• ABOUT
  • CHI SIAMO
  • AUTORI
    • ANTONELLA PIZZO
    • DEBORAH MEGA
    • EMILIO CAPACCIO
    • FRANCESCO PALMIERI
    • FRANCESCO TONTOLI
    • LOREDANA SEMANTICA
    • MARIA ALLO
  • HANNO COLLABORATO
    • ADRIANA GLORIA MARIGO
    • ALESSANDRA FANTI
    • ANNA MARIA BONFIGLIO
    • FRANCESCO SEVERINI
    • MARIA GRAZIA GALATA’
    • MARIA RITA ORLANDO
    • RAFFAELLA TERRIBILE
  • AUTORI CONTEMPORANEI (letteratura e poesia)
  • AUTORI DEL PASSATO (letteratura e poesia)
  • ARTISTI CONTEMPORANEI (arte e fotografia)
  • ARTISTI DEL PASSATO (arte e fotografia)
  • MUSICISTI
  • CONTATTI
  • RESPONSABILITÀ
  • PRIVACY POLICY

LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi autore: Loredana Semantica

Grandi donne: Ipazia

08 venerdì Mar 2019

Posted by Loredana Semantica in Grandi Donne

≈ Lascia un commento

Tag

Grandi Donne, Ipazia, Ipazia di Alessandria

Tutte le donne sono grandi, hanno l’importante e gravoso compito di accogliere la vita e accompagnare la morte. Per la coraggiosa capacità di immersione nei doveri e nei sentimenti, per essere custodi della famiglia e della vita, le donne sono grandi tutte. Alcune però operando su fronti diversi: sociale, scientifico, professionale, artistico ecc. ottengono risultati per i quali meritano ulteriormente d’essere ricordate, perché la loro grandezza ha prodotto bene a favore della società del loro tempo e del futuro, persino a favore di tutta l’umanità. Questa rubrica è dedicata a loro.

0-10296

Oggi dedico l’articolo delle grandi donne a Ipazia, scienziata dell’antichità, barbaramente uccisa. Questa scelta segue precedenti scelte di raccontare la grandezza delle donne. La prima donna della quale ho parlato in questa rubrica ha compiuto una scelta coraggiosa, autonoma di dignità e rivoluzione, rifiutando il matrimonio riparatore: è la siciliana Franca Viola. La seconda a cui ho dedicato il pensiero è un’artista che alla canzone e musica ha dedicato la sua vita: Mia Martini, ingiustamente boicottata dai suoi simili. Oggi è l’otto marzo, giorno del 415 d. C. nel quale qualcuno colloca la data la morte di Ipazia, la terza donna a cui Limina mundi intende fare omaggio. Ipazia non solo realizza assieme alle altre due la perfezione di una trinità di grandezza: umana, artistica, scientifica, a dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, che la donna può brillare non meno dell’altra metà del cielo in ogni ambito, ma è anche una donna che ha pagato con la vita la sua dedizione alla scienza, all’insegnamento, l’ammirazione che suscitava.

Sappiamo poco di Ipazia, soltanto ciò che le fonti antiche tramandano. Le riporto perché spiegano certo meglio di come potrei fare io la grandezza di Ipazia.

Pallada, poeta e grammatico greco vissuto ad Alessandria d’Egitto nel V secolo, le dedica questi versi:

 

Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
astro incontaminato della sapiente cultura

Isidoro di Damascio, filosofo neoplatonico, ultimo direttore della Scuola di Alessandra vissuto dal 480 al 550 racconta nella “Vita di Ipazia” quanto segue: “Ipazia nacque ad Alessandria dove fu allevata ed istruita. Poiché aveva più intelligenza del padre, non fu soddisfatta dalla sua conoscenza delle scienze matematiche e volle dedicarsi anche allo studio della filosofia.” Vestendo il mantello del filosofo pubblicamente commentava le opere di Platone, Aristotele e altri filosofi con chiunque volesse ascoltarla, godendo di rispetto e stima in tutta la città. Casta, virtuosa, giusta, volle restare single, respingendo anche un suo studente che si era si innamorato di lei. Aveva un eloquio ricco era prudente e civile nei suoi atti “La città intera l’amò e l’adorò in modo straordinario, ma i potenti della città l’invidiarono” Accadde che un giorno Cirillo, “vescovo cristiano e quindi di fazione opposta a quella di Ipazia ch’era pagana “passò presso la casa di Ipazia, e vide una grande folla di persone e di cavalli di fronte alla sua porta. Alcuni stavano arrivando, alcuni partendo, ed altri sostavano. Quando lui chiese perché c’era là una tale folla ed il motivo di tutto il clamore, gli fu detto dai seguaci della donna che era la casa di Ipazia il filosofo e che lei stava per salutarli. Quando Cirillo seppe questo fu così colpito dalla invidia che cominciò immediatamente a progettare il suo assassinio e la forma più atroce di assassinio che potesse immaginare. Quando Ipazia uscì dalla sua casa, secondo il suo costume, una folla di uomini spietati e feroci che non temono né la punizione divina né la vendetta umana la attaccò e la tagliò a pezzi, commettendo così un atto oltraggioso”

Eco del racconto di Damascio quello di Socrate Scolastico, avvocato vissuto dal 380 al 450 che riporta la vita di Ipazia nella sua Historia Ecclesiastica “Ad Alessandria c’era una donna chiamata Ipazia, figlia del filosofo Teone, che ottenne tali successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni. Aveva padronanza di modi e di parola, intelligenza e appariva in pubblico, davanti ai magistrati e alle riunioni di uomini” i quali “tenendo conto della sua dignità straordinaria e della sua virtù, l’ammiravano grandemente”. Fu vittima della gelosia politica del popolino cattolico che pensò fosse lei ad ostacolare i rapporti tra Oreste, prefetto di Alessandria e Cirillo, vescovo cattolico. “Alcuni di loro, perciò, spinti da uno zelo fiero e bigotto, sotto la guida di un lettore chiamato Pietro, le tesero un’imboscata mentre ritornava a casa. La trassero fuori dalla sua carrozza e la portarono nella chiesa chiamata Caesareum, dove la spogliarono completamente e poi l’assassinarono con delle tegole. Dopo avere fatto il suo corpo a pezzi, portarono i lembi strappati in un luogo chiamato Cinaron, e là li bruciarono.” …”Questo accadde nel mese di marzo durante la quaresima” E su questa annotazione di Socrate scolastico si fonda la suggestiva ipotesi che l’omicidio sia avvenuto il giorno dell’otto marzo. 

Anche il vescovo cristiano Giovanni, racconta di Ipazia nella sua Cronaca, ma la accusa di aver prodotto incantesimi per cui la folla inferocita, guidata da Pietro il magistrato, la uccise con ferocia, per come ci raccontano le altre fonti, ma, a suo dire,  lo fece perché vittima dei suoi incantesimi. 

Queste e altre fonti tramandano quindi il brutale assassinio di una donna libera, colta, intelligente, una scienziata dell’antichità, filosofa e astronoma, che aveva scelto la via della conoscenza, superando gli uomini per la sua esclusiva grazia, ma anche per la profondità del sapere, al punto di aver acquisito una visibilità, carisma e rispetto che le attirò l’odio degli avversari politici. Per giungere a tanto furore, si comprende che il clima politico di Alessandria a quei tempi era denso di odi e faziosità; il cristianesimo che sia stava affermando come religione prevalente era una bandiera all’insegna della quale commettere atrocità che per assolutezza del potere, restavano sostanzialmente impuniti. Non fu punito nessuno per l’assassinio di Ipazia, anzi il vescovo Cirillo, da varie fonti indicato come mandante ispiratore, fu proclamato santo. Ciò avvenne perché la supremazia di Cirillo perdurò per svariati decenni. Di contro Ipazia appare come una musa del sapere sacrificata all’altare dell’odio. Perché donna e avversaria politica, geniale e autorevole, una figura che rappresentava un affronto al potere maschile religioso che intendeva dominare incontrastato sulla città.

Non possiamo quindi non ricordare la grandezza di Ipazia, che nonostante i secoli trascorsi e il tentativo dei suoi assassini di distruzione del corpo e delle opere, continua a brillare per fascino superiore e limpido, accresciuto dal sigillo dell’uccisione. Quasi un marchio di martire pagana contraltare ai martiri cristiani. Questi morti per affermare, con la testimonianza del sacrificio della vita, la forza della religione, lei uccisa per lo splendore della cultura dei classici dei quali era portavoce e cultrice, erede e prosecutrice. La sua morte segna la distruzione, attraverso la sua persona, della tradizione di ricchezza e dialogo culturale del passato, del “vecchio” per fare posto a un ordine nuovo, diverso e intransigente. Lei è la prima di una lunga serie di streghe condannate al rogo,  ma, come spesso accade, la morte di Ipazia non segna la fine della sua fama. Al contrario la alimenta nei secoli per giungere fino ai nostri giorni e permetterci una lettura “dalla parte delle donne” della sua drammatica vicenda.

