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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: LETTERATURA

“Variazioni romanzesche sulle istanze di crisi dei mondi narrativi”. Studio di Paolo Landi.

17 lunedì Nov 2025

Posted by Deborah Mega in CRITICA LETTERARIA, Recensioni

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Giuseppe Donateo, Il Maestro del Romanzo Vuoto, Paolo Landi, Pierrot e l'asino di Buridano

 

GIUSEPPE DONATEO, Il Maestro del Romanzo Vuoto, Erasmo, Livorno 2017, pp. 265, € 18,00; Pierrot e l’asino di Buridano, Europa, Roma 2021, pp. 238, € 15,90.

Questi due romanzi si basano su una riflessione diretta all’istanza del romanzo stesso, nonché relativa alla crisi della sua composizione; e tale riflessione è un pretesto per rappresentare diverse vicende intrecciate o sovrapposte e alternate fra loro, che riguardano da un lato la circostanza di base, e da un altro lato il romanzo nel romanzo – o il racconto nel racconto.
Da ciò deriva una linea narrativa screziata e provvista di un ritmo variegato, che a partire da questa complicazione di base incorpora nel suo tessuto sia una serie di considerazioni relative alla valenza psicologica ed esistenziale del romanzo – nonché della crisi nella quale quest’ultimo si può imbattere -, sia un insieme di rimandi a mondi narrativi sedimentati nell’immaginario – quali sono quelli dei poemi epici, della visitazione dei contesti storici, o dei fumetti. E in particolare, Il Maestro del Romanzo Vuoto si apre con le amare considerazioni sulla situazione di una crisi nel percorso della scrittura, e si conclude con il recupero di rinnovate energie, che viene raffigurato attraverso la chiamata a correo di una serie di personaggi ed autori che soccorrono l’alter ego dell’autore in questione con un girotondo di felliniana memoria, animato dal supplemento di una giubilazione senza riserve, che lascia emergere i contorni di una festa la quale si libera al di là di ogni legame con il passato della propria esistenza (a differenza di quanto accade in 8½ di F. Fellini); e in modo analogo, Pierrot e l’asino di Buridano inizia con la presa d’atto di una crisi scandita attraverso il monito espresso icasticamente dal numero della pagina che segna l’arresto, e si conclude con una presenza sommessa di una serie di apparizioni in parte reali e in parte immaginarie che hanno animato lo svolgimento precedente; e in entrambi i casi, attraverso la fase intermedia del silenzio, viene preparato lo spazio che rende possibile l’esercizio della scrittura e l’intrapresa creativa.
Per quanto riguarda la struttura di queste opere, si deve sottolineare che la seconda segna uno stadio più complesso, in quanto i contenuti romanzeschi che vengono immaginati hanno un protagonista – Michele -, che nella prima è assente; così, ne Il Maestro del Romanzo Vuoto il protagonista in qualche modo è comunque l’autore – o meglio, quell’alter ego dell’autore che non viene nominato, ma corrisponde solo al pronome egocentrico -, mentre in Pierrot e l’asino di Buridano abbiamo una tortuosa linea di congiunzione e una serie di rimandi che allacciano la più diretta proiezione dell’autore – corrispondente alla figura dell’io – con quella proiezione ulteriore e di tipo indiretto che è data dal personaggio di Michele; e inoltre, questa maggiore complessità dell’impianto di base in questo romanzo corrisponde alla convocazione di una serie di mondi narrativi che nell’altra opera non può essere riscontrata. Ma ancora, questa minore ricchezza di ingredienti narrativi, scenici e spettacolari ne Il Maestro del Romanzo Vuoto è legata a un andamento riflessivo il quale si inoltra nei tornanti di una regione più profonda e abissale, che lascia intravedere il registro di una solitudine affiorante, la quale in Pierrot e l’asino di Buridano almeno in larga parte sembra superata. E la punta emergente di tale solitudine in questo romanzo è data dal tratteggio del personaggio del signor N, che vive tutta la sua esistenza in una specie di limbo neutrale nel quale non si concede alcun contatto verso l’esterno, lasciandosi alle spalle soltanto la sua giovanile immersione nel mondo dell’astrazione matematica.
D’altra parte, all’interno di una tessitura d’insieme meno stratificata che in quest’ultimo romanzo, il primo inserisce una parte la quale costituisce un motivo più complicato di qualunque ordine della complessità che si trova nell’altra opera. A questo proposito, un personaggio che stabilisce rapporti con l’alter ego dell’autore si riferisce a uno scrittore – appunto il Maestro del Romanzo Vuoto – il quale costruisce un’opera parlando di uno scrittore in crisi, che a un certo punto riempie la sua mancanza di ispirazione – o appunto il suo vuoto più o meno assoluto – inventando la storia di N; e ancora, questo personaggio incarna il vuoto medesimo di una intera esistenza. Dobbiamo allora osservare i seguenti elementi: in primo luogo abbiamo l’autore e il suo alter ego che è dato dallo scrittore in crisi nel quale egli si riflette in modo diretto; in secondo luogo abbiamo questo Maestro, il quale a sua volta è uno scrittore che parla di uno scrittore in crisi – per cui l’autore in seconda istanza si riflette nella figura del Maestro, e in una terza istanza, ma in un modo più stringente perché si tratta di uno scrittore in crisi che replica la condizione del protagonista di base centrato direttamente su di lui, si riflette nel personaggio di questo scrittore -; e infine abbiamo il personaggio di N, che nel cuore annidato dentro la complicazione vertiginosa di questo gioco di scatole cinesi incarna la problematica della crisi e del vuoto nella sua intera esistenza. Ma possiamo dire che questo personaggio, se da un lato viene collocato al culmine dell’artificio concettuale dovuto a questa serie di inclusioni – o di istanze di riflessione – le quali si annodano in una spirale attraversata da una inquietudine e da un tormento che lasciano il segno, da un altro lato introduce nel modo più diretto e vibrante la dimensione esistenziale del romanzo; o ancora, a questo proposito, la distanza che viene apposta nei confronti di una modalità di scrittura di tipo diretto, rende possibile di raggiungere il nucleo più intimo e palpitante di quello che viene narrato – o di cogliere la fisionomia più autentica e disarmante fra quelle rappresentate dalle opere in questione. E si deve anche sottolineare che il pathos rivolto alla figura di questo personaggio così drammatico viene espresso nella tessitura scabra di una serie di notazioni lapidarie, che pervengono a un nitore implacabile della descrizione, il quale non potrà essere raggiunto in altri luoghi di questi due romanzi; e non è un caso che i contorni di questa figura con la loro forza concentrata alludano nel modo più estremo a quella dimensione della crisi e del vuoto, che funge da tema fondamentale di quanto viene narrato.
Sotto un profilo più generale, si deve tenere presente che questi due romanzi attraverso l’espediente di un racconto incentrato sulla problematica della crisi creativa, rappresentano una riflessione su quell’orizzonte di apertura dell’opera che è stato messo tema da svariate indagini filosofiche e semiotiche – e in particolare dalle indagini di U. Eco -; e in questo modo, possiamo dire che la problematica di tale apertura viene sondata non solo attraverso le modalità di una gestazione della scrittura in azione, ma anche sotto le specie delle sembianze che si dispiegano nel corso della formazione di un disegno narrativo; o ancora, potremmo dire che questi romanzi rendono palese come le procedure della interpretazione dei mondi narrativi messi in gioco dai romanzi nella loro fisionomia variegata e priva di una chiusura univoca, corrispondano alle esitazioni, alle incertezze profonde e allo spettro delle alternative che si profilano nel cuore della intrapresa creativa. Così in entrambi i romanzi si verifica questa situazione: da un lato abbiamo una sorta di apertura iniziale, che è comune ad ogni sviluppo narrativo ai suoi esordi, ma in questo caso viene marcata in modo peculiare dal fatto che introduce il problema della sua dimensione, attraverso un elemento di riflessione dovuto al motivo della crisi che incombe sull’autore; e da un altro lato abbiamo quella versione dell’apertura che è data dalla conclusione, nella quale il personaggio dello scrittore si accinge a proseguire il suo sviluppo narrativo. E se nel primo romanzo si tratta del passaggio oltre la fase preliminare di una serie di materiali da utilizzare per l’elaborazione della stesura effettiva, nel secondo – quasi nei termini di un seguito della circostanza precedente – abbiamo invece la prosecuzione di una stesura già inoltrata per una vasta porzione. E sia nel primo che nel secondo caso possiamo dire di avere la messa in scena dell’istanza di apertura di un mondo narrativo che si sta profilando, nonché la congiunzione circolare della conclusione del romanzo effettivo, con l’intrapresa di un romanzo incluso nel suo dominio in termini di finzione.
Stabilito questo, si deve tenere presente che la tematica legata al mondo narrativo del romanzo, in entrambi gli esemplari trova dei riflessi che sono dati dalla intrusione dei contenuti che abitano il mondo della finzione; al che, si deve stabilire quanto segue. In primo luogo, ne Il Maestro del Romanzo Vuoto abbiamo una dialettica ricorrente e a tratti ossessiva tra l’autore e le varianti dei personaggi che sono sul punto di entrare nella stesura del romanzo, e si animano del gioco ipotetico di una loro interlocuzione problematica con il padrone del loro essere, in modo che viene tracciata una loro esistenza fittizia e invasiva; e in secondo luogo, in Pierrot e l’asino di Buridano abbiamo l’arredamento di una serie di contesti storici e letterari nonché relativi alla storia dell’arte, i quali dilagano nel tessuto di base della vicenda, arricchendo l’impianto con la loro veste appassionata e sontuosa, che in larga parte attinge all’ambito immaginario. E d’altra parte, l’autore dimostra l’esercizio di un rigore ben definito, che governa la sua abbondante materia lasciando l’impronta di un’autentica padronanza, in grado di veicolare una notevole ricchezza di immagini tenute sotto controllo da una profonda istanza di riflessione.

