Il cerchio e la botte: CLAUDIA PICCINNO

Tag

, ,

Continua la nostra rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI il lunedì. Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano, attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia. Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è CLAUDIA PICCINNO.

13221477_10207459114648396_8700104067061038592_n

Continua a leggere

VAGABOLARIO Viaggio miniato tra le leggende dei piccoli popoli nelle isole linguistiche d’Italia

Tag

, ,

 

 

vagabolario-copertina

La leggenda

Com’è nata la neve in Carnia 

Tratta da

Renzo Balzan, Poesiis e Liendis de Tiere di Cjargne, A. Moro, Tumieç 2000

della quale esiste il testo originale

(una delle 21 tratte dal libro, relativa ad uno degli altrettanti “piccoli popoli” oggetto del mio studio e del libro).

Cemût che je nassude la nêf in Cjargne 

Ducj in Cjargne lu san, almancul chei che a lòghin tal Cjanâl di Guart, che la mont clamade di Crostas e je une des plui ricjis di lejendis. A Culino, a Gjviano, a Tualis e a Salârs s’in puedin scoltà plui di une. Su la mont di Tencje si dan adun in cunvigne e a bàlin lis striis, come che si saveve ancje deant che lu scrivès tes sôs prosis la Percude, e che il Carducci lu cjantâs te sôs poesiis; ma che su la mont di Crostas e fos nassude la nêf o crodìn che a sèdin pardabon in pôs a savêlu.

E conte cheste liende che si jere a la fin dal mês di març e che i prins clips de vierte a tacavin bielzà a fâsi sintî. Dutcâs une buinore de tiere al scomençà a burî fûr come par un incjantesim, un lizêr vapôr  ch’al lave jevansi simpri plui in alt, fintramai ch’al rivà a subissâ e a cuviergi i flums, i lâts, i plans, i boscs e la mont di Crostas. E plui il timp al passave, plui si faseve dut blanc.

Un blanc simpri plui penç. Cussì ogni cjosse e restà torcenade e subissade di chel ch’al jere aromai diventât une sorte di mâr di fumate cjandide. Ma vè che a un ciert pont e vignì fûr une piore che lè su disburide pe cleve di Tualis, e traviersà il bosc e svelte come un cjavrûl e corè su la cueste de mont fintremai a l’ultime cime, po cun tun grant varc e rivà sù tal cîl. Daûr di jè e rivà une seconde, e une tierce, e dîs e cinquante e cent… Alore pai infinîts prâts, colòr blâf dal cîl s’invià une gare, vivarôse e graciôse. Lis pioris al corevin lizeris une plui di chê âtre e i agnui ur svualavin daûr e a cirivin di fermâlis cjapanlis pai riçts de lôr velade di lane. Ma lis pioris si diliberavin, lassant tes mans dai agnui  i bocui de coltre mulisite. A un ciert pont al rivà ancje il vint e si zontà a cheste sorte di zûc. La lane sgjarpide e lizere si niçulave ta l’arie muesse, slusint al soreli ch’al lave a mont daûr lis cretis. A sgurlavin i flocs cjandits in lêgre danze, si alçavin sù adalt e po biel planc a vignivin jù, a vignivin jù… La nevere e lè indenant fissè, fissè, pa dute la gnot, po sul scricâ de l’albe la neule e scomençà a viergisi e sot la lûs incierte de buinore la tiere braurôse e mostrà lis monts cuviertis dal blanc mantîl. In face a cheste vision al ridè apajât purpûr il soreli ch’al jevave su la mont di Crostas, come par un strieç ch’al jere riessût pulît.

