioni. Ciascuno col fardello proprio o croce. Impastato nella carne che brama sesso o cibo o altro riempitivo. Nessuno che rechi un filo col palloncino rosso. Nessuno che apra le mani con una rosa tra i palmi. Anche la farfalla gialla è letteratura. L’oratoria ha una parte immancabile di suggestione. La nonna non meno d’altri. Per questo ogni voce vibra o manca d’incanto. Rifulge di lacrime la verità. Tutto ciò che circonda è buio e stortura. Soprindente tuttavia la forza della vita. La sopravvivenza sorprende. Col dubbio che sia soltanto una casualità di corpi e luoghi. La stella scritta nel firmamento.

Riprendi ciò ch’è tuo. Arresta i passerottini che scendono lungo le spalle e rapidi staccandosi dalle caviglie fuggono lasciandoti leggerezza. Regalando un senso di svuotamento materico che ti fa fantoccio. Le vesti su un corpo. Riprenditi l’estate. L’affermazione. Il gesto assertivo col quale architettavi convincimento. Rivestiti delle scaglie dorate di serpente. Sinuoso elastico muscoloso rettile che ingoia un bue all’occorrenza. Più spesso rane che gracidano ondeggiando sui loro tacchi il fango quotidiano. Ecco sei muta sfinge sabbia deserto piramide di molte facce. Ecco l’archetipo agguerrito furente. Mezzanotte negli occhi più accesi. L’imperativo è ricostruire. Contrastare l’abbandono ruderi e demolizioni. La frana che in calce sfarina. E certificare non basta ché manca il respiro. È il poco che innesta l’intermittenza del ruolo. L’immobilismo che offende anche il corpo. La sua viziata postura. Siamo piegati dagli angoli. Intenti allo schermo. Nell’avvilente nullità del frastuono. Avremmo dovuto il brillio del nero. La ghigliottina della colonia penale. Lo scarafaggio di Kafka. La stanza di Virginia l’ape dickinsoniana e la poesia nei secoli da Eumelo fino ai giorni nostri. Avremmo dovuto a fiumi altissima altera altrettanto e basta.

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L’intervista a Mariangela Ruggiu: Il suono del grano

31 venerdì Gen 2020

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

≈ 3 commenti

Tag

Il suono del grano, intervista, Mariangela Riggiu

Questa intervista appartiene ad un’iniziativa del blog Limina mundi che intende dedicare la propria attenzione alle pubblicazioni letterarie (romanzi, racconti, sillogi, saggi ecc.) recenti, siano esse state oggetto o meno di segnalazione alla redazione stessa. Ciò con l’intento di favorire la conoscenza dell’offerta del mercato letterario attuale e degli autori delle pubblicazioni.
La redazione ringrazia Mariangela Ruggiu, per aver accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua opera: Il suono del grano, Terra d’ulivi Edizioni, 2019

1. Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

Prima dell’amore per la scrittura è nato quello della lettura: da bambina, appena mi venivano consegnati i libri scolastici, scorrevo quello di lettura cercando le poesie che leggevo prima di tutto. A scrivere iniziai nelle scuole medie, conservo ancora dei fogli con le prime poesie… amavo così tanto la sintesi dei versi che facevo la versione in poesia della prosa.

Continua a leggere →

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Intervista a Sal Ferranti: La legge della piuma

23 giovedì Gen 2020

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

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Tag

intervista, La legge della piuma, Narrativa, Sal Ferranti

Questa intervista appartiene ad un’iniziativa del blog Limina mundi che intende dedicare la propria attenzione alle pubblicazioni letterarie (romanzi, racconti, sillogi, saggi ecc.) recenti, siano esse state oggetto o meno di segnalazione alla redazione stessa. Ciò con l’intento di favorire la conoscenza dell’offerta del mercato letterario attuale e degli autori delle pubblicazioni.
La redazione ringrazia Sal Ferranti, per aver accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua opera: La legge della piuma, Pedrazzi editore, 2020.

1. Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

Il mio amore per la scrittura è nato attraverso la lettura. Chi legge molto è attratto dalla parola scritta e l’immaginazione lo porta inevitabilmente ad immaginare storie nuove. Io leggo da sempre. Da adolescente andavo a prendere in prestito libri in biblioteca (d’avventura, soprattutto) e li riportavo indietro nel giro di qualche giorno. Poi sono diventato un lettore onnivoro e un frequentatore di librerie. Credo di avere acquistato (in trent’anni circa) almeno tremila volumi. Il mio primo romanzo lo scrissi a diciannove anni, ed è ancora lì, incompiuto e con le pagine consumate dal tempo. All’epoca leggevo parecchi romanzi horror e mi ero convinto di saper scrivere romanzi alla Stephen King. Ripensandoci, mi viene un po’ da ridere adesso, e provo tenerezza verso quei facili entusiasmi da ragazzo che amava sognare in grande. Continua a leggere →

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Intervista a Federica Galetto: La neve e la libellula

18 sabato Gen 2020

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

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Federica Galetto, La neve e la libellula

Questa intervista appartiene ad un’iniziativa del blog Limina mundi che intende dedicare la propria attenzione alle pubblicazioni letterarie (romanzi, racconti, sillogi, saggi ecc.) recenti, siano esse state oggetto o meno di segnalazione alla redazione stessa. Ciò con l’intento di favorire la conoscenza dell’offerta del mercato letterario attuale e degli autori delle pubblicazioni

La redazione ringrazia Federica Galetto, per aver accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua opera: La neve e la libellula, Terra d’ulivi Edizioni, 2019

1. Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

La scrittura è dentro di me, da sempre. Nel tempo ho imparato a comprenderlo e dopo molti anni l’ho accolta e accettata come parte imprescindibile di me.

Continua a leggere →

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Canto presente 42: Marina Marchesiello

09 giovedì Gen 2020

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

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Marina Marchesiello, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

MARINA MARCHESIELLO

Faccio piaghe di felicità
a tutte le mie nuove pieghe di luce.
Vedi, l’arrivare ancora ferita
sottopelle alla notte
mi aiuta;
rende ancora più liquidi
occhi ed umori e l’unto di consolazione
di avere resistito all’affronto
di un’altra luce sbagliata
del giorno senza te.
Faccio un sangue più sano
perché tu ci possa passare bene
sopra le dita.
Tu che hai le mani pulite che avevo
creduto le mie quando non sapevo
come mettere insieme le cose
che nessuno mi diceva appartenessero niente altro che all’aria del mondo
quando non si sa di essere due.
Faccio piaghe di felicità
per questo vistoso premere
del mio corpo in attesa del colpo violato.
Fossi stata più dura ai coltelli del “sento”
sarei stata la infelice vincente;
senza secernere continue albe,
queste bende di te.

Continua a leggere →

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Numeri e auguri

03 venerdì Gen 2020

Posted by Loredana Semantica in SINE LIMINE

≈ 1 Commento

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limina mundi, Numeri e Auguri

Come da tradizione, ormai pluriennale, l’inizio dell’anno è l’occasione di fermarsi un attimo, guardare al lavoro già fatto su questo blog e augurarci di avere sempre forze e desiderio di andare avanti nel nostro navigare, libero da sirene incantatrici e cordate incatenanti.
Nel blog Limina mundi nel corso dell’anno 2019 sono stati pubblicati 101 articoli. Di seguito si approfondiscono brevemente: contenuti, autori, categorie, rubriche, numero degli articoli stessi.
Cominciamo con le rubriche che sono state una novità dell’anno 2019, novità nel senso hanno avuto inizio proprio nel 2019. In particolare a cura di Deborah Mega hanno preso avvio le rubriche:
Epistole d’autore, lettere tra uomini e donne celebri, (5 articoli)
Racconti (8 articoli) uno di questi racconti è di Francesco Tontoli;
a cura di Loredana Semantica  nel 2019 s’è avviata la rubrica Grandi donne, dedicata a donne che hanno lasciato il segno nella storia, società, arte (4 articoli). Continua a leggere →

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uNa PoESia A cAsO: Emily Dickinson

22 domenica Dic 2019

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Ancora Emily Dickinson 

Rossa fiamma è il giorno

il mezzogiorno è viola

giallo il giorno che declina

e dopo tutto questo il Nulla.