Paolo Landi

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Poesia sabbatica: “27-58”

15 sabato Nov 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Variazioni su un dolore solo

27

 

strapparti dal mio luogo più remoto,

dallo strato ultimo prima dell’inesistenza,

dal lembo estremo prima di spirare

 

è stato estirpare alle radici,

sciogliere la stretta

che risparmiava la caduta,

il rovinio a valle che non frena

 

e quanto fragore,

i rami spezzati,

il tronco scorticato,

le foglie in agonia,

 

strapparti dal mio cielo

dov’eri astro e firmamento,

angelo superstite in camicetta e gonna,

è stato spegnere la luce,

rimanere al buio in questo mare

 

e non avere più una terra da toccare.

(dalla raccolta “Variazioni su un dolore solo” di pubblicazione prossima)

 

*

-58-

cerco una qualche ragione

un presagio nel cielo

un sussurro di Dio

l’annuncio cifrato

di avventi migliori

(e sui muri di calce

nascerebbero fiori,

il soffitto una festa

di mille colori

e tu coi capelli

sulla grazia del seno)

ma qui sulla terra è ancora rapina,

il cielo è una bocca che ha labbra cucite

ed io che scrivo col fiato sul vetro

un’estrema preghiera ai confini del mondo:

ascoltami Dio

Dio delle maree

Dio lontano mille pianeti

Dio degli astri

io quaggiù

vivo ancora perduto.

 

 Francesco Palmieri 

 

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Venerdì dispari

14 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Mia madre che mi rincorre

dagli anni cinquanta

 

mi corre incontro

senza voler morire

 

scambiando la sua vita

ad ogni passo con la mia

 

dicendomi che oltre i suoi cent’anni

e oltre i suoi mille passi

non c’è risposta né ritorno

 

e oltre il tempo felice

della mia permanenza nel suo seno

 

ha avuto tempo di nutrire

i miei settant’anni

 

con la lunghezza della sua corda

e con il mio telefono staccato

 

apposta per non sentirle ripetere

questa storia della morte e delle morti

 

questa falsità di vita invissuta

con i nodi ancora ben legati

 

e i freni ben tirati e il tutto sprecato

e irreparabilmente usato.

