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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: Versi trasversali

Versi trasversali

29 lunedì Ott 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Stefano Di Ubaldo

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

STEFANO DI UBALDO

 

Una scelta tra luci e ombre

 

Ogni scelta è una storia

sul filo di lana

contorto in matassa:

non c’è ragione

che si dipani

senza un telaio

di molte mani;

alla ricerca

di capi sciolti,

ci vanno in tanti

per varia sorte,

forse chiamati

dai bassifondi,

a scovar luce

laddove è nera

la superficie

che sa assorbirla,

ma non mostrarla,

come un riflesso,

all’ombra incerta

che le sta intorno.

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Versi trasversali

22 lunedì Ott 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Valerio Succi

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

 

VALERIO SUCCI

 

III

 

Le mezze stagioni sono scomparse, si sa

il clima è impazzito, manicomio

temperature dal deserto al polo, un attimo.

 

Questo forse scombussola i giovani

oramai disorientati, bandiere al vento

 

oggi dunque coi comunisti, (finta) Resistenza

invocando la legalizzazione, mille pseudo-rivolte

in piazze gremite, aggiornamento social.

 

Poi la brezza, migrazione a destra

all’attacco dei neri, Tutti a casa loro

ecco l’esercito dei veementi nazi, patriottici (?).

 

Le mezze stagioni, come i valori, dimenticate

impazzita è la società, bomba in detonazione

mutevole pari al vento, segue ogni direzione.

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Versi trasversali

08 lunedì Ott 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Guglielmo Aprile

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

GUGLIELMO APRILE

 

Congedo tardivo

Datemi una valida scusa per restare,

che compensi

la troppa acqua fredda accumulata nelle ossa

e la scarsa ossigenazione degli ambienti,

i rischi di embolia

nel raccogliere monete da sotto il letto;

 

questo regno dei cieli quando arriva,

in ogni fine c’è una liberazione,

sono impaziente di restituire

gli oggetti ricevuti in prestito,

spero di lasciare questo albergo sgraziato

al più presto.

 

***

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Versi trasversali: Adua Biagioli Spadi

02 lunedì Apr 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Adua Biagioli Spadi

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ADUA BIAGIOLI SPADI

***

Sempre la fragilità si dirige sommessa alla deriva

nello slaccio d’abbandono del sentire,

è la lacrima a cogliere la perfetta stanza

della noncuranza,

incauto nascondiglio della goccia

il passaggio della scesa,

là dove l’arrestarsi precede il dardo, la caduta

l’affidarsi estremo, disorientato abbraccio.

***

Ci vogliamo esatti

se siamo un connubio di ortiche

sfiorati negli angoli e punti

consapevoli del tedio

sulle mani nessuno ci coglie più.

Non siamo i fiori del gelsomino garbato

allungati per necessità ci rinnova l’acqua battesimale

eppure

siamo riflessi felici delle felci,

così fa il tempo con le nostre mancanze

offre ancora motivi per farci riconoscere.

***

Mi lascio sfogliare da un flusso smisurato,

sono le betulle fuori operanti e timide

a contare le strette di mano e i fallimenti,

sirene inabissate tormentano l’infinito

sei tu il rigo informe dell’acqua dove affollano i versi

quei lontani orizzonti di fluidi e materie,

lo sconfinarsi umano della possibilità.

***

Strilla il campo al canto dell’usignolo

quando lascia impronte sulle terre fresche

annotta a Est la danza delle barche

quando lo stormo dei susini saluta le nostre ciglia

bianche sono l’aria le tue mani e il giglio di Ophelia

svela il sogno seducente delle perle,

è troppo blu lo scarto fra le dighe al vento

quando ci si lascia così senza una parola buona,

la città è perduta forse

ma non per chi si ama per sempre.

***

Perdersi non più,

ti cercherò altrove

oltre il tempo di un sovvertito spazio

di improbabili equilibri.

Il divenire è evoluzione,

meta umana della genesi.

***

Gli occhiali si sono plasmati al naso

annegati  nell’impulso del gesto rarefatto

lentamente

non ce ne siamo accorte mai e ora siamo tornate fragili

siamo passate per la semioscurità delle stanze aperte ai mari grandi

ingoiati dai delfini, navi senza àncora.

Mi lascerai il mistero del mondo, di questo ne ho coscienza

un pulito labirinto nell’ultimo cerchio indistinto.

Quando sarò infine io quel buio, ti cercherò incisa nel sangue.

