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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: SINE LIMINE

Dieci anni di Limina mundi

21 sabato Mar 2026

Posted by LiminaMundi in RICORRENZE, SINE LIMINE

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Oggi Limina mundi compie dieci anni di attività. Questo post raccoglie i contributi di Deborah Mega, Francesco Palmieri, Emilio Capaccio, Maria Allo, Miriam Bruni, Yuleisy Cruz Lezcano, Loredana Semantica per l’occasione. Una festa celebrativa, di auguri e lunga vita a Limina mundi!

di DEBORAH MEGA

L’idea di inaugurare un blog di poesia, letteratura, arti, società nacque nel 2015 a conclusione di un progetto precedente che aveva coinvolto me e Loredana Semantica permettendoci di testare una conoscenza e una collaborazione che nel corso degli anni sarebbe divenuta amicizia. Quando il 21 marzo 2016 pubblicammo il primo post, eravamo animate da passione, estro creativo, desiderio di proporre contenuti significativi e di lasciare una traccia, nonostante fossimo consapevoli che un blog presenta il duplice pregio della capillarità e della velocità di diffusione ma il grande limite del transeunte rispetto ad una rivista cartacea. Ricordo delle conversazioni lunghissime e stimolanti condotte fino a tarda notte, durante le quali scegliemmo il nome, in questo (e non solo in questo), Loredana è bravissima, stabilimmo la struttura di pagine e categorie, l’immagine della testata che rappresentava “Apollo e le Muse”, un dipinto su tela collocato nella camera da letto dei miei nonni paterni che mi aveva attratta fin da bambina. Organizzammo un equipaggio scelto reclutando amici che sentivamo affini e prendemmo il largo. Questo spirito, dopo dieci anni di attività, non ci ha abbandonate. Abbiamo garantito nel corso di questo lungo corso una pubblicazione costante, se si eccettuano i periodi di vacanza natalizi ed estivi, grazie all’impegno di ciascun redattore e dei tantissimi amici poeti, scrittori ed editori che continuano a inviarci contributi di qualità, comunicati stampa, notizie su nuove uscite. Senza timore di essere smentita posso affermare che Limina si alimenti autonomamente e questo, rispetto ai primi tempi, quando io e Loredana ci alternavamo quasi quotidianamente, talvolta con affanno perché siamo entrambe molto impegnate, ci ha rasserenate. Abbiamo accolto le innumerevoli email che sono giunte alla nostra casella e abbiamo cercato di venire incontro al bisogno di partecipazione e al desiderio di esserci di chi ci ha scritto. Ad un certo punto, dal 2022, abbiamo sentito la necessità di trasformare il blog in sito, di acquistare un dominio, di ampliare la capacità del contenitore, di eliminare gli inserti pubblicitari migliorando le funzionalità offerte dalla piattaforma wordpress. Siamo contente di aver costruito dal nulla un collettivo di letteratura e arti che pubblica quasi ogni giorno. Come in ogni bilancio consuntivo che si rispetti è giusto parlare di numeri, non per crogiolarci nell’autocompiacimento, ma come sprone a fare sempre meglio. Oltre a me e a Loredana la redazione attuale è costituita da: Antonella Pizzo, Emilio Capaccio, Francesco Palmieri, Francesco Tontoli, Maria Allo, Miriam Bruni, Yuleisy Cruz Lezcano. In passato ne hanno fatto parte anche: Adriana Gloria Marigo, Alessandra Fanti, Anna Maria Bonfiglio, Francesco Severini, Maria Grazia Galatà, Raffaella Terribile. Le visite al sito sono state 473.731, in costante aumento, perché dalle 10812 visualizzazioni del 2016 siamo giunti alle 54372 dell’anno appena trascorso. Abbiamo notato che il 2020, anno della pandemia, è stato il periodo in cui l’affluenza al sito è stata altissima, superata solo dal 2024 con 65.059 visite.

A partire dall’anno di fondazione, gli articoli pubblicati fino a oggi sono stati 1672. Dalla top ten degli articoli più visualizzati emerge che l’articolo più letto è stato “La casa di Asterione” con 40910 visualizzazioni, scritto e pubblicato da me il 15 aprile 2016. Svolgendo la mia attività di docente di lettere nella scuola secondaria di primo grado, quotidianamente ho la fortuna di imbattermi in pagine tra le più belle che mai siano state scritte, posizione privilegiata questa, che favorisce l’incontro e la scoperta di prodotti della creatività e dell’ingegno di tutti i tempi, selezionati per mio gusto personale. Mi piace pensare  di compiere nel mio piccolo un’opera di alfabetizzazione culturale. Ho il sospetto, infatti, che molti miei post siano utilizzati da studenti e fungano da spunto per ulteriori approfondimenti.

Gli utenti abbonati attualmente sono 290, i visitatori in questi anni sono stati 341616, provenienti da vari stati del mondo, regioni e città, italiane e non solo.

Il file più scaricato è risultato il pdf dei “Cuentos Olvidados” di Emilio Capaccio.

Il giorno di maggior affluenza è stato il 15 marzo 2019. L’intenzione che ci animava era quella di perseguire e celebrare l’armonia, la bellezza, la solidarietà prendendo le distanze dall’ingiustizia, dall’intolleranza, dalla discriminazione, dalle violenze che imperversano oggi nel mondo. Pensiamo di esserci riuscite e ci auguriamo di continuare a percorrere questa rotta per molto tempo ancora.

Deborah Mega

di FRANCESCO PALMIERI

Sono passati 10 anni…grazie soprattutto all’impegno incrollabile e continuo delle colonne portanti di questo blog: Deborah Mega e Loredana Semantica; senza di loro oggi non avremmo alcun decennale da celebrare. Considerando la vastità delle scritture e delle proposte che affollano lo spazio virtuale e social di internet, non sarebbe blasfemo gridare “al miracolo”, per essere riusciti a resistere nel tempo e all’urto distruttivo del clamore annichilente del web, Limina Mundi è ancora nel suo luogo ai confini del mondo, dove può avvenire che si scoprano nuove terre o che si precipiti in un “folle volo” verso l’abisso dell’inesistenza e del silenzio. Limina, dal momento in cui è nato come blog 10 anni fa, è stato ed è isola di resistenza culturale, uno spazio dove si sono avvicendate voci, nomi e proposte di scrittura che vanno dalla poesia al racconto, dal saggio breve alla riflessione filosofica su questo nostro tempo contemporaneo, dalla presentazione di raccolte poetiche alle letture ‘a viva voce’ ad opera di autori e collaboratori saltuari, avendo sempre come obiettivi principali la gratuità della collaborazione e soprattutto l’ambizione di essere testimonianza e persistenza della parola, quella parola dove l’anima è ancora luogo genetico insopprimibile della creatività e la razionalità il filtro ineludibile della dicibilità. In questi dieci anni molto è cambiato nell’universo mondo: la dimensione umana e umanistica viene sempre più erosa dall’incedere potente di una antropologia seviziata dall’innovazione tecnologica usata come instrumentum regni e dalle brame regressive di un potere brutale e assolutistico, dove i niciani mostri sembrano non avere rivali nella costruzione del mondo e del tempo futuro che, lungi dall’essere un’opportunità, pare invece un terrorizzante abisso profondo. Per queste inquietanti ragioni oggi è più che mai necessario, se non vitale, farsi isole di resistenza, e dal silenzio, zittiti dal clamore e dal rumore, anche se sempre più emarginati e schiacciati ai confini del mondo, un mondo che mai potremmo amare: un mondo che non vogliamo.

Francesco Palmieri

di EMILIO CAPACCIO

Dieci anni sono un tempo che si misura non solo in giorni, ma in vibrazioni, in parole che hanno attraversato silenzi e pensieri, in incontri invisibili tra chi scrive e chi legge. Celebrare il decennale di Limina Mundi significa fermarsi a sentire il battito di un progetto nato dal desiderio di dare forma alle emozioni, di esplorare la vita con attenzione, e di trasformare la scrittura in spazio di ascolto e condivisione. In un mondo dove tutto scorre veloce e la parola spesso perde il suo peso, questo spazio ha scelto di essere rifugio e orizzonte insieme: luogo in cui ogni testo respira, vibra e invita chi legge a perdersi e ritrovarsi allo stesso tempo.
Ogni poesia, ogni racconto, ogni riflessione che ha attraversato questi dieci anni è come una stella in un cielo vasto: brilla da sola, ma insieme alle altre crea costellazioni che raccontano storie, sentimenti, visioni del mondo. Limina Mundi ha saputo costruire questi cieli, tracciando percorsi di pensiero e immaginazione che conducono lontano, verso territori inaspettati dell’anima e della società. La scrittura qui non è mera espressione estetica, ma atto di presenza, gesto che testimonia la cura di chi cerca di capire e dare senso a ciò che accade dentro e fuori di sé.
In dieci anni si accumulano frammenti di vita, riflessioni, intuizioni che diventano tessuto comune. La bellezza di questo progetto non sta nella quantità, ma nell’intensità: ogni parola scelta, ogni immagine evocata, ogni pensiero condiviso è parte di una trama più grande che unisce chi scrive e chi legge. È come se ogni testo fosse una vela dispiegata sul mare aperto della cultura e della riflessione, spinta dal vento delle idee, capace di portarci oltre la riva della superficialità quotidiana verso un orizzonte più profondo.
Il decennale non è solo un punto nel tempo, ma un invito a guardare avanti, a continuare a navigare in un mare che non teme la profondità. Limina Mundi ha mostrato che la parola è ancora strumento potente: può costruire ponti tra esperienze diverse, accendere intuizioni, aprire finestre sull’ignoto. La poesia diventa voce, la prosa diventa cammino, e ogni lettura si trasforma in un piccolo viaggio. Qui non si tratta di consumare contenuti, ma di partecipare a una conversazione che attraversa le stagioni della vita, le luci e le ombre dei nostri tempi.
Dieci anni di scrittura condivisa significano anche dieci anni di relazioni invisibili: tra autori e lettori, tra pensieri ed emozioni, tra memoria e futuro. Limina Mundi ha saputo creare un ecosistema culturale in cui ogni voce trova spazio, in cui ogni parola ha peso e ogni silenzio ha senso. È un luogo in cui la scrittura non si limita a raccontare, ma accompagna, provoca, invita a riflettere, a sentire e a immaginare. La ricorrenza del decennale diventa così celebrazione di un atto di cura: verso la parola, verso chi legge e verso il mondo che ci circonda.
Guardando oltre, questa soglia dei dieci anni non chiude un capitolo, ma apre nuove rotte. È promessa di continuità, di innovazione, di attenzione costante al valore della scrittura come strumento di comprensione e bellezza. Limina Mundi ci ricorda che, anche nell’oceano frenetico del digitale, è possibile costruire spazi di lentezza, di ascolto, di profondità. Che la parola può ancora essere luce e guida, può ancora sorprendere, emozionare e trasformare.
In definitiva, il decennale di Limina Mundi celebra non solo un percorso di dieci anni, ma la possibilità che la cultura viva e respiri, che le parole possano ancora aprire mondi, creare ponti invisibili, dare senso alle cose e alle persone. È un invito a continuare a navigare, insieme, in questo alto mare aperto, dove ogni parola conta, ogni pensiero vibra, e ogni lettura diventa viaggio. Dieci anni sono solo l’inizio: la rotta è aperta, e le vele sono pronte a dispiegarsi ancora, verso nuovi orizzonti di bellezza e scoperta.