 

Mia madre che aspetta che ritorni la linea

che la vecchia cornetta si decida a squillare

 

che Quel Tale si ricordi di lei

e la mia e la sua interferenza sia ripulita

 

e che ognuno come è scritto

partorisca e finalmente

 

oltre alla vita

anche la propria morte.

 

  • Francesco Tontoli

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Dieci riots tardoletterari di Ivan Pozzoni con un commento di Enzo Bacca

13 giovedì Nov 2025

Posted by Loredana Semantica in CRITICA LETTERARIA, CULTURA E SOCIETA', Prosa poetica

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Giorgio Bacca, Ivan Pozzoni, Riots

Paul Klee, Kettledrummer, 1940

Commento di Enzo Bacca al tardomodernismo letterario

C’è un bosco fitto di sterpaglie, un fogliame gonfio da far paura, un lamento di voci che sembrano provenire dall’aldilà in cerca di aria, un graffiare di uccelli notturni che richiamano vecchi film dell’orrore. C’è un bosco o selva oscura o foresta senza via d’uscita dove un cavaliere striglia il suo destriero per trovare la luce. Ecco, questo mi par di vedere approcciandomi alla scrittura poetica di Ivan Pozzoni. Un nuovo custode del Santo Graal. La poesia ha bisogno di irriverenze e nuovi profeti che possano oltrepassare a suon di macete o spada o lancia o logos la selva selvaggia ed aspra e forte che nel pensier rinova la paura. Le tematiche trattate con piglio innovativo per quanto riguarda l’estetica pura della poetica di Ivan Pozzoni mi fanno pensare che finalmente esista qualcuno che ha il coraggio di sfrondare e sfondare la stagnante retorica della consuetudine poetico-letteraria che non avvampa per nulla lo scrivere in versi degli ultimi tempi. Ivan scompone quel muro e lo riedifica come alcuni palazzi costruiti nell’edilizia giapponese che dopo vent’anni vanno ricostruiti e rieducati ad un più giovanile senso della composizione. Ben venga questo sbriciolamento a polpastrelli stretti del fogliame sottoboschivo. Nuovo linguaggio che a dire il vero mi ricorda alcuni ardimenti degli anni sessanta e settanta del novecento, che lo stesso poeta inaugura in neoN-avanguardistici. Sì, perché di avanguardia si può ben tradurre il dettato che il poeta monzese propone disponendo l’efficace trama che sgorga dal filosofico e sfocia nell’energia vibrante e lavica d’un vulcano super attivo. Un lanciafiamme, come Alessandro Fo, in una recente nota sul giornale La Fonte, definisce il poetare di alcune penne che “scuotono le sillabe con voce tesa e quasi impostata a grido di guerra”. Un manifesto poetico da esporre senza porsi troppe domande e sconfinamenti questo dell’uomo Ivan, filosofo e stratega di battaglia ma anche missionario e medico di bordo della parola con la consapevolezza che nel “mangrovico” mondo della poesia moderna, ben si stagli una voce cristallina e allo stesso tempo martellatrice. Martello pneumatico che rompa le zolle cementificate e stagnanti d’un mondo bigotto e ignavo e senza memoria.

Di seguito un file scaricabile contenente il commento di Enzo Bacca riportato qui sopra e dieci riots di Ivan Pozzoni

Limina mundi – Ivan PozzoniDownload

Biografia dell’autore

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha introdotto in Italia la materia della Law and Literature. Ha diffuso saggi su filosofi italiani e su etica e teoria del diritto del mondo antico; ha collaborato con con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2018 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Cherchez la troika e La malattia invettiva con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il Guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni. È stato fondatore e direttore della rivista letteraria Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è stato fondatore e direttore della rivista letteraria L’Arrivista; è stato direttore esecutivo della rivista filosofica internazionale Información Filosófica; è, o è stato, direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre). Ha fondato una quindicina di case editrici socialiste autogestite. Ha scritto/curato 150 volumi, scritto 1000 saggi, fondato un movimento d’avanguardia (NeoN-avanguardismo, approvato da Zygmunt Bauman), con mille movimentisti, e steso un Anti-Manifesto NeoN-Avanguardista, È menzionato nei maggiori manuali universitari di storia della letteratura, storiografia filosofica e nei maggiori volumi di critica letteraria.Il suo volume La malattia invettiva vince Raduga, menzione della critica al Montano e allo Strega. Viene inserito nell’Atlante dei poeti italiani contemporanei dell’Università di Bologna ed è inserito molteplici volte nella maggiore rivista internazionale di letteratura, Gradiva.I suoi versi sono tradotti in francese, inglese e spagnolo. Nel 2024, dopo sei anni di ritiro totale allo studio accademico, rientra nel mondo artistico italiano e fonda il collettivo NSEAE (Nuova socio/etno/antropologia estetica).

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Prisma lirico 52: Aleksandr Blok, Natan Isaevič Altman, Giovanni Boldini

12 mercoledì Nov 2025

Posted by Loredana Semantica in POESIA, Prisma lirico

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Anna Achmatova, Giovanni Boldini, Siegfried Sassoon, Vasilij Kandinskij

Natan Isaevič Altman, Ritratto di Anna Achmatova, 1914

Poesia di Aleksandr Blok

Ad Anna Achmatova

“La bellezza è terribile” – Vi diranno –
Voi getterete svogliatamente
lo scialle spagnolo sulle spalle,
una rosa rossa – nei capelli.

“La bellezza è semplice” – Vi diranno –
con lo scialle variopinto goffamente
coprirete il bambino
la rosa rossa – sul pavimento.

Ma, ascoltando distrattamente
tutte le parole che risuonano attorno,
Voi diventerete tristemente pensosa
e ripeterete tra voi:

“Non sono né terribile né semplice;
non sono così terribile da uccidere
semplicemente; non sono così semplice
da non sapere com’ è terribile la vita”.


