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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: LETTERATURA

Tre poesie di Lucio Zaniboni

08 lunedì Gen 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie

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Lucio Zaniboni

La vita

La vita è un fiume
con sponde nel sogno,
allora a occhi aperti,
ecco le ore con giardini
ove fioriscono gli amori;
banalità in questa attesa,
petali scontati nella rosa…
Ormai anche la notte se ne è andata
con l’ultimo respiro dell’Orsa.
Rimangono letti sfatti e un fischio di treno
ad annunziare una partenza,
per dove non so,
visto che la terra si muove
e dovunque sei altrove.
Nondimeno ci attende la valle
dove la chioma del cipresso proietta ombra sulle ombre
e non esiste la parola tempo.

Dopo

Se come affermi in cielo si apriranno porte,
non amo rinnovare la mia sorte.
Di lunghi affanni già piene ho le tasche.
Lascino che il dopo,
quel dopo che sarà oltre le stelle,
non abbia voci, né batter di tamburi,
fischi e pianti ai treni in partenza.
Lascino soltanto sonnolenza,
come quando, brindando, ciondola il capo
e tutto hai già scordato.

In fondo

In questo verde mare d’erba
non ho nulla da perdere
se dovessi affondare.
Vedrei il sole sorgere
dalla finestra degli ailanti
e tramontare nei ciuffi di ginestra.
E poi avrei le voci della sera
nei bisbigli del prato.
In fondo morire
è rientrare nell’utero del mondo,
mentre gli amici sventolano fazzoletti
a un treno che non farà r i t o r n o.

Lucio Zaniboni

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“Happy new year” di Julio Cortázar

01 lunedì Gen 2024

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, Poesie

≈ 1 Commento

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Julio Cortázar

“I grandi alberi” Paul Cezanne

Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine d’anno, di civette rauche?
Tu per ragioni tecniche non puoi. Allora
io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.

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Vote tree

25 lunedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in Il colore e le forme, Ispirazioni e divagazioni, SINE LIMINE

≈ 1 Commento

Nel giorno di Natale 2023 pubblichiamo una galleria di immagini di alberi di Natale elaborate con Bing creator e IA, le cui potenzialità creative sono davvero impressionanti. Ci sembra di realizzare così una sorta di proiezione verso il futuro e l’immaginazione, attraverso cioè la sperimentazione del misterioso e del nuovo che si spera intensamente sia sempre migliore di ciò che lasciamo alle spalle.

Da un lato celebriamo le festività in modo visionario, dall’altro porgiamo un piccolo dono, oggi ch’è il giorno nel quale tradizionalmente si scambiano regali. Si tratta di dodici alberi di Natale tra i quali, scorrendo la galleria, potete scegliere il vostro preferito. E’ certo che nessun albero è stato spiantato o abbattuto per realizzare questa “fantasia” 🙂

Con questo post la redazione di Limina mundi Vi Augura di cuore Buone Feste.

Le attività di pubblicazione del sito sono sospese fino al 7 gennaio 2024 compreso.

Arrivederci al prossimo anno 😉

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Poesia sabbatica: “17”

23 sabato Dic 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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17-

 

scriviamo

perché si fa fatica a vivere

perché non si sa più vivere

perché in un posto o l’altro

qui non si è mai al riparo

 

scriviamo perché il vivere

ci vuole come leoni

ma noi guardiamo ai passeri

all’aquila sui picchi

alla tortora mansueta

alle colombe d’ aria

e non abbiamo scaglie

crine penne o piume

ma pelle che si spacca

la carne che si sperde

 

scriviamo fin dall’ora

che si è svelato il mondo

e siamo tutti bambini

traditi ad uno ad uno

(stranieri e ognuno solo

la casa che è perduta

la terra capovolta

e quaggiù gironi

indifferenza in cielo)

 

scriviamo come in prigione

graffiando con l’unghia i muri

segnando data ed ora

il tempo di un passaggio

il dire contro gli anni

che qui ci siamo stati

e abbiamo visto notti

con tutte stelle in cielo

il mare dalla grata

il volo di un pallone

che mai è tornato a terra

 

scriviamo e lo sappiamo

che la parola è un niente

una preghiera al vento

la carta sfilacciata

che sbatte tra le spine

 

scriviamo perché è un respiro

scriviamo per non morire.

