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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: TRADUZIONI

Monumento al mare: William Stanley Braithwaite

21 giovedì Nov 2024

Posted by Loredana Semantica in Monumento al mare, TRADUZIONI

≈ 1 Commento

Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Stanley Braithwaite

Monumento al mare

William Stanley Braithwaite (1878-1962), americano (foto web)

VOCE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Voce del mare che mi chiami,
Cuore dei boschi che il mio cuore ama,
Sono parte del vostro mistero.
Mosso dall’anima che la vostr’anima muove.

Sogno di stelle nella cupola del mare notturno,
Da qualche parte nel vostro spazio infinito
Dopo gli anni tornerò alla dimora,
Alle vostre sale per reclamare il mio posto.

*

VOICE OF THE SEA

Voice of the sea that calls to me,
Heart of the woods my own heart loves,
I am part of your mystery—
Moved by the soul your own soul moves.

Dream of the stars in the night-sea’s dome,
Somewhere in your infinite space
After the years I will come home,
Back to your halls to claim my place.
 

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Monumento al mare: Thomas Bailey Aldrich

07 giovedì Nov 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Thomas Bailey Aldrich, TRADUZIONI

Monumento al mare

Thomas Bailey Aldrich (1836-1907), americano (foto web)

LA VOCE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Nel silenzio della notte autunnale
Sento la voce del mare,
Nel silenzio della notte autunnale
Sembra che dica—
Miei son i venti in alto,
Mie le spelonche di sotto,
Miei i morti di ieri
E i morti di tanto tempo fa!

E penso alla flotta che salpò
Dalla bella riva di Gloucester,
Penso alla flotta che salpò
E non tornò mai più!
I miei occhi son pieni di lacrime,
E il mio cuore intorpidito di dolore—
Sembra come fosse ieri,
E tutto è successo tanto tempo fa!

*

THE VOICE OF THE SEA

In the hush of the autumn night
I hear the voice of the sea,
In the hush of the autumn night
It seems to say to me—
Mine are the winds above,
Mine are the caves below,
Mine are the dead of yesterday
And the dead of long ago!

And I think of the fleet that sailed
From the lovely Gloucester shore,
I think of the fleet that sailed
And came back nevermore!
My eyes are filled with tears,
And my heart is numb with woe—
It seems as if ‘t were yesterday,
And it all was long ago!
 

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Monumento al mare: Stephen Crane

24 giovedì Ott 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Stephen Crane, TRADUZIONI

Monumento al mare

Stephen Crane (1871-1900), americano (foto web)

ONDE NERE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Illustro l’argenteo passaggio d’una nave di notte,
Il colpo d’ogni triste onda perduta,
Il rombo calante dell’acciaio che si sforza,
Il piccolo grido d’un uomo a un uomo,
Un’ombra che cade nella notte più grigia,
E il tramonto della piccola stella;
Poi la distesa, la lontana distesa d’acque,
E la soffice sferzata d’onde nere
Per lungo tempo, in solitudine.

*

BLACK WAVES

I explain the silvered passing of a ship at night,
The sweep of each sad lost wave,
The dwindling boom of the steel thing’s striving,
The little cry of a man to a man,
A shadow falling across the greyer night,
And the sinking of the small star;
Then the waste, the far waste of waters,
And the soft lashing of the black waves
For long and in loneliness.
 

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Monumento al mare: Lydia Huntley Sigourney

10 giovedì Ott 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Lydia Huntley Sigourney, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Lydia Huntley Sigourney (1791–1865), americana (foto web)

SEPOLTURA IN MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Giù negli insondati regni,
Ove scorrono fontane nascoste,
Solo, a trovar il silente giaciglio,
Il figlio della terra deve andare.

Per lui nessuna funebre campana
Può amici piangenti adunare,
Né polvere, a polvere di simili, sarà deposta
Entro il verde sagrato della chiesa.

Addio! Un tuffo pesante!
Una fenditura al fondo dell’oceano!

Poi la cupa e sorda onda
A spazzar via, tutto è finito.

Ti diamo un serio incarico,
O triste e solenne profondità,
Al sicuro nel tuo freddo e forte abbraccio
Questa forma preziosa custodisci;

Fin quando al suon della tromba,
Che empie il mondo di terrore,
Le tue cavità e le tombe della terra
Renderanno i loro morti:

Allora rivestito di gloriosa luce,
Possa questo nostro amico sorgere,
E mutar la tua buia e imprigionante cella
In libertà dei cieli.

*

BURIAL AT SEA.

Down to the unfathom’d realms,
Where hidden fountains flow,
Alone, his silent couch to find,
The child of earth must go.