***

Gli incontri sono avventi afferrati in volo

sguardi-luce tenuti stretti in un carpe diem,

eppure a volte

sulle nostre verità si allungano i capelli delle ombre.

Non saprò più niente delle strade oltre i cancelli

degli scatti in bianco e in nero dei tuoi viaggi

degli occhi miopi,

il tempo ci disarma, ha la forza dell’unire e del dividere

porta via il pensiero e lascia quieti

memoria dimenticata, digiuni eppure senza fame.

Testi tratti da Il tratto dell’estensione, La Vita Felice.

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Versi trasversali

29 giovedì Mar 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Reinhard Christanell

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

REINHARD CHRISTANELL

Del segno / Vom Zeichen

Del segno rimane
Sul foglio
Come pozza secca
Sul terreno
Attorno alla Lupa
Il sottile diniego:
Non vedo non
Parlo non prego.
*
Vom Zeichen bleibt
Auf dem Blatt
Gleich ausgetrockneter Lache
Auf dem Weg
Zur Lupa nur
Die herbe Verneinung:
Kein Blick kein Wort kein
Gebet.

(Dopo una notte di pioggia alla Lupa).

Ficu rinnia

Nel tuo fiore
Vedo dell’antico
Mondo lo splendore.
Nopal il tuo
Nome vero, orgoglio
Sacro dell’azteco
Impero e ora
Sotto mentite spoglie
Re incontrastato
Del mio immaginario
Giardino trasognato.

(Osservando i fiori gialli di un fico d’India).

Isola del domani

Se dev’essere sia.
Nelle tue mani
Nei tuoi orizzonti.
Ed anche nella tua
Storia. Non scavare.
Non raccogliere reperti.
Vivi in superficie.
Pietra. Coccio.
Freccia appuntita.
Isola del domani.
Spesse mura intatte
Nella memoria.
Lasciami entrare
Nei tuoi pensieri.
Per dimenticare
Che non saremo mai
Stati uomini veri.

(Lungo la strada punica tra Mozia e Birgi).

Nulla / Kein Blatt

Spoglio
Il cielo e solo
In me il ritroso
Nulla.
*
Kein Blatt
Am Himmel nur
Kahl das scheue
Nichts.

Le mura di Mozia

Pochi siamo noi
Qui sulle rive
Lo sguardo aperto agli orizzonti
Delle spoglie mura
Di Mozia e pietre
Rotte come mani
Trafitte dai sogni
Da realizzare…

Ora chiama piccola
Dea la tua voce
Dall’isola felice
Nubi cacciate
Dietro il sole
Come la nostra
Anima nei colori
Del silenzio…

E nel bianco
Del sale il tramonto
Spegne le sfumature
Di mille pensieri
Tanit dea lunare
È un freddo vento
Che scioglie
Le nostre paure.

Notte fenicia

Tu sei il cuore
Del fuoco il calore
Freddo portato via
Dal tempo nelle nuvole
Verso l’orizzonte
Una vela irraggiungibile
Risorgi ogni sera
Dalle tue ceneri
Eterna notte fenicia.

E ai margini
Del tramonto lasci
Che un uccello immobile
Sia nero specchio
Della tua anima
Perché qui siamo
Figli del perdono
E invisibile mano
Del solo creatore.

Un luogo in fondo al mare

Nel porto ciascuno
Infine lascia
La propria piccola
O grande imbarcazione.
Dove poi si vada
Nessuno lo sa. C’è chi
Parla di un luogo
In fondo al mare e
Chi invece propende
Per le inafferrabili nuvole.
Poco cambia. Restano
Sole le barche
A specchiarsi notte
E giorno nello Stagnone
E sembra proprio
Non attendano niente
Se non l’eterno
Ritorno del sole morente.

(Tramonto al porticciolo di Birgi).

Testi tratti da Mothia / poesie da un luogo di mare, Edizioni La Zisa

 

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Versi trasversali

05 lunedì Mar 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Claudia Piccinno

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

CLAUDIA PICCINNO

Il piano b
 
Brillai di luce autonoma
 
alla periferia del tuo sguardo,
 
ribellandomi al pensiero
 
di un sentire irrazionale.
 
Macinai chilometri di asfalto
 
per ancorare al terreno ogni mio passo,
 
ingurgitando dubbi per non volare altrove
 
e poi schiantarmi al suolo.
 
Di un credo e di un colore sbiadito
 
improvvisa corazza rimediai
 
per non concedere al cuore
 
vane attese o subdole speranze.
 
