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LIMINA MUNDI

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LIMINA MUNDI

Archivi tag: Yuleicy Cruz Lezcano

Quando la letteratura dà un volto alle vittime: a Forlì “Crimini della sicurezza” diventa memoria e prevenzione

08 martedì Set 2026

Posted by Loredana Semantica in CULTURA E SOCIETA', La società, Novità editoriali

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Yuleicy Cruz Lezcano


A Forlì, il 4 settembre, la presentazione di Crimini della sicurezza di Yuleisy Cruz Lezcano è stata molto più di un appuntamento letterario. È diventata un momento di memoria, ascolto e responsabilità civile, nel quale le morti sul lavoro sono state raccontate attraverso le vite di chi non è più tornato a casa e attraverso il dolore delle famiglie.
Il libro, pubblicato da Il Ponte Vecchio, nasce dall’incontro dell’autrice con i familiari delle vittime. Racconti e poesie restituiscono un’identità a uomini e donne che troppo spesso finiscono dentro una statistica. È proprio questo il passaggio più importante dell’opera: dal numero al nome, dal nome alla storia, dalla storia alla responsabilità.
La cronaca racconta un incidente, ricostruisce una dinamica e registra il numero delle vittime. La letteratura può invece fermarsi. Può chiedere chi fosse quella persona, quali fossero i suoi sogni, chi la aspettasse a casa. Può dare tempo al dolore e trasformarlo in memoria.
A Forlì questo passaggio è stato particolarmente intenso con la lettura di Monica Michelin, madre di Mattia Battistetti, che ha letto davanti al pubblico il racconto dedicato al figlio. Mattia aveva 23 anni quando morì sul lavoro. Accanto a lei erano presenti altri familiari delle vittime, tra cui la mamma di Rayan Lassoued, Adriana Cantelmo.
In quei momenti il termine “morto sul lavoro” ha perso la sua dimensione impersonale. È diventato un figlio, un fratello, un ragazzo, una persona con una storia. Ed è proprio qui che la letteratura può assumere una funzione civile: impedire
che la memoria venga cancellata dalla rapidità della cronaca.
Raccontare una vittima significa anche interrogarsi sulle cause della sua morte. Non soltanto chiedersi come sia avvenuto un incidente, ma perché sia stato possibile, quali condizioni lo abbiano preceduto, quali responsabilità esistano e soprattutto cosa si possa fare perché non accada nuovamente.
La prevenzione nasce anche da questo cambio di sguardo.
Non è sufficiente parlare di sicurezza soltanto dopo una tragedia. La sicurezza deve diventare un valore culturale, un principio condiviso, qualcosa che appartiene alla coscienza collettiva prima ancora. La presentazione di Crimini della sicurezza ha preparato il terreno all’intervento di Maurizio Landini. Dopo avere ascoltato le storie delle vittime e il dolore delle loro famiglie, parlare di lavoro significava parlare inevitabilmente di diritti, precarietà e responsabilità. Landini ha raccolto quel filo, allargando lo sguardo alla crisi industriale e alle trasformazioni economiche e
geopolitiche, ma riportando sempre il lavoratore al centro. Le parole del segretario generale della CGIL sono arrivate così dopo quelle dell’autrice non come un discorso separato, ma come la prosecuzione di una stessa riflessione: dalla memoria delle vite spezzate alla necessità di costruire un lavoro più sicuro, dignitoso e capace di futuro.

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Quando il legame diventa possesso: il caso di Patrizia Lamanuzzi e la violenza domestica

29 mercoledì Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in Cronache della vita, CULTURA E SOCIETA', Essere donna, I meandri della psiche

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Yuleicy Cruz Lezcano

Person at café table tangled in a clear beaded necklace
Image AI generated

Di Yuleisy Cruz Lezcano


La vicenda di Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, si inserisce in un campo di analisi che non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria, ma tocca nodi centrali della riflessione sociologica e filosofica contemporanea: la violenza di genere, la costruzione culturale del possesso e la fragilità dei legami affettivi nelle società moderne.
Le indagini in corso ipotizzano una dinamica di violenza domestica culminata nella morte della donna dopo una caduta dal balcone, con elementi medico-legali che sarebbero compatibili con un possibile tentativo di strangolamento. Al di là dell’accertamento giudiziario, il caso si presta a una lettura più ampia, in cui la relazione tra i due soggetti non è solo evento privato, ma spazio in cui si riflettono strutture sociali e simboliche.
Come scrive Simone de Beauvoir, “non esiste morte naturale”, perché ogni evento umano è sempre inscritto in un mondo di significati e responsabilità. In questa prospettiva, anche la violenza domestica non può essere interpretata come semplice fatalità, ma come espressione di rapporti storicamente costruiti tra genere, potere e riconoscimento.
Un elemento ricorrente negli studi sul femminicidio è la trasformazione del legame affettivo in logica di possesso. In molte delle riflessioni raccolte nelle analisi critiche del fenomeno emerge un punto centrale: quando l’altro non è più riconosciuto come soggetto autonomo, ma come qualcosa che “appartiene”, la libertà diventa una minaccia. È in questo passaggio che il legame si deforma, trasformandosi da relazione a controllo.
Le parole attribuite ai familiari della vittima, che parlano di “possesso malato” e di incapacità di accettare la libertà dell’altro, si collocano esattamente dentro questa chiave interpretativa. Eduardo Galeano, in una delle sue riflessioni più note, osservava che nessuno confessa di aver ucciso “per paura”, perché il nodo profondo riguarda proprio la simmetria tra la paura della violenza e la paura della libertà dell’altro. In questa tensione si inscrive spesso la deriva del controllo.
Anche Simone Weil aiuta a leggere la violenza come fenomeno che non appartiene solo a chi la subisce, ma che finisce per travolgere entrambe le parti: “la violenza schiaccia chiunque colpisca”. Nel caso di relazioni segnate da dinamiche estreme, questa idea si traduce nella distruzione reciproca del legame, dove non esistono vincitori ma solo una perdita comune di senso.
Un ulteriore livello di lettura riguarda la dimensione sociale contemporanea. In una società caratterizzata da accelerazione dei rapporti, fragilità dei legami e centralità dell’individualismo, come suggerito anche da molte analisi critiche della modernità, la crisi delle relazioni può diventare più difficile da elaborare simbolicamente. La rottura non è più uno spazio di trasformazione, ma talvolta viene vissuta come annullamento dell’altro o come perdita intollerabile di controllo.
In questo quadro, la vicenda di Patrizia non si esaurisce nel perimetro giudiziario, ma diventa un punto di interrogazione sulla cultura del possesso, sulla capacità della società di riconoscere la violenza nelle sue forme iniziali e sul modo in cui le relazioni vengono costruite e interpretate.
Come ricorda María Zambrano, “i morti violenti hanno bisogno che la loro storia venga raccontata”, perché solo il racconto impedisce che il fatto si chiuda nel silenzio. Raccontare significa allora non solo descrivere, ma anche comprendere le condizioni culturali e simboliche che rendono possibile la violenza, e interrogare il modo in cui una società costruisce il confine tra amore, controllo e distruzione.

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