 Com’è nata la neve in Carnia

francesco-severini_vagabolario_capolettera-f

Forse non tutti sanno che sul monte Crostis, un giorno, è nata la neve. Questa leggenda racconta che si era alla fine del mese di marzo, e che i primi segni della primavera cominciavano già a farsi sentire. Cominciò d’un tratto a fuoriuscire un leggero vapore dalla terra, che si alzava sempre più in alto, fino ad arrivare a ricoprire i fiumi, i laghi, le pianure, i boschi e il monte Crostis.  E più il tempo passava, più si faceva tutto bianco.  Un bianco sempre più denso. Così ogni cosa venne circondata e avvolta da quello che era ormai diventato una sorte di mare di nebbia candida. Ma ecco che a un certo punto venne fuori una pecora che andò su per la salita di Tualis, attraversò il bosco e svelta come un capriolo corse sulla cresta della montagna fino su all’ultima cima, poi con un grande salto arrivò su nel cielo. Dietro di lei arrivò una seconda, e una terza, e dieci e cinquanta e cento… Allora sugli infiniti prati dal cielo iniziò  una gara, vivace e graziosa.  Le pecore correvano leggere una più dell’altra e gli angeli volavano loro attorno e cercavano di fermarle afferrandole per i riccioli del loro vello di lana. Ma le pecore si liberavano, lasciando tra le mani degli angeli i boccoli del loro soffice mantello.  A un certo punto arrivò anche il vento ad unirsi a questa specie di gioco.  La lana sfilacciata leggera dondolava nel vento, rilucendo al sole che stava salendo dietro le cime. Giravano attorno a se stessi  i fiocchi candidi in una danza leggera, si alzavano su in alto e poi piano piano venivano giù, venivano giù… La nevicata è andata avanti fitta, fitta, per tutta la notte, poi alle prime luci dell’alba la nuvola cominciò ad aprirsi e sotto la luce incerta del primo mattino la terra mostrò i monti coperti dal bianco mantello. A questa vista rise appagato perfino il sole che si alzava sul monte Crostis, come per una stregoneria che era riuscita bene.

Francesco Severini

Vagabolario

Viaggio miniato tra le leggende dei piccoli popoli nelle isole linguistiche d’Italia

Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2016; br., pp. 264

SINOSSI

Il progetto Vagabolario nasce con l’intento di rendere plausibile il nesso tra la parola e l’immagine, il legame che scaturisce da vincoli intimi e giocosi mediante i quali è possibile dare ancora voce cristallina alla narrazione. Quella capace di suggerire e dar vita ad infiniti racconti, proprio come nella tradizione orale che rigenera fiabe e leggende, modificandole di volta in volta, arricchendone il senso, ridefinendone gli spazi ed i tempi d’azione. Il sottotitolo in tal senso, oltre il titolo stesso, ne definisce inoltre i contorni e gli ambiti. Si tratta appunto di un viaggio miniato, un viaggio per immagini vivo di racconti nel racconto, tra le leggende di quelle che sono state (in certi casi anche giuridicamente) definite isole linguistiche esistenti in varie zone d’Italia, ciascuna virtualmente inscritta entro confini regionali, il più delle volte troppo angusti e per questo limitanti. Dove variegati sono i popoli che le costituiscono e le abitano, seppure persino misconosciuti, eppure forti di un’energia straordinaria; quella che attinge, coniugandoli, sapere e attenzione alla vita. Il mio lavoro di ricerca intorno alle leggende di questi piccoli popoli – la definizione è solo apparentemente, volutamente minimizzante – è diretto ad una riscoperta, che in molti casi diventa vera e propria scoperta, dei rimandi ad una tradizione che fonda le proprie radici nel tessuto letterario dell’oralità. Il fine: restituire loro una dignità culturale capace di rimarcare, elevandola, l’identità peculiare di ciascuno di essi. Ventuno, dunque, i popoli, tanti quanti le lettere dell’alfabeto italiano. Di qui l’idea di altrettanti capolettera da rendere quali miniature di un singolare vocabolario, il mio personale Vagabolario, appunto: una sorta di breviario laico che attraverso un ordine ben noto, dalla A alla Z, scandisca il tempo della narrazione. Ventuno capolettera, ciascuna densa di figurazioni che illustrano la storia presa in esame – essa stessa stimolo primario di un soggetto (oggetto) visuale – spesso in maniera didascalica, altre volte lasciando che un’immagine chiave della leggenda ne divenga il punto focale. Il progetto non ha la pretesa di rappresentare una indagine demologica esauriente, tanto meno esaustiva, in merito ai piccoli popoli e alle loro leggende prese a riferimento. Mi auguro, piuttosto, essa sia stimolo per nuovi ed interessanti approfondimenti che possano far luce su alcune realtà ancora poco indagate, quando anche sconosciute, di un Paese già minato nelle sue fondamenta più solide, ovvero la disattenzione alla propria storia e alla sua straordinaria cultura. Non dimenticando, mai, che proprio nel ricorso alla tradizione un popolo, pur nelle sue infinite differenze identitarie, può trovare sempre ulteriori spunti per la coesione e la sua unitarietà. Il volume, stampato da Prospettiva Editrice, consta di una introduzione, di una breve prefazione di Antonella Orlacchio, della successione delle ventuno “stanze” ordinate alfabeticamente, come in un comune vocabolario, all’interno di ciascuna delle quali c’è l’immagine del capolettera miniato, alcune informazioni relative di ognuno dei “piccoli popoli”, in una sezione finale il rimando ad una loro relativa sitografia e bibliografia, oltre a rimandi generali sitografici e bibliografici, infine una nota biografica sull’autore.