Non avevo considerato il piano b
 
quello che l’anima persegue a suo volere,
 
e che ti vede oggetto di un approdo
 
nei meandri sconfinati di un abbraccio.
 
Nelle latitudini delle tue braccia
 
io riposerò.
 
 
Duetto indissolubile
 
(storia di una nonna e una bambina)
 
 
Era là… acciambellata ai suoi piedi
 
in ascolto partecipe
 
annotando quelle rune d’autunno
 
come fosse vangelo.
 
Intuiva il privilegio dell’oralità
 
serbando nello scrigno degli esempi
 
il dire e il fare,
 
il pane che lievita incontri,
 
le conserve ribollenti amore.
 
Si accanì la sorte
 
sulla nonna e la bambina,
 
duetto indissolubile.
 
L’anziana guida divenne
 
piccolo pulcino senza piume
 
bisognoso di passi felpati
 
che attutissero la corsa
 
di cellule impazzite.
 
La bambina si mutò in chioccia
 
covando soluzioni alternative
 
per rinfoltire il piumaggio
 
e lucidare le ali della nonna ferita.
 
Alcuni voli non obbediscono alla traiettoria
 
Invocando la ricerca
 
si asseconda la vita
 
impedendo ai malanni
 
di mutarsi in tiranni
 
questa lezione impartì il pulcino…
 
la bambina la divulgò per l’aia intera
 
amando, leggendo, ricordando.
 
 
Al cippo di Sabbiuno di Piano
 
(Bologna)
 
Li ho portati i miei studenti
 
al cippo di Sabbiuno di Piano
 
a leggere quei 34 nomi tenendoci per mano.
 
Arno e Vanes erano con noi a dir più volte
 
non eravamo eroi,
 
non c’erano né buoni né cattivi,
 
c’era la guerra
 
e urgeva difendere la nostra terra.
 
Ci narrarono il coraggio del Romagna
 
di Franco Franchini nome di battaglia
 
di quando assalì il casale del Guernelli
 
per liberare i compagni
 
in gabbia come uccelli.
 
36 furono i caduti in quel 14 ottobre del’44
 
ma 34 i nomi riportati
 
perché del polacco e del tedesco
 
i documenti non furon ritrovati,
 
s’erano uniti alla settima brigata
 
e al distaccamento di Franchini;
 
così ora sanno i miei bambini
 
a chi la scuola di campagna è intitolata.
 
La rotaia pigra
(sull’incidente ferroviario in Puglia luglio 2016)
 
Immutato scorcio
 
d’arco obliquo
 
in un percorso
 
circolare e tortuoso
 
si tinse di rosso all’improvviso.
 
Batteva il tempo
 
la rotaia pigra
 
in un incedere
 
senza logica alcuna
 
senza meta prevista
 
se non la tangibile empatia
 
dei segni d’acqua
 
e la loro ostinata ricerca d’intensità
 
imprigionata in una normalità agognata
 
e a volte ripudiata.
 
Batteva il tempo
 
la rotaia pigra
 
tra quesiti esistenziali
 
e indomiti perché
 
senza soffocare
 
irrazionali voglie
 
e immotivati sguardi,
 
curiosità remote
 
e intuizioni accidentali.
Batteva il tempo
 
la rotaia pigra
 
finché stridula frenò
 
su un compromesso.
 
 
Sui cavi
 
Sono esposti al pubblico dominio
 
i sentimenti pubblici e privati
 
dei nativi digitali.
 
Non più piccioni viaggiatori
 
o serenate al chiaror lunare.
 
Eppure
 
nei panni stesi ad asciugare
 
si condensa iridescente
 
voglia di socializzare
 
per scongiurare con un bip
 
la desolazione di silenzi
 
troppo a lungo trattenuti.
 
S’acquieta sui cavi
 
la solitudine
 
dei giorni odierni.
 
Dolore e forza
 
Sto abitando il tuo dolore madre mia.
 
Sento le vene tumefatte delle tue braccia.
 
Annuso il rantolo di un cuore stanco.
 
Guardo il tuo sonno intermittente
 
come la goccia che cade lenta
 
a ricucire l’ennesimo strappo di un corpo martoriato.
 
Ho respirato la tua forza senza averlo mai saputo
 
sin dal mio viaggio nel tuo liquido amniotico.
 
Questa è l’eredità della tua stirpe… madre.
 
Dolore e forza.
 
E rinascita.
 
Perché insieme a te rinascerò
 
ancora una volta, oggi come ieri,
 
domani e sempre.
 