For him no funeral bell
May weeping friends convene,
Nor dust, to kindred dust be laid
Within the church-yard green.

Farewell! one heavy plunge!
One cleft in ocean’s floor!

And then the deaf and sullen surge
Sweeps on, and all is o’er.

We give thee earnest charge,
Oh sad, and solemn deep,
Safe in thy cold and strong embrace
This precious form to keep;

Till at the trumpet’s sound,
Which fills the world with dread,
Thy caverns, and the graves of earth
Shall render up their dead:

Then clothed in glorious light,
May this our friend arise,
And change thy dark, imprisoning cell,
For freedom in the skies.
 

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Monumento al mare: Nathaniel Hawthorne

19 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, Nathaniel Hawthorne, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Nathaniel Hawthorne (1804-1864), americano (foto web)

L’OCEANO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

L’oceano ha le sue grotte silenziose,
Profonde, quiete e solitarie;
Anche se c’è furia sulle onde,
Sotto di loro non c’è nessuno.
I terribili spiriti degli abissi
Hanno lì la loro comunione;
E ci sono quelli per cui piangiamo,
I giovani, i brillanti, i giusti.
I marinai stanchi riposano tranquilli
Sotto il loro mare blu.
Le oceaniche solitudini sono benedette,
Perché laggiù c’è purezza.
La terra ha colpa, la terra ha affanno,
Le sue tombe sono inquiete;
Ma il placido sonno è sempre lì,
Sotto le onde blu scuro.

*

THE OCEAN

The Ocean has its silent caves,
Deep, quiet, and alone;
Though there be fury on the waves,
Beneath them there is none.
The awful spirits of the deep
Hold their communion there;
And there are those for whom we weep,
The young, the bright, the fair.
Calmly the wearied seamen rest
Beneath their own blue sea.
The ocean solitudes are blest,
For there is purity.
The earth has guilt, the earth has care,
Unquiet are its graves;
But peaceful sleep is ever there,
Beneath the dark blue waves.

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Monumento al mare: John Masefield

05 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, John Masefield, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

John Masefield (1878-1967), inglese (foto web)

FEBBRE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Calarmi ancora nei mari, nel solitario mare e nel cielo,
E tutto ciò che chiedo è un’alta nave e una stella per condurla,
La gioia del timone, la canzone del vento, il tremolio della vela,
Una nebbia grigia sul volto marino e una grigia alba nascente.

Calarmi ancora nei mari, perché il richiamo della corrente
È un chiaro e selvaggio richiamo che non può essere negato;
E tutto ciò che chiedo è un giorno di vento con bianche nubi volanti,
Con spruzzi e spume sollevate e gabbiani che gridano.

Calarmi ancora nei mari, alla vita zingara e vagabonda,
Sulla via di gabbiani e balene, dove il vento è un coltello affilato;
E tutto ciò che chiedo è un’allegra storia da un ridente compagno,
E un sonno tranquillo e un dolce sogno per quando il gioco è finito.

*

SEA FEVER

I must go down to the seas again, to the lonely sea and the sky,
And all I ask is a tall ship and a star to steer her by,
And the wheel’s kick and the wind’s song and the white sail’s shaking,
And a grey mist on the sea’s face, and a grey dawn breaking.

I must go down to the seas again, for the call of the running tide
Is a wild call and a clear call that may not be denied;
And all I ask is a windy day with the white clouds flying,
And the flung spray and the blown spume, and the sea-gulls crying.

I must go down to the seas again, to the vagrant gypsy life,
To the gull’s way and the whale’s way, where the wind’s like a whetted knife;
And all I ask is a merry yarn from a laughing fellow-rover,
And quiet sleep and a sweet dream when the long trick’s over.
 

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Monumento al mare: Ronald de Carvalho

20 giovedì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Ronald de Carvalho, TRADUZIONI

Monumento al mare

Ronald de Carvalho (1893-1935), brasiliano (foto web)

IL MERCANTE D’ARGENTO, ORO E SMERALDO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Odora il mare! Odora il mare!
Le reti pesanti battono come ali,
le reti umide palpitano nel crepuscolo.
La spiaggia liscia è una scintillazione di scaglie.

Saltellano nere razze nell’oro della sabbia bagnata,
l’acciaio delle muggini luccica in mani d’ebano e di bronzo.

Muscoli, pinne, voci e fragori, tutto si mischia,
tutto si mischia nel crearsi della schiuma che ferve tra gli scogli.

Odora il mare!