Francesco Severini

Io penso ai morti

Tag

, , ,

cimitero_01

Io penso ai morti

Nella pioggia che batte e scioglie i cieli
– i grandi cieli all’improvviso soli –
io penso ai morti. Udranno a lungo i treni
chiamare in sogno le città perdute
e dare ai nomi dell’addio la voce
che resta della sera.
Sei, a chiamarti, il nome delle sere
che non risponde, ma potresti avere
bisogno del racconto, d’una voce,
per questa pioggia che ti fa più sola
dei lumi senza requie.
Tornerai
dalle musiche morte, dalle gronde
dei tuoi mattini, amore che riprendi
dal naufragio l’ala del tuo volo.

Alfonso Gatto

***

Continua a leggere

Sette domande sulla poesia : ELISABETTA MALTESE

Tag

, ,

Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è ELISABETTA MALTESE.

14454590_698060943683078_217060216_n

Continua a leggere

ASPETTANDO NATALE

Hanno labbra i tuoi occhi
denti che mordono nel ticchettare degli sguardi

Le lasci asciugarsi per paura di una povertà che non verrà
che mai potrebbe: non finiscono i baci.

In questo spreco si compie la tua avarizia
mentre io mi avvolgo nei lampi di altri occhi
a ripararmi, rifarmi palpito e vibrazione.

Essere visti – questo grande dono imprevisto –
è la prova – indiscutibile – che un qualche dio ci ama.

Nel frattempo chi può – in dolce libertà – canta.
Poi sarà Natale. Di nuovo.

Canto presente 5: Monica Puleo

Tag

, , ,

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Monica Puleo

Ad A. A.

Anch’io oggi ho molto da fare,
Anna;
devo avvolgere il cuore
nella carta da pacchi dei giorni
il cui domani è oggi.
E sigillare le unghie
nel lardo bianco
dell’attesa
sospesa.

Continua a leggere

Il tema del silenzio: Francesco Tontoli 4

Tag

, , ,

 

genesi_creazione-di-adamo-dita.jpg

Particolare della Creazione di Adamo, Michelangelo, Cappella Sistina, Roma

(4/2/2016)

Ben oltre la soglia dell’udibile il silenzio raccoglie
intorno a sé un nucleo ferroso di senso.

Inghiotte nella sua camera oscura rumori inascoltati
lontane esplosioni avvenute nell’universo
seduce senza essere mai completamente percepito

è uno stato di grazia che si vede e non si sente
come avviene a quei ciechi
che avvertono la luce bruciandosi le mani
e a quei sordi che vedono le voci
attraverso l’urto delle onde sonore sul corpo.