Emilio Capaccio

di MARIA ALLO

Raggiungere dieci anni di attività nella gestione di un lit-blog letterario rappresenta un traguardo significativo, frutto di costanza, impegno e passione per la scrittura. Deborah Mega e Loredana Semantica, attraverso un lavoro attento e dedicato, sono riuscite a mantenere vivo un progetto che ha saputo adattarsi nel tempo, affrontando le inevitabili sfide con determinazione e competenza. Il loro percorso dimostra quanto possa essere importante coltivare uno spazio di confronto e approfondimento culturale, anche in un contesto spesso mutevole come quello digitale. Quanto a me, semplice rematore occasionale lungo le rotte di questa appassionante avventura, posso affermare che in questi dieci anni non ho mai lasciato la nave. Anche se il mio contributo è stato altalenante, simile al ritmo irregolare di un tamburo che a volte batte e altre tace, non è mai mancato il cuore. Continuo a offrire il mio sostegno con gratitudine e con la consapevolezza che ci sono viaggi dove la meta finale serve solo a ricordarci il valore intrinseco del viaggio stesso, del navigare per il puro piacere di farlo. Seneca ci ammonisce sottolineando che il tempo a nostra disposizione non è mai troppo breve, ma siamo spesso noi stessi a sprecarlo senza riflettere. Non c’è risorsa più preziosa del tempo, più rara dell’oro e impossibile da recuperare una volta perduta. In queste parole si cela forse il segreto: far sì che ogni tappa del viaggio abbia significato e valore. A suo avviso, la chiave per allungare quella che chiamiamo esistenza risiede nel vivere con consapevolezza ogni istante del presente, orientando le nostre energie verso attività dotate di significato – ovvero il nobile otium filosofico, assai distante dall’inerte pigrizia – invece che disperderle negli affanni vani dell’inutile. Per Seneca, il tempo libero rappresenta tutto fuorché una sterile inattività: esso è il terreno fertile da dedicare alla coltivazione della mente, tra letture e riflessioni culturali, un’autentica forma di investimento per arricchire i giardini segreti della nostra anima. È come se ci ricordasse che, affinché la vita si espanda, non servono più anni, ma modi migliori di seminarla. Parlando di Limina Mundi, emergono con chiarezza le capacità di Loredana e Deborah nel favorire il consenso e la collaborazione all’interno del progetto. La loro gestione si distingue per flessibilità e apertura al dialogo, creando un ambiente armonioso e inclusivo. Il blog si configura come uno spazio dedicato alla diffusione di contenuti letterari e culturali, con un focus che spazia dai classici della letteratura alle produzioni contemporanee. Attraverso recensioni e analisi approfondite, il progetto propone una lettura critica che pone attenzione anche agli autori più giovani e alle nuove produzioni. In un contesto influenzato dalla comunicazione rapida dei social network, diventa importante ritagliare luoghi dedicati alla scoperta e alla valorizzazione delle diverse espressioni culturali, mettendo in risalto voci emergenti e prospettive innovative. Negli ultimi dieci anni, Limina ha esaminato con cura le diverse proposte creative presentate dai collaboratori, dedicando attenzione ai vari ambiti e sezioni, tra cui quella denominata “La poesia prende voce “alla quale ho contribuito direttamente. Questo progetto si è configurato come uno spazio di confronto poetico, dove le idee dei giovani autori si sono incrociate con l’esperienza di scrittori già affermati. In questo spazio, concepito come un crocevia ricco di suggestioni, hanno preso forma nuovi linguaggi poetici, caratterizzati da una rinnovata vitalità e intensità espressiva. Attraverso un delicato equilibrio tra eleganza e autenticità, le ottantasei voci poetiche coinvolte hanno saputo esprimere la propria identità, trovando spazio in contesti dedicati alla valorizzazione della diversità creativa e al riconoscimento del valore universale della poesia. Limina Mundi prosegue così il suo percorso, grazie al contributo di lettori, ideatrici e sostenitori che ne sostengono attivamente la crescita, anche se rimanere al passo con le novità e rispettare le tempistiche rappresenta sicuramente una sfida impegnativa, ma essenziale per garantire efficienza e risultati tangibili.

Maria Allo

di MIRIAM BRUNI

Miriam Bruni legge la poesia “Esempi” di Antonia Pozzi

ph. Miriam Bruni

Anima, sii come il pino:
che tutto l’inverno distende
nella bianca aria vuota
le sue braccia fiorenti
e non cede, non cede,
nemmeno se il vento,
recandogli da tutti i boschi
il suono di tutte le foglie cadute,
gli sussurra parole d’abbandono;
nemmeno se la neve,
gravandolo con tutto il peso
del suo freddo candore,
immolla le fronde e le trae
violentemente
verso il nero suolo.
Anima, sii come il pino:
e poi arriverà la primavera
e tu la sentirai venire da lontano,
col gemito di tutti i rami nudi
che soffriranno, per rinverdire.
Ma nei tuoi rami vivi
la divina primavera avrà la voce
di tutti i più canori uccelli
ed ai tuoi piedi fiorirà di primule
e di giacinti azzurri
la zolla a cui t’aggrappi
nei giorni della pace
come nei giorni del pianto.
Anima, sii come la montagna:
che quando tutta la valle
è un grande lago di viola
e i tocchi delle campane vi affiorano
come bianche ninfee di suono,
lei sola, in alto, si tende
ad un muto colloquio col sole.
La fascia l’ombra
sempre più da presso
e pare, intorno alla nivea fronte,
una capigliatura greve
che la rovesci,
che la trattenga
dal balzare aerea
verso il suo amore.
Ma l’amore del sole
appassionatamente la cinge
d’uno splendore supremo,
appassionatamente bacia
con i suoi raggi le nubi
che salgono da lei.
Salgono libere, lente
svincolate dall’ombra,
sovrane
al di là d’ogni tenebra,
come pensieri dell’anima eterna
verso l’eterna luce.

di YULEISY CRUZ LEZCANO

Limina Mundi: abitare la soglia della parola

Dieci anni sono un tempo ambiguo: abbastanza lungo da trasformare un’intuizione in una traiettoria, ma ancora intriso della freschezza originaria di un gesto nato per necessità più che per progetto. È dentro questa ambivalenza che si colloca l’anniversario di Limina Mundi, litblog fondato nel 2016 da Loredana Semantica e Deborah Mega, e cresciuto nel tempo come uno spazio di attraversamento, più che come un semplice contenitore editoriale.
Fin dall’inizio, come emerge dal manifesto inaugurale pubblicato nel marzo di quell’anno, Limina Mundi si è definito come un luogo di soglia: il “limen” non è soltanto un confine, ma una zona di passaggio, uno spazio in cui la scrittura si espone alla trasformazione. In questo senso, il blog si è inserito in quella tradizione contemporanea di riviste letterarie online che, come sottolineano diversi studi nell’ambito dei media digitali e delle digital humanities, hanno ridefinito il concetto stesso di comunità letteraria. Non più gerarchica, chiusa, filtrata esclusivamente da istituzioni editoriali, ma diffusa, dialogica, spesso fondata su relazioni orizzontali e su una partecipazione spontanea e appassionata.
Limina Mundi non nasce come rivista registrata, né come prodotto editoriale formalizzato: è, piuttosto, un litblog nel senso più autentico del termine, animato da una tensione culturale che precede ogni struttura. Questa assenza di formalizzazione giuridica non rappresenta una mancanza, ma una scelta implicita: quella di privilegiare la libertà del gesto creativo e la costruzione di uno spazio condiviso rispetto a logiche istituzionali. In questo contesto, la tutela del diritto d’autore si affida a pratiche diffuse nella cultura digitale, come l’attribuzione chiara dei testi, la responsabilità individuale e la visibilità pubblica che, paradossalmente, diventa una forma di protezione.
Le rubriche iniziali, pur nella loro fluidità, riflettevano già una vocazione plurale: poesia, riflessione critica, traduzione, dialogo tra arti e linguaggi. Col tempo, il blog si è ampliato non tanto in termini di struttura quanto di profondità e varietà delle voci. “Hanno collaborato” diventa una formula significativa: non un elenco di presenze, ma una costellazione di passaggi, di incontri, di autori che hanno abitato temporaneamente questo spazio per poi proseguire altrove. In questo senso, Limina Mundi è stato ed è un luogo di transito, coerente con la propria identità di soglia.
Ciò che colpisce, a distanza di dieci anni, è la persistenza dell’energia originaria. Come afferma Loredana, con una sincerità che restituisce il senso profondo del progetto: “Sì, noi stessi siamo stupiti e orgogliosi di aver retto tanto animati solo dalla passione”. È proprio questa passione il motore reale del blog, una forza che sfugge alle definizioni e che si avvicina a quella dimensione quasi “nebulosa” che molti scrittori evocano quando parlano della nascita della loro vocazione. Nel caso della poesia, in particolare, non si tratta di una scelta deliberata, ma di una chiamata, di un attraversamento che coinvolge l’identità stessa di chi scrive.
La mia esperienza personale si inserisce in questa trama di incontri. Sono Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e scrittrice, e il mio avvicinamento a Limina Mundi è avvenuto attraverso una mediazione inattesa: un poeta, Emilio Capaccio, che un giorno mi fece conoscere il blog traducendo alcune poesie tratte dal mio libro pubblicato in Portogallo, Doble acento para un naufragio. Da quel momento, il passaggio da lettrice a collaboratrice è stato naturale, quasi inevitabile. Inviare testi, partecipare al dialogo, entrare in quella corrente di scambio ha significato riconoscere in Limina Mundi uno spazio affine, capace di accogliere e risuonare con la mia ricerca poetica. Partecipare a un litblog come questo non significa soltanto pubblicare, ma condividere un percorso. È un’esperienza che mette in gioco il senso stesso della scrittura come pratica relazionale. Gli studi accademici sulle comunità letterarie digitali sottolineano come questi spazi favoriscano forme di co-creazione e di negoziazione simbolica: ogni testo pubblicato è il risultato di un dialogo implicito con chi legge, con chi commenta, con chi scrive accanto. In Limina Mundi, questo dialogo si estende anche al direttivo, dove le differenze non rappresentano ostacoli, ma risorse. La negoziazione delle idee diventa un esercizio di ascolto, un modo per far emergere una visione condivisa senza annullare le singolarità.
In questo contesto, la leadership non assume mai una forma autoritaria o verticale. È, piuttosto, una leadership diffusa, che si manifesta nella capacità di tenere insieme il progetto, di orientarlo senza irrigidirlo, di accogliere senza disperdere. Loredana Semantica e Deborah Mega incarnano questa forma di guida: non come controllo, ma come cura. È una leadership che si misura nella durata, nella coerenza, nella capacità di attraversare le inevitabili trasformazioni senza perdere il nucleo originario.
Nel corso degli anni, Limina Mundi ha dato vita anche a momenti di incontro dal vivo, occasioni in cui la dimensione digitale si è tradotta in presenza, confermando che la comunità costruita online possiede una realtà concreta, fatta di corpi, voci, relazioni. Questi eventi rappresentano un’estensione naturale del progetto, un modo per rendere tangibile ciò che nasce nella scrittura.
A dieci anni dalla sua nascita, Limina Mundi non è soltanto un archivio di testi, ma un’esperienza collettiva. Ha rappresentato per molti autori un luogo di formazione, di confronto, di passaggio. Ha dimostrato che la scrittura, quando è sostenuta da una passione autentica e condivisa, può costruire spazi duraturi anche al di fuori delle strutture tradizionali. E continua a farlo, mantenendo viva quella tensione originaria verso il limite, verso ciò che sta tra le cose, verso quel confine mobile in cui la parola si rinnova continuamente. Se questi sono gli intenti dichiarati, ciò che emerge con forza è la loro traduzione concreta in una pratica quotidiana della scrittura che non si limita a testimoniare, ma prende posizione. La parola, in Limina Mundi, non è mai neutrale: è un gesto che si espone, che sceglie, che accetta il rischio di stare dentro il tempo presente senza rinunciare a una tensione verso ciò che lo trascende. In questo senso, il riferimento alla bellezza non è evasione, ma forma di resistenza, così come lo sguardo sulle fratture del mondo non è compiacimento del dolore, ma esigenza etica.
L’immagine della danza, evocata dal dipinto di Danza di Apollo con le Muse, suggerisce un equilibrio dinamico tra discipline, sensibilità e linguaggi. Non si tratta di un’armonia statica, ma di un movimento continuo in cui ogni voce trova spazio senza annullare le altre. Scrivere sulle arti, attraversarle, metterle in relazione diventa allora un modo per sottrarsi alla frammentazione e ricostruire un senso di unità, fragile ma necessario.
In questa prospettiva, anche il richiamo a Ulisse e a Costantino Kavafis non è soltanto letterario, ma esistenziale. Il viaggio non è metafora ornamentale, bensì struttura profonda dell’esperienza del blog: ogni contributo è una tappa, ogni autore un approdo temporaneo, ogni testo una traccia lasciata lungo una rotta che non è mai definitivamente tracciata. L’Itaca evocata non coincide con un punto d’arrivo, ma con la consapevolezza maturata lungo il percorso.
Accogliere scritture altrui, in questo contesto, significa assumersi una responsabilità ulteriore: non solo offrire spazio, ma custodire uno spirito. È qui che si misura la coerenza di Limina Mundi, nella capacità di mantenere aperta la soglia senza disperdere il senso di ciò che la attraversa. Ogni testo accolto deve, in qualche modo, dialogare con quell’idea di libertà che non è arbitrio, ma tensione consapevole verso la conoscenza.
E forse è proprio in questa apertura vigilante che si comprende fino in fondo il valore dell’esperienza condivisa: non un semplice insieme di contributi, ma una costruzione collettiva che si rinnova continuamente, restando fedele a un nucleo etico e poetico che, dopo dieci anni, continua a interrogare chi scrive e chi legge.
C’è un punto, nella scrittura, in cui ogni tentativo di spiegazione si arresta e lascia spazio a qualcosa di più originario, quasi insondabile. È lo stesso punto in cui molti autori esitano quando si chiede loro “quando è iniziato tutto”: non c’è una data, non c’è una decisione, ma una sorta di emersione. Scrivere, in fondo, è rispondere a una voce che non si possiede del tutto. E forse è proprio per questo che chi scrive legge con una fame diversa: non per accumulare storie, ma per riconoscere, negli altri, quella stessa voce che lo attraversa.
Il lettore vorace è già, in potenza, uno scrittore. Non perché imiti o replichi, ma perché completa. Qui si innesta quella tensione teorica che mi avvicina agli strutturalisti: l’idea che ogni opera non sia chiusa, ma continuamente riattivata da chi la legge. In questa prospettiva, il testo non appartiene mai a un solo autore. Ogni lettura è una riscrittura invisibile, ogni interpretazione è un gesto creativo. La letteratura diventa allora uno spazio plurale, dove l’autorialità si moltiplica e si dissolve insieme. È questa una delle forme più alte della cultura: un’opera che vive di infinite coscienze.
Limina Mundi si inserisce con naturalezza in questa visione, perché è costruito come un luogo di voci. Non una voce dominante, ma una coralità che accetta differenze di stile, provenienza, lingua, sensibilità. In questo senso, il blog assume una dimensione che va oltre il contesto nazionale: accogliendo autori che scrivono da altri paesi, che attraversano lingue e traduzioni, diventa a tutti gli effetti uno spazio internazionale. Non tanto per una dichiarazione formale, quanto per la pratica concreta dell’incontro. Come mostrano anche studi recenti sulle reti letterarie globali, la dimensione digitale consente oggi una circolazione senza precedenti di opere e autori, creando connessioni tra comunità lontane e spesso marginalizzate.
In questo scenario, Limina Mundi dialoga idealmente con altre esperienze che, pur diverse per struttura e visibilità, condividono una tensione simile. Riviste come Zoetrope: All-Story, fondata da Francis Ford Coppola, hanno saputo unire autori emergenti e figure di rilievo internazionale, pubblicando scrittori come Gabriel García Márquez o Salman Rushdie e contribuendo a creare un ponte tra diverse tradizioni narrative. Allo stesso modo, esperienze come Storie hanno proposto una visione aperta e bilingue della letteratura, accogliendo autori di differenti nazionalità e cercando di esplorare forme innovative della scrittura.
Queste realtà, pur più strutturate, condividono con Limina Mundi un’idea fondamentale: la letteratura come spazio di relazione, come laboratorio di senso, come luogo in cui le differenze non vengono livellate ma rese visibili.
In questo orizzonte, il nome stesso Limina Mundi acquista una risonanza ulteriore. Non è soltanto una soglia, ma un confine mobile tra mondi: tra autore e lettore, tra lingue, tra esperienze, tra centro e margine. È un nome che contiene un movimento, una tensione verso l’attraversamento. E forse è proprio qui che si rivela il suo senso più profondo: non indicare un luogo stabile, ma una condizione. Stare sulla soglia significa accettare l’inquietudine della ricerca, ma anche la possibilità dell’incontro.
Così, nel mistero della scrittura e nella pluralità delle sue voci, Limina Mundi continua a esistere come uno spazio in cui chi legge può diventare autore e chi scrive resta, inevitabilmente, un lettore tra gli altri. Ed è in questa reciprocità, mai conclusa, che si rinnova il suo significato più autentico.