Il corno della luna nuova gioca sulla cresta dell’onda.
E tra le alghe molli e i villosi molluschi,
dove si trascinano granchi dalle zampe denticolate
e dove bolle l’olio gelatinoso dei flessili calamari,
nella rete immensa della notte carica di stelle,
nella melodia libera delle acque e dello spazio,
invasa d’aria, profetica, timpanica,
scoppia orgogliosamente la chiacchera d’un piovanello…

*

O MERCADOR DE PRATA, DE OURO E ESMERALDA

Cheira a mar! cheira a mar!
As redes pesadas batem como asas,
as redes úmidas palpitam no crepúsculo.
A praia lisa é uma cintilação de escamas.

Pulam raias negras no ouro da areia molhada,
o aço das tainhas faísca em mãos de ébano e bronze.
Músculos, barbatanas, vozes e estrondos, tudo se mistura,
tudo se mistura no criar da espuma que ferve nas pedras.

Cheira a mar!

O corno da lua nova brinca na crista da onda.
E entre as algas moles e os peludos mariscos,
onde se arrastam caranguejos de patas denticuladas
e onde bole o óleo gelatinoso das lulas flexíveis,
diante de rede imensa na noite carregada de estrelas,
na livre melodia das águas e do espaço,
entupido de ar, profético, timpânico,
estoura orgulhosamente o papo dum baiacu…

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Monumento al mare: Joyce Kilmer

05 mercoledì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Joyce Kilmer, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Joyce Kilmer (1886-1918), americano (foto web)

IN MEZZO ALL’OCEANO IN TEMPO DI GUERRA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Il fragile splendore del mare piatto,
Il volto sereno e d’argento velato della luna,
Fanno di questa nave un luogo incantato
Piena di chiara allegria e dorata magia.
Ora, per un po’, la risata spensierata sarà
Mescolata al canto, per dargli più dolce grazia,
E le vecchie stelle, nella loro corsa infinita,
Daranno ascolto e invidieranno la giovane umanità.

Eppure questa sera, a cento leghe di distanza,
Queste acque arrossano d’uno strano e terribile rosso.
Prima della luna, una nube oscenamente grigia
Sorge da ponti schiantati nel piombo aereo.
E queste stelle sorridono col loro modo immemorabile
Sulle onde che ricadono su mille nuovi morti!

*

MID-OCEAN IN WAR TIME

The fragile splendour of the level sea,
The moon’s serene and silver-veiled face,
Make of this vessel an enchanted place
Full of white mirth and golden sorcery.
Now, for a time, shall careless laughter be
Blended with song, to lend song sweeter grace,
And the old stars, in their unending race,
Shall heed and envy young humanity.

And yet to-night, a hundred leagues away,
These waters blush a strange and awful red.
Before the moon, a cloud obscenely grey
Rises from decks that crash with flying lead.
And these stars smile their immemorial way
On waves that shroud a thousand newly dead!

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Monumento al mare: Alfred Tennyson

16 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

Alfred Tennyson (1809-1892), inglese (foto web)

FRANGERE, FRANGERE, FRANGERE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Frangere, frangere, frangere,
Sulle tue fredde pietre bigie, O Mare!
E vorrei che la mia lingua potesse dire
I pensieri che sorgono in me.

Oh, bene per il figlio del pescatore,
Che grida alla sorella che gioca!
Oh, bene per il piccolo marinaio
Che canta dalla sua barca nella baia!

E le navi maestose proseguono
Verso il loro asilo sotto la collina;
Ma per il tocco d’una mano svanita,
E il suono d’una voce taciuta!

Frangere, frangere, frangere
Ai piedi delle tue rupi, O Mare!
Ma la tenera grazia d’un giorno che è morto
Non tornerà più da me.

*

BREAK, BREAK, BREAK

Break, break, break,
On thy cold gray stones, O Sea!
And I would that my tongue could utter
The thoughts that arise in me.

O, well for the fisherman’s boy,
That he shouts with his sister at play!
O, well for the sailor lad,
That he sings in his boat on the bay!

And the stately ships go on
To their haven under the hill;
But O for the touch of a vanish’d hand,
And the sound of a voice that is still!

Break, break, break
At the foot of thy crags, O Sea!
But the tender grace of a day that is dead
Will never come back to me.
 

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Monumento al mare: William Ernest Henley

02 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

William Ernest Henley (1849-1903), inglese (foto web)

UN AMORE DAL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Sotto la notte che mi copre scevra di stelle,
(O tribolazione del vento che rotola!)
Nera come la nube di qualche tremendo incantesimo,
Il sussurro del sospirante mare
Pare il bisbiglio singhiozzante di due anime
Che tremano in una passione d’addio.