 

 

FRANCESCO PALMIERI
(dalla raccolta “Biografie” – Edizioni Terra d’ulivi)

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Pianure d’obbedienza, Marina Minet (Macabor 2023). Nota di lettura di Maria Pina Ciancio

21 giovedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, Note critiche e note di lettura

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Tag

Macabor, Maria Pina Ciancio, Marina Minet, Pianure d'obbedienza, POESIA

La raccolta “Pianure d’obbedienza” abbraccia la vastità poetica del cammino spirituale dell’autrice in tutte le sue forme. Tessuta alacremente fin dagli albori dell’infanzia, la gestazione si estende fino ad oggi, arricchendosi ulteriormente di studi e vissuti, che la poeta ha coltivato negli anni. La silloge è divisa in quattro parti. La prima, “Le lodi del sentiero”, espone la quotidianità della fede e le diramazioni interiori che ne confermano il valore nel tempo. Nella seconda parte, “Guerre e lampade”, lo sguardo si sposta nei territori desolati della guerra in corso, valorizzandone l’aspetto umano nei dettagli dell’anima e del corpo. L’assoluzione per quei soldati, figli, padri e madri anche loro e l’accorata necessità d’inviare un messaggio ai potenti della terra. La terza parte, “Preghiere”, non di meno sublime, solleva i quesiti più intimi, senza mai trascurare l’altro nelle vicissitudini di vita più comuni, in un’ispirazione di rara devozione. L’ultima parte, “Foglie capovolte”, quasi come risposta a un sentire universale, affronta il tema della morte, del dolore per la perdita, del ricordo e del perdono, pur mantenendo sempre desta la luce della fede.
La sua poetica si muove in una terra metaforica che incanta, per consegnarci un messaggio evangelico puro, totalmente fedele alla sincerità della parola. Leggendo questi versi si ha la sensazione che l’autrice sia riuscita ad accedere alla dimensione più profonda dell’esistenza. L’integrità di ogni concetto,
sempre finalizzato al compimento, scorre sicuro, addentrandosi oltre, dove la poesia raggiunge le più alte vette dell’amore.

Maria Pina Ciancio

Se mai c’è stato

Incontro

Se mai c’è stato un giorno in cui non mi eri accanto
Signore, io non lo ricordo
Vi erano stanze allora, arse come grembi nei deserti
e giare di lacrime arginate come albe di novembre
quando il giorno tarda ad affacciare

L’inverno cadeva per sentenza
gelandosi al vissuto sotto i marmi
e scialli capovolti vestivano le sedie per i lutti
sbiadendosi al saluto
in calca fra i bisbigli in processione

Io non lo ricordo quando tu non c’eri
e se lo ricordo mi aggrappo a un rifiuto
a un verbo senza frutto, d’amara mietitura
e ai torti che reclamano le strade da padroni
scavandole d’orgoglio e di altre morti

Il tempo si fermava, presagio in un binario
le porte chiuse offese, l’impazienza
e il varco d’ogni fronte strappava un passo in meno
davanti al volto cieco della meta
estranea a quella grazia mai fuggente

Se è vero che la Croce racchiude il tuo segreto
accordami un frammento che dia sopportazione
e lasciami così, senza conforto, incerta nella luce
e vigile alle tenebre pungenti
finché questa memoria mi abbandoni

(Marina Minet, da Pianure d’obbedienza, Prefazione di Silvano Trevisani, Macabor 2023)

*

Marina Minet, il cui vero nome è Teresa Anna Biccai, nasce a Sorso in Sardegna e attualmente vive a Roma.
La sua scrittura rivolge un’attenzione particolare ai tormenti dell’esistenza e alle naturali inquietudini che segnano e contemporaneamente arricchiscono l’anima. Ha pubblicato le seguenti monografie poetiche: “Le frontiere dell’anima” (Liberodiscrivere® edizioni, 2006), “Il pasto di legno” (Poetilandia, 2009), “So di mio padre, me” (Clepsydra Edizioni, 2010), “Onorano il castigo” (Associazione Culturale LucaniArt, 2012), il racconto breve “Lo stile di Van Van Gogh” (Associazione Culturale LucaniArt, 2014), le sillogi poetiche “Delle madri” (Edizioni L’Arca Felice 2015),“Scritti d’inverno” (a cura del premio Città di Taranto, 2017), “Pianure d’obbedienza” in corso di stampa. Fra le altre pubblicazioni ricordiamo i romanzi collettivi al femminile “ESTemporanea” (Liberodiscrivere® edizioni, 2005) e “Malta Femmina” (Ed. Zona, 2009), il poemetto in prosa-poetica “Perdono in supplica d’impronta esangue in monologo d’augurio al pasto” (da Amantidi – Vittime, Magnum Edizioni, 2006). Una sua fiaba per bambini è stata pubblicata nella raccolta antologica “A mezz’aria” (Liberodiscrivere® edizioni, 2006). Il racconto-poema “Metamorfosi nascoste” è apparso nell’antologia “Unanimemente” a cura di Gabriella Gianfelici e Loretta Sebastianelli (Ed. Zona 2011).
Recentemente compare nelle riviste “Frequenze poetiche” (2023) e Il Sarto di Ulm (2020). Nelle Antologie “Italia Insulare I poeti” (Macabor, 2021 ), Secolo donna (Macabor, 2018) , “Voci dell’aria” (Exosphere PoesiArtEventi Associazione Culturale, 2014), “Teorema del corpo – Donne scrivono l’eros (Ed. FusibiliaLibri, 2014) e nella plaquette collettiva “Le trincee del grembo” (Associazione Culturale LucaniArt, 2014).
Ha vinto numerosi concorsi letterari, tra cui il I° Premio alla V edizione del “Concorso Letterario Internazionale Isabella Morra, il mio mal superbo 2015″ (poesia inedita), il I° Premio alla IX edizione del “Concorso Letterario Nazionale Città di Taranto 2015” (poesia inedita). Da anni collabora alla gestione del Magazine LucaniArt. Si occupa, inoltre, di divulgare la sua passione per la poesia, attraverso l’ideazione e la realizzazione di interessanti “video poetry” che è possibile visionare sul suo canale youtube.
Il sito web dell’autrice: https://marinaminepoesie.wordpress.com/