Yuleisy Cruz Lezcano

di LOREDANA SEMANTICA

Era 21 marzo del 2016 quando è cominciata l’ avventura di Limina mundi, e oggi – non sembra vero – sono trascorsi dieci anni! Possiamo già parlare di “storia” e non solo avventura. All’epoca – ricordo – dedicammo tempo e cura alla scelta del nome e del logo del blog, scartando tante prove e ipotesi, pensammo anche a un “manifesto”, che diventò anche il primo post, una dichiarazione d’intenti di farne un luogo che esaltasse la bellezza e l’arte per contrasto alle brutture della realtà, magnificando il senso di libertà e dell’esplorazione di mondi nuovi, paragonandoci a novelli Ulisse, navigatori dell’Oceano, da percorrere metaforicamente in lungo e in largo fino ai più sperduti confini, consapevoli che importa più il viaggio che la destinazione, contano maggiormente gli incontri, l’esperienza, l’arricchimento culturale e spirituale che l’ Itaca, l’approdo di quiete che ci attende al termine del nostro peregrinare.
Dopo dieci anni la visione non è cambiata, anzi appare corroborata e più autentica che mai, ma, al contempo, è come se appartenesse a un sogno o aspirazione, è più precisamente un’ispirazione. La “visione” è una metafora, la realtà è un’altra cosa, molto più ordinaria, ma molto più concreta. Nessuna esaltazione, nessuna gloria o compiacimento, non gesta epiche o grandiosità, nessun incontro coi Lestrigoni o – per fortuna – con la maga Circe, nessun Eolo che per noi soffi nelle vele, o Penelope che si confidi, sussurrandoci segreti regali nelle orecchie. Penelope al più è solo una compagna di viaggio, anche lei intenta a tessere la tela dell’attesa e della dilazione. Dell’intrattenimento. Una figura di pazienza che architetta il pretesto per rinviare all’infinito chi ha sete di conquista e dominio. La realtà è un miracolo di piccoli passi, un piede dopo l’altro, un colpo di remo appresso all’altro, uno spingere la barca sull’acqua, ma non con fatica, non per abbrivio, bensì con volontà e perseveranza. Un altro ambito dove viene provata la resistenza, la capacità di non rinunciare, nonostante a volte l’andare appaia senza meta e senza ritorni. Un’altra forma di solitudine concentrata in un progredire oltre ogni limite. Trovare compagni ogni volta in questo andare è una sorpresa che si rinnova ad ogni incontro. Un conforto e una speranza che c’è del buono in ciò che si fa, in ciò a cui si crede.
All’entusiasmo iniziale è subentrata una nuova consapevolezza, che la tenacia è un valore (Deborah Mega in questo eccelle) , che costruire è sempre con fatica, che il mare è bello, ma infido, che per la libertà si paga un prezzo. Senza recedere dagli intenti iniziali, ma con la coscienza che essi sono ambiziosi e, perciò, come tutte le cose, non sono un regalo, ma esistono in quanto agli intenti si dà corpo con la determinazione.
Il progetto più ambizioso di tutti non era tanto creare un blog e animarlo col nostro impegno, inventare iniziative, rubriche, invitare partecipanti a condividere visione e a contribuire con loro idee e produzione. Tutto ciò, a dire il vero, era il divertimento. Il progetto più ambizioso era reggere nel tempo, mantenere l’impegno, attraversando secche e risacche, contrarietà e tempeste, gli impegni e gli affanni della vita.
Tra i miei ricordi di gioventù la passione del lavoro a maglia con i ferri da lana, ma anche l’incostanza e la stanchezza che mi portavano ad avviare progetti e a lasciarli incompleti, fermi per anni, infine ad abbandonarli. Col tempo ho cominciato ad apprezzare il lavoro a maglia non tanto per l’obiettivo o il risultato, bensì in sé per il lavorio, per lo sferruzzare, quell’accavallare di maglie agli aghi, di punti tra loro, di trame, legacci e rasati che componevano l’intreccio, per la ripetitività del gesto nella progressione dei ferri, l’andata e ritorno dell’avanzamento. Un percorso che ondeggia, cadenzato, una ritmicità simile al battito cardiaco, lo stesso ticchettio dei ferri nel silenzio mima il palpitare del cuore, l’ipnotismo del movimento, la capacità di giungere a lavorare quasi senza guardare la maglia, e vedere questa accrescersi in grembo, sotto le mani che sanno dove andare, hanno la misura dell’ampiezza, la sicurezza della precisione, calibrando pressione e tensione in gesti d’eleganza e sapienza. Potremmo dirlo trance, incanto, esperienza. Ossessione che intrama e convoglia. Ossessione che stempera e risorge. Costruzione. Quasi una p-ossessione che produce.

Sferruzzare come scrivere. Parola dopo parola.
Ecco, del lavoro sul sito, similmente dello scrivere, mi sento di compiere questo fantasioso parallelismo con lo sferruzzare. Alla fine una maglia che tenga calda d’inverno verrà fuori, si potrà indossare. Alla fine qualcosa di quanto scritto/prodotto si potrà salvare. Non lo dico io, ma Dino Buzzati nella poesia che riporto più sotto.
Concludendo, se guardiamo al tempo trascorso, ai compagni passati a quelli trovati, a quelli che sono qui dalla prima ora, credo che ne sia valsa la pena, di ogni cosa intendo, ogni difficoltà, ogni impegno, ogni tensione. Cercando la bellezza, forse ci accorgeremo che essa è in noi, in ciascuno di coloro che la coltivano, l’ammirano, la scorgono dove altri non vedono nulla, la proteggono, la sostengono.

E quindi, a tutti quelli che leggono, a quelli che scrivono, hanno scritto, partecipano, qui, con noi.

Grazie.

Loredana Semantica

di Dino Buzzati

Scrivi, ti prego.
Due righe sole, almeno,
anche se l’animo è sconvolto
e i nervi non tengono più.
Ma ogni giorno.
A denti stretti, magari delle cretinate senza senso,
ma scrivi.
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.
Crediamo di fare cosa importante
tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.
Comunque, questo è il tuo mestiere,
che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,
solo questa è la porta da cui,
se mai, potrai trovare scampo.
Scrivi, scrivi.
Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,
una riga si potrà salvare. (Forse).


Dino Buzzati

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Bellezza nel mirino: Progetto Alberi trasfigurati

27 giovedì Nov 2025

Posted by Loredana Semantica in SINE LIMINE

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Qui il “Progetto ragnatele”, primo post d’introduzione alla Mostra fotografica on line “Bellezza nel mirino”, ideata e realizzata da Miriam Bruni.

Quanto è lento
il buio
della notte?
E se il sole
è il polmone
del cielo,
ne è il mare,
ne è il mare il respiro.

Quante sono per noi
le possibili rotte?

Vedo gli alberi sempre
nell’atto di abbracciare.
Mi muovo circolare
e rivivo ogni stagione
non potendo utilizzare
quella prima, quella dopo.