Ai desideri che triplicarono in me la vita,
(O malinconia del vento che rotola!)
Ai sogni che sembrarono predire il futuro,
Alle speranze che montarono in me come il mare,
A tutte le dolci cose inviate sulle anime felici,
Non posso che sciogliere un silente addio.

E alla fanciulla che fu sì tanto per me
(O lamento di questo vento che rotola!)
Poiché non posso costringela a vivere,
Sotto la notte, accanto al mar che risuona,
colmo dell’amor che avrebbe potuto unirci le anime,
Un triste, ultimo, lungo, supremo addio.

*

A LOVE BY THE SEA

Out of the starless night that covers me,
(O tribulation of the wind that rolls!)
Black as the cloud of some tremendous spell,
The susurration of the sighing sea
Sounds like the sobbing whisper of two souls
That tremble in a passion of farewell.

To the desires that trebled life in me,
(O melancholy of the wind that rolls!)
The dreams that seemed the future to foretell,
The hopes that mounted herward like the sea,
To all the sweet things sent on happy souls,
I cannot choose but bid a mute farewell.

And to the girl who was so much to me
(O lamentation of this wind that rolls!)
Since I may not the life of her compel,
Out of the night, beside the sounding sea,
Full of the love that might have blent our souls,
A sad, a last, a long, supreme farewell.

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Monumento al mare: William Ellery Channing

18 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ellery Channing

Monumento al mare

William Ellery Channing (1818–1901), americano (foto web)

CANZONE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Va la nostra barca libera alle onde,
sulla curva della marea, ove si frange il flutto ricciuto,
come traccia di vento su bianchi fiocchi di neve:
via, via! È un sentiero sul mare.

Possono infuriare le raffiche — far tendere la vela,
perché i nostri spiriti sanno strappare al vento la forza,
e le nubi plumbee cedono alla mente solare,
non temiamo il turbine della burrasca.

Onde sulla spiaggia e schiuma marina selvaggia,
con un balzo, uno scatto e un urrà improvviso,
dove l’alga si lega alla sua dimora,
e gli uccelli marini si bagnano sulle creste spumose,
onda dopo onda, s’arricciano,
mentre bianca la sabbia dalla riva acceca.

*

SEA SONG

Our boat to the waves go free,
By the bending tide, where the curled wave breaks,
Like the track of the wind on the white snowflakes:
Away, away! ’Tis a path o’er the sea.

Blasts may rave,— spread the sail,
For our spirits can wrest the power from the wind,
And the gray clouds yield to the sunny mind,
Fear not we the whirl of the gale.

Waves on the beach, and the wild sea-foam,
With a leap, and a dash, and a sudden cheer,
Where the seaweed makes its bending home,
And the sea-birds swim on the crests so clear,
Wave after wave, they are curling o’er,
While the white sand dazzles along the shore.
 

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Monumento al mare: Sarah Teasdale

04 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Sara Teasdale, TRADUZIONI

Monumento al mare

Sara Teasdale (1884-1933), americana (foto web)

NOSTALGIA DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

A mille miglia oltre questo muro inondato di sole
Da qualche parte le onde strisciano fresche lungo la sabbia,
La bassa marea abbandona la terra indolente
Con l’antico mormorio, lungo e musicale;
Grevi di vento s’ergono le onde, si curvano, ricadono,
E attorno agli scogli la schiuma esplode come neve —
Ma benché lontana nell’entroterra, sento e riconosco,
Perché sono nata eterna schiava del mare.
Lì vorrei essere e rotolarmi addosso
La fredda insistenza della marea,
A spegnere questa cosa ardente che chiamano anima —
Dopo con la risacca trascinarmi alla deriva
Essere meno del più piccolo guscio lungo la secca,
Meno dei gabbiani che strillano al mare.

*

SEA LONGING

A thousand miles beyond this sun-steeped wall
Somewhere the waves creep cool along the sand,
The ebbing tide forsakes the listless land
With the old murmur, long and musical;
The windy waves mount up and curve and fall,
And round the rocks the foam blows up like snow, —
Tho’ I am inland far, I hear and know,
For I was born the sea’s eternal thrall.
I would that I were there and over me
The cold insistence of the tide would roll,
Quenching this burning thing men call the soul, —
Then with the ebbing I should drift and be
Less than the smallest shell along the shoal,
Less than the sea-gulls calling to the sea.