Ci sono eredità che si moltiplicano,
 
come fossero spilli sopra
 
l’asse di equilibrio.
 
Dolore e forza.
 
E rinascita.

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Versi trasversali

19 lunedì Feb 2018

Posted by LiminaMundi in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Stefania Onidi

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

STEFANIA ONIDI

TEGENARIA
 
Cominciare dalla lingua,
dalla fame di parola.
Lontanissima visione di alfabeti.
 
Il silenzio convulsione,
annuncia vita.
 
Dalle profondità estrarre il succo
il rigurgito di uno sguardo, un colore
il ritmo affidabile di una musica apparente.
Fissare il punto dell’andare.
Fare un nodo.
 
Nel ventre cavo
si muove la mia creatura.
 
Dire.
 
EOS
 
Penso al mattino,
quando apparve in cielo Aurora dalle dita di rose.
Ti alzasti dal letto.
Rapita, studiavo la geografia del tuo corpo.
Stavi sui miei occhi,
stavi in punta di lingua come un dio
al quale implorare un miracolo.
Cerco di calmare le dita
adesso.
Pensare al quadro
usare il filo.
 
 
I’m waiting here
 
Pensa che posso ricominciare dal buio
escludere l’illusione del tuo sorriso dalla matassa del bianco
lavorare il filo con fine tecnica
batterlo con dolcezza nel punto antico del dolore.
Ma questo monologo è un ordito senza rovescio
una prova d’astuzia per cibare l’attesa
per tendere le caviglie fino al grido.
 
I GIORNI
 
Ho apparecchiato la tavola,
ho messo un vaso di fiori al centro
e due piatti ai lati, uno per te e uno per me,
poi ho chiamato piano il tuo nome
con la fiducia cieca dei girasoli
e ho aspettato.
A mezzogiorno il sole ha aperto il fuoco,
il caldo mi ha dilatato i vasi sanguigni.
Da allora sono corpo in caduta
canto fine a sé stesso.
Il mare passa dentro la cruna.
La casa svuota nevralgie.
I piatti interrogano la polvere spietatamente.
Ci sono giorni che ho bisogno di smontare il cuore dal resto del corpo,
di lasciarlo là a scolare
come una stoviglia stanca
nel silenzio elegante degli oggetti
in cerca di pace in fuga da tutti quei gorgoglii di sangue
che ubriacano anche il cervello.
 
NOTTURNO
I
È uno sproposito questa notte,
cala come un castigo.
Finale inedito e geniale potrei dire,
ma sarebbe un errore di valutazione.
Preferisco tacere per non cadere.
Rimbocco la coperta, spengo la luce.
Una solitudine sconosciuta affretta il passo,
si dedica a me con indulgenza.
Mi strizza le palpebre fino al sale.
 
II
Tutto tace,
mentre mi giro sul fianco e ripenso a quegli occhi.

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Versi trasversali

18 giovedì Gen 2018

Posted by LiminaMundi in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Anna Maria Dall'Olio

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ANNA MARIA DALL’OLIO

 

Angela Fresu in luce d’assenza

& luceluce irrompe             rompe

angela respiri tu mio respiro

dito disteso                                                                             tocca tua manina

& senso          tutto               rotolante

(tocca luce d’assenza)

se l’oro di tutto il mondo

se l’oro più bello più giocondo

se lattemiele luce d’assenzio

 

petto latte vita

*

L’annaspo. L’attacco.

Trovasti l’anima mia sul selciato

candele cadute muro crollato

vasi di tristezza sconvolta.

 

Con mani pazienti d’uomo sapiente

d’improvviso impavido imponente

rovi intricati recidesti.

 

Dall’anima mia potasti la morte:

 

                                                                prima con grida la riconoscesti

      poi la strappasti con disperazione.

*

Arte fabbrile

scintille sprizzate dal tasto

– entropia d’arte febbrile –

catrame si riversa sulla carta

come sangue sull’asfalto

 

piombo s’allenta

dondola a brezza di pinguino

 

oggetti quotidiani

riciclati in strutture 3D

in precipitati dalla stampante

 

come la tassa che ti calca il collo

ti porta in terra di nessuno

ti denuda come continrosso

 

oggetti già ben definiti

– cosa mai la definizione –

già fluidi come ketchup

 

sintetico/organico finemente

finalmente

per nuove essenze

per nuove esistenze

*

Primavera elettrica

Nel giardino sgocciola sporco amore

dal grembo grigiastro gronda magia.