Sono come te, Natura,
mi rivedo in ogni foto
di paesaggi o di animali:
nelle luci, negli sguardi
di chi vola sopra l’acqua
o del sole che tramonta
e riscalda ogni colore.

di Miriam Bruni, tratta dalla raccolta “Così”

Eri un seme minuto
sepolto nella terra
germogli nel suo ventre
per vivere rigoglioso.

Le tue radici avide
bevono nutrimento
come guerriero antico
domini il mondo.

Rami fasciati d’azzurro
braccia protese al cielo
accese di luce cambiano abito
ad ogni stagione.

Generoso figlio della terra
porgi ombra al viandante
rifugio ai nidi
alleanza all’uomo.

Custode di antichi segreti
tu resti ancorato
io vado cadùca
come le foglie d’autunno.

di Deborah Mega

Ormai il bisogno si spoglia
di ricchezze tralasciate e donate
ecco l’inno all’essenziale della vita
un corpo elastico governato
da muscoli e neuroni
cibo per nutrire
anche gli abiti rispondono
all’esigenza semplice di coprire
senza impedire il movimento
esclusi lacci inutili tacchi sottili.
Attorno il mondo sembra sbandato
ma gli alberi sono solidi
le radici piantate al suolo
dicono siamo vivi e noi con loro
ci aspettano ci benedicono
finché esistono non c’è da temere
le foglie vibrano di speranza
indicano la strada del vaccino.

di Loredana Semantica dalla raccolta “Barracuda”, Terra d’ulivi edizioni, 2024

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Contro ogni guerra

23 martedì Set 2025

Posted by Loredana Semantica in La società, SINE LIMINE

≈ 9 commenti

Non possiamo opporci con la forza, ma possiamo farlo con forza. Dire cioè fermamente d’essere contro ogni guerra. Noi – come afferma la nostra Costituzione all’art. 11 – ripudiamo la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

La scelta riguarda ogni conflitto, nessuna controversia può trovare soluzione attraverso la violenza, perché, come ci insegna la storia, la violenza genera odio e l’odio altra violenza, in una spirale perversa che annienta l’umanità, sparge morte, causa dolore, distruzione, sgomento, produce eventi raccapriccianti, dove si manifestano i peggiori comportamenti di cui l’ uomo è capace.

Per questi aspetti non è diversa da altre guerre quella che si combatte a Gaza, giungono immagini e notizie strazianti. Soprattutto quando a pagare il prezzo più alto sono gli esseri più deboli: donne e bambini. Probabilmente riconoscete l’immagine sottostante, fotogramma di un video , diffuso dal quotidiano La Repubblica, diventato simbolo della guerra in corso tra Israele e Palestina, che ben rappresenta il dramma dei bambini in fuga, sbandati, orfani, affamati.

L’opinione pubblica europea, impressionata dalle immagini e dai racconti provenienti dalle zone di guerra, organizza in questi giorni iniziative di pressione perché cessi il massacro della popolazione palestinese. Proprio ieri in varie piazze d’Italia si sono riuniti manifestanti contro la guerra a Gaza. Da giorni si muove in mare la Global Sumud Flotilla, costituita da gruppi di imbarcazioni che, partendo da vari porti europei, intendono di raggiungere Gaza per fornire sostegno e aiuti umanitari. E’ del 12 settembre scorso l’approvazione della risoluzione dell’ONU per una soluzione pacifica della questione palestinese con riconoscimento di due Stati.

Limina mundi è un blog letterario, eminentemente apolitico, ma non indifferente a ciò che accade nel mondo. Ecco perché dobbiamo in quest’occasione, ancora una volta, ribadire la nostra contrarietà ad ogni forma di violenza, alla guerra, alle ragioni imposte con le armi. Siamo uomini, abbiamo la parola, e con la parola si cercano soluzioni, la composizione dei contrapposti interessi. Col confronto si evita il conflitto.

Con la parola si esprime anche il dissenso. Per ribadirlo contro la guerra, anche collettivamente, l’invito di questo litblog, aperto a chiunque voglia partecipare, è a proporre alla casella e mail liminamundi@gmail.com brani, testi, spezzoni, versi, racconti ed altre analoghe espressioni per la pubblicazione su Limina mundi. Contro ogni guerra.

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“Mercoledì delle ceneri” di Thomas Stearns Eliot. Legge Antonella Pizzo

05 mercoledì Mar 2025

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA, SINE LIMINE

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Tag

Antonella Pizzo, Podcast, Thomas Stearns Eliot

La prima strofa del poemetto di Thomas Stearn Eliot “Mercoledì delle ceneri letto dalla nostra Antonella Pizzo

Perch’i’ non spero più di ritornare
Perch’i’ non spero
Perch’i’ non spero più di ritornare
Desiderando di questo il talento e dell’altro lo scopo
Non posso più sforzarmi di raggiungere
Simili cose (perché l’aquila antica
Dovrebbe spalancare le sue ali?)
Perché dovrei rimpiangere
La svanita potenza del regno consueto?

Poi
che non spero più di conoscere
La gloria incerta dell’ora positiva
Poi che non penso più
Poi che ormai so di non poter conoscere
L’unica vera potenza transitoria
Poi che non posso bere
Là dove gli alberi fioriscono e le sorgenti sgorgano, perché non c’è più nulla

Poi che ora so che il tempo è sempre il tempo
E che lo spazio è sempre ed è soltanto spazio
E che ciò che è reale lo è solo per un tempo
E per un solo spazio
Godo che quelle cose siano come sono
E rinuncio a quel viso benedetto
E rinuncio alla voce
Poi che non posso sperare di tornare ancora
Di conseguenza godo, dovendo costruire qualche cosa
Di cui allietarmi

E prego Dio che abbia pietà di noi
E prego di poter dimenticare
Queste cose che troppo
Discuto con me stesso e troppo spiego
Poi che non spero più di ritornare
Queste parole possano rispondere
Di ciò che è fatto e non si farà più
Verso di noi il giudizio non sia troppo severo

E poi che queste ali più non sono ali
Atte a volare ma soltanto piume
Che battono nell’aria
L’aria che ora è limitata e secca
Più limitata e secca della volontà
Insegnaci a aver cura e a non curare
Insegnaci a starcene quieti.

Prega per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte
Prega per noi ora e nell’ora della nostra morte.

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Limina mundi per Lorenzo Patàro

20 giovedì Feb 2025

Posted by Loredana Semantica in SINE LIMINE

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Limina mundi si unisce al dolore espresso dal mondo poetico e a quello dei familiari del giovane e talentuoso poeta Lorenzo Patàro, scomparso improvvisamente ieri, all’età di appena 27 anni.

Lo sgomento supera ogni altra considerazione, al punto che mancano le parole. In simili circostanze esse manifestano tutta la loro insufficienza.

Ricordiamo le partecipazioni del caro Lorenzo su questo spazio web ai seguenti link.

“Amuleti ” di Lorenzo Pataro, Ensemble poesia 2022
LA POESIA PRENDE VOCE: FRANCESCA SERRAGNOLI, ROSARIA DI DONATO, DAVIDE CORTESE, LORENZO PATARO

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Numeri e Auguri 2024

31 martedì Dic 2024

Posted by Deborah Mega in SINE LIMINE

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Tag

limina mundi, Numeri e Auguri

“The Nutcracker”, The Royal Ballet, photo by Charles Cole.

“Numeri e Auguri”, espressione felicemente coniata da Loredana Semantica, è il titolo del nostro tradizionale articolo consuntivo di augurio e bilancio sull’anno appena trascorso. Solitamente è Loredana a occuparsi della stesura di questo post perché è lei che più di ogni altro ha la pazienza e la competenza di trattare con i numeri ma quest’anno ho voluto cimentarmi io stessa, nonostante non li ami quanto le parole. Dal 21 marzo 2016, data di fondazione di Limina Mundi ad oggi, di strada ne abbiamo fatta e, nonostante gli innumerevoli impegni lavorativi di ciascuno di noi, siamo ancora animati dalla passione e dall’estro necessari a proporre contenuti accattivanti e di interesse. Non è difficile garantire una certa produzione, devo ammetterlo, senza timore di crogiolarsi nell’autocompiacimento dico, infatti, che Limina si alimenta da solo. Lo sappiamo dal momento che non riusciamo a smaltire la posta nonostante si pubblichi quasi ogni giorno e lo sanno tutti coloro che ci scrivono e si imbattono, nostro malgrado, in tempi di attesa piuttosto distesi. Un po’ di numeri dunque, gli auguri li facciamo dopo.

Gli autori che nel 2024 hanno animato il sito sono stati:

Deborah Mega

  • con 44 post dedicati a tutti gli autori che, personalmente o tramite i loro editori, nel corso dell’anno hanno proposto proprie opere o poesie o recensioni e che ci scrivono manifestandoci stima e fiducia: Teodoro Lorenzo, Mattia Tarantino, Filippo Parodi, Rosaria Scialpi, Doris Bellomusto, Marcello Buttazzo, Paolo Landi, Roberto Maggi, Luca Baratta, Giancarlo Baroni, Salvatore Annunziata, Alfredo Alessio Conti, Silvio Aman, Franco Romanò, Rita Pacilio, Giulio Giadrossi, Nunzio Di Sarno, Rita Bompadre, Pietro Edoardo Mallegni, Christian Negri, Federico Preziosi, Paolo Maria Rocco, Lucio Zaniboni.
  • 6 Versi trasversali dedicati a Lucio Zaniboni, Luigi Finucci, Riccardo Mazzamuto, Raffaele Gatta, Marco Plebani, Federica Bembo.
  • 2 Note critiche dedicate a “Dialoghi con Amin” di Giovanni Ibello, il pezzo di approfondimento “Les fleurs maladives de Baudelaire”.
  • 1 Canto presente dedicato a Emilio Paolo Taormina e 1 post dedicato alle poesie di Rupi Kaur.
  • Commenti di racconti vari di autori celebri. A questo proposito, continuano a riscuotere particolare interesse gli appunti letterari che ho pubblicato in questi 8 anni di attività sul sito. Sospetto che siano utilizzati da studenti e che fungano da spunto e da base per ulteriori approfondimenti.

Loredana Semantica

  • con 23 post di cui diversi illustrati da opere digitali di propria produzione.
  • Suo è il progetto del Calendario poetico dell’Avvento e sua la scelta delle opere proposte
  • i racconti “La lunga percorrenza” e “L’amico migliore”
  • la videopoesia “L’occhio scruta”
  • la nota critica “La scrittura che rivela-Dialogo con quarantatrè autori contemporanei”
  • il pezzo di commemorazione dedicato a Leopoldo Attolico e quello dedicato alla ricorrenza del 27 gennaio, giorno della Memoria.

 

Maria Allo

  • con due articoli di approfondimento dal titolo “Le fleurs bleues” di Queneau nella traduzione creativa di Calvino e Calvino a Parigi “legge” De Chirico.
  • con 28 appuntamenti di “La poesia prende voce”, rubrica di letture poetiche a partecipazione aperta. I podcast del 2024 sono stati dedicati a: Lara Pagani, Ornella Mallo, Mariangela Ruggiu, Lucia Triolo, Nicola Manicardi, Franco Massimo Botturi, Loredana Semantica, Francesco Vitale, Daìta Martinez, Grazia Procino, Franca Alaimo, Cristina Bove, Gabriele Greco, Patrizia Sardisco, Rossana Jemma, Sotirios Pastakas, Alessandro Moscè, Sergio Daniele Donati, Gabriella Grasso, Daniela Pericone, Elisa Ruotolo, Marina Minet, Marina Morelli, Mattia Cattaneo, Beppe Costa, Alessandro Baldacci, Maria Pia Quintavalla, Anna Maria Bonfiglio, Patrizia Sardisco, Giovanna Rosadini, Alba Gnazi, Rafaela Fazio, Giovanni Ibello.