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Monumento al mare: Cale Young Rice

14 giovedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Cale Young Rice, Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Cale Young Rice (1872-1943), americano (foto web)

SONNAMBULISMO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Sopra di me è la notte,
E sopra la notte, la notte.
Il mare accanto a me geme, o è quieto.
La terra come una sonnambula si trascina
Per uno strano sonno…
Stride un uccello marino.
E il garrulo risveglia in me fiocamente,
Il popolo morto del mare, i miei antenati —
Coloro che più di me sono in me,
Coloro che si sedettero lunghe notti fa da sponde bagnate
E videro il mare nei suoi silenzi;
E lo dannarono o lo implorarono;
O lo sfidarono con un crocifisso;
E poi calarono giù con le loro barche.

Sopra di me è la notte…
E sopra la notte, la notte.
Le rocce mi circondano e più in là, la sabbia …
E la riluttante bassa marea
Che si getta all’indietro per dare l’ultimo saluto
Ai relitti portati da così tempo nel suo seno.
Rocce… Ma la marea arretra
E il limo è nudo, come una cosa vergognosa
Che non ha nascondiglio.
E l’uccello marino tace —
L’uccello e ogni altro grido lontano nel mio sangue —
E la terra come una sonnambula si trascina.

*

SOMNAMBULISM

Night is above me,
And Night is above the night.
The sea is beside me soughing, or is still.
The earth as a somnambulist moves on
In a strange sleep…
A sea-bird cries.
And the cry wakes in me
Dim, dead sea-folk, my sires —
Who more than myself are me.
Who sat on their beach long nights ago and saw
The sea in its silence;
And cursed it or implored;
Or with the Cross defied;
Then on the morrow in their boats went down.

Night is above me…
And Night is above the night.
Rocks are about me, and, beyond, the sand …
And the low reluctant tide,
That rushes back to ebb a last farewell
To the flotsam borne so long upon its breast.
Rocks… But the tide is out,
And the slime lies naked, like a thing ashamed
That has no hiding-place.
And the sea-bird hushes —
The bird and all far cries within my blood —
And earth as a somnambulist moves on.

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Monumento al mare: Georges Rodenbach

29 giovedì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Georges Rodenbach, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Georges Rodenbach (1855-1898), belga (foto web)

FOSFORESCENZA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Stasera il cielo cupo e il mare si confondono;
per tutto il giorno ha fatto molto caldo;
le onde urtandosi nell’ombra si danno voci,
prigioniere d’una stessa cella.

Il cielo è largo e nero come un panno funebre,
e gli orizzonti incerti
formano come un immenso e oscuro santuario
dove tutti i ceri sono spenti.

Ma ecco che il mare diventa fosforescente
e lungo la sabbia cangiante
nella distanza s’apre superbo e abbagliante,
con i suoi lustrini d’argento.

Non astri nel cielo, non vele nel vento,
si direbbe che l’onda amara
così rivolti impietosa cadaveri di stelle
che sarebbero cadute nel mare.

*

PHOSPORESCENCE

Ce soir le ciel obscur et la mer se confondent;
tout le jour il a fait très chaud;
les flots entrechoqués dans l’ombre se répondent,
captifs dans un même cachot.

Le ciel est large et noir comme un drap mortuaire,
et les horizons incertains
forment comme un immense et sombre sanctuaire
où tous les cierges sont éteints.

Mais voici que la mer devient phosphorescente,
et le long du sable changeant
elle s’étale au loin superbe, éblouissante
avec ses paillettes d’argent.

Pas d’astres dans le ciel; dans le vent pas de voiles;
on dirait que le flot amer
roule ainsi sans pitié des cadavres d’étoiles
qui seraient tombés dans la mer!
 

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Monumento al mare: William Vaughn Moody

15 giovedì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Vaughn Moody

Monumento al mare

William Vaughn Moody (1869-1910), americano (foto web)

UN GIORNO GRIGIO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Nebbie grigie e piovigginose drappeggiano le brughiere,
la pioggia sbianca il mare morto,
dal tetro promontorio all’accigliato capo
vele plumbee vanno stancamente.
Non so come quel mercantile
abbia trovato coraggio; ma è il suo piano
verso il mare il suo corso sconfinato da solcare.

Irreali come insetti che atterriscono
il cervello irritabile d’un ubriacone,
sul grigio abisso strisciano le imbarcazioni
a quattro zampe, con due rematori:
minimi, i più piccoli della terra,
attraverso la vasta circonferenza del vecchio oceano
nello sforzo eroico, ridicolo.

Mi chiedo come l’equipaggio di quel mercantile
abbia trovato la volontà.
Mi chiedo come i pescatori facciano
per continuare ancora a sfiancarli.
Mi chiedo come il cuore dell’uomo abbia
pazienza di vivere oltre la sua spanna
o d’attendere che i suoi sogni s’avverino.