Riferimento al libro: https://www.macaboreditore.it/home/libri/hikashop-menu-for-categories-listing/product/239-pianure-d%E2%80%99obbedienza.html

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Monumento al mare

20 mercoledì Dic 2023

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

≈ 16 commenti

Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Pace sulla costellazione cantante delle acque
Incrinata come le spalle della moltitudine
Pace sul mare alle onde di buona volontà
Pace sulla lapide dei naufragi
Pace sui tamburi dell’orgoglio e delle pupille tenebrose
E se io sono il traduttore delle onde
Pace anche su di me…

MONUMENTO AL MARE
Vicente Huidobro

“E che cos’è il mare?”
“Il mare!” esclamò il mugnaio. “Che Dio ci aiuti: è la cosa più grandiosa creata da Dio! È dove tutta l’acqua del mondo finisce in un grande lago salato. E lì rimane, piatta come la mia mano e innocente come un bambino, ma, dicono, quando soffia il vento si alza in montagne d’acqua più alte delle nostre e inghiotte navi più alte del nostro mulino, e sulla terra il suo ruggito si sente a miglia di distanza. Dentro ci sono pesci cinque volte più grandi di un toro, e un vecchio serpente lungo quanto il nostro fiume e vecchio come il mondo, con i mustacchi di un uomo e una corona d’argento sulla testa.”

WILL DEL MULINO
Robert Louis Stevenson

Il mare è sempre stato mare
è mare il giorno
fu mare l’assenza del giorno
l’interludio che balenò
tra oscurità e presagio di vita
già fu mare
in principio fu mare
e prima del principio fu il suo fragore
fu un tremito di conchiglia
fu mare la prima alba
la prima preghiera sul mondo
il primo bacio degli esseri fu mare
sarà mare la resa del sole
marinaio orbo
sul vascello di fuoco
è mare l’estasi di Dio
e lo spazio che svuoteremo
sarà mare
Il mare è sempre stato mare

IL MARE È SEMPRE STATO IL MARE
Emilio Capaccio

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uNa PoESia A cAsO: Giorgio Caproni

19 martedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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Giorgio Caproni, illustrazione, Loredana Semantica, POESIA

disegno digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Giorgio Caproni

Ahi treno lungo e lento
(nero) fino a Benevento.
Mio padre piangeva sgomento
d’essere cosi vecchio.

Piangeva in treno, solo,
davanti a me, suo figliolo.
Che sole nello scompartimento
vuoto, fino a Benevento!

Io nulla gli avevo detto
standogli di rimpetto.
Per Bari prosegui solo:
lo lasciai li: io, suo figliolo

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Poesia sabbatica: Vigilie di dicembre

16 sabato Dic 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri

 

VIGILIE DI DICEMBRE

ancora un dicembre

un altro tempo alla fine,

la solita storia

del vecchio che muore

e del nuovo a sorpresa

dal fondo di un tappo

 

(e in mezzo un natale

che racconta una fiaba,

la stalla, la culla,

la notte in attesa

di luce cometa)

 

ancora un dicembre

dall’ultimo stato

(e quanti anni passati

col fiato sospeso,

come fanno i bambini

quando si spegne la luce

e aspettano zitti

un camminare sui tetti

e poi discesa di stelle

tutt’intorno ad un letto)

 

mi preparo per tempo

a far cadere la neve,

a lustrare col ghiaccio

un velo d’anima, il cuore,

 

e nessuna campana,

nessun conto a ritroso,

non starò più vigilie

col fiato sospeso

 

perché so che a natale

non nasce nessuno,

perché so che a gennaio

io sarò più mortale.