Molte parole dette dalla luna compongono il silenzio
quel chiacchiericcio di stelle che fa da sfondo alle nostre notti
quei piccoli bagliori di frasi luminose e sconosciute

Sarà la nota naturale della radiazione fossile di fondo
che le stazioni radio continuano a trasmettere mentre guidiamo?

Le voci del mondo la coprono e la distorcono
rimane il vibrato del cielo simile a quello delle foglie di un albero
il reverbero della somma delle onde infrante sulla spiaggia
in un mare silenzioso visto a mezzanotte.

Bisognerebbe non avere orecchi
ma molte milioni di mani
per costruire un secondo di silenzio.

Ben oltre il tempo c’erano miniere di silenzio
i cui mattoni sono serviti a costruire
il tacito vocalizzo primordiale.

Francesco Tontoli

Continua a leggere

Il cerchio e la botte: STEFANO GUGLIELMIN

Tag

, , ,

Proseguiamo con le interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste saranno pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa). Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.  Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è STEFANO GUGLIELMIN.

foto gug.png

  1. Che cos’è per te la poesia e che cosa é in grado di esprimere?

È un certo modo di scegliere le parole, un metodo per renderle necessarie. Ma può anche essere votata al superfluo, ossia l’esatto contrario di quanto affermato sopra. In ogni caso è un metodo che usa materiale comune per fini non strettamente comunicativi. Esprime sostanzialmente se stessa ossia qualcosa di inconciliabile con altro.

  1. Quando e in che modo ti sei avvicinato alla poesia?

Da adolescente, quando il mondo vissuto non coincise più con quello immaginato.

  1. Chi sono stati i tuoi maestri o meglio i tuoi punti di riferimento?

Alfredo Giuliani, Milo De Angelis, Edoardo Sanguineti, Mariangela Gualtieri. Poi, a un certo punto, si diventa orfani, si comincia a scrivere.

  1. Ricordi il tuo primo verso?

No, ma di sicuro non valeva niente. Poesia chiede esperienza e rottura, un prendere la parola che chiede conoscenza di sé e continua messa in questione dei risultati raggiunti. L’ingenuità non basta.

  1. A chi si rivolge la tua poesia?

Il mio è un dialogo con la tradizione, italiana soprattutto, e un ponte con i viventi non ingenui.

  1. È stata dichiarata la morte della poesia  e la sua marginalità nell’età della tecnica. In libreria i libri dei poeti contemporanei sono poco presenti e spesso relegati in un angolo, solo i classici godono ancora di un certo prestigio. Di contro c’è un fiorire di readings, di concorsi letterari e di premi. Tu cosa pensi di tutto questo?

Penso che ci siano troppi premi e perciò che questi siano incapaci di definire il valore di un poeta. La tecnica è una parte importante della poesia (vedi la sua radice etimologica), ma ad essa compete anche il pensiero emotivo, per cui è naturale che non abbia tanti lettori. Sui readings penso che siano utili a tessere relazioni. Inoltre, leggere poesie in pubblico è importante perché la voce è inscritta nel testo. Questo non significa che ami la poesia performativa, che ha spesso una vocazione integralista. Intendo semplicemente che l’impasto sonoro scelto dal poeta è imprescindibile. Si tratta di vedere poi se il poeta la sa riprodurre.

  1. C’è chi tenta un coinvolgimento nei fatti sociali del suo tempo, chi invece ritrova la verità della poesia e della vita nella sua Arcadia più o meno felice. Tu dove trovi   ispirazione? E come nascono le tue poesie?

Io trovo ispirazione nella vita che faccio e in quella degli altri. Il problema tuttavia è trovare una lingua capace di mettere in forma queste energie (lo diceva anche Rimbaud). Le mie poesie nascono la computer e impiegano parecchi mesi per trovare la forma definitiva.

  1. Secondo te i giovani di oggi amano ancora la poesia?

Pochi amano la poesia. Quasi tutti, anche i meno giovani, la scrivono per diventare famosi. Infatti pochi la leggono. A volte la amano perché è snob farlo, li distingue dalla massa. E poi: perché amare qualcosa di irriducibile, segnato costantemente dall’alterità? Direi piuttosto che la poesia ci spinge a confrontarci con i nostri limiti, è l’insopportabile che ci chiede udienza per umiliarci. Un rapporto più simile al sado-masochismo, che all’agape o all’eros gioioso.