*

A GREY DAY

Grey drizzling mists the moorlands drape,
rain whitens the dead sea,
from headland dim to sullen cape
grey sails creep wearily.
I know not how that merchantman
has found the heart; but ‘tis her plan
seaward her endless course to shape.

Unreal as insects that appall
a drunkard’s peevish brain,
o’er the grey deep the dories crawl,
four-legged, with rowers twain:
midgets and minims of the earth,
across old ocean’s vasty girth
toiling-heroic, comical!

I wonder how that merchant’s crew
have ever found the will!
I wonder what the fishers do
to keep them toiling still!
I wonder how the heart of man
has patience to live out its span,
or wait until its dreams come true.
 

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Monumento al mare: Francis Ledwidge

25 giovedì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Francis Ledwidge (1887-1917), irlandese (foto web)

SU UN SOGNO D’ACQUA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

E così, per molte leghe del mare
Cantammo di chi avevamo lasciato indietro.
La nostra nave ruppe il fosforo selvaggio,
Le bianche vele pregne di vento,
E nella mente mi domandavo
Quanti si sarebbero ricordati di me.

Dopo, l’alba orlata di rosso larga si stese,
Un fronte roccioso s’allungava,
E punte di terre addensate alla marea
Custodivano tante piccole e confortevoli cale.
O gioia di vivere per sempre, laggiù,
O Anima tanto cercata!

*

ON DREAM WATER

And so, o’er many a league of sea
We sang of those we left behind.
Our ship split thro’ the phosphor free,
Her white sails pregnant with the wind,
And I was wondering in my mind
How many would remember me.

Then red-edged dawn expanded wide,
A stony foreland stretched away,
And bowed capes gathering round the tide
Kept many a little homely bay.
O joy of living there for aye,
O Soul so often tried!

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Monumento al mare: Gerald Gould

11 giovedì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Gerald Gould (1885-1936), inglese (foto web)

SETE DI VIAGGIARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Oltre l’est l’aurora, oltre l’ovest il mare,
e a est e a ovest la sete di viaggiare che non mi lascia;
agisce in me come una pazzia, cara, incitandomi a dare l’addio;
perché i mari chiamano e le stelle chiamano e oh! la chiamata del cielo!

Non so dove corra la bianca strada, né cosa siano le colline azzurre;
ma un uomo può avere per amico il sole e per guida una stella;
e non c’è fine nel viaggio una volta che si sente la voce,
perché i fiumi chiamano e le strade chiamano, e oh! la chiamata degli uccelli!

Laggiù si trova il lungo orizzonte, e lì di notte e di giorno
le vecchie navi volgono di nuovo a casa e le giovani vanno via;
e io potrei tornare, ma devo andare, e se gli uomini ti chiedono perché,
puoi dare la colpa alle stelle e al sole e alla strada bianca e al cielo.

*

WANDER-THIRST

Beyond the East the sunrise, beyond the West the sea,
And East and West the wander-thirst that will not let me be;
It works in me like madness, dear, to bid me say good-bye;
For the seas call, and the stars call, and oh! the call of the sky!

I know not where the white road runs, nor what the blue hills are;
But a man can have the sun for a friend, and for his guide a star;
And there’s no end of voyaging when once the voice is heard,
For the rivers call, and the roads call, and oh! the call of the bird!

Yonder the long horizon lies, and there by night and day
The old ships draw to home again, the young ships sail away;
And come I may, but go I must, and, if men ask you why,
You may put the blame on the stars and the sun and the white road and the sky.

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Monumento al mare

20 mercoledì Dic 2023

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

≈ 16 commenti

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Pace sulla costellazione cantante delle acque
Incrinata come le spalle della moltitudine
Pace sul mare alle onde di buona volontà
Pace sulla lapide dei naufragi
Pace sui tamburi dell’orgoglio e delle pupille tenebrose
E se io sono il traduttore delle onde
Pace anche su di me…

MONUMENTO AL MARE
Vicente Huidobro

“E che cos’è il mare?”
“Il mare!” esclamò il mugnaio. “Che Dio ci aiuti: è la cosa più grandiosa creata da Dio! È dove tutta l’acqua del mondo finisce in un grande lago salato. E lì rimane, piatta come la mia mano e innocente come un bambino, ma, dicono, quando soffia il vento si alza in montagne d’acqua più alte delle nostre e inghiotte navi più alte del nostro mulino, e sulla terra il suo ruggito si sente a miglia di distanza. Dentro ci sono pesci cinque volte più grandi di un toro, e un vecchio serpente lungo quanto il nostro fiume e vecchio come il mondo, con i mustacchi di un uomo e una corona d’argento sulla testa.”