16 dicembre 1913

Giovanni Boldini, Ritratto di signora, 1912, particolare

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Emilio Paolo Taormina, “Un posto all’ombra / Ein platz im schatten”, Giuliano Ladolfi Editore, 2025.

10 lunedì Nov 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Emilio Paolo Taormina, Un posto all'ombra / Ein platz im schatten

 

un uccello di carta
si è posato
sul davanzale
forse è lo stesso
che le mie mani
hanno lanciato
molti anni fa

Ein Vogel aus Papier
hat sich auf die Fensterbank gesetzt
vielleicht ist es derselbe
den meine Hände
vor vielen Jahren
geworfen haben

*

la luna tra le nuvole mostra
una bocca sdentata
i galli delle banderuole
trattengono il canto nella gola
una stella s’accende sulla collina
una caverna illuminata
a betlemme è nato gesù

Der Mond zeigt zwischen den Wolken
einen zahnlosen Mund
die Hähne der Wetterfahnen
halten den Gesang in der Kehle zurück
ein Stern leuchtet auf dem Hügel
eine Höhle wird hell
in Bethlehem ist Jesus geboren

*

un libro
che hai amato
lo riconosci
anche al buio
tocchi il dorso
sfogli le pagine
le carezzi
come il volto
della tua donna
trovi il taglio
dei suoi occhi

ein Buch
das du geliebt hast
erkennst du
auch im Dunkeln
berührst den Rücken
blätterst die Seiten um
streichelst sie
wie das Gesicht
deiner Frau
findest den Schnitt
ihrer Augen

*

la sera avanza
tra i limoni
appoggiandosi
a un raggio di sole
ha un garofano
rosso all’occhiello
gli occhi di un geco
puntano il tramonto
come il due
di un dado gettato
sul tappeto verde
ragazza che cammini
verso la lavagna del mare
disegna con gesso verde
la linea dell’orizzonte
quando sarà buio
non avere paura
verrò io a prenderti
per mano
anch’io sono solo

Der Abend schreitet fort
zwischen den Zitronenbäumen
er stützt sich
auf einen Sonnenstrahl
er hat eine rote Nelke
im Knopfloch
Augen eines Mauergeckos
zielen auf den Sonnenuntergang
wie die Zwei eines Würfels
auf den grünen Teppich geworfen
Mädchen das zur
Tafel des Meeres schreitet
male mit grüner Kreide
die Linie des Horizonts
wenn es dunkel wird
hab keine Angst
ich werde kommem und dich
an die Hand nehmen
auch ich bin allein

*

sono lo specchio che non ha
memoria
il muro che sente tutto e non dice
niente
il santino silenzioso tra le pagine
di un libro di preghiere
il vecchio che s’innamora
il frinire di una cicala che si svuota
il pianoforte scordato che nessuno
suona
la chiave di una porta murata
quello che ti ha regalato per dirti t’amo
un sanguinello rosso come il cuore
quello che ha paura a sfiorarti
perché potresti essere l’immagine
riflessa di un sogno nello specchio
dell’anima

ich bin der Spiegel der
kein Gedächtnis hat
die Mauer die alles hört und
nichts sagt
das stille Heiligenbildchen in den Seiten
eines Gebetbuches
der Alte der sich verliebt
das Zirpen einer Grille die sich leert
das verstimmte Klavier das keiner
spielt
der Schlüssel einer zugemauerten Tür
der dir
eine Blutorange geschenkt hat
rot wie das Herz
um dir zu sagen
ich liebe dich
du der Angst hat dich zu berühren
denn du könntest das Bild sein
das in einem Traum
im Spiegel der Seele erscheint

*

i siciliani
sono come il fumo
di un toscano
li distingui
tra mille aromi
sono abbarbicati
sulle rocce dell’isola
come capperi
odorano di salmastro
e limone

Die Sizilianer
sind wie der Rauch
einer toskanischen Zigarre
du unterscheidest sie
unter tausend Aromen
sie sind
an den Felsen der Insel geklammert
wie Kapern
sie riechen nach Salz
und Zitronen

*

fu un giorno segnato in rosso
un crepuscolo
la nostra ombra diventava
uno spaventapasseri
ci baciammo
non ricordo dove
c’era il rumore del mare
era di agosto
eri così bella che sembravi
una metafora del sole
oggi ti vedo tra la folla
hai i capelli bianchi

Es war an einem rot angestrichenen Tag
Dämmerung
unser Schatten wurde
eine Vogelscheuche
wir küssten uns
ich erinnere mich nicht wo
Meeresrauschen
es war August
du warst so schön dass du
eine Metapher der Sonne schienst
heute sehe ich dich in der Menge
du hast weiβes Haar

 

Testi di Emilio Paolo Taormina, tratti da “Un posto all’ombra / Ein platz im schatten”, Giuliano Ladolfi Editore, 2025.Traduzione in tedesco di Angela Hallerbach. Nota in quarta di copertina di Salvatore Sblando.

 

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Emilio Paolo Taormina è nato a Palermo nel 1938. Sue opere sono state tradotte in albanese, armeno, croato, francese, inglese, portoghese, russo, greco, tedesco, spagnolo, ebraico, polacco. Ha pubblicato molti libri di poesia e sei romanzi, tra cui Archipiélago, ed. Plaza & Janés, con testo a fronte spagnolo di Carlos Vitale. Barcellona 2002, La stanza sul canale, Palermo 2005, Lo sposalizio del tempo, edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni, 2011, Le regole della rosa, edizioni del foglio clandestino, Sesto San Giovanni, 2014, La cengia del corvo, edizioni del foglio clandestino, 2016 e con testo a fronte spagnolo di Carlos Vitale, ed. peccata minuta, Barcellona 2016 e con testo a fronte in armeno di Hiacob Symonian, Erevan, 2016, Cronache da una stanza, ed. l’arciere del dissenso, 2017, Palermo, Gelsi neri, ed. la linea dell’equatore, 2018, Parnassius apollo, ed. l’arciere del dissenso, 2018, Il giardino dell’elleboro, ed. la linea dell’equatore di Fabrizio Orlandi, 2019, nel 2020 Il sorriso del tulipano, nel 2021 Ore piccole e nel 2023 Poesie scritte all’aria aperta (tutte e tre con Giuliano Ladolfi). Dopo Il fonografo a colori del 1970 ed. Siculiana, Palermo, ha pubblicato molti quaderni e libri con il logo l’arciere del dissenso e la Forum quinta generazione di Giampaolo Piccari. Da cinquanta anni non partecipa a premi letterari. In prosa ha pubblicato: Elvira des Palmes, Palermo 1991 (ristampa Giuliano Ladolfi, 2022), La pioggia di agosto, Marina di Patti, 1993, Il giusto peso dell’anima, Palermo, 1999, Inchiostro, Sesto San Giovanni. 2011, Passeggiata notturna, ed. l’arciere del dissenso.
emiliopaolo@taormina-bendrien.it