 

 FRANCESCO PALMIERI

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“Presepe” di Francesco Tontoli

15 venerdì Dic 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi, 1470-75. Tempera su tavola, National Gallery (Londra).

 

Presepe (personaggi e interpreti)

Il pastore Pasquale,
pecora in spalla,
albanese kosovaro,
nel suo morbido riccio
sguardo dritto al pagliericcio,
tutto ispirato
stava in vetrina
accanto a un remagio suo amico,
di nome Abdul
un tipo da cartolina
incipriato e dorato
con mantello di broccato ricamato.

Essendo strabico,
con l’occhio destro
adocchiava un angelo ucraino
che esibiva un cartiglio in modo maldestro
con su scritto:
“GLORIA, puntini puntini.”
Pasquale pensava che il nome dell’angelo
non fosse “Gloria”,
ma Nina,
e “Nina, Nina”
sognava ,
messa in cima
a quella grotta di cartone
a corona.

E Maria
era proprio una bella Maria
con risata sonante
veniva dal Perù.
col suo bambino che faceva il menestrello
e lì davanti raccoglieva il denaro
dei clienti del grande magazzino.

Mentre Giuseppe, sapete chi era?
Giuseppe di Dakar
dormiva in piedi come un cretino
perchè faceva i turni di notte in conceria
e sapeva pure di vino,
violando almeno una mezza dozzina di tabù
con un po’ di malinconia.

E Gesù,
mio dio,
dormiva saporito,
aspettando la poppata della sera
dalla madre rumena, cassiera.

Francesco Tontoli

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Due poesie dalla raccolta TITANiO di Loredana Semantica, Terra d’ulivi edizioni, 2023

14 giovedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, LETTERATURA, Video

≈ 2 commenti

La prima e l’ultima poesia dalla raccolta TITANiO di Loredana Semantica, Terra d’ulivi edizioni, 2023 letture e illustrazioni della stessa autrice.

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uNa PoESia A cAsO: Wislawa Szymborska

12 martedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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illustrazione, Loredana Semantica, POESIA, Wisława Szymborska

disegno digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Wislawa Szymborska

La stanza del suicida

Certo pensate che la stanza fosse vuota.
E invece c’erano tre sedie con robusti schienali.
Una lampada buona contro il buio.
Una scrivania con sopra un portafoglio, giornali.
Un Buddha sereno, un Cristo afflitto.
Sette elefanti portafortuna, nel cassetto un’agenda.
Pensate che non ci fossero i nostri indirizzi?

Pensate che mancassero libri, quadri, dischi?
E invece c’era una trombetta consolatrice in mani nere.
Saskia e il suo cordiale piccolo fiore.

La gioia, scintilla degli dèi.
Ulisse sul ripiano nel sonno ristoratore
dopo le fatiche del quinto canto.
I moralisti,
nomi scritti a lettere d’oro
sui dorsi ben conciati.
Lì accanto i politici stavano ben ritti-
E quella stanza
non sembrava priva di vie d’uscita, magari dalla porta,
né senza prospettive, magari dalla finestra.
Gli occhiali da vista erano sul davanzale.
Una mosca ronzava, ossia era ancora viva.

Pensate che almeno la lettera spiegasse qualcosa.
E se vi dico che non c’erano lettere –
e noi, gli amici – tanti -, ci ha tutti contenuti
la busta vuota appoggiata a un bicchiere.

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“Il viaggio e la speranza” di Alfredo Alessio Conti, Carello Editore, 2023. Una lettura di Rita Bompadre.

11 lunedì Dic 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Note critiche e note di lettura

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Alfredo Alessio Conti, Rita Bompadre

 

“Il viaggio e la speranza” di Alfredo Alessio Conti (Carello Editore, 2023 pp. 46 € 12.00) è una conferma poetica all’orizzonte di un itinerario dentro la parola divina e umana, il varco di un confine sacro in cui il cammino esitante dell’uomo è la prima, necessaria missione della coscienza interiore per intraprendere la migliore esperienza della vita. Il percorso di Alfredo Alessio Conti circonda il tracciato fragile e sofferto del tempo presente, alimenta la traccia esplicativa di una liturgia emotiva, scandisce il movimento interpretativo dell’esistenza, la linearità geometrica di ogni profondo ed essenziale verso, segue la complessità incessante del fondamento della conoscenza.