Ipazia non è stata uccisa solo perché esponente politica, ma lo è stata anche in quanto donna che osava disinvoltamente e con successo muoversi in campi: scienza, astronomia, matematica, filosofia, riservati tradizionalmente agli uomini, menti considerate più razionali delle donne, idonee invece ad occuparsi soltanto della casa e della famiglia. Già 1600 anni fa esisteva il germe della discriminazione che ha tarpato le ali a milioni di donne nel tempo e nel mondo aventi testa e cuore sufficienti per raggiungere vette di conoscenza e d’arte.  Nel che sta la profonda ingiustizia della discriminazione di genere, che ancora perdura, pur nella luce di tante battaglie dirette alla parità, vinte e mai del tutto consolidate: il diritto al voto, a possedere beni, a disporre del proprio patrimonio, a studiare, a lavorare e a lavorare nell’ambito sentito, scelto dalla singola donna come a lei più congeniale, il diritto ad occupare posti di responsabilità e comando nelle gerarchie delle organizzazioni.

Luzi, Chateaubriand, Voltaire, Proust, Fielding, Diderot, Calvino, Leopardi, Monti, Pascal Eco, alcuni nomi  di grandi autori che si sono occupati di Ipazia. Le sono stati dedicati interi libri, tra gli altri: il romanzo di Caterina Contini Ipazia e la notte, Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo di Petta e Colavito, Ipazia. La vera storia di Silvia Ronchey e di recente il film “Agorà” del regista Alejandro Amenábar .

Lunga vita a Ipazia.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Canto presente 37: Fernanda Ferraresso

05 martedì Mar 2019

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

≈ Lascia un commento

Tag

Fernanda Ferraresso

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

FERNANDA FERRARESSO

STUPIDA, STUPIDA!

Sono stupida
ho più di trent’anni
e mi tengo un pugnale
nella testa un dolore di lama piantato dentro il cervello e
non penso ad altro. Niente altro che .
Non ho visto. Non ho visto che il viaggio. Non so altro.

La mia vita?
Rotta. La mia vita si è aperta oltre un campo.
Non ho testa io
ho un secchio bucato
dove butto le parole da sciacquare
le orme dei piedi la testa di chi con la lingua
fa esercizi per massacrare.
Io
sono stupida sì sono stupida mi perdo
sull’attenti per ore e ore in cerca di un nome che non c’è

lascio tutto di me ogni cosa non so più chi sono io
curo la vita le forme dove la vita dentro mi richiude il silenzio.
E perdo i denti io e i capelli e mi rompono le ossa delle braccia
ho perso la voglia di vivere io
la libido la espello come la voce di un fringuello
e ho desiderio io
desiderio di toccare ogni cosa sentirla nel ventre e dentro i polpastrelli
nella gola un fiato di vento e un trifoglio da mangiare.
E il pensiero lo taglio col filo di ferro è solo
una vecchia voce scialba uno sguardo
che non guarda sotto la cenere che ora è dovunque
sparsa la luce a terra che dentro ci salta con tutte le chiavi di ogni porta
e il luogo è quel dove
dove tutto cambia per restare sempre uguale.

E i vinti?

Sono un’isola che non ha futuro
un immobile equinozio
una scena senza soglia un confine
oltre tutte le città che pigramente ospitano una vita scolpita
a suon di parole di muffa nel vuoto delle case
nei gessi dei corpi di gente senza identità.
Ma niente si trova niente ha più una notazione.
E rifiuti su rifiuti è cresciuta una montagna di menzogne
un plastico rifiuto a vivere tutte le stagioni
l’interno del nero noi quel sacco di pattume
orlando immobili il drappello delle tracce randage di quei nomi
perse tra le baracche tra i fantasmi e altri sguinzagliati suoni di sirene e cani
che fiutano tra ombre l’orma di corpi senza più padrone.

Dove non si riconosce ancora il mondo?

Le parole battezzano soltanto i nostri vuoti
e gli occhi scorrono oltre i pensieri.

Dove si cerca ancora il mondo?

Dentro un sacco di plastica
l’altra sera un feto era un’isola
una curva dentro la corrente
una parola certa dentro la nostra morte.

E MI RICORDO

mi ricordo
come te lo gridavo da un posto piccolo
perso in fondo a me stessa fino a dove stavi tu
che non sapevo mai dove stavi
tu eri mia madre ed eri lontana oltre i confini della mia terra
così cantavo mi cantavo tutto quello che solo io potevo vedere
stavo aperta come un libro dentro la mia testa e aveva un sole
a tutte le ore dentro la mia voglia
anche quando dicevano che avevo troppa fantasia
e che non sarei mai stata abbastanza accondiscendente
che non avrei ceduto facilmente anche se volevano
spaccarmi la luce dentro regole che non erano niente
io cantavo
mi cantavo senza pensare che non portasse a niente
che inutilmente avrei girovagato attorno ai confini che sentivo
sempre più labili dentro un corpo che mi abitava e
non era solo le mie gambe le mani o il cervello era
una specie di canzone che mi teneva in vita e ancora
continua a farlo quando ti perdo
e non sento che quel ricordo venirmi incontro.

NEI GIORNI SUCCESSIVI

non fui capace di trovare uno specchio
d’acqua pulita non riuscii a vedere una faccia né il mio
volto di limo che quasi non sentivo più
come se l’aria intorno fosse la precisa mole della sua inconsistenza
e gli occhi fossero due vuoti
annodati al fondo e consumato lo sguardo fosse
casa di abbandono.
Mi fermavo ad ogni parola
che mi suonava nella testa come straniera
ora che non avevo nessuno con cui barattarla
nessuno
tranne me stessa e tacendo le parole
scorrevano nella mente come in un letto vuoto e l’ignoranza
si scopriva come un alito di desiderio scopre il desiderio stesso
maturando i suoi acerbi pensieri da una creta corrotta
ne faceva materia scomposta e impalpabile.
Mi guardavo intorno e vedevo corpi
d’ogni specie erbe e piante
decapitate forme animali recisi dal busto
nullo il mio sguardo
poteva raccoglierne la primitiva forma l’involucro osceno
di tutto quel mondo che dicevamo ci avesse nutrito prima, ora
poteva chiamarsi in qualunque modo ma non
natura, non terra la nostra
furia d’essere creato e creatore in un contatore nucleare
inoppugnabile aveva esploso quella verità e in questa
vitrea vita terrena fatta a pezzi
ora esponeva i ludici cadaveri del suo scempio.
Grande e madre la Terra offriva ancoraggio
a tutti quegli esseri viventi ancora
in qualche modo partecipi di un ciclo di cui ciascuno
piccola infima parte chiudeva il complemento necessario affinché
anche nella morte il ciclo si evolvesse fino in fondo. Ombre e segni
di altri selvaggi mi spingevano a scegliere
il silenzio.

Che scendesse si avviluppasse profondo
tra ciò che restava e si facesse l’essenziale
forma di un’altra espressione consapevole di quel giorno
ancora in piedi su tanta catastrofe umana.
Non ho più parole ora
depongo i miei sassi nel ventre ammutolito del tempo.
Gli uomini non gridano
non guardano, non più
ci sono voci che sfiorano l’orlo.
Di un giorno qualsiasi è l’andare e venire della luce.
Tutto questo silenzio è un tuono nuovo
nell’identico andare
al fondo della notte e in cima al precipizio.


RICORDO IL MIO PRIMO

il mio primo respiro
ha disegnato profondo
tutto il mondo
un piano universo
un cielo aperto
foreste e selve
un mare di ginestre
gialle tempeste le messi festive rondini tardive
noccioli e querceti profumi essenziali
nodi di temperature valloni di echi
indissolubile mi ha legato
tra le sponde della morte e nella vita
mi ha scandita in una lingua tersa
attraverso ogni giornata

testi tratti da “L’inventario” di Fernanda Ferraresso

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

uNa PoESia A cAsO: Fernando Pessoa

28 giovedì Feb 2019

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

≈ Lascia un commento

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Fernando Pessoa

Non so qual è il sentimento, ancora inespresso,
che, repentino, come soffocazione, mi affligge
il cuore che, d’improvviso,
tra quel che vive si scorda.
Non so qual è il sentimento
che mi svia dal cammino,
che mi dà d’improvviso
una nausea di quel che inseguivo,
una volontà di mai arrivare a casa,
un desiderio di indefinito,
un desiderio lucido di indefinito.

