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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: POESIA

Monumento al mare: Thomas Bailey Aldrich

07 giovedì Nov 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Thomas Bailey Aldrich, TRADUZIONI

Monumento al mare

Thomas Bailey Aldrich (1836-1907), americano (foto web)

LA VOCE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Nel silenzio della notte autunnale
Sento la voce del mare,
Nel silenzio della notte autunnale
Sembra che dica—
Miei son i venti in alto,
Mie le spelonche di sotto,
Miei i morti di ieri
E i morti di tanto tempo fa!

E penso alla flotta che salpò
Dalla bella riva di Gloucester,
Penso alla flotta che salpò
E non tornò mai più!
I miei occhi son pieni di lacrime,
E il mio cuore intorpidito di dolore—
Sembra come fosse ieri,
E tutto è successo tanto tempo fa!

*

THE VOICE OF THE SEA

In the hush of the autumn night
I hear the voice of the sea,
In the hush of the autumn night
It seems to say to me—
Mine are the winds above,
Mine are the caves below,
Mine are the dead of yesterday
And the dead of long ago!

And I think of the fleet that sailed
From the lovely Gloucester shore,
I think of the fleet that sailed
And came back nevermore!
My eyes are filled with tears,
And my heart is numb with woe—
It seems as if ‘t were yesterday,
And it all was long ago!
 

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Monumento al mare: Stephen Crane

24 giovedì Ott 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Stephen Crane, TRADUZIONI

Monumento al mare

Stephen Crane (1871-1900), americano (foto web)

ONDE NERE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Illustro l’argenteo passaggio d’una nave di notte,
Il colpo d’ogni triste onda perduta,
Il rombo calante dell’acciaio che si sforza,
Il piccolo grido d’un uomo a un uomo,
Un’ombra che cade nella notte più grigia,
E il tramonto della piccola stella;
Poi la distesa, la lontana distesa d’acque,
E la soffice sferzata d’onde nere
Per lungo tempo, in solitudine.

*

BLACK WAVES

I explain the silvered passing of a ship at night,
The sweep of each sad lost wave,
The dwindling boom of the steel thing’s striving,
The little cry of a man to a man,
A shadow falling across the greyer night,
And the sinking of the small star;
Then the waste, the far waste of waters,
And the soft lashing of the black waves
For long and in loneliness.
 

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Monumento al mare: Lydia Huntley Sigourney

10 giovedì Ott 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Lydia Huntley Sigourney, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Lydia Huntley Sigourney (1791–1865), americana (foto web)

SEPOLTURA IN MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Giù negli insondati regni,
Ove scorrono fontane nascoste,
Solo, a trovar il silente giaciglio,
Il figlio della terra deve andare.

Per lui nessuna funebre campana
Può amici piangenti adunare,
Né polvere, a polvere di simili, sarà deposta
Entro il verde sagrato della chiesa.

Addio! Un tuffo pesante!
Una fenditura al fondo dell’oceano!

Poi la cupa e sorda onda
A spazzar via, tutto è finito.

Ti diamo un serio incarico,
O triste e solenne profondità,
Al sicuro nel tuo freddo e forte abbraccio
Questa forma preziosa custodisci;

Fin quando al suon della tromba,
Che empie il mondo di terrore,
Le tue cavità e le tombe della terra
Renderanno i loro morti:

Allora rivestito di gloriosa luce,
Possa questo nostro amico sorgere,
E mutar la tua buia e imprigionante cella
In libertà dei cieli.

*

BURIAL AT SEA.

Down to the unfathom’d realms,
Where hidden fountains flow,
Alone, his silent couch to find,
The child of earth must go.

For him no funeral bell
May weeping friends convene,
Nor dust, to kindred dust be laid
Within the church-yard green.

Farewell! one heavy plunge!
One cleft in ocean’s floor!

And then the deaf and sullen surge
Sweeps on, and all is o’er.