Continua a leggere →

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Poesia sabbatica: “Dentro e fuori”

09 sabato Dic 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri

 

DENTRO E FUORI

 

stendo chilometri per ogni mattonella

e confini le porte di ogni stanza

 

(ma c’è un mondo fuori

mi dici

e un universo grande,

pianeti e stelle,

galassie innumerabili

e in qualche punto estremo

gli angeli e persino dio

i cieli rotanti e la purpurea rosa)

 

ho imbiancato i muri della casa

tolto ogni quadro alle pareti

 

(ma dove hai messo il mare

mi chiedi

e quella visione sterminata

che sembrava cielo ed era l’infinito,

e il café des poète

e quella donna nuda

con le ghirlande ai seni

e l’ultimo velo addosso)

 

ho chiuso porte e finestre

e nelle orecchie cera

perché lo so che qui camminano sirene

e cantano,

e poi il fracasso delle gambe sugli scogli,

lo so per tutte le vele ammainate

perché d’ogni viaggio fuori

ricordo le partenze

il fare le valigie e l’allegria,

l’immaginare svolte e un’altra vita

ma infine si è capito che noi qui a terra

non siamo nati

per essere felici.

 

FRANCESCO PALMIERI 

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“De la beata Vergine Maria” di Jacopone da Todi

08 venerdì Dic 2023

Posted by Deborah Mega in ARTI, LETTERATURA

≈ 1 Commento

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Jacopone da Todi

Giambattista Tiepolo, Immacolata Concezione, 1768, Madrid, Museo del Prado

L’8 dicembre si celebra il dogma dell’Immacolata Concezione, festa cattolica proclamata da papa Pio IX nel 1854. In quella occasione il pontefice sancì l’assoluta purezza di Maria Vergine, preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento. Quella che segue è la lauda a lei dedicata da Jacopone da Todi.

*

O Vergine piú che femina — santa Maria beata.
Piú che femina, dico; — onom nasce nemico;
per la Scrittura splico, — nant’èi santa che nata.
Stando en ventre chiusa, — puoi l’alma ce fo enfusa,
potenza virtuusa — sí t’ha santificata.
La divina onzione — sí te santificòne,
d’omne contagione — remaneste illibata.
L’original peccato — ch’Adam ha semenato,
omn’om con quello è nato: — tu se’ da quel mondata.
Nullo peccato mortale — en tuo voler non sale,
e da lo veniale — tu sola emmaculata.
Secondo questa rima — tu se’ la vergen prima,
sopre l’altre soblima; — tu l’hai emprima votata
la tua vergenetate — sopr’omne umanetate
ch’en tanta puritate — mai fosse conservata.
L’umilità profonda — che nel tuo cor abonda,
lo cielo se sprofonda — d’esserne salutata.
Virgineo proposito — en sacramento ascondito,
marito piglia incognito — che non fosse enfamata.
L’alto messo onorato — da ciel te fo mandato;
lo cor fu paventato — de la sua annunziata:
— Conceperai tu figlio, — serà senza simiglio,
se tu assenti al consiglio — de questa mia ambasciata. —
O Vergen, non tardare — al suo detto assentare;
la gente sta chiamare — che per te sia aiutata.
Aiutane, Madonna, — ca ’l mondo se sperfonna
se tarde la responna — che non sia avivacciata.
Puoi che consentisti, — lo figliol concepisti.
Cristo amoroso desti — a la gente dannata.
Lo mondo n’è stupito — conceper per audito,
lo corpo star polito — a non essere toccata.
Sopr’omne uso e ragione — aver concezione,
senza corruzione — femena gravedata.
Sopre ragione ed arte — senza sementa latte,
tu sola n’hai le carte — e sènne fecundata.
O pregna senza semina, — non fu mai fatt’en femina,
tu sola sine crimina, — null’altra n’è trovata.
Lo verbo creans omnia — vestito è ’n te Virginia,
non lassando sua solia, — divinitá encarnata.
Maria porta Dio omo, — ciascun serva ’l suo como;
portando sí gran somo — e non essere gravata.
O parto enaudito, — lo figliol partorito
entro del ventre uscito — de matre segellata!
A non romper sogello — nato lo figliol bello,
lassando lo suo castello — con la porta serrata!
Non siría convegnenza — la divina potenza
facesse violenza — en sua cas’albergata.
O Maria, co facivi — quando tu lo vidivi?
or co non te morivi — de l’amore afocata?
Co non te consumavi — quando tu lo guardavi,
che Dio ce contemplavi — en quella carne velata?
Quand’esso te sugea, — l’amor co te facea,
la smesuranza sea — esser da te lattata?
Quand’esso te chiamava — e mate te vocava,
co non te consumava — mate di Dio vocata?
O Madonna, quigli atti — che tu avev’en quigl fatti,
quigl’enfocati tratti — la lengua m’han mozzata.
Quando ’l pensier me struge, — co fai quando te suge?
lo lacremar non fuge — d’amor che t’ha legata.
O cor salamandrato — de viver sí enfocato,
co non t’ha consumato — la piena enamorata?
Lo don della fortezza — t’ha data stabilezza
portar tanta dolcezza — ne l’anema enfocata!
L’umilitate sua — embastardío la tua,
ch’ogn’altra me par frua — se non la sua sguardata.
Che tu salist’en gloria, — esso sces’en miseria;
or quigna convenería — ha enseme sta vergata?
La sua umilitate — prender umanitate,
par superbietate — on’altra ch’è pensata.
Accurrite, accurrite, — gente; co non venite?
vita eterna vedite — con la fascia legata.
Venitel a pigliare, — che non ne può mucciare,
che deggi arcomperare — la gente desperata.