Ma a sera mille scintille

rivelano la grandezza dell’arsa

terra d’argento che mai si consuma.

(trad. Loredana Semantica)

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Prisma lirico 32: Goliarda Sapienza – Ivan Aivazovsky – Maurice de Vlaminck

14 sabato Dic 2019

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico, SINE LIMINE

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Goliarda Sapienza, Ivan Aivazovsky, Maurice de Vlaminck

Contrasti e intensità nel Prisma lirico con Goliarda Sapienza, Ivan Aivazovsky, Maurice de Vlaminck

 

Non sapevo che il buio

non è nero

che il giorno

non è bianco

che la luce

acceca

e il fermarsi è correre

ancora

di più.

Poesia di Goliarda Sapienza (1924 – 1996) da “Ancestrale”, 2013

Opere

Ivan Aivazovsky, Pescatori tornano vicino a Napoli, 1874

Maurice de Vlaminck, Paesaggio con fiume, 1912

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Intervista a Martino Panico: Un minuto in più

07 sabato Dic 2019

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

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Martino Panico, Un minuto in più

Questa intervista appartiene ad un’iniziativa del blog Limina mundi che intende dedicare la propria attenzione alle pubblicazioni letterarie (romanzi, racconti, sillogi, saggi ecc.) recenti, siano esse state oggetto o meno di segnalazione alla redazione stessa. Ciò con l’intento di favorire la conoscenza dell’offerta del mercato letterario attuale e degli autori delle pubblicazioni.

La redazione ringrazia Martino Panico, per aver accettato di rispondere ad alcune domande sulla sua opera: Un minuto in più, edito da Ciesse Padova

1. Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

Sono fortunato: ho sempre scritto e quasi sempre è stato un piacere. Dai momenti del liceo, fino alla professione e, poi, come uomo pubblico. Anche se, confesso, solo ora scrivo in totale libertà.

2. Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?

Ho fatto il classico e il nostro professore, prete allora e ancor oggi, attraverso la Divina Commedia e I Promessi Sposi ci spiegava la società, i rapporti di classe, la violenza del potere assoluto e le angherie subite dai deboli. Quindi ci siamo innamorati dei classici e con quei parametri ho affrontato il mare aperto della letteratura internazionale. Che dico, mare ?!? Oceano vastissimo che ancor oggi per me ha uno scoglio che emerge sopra gli altri: Ernest Hemingway.

3. Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nato o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

Tutto si mischia, perché è giusto così. Noi siamo, insieme a ciò che pensiamo, il prodotto della nostra esperienza di vita, che prevede l’esistenza di luoghi, persone, affetti. Quanto entrano nell’opera ? Tanto. Oserei dire che essi stessi sono l’opera.

4. Ci parli della tua pubblicazione?

Volentieri. Il libro si chiama: Un minuto in più e si compone di 66 racconti e hanno alcune peculiari caratteristiche. La prima che i racconti stanno in piedi da soli, nel senso che hanno un inizio ed una fine compiuta. Questo aiuta molto nella lettura, consentendo di fermarsi per qualche momento, oppure continuare. Il secondo elemento è che, naturalmente, i racconti sono tutti legati. C’è un filo che li unisce dall’inizio alla fine. E questo anche in presenza di uno spazio temporale molto vasto: dal 1925 al 1974. Terza questione: tutti i racconti, tranne l’ultimo, fanno riferimento a vicende realmente accadute. Ci sono ovviamente indispensabili sintesi narrative, ma nessuna storia è inventata. Molti racconti sono legati a fatti bellici ed alle sofferenze della prigionia ed alla vita nei campi di concentramento nazisti, da parte dei militari italiani deportati dopo l’otto settembre 1943.

5. Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?

Intanto questa organizzazione in racconti è molto accattivante e richiama l’attenzione dei più giovani, poi il dramma dei militari italiani deportati nei campi di concentramento nazisti è storia poco conosciuta ancora oggi. Parliamo di un pezzo di popolo, di poco inferiore alle 700.000 persone.

6. Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?

È stato un modo per metabolizzare un personale cambio di vita. Lo scrivere è terapeutico.

7. Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?

Ahahah !!! Ognuno ha il suo modus ispirandi: scrivo in qualsiasi momento del giorno o della notte. Scrivo con l’uso di una applicazione dello smartphone e poi ci torno sopra, dopo qualche ora o dopo qualche giorno e alla fine il lavoro è migliore.

8. La copertina. Chi, come, quando e perché?

La copertina è opera di un ragazzo di 25 anni, che stimo molto e che ha fatto un piccolo capolavoro. È la sintesi di un racconto centrale nel libro, dedicato alla genialità italiana.

9. Come hai trovato un editore?

Attraverso una amica straordinaria, una delle più grandi esperte nel campo del sistema nazista della deportazione e dello sterminio. Poi certamente Carlo Santi, l’editore ha colto le potenzialità dell’opera.

10. A quale pubblico pensi sia rivolta la pubblicazione?

A tutti. Soprattutto agli adolescenti.

11. In che modo stai promuovendo il tuo libro?

Ho fatto numerose presentazioni in Italia e una perfino a Bruxelles, chez Filigranes la più grande libreria fisica d’Europa. Poi c’è il tam tam dei social.

12. Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legato e perché? (N.B. riportarlo virgolettato nel testo della risposta, anche se lungo, è necessario alla comprensione della stessa)

Questo ! Siamo nel gennaio 1951 e in famiglia c’era molta animazione: “In verità non era per niente convinto neanche lui, aveva altri programmi in testa, il primo quello di fare il direttore didattico, abilitazione che aveva preso anch’essa con il massimo dei voti. Poi c’era mamma. Eh si mamma. Un moderno rapporto alla pari. “Che dici?! Pensane n’altra. Peppe, non voio discute. Sono contraria e basta. Ma Pe’, c’hai na famiglia, Egeo è piccolo, i tuoi s’invecchiano. E po è na bega. È na bega e basta. Na bega che n’finisce più. L’so come sei fatto, te conosco mascherina. Uh, come te conosco. Te fa quello che voi, ma io so contraria forte. Guarda m’hai fatto veni la tremarella”. “Natà, calmate. E mica m’hanno detto che so n deficiente, me propongono da Sindaco! Intanto è un apprezzamento”. “I apprezzamenti se li tenessero per loro, che io n’so che farce. Te sei mi marito e me devi da retta. Po basta! N’ne parlamo più”. Mamma l’aveva presa proprio male. Immaginava, avendo qualche ragione, che babbo con il suo carattere, avrebbe dedicato molto tempo al Comune e molto meno alla famiglia. E questa consapevolezza la faceva soffrire. “Ma come, t’ho aspettato sei anni, capito sei anni! Evo quindici anni quando ce semo innamorati e ce semo sposati sei anni dopo e adesso m’arvoi fuggì via n’altra volta? E no, e nooo!!! N’so dacordo. Per niente!”.

13. Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?

Può ancora ‘correre’, anche se per un esordiente il numero di copie vendute fino ad oggi mi dicono essere già un gran risultato.

14. Una domanda che faresti a te stesso su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

Si. Immaginavi di conoscere un mondo nuovo, quello dell’editoria ? La risposta è: credevo di sapere qualcosa e invece ero completamente ignorante.

15. Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

Si. Sarà un romanzo e presumo ci vorrà tempo.