Quattro volte mutò la stagione falsa
nel falso anno, nell’immutabile corso
del tempo conseguente;
al verde segue la siccità, e alla siccità il verde;
e nessuno sa qual è il primo,
né l’ultimo e finiscono.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Grandi donne: Mia Martini

22 venerdì Feb 2019

Posted by Loredana Semantica in Grandi Donne

≈ Lascia un commento

Tag

cantante italiana, Grandi Donne, Mia Martini

Tutte le donne sono grandi, hanno l’importante e gravoso compito di accogliere la vita e accompagnare la morte. Per la coraggiosa capacità di immersione nei doveri e nei sentimenti, per essere custodi della famiglia e della vita, le donne sono grandi tutte. Alcune però operando su fronti diversi: sociale, scientifico, professionale, artistico ecc. ottengono risultati per i quali meritano ulteriormente d’essere ricordate, perché la loro grandezza ha prodotto bene a favore della società del loro tempo e del futuro, persino a favore di tutta l’umanità. Questa rubrica è dedicata a loro.

“La gente è strana.” Cominciava così “Almeno tu nell’universo”, una tra le più belle canzoni della musica leggera italiana, capolavoro della cantante Mia Martini, al secolo Domenica Rita Adriana Bertè, sorella dell’ancora vivente Loredana Bertè, anch’essa cantante, e di altre due sorelle che completavano una tradizionalista famiglia calabra.

“La gente è strana.” Niente di più vero, almeno per Mia Martini, detta Mimì. Particolarmente strana poi la gente di spettacolo, così bisognosa di successo e platea da credere alle idiozie, alla sorte avversa, ai tarocchi e chiromanti, così superstiziosa da dedicarsi agli scongiuri. Girò in quegli ambienti per qualche tempo intorno agli anni 80 la diceria che Mia portasse sfortuna, peggio del colore viola, cominciarono a rifuggirla, isolandola nella maldicenza. Inizialmente Mia non dette alla cosa molto peso, ma quando la cattiva fama giunse al punto che la pregavano di non partecipare alle manifestazioni perché altrimenti si sarebbero defilati tutti, si arrese e ritirò dalle scene. Per qualche anno, poi tornò alla grande alla ribalta, partecipando alla trentanovesima edizione del festival di Sanremo, proprio con “Almeno tu nell’universo” nel 1989.

La verità dell’origine di questa vicenda è quella che lei racconta in un’intervista al settimanale “Epoca”:

“Tutto è cominciato nel 1970. Allora cominciavo ad avere i miei primi successi. Fausto Paddeu, un impresario soprannominato “Ciccio Piper” perché frequentava il famoso locale romano, mi propose una esclusiva a vita. Era un tipo assolutamente inaffidabile e rifiutai. E dopo qualche giorno, di ritorno da un concerto in Sicilia, il pulmino su cui viaggiavo con il mio gruppo fu coinvolto in un incidente. Due ragazzi persero la vita. “Ciccio Piper” ne approfittò subito per appiccicarmi l’etichetta di porta jella.“

Ebbene oggi Mia, a quasi 25 anni dalla sua morte, ha la sua rivincita, nel non essere stata dimenticata, anzi nell’essere ancora più amata dal pubblico, come testimonia il successo del recentissimo film a lei dedicato “Io sono Mia”,  prodotto da Luca Barbareschi, trasmesso su RAI1 il 12 febbraio scorso. Il film ha avuto un clamoroso seguito di quasi otto milioni di spettatori.

Ho scelto Mia Martini per questa rubrica dedicata alle grandi donne per il coraggio e la solitudine, per il talento purissimo che il tempo ha confermato splendente, perché donna, osteggiata e denigrata in vita, non soltanto dal padre desideroso di vedere la sua secondogenita incanalata in una carriera convenzionale da medico o insegnante o altra canonica professione, ma anche dallo stesso mondo artistico al quale apparteneva, che l’ha emarginata, pentendosi poi della propria ignobiltà.

Raffinata e sensibile interprete di tanti bei testi musicali suoi e di altri, Mia Martini possedeva una voce limpida e intensa, resa poi più roca in seguito a un’operazione alle corde vocali. E’ stata una donna che ha dedicato la vita alla musica e alla canzone, seguendo convintamente, sin da giovanissima, la sua vocazione. All’inizio con uno stile da ragazza ye ye, zingara, figlia dei fiori, diventando nel tempo sempre più sofisticata; nella maturità andava in scena ai festival o nei programmi radiotelevisivi sorridente ed elegante, in mise di tessuti mobili e fluenti, sul corpo snello o con luccicanti e griffati abiti da sera.

Un mistero la sua morte ad appena 47 anni. Fu trovata nella sua casa in provincia di Varese, sul letto in pigiama, con gli auricolari. Si è parlato di overdose di cocaina, poi di arresto cardiaco. La sorella Loredana ha gettato ombre sulla figura del padre a causa di lividi sulla salma. Tutte le sorelle escludono il suicidio. Si racconta inoltre di un violento litigio tra il padre e Loredana nella camera ardente prima del funerale di Mia. Il padre tuttavia ormai è morto, il corpo di Mia Martini cremato, non c’è modo di approfondire il mistero.

Restano però i ricordi, le canzoni e interpretazioni, le interviste, gli indimenticabili successi di Mia Martini: Padre davvero, Donna sola, Minuetto, Piccolo uomo, Donna con te, Almeno tu nell’universo, Che vuoi che sia, E non finisce mica il cielo, Cummè, La nevicata del ’56, Gli uomini non cambiano.

L’imprinting nell’anima di Mia è avvenuto di certo per l’azione del padre, raccontato da tutte le figlie come violento, che, senza volerlo affatto, ha forgiato l’artista che la figlia è poi diventata, generando prima e rafforzando poi il suo innato spirito malinconico, intriso di solitudine e gonfio di contestazione verso la figura maschile, egoismo e possessività che la caratterizzano e contro la società maschilista e ipocrita. Anche la carcerazione di Mia avvenuta nel 1969 a Tempio Pausania per 4 mesi, accusata del possesso di una sigaretta di marjuana – accusa dalla quale sarà poi scagionata – segnerà profondamente l’artista, tant’è che in carcere tenterà anche il suicidio. Infine Ivano Fossati è stata un importante figura maschile nella vita della cantante, una storia d’amore durata dieci anni. Da essa sono nate collaborazioni musicali e il testo di “E non finisce mica il cielo” scritta da lui per Mia.

Riporto in testa a questo articolo il video di “Almeno tu nell’universo” e in fondo alla pagina l’intervista di Mia Martini e del padre condotta da Marisa Laurito a “Serata d’onore”. Nel video, oltre al vago sentore delle tensioni sotterranee tra padre e figlia, emerge con chiarezza la grazia e lo charme di Mimì in contrasto con il piglio critico del padre, il cui tono leggero non riesce a mascherare la natura autoritaria, apparendo egli al confronto della figlia, rigido e rozzo.

Ebbene al bilancio finale è bello poter dire a Mimì sei tu che hai vinto. Su tutti.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

uNa PoESia A cAsO: Hermann Hesse

15 venerdì Feb 2019

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

≈ Lascia un commento

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Hermann Hesse

CHOPIN

Spargi ancora a profusione
su di me i gigli pallidi,
grandi gigli dei tuoi canti,
rose rosse dei tuoi valzer

E il respiro intessi greve
del tuo amore, che appassendo
dà profumo e del tuo orgoglio
garofani di fuoco flessuosi

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Grandi donne 1: Franca Viola

07 giovedì Feb 2019

Posted by Loredana Semantica in Grandi Donne

≈ Lascia un commento

Tag

delitto d'onore, Franca Viola, Grandi Donne, matrimonio riparatore

Da tempo la rubrica grandi donne creata su questo blog attende contenuti. Questa che segue ne è l’introduzione.