Jacopone da Todi. Le Laude. A cura di Giovanni Ferri. Bari, Laterza, 1915.

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uNa PoESia A cAsO: Sylvia Plath

05 martedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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illustrazione, Loredana Semantica, POESIA, Sylvia Plath

opera digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Sylvia Plath

Nave d’inverno

Non vi sono maestosi approdi a questo molo:
chiatte rosse e arancioni, vescicose, sbandano
incatenate alla banchina, antiquate, vistose
si direbbe indistruttibili.
Il mare pulsa sotto una membrana d’olio.

Un gabbiano immobile in cima alla traversa di un capanno
galleggia sulla marea del vento, saldo
come se fosse di legno e formale nella sua marsina di cenere,
l’intero porto piatto ancorato
nel disco della sua pupilla gialla.

Sopra la distesa ghiacciata di pesci un pallone sonda
sorge come la luna diurna o un sigaro di latta.
È una scena piatta, come una vecchia acquaforte.
Stanno scaricando tre barili di granchiolini.
I piloni del pontile sembrano prossimi a crollare

e con loro quello sgangherato ammasso
di magazzini, bighi, ciminiere e ponti
in lontananza. Tutt’intorno a noi l’acqua scivola
e ciangotta nel suo sciatto dialetto,
trasportando odori di merluzzo morto e catrame.

Più al largo, le onde biascicheranno blocchi di ghiaccio –
brutto mese per i barboni nei parchi e innamorati.
Persino le nostre ombre sono livide di freddo.
Volevamo vedere sorgere il sole
E ci accoglie invece questa nave rivestita di ghiaccio

Barbuta e guasta, un albatro di gelo
sopravvissuta alle burrasche, ogni argano e straglio
Racchiuso in una pellicola di vetro.
Il sole non tarderà a ridimensionarla;
ogni cima d’onda luccica come un coltello.

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Versi trasversali: Andrea Ravazzini

04 lunedì Dic 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Tag

Andrea Ravazzini, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921) 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ANDREA RAVAZZINI

 

Intermittenze

 

Attesa a lampi,

le ossa si curvano,

un bagliore intermittente su strada,

gelo d’asfalto,

un tempo obliquo,

bruciato,

senza commiato,

senza che la stasi muti le sue sembianze,

s’alzi da terra,

declini la rotta,

non avvolga

e lasci correre le sue tracce.

 

01 febbraio 1997

*

Sfocature

 

Niente d’assorto qui giace,

incombente,

con chiaro sguardo

al sentiero

irto

dell’anima torbida,

in cui cullarsi

nello scivolar delle foglie

e nel morir del candore dei fiocchi.

 

14 marzo 1997

*

Spavento

 

Presenza gelata

che domina e tacita il fiume,

e niente spiega,

con gli artigli alla gola,

urlante.

 

13 gennaio 1998

*

Giorno d’autunno

 

Secco orto d’anima

che si squaglia ad

ogni passaggio,

ma è ciò in cui sono gettato.

Remo assorto

nell’udir lo smuoversi

di frammenti di stati

che sono

il dipinger mio di vita

e d’assenza,

il mio respiro.

 

05 novembre 2000

*

Resurrezione

 

Null’altro

che s’acquieti

desiderio tremante,

come ticchetta

questa sveglia notturna

ch’arde d’alba vivifica.

