
lascio che il tempo
sia calce che imbianca,
scalpello che incide
e mi consuma
-lui il carnefice
io la carne-
lascio che mi vesta ogni giorno
con quell’abito vecchio
già pronto all’inizio,
lascio che stringa
le sue mani alla gola,
mi stritoli il cuore,
mi spezzi i ginocchi,
mi appenda alla croce
con l’assassino e il ladrone
(io
che ho pianto farfalle
a morire nella sera)
lascio che il tempo
sia precipizio negli anni,
che mi marchi la fronte
dei segnati alla morte
e prenda ogni mio tempo
perché mai è stato tempo mio,
e senza più speranza
io alla fine della corsa
che non sapevo fosse
fra genesi e abisso.
Francesco Palmieri
( dalla raccolta “Poesie giovanili e altro” anni ottanta, inedita)