Tutte le donne sono grandi, hanno l’importante e gravoso compito di accogliere la vita e accompagnare la morte. Per la coraggiosa capacità di immersione nei doveri e nei sentimenti, per essere custodi della famiglia e della vita, le donne sono grandi tutte. Alcune però operando su fronti diversi: sociale, scientifico, professionale, artistico ecc. ottengono risultati per i quali meritano ulteriormente d’essere ricordate, perché la loro grandezza ha prodotto bene a favore della società del loro tempo e del futuro, persino a favore di tutta l’umanità. Questa rubrica è dedicata a loro.

franca-viola-4301-0-1555752121

Franca Viola

Mi piace cominciare questa rubrica con un articolo dedicato a Franca Viola, un bel nome per una bella ragazza del profondo sud, capelli scuri, pelle bianca. Mi piace cominciare da Franca Viola perché è siciliana, come me, perché penso che la Sicilia, bellissima terra, da molti considerata retriva, è spesso culla delle più sorprendenti reazioni e balzi progressisti. Infatti Franca Viola, vittima di un fatto di cronaca, ha ribaltato la sua posizione ed  è diventata simbolo di tempi nuovi, provocando riflessione sociale, condivisione e solidarietà tali da indurre un’importante modifica normativa nel nostro sistema di leggi.

La storia la conoscono in molti. Brevemente la riepilogo per come la ricordo. Siamo nel 1947. Franca Viola viveva ad Alcamo in provincia di Trapani, aveva 17 anni all’epoca dei fatti. Era stata per qualche tempo fidanzata col figlio di un boss locale, ma quando il fidanzato fu accusato di furto, Franca Viola lo lasciò, d’accordo coi genitori, prefendogli un compagno di classe del quale si era innamorata. Il fidanzato abbandonato non accettò il benservito e con l’aiuto di 12 uomini, rapì Franca Viola insieme al fratellino minore, rilasciando quest’ultimo dopo un paio di giorni e trattenendo Franca Viola per 8 giorni, abusando psicologicamente e sessualmente di lei. L’idea dell’uomo era di far passare la vicenda come una “fuitina” consensuale. Quella fuga d’amore diretta alla consumazione del rapporto che all’epoca era praticata in molti casi perchè sopperiva a varie necessità della coppia, ad esempio mettere i genitori contrari davanti al fatto compiuto, celebrare un matrimonio in economia, ecc. Solo che in questo caso l’accordo non c’era, ma lo stupro sì.

Le norme all’epoca “graziavano” chi si fosse macchiato del delitto di stupro per la seguente formulazione dell’art. 544 del codice penale del 1920

“Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.

Una volta rilasciata però Franca Viola non accettò il matrimonio riparatore, sostenuta dal padre Bernardo e dall’avvocato Ludovico Corrao, affrontò il processo che si concluse con la condanna dello stupratore a 10 anni di reclusione. Questi uscito dal carcere fu ucciso. Franca invece sposò l’uomo che aveva scelto e con lui visse serenamente la sua esistenza, avendone due figli.

Non c’è niente di straordinario in quello che ha fatto Franca Viola, semplicemente una donna che ha seguito il proprio cuore, è lei stessa che dice così. Amava un altro, aveva subito violenza, non poteva accettare l’autore di questa violenza come sposo, piegandosi alla convenzione sociale che sposarsi era l’unico modo per “salvare il proprio onore”. Non poteva sposare un uomo che disprezzava. Chissà quante altre prima di lei avevano dovuto sottostare a questo ricatto, vittime due volte: dello stupro e poi anche del sacrificio di se stesse all’altare dell’onore, al legame matrimoniale non voluto.

Bella la figura di Franca che si oppone alle convenzioni, alle maldicenze, che accetta di essere qualificata come “disonorata” pur di essere libera e non soggiogata al maschio oppressore, coraggiosa perché oltre che violento, maschio e oppressore, l’antagonista appartiene ad una famiglia mafiosa locale dalla quale è intuitivo aspettarsi ritorsioni. Tant’ è vero che alla rottura del fidanzamento il padre di Viola aveva già subito minacce e danneggiamenti alle proprietà.

Dietro Franca Viola la bella figura del padre, un padre forte e coraggioso che per amore della figlia si oppone alla violenza, lo raccontano bene le parole della stessa Franca che ha concesso un’intervista il 27 dicembre 2015 a “la Repubblica” e dice riferendosi al momento dell’incontro tra lei e il padre dopo il rapimento.

Mio padre Bernardo venne a prendermi con la barba lunga di una settimana:

“non potevo radermi se non c’eri tu” mi disse

“cosa vuoi fare, Franca?”

“non voglio sposarlo!”

“va bene: tu metti una mano io ne metto cento.”

Questa frase mi disse.

“basta che tu sia felice, non mi interessa altro”

Mi riportò a casa e la fatica grande l’ha fatta lui, non io. È stato lui a sopportare che nessuno lo salutasse più, che gli amici suoi sparissero. La vergogna, il disonore. Lui a testa alta.

Il coraggioso no di Franca Viola, al quale fanno eco il coraggio di suo padre e del suo futuro marito che si opposero all’arroganza della delinquenza, fu il primo segno che la normativa del “delitto d’onore” aveva fatto il suo tempo,

Questo il testo dell’art. 587 del codice penale Rocco del 1920 sul delitto d’onore:

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”

A questo si ricollegava l’articolo 544 che ho riportato sopra sul cosiddetto “matrimonio riparatore”.

La vicenda di Franca Viola fece molto scalpore e il processo giudiziario che ne seguì ebbe molto seguito. L’opinione pubblica si schierò dalla parte di Franca, ammirandone coraggio e dignità. Altre ragazze seguirono il suo esempio, non soggiacendo a violenza e imposizioni umilianti per aver salvo l’onore e da quel primo no iniziò il processo di evoluzione normativa che portò all’abolizione della norma sul delitto d’onore e della norma corollario sul matrimonio riparatore. Ci vollero però oltre trent’anni di tempo per vedere tradursi in norme la soppressione degli articoli 544, 587 e degli altri che qualificavano lo stupro come delitto contro la morale e l’omicidio di coniuge, figlia o sorella e relativo amante come delitto d’onore, e, pertanto, meno grave Disposizioni di legge che stigmatizzavano indirettamente la donna come essere funzione dell’uomo, del suo onore e volontà, prescindendo dalla dignità e autodeterminazione della donna stessa.

Franca Viola così è finita sui libri di storia, ha ricevuto nel 2014 al Quirinale l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e oggi è qui, su questo blog, ad inaugurare una rubrica che esalta il coraggio e il valore delle donne.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

uNa PoESia A cAsO: Costantino Kavafis

31 giovedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

≈ Lascia un commento

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Costantino Kavafis

Questo c’era di singolare in lui:
in mezzo a tutta la dissolutezza
e alla copiosa pratica d’amore,
e sebbene il contegno in consueta
armonia con l’età si componesse,
c’erano istanti – certo, estremamente
rari – che dava il senso
di quasi intatte carni.

Dei suoi ventinove anni la bellezza,
tanto provata dalla voluttà,
stranamente evocava, per attimi, un efebo
che, un po’ goffo, all’amore
il casto corpo cede.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Delirio: 19 dicembre 2009 (innesco)

24 giovedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in Cronache sospese

≈ Lascia un commento

Cominciò come un gioco senza fuoco a marchiare. non l’ustione ma la pagina bianca i colori la macchia. l’inchiostro che sporca. verginità della bocca sbandierata e perduta. gorgogliare sommesso di melma che assale. cominciò così l’apnea radicale. le mani avvinghiate alle sponde. le labbra di sale. senza pietà la condanna  o speranza o controllo o salvezza del dopo. senza un fiore d’incanto o  parola gentile.

I vermi striscianti ricoprirono i lombi arrotando coltelli vivevano a fianco. porte chiuse serrate a covare bisogni. mostri infami insaccavano sabbia seppellivano grazia. nei crateri sozzure. i vigliacchi a sputare. sopra i colpi la fiera. con le zanne affondare trenta centimetri al  cuore. rosso dritto violento crocifisso di sole.

La coperta aveva soffici piume. era un covo di pace fantasia floreale. una tana condivisa animale. immobile il fiato di morte batteva le nocche i lembi frastagliati del nulla. occhi chiusi sul bianco e le nuvole fuori. all’interno del vetro c’era il blocco del pianto. tutto fermo e stravolto al confine del mare. nel ventre ipotetico ansimava l’intento. congiuntivo presente: se sia meglio morire o respirare profondo. un assolo magnifico senza darlo a vedere.

Non esiste l’immenso. non risponde al chiamare e nel gelo dell’oltre abolisce il rumore. si collassa inumano di silenzio perfetto. piovevano gli angeli infine tra pareti di amianto. soffiavano lamine e vento. mormoravano mute preghiere.