  1. Che   importanza è attribuita oggi alla poesia dal nostro sistema d’istruzione?

La poesia nelle scuole dell’obbligo (prima elementare – primo biennio superiore) ha una funzione prevalentemente pedagogica e mira, da parte del sistema politico-morale, a ottenere il consenso. Nel triennio finale è un genere letterario, che si studia a fianco degli altri. Sarebbe sbagliato pretendere di più. L’importante è che i ragazzi facciamo esperienza del linguaggio in tutte le sue forme, con docenti competenti in tal senso (pratici nell’uso dei differenti registri, intendo; e qui c’è un sacco da migliorare).

  1. Ci sono degli orientamenti prevalenti nella poesia italiana ed europea?

Parlando in generale: domina la lirica fino agli anni sessanta, poi il verso-prosa tende a prevalere. Ciò dipende dalla crisi della soggettività, dall’impossibilità di proporla integra, autentica. Il canto sporco è ciò che serve per restituire il linguaggio all’io franto e viceversa. Naturalmente, ci sono diversi modi per sporcarla.

  1. La poesia è in grado di influenzare il linguaggio?

Il linguaggio pubblicitario, a volte giornalistico, e la canzone leggera, di sicuro. Altro non saprei.

  1. Può avere un ruolo politico?

Ce l’ha in certe parti ingenue del mondo (vedi l’importanza popolare della poesia nel Sud America). In Europa il popolo della polis non c’è; esiste il consumatore e l’opinionista. La poesia, in questo contesto, dovrebbe essere la coscienza critica, il perturbante che non concilia i sogni degli individui, che mette in crisi i facili ottimismi.

  1. é cambiato il “mestiere” del poeta nel tempo?

Nel moderno, il poeta sopravvive negli interstizi del potere. È un borghese in conflitto con la cultura di appartenenza. La sua preoccupazione è trovare il metodo per sabotare il consenso e l’omologazione che gli vengono anzitutto da dentro di sé. In questa prospettiva, poesia è un dialogo interiore con il nemico  che ci abita. Nessun mestiere, dunque.

  1. Alfonso Berardinelli ha sostenuto che oggi chi scrive versi non dovrebbe considerare valido nessun testo se non regge il confronto con un articolo di giornale o con una canzone. Intendeva probabilmente dire che i poeti contemporanei non sono capaci di comunicare con il lettore. Tu cosa ne pensi?

Berardinelli ha una idea precisa sulla valenza comunicativa della poesia contemporanea, che non significa semplificazione, bensì, conoscenza degli strumenti retorici in atto nella funzione poetica e loro attrito con la moltitudine identitaria che ci costituisce e che lui traduce, sabianamente, con la parola d’ordine “fare poesia onesta”.

  1. Attualmente in che stato di salute versa la cultura italiana ed in particolare la poesia?

Trovo che ci siano ottimi filosofi e ottimi poeti. Il problema semmai  sarebbe di coniugare meglio la cultura umanistica con quella scientifica ed economica. Molti poeti sono invece soffocati dall’umanesimo, dall’idea che esista un soggetto al centro della scena con la pretesa di visibilità assoluta. Dimenticando che il diritto di parola è un privilegio di un’élite, conquistato riducendo al silenzio gli altri.

  1. Il nome di un autore poco noto che meriterebbe di essere rivalutato.

Lasciamo all’epoca il compito di scegliersi gli autori. Non mi piace il gioco del ripescaggio: dietro c’è sempre un interesse di parte e una strumentalizzazione.