We give thee earnest charge,
Oh sad, and solemn deep,
Safe in thy cold and strong embrace
This precious form to keep;

Till at the trumpet’s sound,
Which fills the world with dread,
Thy caverns, and the graves of earth
Shall render up their dead:

Then clothed in glorious light,
May this our friend arise,
And change thy dark, imprisoning cell,
For freedom in the skies.
 

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Una poesia di Miriam Bruni, illustrata da Loredana Semantica

26 giovedì Set 2024

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, Ispirazioni e divagazioni, LETTERATURA, POESIA, Poesie

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Tag

aquiloni, illustrazione, Loredana Semantica, Mare, Miriam Bruni, POESIA

“Mare e aquiloni” illustrazione di Loredana Semantica

Ma non chiedete al mare

sentieri,

direzioni; non aspettatevi

esaustive spiegazioni.

Lui è conferenziere

di lotte e contusioni;

ma non come tra fiere:

tra morbidi aquiloni!

Miriam Bruni

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Monumento al mare: Nathaniel Hawthorne

19 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, Nathaniel Hawthorne, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Nathaniel Hawthorne (1804-1864), americano (foto web)

L’OCEANO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

L’oceano ha le sue grotte silenziose,
Profonde, quiete e solitarie;
Anche se c’è furia sulle onde,
Sotto di loro non c’è nessuno.
I terribili spiriti degli abissi
Hanno lì la loro comunione;
E ci sono quelli per cui piangiamo,
I giovani, i brillanti, i giusti.
I marinai stanchi riposano tranquilli
Sotto il loro mare blu.
Le oceaniche solitudini sono benedette,
Perché laggiù c’è purezza.
La terra ha colpa, la terra ha affanno,
Le sue tombe sono inquiete;
Ma il placido sonno è sempre lì,
Sotto le onde blu scuro.

*

THE OCEAN

The Ocean has its silent caves,
Deep, quiet, and alone;
Though there be fury on the waves,
Beneath them there is none.
The awful spirits of the deep
Hold their communion there;
And there are those for whom we weep,
The young, the bright, the fair.
Calmly the wearied seamen rest
Beneath their own blue sea.
The ocean solitudes are blest,
For there is purity.
The earth has guilt, the earth has care,
Unquiet are its graves;
But peaceful sleep is ever there,
Beneath the dark blue waves.

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LA POESIA PRENDE VOCE: GRAZIA PROCINO

17 martedì Set 2024

Posted by maria allo in Più voci per un poeta, Podcast, POESIA

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Tag

Grazia Procino, Maria Allo, Podcast, POESIA

LA POESIA PRENDE VOCE

Un poeta deve lasciare delle tracce del suo passaggio, non delle prove.

Solo le tracce fanno sognare.

René Char

INEDITO

La fiera della vanità

Se penso a qualcosa
per cui essere ricordata
non penso all’esatto dettaglio.
Mi ostino, se mai, a gettare
fiori di gentilezza,
bellezza antica, che
vedo fiorire ai cigli
di strade accanto a rifiuti maleodoranti.
Mi dissocio dall’insolente profanazione,
dai riti malconci che rendono sostanza
il futile apparire.
La fiera delle vanità
-io, io, solo io-
scaccio testarda.

GRAZIA PROCINO

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“Diario dell’approdo” di Fernando Della Posta. Nota di lettura di Emilio Capaccio

12 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA, Note critiche e note di lettura

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Tag

Diario dell'approdo, Emilio Capaccio, Fernando Della Posta, POESIA

Apri un libro di poesie e immàginati un viaggio. Non è quello che ci si aspetta da un libro di poesie? E il viaggio esige istantaneamente un battito di tempo ondulante, un cicalare di profumata marina agostana, un’estate kavafisiana, una nube e un uccello in punta di pennone. La silloge di Fernando Della Posta è un sortilegio sirenico, un lungo e odoroso viaggio in acque libere d’un mare aperto, non importa se per pelaghi lunari o per isole greche che coi loro azzurrini e aromatici, scogli, dirupi, speroni, possono specchiarci più di qualunque verità di medico o di maciara, le molteplici frammentarietà di noi stessi. Tutto interi mai ci solleviamo, lo comprendiamo, non siamo unici né unitari, ma imprimere nella mente la cartina dei nostri pezzettini, delle nostre gradazioni, questo, sì, può darci il senso e la natura dell’esistenza che portiamo addosso. Il viaggio di questo libro, epperciò, inizia dalla fine: inizia dall’uomo, e finisce dove nulla finisce, nell’infinito dei nostri fragili e incoerenti minuzzoli, che, per questo viaggio in cerca di risposte, ci spingono a scendere sempre più nel profondo, nel profondo… sempre più nel lontano, nel lontano… La raccolta s’intitola “Diario dell’approdo”, prefazione di Davide Toffoli. Arcipelago itaca Edizioni, 2024.