Era un tempo insensato, prima dato e crollato, dopo ammesso e poi addosso. coi forconi la folla con la neve la luce immacolato splendore. forse assurdo che uccide. coltellate a ridosso e nel limbo candore. ogni coltre che scende infinitamente ricopre. dentro il seme il lenzuolo. una sindone eppure non è detto che il corpo inumato sopravviva a parole.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

uNa PoESia A cAsO: Eugenio Montale

17 giovedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

≈ Lascia un commento

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Eugenio Montale

Lungomare

Il soffio cresce, il buio è rotto a squarci
e l’ombra che tu mandi sulla fragile
palizzata s’arriccia. Troppo tardi

se vuoi essere te stessa! Dalla palma
tonfa il sorcio, il baleno è sulla miccia,
sui lunghissimi cigli del tuo sguardo.

da La bufera e altro (1940 – 1954)

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Canto presente 36: Flavio Malaspina

10 giovedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

≈ Lascia un commento

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

FLAVIO MALASPINA

Tra morbide labbra

Hai cercato con la lingua nella mia bocca,
ma io non ho denti in bocca
In bocca ho le ossa della fame
e non di cibo hanno bisogno
ma di vita.
Soffiami in gola il tuo respiro,
chiunque tu sia,
ovunque tu sia,
ricreami una speranza
di ossigeno e carne,
e dammi una ragione di saliva per andare avanti.
Del resto
è lì che si vive tutti
In quell’elica liquida
tra morbide labbra.

A cosa servono i poeti?

A cosa servono i poeti?
A nulla!
ma se non ci fossero,
Il nulla
sarebbe ancora
più nulla.

Dedica

Vorrei che quelle parole,
tutte le parole, le avessi dette a me,
le avessi pensate e scritte per me,
Vorrei che scrivendole ti fossi immaginata le mie mani su di te,
le mie mani dentro di te,
mentre ti accarezzavano il cuore.
Ma ti chiedo scusa,
a volte i segni sul viso distraggono,
e le ombre disegnano cose che non ci sono
Per questo,
noi non siamo,
noi non esistiamo.

I miei morti

Io non ho “i miei morti”,
ho dentro di me tutti i morti del mondo,
e pesano sulle spalle.
Centosette miliardi sono passati fino ad oggi sul pianeta,
centosette miliardi che non esistono più,
ma esistono nel pensare,
esistono nel vivere
e spesso nel rinunciare.
Un fiume ininterrotto di assenze,
dissolvenze,
Mai un così enorme vuoto
ha pesato così tanto.
È questo
un esercito dei morti
che non subisce sconfitte.
Sono loro, per me,
dominio.
Rapito
annaspo in questo male di Stoccolma,
un mare magnum di memoria
che è somma di oceani
e disperazione…
…Soccombo
nel dubbio del vuoto.

Canzone d’amore

Quanti post it mi hai attaccato sul cuore,
quando batte mi fanno il solletico dentro come le ciglia di un
bambino sul viso.
Se mi sento giù ne scelgo qualcuno a caso,
lo leggo
e tiro un respiro di sollievo.
Hai sempre scritto in corsivo,
mai in stampatello!
Su uno leggo:
“Forse Dio non esiste, ma tu sì!”.
La tua esegesi,
la più bella canzone d’amore.

Mancanza

Oggi mi sono mancato un sacco,
e non trovandomi
per un attimo ho vissuto veramente.

Duecentodiecimila lemmi ti stanno aspettando
una moltitudine di pagine!
Cresci veloce Lorenzo,
c’è un meraviglioso giardino
oltre il tuo dito indice
e profuma di libertà!

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Numeri e auguri

01 martedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in SINE LIMINE

≈ 2 commenti

Tag

limina mundi, Numeri e Auguri

Premessa

Questa nave è un elefante, senza ciurma e senza vele, non affonda ma sposta tanta acqua quanto il peso. E’ un nuotare su un mare di r-esistenza. Un volere ferreo impressionante. Sconosciamo l’aggressione, invidie, conventicole, competizione. Il nocciolo dell’aggregazione presso altri lidi è forse un reciproco scambio, chi offre il porco contro un quarto di bue. Qui l’essenza è la presenza. Dinamica “nullanza”, un neologismo feroce, come a dire la danza la nullità, dove chi balla ha passi liberi, svincolati. La bandiera è terra sconosciuta, conquista metro a metro di sabbia, d’oltranza. Un augusto interrogarsi, spaziando dalla vita alla trasfigurazione d’arte, propria, ammirevolmente d’altri. Ci proponevamo anche di più, ma c’è tempo, tutto il tempo del nostro tempo per dare la piega a questa inesistente vela, motore d’energia che insiste e vive.

Corpo

Dal 21-3-2016 sono ormai quasi tre anni che questo blog è attivo. La redazione s’è ridotta a due sole persone: Loredana Semantica e Deborah Mega, oltre ad Alessandra Fanti, che dona le sue lucenti poesie, con la partecipazione di Maria Allo. Altri autori hanno preso il largo per altri lidi o navi, hanno proseguito per proprio conto il loro navigare. Anche quest’anno appena trascorso ha visto numeri con l’anima. Li diamo anche quest’anno immancabilmente, tra la fine appena avvenuta e il principio di un numero nuovo – 2019 – per dire, voltandoci indietro, che la strada percorsa è tanta e luminosa. Forse qualcuno potrebbe pensare a un’autocelebrazione e lo è, se vi pare, ma non è questo il nucleo di rilevanza.

Numeri

Le visite al blog, fino ad oggi,nel momento in cui scrivo questo post, sono  state nel totale  64746. Il post più visto è “La casa di Asterione“ di Deborah Mega con 3424 visualizzazioni.

Nel corso del 2018

sono state curate da Deborah Mega le rubriche:

  • Randomusic: 5 articoli
  • Incipit: 7 articoli
  • Punti di vista: 7 articoli
  • Recensioni: 6 articoli ( gli autori recensiti sono Alessandro Silva, Emilia Barbato, Fernando Lena, Gabriele Galloni, Francesca Varagona)

Complessivamente Deborah Mega ha pubblicato 45 Articoli, oltre a quelli sopra indicati, post commemorativi di ricorrenze annuali, racconti e segnalazioni di eventi.

Loredana Semantica, ha curato le rubriche:

  • Prisma lirico: 13 articoli
  • Forma alchemica: 4 articoli
  • Una poesia a caso: 2 articoli
  • Cronache sospese (inaugurata a settembre del 2018): 10 articoli

Complessivamente Loredana Semantica ha pubblicato 37 articoli.

Alessandra Fanti ha pubblicato nel blog 10 poesie

Maria Allo ha pubblicato l’articolo Stefano D’Arrigo: Creatività linguistica in Horcynus Orca il 15.1.2018

Attenzione alla poesia di autori contemporanei è stata data nelle rubriche:

  • Canto presente: 9 articoli (sono state pubblicate poesie dei seguenti autori: Luca Parenti, Leopoldo Attolico, Christian Tito, Iole Toini, Viola Amarelli, Daìta Martinez, Giacomo Cerrai, Fabrizio Centofanti, Antonio Pibiri)
  • Versi trasversali: 10 articoli (sono state pubblicate selezioni di poesie dei seguenti autori  Marta Genduso, Lorenzo Pataro, Stefano Di Ubaldo, Valerio Succi, Guglielmo Aprile, Adua Biagioli Spadi, Reinhard Christanell, Claudia Piccinno, Stefania Onidi, Anna Maria Dall’Olio)

Con la  rubrica Ibridamenti è stata data attenzione al pensiero critico, in particolare a quello di Roberto R. Corsi.

Conclusioni

L’augurio per l’anno appena iniziato è che ci porti tempo sufficiente per dedicarci alla nostra passione per l’arte e la letteratura, alla cura di questo blog, alla ricerca di nuove voci da ospitare in Canto presente, o a nuovi incontri poetici da proporre in Versi trasversali, tempo sufficiente per leggere e recensire le opere che sempre più numerose pervengono alla redazione, per elaborare nuovi articoli con attenzione ad autori e artisti contemporanei e del passato, ed essere nel contempo,  anche nel presente, osservatrici della società che si evolve, capaci di dirla in prosa non meno che poeticamente, essere ancora nel qui e ora dei nostri doveri che ci chiamano continuamente. Mai mancanti dunque, se possibile, interessate e, speriamo, interessanti.

Felice Anno Nuovo.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Forma alchemica 24: Attila Jozsef

13 giovedì Dic 2018

Posted by Loredana Semantica in Forma alchemica

≈ 1 Commento

xxxx.jpg

Con cuore puro

Non ho padre, né madre,

né dio, né patria,

né culla, né sepolcro,

né amante né baci.

Da tre giorni non mangio,

né molto, né poco.

Vent’anni la mia forza,

i miei vent’anni li vendo.

Se nessuno li vuole,

allora che il diavolo se li porti.