Antonella Pizzo, nei suoi interventi settimanali del mercoledì, ha commentato libri di narrativa di recente pubblicazione o grandi successi editoriali che hanno riscosso il suo interesse. In particolare le opere:

  • Il rosmarino non capisce l’inverno di Matteo Bussola
  • I giorni di Vetro di Nicoletta Verna
  • Le città e le sue mura incerte di Haruki Murakami
  • Canto della pianura di Kent Haruf
  • Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun
  • La vegetariana di Han Kang
  • Trilogia della città di K. di Agota Kristof
  • Via Gemito di Domenico Starnone
  • Mara e Dann di Doris Lessing
  • La strada di Corman McCarthy
  • Weyward di Emilia Hart
  • Virdimura di Simona Lo Iacono
  • Mattino e sera di Jon Fosse

Emilio Capaccio ha pubblicato una Nota di lettura dedicata a Diario dell’approdo di Fernando Della Posta e curato “Monumento al mare”, rubrica di traduzioni dedicate a testi poetici sul mare di: Arthur Williams Symons, Christina Georgina Rossetti, William Stanley Braithwaite,  Thomas Bailey Aldrich, Stephen Crane, Lydia Huntley Sigourney, Nathaniel Hawthorne, John Masefield, Ronald de Carvalho, Joyce Kilmer, Alfred Tennyson, William Ernest Henley, William Ellery Channing, Sarah Teasdale, Cale Young Rice, Georges Rodenbach, William Vaughn Moody, Francis Ledwidge, Gerald Gould.

Francesco Tontoli con 12 Venerdì dispari

Francesco Palmieri con 40 Poesie sabbatiche

Entrambi hanno partecipato all’attività del sito proponendo poesie proprie: Francesco Tontoli è impegnato il venerdì, mentre Francesco Palmieri il sabato, in linea con i titoli delle rispettive rubriche.

A partire dall’anno di fondazione, le visite al sito sono state 407.789, in costante aumento, perché dalle 10607 visualizzazioni del 2016 siamo giunti alle 63994 dell’anno appena trascorso. Dal 27.12, data di programmazione del presente post ad oggi, le visualizzazioni totali sono diventate 408.595. Abbiamo notato che il 2020, anno della pandemia, è stato il periodo in cui l’affluenza al sito è stata più frequente e costante. Si sono susseguiti poi tre anni di traffico intenso ma contenuto, poi l’exploit di quest’anno. Gli articoli pubblicati finora sono stati 1422, di cui 189 nel 2024.

 

 

Gli utenti abbonati sono 274, i visitatori  nel 2024 sono stati 46729, provenienti da vari stati del mondo. Il mese di maggior affluenza è stato ottobre con 7319 visite.

 

 

Nonostante alcuni articoli siano stati pubblicati negli anni scorsi continuano a riscuotere interesse e di conseguenza visualizzazioni.

L’articolo più letto del 2024 è stato “Cosciotto d’agnello” di Roald Dahl con 3241 visite.

Il pezzo di approfondimento “La casa di Asterione” si conferma il post più letto di sempre con 39641 letture.

L’Incipit più letto è stato quello dedicato a “La Metamorfosi” di F.Kafka con 871 visite.

La poesia più letta è stata “Gloria del disteso mezzogiorno” dell’intramontabile Eugenio Montale con 794 visite.

Il Punto di vista 15, dedicato a “Guernica” di Pablo Picasso è stato il più letto con 459 visite.

Le traduzioni più visualizzate sono state quelle a cura di Emilio Capaccio, in particolare quelle dedicate a Fernando Pessoa con 352 visite.

Parole di donna più gettonato è quello dedicato a “Sii dolce con me” da “Bestia di gioia” di Mariangela Gualtieri con 308 visualizzazioni.

La Forma alchemica più visualizzata è stata quella dedicata a “La stella” di Edmond Rostand con 243 visite.

In relazione a La poesia prende voce l’autrice Gabriella Grasso ha ottenuto 175 visualizzazioni e ascolti.

Il file audio più scaricato (166 volte), invece, è stato un testo poetico di Patrizia Sardisco, tratto da “ Autism Spectrum”,  Arcipelago Itaca, 2019.

Poi la Poesia sabbatica più letta a cura di Francesco Palmieri è stata “A quelli che verranno” con 165 visite.

La nota di lettura più letta su libri di Narrativa, rubrica curata da Antonella Pizzo, è stata quella dedicata a “Mattino e sera” di Jon Fosse, con 111 visualizzazioni.

uNa PoESia A cAsO dedicata a Wislawa Szymborska, la più letta, ha ricevuto 67 visite.

Il Monumento al mare più letto è stato quello dedicato a Gerald Gould che ha ricevuto 66 visite.

I Versi trasversali di Cristina Eléni Kontoglou hanno ricevuto 54 visite.

Il Canto presente di Emilio Paolo Taormina ha ricevuto 48 visite.

Sette domande sulla poesia, intervista a Rita Pacilio, ha ottenuto 34 visite.

In RandoMusic l’articolo dedicato a Sweet Jane ha ricevuto 39 visualizzazioni.

Il Venerdì dispari più letto è stato quello dedicato alla poesia “Cometa”, con 27 visualizzazioni.

A questo punto non resta che ringraziare tutti coloro che hanno partecipato all’attività di LIMINA MUNDI, con contributi di qualità, mettendo in luce l’aspetto di coralità che ci contraddistingue da sempre e facendosi parte attiva, autori, collaboratori, lettori, commentatori. Ci proponiamo di proseguire sulla rotta intrapresa e auguriamo a tutti un ottimo 2025, che sia un anno sereno e luminoso.

Deborah Mega

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LA POESIA PRENDE VOCE: LARA PAGANI

03 martedì Dic 2024

Posted by maria allo in SINE LIMINE

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La poesia prende voce, Maria Allo, Podcast

[…]colui che guarda entra nel silenzio

e attraverso il silenzio entra nell’immagine[…]

Bernard Noël

LA POESIA PRENDE VOCE

Testo tratto da “Le viti del pianto”, Edizioni ilglomerulodisale, 2024 ( Prefazione a cura di Franca Alaimo). Il libro è il primo di una collana” La rosa del guardare”, diretta da Franca Alaimo in collaborazione con Daita Martinez.

 

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I giorni di Vetro di Nicoletta Verna lettura di Antonella Pizzo

20 mercoledì Nov 2024

Posted by Antonella Pizzo in Appunti letterari, Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA, NarЯrativa, Note critiche e note di lettura, SINE LIMINE

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Antonella Pizzo, I GIORNI DI VETRO, Nicoletta Verna

 
 
 
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I GIORNI DI VETRO  di Nicoletta Verna – Einaudi Stile Libero Big
pp. 448
 

Era molto meglio prima, quando io non c’ero e non c’era nessuno dei miei fratelli, né i vivi né i morti. C’era solo mia madre che si rivoltava sul materasso del camerino e urlava: “Ammazzatemi, osta dla Madona” e la Fafina rispondeva: “Sta’ zeta ché chiami il Diavolo”, e andò avanti così per tre giorni e tre notti, finché mia madre lanciò un grido feroce e venne fuori Goffredo, il primo dei miei fratelli morti. Quando gli diedero lo schiaffo per farlo piangere lui non pianse, allora la Fafina scosse la testa e disse: “E’ segno che a Dio Cristo lassù gli bisognavo un angiolino”.
Ne vedeva tanti di bambini nati morti, e quello era uguale a tutti gli altri, anche se era suo nipote.
Mia madre la guardò avvilita. “Perché?” chiese.
“Perché hai mangiato troppo cocomero. Il cocomero fa acqua nello stomaco e il bambino si è annegato, il purino”.

La vicenda si svolge in Romagna durante il ventennio fascista, una Romagna povera e arcaica, dove vige la superstizione e l’ignoranza, dove si va dal Zambuten per curarsi e fare figli usando il sangue del mestruo versato in un pitale d’argento. 

“Dovete aspettare che vi venga il mestruo. Il primo mestruo dopo la bambina morta è quello buono. Dovete stare seduta su un pitale d’argento e raccogliere il sangue, quindi dovete farne bere dieci gocce a vostro marito, diluite nel Sangiovese. Dopo dodici giorni lui deve prendervi, e anche il giorno dopo e quello dopo ancora. Poi non dovete guardarvi più. Voi dovete dormire in un letto e lui in un altro. Vi nascerà una figlia che ancora addosso la scarogna, ma camperà.”

Nasce così la figlia che aveva previsto Zambuten che chiameranno Redenda. Redenta rappresenta il ventennio fascista, è nata il 10 giugno del 1924, lo stesso giorno della morte di Matteotti. Nasce a Castrocaro, in Romagna, da una famiglia modesta, il padre è Primo, un uomo mediocre, fa il guardiano e considera la guerra l’unico mezzo per riscattarsi, è una mezza tacca fascista e senza scrupoli. La madre è Adalgisa, vende lupini al mercato ed è una madre che partorisce figli morti. Redenta sopravvive ma, come aveva già avvertito  Zambuten avrà pietà e la scarogna addosso. Redenta si ammala di poliomielite, la malattia le lascia danni permanenti alla gamba, lei la chiama la gamba matta. La babina non parla, sembra ritardata al punto che la chiamano inscimunita,  la purina. La nonna Fafina fa l’infermiera e lavora fuori casa, per guadagnare qualcosa in più accoglie in casa degli orfani per denaro che chiamano i bastardi. Con gli affamati e terribili bastardi Redenta cresce, va d’accordo solo con uno di loro, Bruno.   Fafina lo preferisce agli altri che sono dei selvaggi affamati e quasi lo considera suo figlio. Bruno è un bastardo diverso, è intelligente, si occupa degli altri bastardi, prepara loro da mangiare, li lava. Con Bruno la Redenta comincia a parlare. Redenta vive ai margini, ha uno sguardo laterale, parla con i fratellini morti. Bruno promette di sposarla  ma invece sparisce nel nulla.

I giorni di Vetro del titolo sono i giorni del fascismo, giorni che sembrano non terminare mai, giorni invincibili, imbattibili, ma alla fine finiscono per essere sconfitti dal bene, da chi all’apparenza sembra insignificante, fragile, debole. Sono giorni in cui l’occhio fasullo di Amedeo Neri sostituisce l’occhio vero del bellissimo Amedeo Neri, soprannominato Vetro. Sono i suoi giorni, quelli di un angelo cattivo, un demone, bello, possente, un colosso. Il crudele e sadico gerarca fascista aveva perso il suo occhio in Africa durante una delle sue tante rappresaglie verso la popolazione locale. Il personaggio di Vetro è ispirato al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani che durante il fallito attentato del febbraio del 1937 aveva perso un occhio. Graziani era denominato il macellaio di Fezzan, durante il periodo del colonialismo si è reso protagonista delle peggiori atrocità perpetrando stragi di massa contro intere tribù accusate di collaborare con i ribelli, uccisioni di donne, anziani e bambini, ha distrutto interi villaggi, ha confiscato risorse essenziali, come acqua e bestiame, ha fatto uso di armi chimiche. L’occhio di vetro è il vero protagonista del romanzo, è la violenza allo stato puro, quella violenza incapace di verità. Vetro è la rappresentazione del male assoluto, bello all’apparenza ma incapace di vedere e sentite, inerme e senza vita, uno zombie il cui scopo è quello di causare sofferenza e affermare il potere della malvagità. Di quell’occhio lui è quasi orgoglioso, lui è orgoglioso del male che sa fare,  così come lo è della testa della donna africana mummificata. Nel romanzo si alternano due voci narranti femminili le cui storie si intersecano e trovano ragione di essere l’una nell’altra. Le due voci sono quella di Redenta e quella di Iris.