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Poesia sabbatica: “13 Al vivere”

08 sabato Nov 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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13 Al vivere, Francesco Palmieri, Hai spezzato il ramo

 

13

AL VIVERE

prima ti sei preso l’infanzia
…quando rondini festose sfrecciavano d’azzurro
intorno ai campanili puntati verso il cielo
dove si credeva dimorasse Dio
ed angeli a schiere, uno per ognuno,
a vigilare il passo a noi che avevamo ancora
un piede sulle nuvole e pensieri con le stelle…

poi anno dopo anno il sodo dei garretti
che correvano puledri
col vento alle criniere
nei giorni all’infinito
e nulla era mortale…

poi vennero gli istanti
del tempo che ti insegna
che qui non c’è durata ma spazi di stagione
che prima è seme e fiore
e poi frutto che aggrinzisce,
la polpa che marcisce

(e fu l’amore dolce di una ragazza azzurra
che diventando donna si fece cielo d’inverno)

e poi vennero anche i morti
che uno dopo l’altro
ti hanno lasciato solo
e infine lo hai capito
che qui sei solamente un numero
in fila per la strage…

adesso ti rimane il fiato
e ancora giorni da camminare,
mattinate al sole e il mare che respira,
il pane e il companatico
e un frutto per finire,
due occhi di ragazza con la gonna a fiori
a ricordarti che l’amore
è stato un gioco rosa,
un tempo dei miracoli
quando ad ogni morte
seguiva resurrezione
e infine il pensiero atroce
di un Cristo che spirato
mai più è sceso dalla croce…

se tu qualcosa hai dato,
l’hai poi strappato a brani,
rimane qualche residuo
ma senza le melodie altissime
di quando si credeva
di avere nelle tasche
l’amuleto portafortuna,
il rotolo lasciapassare
firmato da quel Dio
che per sentito dire
aveva fatto buone
la terra e tutte le cose.

febbraio 2023

 

Francesco Palmieri
(dalla raccolta inedita “Hai spezzato il ramo”

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Venerdì dispari

07 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Saper piangere

Saper piangere

I
Con l’occhio annegato di nuovo nell’olio
cosa mi tocca vedere del mondo
una patina di vetro smaltato
che deforma leggermente le ombre.
Vorrei non dirlo con questa voce
e nemmeno con l’altra, la voce dei ciechi
che galleggia nella gola e non cresce
abbastanza ma descrive precisa
non ciò che si vede ma il suo contrario
il vedere capovolto, l’imperfetto, il sublime
ciò che non può inscriversi in nessuna forma
e che custodisce la sua vecchia funzione
ormai silenziosa e caduta in disgrazia
destinata ad essere un occhio
che guarda per sempre, fino a morirne
l’altro lontano e oscuro sé stesso.

II
Quando ti entrano negli occhi
con gli strumenti necessari
indagano fino alle radici e ai nervi
spargono un olio santo e benedetto
per rendere la vista scivolosa e durevole.
Si odono i trapani e gli scalpelli
tracciare le linee giuste di scasso
che ti riportano con pazienza alla luce
attraverso lo scavo dei tunnel.
L’organo viene smontato minuziosamente
e puoi sentire ciò che accade
ai frantumi di vetro
durante le discussioni e gli scambi
di chi lavora intorno al tuo osso luminoso.
Pezzetti sparsi di colori non ancora associati
segni di vernice sul prisma dei Pink Floyd
fantasie che ti giungono dal mondo di Lucy
nel suo cielo di diamanti
con le esperienze psichedeliche dei buoni
vecchi maestri di cerimonia di quegli anni.
Potresti addirittura uscire risorto
dal tavolo operatorio ma solo per poco.
Se si ritorna a guardare pensosi e dubitativi
gettando di nuovo l’occhio sul mondo
possono presentarsi imperfezioni e disastri
che il chirurgo non attribuirà mai al suo
cattivo lavoro, ma alle cose e agli uomini
che non sono più gli stessi, irriconoscibili e oscuri.

III
Mi dici cose che arrivano da chissà dove
ma io non sono sicuro che a ripeterle
riuscirei a riportarti in vita.
Così ci parliamo sapendo
che le frasi e perfino le pause
sono come le pietre dei ponti
e gli archi maestri
che dividono territori confusi
diventano sguardi sugli abissi.
La tua voce mi arriva dall’acqua
che mi corre negli occhi
e da lì una lacrima che cerca una via
si ferma all’orecchio e lo colma
come fosse una coppa.
Io sto disteso a guardare
un soffitto che non vedo
ma ascoltando sento gocciolare
tutto l’udibile e l’invisibile.

IV
La sala d’attesa all’ambulatorio
è piena di gente che misura
la propria capacità di vedere
strizzando l’occhio buono
e lasciando che l’occhio malato
vaghi nel vuoto e attraversi i corpi
i volti, i cartelli che segnalano le uscite.
Si cerca di leggere la luce e tradurla
si interpreta il sorriso del vicino
sperando sia davvero sorriso
la smorfia deforme che si intravede
dalla finestra rossa della pupilla.
Si discute sui metri di luce e sugli anni
il percorso ha i suoi tempi
se arriva un raggio sfocato
è una benedizione che può perdersi.
E la coppia più bella che vedo
col monocolo che indosso
è composta da una madre e da un figlio.
Lui è un uomo con gli occhiali chiari e spessi
lei è piccolissima con quelli scuri e spenti.
Si danno la mano e se la consumano.
Poi si danno l’altra mano.