  1. C’è ancora bisogno della poesia oggi e perché?

La poesia c’è. Il bisogno lo creano altre agenzie. C’è bisogno di cultura contemporanea, questo sì, legata alla complessità. Spesso invece le poesie che leggo riducono il mondo alle tre dimensioni ordinarie, si limitano a tradurlo in metro. E il metro è quello dell’élite bianca occidentale (vedi risposta n.15)

 NOTE BIOGRAFICHE

Stefano Guglielmin è nato nel 1961 a Schio (VI). Laureato in filosofia, insegna lettere presso il locale liceo artistico. È membro della Società filosofica Italiana.

 Ha pubblicato le sillogi Fascinose estroversioni (Quaderni del gruppo “Fara”, 1985), Logoshima (Firenze Libri, 1988), come a beato confine (Book editore, 2003), La distanza immedicata / the immedicate rift (Le Voci della Luna, 2006), C’è bufera dentro la madre (L’arcolaio, 2010), Le volpi gridano in giardino (CFR Edizioni, 2013), Maybe it’s raining. Poems 1985-2014 (Chelsea Editions, 2014), Ciao cari (La Vita Felice, 2016) e i saggi Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento (Anterem, 2001), Senza riparo. Poesia e finitezza (La Vita Felice, 2009), Blanc de ta nuque. Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea. Vol.1 (Le Voci della Luna, 2011) e Le vie del ritorno. Letteratura, pensiero, caducità (Moretti&Vitali, 2014) Blanc de ta nuque. Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea. Vol.2 (Dot. com Press, 2016). È presente in alcune antologie, fra le quali Il presente della poesia italiana, curata da C. Dentali e S. Salvi (LietoColle, 2006), Dall’Adige all’Isonzo. Poeti a Nord-Est (Fara, 2008), e Caminos del agua. Antologia de poetas italianos del segundo Novecientos, a cura di E. Reginato (Monte Avila, 2008). Suoi saggi e poesie sono usciti su numerose riviste italiane ed estere e su siti web. Ha pubblicato anche racconti; l’ultimo in L. Liberale (a cura di), Père-Lachiase. Racconti dalle tombe di Parigi, Ratio et Rivelatio, Oradea (Romania), 2014. Dirige le collane di poesia “Laboratorio” per le edizioni “L’Arcolaio”, “Segni” per conto di “Dot. com Press” e, assieme a M. Ferrari e M. Morasso, “Format” della “Puntoacapo Editrice”. Gestisce il Blog Blanc de ta nuque.

Le immagini nel loro contenuto intrinseco di sostanza e forma. Recensione di Elio Ria a “Tre valli, uno sguardo” di Elio Scarciglia

Tag

, , , ,

Di solito siamo abituati a guardare in modo causale e non organizzato, sebbene ben volentieri ci soffermiamo a guardare le immagini che comportano violenza e brutalità. La frenesia della modernità elabora nell’uomo una molteplicità di sensazioni difficilmente gestibili. Non vi è l’abitudine ad osservare. Il tempo è considerato opprimente ed è vissuto come incessante ripetizione. La bellezza delle cose non intriga, non serve, fa perdere tempo all’occhio e alla mente. Immaginiamo di vedere un albero: in un secondo, l’occhio liquida l’immagine, archiviandola nell’oblio. Immaginiamo, invece, di osservare un albero: scorgiamo le foglie, i rami, il fusto, i frutti, i colori, il movimento del vento, le ombre. Ma al di là delle cose esteriori possiamo anche avere la consapevolezza di tutto ciò che non è visibile: le radici, ad esempio che si ramificano profonde ed entrano in contatto con altre realtà. Continua a leggere

Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 5 – fotografia di Angelo Merante

Tag

, , , ,

-5-

se ne stanno le parole
abbandonate
senza ramo
senza tronco
gusci d’ostrica
copie di niente
pareti bianche

se ne stanno
parole fossili
mostri ciechi d’abisso
ombre vaghe d’esilio
suoni senza fiato
farfalle morte in vetro

se in principio era il verbo
alla fine resta il silenzio.