Con cuore puro rubo,

se occorre ucciderò.

Che mi catturino e impicchino,

mi ricoprano di terra benedetta

un’erba mortale cresca

sul mio bellissimo cuore.

 

Attila Jozsef

Attila József è l’autore di questa poesia, scritta quando si accingeva alla carriera di insegnante. Con questa poesia egli si giocò la possibilità di insegnare, essa segna perciò le stimmate di poeta sui palmi di Attila, piega il suo destino.

Grande il fascino percussivo nella raffica di negazioni che s’inalbera nella prima strofa. Come vessilli di verità, sconforto, disillusione e sofferenza. La seconda strofa della poesia sembra adombrare lo spettro della fame, e sebbene vent’ anni abbiano in sé forza e potenza, se nessuno vuole dare ad essi storia e collocazione, soddisfazioni o vittoria, si buttano via in pasto al diavolo. Un cuore puro è disposto a sacrificare l’uomo, a perdersi nella riprovazione sociale, rubando o uccidendo se occorre. La poesia che inneggia al cuore puro, anticipa la sorte del poeta, la sua fine, eppure non rinuncia il cuore alla sua bellezza: l’erba del finale raccoglie simbolicamente il verde della speranza che questa bellezza non muoia chiusa nella tomba, ma prosegua diffondendosi sulla bocca degli uomini. Questo è ciò che è avvenuto per Attila Jozsef, che a dispetto delle umili origini, e della sua breve vita è riuscito nel breve tempo della sua esistenza a scrivere poesie di un denso lirismo, vitale e profondo, che gli hanno conquistato  l’amore del popolo ungherese.

Attila Jozsef nacque a Budapest nel 1905. Non ebbe un’infanzia felice, il padre, operaio in un saponificio, abbandonò la famiglia quando Attila aveva appena tre anni. La madre, contadina, rimasta sola, per mantenere i figli, si accollerà il duro lavoro di lavandaia. Ciononostante il piccolo Attila le venne tolto e, insieme alla sorella Elteka, affidato ad una famiglia di contadini del villaggio di  Öcsöd che divennero genitori adottivi. L’infanzia di Attila di certo non fu all’insegna del gioco, spensieratezza e affetto, la sua occupazione in campagna era  curare i maiali. I genitori adottivi non accettavano nemmeno il suo nome, preferendo chiamarlo Pista, diminutivo di Istvan. A questo tentativo di “repressione” identitaria, Attila farà risalire, anni dopo, la sua passione per la letteratura, avendo scoperto allora le gesta di Attila, re degli Unni, si rese conto che la letteratura permetteva una possibilità di esprimere idee alternative a quelle imposte da altri e la riaffermazione della propria individualità.

Dalla sistemazione ad Öcsöd  Attila fuggì per tornare dalla madre, della quale rimase orfano ad appena quattordici anni. Per la madre Attila nutrì sempre grande affetto, manifestato anche in commoventi poesie a lei dedicate nelle quali intreccia vissuto personale e anelito alla catarsi sociale, aspetti presenti in tutta la sua produzione.

A questo punto della sua vita per interessamento di Ödön Makai, marito della sorella maggiore, ricco avvocato e tutore di Attila, egli poté studiare. Era uno studente inquieto, discontinuo, ma brillante, otteneva risultati con poco studio, necessitando di poco tempo per apprendere. Il suo disagio tuttavia lo perseguitava manifestandosi in tentativi di suicidio e nella diagnosi  di una forma di schizofrenia.

A vent’anni scrisse la poesia “Con cuore puro” (Tiszta szívvel) nella quale dà voce potente alla sua profonda disillusione in tutte le istituzioni e consolazioni del mondo. La sua poesia tuttavia ben lontana dall’ essere frutto di una posa da poeta maledetto era invece espressione di accusa sociale, di sentimento di abbandono, di esperienza esistenziale di autentica sofferenza, aggravata dalla povertà, da un’ infanzia infelice e da un’acuta sensibilità.  Proprio per la poesia qui proposta egli ricevette il durissimo giudizio del professore di linguistica ungherese, Antonio Horger, dell’Università di Seghedino alla quale Attila era iscritto. Horger ebbe ad affermare che finché fosse stato vivo  non avrebbe mai permesso a Jozsef di diventare insegnante, non potendo consentire che l’educazione delle giovani generazioni fosse affidata ad individui che scrivevano poesie del genere. Si riferiva appunto alla poesia “Con cuore puro” pubblicata sul giornale Szeged. Attila deluso abbandonò l’Università e il proposito di diventare insegnante e si trasferì a Vienna dove cercò di mantenersi facendo vari mestieri: vendendo giornali, facendo pulizie, come precettore ed infine come corrispondente franco-ungherese all’Istituto del Commercio Estero, senza abbandonare l’attività letteraria, dalla quale riceveva anche saltuari compensi. Subentrò tuttavia uno stato di disagio psico-fisico che lo costrinse a lasciare l’impiego di corripondente.

Sul fronte politico Attila da giovane aveva aderito al partito comunista clandestino con fede ed entusiasmo, che tuttavia non impedirono al partito, anni dopo, di  espellerlo per deviazionismo. Probabilmente Jozsef era voce troppo autentica e fuori dal coro per un partito che in quegli anni era ligio alle indicazioni di allineamento staliniane. Questa estromissione fu per il poeta un colpo ulteriore. Egli tuttavia non cessò di esprimere nelle sue liriche le istanze di giustizia, lo spirito rivoluzionario, l’anelito al riscatto sociale, descrivendo il grigio delle periferie, delle fabbriche, l’alienazione del lavoro umile, manifestando la protesta contro l’ ipocrisia del mondo borghese, a favore di poveri, emarginati, operai, della loro degradata condizione, perché essi non ricevono dal mondo la loro parte di felicità, ma solo il salario. Attento anche alla bellezza di paesaggi, cielo, natura e considerando l’arte, unico vero rifugio dalla disperazione, fu sensibile agli influssi dell’espressionismo, del surrealismo, del simbolismo. La sua poesia è ricca di metafore e similitudini, ma esprime principalmente la solidarietà con gli ultimi, col loro dolore esistenziale, specchio del proprio, e uno spirito di contestazione per una società che ha elevato il denaro a priorità, rendendo gravemente inumano vivere per tutti di coloro che non accedono al benessere economico.

Non trovò consolazione nei rari rapporti sentimentali, tutti con esiti fallimentari.

Morì ad appena 32 anni investito da un treno mentre si trovava sui binari della stazione di stazione di Balatonszárszó. L’ipotesi più accreditata è quella del suicidio confortata dai suoi precedenti tentativi, dalle recenti delusioni sentimentali, ma non è escluso l’incidente. Coloro che respingono la tesi del suicidio evidenziano come Jozsef in fondo non è mai stato un vinto, pur nell’indigenza e nell’infelicità non ha mai cessato di lottare, come testimoniano i suoi versi, sempre pervasi da un fuoco ribelle, da un’energia rivoluzionaria che non si arrende. Probabilmente fu qualcosa di molto simile al lasciarsi andare trovandosi, non volendolo inizialmente, in una condizione di pericolo, come potrebbe essere una scelta di accettazione della fine, perseguita successivamente a una caduta accidentale o perché senza scampo.

E’ paradossale che proprio la poesia Con cuore puro che segnò fortemente in negativo la sua esistenza sia stata giudicata dai critici “emblema della nuova poesia”.

Come significativo è anche il più recente episodio avvenuto nel luglio del 2013, quando il governo autoritario di Orban, decise di rimuovere la statua di Attila Jozsef da una piazza centrale di Budapest. Sono accorsi in migliaia nella piazza per impedire la rimozione, testimoniando l’ammirazione per lo scrittore, icona di ideali e giustizia. Si realizza quindi ciò che è stato scritto da Jozsef nella poesia “Per il mio compleanno” nell’anno della morte, riferendosi con ironia al suo desiderio stroncato d’essere insegnante.

“Io non una scolaresca
ma il mio popolo intero
formerò”

La mortificazione del suo desiderio di diventare insegnante è stata riscattata dall’ essere diventato ciò che egli aveva intuito in vita: simbolo e ispiratore dell’intero suo popolo.

 

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Prisma lirico 27: Vincenzo Cardarelli – Renato Guttuso – Andor Novak

06 giovedì Dic 2018

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico

≈ Lascia un commento

Nell’ ambito della rubrica Prisma lirico, oggi propongo la poesia di Vincenzo Cardarelli e le opere di Renato Guttuso e Andor Novak

RENATO GUTTUSO UOMO CHE FUMA.jpg

Renato Guttuso

Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale estivo temporale
s’annuncia e poi si allontana,
ti sei negata alla mia sete.
L’amore, sul nascere,
ha di questi improvvisi pentimenti.
Silenziosamente
ci siamo intesi.
Amore, amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e di insulti.