 

11 ottobre 2002

*

Incanalature

 

Piegatura

la sorte

in cui si è gettati,

come

scrutando

dal letto d’ospedale

il soffitto

silente,

scuro.

 

06 aprile 2003

*

Altrove

 

Una parentesi

di senso,

rintanata

in quell’angolo

laggiù,

d’improvviso

si scuote

e guizza,

indi

s’innalza

verso l’altrove.

 

Sarà maestra.

 

11 aprile 2020

 

Testi di Andrea Ravazzini, tratti da Naufragi di paesaggi interni / Frammenti, Edizioni Gruppo SIGEM, 2023.

 

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Poesia sabbatica: “-157- Scherzo”

02 sabato Dic 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Solo parole d'amore

 

-157- Scherzo

oggi avrei voluto scrivere una poesia d’amore,
di quelle dove c’è qualcuno che dice ti amo
e qualcun altro che risponde ti amo,
una poesia con i fuochi d’artificio
e un cupido dalle frecce d’oro
che mai sbagliano il bersaglio,
mai spaccano il cuore o lo fanno a pezzi,
una poesia coi fiori in ogni parola
ed ogni fiore una parola,
sì, una poesia solo per te, solo io e te,
ma quando ho scritto ti amo
tu non hai risposto ti amo
ed è così che non l’ho scritta più.

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta in via di revisione “Solo parole d’amore”)

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“Anniversario” di Francesco Tontoli

01 venerdì Dic 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Oggi compiresti gli anni

e tutto il mucchio di quelli passati

che avrei aggiunto a questo presente

sono qui dentro il mese e dentro il giorno

che racchiude la tua ora di morte.

Sono dentro il dato incrollabile del così sia

e in quello della gravità delle leggi

dentro la clessidra inceppata

dal granello riluttante a scendere

e nella trascurabile increspatura della roccia

che ha deviato il corso del tempo

facendo disallineare i pianeti

rendendo le possibilità di vita meno certe.

Ancora conto i passaggi che ti hanno spezzato

i frammenti di te che ho conservato

le tue carte d’identità scadute

il passaporto per l’ultimo trasbordo

il fiore che di sicuro è ancora nella tua scatola

poche cose sopravvissute a questi tre decenni abbondanti,

e altre briciole che evito accuratamente di mettere in fila.

Tranne la mollica della tua nascita

e dell’improvvisa e perfetta certezza

di non essere l’unico pulcino della nidiata

di quando da piccolo mi svegliava

il rumore battente dei tuoi colpi di tosse.

 

Francesco Tontoli

 

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Canto presente 61: Luca Crastolla

30 giovedì Nov 2023

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

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Canto presente, Luca Crastolla, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Luca Crastolla

Tra Otranto e Torre Sant’Emiliano

il delfino non allestisce ancora segnali
per gli occhi. Canta lontano dal Ciolo
che la falesia aspra tornerà altissima
a fare un fragore, un’estasi bianca
a ventilare sorde farine per ossidare
senza ansie d’abitato. Quanto sciame
di sentieri tenuti in ordine dalla timidezza
della volpe. Un’eternità d’altomare viene
viene e aumenta molte vele sbrigliando
annuncia minute le caviglie nostre
in coda alle colonne ioniche della formica
che ramifica fra pietre infuocate e mirti.
Importa, non importa, chiede udienza ora
superati i villaggi dei balocchi estivi
a pelo d’acqua: la privata arroganza
il pubblico mortaio. Otranto scollacciata
dal plexiglass dei winebar, dai luoghi fritti
dai souvenir internazionali, è ammonita
dalla Torre del Serpe. Sotto Sant’Emiliano
gettasti tu a terra la croce e la schiena
fino alle lacrime ti facesti feto d’argilla
rossa, aridore di stoppia. In alto erano
i fieni folli, la mistica dei rupicoli ossari
l’emporio dei venti turbinoso e verticale

Punta de lu Pepe

e fu sera alla Punta de lu Pepe e fu mattino.
E sulle soglie, alle primizie del sole
un pomario di luce levava dai Balcani.
Passammo le torri e l’arco: gli smerigli
del mare e del tempo. Affiorava litoranea
la preistoria dei fiumi nostri consegnati
al rapimento minerale, una malìa
una ‘fascinatura e per tutta l’aria poteva
oracolare: come farò a diventare antico?
Un sibilo che scavava sindoni e insenature
E tu sai come qui il sedile dello scoglio s’alluna
nel finocchietto di mare, un turbinio cimando