WILL DEL MULINO
Robert Louis Stevenson

Il mare è sempre stato mare
è mare il giorno
fu mare l’assenza del giorno
l’interludio che balenò
tra oscurità e presagio di vita
già fu mare
in principio fu mare
e prima del principio fu il suo fragore
fu un tremito di conchiglia
fu mare la prima alba
la prima preghiera sul mondo
il primo bacio degli esseri fu mare
sarà mare la resa del sole
marinaio orbo
sul vascello di fuoco
è mare l’estasi di Dio
e lo spazio che svuoteremo
sarà mare
Il mare è sempre stato mare

IL MARE È SEMPRE STATO IL MARE
Emilio Capaccio

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Intervista a Emilio Capaccio. Cuentos Olvidados

23 martedì Mag 2023

Posted by Loredana Semantica in Capo Horn - Tijuana. Cuentos Olvidados, Interviste, LETTERATURA, TRADUZIONI

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Capo Horn - Tijuana. Cuentos Olvidados, Emilio Capaccio, intervista, TRADUZIONI

E’ terminata il 5 maggio scorso Capo Horn – Tijuana. Cuentos Olvidados, il progetto curato da Emilio Capaccio su questo sito nella categoria TRADUZIONI. L’ articolata iniziativa, inziata il 7 aprile dell’anno scorso ha accompagnato i lettori di Limina mundi per oltre un anno, suscitando interesse, abbiamo pensato quindi di rivolgere alcune domande al Curatore in un’intervista proposta nel sottostante podcast.

la linea rossa traccia il percorso ideale compiuto con i Racconti dimenticati

Qui sotto l’audio dell’intervista. La voce dell’introduzione è di Loredana Semantica, formulano le domande Deborah Mega e Loredana Semantica, risponde Emilio Capaccio. Buon ascolto

I volti dei 21 autori dei racconti dimenticati tradotti da Emilio Capaccio

EMILIO CAPACCIO

Emilio Capaccio è nato il 16 maggio del 1976. Ha vissuto a Campagna, in provincia di Salerno. Vive a Milano. Ha pubblicato in formato e-book: “Malinconico Oscuro”, traduzioni di poeti sudamericani inediti, con prefazione di Giorgio Mancinelli. Ha collaborato con la rivista internazionale di poesia: “Iris News”. Collabora con vari blog di poesia. Sue traduzioni e poesie sono presenti in varie antologie, blog e nella rivista “Il Foglio Clandestino, Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria”. Ha pubblicato la raccolta poetica: “Voce del Paesaggio”, edita da Kolibris Edizioni 2016, con prefazione di Massimo Sannelli, e la raccolta poetica: “Canzoniere della Biondezza”, edita da L’Arciere del Dissenso 2019, con prefazione di Emilio Paolo Taormina. Come curatore e traduttore ha pubblicato le raccolte: “Radice”, del poeta spagnolo José Luis Hidalgo, Giuliano Ladolfi Editore 2017, e “Princesse Amande”, della poetessa francese Lucie Delarue-Mardrus, LietoColle 2017. Nel 2023, ha pubblicato per Neobar eBooks Via Lattea, traduzioni in rima della raccolta di sonetti inedita del poeta brasiliano, Olavo Bilac.

A questo link tutti gli articoli pubblicati da Emilio Capaccio su Limina mundi

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Capo Horn – Tijuana. Cuentos Olvidados. “La gatta zoppa” di Vicente Riva Palacio

04 giovedì Mag 2023

Posted by emiliocapaccio in Capo Horn - Tijuana. Cuentos Olvidados, Idiomatiche, LETTERATURA

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Capo Horn - Tijuana. Cuentos Olvidados, Emilio Capaccio, La gatta zoppa, Racconti, TRADUZIONI, Vicente Riva Palacio

M E S S I C O 

LA GATTA ZOPPA

(1896 postumo)

Vicente Riva Palacio (1832-1886)

Traduzione di Emilio Capaccio

Politico, scrittore e militare, ritenuto uno dei più importanti fautori della novella storica. La sua opera, nondimeno, spazia attraverso una moltitudine di generi differenti: poesia, drammaturgia, racconti brevi,“folletines” satirici, saggistica. Fu diplomatico, membro del Congresso, governatore e guerrigliero durante l’invasione francese (1862-1867). È considerato una delle figure più emblematiche del XX secolo in Messico. La sua opera si contraddistingue per l’uso di un linguaggio semplice e preciso, con tratti umoristici e sarcastici. Il lavoro giornalistico, invece, spicca per essere assai critico e per dare una rappresentazione veritiera della situazione politica del suo paese, rimanendo fermo sulle sue posizioni liberali.