Iris  non vive a Castrocaro ma a Tavolicci, dove storicamente nel luglio 1944, i nazi-fascisti italiani trucidarono 64 persone, fra cui 19 bambini di età inferiore ai 10 anni, donne e anziani. Le vittime vennero arse vive. I capi famiglia dopo essere stati costretti ad assistere al massacro, furono condotti in una località vicina dove furono torturati e poi uccisi.
Le due protagoniste amano lo stesso uomo, Bruno, che diventa l’eroe Diaz, capo di una brigata partigiana capace di azioni esemplari. Nel contempo le due donne, che non si conoscono, sono vittime dello stesso carnefice, il crudele gerarca Vetro. Il nemico principale di Vetro è Diaz. Vetro sposa Redenta e ne fa la sua schiava sessuale. Vetro è un sadico violento che ama sopraffare le donne. Ha ucciso senza pietà, scaraventato bambini vivi nel fuoco, ha portato dall’Africa la testa di una donna mummificata che mette in bella mostra in camera da letto. Redenta subisce ogni violenza, ogni tortura, viene stuprata, viene picchiata e violentata con armi e pugnali, viene ferita e costretta ad assistere ai rapporti sessuali violenti che lui ogni sera ha con le prostitute del locale casino. Redenta subisce e non racconta nulla alla sua famiglia di origine. Per non rimanere incinta di Vetro, sa che se le nascerà una femmina vetro ucciderà la bambina perché vuole un maschio, beve ogni giorno un sorso di acqua con il piombo, non sa che l’ingestione di piombo è causa di grave, spesso fatale, avvelenamento.
La resistenza fa da contraltare alla violenza e ci fa ben sperare che non tutto è perduto, che esistono gli eroi, che hanno paura come tutti, ma la generosità fa superare ogni paura, gli eroi sono le persone comuni che mettono a repentaglio e sacrificano la propria vita per gli altri. Nel ventennio fascista le donne avevano un ruolo di sottomissione e marginale, ma nelle cascine, nei campi, nella Romagna le donne sono quelle che hanno portano avanti le famiglie quando gli uomini erano stati richiamati o costretti a nascondersi, sono gli eroi della storia. Iris e Redenta, ciascuna a modo loro  hanno fatto la resistenza. A volte gli eroi sono le persone meno insospettabili, le babine, le purine, le inscimunite, insospettabili eroi come la Redenta. Il romanzo è riuscito,  aderente alla realtà storica, i personaggi indimenticabili, Redenta in modo particolare, ma anche quello di Vetro il cui nome è presente nel titolo del romanzo.

Antonella Pizzo

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LA POESIA PRENDE VOCE: FRANCO MASSIMO BOTTURI

15 martedì Ott 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA, SINE LIMINE

≈ 4 commenti

Tag

La poesia prende voce, Maria Allo, Massimo Botturi

LA POESIA PRENDE VOCE

La poesia è quando il silenzio prende la parola.

Georges Duhamel

INEDITO

NON TI SOMIGLIA IL DOLORE

Non ti somiglia il dolore

perché hai volto, e lucido di foglia

tra i denti, e sai di erba, incolta ed irrigata

acerba e ragazzina.

Somigli più al papavero che teme la tempesta

la sua immobilità di soldato

le sue stanze, di aria ed acqua santa piovuta.

Nulla triste, soltanto un po’ sorpresa

di vita, la crudele; magnifica presenza

che scorda, delle figlie, talvolta

quella mano al mercato nella folla.

Non ti somiglia il dolore, sei più bella.

FRANCO MASSIMO BOTTURI

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Salvatore Annunziata, “Altro tempo e qualche poesia intorno alla luce”, Italic Pequod, 2024.

23 lunedì Set 2024

Posted by Deborah Mega in SINE LIMINE

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Altro tempo e qualche poesia intorno alla luce, Salvatore Annunziata

 

 

Ottobre

Assisto all’appassire
ma è l’altro autunno:
ciò che ero
cade a foglie.

 

Notturna

Il cielo, forse
è il ricordo più amato
dai morti
e -forse- ci vorrebbe la stessa vocazione
dei martiri
per vedere il resto della Luce
ma sono qui, umano tra gli umani
a scrivere
con troppa miseria da smaltire.
La voce calata dall’Alto (?)
Dio che in principio fu Verbo (?)
Ed io credo.
Io credo.
E allora dicci,
se è vero che non ci hai
abbandonati,
se ci sentiamo soli,
quando ci sentiamo soli
dov’è che ci siamo fermati?
Dov’è che ti abbiamo lasciato,
Cristo?

 

Quartiere

Sulla strada dove sono nato
case con dentro quadri
che non hanno mai cambiato
le parole.

Sui marciapiedi
ragazzi ri-chiamati dalle madri,
altri dalla morte.

Ed altri ancora
ho visto correre
con dentro anime
mai partite.

 

La poesia degli affamati

Ho sentito la poesia negli affamati,
ti fissano gli occhi
con quelle anime che pregano in silenzio
rivolte non so dove.
Con quelle illusioni e con quei sogni
che non nascono in letti caldi
ma dove la pioggia sceglie di cadere.

 

Nel giorno

Nel giorno che dà senso
agli altri giorni
dicesti: vado.
Bisogna.
Ed io restai da solo
distante dall’oblio degli alberi
e delle loro voci.
Una folla di occhi commossi
poi più nessuno parlò
perché la morte,
padre,
ora lo so,
mette a tacere
soprattutto noi,
i vivi.

 

Salvatore Annunziata, “Altro tempo e qualche poesia intorno alla luce”, Italic Pequod, 2024.

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Poesia sabbatica: “Sentenza senz’appello”

21 sabato Set 2024

Posted by Francesco Palmieri in SINE LIMINE

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Sentenza senz’appello

 

non riuscire a trattenere

lo smeraldo delle foglie,

questa la pena

 

arrendersi all’affondo delle rughe

allo sfibrarsi della pelle

al passo che non tiene più la strada

e rimanere indietro

all’allontanarsi delle spalle

di chi solo ieri

appena si reggeva sulle gambe

 

scoprire oltre il ritardo di saggezza

che semplicemente vivere

era già essere felici,

stare nell’essenziale di un respiro quotidiano

e ancora così lontano

il tempo della falce e mietitura

 

non riuscire a trattenere neanche un giorno,

questa la pena,

sapere l’impossibile risparmio delle ore

e noi a guardarci morire nello specchio

 

ad ogni singolo risveglio.

 

 

Francesco Palmieri

 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa” – Edizioni Terra d’ulivi)

 

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Buone vacanze, cari

30 domenica Giu 2024

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico, SINE LIMINE

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Herman Hesse, Loredana Semantica, POESIA

Con la poesia “Estate” di Herman Hesse e il dipinto di Emil Nolde “Papaveri”, il sito Limina mundi augura ai lettori “Buone vacanze” e chiude l’attività per i prossimi mesi di luglio e agosto.

Arrivederci al primo settembre.

Emil Nolde “Papaveri” 

Estate di Hermann Hesse

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.

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Numeri e auguri

09 martedì Gen 2024

Posted by Loredana Semantica in RICORRENZE, SINE LIMINE

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limina mundi, Numeri e Auguri

fotocomposizione di L. Semantica

Numeri e auguri è un articolo che proponiamo su questo sito tradizionalmente a inizio del nuovo anno.

E’ l’occasione di formulare gli auguri per l’anno appena iniziato, tutto da vivere davanti a noi, e dare un’occhiata al riepilogo dell’attività nell’anno appena trascorso.

Quest’anno il bilancio sarà sinteticamente riferito agli aspetti più significativi.

Gli accessi al sito risultano costanti già da tre anni. I dati statistici delle visite sono i seguenti: 58.902 nel 2021, 58.021 nel 2022, 58845 nel 2023. Dalla fondazione alla data del 7.1.2024 il totale delle visite è di 345.288 accessi.

L’anno 2023 è stato caratterizzato dalla rubrica di grande successo curata da Maria Allo dal titolo “La poesia prende voce”. La formula della rubrica, semplice ed efficace, prevedeva la pubblicazione di una foto del poeta e di una sua audiolettura di una poesia edita della quale è autore. Hanno aderito molti poeti contemporanei. Ogni podcast proposto nella rubrica è stato ascoltato non meno di 150  e fino ad oltre 400 volte.

Da sottolineare l’interesse che suscitano gli articoli contenenti approfondimenti letterari proposti nel tempo da Deborah Mega. Riporto i titoli e il numero di accessi degli articoli maggiormente letti nell’anno 2023: “La casa di Asterione” con 5043 accessi, “Continuità dei parchi”, 1758 accessi, “Jaufre Rudel e l’amor de lonh” con 1509 accessi. Deborah ha inoltre curato tre recensioni e la condivisione sul sito di commenti critici o poesie selezionate da raccolte edite segnalate alla casella e mail redazionale.

Emilio Capaccio ha concluso a maggio del 2023 l’iter dei “Racconti dimenticati” dei quali abbiamo parlato diffusamente in questa interessante intervista. I contenuti della rubrica “Cuentos Olvidados” sono stati raccolti in un e book, messo a disposizione qui , scaricato centinaia di volte.

Loredana Semantica oltre ad occuparsi dell’intervista e dell’ebook di cui sopra, ha proposto videopoesie di testi propri di recente pubblicazione oppure ha illustrato o elaborato videopoesie con poesie di autori non più viventi, tra i quali Bartolo Cattafi Rocco Scotellaro, Cesare Pavese, Nina Cassian, commentando la loro poetica.

I poeti Francesco Palmieri con la rubrica “Poesia sabbatica” e Francesco Tontoli nel giorno di venerdì hanno partecipato settimanalmente all’attività del sito proponendo proprie poesie. Interessante rimarcare come queste proposte poetiche siano state oggetto di interesse, manifestato da accessi via e mail, particolarmente dagli Stati Uniti.

Ultima in elenco, ma non certo meno importante la rubrica di Antonella Pizzo che ha commentato libri di narrativa con particolare fiuto per i casi letterari e successi editoriali.

Con l’occasione ringraziamo tutti gli autori che hanno partecipato con propri contributi ad animare Limina mundi nel corso dell’anno 2023, anche se non indicati nominativamente, avendo qui menzionato solo gli autori di maggiore continuità. Agli scrittori e ai lettori tutti l’augurio che l’anno 2024 realizzi tutti i desideri o che almeno di desiderio siano sempre ricolmi. In fondo non sta proprio in questo tendere “ad sidera” – anelare alle stelle – tutta la grandezza che abita l’umano?

*l’immagine è una fotocomposizione di Loredana Semantica, scelta come copertina dell’antologia collettiva “La prima rosa”, curata da Deborah Mega, Loredana Semantica, Maria Rita Orlando, edita con Youcanprint, Feltrinelli nel 2015. Quest’opera è stata l’occasione di incontro dal quale è nata l’idea di questo sito.

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25 lunedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in Il colore e le forme, Ispirazioni e divagazioni, SINE LIMINE

≈ 1 Commento

Nel giorno di Natale 2023 pubblichiamo una galleria di immagini di alberi di Natale elaborate con Bing creator e IA, le cui potenzialità creative sono davvero impressionanti. Ci sembra di realizzare così una sorta di proiezione verso il futuro e l’immaginazione, attraverso cioè la sperimentazione del misterioso e del nuovo che si spera intensamente sia sempre migliore di ciò che lasciamo alle spalle.

Da un lato celebriamo le festività in modo visionario, dall’altro porgiamo un piccolo dono, oggi ch’è il giorno nel quale tradizionalmente si scambiano regali. Si tratta di dodici alberi di Natale tra i quali, scorrendo la galleria, potete scegliere il vostro preferito. E’ certo che nessun albero è stato spiantato o abbattuto per realizzare questa “fantasia” 🙂

Con questo post la redazione di Limina mundi Vi Augura di cuore Buone Feste.

Le attività di pubblicazione del sito sono sospese fino al 7 gennaio 2024 compreso.