Francesco Palmieri Continua a leggere

Editori si nasce o si diventa: intervista a GILBERTO GAVIOLI

Tag

, , , ,

In quest’era digitale e di connessione globale, caratterizzata da ipercomunicazione ed esplosione delle scritture di massa, la produzione propriamente letteraria ha subìto una crescita tanto vertiginosa da creare una situazione di saturazione permanente e di sovrapproduzione continua e percussiva del mercato in termini di offerta, più che di domanda.

Ci siamo chiesti allora se esistono dei criteri selettivi per distinguere la scrittura di qualità da sfoghi diaristico-confessionali o dalle velleità scrittorie di principianti ed ego ipertrofici. Certo non è facile individuare criteri oggettivi e indiscutibili perché gusto, soggettività e mercato sono elementi condizionanti.

Sul palcoscenico del mondo letterario tuttavia non operano solo gli scrittori, che con fantasioso parallelismo potremmo definire gli attori, ma anche gli editori che, insistendo nel paragone, ne sono i registi. Entrambi sono artefici della qualità della produzione letteraria corrente, i primi perché la creano, i secondi perché la selezionano e la diffondono.

Ecco perché, dopo gli scrittori, abbiamo pensato di rivolgere una serie di domande a coloro che, nel concreto determinano la “produzione” attuale del mercato, nella speranza che possano dare un contributo chiarificatore in termini di orientamento nella giungla iperscrittoria presente, per cercare di capire come viene gestita una casa editrice, conoscere le politiche editoriali e culturali correnti e i metodi di selezione del prodotto da pubblicare.

Oggi intervistiamo: Gilberto Gavioli (editore delle Edizioni del Foglio Clandestino)

10532827_10204252819471619_7476344493488433219_o Continua a leggere

RISVEGLI

Nei risvegli delle cinque
ogni tessitura è disfatta.
Mi muovo a raccoglierne i fili
pare formassero un disegno.
Non ci credo: colori così distanti
non possono stare in un’armonia
meno che mai raccontare una vita.
Il sonno delle sei concede un riparo
smetto di cercare salvezza nel ricordo
di quella mappa e delle sue direzioni.
Poi la luce ricompatta l’illusione
alle sette sono di nuovo una persona.
Quindici ore al telaio basteranno a stringere bene i nodi?

Canto presente 4: Alessandra Carnaroli Carloni

Tag

, , ,

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Alessandra Carnaroli Carloni

80
mia madre non mi vuole
né la prima né la seconda
aperta due volte come una
caramella all’ananas
che a nessuno  gli piace
 
ho scritto un foglio intero che
voglio morire giovane
appesa ad un balcone, un ramo
un tubo ben fissato
 
però dopo la cura dirò che mi è passata Continua a leggere

Il tema del silenzio: Deborah Mega 4 – fotografia di Daniela Alessi

Tag

, , , ,

#1

Da un pezzo ho superato
l’egocentrismo per occuparmi
di te. Potresti dimenticare
di vivere perfino di sognare
se solo non ci fossi.

Ti ho preso a cuore
senza interesse alcuno
che non sia il tuo bene
ma non viviamo insieme
sarebbe inconcludente.

E così in silenzio
senza ostentazione
quasi timidamente
chè questa è vera generosità
a distanza mi occupo di te.

L’oggetto d’affetto
più è irraggiungibile più è presente
ed è per questo
che sono in pensiero
se non sorridi.

Deborah Mega
Continua a leggere

Sette domande sulla poesia: MAX PONTE

Tag

, ,

Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è MAX PONTE.

14159863_10209897989825811_582292171_n Continua a leggere

Jaufre Rudel e l’amor de lonh

Tag

, ,

Caspar_David_Friedrich_-_Der_Wanderer_über_dem_Nebelmeer

Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, 1818, Hamburger Kunsthalle di Amburgo.

 

                                                    “Contessa, che è mai la vita?

                                                            È l’ombra di un sogno fuggente.

                               La favola breve è finita,

                                                 Il vero immortale è l’amor.”