V
La luce è tutto quello che ho
e pensare che nulla al mondo
è più vicino all’idea della vita
è una sorgente a monte
che scende e accende
e trasforma il pensiero.
Pensare che il cieco la sogna
nella sua notte e la tocca
con le mani senza bruciarsi
e che misura lo spazio
con gli anni della sua cecità
Lui conosce per filo e per segno
la sua origine oscura
il punto distante che la inghiotte.
Conosce il suono prodotto
da un cammino interrotto
sensibile al lato del viso con cui la cattura
conosce il sonno e il tempo che dura.
È solo all’oscuro del bacio
che gli viene donato dal raggio
e dall’effetto sottile del suo miraggio.

VI
Il giorno che ho imparato a leggere il cielo
portavo gli occhiali spessi,
e le mosche galleggiavano sul mio orizzonte
come avevano predetto
gli specialisti del ramo.
Sapevo distinguere il vuoto dal pieno
come gli antichi àuguri il volo degli uccelli
e la direzione che prendono le foglie
sul tappeto di un ottobre
malinconico e taciturno.
Mi avevano insegnato a capire
indicandomi gli alfabeti
nelle varie dimensioni
che il peso delle nuvole
varia già alle prime letture
e che alcuni dei grandi blocchi
di materia celeste
sospesi in alto e in basso
senza un motivo apparente
possono essere spiegati
oltre che ai bambini
anche ai vecchi
sfogliati e descritti
nel loro silenzio cifrato
ascoltati nei loro lontanissimi appelli.
Ma non mi è bastato apprendere e divagare
presto ho dimenticato le lezioni di guida
i maestri li ho persi lungo il cammino
diventati troppo numerosi e discordi.
Mi rimane un piccolo orecchio musicale
e una voglia di fermarmi ai lati della strada
quando si formano in cielo cumuli sparsi
pagine e pagine di leggère preghiere.

Francesco Tontoli

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Miriam Bruni legge una poesia di Silvana Stremiz

06 giovedì Nov 2025

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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Miriam Bruni, Podcast, Silvana Stremiz

Image AI generated

ANIMA

A volte sento di non appartenere a questo mondo;

l’anima mia vaga senza posa tra deserti vasti

e praterie.

Il tempo trascorre e vola via senza spazio

per i sogni,

e scorre sulle mie stagioni ingiallite

così come la mia mano su questi versi

inutili.

Di fronte a me la città illuminata a giorno,

nella notte.

Le infrastrutture d’acciaio,

le auto

veloci e scintillanti, come dardi di fuoco,

nella notte.

Le insegne dei bar, la gente che passa nella sua gelida indifferenza

milioni di anime che passano lentamente

nella notte.

Ma i miei occhi vedono il passo furtivo di un gatto

randagio.

Ed il mio cuore sente un fiore che sboccia in una piccola aiuola.

Forse per questo mi sembra d’essere

un poeta.

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Una poesia di Valdo Immovilli

05 mercoledì Nov 2025

Posted by Loredana Semantica in POESIA

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Valdo Immovilli

immagine generata con IA

Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra


Prima di tutto, mi arrendo.
Depongo tutte le mie potenti armi:
un vecchio fucile arrugginito,
un tirasassi quasi nuovo,
una pistola ad acqua
con la quale a suo tempo
ho vinto numerose battaglie.
Lascio tutto:
un piccolo cavallo di legno
e dieci soldatini.
Anche le unghie e i denti,
per evitare un ripensamento
all’ultimo istante.

Una manciata di foglie

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Corpi Narrati Voci Incise – Poesia, arte e musica per una cultura del rispetto

04 martedì Nov 2025

Posted by Loredana Semantica in Comunicati stampa, INTERAZIONI, Segnalazioni ed eventi

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Sabato 8 novembre 2025, alle ore 17:00, presso i Portici Comunali “Paolo Di Pietro” di Priverno (LT), si terrà l’evento “Corpi narrati Voci incise”, un incontro ad ingresso libero e gratuito che unisce poesia, arte e musica per riflettere insieme sul tema della violenza di genere e sulla costruzione di relazioni sane e consapevoli. Nel corso della serata verrà presentato il libro di poesie “Di un’altra voce sarà la paura” di Yuleisy Cruz Lezcano, un’opera intensa che affronta il dolore e la rinascita attraverso la parola poetica. La relatrice dell’incontro sarà la pittrice e poetessa Ombretta Del Monte, che guiderà il dialogo sul potere dell’arte come strumento di elaborazione emotiva e di cambiamento personale e collettivo.

Durante la presentazione l’autrice del libro Dottoressa Yuleisy Cruz Lezcano parlerà anche di come riconoscere e gestire emozioni complesse come rabbia, colpa e vergogna, del valore delle relazioni equilibrate, della cultura del consenso e dell’importanza di una comunicazione positiva come base del rispetto reciproco. Ad arricchire l’atmosfera, interventi musicali a cura di Miriam, Clementina e Mario Di Giulio, che accompagneranno la serata con brani ispirati al tema dell’incontro.In occasione dell’evento sarà inaugurata la mostra pittorica di Giuseppe Zanda, le cui opere interpretano visivamente i temi della vulnerabilità, della forza e della rinascita femminile. La mostra sarà visitabile dall’8 al 16 novembre 2025 presso i Portici Comunali.“Corpi narrati Voci Incise” è un’iniziativa promossa con il patrocinio del Comune di Priverno e della Pro Loco Priverno APS, che confermano il proprio impegno nella promozione di una cultura del rispetto e della sensibilizzazione attraverso l’arte in tutte le sue forme.