Note:
“come farò a diventare antico?” riprende un verso di Vittorio Bodini

Torre Sant’Emiliano

se mai ti chiedessero di un monachesimo scalzo
di un’anima ciociara, Eman tu di’ che il mattino
altrove trafilato da crini in fibra ottica
e benzodiazepine, porta nella bocca
qui torre Sant’Emiliano e cola l’oro d’oriente
sulle nostre schiene finalmente medioevali
Dì che a settembre finalmente si è smesso
di lavare i piedi alle orde dei miscredenti
Dì bene che qui, in aprile, il verde libellula in azzurri
quasi che gli speroni non siano litiche ire
geologiche ma docili pettini venuti dall’Irlanda
del nostro sonno adagiato sull’osso della terra.
Dì che qui l’Idrusa si lancia sul petto nostro
con traiettorie sfiocinate di falco che toglie
il fiato e lo aumenta. Alveo di vita, anemone a cui
ci leghiamo stringendo il cuoio ai calzari del cielo
e rovistandolo non cerchiamo annunci. Come biade
ci muove solo un arioso presentimento e il pane
di ieri lo finiamo a morsi di fame più simile alla fortuna
Per darci all’origine. Per disarginarci

Torre Minervino

nel mese di marzo l’alisso di Leuca
incanta le creste iliache delle mantagnate
con molti dardi di giallo rarissimo.
Ma siamo a settembre e più sottovoce
detta per salmi il vasto poema subacqueo
di una pianura, un lucore che annega
nel cuore fauno degli aedi. Mandrie di genti
senza aldilà l’hanno transumata iscrivendosi
alla pietra tarlata con figure elementari
del tempo e indecifrabile lusso di segni
Come a Porto Badisco e fino alle antiche
dolcezze dello scoglio di Capraia. L’alisso
affida l’organo vitale delle remote sponde
un dio silente che solo guardando ci giudica
ancora capaci di erigere piccoli altari
di massi. Ancora nativi, avventori della lentezza
Un nettare d’aria senza stradari

Note:
Alisso di Leuca: si tratta di una pianta rupicola costiera che in Italia è presente solo sulle coste del Salento meridionale, dove si colloca il suo areale principale, e nelle Isole Tremiti, a San Nicola e Capraia.
È una specie antichissima ma in via di estinzione e racconta di quando una paleocosta univa il Salento alle Isole Tremiti dando origine a un’estesa pianura.

Mantagnate: strutture di pietra montate a secco per porre al riparo gli alberi esposti al vento o creare zone d’ombra. Sono molto frequenti nei terrazzamenti che nel capo di Leuca degradano in mare. La parola deriva dal salentino mantagnu: manto, riparo, ma ha una greca: mantoanèmi, riparo dal vento

Santa Maria di Leuca

Lèviche, Leuca, τα Λευκά
De Finibus Terrae. Ammettiamo
però solo lucori, luccicori, lumi
luminarie e bagliori
biancori, brilii e allucciolamenti.
Veemenze di luce solo per tornare
a Tiresia o al dominio del giglio di mare
o agli avvisi lontani di un arrotino, orafo dell’alba

Composto l’areale cinguettiamo i rapimenti
i terrazzamenti, le ripidezze, l’eterno languore
i piccoli fuochi con cui andiamo ravvivando.
Annotai che il nostro petto era una pagghiara a Novaglie
L’ho poi ripetuto per cadere in ginocchio, per cascare
in una spoglia di lupino dalle millanterie della grazia

Note:
Lèviche: è il nome da Maria di Leuca in salentino
Pagghiara: costruzione rurale realizzata con la tecnica del muro a secco tipica del Salento.
Si tratta di edifici simili ai più famosi trulli, ma a forma di tronco di cono, con pianta circolare o quadrangolari. Le costruzioni presentano di norma un’unica camera senza finestre verso l’esterno. Hanno un notevole spessore, che assicura un ambiente interno fresco anche nei mesi più caldi. Tipicamente venivano utilizzate come riparo momentaneo o deposito (il nome li fa ritenere originariamente depositi di paglia), ma di fatto sono stati utilizzati per gli usi più diversi, non ultimo come abitazione dei contadini durante il periodo estivo, allorché essi si trasferivano dal centro abitato per ottemperare ai lavori campestri dall’alba al tramonto

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uNa PoESia A cAsO: Giorgio Caproni

28 martedì Nov 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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Tag

Giorgio Caproni, illustrazione, Loredana Semantica, POESIA

disegno digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Giorgio Caproni

Arpeggio

Cristo ogni tanto torna,

se ne va, chi l’ascolta…

Il cuore della città

è morto, la folla passa

e schiaccia – è buia massa

compatta, è cecità

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