— Mi volete dire – disse Delfina — perché continuate a prendervi cura di quella povera gatta zoppa?

— È una storia – rispose sorridendo — che ora vi racconto, sebbene non sia né lunga né allegra.

Io e la Pepa la portammo da Siviglia; la compagnia teatrale che ci aveva condotti fin lì finì per litigare pochi giorni dopo. Avevamo un bel contratto, sette pesetas, spostamenti pagati e un guadagno libero per il coro delle signore. L’impresario era un uomo di grande impegno ma di poche risorse. Sarà stato circa tre anni fa. Era estate, speravamo di ricrearci un po’ e di approfittare dell’opportunità di visitare le province.

Avevamo portato un buon repertorio: da Getafe a Paraíso, La canzone della Lola, Los bandos de Villafrita, La Gran Vía, …e, di corsa, al mare. Ma come diceva, e diceva bene, l’impresario, la compagnia pone e il pubblico dispone. E perché la soprano non era bella ed era stonata, o perché quello con la barba tartagliava, o per la caratteristica bizzarra dell’occhio destro, o perché Dio solo lo sa, fatto è che la compagnia non andò bene a Siviglia, e già dalla prima rappresentazione il pubblico cominciò a prendersela con noi, con il pretesto che il tenore aveva fatto una gaffe andando avanti a cantare quando non toccava più a lui. Nelle prime esibizioni non c’erano pezzi che non suscitassero prese a pedate; in seguito non fu più così, perché, non essendoci rimasti più di tre duros nell’armadietto, non c’era neanche il pubblico pagante che se la prendesse con noi. Non si trovava altra soluzione: la compagnia non poteva pagarci e noi dovemmo accontentarci di ricevere un biglietto di terza classe sul treno diretto per Madrid. Con quello, e cinque duros che aveva la Pepa, più altri quattro che avevo risparmiato, arrivammo qui, prendemmo un alloggio e ci mettemmo a cercare una parte; macché! Visto che l’estate era inoltrata, tutti i teatri avevano più attori di quanto ce ne sarebbe stato bisogno: né al Felipe, né al Recoletos, né al Principe Alfonso, né al Tívoli, che era stato inaugurato in quei giorni, riuscimmo a trovare un posto, i nove duros finirono presto, e i bagagli scivolarono sul banco dei pegni, e le rogne abbondarono più frequentemente del copione di una commedia.

Ho trascurato di dirvi che, quando prendemmo l’alloggio, avevamo trovato quella gattina, magra e affamata, ma così affettuosa che, come disse la Pepa, avremmo dovuto tenere con noi perché Dio ci aiutasse, e la povera bestiola faceva proprio simpatia, perché mangiava il baccalà con le patate avanzato dal pranzo con lo stesso piacere con cui mandava giù le briciole sulla tovaglia della colazione. Potrei giurare, addirittura, che fu lei a mangiare il guanto di capretto della Pepa, che non riuscimmo più a trovare.

Ci alzavamo molto tardi, dopo mezzogiorno, e andavamo a letto molto presto per non dover fare più di un pasto al giorno; non avevamo soldi, ma il nostro buonumore non ci lasciava mai e tutto quello che capitava ci faceva ridere, perché prendere sul serio ogni cosa era come suicidarsi.

Una mattina scoprimmo che la situazione era più grave del solito, non avevamo più niente da impegnare e dovevamo mangiare. Pensando e ripensando, alla Pepa venne in mente di vendere la sedia che il vicino di casa ci aveva prestato perché avessimo un posto dove sederci. L’idea non era male e mi ripromisi di toglierci da quella situazione.

Per fortuna il vicino non c’era, faceva il macchinista del tranvia e non sarebbe ritornato che alla sera. Aprii la porta, assicurandomi che le scale fossero deserte; afferrai la sedia, corsi al piano di sotto e non mi fermai fino a quando non arrivai alla casa di un vecchio commerciante di mobili, che mi diede due pesetas. Immediatamente andai a comprare pane, vino, carbone e due braciole che mi ballavano in mano.

Con quale piacere mi accolse la Pepa. Misi la spesa sul braciere e penetrai nella sala per togliermi lo scialle e lavarmi le mani, raccontando alla Pepa le mie peripezie. Ma tutti i mali vengono dalla lingua; ci mettemmo a parlare come se non avessimo avuto fame, e quando tornammo in cucina…non c’è bisogno che vi racconti come mi sentii quando vidi la gatta mangiare l’ultimo pezzo di braciola.

Vi dico solo che fu tale il colpo che tirai alla povera gatta, che da allora si trascina zoppa.

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