Arrivederci al prossimo anno 😉

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“Mediterraneo” di Eugenio Montale

02 domenica Lug 2023

Posted by Deborah Mega in SINE LIMINE

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Eugenio Montale, Mediterraneo, Ossi di seppia

 

Il sito LIMINA MUNDI vi saluta e vi augura

 BUONE VACANZE

 

con le suggestive poesie di “Mediterraneo”, sezione tratta da Ossi di seppia di Eugenio Montale, dedicata interamente al mare. Torneremo il 1° settembre con nuove idee, originali progetti, accattivanti proposte di lettura e rinnovato entusiasmo e con la speranza e l’augurio vicendevole che mai ci abbandonino l’amore per la lettura e la scrittura e il desiderio di arte, bellezza, poesia.

 

LA REDAZIONE di LIMINA MUNDI

 

A vortice s’abbatte
sul mio capo reclinato
un suono d’agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l’afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell’acque
che s’ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e via scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.

*

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.

*

Scendendo qualche volta
gli aridi greppi ormai
divisi dall’umoroso
Autunno che li gonfiava,
non m’era più in cuore la ruota
delle stagioni e il gocciare
del tempo inesorabile;
ma bene il presentimento
di te m’empiva l’anima,
sorpreso nell’ansimare
dell’aria, prima immota,
sulle rocce che orlavano il cammino.
Or, m’avvisavo, la pietra
voleva strapparsi, protesa
a un invisibile abbraccio;
la dura materia sentiva
il prossimo gorgo, e pulsava;
e i ciuffi delle avide canne
dicevano all’acque nascoste,
scrollando, un assentimento.
Tu vastità riscattavi
anche il patire dei sassi:
pel tuo tripudio era giusta
l’immobilità dei finiti.
Chinavo tra le petraie,
giungevano buffi salmastri
al cuore; era la tesa
del mare un giuoco di anella.
Con questa gioia precipita
dal chiuso vallotto alla spiaggia
la spersa pavoncella.

*

Ho sostato talvolta nelle grotte
che t’assecondano, vaste
o anguste, ombrose e amare.
Guardati dal fondo gli sbocchi
segnavano architetture
possenti campite di cielo.
Sorgevano dal tuo petto
rombante aerei templi,
guglie scoccanti luci:
una città di vetro dentro l’azzurro netto
via via si discopriva da ogni caduco velo
e il suo rombo non era che un sussurro.
Nasceva dal fiotto la patria sognata.
Dal subbuglio emergeva l’evidenza.
L’esiliato rientrava nel paese incorrotto.
Così, padre, dal tuo disfrenamento
si afferma, chi ti guardi, una legge severa.
Ed è vano sfuggirla: mi condanna
s’io lo tento anche un ciottolo
róso sul mio cammino,
impietrato soffrire senza nome,
o l’informe rottame
che gittò fuor del corso la fiumara
del vivere in un fitto di ramure e di strame.
Nel destino che si prepara
c’è forse per me sosta,
niun’altra mai minaccia.
Questo ripete il flutto in sua furia incomposta,
e questo ridice il filo della bonaccia.

*

Giunge a volte, repente,
un’ora che il tuo cuore disumano
ci spaura e dal nostro si divide.
Dalla mia la tua musica sconcorda,
allora, ed è nemico ogni tuo moto.
In me ripiego, vuoto
di forze, la tua voce pare sorda.
M’affisso nel pietrisco
che verso te digrada
fino alla ripa acclive che ti sovrasta,
franosa, gialla, solcata
da strosce d’acqua piovana.
Mia vita è questo secco pendio,
mezzo non fine, strada aperta a sbocchi
di rigagnoli, lento franamento.
È dessa, ancora, questa pianta
che nasce dalla devastazione
e in faccia ha i colpi del mare ed è sospesa
fra erratiche forze di venti.
Questo pezzo di suolo non erbato
s’è spaccato perché nascesse una margherita.
In lei tìtubo al mare che mi offende,
manca ancora il silenzio nella mia vita.
Guardo la terra che scintilla,
l’aria è tanto serena che s’oscura.
E questa che in me cresce
è forse la rancura
che ogni figliuolo, mare, ha per il padre.

*

Noi non sappiamo quale sortiremo
domani, oscuro o lieto;
forse il nostro cammino
a non tócche radure ci addurrà
dove mormori eterna l’acqua di giovinezza;
o sarà forse un discendere
fino al vallo estremo,
nel buio, perso il ricordo del mattino.
Ancora terre straniere
forse ci accoglieranno: smarriremo
la memoria del sole, dalla mente
ci cadrà il tintinnare delle rime.
Oh la favola onde s’esprime
la nostra vita, repente
si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
Pur di una cosa ci affidi,
padre, e questa è: che un poco del tuo dono
sia passato per sempre nelle sillabe
che rechiamo con noi, api ronzanti.
Lontani andremo e serberemo un’eco
della tua voce, come si ricorda
del sole l’erba grigia
nelle corti scurite, tra le case.
E un giorno queste parole senza rumore
che teco educammo nutrite
di stanchezze e di silenzi,
parranno a un fraterno cuore
sapide di sale greco.

*

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che tu volvi,
mangiati dalla salsedine;
scheggia fuori del tempo, testimone
di una volontà fredda che non passa.
Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace – uomo che tarda
all’atto, che nessuno, poi, distrugge.
Volli cercare il male
che tarla il mondo, la piccola stortura
d’una leva che arresta
l’ordegno universale; e tutti vidi
gli eventi del minuto
come pronti a disgiungersi in un crollo.
Seguìto il solco d’un sentiero m’ebbi
l’opposto in cuore, col suo invito; e forse
m’occorreva il coltello che recide,
la mente che decide e si determina.
Altri libri occorrevano
a me, non la tua pagina rombante.
Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli
ancora i groppi interni col tuo canto.
Il tuo delirio sale agli astri ormai.

*

Potessi almeno costringere
in questo mio ritmo stento
qualche poco del tuo vaneggiamento;
dato mi fosse accordare
alle tue voci il mio balbo parlare: –
io che sognava rapirti
le salmastre parole
in cui natura ed arte si confondono,
per gridar meglio la mia malinconia
di fanciullo invecchiato che non doveva pensare.
Ed invece non ho che le lettere fruste
dei dizionari, e l’oscura
voce che amore detta s’affioca,
si fa lamentosa letteratura.
Non ho che queste parole
che come donne pubblicate
s’offrono a chi le richiede;
non ho che queste frasi stancate
che potranno rubarmi anche domani
gli studenti canaglie in versi veri.
Ed il tuo rombo cresce, e si dilata
azzurra l’ombra nuova.
M’abbandonano a prova i miei pensieri.
Sensi non ho; né senso. Non ho limite.

*

Dissipa tu se lo vuoi
questa debole vita che si lagna,
come la spugna il frego
effimero di una lavagna.
M’attendo di ritornare nel tuo circolo,
s’adempia lo sbandato mio passare.
La mia venuta era testimonianza
di un ordine che in viaggio mi scordai,
giurano fede queste mie parole
a un evento impossibile, e lo ignorano.
Ma sempre che traudii
la tua dolce risacca su le prode
sbigottimento mi prese
quale d’uno scemato di memoria
quando si risovviene del suo paese.
Presa la mia lezione
più che dalla tua gloria
aperta, dall’ansare
che quasi non dà suono
di qualche tuo meriggio desolato,
a te mi rendo in umiltà. Non sono
che favilla d’un tirso. Bene lo so: bruciare,
questo, non altro, è il mio significato.

 

Eugenio Montale, Ossi di seppia, -Mediterraneo-, Piero Gobetti Editore, Torino, 1925.

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“Lo sforzo umano” di Jacques Prévert

01 lunedì Mag 2023

Posted by Deborah Mega in SINE LIMINE

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Tag

Jacques Prévert, L'effort humain

 

Lo sforzo umano
non è quel bel giovane sorridente
ritto sulla sua gamba di gesso
o di pietra
e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore
la stupida illusione
della gioia della danza e del giubilo
evocante con l’altra gamba in aria
la dolcezza del ritorno a casa

No
Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra
un altro sulla testa
e un terzo sulla spalla sinistra
con gli attrezzi a tracolla
e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio

Lo sforzo umano porta un cinto erniario‎
e le cicatrici delle lotte
intraprese dalla classe operaia
contro un mondo assurdo e senza leggi
Lo sforzo umano non possiede una vera casa
esso ha l’odore del proprio lavoro
ed è intaccato ai polmoni
il suo salario è magro
e così i suoi figli
lavora come un negro
e il negro lavora come lui

Lo sforzo umano non ha il “savoir-vivre”‎
Lo sforzo umano non ha l’età della ragione
lo sforzo umano ha l’età delle caserme
l’età dei bagni penali e delle prigioni
l’età delle chiese e delle officine
l’età dei cannoni
è lui che ha piantato dappertutto i vigneti‎
e accordato tutti i violini
si nutre di cattivi sogni
si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione
e come un grande scoiattolo ebbro
vorticosamente gira senza posa
in un universo ostile
polveroso e dal soffitto basso
e forgia senza fermarsi la catena

la terrificante catena in cui tutto s’incatena
la miseria il profitto il lavoro la carneficina
la tristezza la sventura l’insonnia la noia
la terrificante catena d’oro
di carbone di ferro e d’acciaio
di scoria e polvere di ferro
passata intorno al collo
di un mondo abbandonato

la miserabile catena
sulla quale vengono ad aggrapparsi
i ciondoli divini
le reliquie sacre
le croci al merito le croci uncinate
le scimmiette portafortuna
le medaglie dei vecchi servitori
i ninnoli della sfortuna
e il gran pezzo da museo

il gran ritratto equestre
il gran ritratto in piedi
il gran ritratto di faccia di profilo su un sol piede
il gran ritratto dorato
il gran ritratto del grande indovino‎
il gran ritratto del grande imperatore
il gran ritratto del grande pensatore
del gran camaleonte
del grande moralizzatore
del dignitoso e triste buffone

la testa del grande scocciatore
la testa dell’aggressivo pacificatore
la testa da sbirro del grande liberatore
la testa di Adolf Hitler
la testa del signor Thiers
la testa del dittatore
la testa del fucilatore
di non importa qual paese
di non importa qual colore

la testa odiosa
la testa disgraziata
la faccia da schiaffi‎
la faccia da massacrare
la faccia della paura.‎

 

Jacques Prévert, Poesie, Guanda

(Traduzione italiana di Giandomenico Giagni)

 

Serge Reggiani, da Poètes 2 et 3.

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“Quel Lineare Raggelato Azzurro” di Dominica Villa Balbinot

12 mercoledì Apr 2023

Posted by emiliocapaccio in CRITICA LETTERARIA, Note critiche e note di lettura, SINE LIMINE

≈ 3 commenti

Tag

Dominica Villa Balbinot, Emilio Capaccio, Quel Lineare Raggelato Azzurro

Dominica Villa Balbinot deve avere un conto in sospeso con la Natura o deve avere qualche oscuro legame ancestrale con i popoli del bosco. Forse un tempo in cui genietti e spiritelli erano stanziati sul pellame d’una foglia accartocciata o sotto gli ombrellini sforacchiati delle querce e delle betulle, era la comandante della guarnigione delle genziane sull’argine del ruscello, o era a capo dello sciame piratesco delle vanesse delle ortiche, o tra le nebbie dell’autunno trinava i colletti delle dissolventi fustaie come la più copiosa delle ariante arbustorum.
Quasi tutta la poesia di Dominica Villa Balbinot possiede un vigoroso rimando al mondo naturale, uno sfarfallio di tanti rapidi occhiolini a chi si avventa tra le calle dei suoi versi, suonati con tastiera di un linguaggio che riprende stilemi classici, eccezionalmente forbito, ricercato, con uso di attributi a volte disappresi, indubbiamente, per colposa corsa dei giorni che fuggono più velocemente di quanto possa contenere la nostra memoria.
È nella correlazione dell’individuo con il mondo naturale che nella poesia di Dominica Villa Balbinot, più precisamente in “Quel Lineare Raggelato Azzurro” (raccolta di scritti dal 2020 al 2023), si declina implicitamente, come per contrasto dovuto a precisa tecnica di bassorilievo, la condizione esistenziale dell’uomo, assumendone per comparazione le qualità degli elementi naturali: la secchezza della sabbia, nei cuori; il giallo flaccido di certi autunni imporriti dalle piogge, nell’anima; i caleidoscopici colori del cielo vaticinanti inquietudini o sofferenze, come visioni da un immenso fondo di caffè, negli occhi.
Dominica Villa Balbinot è la voce sottovento dei boschi. S’alza dall’usta dei conigli selvatici, dai sentieri delle volpi, dai cunicoli terrosi dei porcospini e diventa, per sua ammissione, per sua negazione, poesia dell’uomo.