Vincenzo Cardarelli

ANDOR NOVÁK, (1879 - ) Femme Fatale..jpg

Andor Novak

poesia
“Attesa” di Vincenzo Cardarelli, da, Giorni in piena, Roma, 1934

opere
“Uomo che fuma o Ritratto del pittore Garrajo”, Renato Guttuso, 1961
” Femme fatale”, Andor Novak (1853 – 1940)

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Prisma lirico 26: Edmond Jabes – Léon Spilliaert

29 giovedì Nov 2018

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico, SINE LIMINE

≈ Lascia un commento

5-vertigine-scala-magica-1908

Leon Spilliaert

Riprendo la rubrica “Prisma lirico”, accantonata per qualche mese, con la poesia di Edmond Jabes e l’opera di Leon Spilliaert

Una parola senza musica
una musica senza parole
una parola di silenzio
un silenzio senza parole.
E poi
niente, davvero
più
niente.

Edmond Jabes

testo: poesia “Solitudine” di Edmond Jabes da “Piccole poesie per giorni di pioggia e di sole”

opera: Vertigo, Scala magica, Leon Spilliaert, 1908

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Canto presente 35: Luca Parenti

15 giovedì Nov 2018

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA, SINE LIMINE

≈ 4 commenti

Tag

Luca Parenti

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

LUCA PARENTI 

 

oggi il cielo ha mantenuto le promesse
alto, azzurro, puro e schivo
e il sole lo accompagnava sereno
come un lume a mezzanotte.
vedevo le persone in cammino
non so dove sarebbero arrivate
ma pensavo a me stesso
nei loro anni migliori, quando
bisogna necessariamente mentire
per essere vivi e forti come sequoie.
conobbi così strane destinazioni improbabili
imprevedibili. ed il cielo era ancora lì
altro, inimmaginabile.

tramonto al quisibeve

un giorno come altri
fatti e finiti come canditi
col cielo aperto e sgombro
come una piazza ad agosto.
non ero solo ma speravo
d’esserlo, solo quando si desidera
non a caso per volere di dio.
io a dialogare coi piccoli fatti
con persone altezzose.
io a congelare le cose buone
poche che vengono a galla:
il dialogo è una espressione
artistica. il popolo è arte.

*

avevo tutta la strafottenza dei vent’anni
ora ho tutta la perseveranza dei quaranta.
ho vissuto bene e serenamente ogni anta
i suoi passaggi come blandi cambi ferroviari.
nessun deragliamento, solo incaponito
e determinato sino alla rottura. come un picchio
che perfora, anche il metallo
ha il suo punto di fusione. solo il cuore
pare refrattario: scende in cantina
non ha paura dei fantasmi, del buio
del silenzio. bisogna avere
la tempra giusta. il sangue freddo.
l’educazione irreprensibile d’un padre
d’una madre.

gioca poeta gioca

gioca poeta gioca
prendi e logora la parola
che ti è stata affidata
per corruzione, idolatria
antipatia, per far servi
ciò che si compra
cristiani e pagani
poeta gioca coi lemmi
prendili strappali redimili
osteggiali pareggiali
lanciali sul muro del pianto
ma non lacrimare
sei uomo forte
ora puoi lasciarti alla sorte.

la stanza senza lei

la stanza senza lei
è solo un pavimento
un soffitto e quattro mura
pure storte. pare che anche
i geometri s’innamorino
e gli operai edili. per questo
alcune trigonometrie son sbilenche.
la scienza non s’accorda coi sentimenti
ma lui la rivuole lì
subito, immediatamente
vicino alla pianta di limoni
(a proposito: bisogna spostarla
dove c’è più sole, come d’altronde loro due)
accanto ai suoi morbidi e romantici sermoni
per far quadrare la vita sua: perciò
lei porterà con sé squadra, martello e pennelli.

kamikaze

tristi sudati operai quando la giornata
incomincia per vuote strade
come fantasmi e la sera assenti
testimoni come lampioni.
strisciante rabbia e violenza, derisione.
bisognerebbe distruggere tutto
buttando sale, rasando bruciare
come gli antichi e ricominciare
con la filosofia, l’arte, gli ismi
la diarrea del politicamente corretto
il pattume del sociale
il bluff dello stato sociale.
ma non c’è abbastanza forza
neppure lo sbuzzo, lacrimazione
facile: una generazione abulica
d’inconsapevoli kamikaze.

*

ci sono poche opzioni:
o scrivi come vogliono loro
allora sarai pietanza sbranata
leccornia di palati straparlanti
studiato da lumaconi chierici
fenomeno da radical salotti
o scrivi soltanto come vuoi tu
isola nel cielo di fronte alla follia
al ripetersi, al tuono.
o servo della catena di montaggio
adulato e succhiato dal coro
(noioso come la morte)
o intimo schizzo di luce
riflesso adamantino
di fonte dolomitica.

*

a Bologna d’estate
la stazione è un’allegra
epilettica invenzione
d’un modo in creola ebollizione.
indiani pakistani cinesi rom
africani: tutto il mondo è paese
ma in pochi metri quadri
in un mese di sudori esagitati
come in un sandwich
stratificati od incendiati
non dalla storia multi etica
ma da una potente illusione:
il capitale è rapace
solo chi non ha da lavorare.

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Canto presente 34: Leopoldo Attolico

29 venerdì Giu 2018

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

≈ Lascia un commento

Tag

Leopoldo Attolico, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

LEOPOLDO ATTOLICO

MITICO PEPPINO

“Quando il pettine si riempirà di nodi
vorrà dire che tutti i nodi son venuti al pettine!”
vaticinava acutamente Giuseppe Conte
di fronte a una platea che pendeva dalle sue labbra
tutta tesa a capire dove andava a parare
la latitanza di quel significante
travestito da espressione figurata
non precisamente affascinante.
Ma il mitico Giuseppe
non amava decriptare le sue agudezas desultorie.
Una scontrosa passione per la condizione umana
gli dettava allarmanti così è se vi pare
da esplicitare solo alla fine
nei tempi lunghi dell’altrui pazienza;
e passò oltre, lasciando lo scoppio ritardato
drammaticamente in balìa di matasse di sebo
gordianerie e untuosità varie

IL ROSARIO DELLE VECCHIETTE

Se nunc et in hora
diventa ‘ncatanòra
è scorbuto celeste
ma anche picco Dada di grande suggestione.
Lo sanno le fiammelle delle candele
nel divertito tremore
che sposa il fai da te del latinorum
al top dell’invenzione verbale
(s)conciata per le feste

CRISI DI COPPIA A CANALE CINQUE

Il plusvalore è evidente:
la terapia del valzer travolgente
è avallata dalla brava presentatrice (?!)
e il tubo catodico è il garante

Ben venga quindi la metafora della danza
per proporre una strategia di coppia:
danzare insieme
tra comunicazione conflitto e mediazione !

(Se proprio non funziona
c’è la Sacra Rota di Sua Santità
che risolve
con la modica quantità
dell’obliterazione)

PRECARIATO E PRODUZIONE DI REDDITO

Anche se è un segnale (non positivo)
di contaminazione dal basso
di pensieri e parole che dovrebbero volare alto,
l’ultima ratio declinata da Celeste
ha margini d’inchiostro inattaccabili:
-non si può continuare a infiorare di addendi la morale.
Bando a prospettive opache e ansiogene.
Il mio fondoschiena vale più di due lauree

GRANDE STATISTA

Con il bon ton municipale
del buon padre di famiglia
ha depenalizzato il falso in bilancio.
Ma non è più creatività d’alto profilo
il fai da te quando consuona
con la questione morale arresa all’elettronica:
se un tempo si parlava con la propria coscienza
oggi ci trovi la segreteria telefonica

IN PARADISO SENZA REDENZIONE

No, non ho il destro
per denuncià ‘sto sinistro;
non ho cuore, davvero.
(Ma lei, il bolide trasgredente
che ci faceva piangente
bellissima e senza patente
a quell’ora di notte?)