Martino Panico è nato a Cantiano dove risiede, il 30 novembre 1953. Ha frequentato il liceo classico a Gubbio e si è laureato, a Urbino, in scienze politiche, con un lavoro ispirato da don Italo Mancini, docente di filosofia del diritto: una tesi sul nuovo contratto sociale, visto da Galvano della Volpe. È stato dirigente della pubblica amministrazione in vari enti, senza il timore di mettersi costantemente in gioco. Insieme, ha ricoperto numerosi incarichi politici: consigliere provinciale, presidente della comunità montana di Cagli, poi ancora presidente del consiglio provinciale, per ultimo, quello di Sindaco della sua piccola città monumentale: Cantiano. Confermato due volte nel 2004 e 2009. Oggi a 66 anni, è in pensione e ha cominciato a scrivere. Il primo libro “Nella casa dei Paoli” è stato autoprodotto. Poi “Un minuto in più” edito da Ciesse di Padova, Carlo Santi editore puro.

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Prisma lirico 31: Andrea Zanzotto – Vassily Kandinsky

21 giovedì Nov 2019

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico

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Andrea Zanzotto, Vassily Kandinsky

Cerebrale e astratto il Prisma lirico di oggi con Andrea Zanzotto e Vassily Kandinsky

Vassily Kandinsky

O miei mozzi trastulli
pensieri in cui mi credo e vedo,
ingordo vocativo
decerebrato anelito.
Come lordo e infecondo
avvolge un cielo
armonie di recise ariste, vene
dubitanti di rivi,
e qui deruba
già le lampade ai deschi
sostituisce il bene.
Come i cavi s’ingranano a crinali
i crinali a tranelli a gru ad antenne
e ottuso mostro
in un prima eterno capovolto
il futuro diviene.
Il suono movimento
l’amore s’ammolisce in bava
in fisima, gettata
torcia il sole mi sfugge.
Io parlo in questa
Lingua che passerà.

Vassily Kandinsky

Poesia “Caso Vocativo” , Andrea Zanzotto da “Vocativo”, 1957

Opere Vassily Kandinsky:

Giallo rosso e blu, 1925

Composizione IV, 1911

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Versi trasversali

07 giovedì Nov 2019

Posted by Loredana Semantica in Versi trasversali

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Giuseppe Settanni, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

GIUSEPPE SETTANNI

Frammenti

radici spaesate
come lacci senza scarpe
legano venti di canzoni sotterranee

mi siedo, una stella è caduta
nella mano aperta che invocava
la grazia della sera:
gioiello appuntito, è un dono
inatteso
che porta un lampo di luce a
alla mia mente assetata

la realtà è uno specchio rotto
che riflette frammenti di libri perduti.

Nell’oblio

lontano il riflesso delle tue
mani sulle vetrate scarne della cantina
fotografia scolorita di un’età
apparentemente disadorna

prima che le ore venissero inghiottite
da monotonie senza piacere
la fugacità delle luci
create con sapienza da dita morbide
era capace di riempire di pace il pensiero
affollato

con dispetto le pagine sono state voltate
dal vento

in memoria di pallide effusioni
risuonano i salmi
canzoni sacre per gli alberi
che hanno smarrito i loro rami

l’innocenza è per coloro che non vedono

Lame nel buio

l’hai visto il vecchio
che sputa disgustato
sul muro della verità?
non trova pace il penitente
nella camera da letto
il filo del silenzio
strozza la speranza

fiamme e cani
a passeggio nel parco
non si curano del dubbio
la scia della vanità
volteggia spavalda
ma il cerchio non si chiude

i lampi in lontananza
oscurano la notte
ci sarà tempesta
dicono i saggi con lo scettro

Pece

da lontano un vetro
il riflesso si muove fragile
le ombre delle sere cupe
e tu mi accompagni con parole
di freschezza

cosa hanno trovato
i portatori di vittorie?

sul trono della fame
è stato issato uno stendardo
di cenere e vento

il colore delle lacrime
che riempiono il ciglio della strada
le mani non si toccano
pallida la pece del mio cuore

 

Testi tratti da Blu, Edizioni Ensemble, 2019

 

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