Emilio Capaccio

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Festività pasquali

06 giovedì Apr 2023

Posted by Loredana Semantica in RICORRENZE, SINE LIMINE

≈ 1 Commento

Le attività del sito sono sospese da oggi al giorno 11 aprile 2023 per le festività pasquali.

Non mancheranno tuttavia i nostri auguri poetici.

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“Bruciaglie” di Gabriele Greco.

29 mercoledì Mar 2023

Posted by emiliocapaccio in CRITICA LETTERARIA, Note critiche e note di lettura, SINE LIMINE

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Tag

Bruciaglie, Emilio Capaccio, Gabriele Greco

Nella vichinga e impronunciabile Örnsköldsvik, fiamma un piccolo, piccolissimo, italico, cuore, duplice padre dall’ occhione che s’appollaia benigno, insegnante di lingue e diuturno artiere di ars poetica. Porta in tasca la sua radice, come una zampa di coniglio, e un verso breve e asciutto, frettoloso nell’urgenza di condurre dirozzata la parola, come un fare preciso di sgorbia, e di sopraggiungere ratto ratto all’emozione. Lo stile spinge le pedivelle di un biciclo romantico con la cesta di paglia intrecciata e il fiocco sul davanti, dove sono adunati i temi cari e discari dell’uomo: la vita, l’amore, la speranza, i giorni avanti. La scrittura è sobria, matura, appartenente a un’anima di mezz’età coltivata bene con olio e sole di Toscana, permeante di solida consapevolezza: non decanta sconvolgimenti e cataclismi, non cade in adulazione dell’enfasi teatrica, né cede a solennità nel lirismo.
Porta un vento teso e letizioso dalle antiche leccine e moraiole dei colli fiorentini e tanta promessa di nuova scrittura.

Emilio Capaccio

La raccolta di Gabriele Greco si intitola Bruciaglie, peQuod, Ancona, 2022, eccone una sinossi.

“Bruciaglie” è una raccolta costituita di sessanta poesie inedite scritte durante l’arco di quest’ultimo decennio tra Firenze, città d’origine e di formazione dell’autore e Örnsköldsvik, cittadina svedese nella quale egli vive e lavora da otto anni.
La raccolta si apre con una riflessione metapoetica sul senso e sulla necessità dello scrivere speculari al mistero della poesia stessa e dei suoi simboli. Su questo tema cardine, s’innestano poi, rivisitati e reinterpretati, alcuni classici tópoi della poesia, quali ad esempio: la meditazione sul senso della vita, sul dolore del vivere, sul tempo, sulla memoria e sulla morte; ed altri temi chiave quali: la rinascita, la partenza, il ritorno, il viaggio, la paternità, l’infanzia e le stagioni. Alcune delle immagini ricorrenti sono spesso soltanto lievemente accennate da un tenue e acquerellato cromatismo: il biancore delle nevi e dei ghiacci dei lunghi inverni svedesi, le afose e solitarie estati fiorentine, le domeniche azzurre di mare, fino ai contrasti più accesi tra il buio e la luce, tra un io poetico dissolto e un tu muto e distante, o tra il quotidiano rarefatto esistere e l’anelito d’infinito e di bellezza.
Due ulteriori nuclei tematici significativi della raccolta sono infine quello relativo alla sfera dell’amore, della sensualità, del mistero e del sogno in stretto dialogo, e talora intercambiandosi e quasi confondendosi fra loro, con il nucleo complementare relativo alla sfera del disamore, della perdita, dell’abbandono, della distanza, dell’inganno, dello sradicamento e dell’oblio.
Il linguaggio di Bruciaglie è teso alla ricerca di un’essenzialità estrema. Il dettato è stilisticamente scabro, diafano, talvolta quasi arido, vòlto a mostrare i nervi e l’ossatura del corpo della poesia.

Senza posa è questa vita
così preziosa e inafferrabile
che tu quasi la divori.

E non trattieni
l’inconsulta voglia
di un bacio al mattino

mentre riparte il treno
dalla stazioncina assopita
sulla costa degli Etruschi.

La necropoli ci attende assolata.

E la serpe che in sogno t’apparve.

Fra le felci
non falciate
da nessuno

– tu sola
anima viva sei –

fra tutti i morti
della necropoli,

me compreso.

*

Non importa
se il tuo cuore abbia
taciuto
o si sia voltato
dalla parte sbagliata,
sognando lune
da afferrare
o stelline di carta
da desiderare.

È l’amore forse che vince.

Addosso
hai una croce
senza chiodi

perciò sei libera.

*

Un mare
di pietra
lassù
mi attendeva.
Sudario di ricordi.

Quell’ossaia
affastellata
cantava
di giorni
disfatti
per sempre.

E forse anche dei miei.

Poi un volo senza ali.

Solo ‒
sospinto
da un vento
di terra e di mare.

Altro non sapevo.

Infine un silenzio di polveri

*

Qui
termina
il nostro
cammino
di attese
inespresse
e di parole
tagliate
legate
mute.

Lacci
soffocano
stretti
i cuori.

Cartevetrate
stridono.

Tutto
assurdo
e
vita
niente.

*

Sera trafelata
rauca: vermiglia
cruda piaga.

Grumo
di vita
in un’acre
fiala.

Cera viva,
che di mestizia
t’arrossi,
stammi dentro
ora che io
son restio
e più non veglio:

quasi
stelo
divagato
e sghembo
del tuo
adombrato
senso.

Gabriele Greco nasce nel 1978 a Fucecchio (Firenze). Dopo il diploma di maturità classica al Liceo Ginnasio Statale Virgilio di Empoli, pubblica le sue prime due raccolte di poesie: Lieve, stelle in processione (Titivillus, 1998) e Petali notturni (Titivillus, 1999). Frequenta la Facoltà di Lettere presso l’Università degli Studi di Firenze, laureandosi in Teoria e Critica della Letteratura con una tesi sul poeta e pittore francese Henri Michaux. Dal 2015 vive in Svezia, a Örnsköldsvik, dove insegna italiano, francese, spagnolo e arti visive in un liceo. Nel 2020 pubblica quattro sue poesie inedite in Affluenti. Nuova poesia fiorentina. Vol. 2 (Ensemble) e nel 2022 esce la sua ultima raccolta di poesie Bruciaglie (peQuod). Nel giugno 2022 ad Ancona, partecipa a La punta della lingua, Festival Internazionale Poesia (17° edizione). Nel settembre 2022 è finalista con la poesia inedita Cardeto al Concorso “Se vuoi la pace prepara la pace” indetto dall’Università per la Pace, dalla Regione Marche e dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona e a Spoleto riceve il Premio Internazionale Menotti Art Festival per la Letteratura 2022. Nel dicembre 2022 una sua poesia inedita, Labirinti perpetui, è selezionata e pubblicata nell’Agenda poetica 2023 (Ensemble).

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Un anno di LIMINA MUNDI

04 mercoledì Gen 2023

Posted by Deborah Mega in SINE LIMINE

≈ 1 Commento

Il primo post dell’anno è, per tradizione, “Numeri e auguri”, un articolo consuntivo di bilancio e di augurio. Quest’anno, per desiderio di innovazioni, abbiamo pensato di realizzare un video riepilogativo di quanto svolto nel 2022 dai redattori del sito. Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato all’attività di LIMINA MUNDI, autori, collaboratori, lettori, commentatori, curiosi, passanti. Auguriamo, inoltre, un ottimo 2023, che sia un anno ricco di serenità e di emozioni belle per tutti!

 

LIMINA MUNDI video

LIMINA MUNDI video

 

 

GRAZIE A:

Adriana Gloria Marigo, Anna Maria Bonfiglio, Antonella Pizzo, Deborah Mega, Emilio Capaccio, Francesco Palmieri, Loredana Semantica, Maria Allo, Maria Grazia Galatà, Cipriano Gentilino, Patrizia Destro, Fabio Dainotti, Giorgia Vecchies, Silvio Raffo, Claudia Piccinno, Hiram Barrios, John Taylor, Paolo Lago, Flavio Almerighi, Emilio Paolo Taormina, Maria Grazia Calandrone, Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Marco Scalabrino, Dominica Villa Balbinot, Flora Restivo, Alfredo Panetta, Anna Chiara Bruno, Domenico Cipriano, Giuseppe Di Matteo, Massimiliano Damaggio, Michele Cardinali, Floriano Romboli, Marcella Mellea, Marco Zelioli, Maria Elena Mignosi Picone, Giuseppe Ruggeri, Rita Bompadre, Rosa Pierno, Raffaele Piazza, Rita Pacilio, Paolo Castronuovo, Zahira Ziello, Doris Bellomusto, Paolo Parrini, Johanna Finocchiaro, Guglielmo Aprile, Mattia Tarantino, Antonio Bianchetti, Silvano Sbarbati, Riccardo Mazzamuto, Michela Zanarella, Marco Galvagni, Francesca Innocenzi, Roberto Crinò, Dianella Bardelli, Marco Antonio Sergi, Stefano Colucci, Luigi Finucci, Tommaso Tommasi, Emanuele Martinuzzi, Carlo Tosetti, Giuseppe Settanni, Pasquale Ciboddo, Carlo Zarinelli, Adriana Deminicis, Marco Senesi, Giuseppe Arrigucci, Maria Rosaria De Lucia, Maurizio Cinquegrani, Marisa Cossu, Alfredo Alessio Conti, Mario Fresa, Ottorino Pendenza, Giovanni Tavčar, Roberto Galaverni, Paolo Laddomada, Marcello Buttazzo, Pietro Pancamo, Isacco Turina, Andrea Terreni, Alessandro Barbato, Nunzio Di Sarno, Gianni Marcantoni, Paolo Pera, Nicola Barbato, Antonio Sambiase, Stefano Guglielmin, Gualberto Alvino, Mariangela Ruggiu, Davide Cortese, Silvana Pasanisi, Francesca Tuscano, Cristina Simoncini, Giorgia Deidda, Alessandro Monticelli, Davide Morelli, Letizia Dimartino, Antonio Fiori, Remo Bassini, Franca Alaimo, Federica Galetto, Alessandro Assiri, Fernanda Ferraresso, Liliana Zinetti, Giacomo Cerrai, Leopoldo Attolico, Rafaela Fazio, Daìta Martinez, Pietro Romano, Grazia Procino,  Alessandro Moscè, Umberto Piersanti, Gabriella Grasso, Sotirios Pastakas, Maria Pina Ciancio, Marina Minet, Antonio Nazzaro, Laura Pierdicchi, Fernando Lena, Alberto Mori, Toni Piccini, Rodolfo Bisatti, Loredana Raciti, Linda De Luca, Elvezia Allari, Giuliano Ladolfi Editore, La Vita Felice, 4 Punte Edizioni, Biblioteca dei Leoni, Pequod, Effigie, Poetica Edizioni, Samuele Editore, L’Erudita, Il Convivio Editore, Giulio Perrone Editore, Arcipelago Itaca Edizioni, Quaderni dell’Acàrya, Interno Libri, Dot.com Press, Aliberti, Compagnia Editoriale, Terra d’ulivi, Eretica Edizioni, Wonderlart, Il ramo e la foglia edizioni,  Nulla Die Edizioni, Robin Edizioni, Edizioni Cofine, Edizioni Ensemble, Transeuropa Edizioni, Mondadori, Guido Miano Editore, Besa Editore, I Quaderni del Bardo, Fallone Editore.

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