Ora che nel cotidie
la menzogna macchia le parole
e tutto sembra fugace e feroce,
può anche accadere che una inezia di dismisura innocente
mi mandi dritto in Paradiso
senza soste intermedie:
“perdono,signore…”

In “La realtà sofferta del comico”, Aìsara, 2009

 

 

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Prisma lirico 25: Henry Scott Holland – Ryan Pernofski

21 giovedì Giu 2018

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico

≈ Lascia un commento

A Christian Tito

« La morte non è nulla. Non conta.
Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.
Non è successo nulla.
Tutto resta esattamente come era.
Io sono io e tu sei tu e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme
è immutata, intatta.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il vecchio nome familiare.
Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce,
Non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Sorridi, pensa a me e prega per me.
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima.
Pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
È la stessa di prima,
C’è una continuità che non si spezza.
Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Va tutto bene; nulla è perduto
Un breve istante e tutto sarà come prima.
E come rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo! ».

Henry Scott Holland

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Prisma lirico 24: Eugenio Montale e Renè Magritte

14 giovedì Giu 2018

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico

≈ Lascia un commento

Nel prisma lirico di oggi la poesia di Eugenio Montale e l’opera di Renè Magritte

René Magritte, The Poet Recompensed

Mia vita, a te non chiedo lineamenti
fissi, volti plausibili o possessi.
Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso
sapore han miele e assenzio.

Il cuore che ogni moto tiene a vile
raro è squassato da trasalimenti.
Così suona talvolta nel silenzio
della campagna un colpo di fucile.

Eugenio Montale

 

testo di Eugenio Montale da “Ossi di seppia”, 1925

opera “The poet ricompensed” di Renè Magritte, 1956

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Prisma lirico 23: Wallace Stevens – Abbott Handerson Thayer

07 giovedì Giu 2018

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico

≈ Lascia un commento

Nel metafisico Prisma lirico di oggi gli angeli di Wallace Stevens e Abbott Handerson Thayer

800px-Abbott_Handerson_Thayer_-_Angel_-_Smithsonian

Abbott Handerson Thayer

Io sono l’Angelo della realtà,
intravisto un istante sulla soglia.

Non ho ala di cenere, né di oro stinto,
né tepore d’aureola mi riscalda.

Non mi seguono stelle in corteo,
in me racchiudo l’essere e il conoscere.

Sono uno come voi, e ciò che sono e so
per me come per voi, è la stessa cosa.

Eppure, io sono l’Angelo necessario della terra,
poiché chi vede me vede di nuovo

la terra, libera dai ceppi della mente, dura,
caparbia, e chi ascolta me ne ascolta il canto

monotono levarsi in liquide lentezze e afferrare
in sillabe d’acqua; come un significato

che si cerchi per ripetizioni approssimando.
O forse io sono soltanto una figura a metà,

intravista un istante, un’invenzione della mente,
un’apparizione tanto lieve all’apparenza

che basta che io volga le spalle,
ed eccomi presto, troppo presto, scomparso.

6482475795_34ed92523b_o

Abbott Handerson Thayer

testo: Wallace Stevens,  “L’angelo della realtà”, tratto da “Angel surroundend by paysans” (traduzione di Nadia Fusini)

opere:

“Angelo” di Abbott Handerson Thayer, 1889

“TheAngel” di Abbott Handerson Thayer, 1903

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...

Prisma lirico 22: Margherita Guidacci – Leonardo da Vinci – Fracis Bacon

31 giovedì Mag 2018

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico

≈ 1 Commento

Nell’ ambito della rubrica Prisma lirico, oggi propongo l’intima poesia di Margherita Guidacci e le opere  di Leonardo da Vinci e Francis Bacon

 

la scapigliata 1500 leonardo da vinci

Leonardo da Vinci

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.

Margherita Guidacci

francis bacon

Francis Bacon

testo: Margherita Guidacci

opere

“La scapigliata”, Leonardo da Vinci, 1508

“Study of portrait” Francis Bacon, 1957

 

 

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
Mi piace Caricamento...
← Vecchi Post
Articoli più recenti →

Articoli recenti

  • “La passeggiata”. Un racconto di Loredana Semantica 3 febbraio 2026
  • Pietro Edoardo Mallegni, “Anedonia (o i piaceri scomparsi)”, NeroLatte, 2025. 2 febbraio 2026
  • Poesia sabbatica: “8” 31 gennaio 2026
  • Venerdì dispari 30 gennaio 2026
  • Maduro, l’immagine e il potere: quando la politica diventa spettacolo 28 gennaio 2026
  • “Sortilegio” di Czesław Miłosz 27 gennaio 2026
  • Francesca Innocenzi, “Corpo di figlia”, Puntoacapo Editrice, 2025 26 gennaio 2026
  • Poesia sabbatica: “amico che lontano…” 24 gennaio 2026
  • Venerdì dispari 23 gennaio 2026
  • Blue Monday: cinque modi per sopravvivere al giorno più triste dell’anno 20 gennaio 2026

LETTERATURA E POESIA

  • ARTI
    • Appunti d'arte
    • Fotografia
    • Il colore e le forme
    • Mostre e segnalazioni
    • Prisma lirico
    • Punti di vista
  • CULTURA E SOCIETA'
    • Cronache della vita
    • Essere donna
    • Grandi Donne
    • I meandri della psiche
    • IbridaMenti
    • La società
    • Mito
    • Pensiero
    • Uomini eccellenti
  • LETTERATURA
    • CRITICA LETTERARIA
      • Appunti letterari
      • Consigli e percorsi di lettura
      • Filologia
      • Forma alchemica
      • Incipit
      • NarЯrativa
      • Note critiche e note di lettura
      • Parole di donna
      • Racconti
      • Recensioni
    • INTERAZIONI
      • Comunicati stampa
      • Il tema del silenzio
      • Interviste
      • Ispirazioni e divagazioni
      • Segnalazioni ed eventi
      • Una vita in scrittura
      • Una vita nell'arte
      • Vetrina
    • POESIA
      • Canto presente
      • La poesia prende voce
      • Più voci per un poeta
      • Podcast
      • Poesia sabbatica
      • Poesie
      • Rose di poesia e prosa
      • uNa PoESia A cAsO
      • Venerdì dispari
      • Versi trasversali
      • ~A viva voce~
    • PROSA
      • #cronacheincoronate; #andràtuttobene
      • Cronache sospese
      • Epistole d'Autore
      • Fiabe
      • I nostri racconti
      • Novelle trasversali
    • Prosa poetica
    • TRADUZIONI
      • Capo Horn – Tijuana. Cuentos Olvidados
      • Idiomatiche
      • Monumento al mare
  • MISCELÁNEAS
  • MUSICA
    • Appunti musicali
    • Eventi e segnalazioni
    • Proposte musicali
    • RandoMusic
  • RICORRENZE
  • SINE LIMINE
  • SPETTACOLO
    • Cinema
    • Teatro
    • TV
    • Video

ARCHIVI

BLOGROLL

  • Antonella Pizzo
  • alefanti
  • Poegator
  • Deborah Mega
  • Di sussurri e ombre
  • Di poche foglie di Loredana Semantica
  • larosainpiu
  • perìgeion
  • Solchi di Maria Allo

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

INFORMATIVA SULLA PRIVACY

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella privacy policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la PRIVACY POLICY.

Statistiche del blog

  • 468.193 visite
Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€2,00
€10,00
€20,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato

€

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

REDATTORI

  • Avatar di adrianagloriamarigo adrianagloriamarigo
  • Avatar di alefanti alefanti
  • Avatar di Deborah Mega Deborah Mega
  • Avatar di emiliocapaccio emiliocapaccio
  • Avatar di Francesco Palmieri Francesco Palmieri
  • Avatar di francescoseverini francescoseverini
  • Avatar di frantoli frantoli
  • Avatar di LiminaMundi LiminaMundi
  • Avatar di Loredana Semantica Loredana Semantica
  • Avatar di Maria Grazia Galatà Maria Grazia Galatà
  • Avatar di marian2643 marian2643
  • Avatar di maria allo maria allo
  • Avatar di Antonella Pizzo Antonella Pizzo
  • Avatar di raffaellaterribile raffaellaterribile

COMMUNITY

  • Avatar di marcello comitini
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di futaki
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di lucas dewaele
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di miribruni79
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Artamia
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di saphilopes
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Briciolanellatte
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Massi Jax Novato
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto
  • Avatar di Sconosciuto

BLOGROLL

  • chiscrivechilegge di Antonella Pizzo
  • alefanti
  • Poegator
  • Deborah Mega
  • Disussurried'ombre
  • Di poche foglie di Loredana Semantica
  • larosainpiu
  • perìgeion
  • Solchi di Maria Allo

Blog su WordPress.com.

  • Abbonati Abbonato
    • LIMINA MUNDI
    • Unisciti ad altri 287 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • LIMINA MUNDI
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
 

Caricamento commenti...
 

    Informativa.
    Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la
    COOKIE POLICY.
    %d