                                                      Giosuè Carducci, Jaufre Rudel

Precocemente attestata, la letteratura provenzale presenta una storia piuttosto atipica rispetto alle altre letterature romanze.  Si trattava di una poesia d’arte composta in lingua volgare, laica, destinata a lasciare tracce indelebili su tutta la cultura occidentale anche perchè da essa prese vita tutta la lirica moderna. Continua a leggere

Il tema del silenzio: Francesco Tontoli 3 – fotografia di Samuele Romano

Tag

, , , ,

Dammi il tuo silenzio
con due silenzi noi ci parleremo
tu nella tua stanza io nella mia
tu mentre rifai il letto
e aggiusti quelle pieghe che non ti tornano
io mentre mi fermo a pensare
che dovrei mettere ordine alle carte
proseguire le terapie
e tirare giù gli accordi di quel pezzo così bello.
Tu con quel silenzio spesso
io col mio silenzio stupido e rarefatto
in questa casa impastata di silenzio
con alle pareti quadri silenziosi e libri muti
con ritratti e foto dei nostri figli
che non parlano più con noi da anni
cresciuti e silenziosamente andati via.
E anche se parlano le cose intorno
Noi il nostro silenzio lo coltiviamo dentro
nella serra umida con quei fiori finti
così colorati e violenti che una vita non basta
a considerarli fiori come di sogni persi
ideali rimpianti diventati anch’essi taciturni.

 Francesco Tontoli  Continua a leggere

Editori si nasce o si diventa? Intervista a EMANUELE SCARCIGLIA

Tag

, ,

In quest’era digitale e di connessione globale, caratterizzata da ipercomunicazione ed esplosione delle scritture di massa, la produzione propriamente letteraria ha subìto una crescita tanto vertiginosa da creare una situazione di saturazione permanente e di sovrapproduzione continua e percussiva del mercato in termini di offerta, più che di domanda.

Ci siamo chiesti allora se esistono dei criteri selettivi per distinguere la scrittura di qualità da sfoghi diaristico-confessionali o dalle velleità scrittorie di principianti ed ego ipertrofici. Certo non è facile individuare criteri oggettivi e indiscutibili perché gusto, soggettività e mercato sono elementi condizionanti.

Sul palcoscenico del mondo letterario tuttavia non operano solo gli scrittori, che con fantasioso parallelismo potremmo definire gli attori, ma anche gli editori che, insistendo nel paragone, ne sono i registi. Entrambi sono artefici della qualità della produzione letteraria corrente, i primi perché la creano, i secondi perché la selezionano e la diffondono.

Ecco perché, dopo gli scrittori, abbiamo pensato di rivolgere una serie di domande a coloro che, nel concreto determinano la “produzione” attuale del mercato, nella speranza che possano dare un contributo chiarificatore in termini di orientamento nella giungla iperscrittoria presente, per cercare di capire come viene gestita una casa editrice, conoscere le politiche editoriali e culturali correnti e i metodi di selezione del prodotto da pubblicare.

Oggi intervistiamo: EMANUELE SCARCIGLIA (Editore di Terra d’ulivi edizioni)

14111826_10210207266328721_1806014035_n (1)

Continua a leggere

Canto presente 3: Sonia Lambertini

Tag

, ,

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Sonia Lambertini

Per sottrazione, mi ripeto.
Due passi in avanti
conto fino a tre
mi guardo alle spalle
e vedo che non sono
mai arrivata più in là del sei.
Il chiodo fisso di controllare le cose
con la matematica, un movimento:
meno anni, meno possibilità
meno tempo e luce
e poche parole
corte, le preferisco.
Il segno meno è una linea orizzontale
una lama sul collo,
un peso insopportabile. Continua a leggere

Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 3 – fotografia di Angelo Merante

50-

da oggi scelgo il silenzio
le ombre della sera
le mattinate grigie
dell’autunno quando piove

da oggi varco la frontiera
mi scavo un buco nero
la nicchia in un cespuglio
un avamposto sulla luna

avrò l’orecchio al niente
e neanche una parola
nessuna voce umana

nessuna voce umana
che ancora farà male.

Francesco Palmieri Continua a leggere