L’evento rappresenta un invito aperto alla cittadinanza a partecipare, ascoltare e condividere un momento di crescita, empatia e consapevolezza.

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Anna Maria Bonfiglio, “Liturgia dei giorni”, Prometheus Editrice, 2022.

03 lunedì Nov 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Anna Maria Bonfiglio, Liturgia dei giorni

 

da Spartenze

 

MATER

D’estate – nel letto accanto alla mamma –
onoravamo il silenzio
nella penombra del meriggio
che persiane socchiuse infrescavano.
Sul tetto ombre che il sole – filtrando
dalle stecche di antico castagno –
formava in disegni.
Le ombre, diceva la mamma, e noi –
dormienti ostinati a resistere al sonno –
a ficcare la testa sotto il cuscino.
Ritornano a volte frammenti sparuti
di minima vita
specchi nei quali stentiamo a trovare
i noi stessi di allora.

 

A RICOMPORRE IL CERCHIO

Più triste sulla pietraia il passo
dopo la canzone degli abbracci
e la parola ombra sul filo
dell’assennata verità.

Dell’indagata geometria alga
segreta nei discoperti contorni.

Non basta a ricomporre il cerchio
la misura del volo il cappio sciolto
il ramo di ginestra ad infiorare il seno.

 

IL PASSO BREVE

Si è fatto breve il passo
e il filo si assottiglia
per l’uso dei molteplici rammendi.
È vano ricondursi a scale cieche
a crediti insoluti
all’alba magra – quando fra veglia
e sonno il margine s’accorcia –
s’affollano presenze insospettate.

Il giorno che s’annuncia
porta il sapore
del tempo che ci lascia.

 

SUGHERI

Ritornano gli stessi desideri
di quello che fu tempo di scontenti.
Affiorano come sugheri marci
lasciati a galleggiare
fra canti di sirene e naufragi.
Si tinge allora l’orizzonte
di antiche non sopite nostalgie
e il vecchio tempo affonda negli abissi
col peso di remote fantasie.

 

da A Palermo nessuno

 

16.

Non è castigo il Sud
per quelli come noi
che sulla bocca
portano il sorriso
e dentro gli occhi
l’ombra dei ricordi:
il Santo Nero
la Vergine del Mare
le bàsole battute
dai carretti
e i pescatori che
al Molo di Levante
si fanno pietra di marna
e di arenaria

 

da Oracoli

 

DOPPIO VOLTO

Ancora sei entrato nel mio sonno
col doppio volto del divino Giano.
Sfuggente e ambiguo
fra la folla dei tanti tuoi sodali
mi hai rinnegato
ancora prima che cantasse il gallo.

 

OFELIA

Ditemi che è vero
che un’altra vita
riscatterà questo dolore
fra l’anima e le ossa.
Non so per quale colpa
offerta al sacrificio
pago il pedaggio:
un serto fra i capelli
e abbandonarsi all’acqua
galleggiare.

 

A LUCI BASSE

Si spengono le luci poco a poco
camminano sull’orlo dei bicchieri
le favole di ieri.
Un angelo nascosto fra i cuscini
del divano saluta con la mano.
Restano foglie morte sparse sul davanzale
e un velo freddo sul piatto decorato
– antico déjavu reiterato –
fra allegre canzonette e un tango a media luz
a gloria del passato.

 

INNO

Dai fasti degli antichi amori
solo tu sopravvivi – rara
e insostituibile risorsa
cura e conforto al male della vita.
Viaggio nell’impossibile realtà
del sogno, umile e regale
presenza che mi conduci per mano
all’ultimo solitario cammino,
con te – divinità taumaturga
e laica, inferno e pace
al tormento dell’anima sgualcita –
ritorno bella e giovane fanciulla
illusa e ancora amante della vita,
Parola benedetta –
Poesia.

 

Anna Maria Bonfiglio, testi tratti da “Liturgia dei giorni”, Prometheus Editrice, 2022.

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“Novembre” di Giovanni Pascoli

02 domenica Nov 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Giovanni Pascoli, Myricae, Novembre

creata con IA su Freepik

 

Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.

 

Giovanni Pascoli, da “Myricae”, 1891

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Poesia sabbatica: “5”-“9”

01 sabato Nov 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Frammenti, Francesco Palmieri

 

5

c’era ghiaccio stamattina

a pozze

 

e foglie sgretolate

gli alberi più spogli

 

appena un po’ di luce

sui tetti delle case

 

ed io

da uno spicchio di luna

a cercarmi qui a terra

dove a cumuli, ad anni,

fuggono fiori e stagioni

 

ed io una forma a svanire

su un pianeta qualunque.

 

***

9

 

è che non ha cura il vivere

è un male terminale

un non poterci nulla

 

perché lo sai che il tempo

è quello che hai perduto

quello che non ti basta

quel che ne resta appena.

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Frammenti”)

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Venerdì dispari

31 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Al mercato dei bambini morti, Francesco Tontoli

Al mercato dei bambini morti
un tanto al chilo, tra i flash
ognuno ha tra le braccia il suo fagotto
ogni mamma insanguinata porge il viso
alla televisionata riportata nel salotto.
Certamente questi morti han frainteso
non volevano morire su un social
santificati dai deliri di martirio dei padri
in bella posa di vita sorridenti o appisolati
morti meglio di altri bimbi siriani o israeliani non mercificati.

Se è solo una questione di confine fra due stati
lo stato di confine con la vita ha un passaporto
timbrato da due divinità entrambe decise a cancellarsi.
La diplomazia celeste che ama farsi ritrarre
con bambini sorridenti tra le braccia.

(2013)

Francesco Tontoli

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Miriam Bruni legge una poesia di Piera Badoni

30 giovedì Ott 2025

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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image AI generated

Addio

ti lascio la mia voglia di vivere

di amare

e di conoscere il mondo

forse sarei stata

una buona mamma

in una piccola casa

con un piccolo orto

ma il destino

mi ha lasciato

un giardino infinito

e mille strade

Piera Badoni

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Una lettura di Cristina Bove

28 martedì Ott 2025

Posted by maria allo in La società, Podcast, POESIA

≈ 3 commenti

Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra

Cristina Bove legge una sua poesia

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Gianni Marcantoni, 7 poesie edite

27 lunedì Ott 2025

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Cuoia, Gianni Marcantoni

Dietro di lui agili giocatori si camuffano,
sembrano figure gioviali,
narratori che facilmente voltano faccia,
in cerca di una trama credibile da trovare.