 

Trilli elettrici (prove di cristallo)

brama di folgore                              brama d’altezza

cascate di                 contrappunti                                     confusi

 

musica           di pietre                     discorde danza

                    i fulmini di furia porpora

gocce glaciali                                   lamette d’acciaio.

 

Queste punte di freccia

colate blu-arancio

queste stelle                                    improvvise

 

la morte non corrompe

la guerra non cancella.

L’arcobaleno verzica.

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Versi Trasversali

17 venerdì Nov 2017

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Henry Ariemma

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

HENRY ARIEMMA

Arimane

 

Il male libera.

Fa capire ogni bene

e vede prossima gratitudine

alle domande insignificanti

dell’andare oltre:

respinge alte le onde

sulle stesse orme.

 

Il tacere frutta

solo bacche amare

lavorate per dolci inganni.

 

Altro parlare, propri egoismi…

A non vedere nell’ascolto

pronti tradimenti.

Ma la parola riempie spazi

e basta morire senza perdono,

pensarsi eterni per non risolvere

l’umano dolore in mancata fede

come case ostili mai colpevoli.

 

*

 

Il buio dietro hai costruito

accumulo di cristalli inutili:

vasi e bicchieri per mancati pranzi.

Su quei vetri una polvere tornia

disegni pesanti.

 

Agli estranei hai dato

il quotidiano di figli

in parole giuste,

forze misurate,

felice racconto

del fare bene…

 

Hai fermato amici,

risparmiato musiche,

parole della sera,

negato viaggi e sogni:

tolto libertà…

Perché la coperta

non allargava

la funzione unica

dell’ a m o r e

 

*

 

L’erba mi ricordi

di quella casa…

Cumulava dove voleva,

rinverdiva intensa

vicina ai sostegni

non lontano dal passo

ma dallo sguardo

e chiedeva macchie

riempite dal bordo.

La pioggia faceva fango

seccato polvere e l’acqua

donava un capsico viola.

Al basilico divideva l’orto

con mattoni affondati

scoperti picchi…

 

E inerpicavi capricci,

limbo dimentico ai figli

mancando promesse

a castighi del tempo

sempre tuo, perduto

in ogni andare.

 

*

 

Forse per case

nelle pareti nascoste

sono i ricordi persi

dei fratelli in città:

si rimane al crescere

insieme negli anni,

compiuti i destini…

A essere divisi

sono promessi ritorni

di richiami intuiti.

 

E le costellazioni perse?

Sono facce forzate

vicine nelle foto,

nascosti segnali

al voltare negli occhi,

scuse diverse

accomodate vite.

 

Spenta Mainyu

 

È l’amore il cardine

del nostro esistere

piega verghe adamantine

a soccombere ragioni

tentate di giustizia,

è velo a non vedere

determinare granelli,

disporre acque

a chi non pone mani

per chi neanche guarda.

 

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Versi Trasversali

03 venerdì Nov 2017

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Fabio Strinati

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

FABIO STRINATI

HO IMPARATO

Ho imparato presto a camminare
sulla scacchiera di un’epoca
a me contraria.
Ho visto nella folta spirale
l’imbarazzo per un’avventura
chiamata vita
che ormai per dissimmetria
ho presto dimenticato.

Ho visto te come nutrice di astri,
e in me, la moltiplicazione
di speranze indomabili
come sospiro ad ogni patimento.
Ho imparato la parola,
rarissima perla contro il pianto
e la tristezza carica d’aroma.

ANORESSIA

Corpo svuotato, fermo, tracciato dentro
da invisibili tremolii,

dove fradicio l’umore, scola
l’anima sul pavimento
e la disperde nel momento che si cela.

Dentro, una bufera è nella selva smagrita
e l’alba, che negli occhi recide una crepa

in un’aria che osa aprire un varco
tra le vene, gli intrecci di nebbie
assiepate come ombre in un cesto d’ombra,

la morte è sulla riva, cruda nel suo cuore
come un aquilone che persino non vola.

OMBRA

Il mio corpo vibra
in uno sconosciuto posto
che di una perduta notte
si nutre e si schiude.

Annego nel vuoto, ed altri
vuoti naviganti
come furie sciolte
nei venti lontani
mi scompigliano l’anima
nel suo fondale d’esasperazione.

Cerco attimi che siano folli,
virgole per respirare:
assumo la mia forma
quando nello specchio
mi vedo ammucchiato
coi pensieri dell’origine,
e nel sondare
la mia anima che giace
in uno scrigno di ventre,
mi sento ostaggio
di quest’ombra a me familiare.

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