E poco più in là si scopre un’inedita deriva:
un avversario è mancato, un condottiero
è mancato, un intellettuale è mancato,
un esploratore è mancato, un disertore
è mancato, un miracolato è mancato.
Non sono mancati il pietismo, l’astio, l’inganno:

il siero della mezzanotte è comparso
nel viaggio già iniziato

*

Mi dirai probabilmente
che non hai amato nessuno
e che hai preferito non legarti a nessuno.
Non avere scoperto
in quale punto si trovasse la felicità,
che tanto hai cercato in mille
solitudini, in migliaia di cunicoli inaccessibili.

Ma non è possibile darsi un senso,
una motivazione precisa,
il pensiero è destinato a fingere
e a scontrarsi nell’impermanenza.

Questo mare è la navigazione di noi stessi,
soltanto gli uccelli in volo cambiano
e muoiono dentro un paesaggio,
dove noi veniamo rimossi
dopo un semplice sguardo

*

Un gesto compiuto resta immutabile,
più non può pesare questo organismo
che ha smesso di combattere.
Non guardare distrattamente ad altro,
nelle vicinanze non potresti trovarmi,
né sollevarmi dai tuoi folti tralci.

È presto terminato il nostro pasto,
divenuto sgradevole quel che ancora
stavamo masticando.
Ma finge il tutto e urta, fa chiasso,
dirompe e spaventa
da sembrare sbattere (con potenza)
un arnese contro un bicchiere

*

Il tuo arrivo causa qualcosa
che sopporto a fatica.
Tutto scaturisce da questa continua allerta
che vanifica il riposo
comprimendo una schiena scoperta.

Una tortura istantanea
nella muscolatura che schiarisce ardendo.

Una lunga permanenza
che vortica senza mai trascinarsi.

La piega malsana e approssimata
di una sommatoria di scarti

*

Il frutto si è staccato troppo tardi,
ma non v’è motivo di preoccuparsi,
i verdi campi sono rimasti soli.
Compaiono scenari di vette commosse,
dai cedri liquefatti si sentono cole
stagliare le conformazioni dei monti,
riprodurre innumerevoli cespugli adorni.

Da est passano leggeri piovaschi,
quel terreno accidentato
che al buio-riempito-modellato preannuncia,
precede (da chissà quale versante)
un allarmante rombo

*

Sono caduto dentro uno spazio ristretto,
ma non voglio rialzarmi – no, non mi rialzerò.
Lasciate pure che tutto scorra
nella nutrita colata di pioggia,
in pendenza dentro un rivolo incustodito.
Dormire sdraiato a bocca aperta
sopra una stabile lastra fredda,
fra spine erose dal chiarore
e un colpo sempre in canna.

Lasciate che il fumo di zolfo
entri dentro – fino a giù giunga –
che il cuore si distrugga
in un flutto d’aria sparsa

*

In verità mi sei indifferente,
e penso di essere un incauto ospite
nel bosco seccato.
Nebbie cadono da un calore tenue,
sono di fango-colmo, reduce-sanato,
un celeste effluvio di ortensie.

Riposo nella cella chiusa;
tu accogli il mio lamento, ne resti sollevato.
Non sono mutevole,
non altro che una precipitazione,
la cui estensione è la doratura,
lo snodo; preambolo di un abbaglio

 

Gianni Marcantoni, “Cuoia” (2025, Fara)


Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza, ha iniziato fin da adolescente a comporre versi. Le sue opere poetiche: “Al tempo della poesia” (Aletti, 2011), “La parete viva” (Aletti, 2011), “In dirittura” (Vertigo, 2013), “Poesie di un giorno nullo” (Vertigo, 2015), “Orario di visita” (Schena, 2016), “Ammessi al paesaggio” (Calibano, 2019), “Complicazioni di altra natura” (Puntoacapo, 2020), “Panorama dei lumi” (plaquette, Puntoacapo, 2021), “Sedime” (Fara, 2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti, 2017) nonché su Italian Poetry, sito ufficiale dei poeti italiani dal Novecento in poi, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie AA.VV, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.

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Poesia sabbatica: “24”

25 sabato Ott 2025

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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24, Francesco Palmieri

 

24

non ho più neanche un pianto

e nemmeno il balzo

di un passero nel vento

*

non ho più un orizzonte

a cui vorrei arrivare

e nemmeno un oltre

dove c’è Dio ad aspettare

*

e non mi sconvolge

il pensiero che un giorno sconosciuto

sarò un altro corpo morto

non più di questa terra

ma in un lontano cielo

o da nessuna parte

*

è  che stanca il vivere

quando capisci infine

che giorno dopo giorno

vivere è un togliere

a quel tuo respiro immenso

di quando da bambino

lanciavi i tuoi sogni in cielo

ed era ogni tuo grido

il ruggito di un leone.

*

novembre 2024

*

Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Hai spezzato il ramo”)

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Venerdì dispari

24 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Al popolo delle foglie, Francesco Tontoli

Al popolo delle foglie

A noi che piace raccontare le cose come non stanno
quelle cose in bilico che producono metafore

a noi che abbiamo in mente l’autunno
che demolisce e che precipita

a noi che inciampiamo nei tempi
da sistemare nei verbi
e che siamo diventati quelli
che non avevamo in mente di essere

e sempre giochiamo col ricordo
di ciò che siamo stati
compagni temporanei degli alberi
sorpresi a partire trascinati dal primo vento.

A noi e agli altri che verranno
a partire dai tronchi dai fusti ben piantati
a finire in leggerezza e grazia
come in una danza.

Francesco Tontoli

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Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
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