Emilio Capaccio

*

Dalla Terra emana un’energia estrema,
tanto che lupi e creature selvatiche
del dolce e dell’occulto, con volti
monumentali da sfingi presidiano
i viali tagliafuoco. Se non viste,
come Gorgoni giocano a contarsi.

*

L’uomo talvolta si sente chiamato
ad animare paesaggi lontani,
dove soltanto una vasta bellezza
chiara veleggia tra gole e vallate.
Quella bellezza grandiosa e serena
che solo chi è saldo nella disciplina
può avvicinare con destrezza.
Quella fermezza di chi incatena
le numerose voglie da sfamare
avute in dono da una mala stella.

*

Muore l’estate nel suo stesso fuoco
di brace. Si scuce e si scuoce nelle tinte
più calde di un autunno più probo.
Perduta ogni già intrattenuta ebbrezza
di vita, si tende alla vita con mire
più astute e precise. Sopravvive
chi vince sfide sommesse di bruchi,
su cenci di morti sotto maglie di felci.

*

Estivo malessere d’ogni singolo
viottolo del borgo, tregue irrisorie
solo sotto boscaglie di platano
accenni alle ombre in fuga.
Difficile sacrificare a un’ara
malinconica, ogni nostro superfluo
intendimento, per aprire nuovi occhi
su spesso intuiti, perduti orizzonti;
su panorami di maggesi accesi
in luogo di retabli marcescenti,
levigati uncini di cenere e ossa,
punteruoli fermi a un passo dal cielo.

Fernando Della Posta è nato a Pontecorvo in provincia di Frosinone nel 1984. Vive e lavora a Roma. Ha ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali ed è presente su diversi lit-blog e in numerose antologie. Ha pubblicato le raccolte di poesia “L’anno, la notte, il viaggio” (Progetto Culura 2011), “Gli aloni del vapore d’Inverno” (Divinafollia 2015), “Cronache dall’Armistizio” (Onirica 2017), “Gli anelli di Saturno” (Ensemble 2018), “Voltacielo” (Oèdipus 2019), “Sembianze della luce” (Ladolfi 2020), “Sillabari dal cortile” (Macabor 2021) e “Ricostruzione delle favole” (Italic Pequod 2022), Prefazione di Umberto Piersanti.

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Monumento al mare: John Masefield

05 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, John Masefield, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

John Masefield (1878-1967), inglese (foto web)

FEBBRE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Calarmi ancora nei mari, nel solitario mare e nel cielo,
E tutto ciò che chiedo è un’alta nave e una stella per condurla,
La gioia del timone, la canzone del vento, il tremolio della vela,
Una nebbia grigia sul volto marino e una grigia alba nascente.

Calarmi ancora nei mari, perché il richiamo della corrente
È un chiaro e selvaggio richiamo che non può essere negato;
E tutto ciò che chiedo è un giorno di vento con bianche nubi volanti,
Con spruzzi e spume sollevate e gabbiani che gridano.

Calarmi ancora nei mari, alla vita zingara e vagabonda,
Sulla via di gabbiani e balene, dove il vento è un coltello affilato;
E tutto ciò che chiedo è un’allegra storia da un ridente compagno,
E un sonno tranquillo e un dolce sogno per quando il gioco è finito.

*

SEA FEVER

I must go down to the seas again, to the lonely sea and the sky,
And all I ask is a tall ship and a star to steer her by,
And the wheel’s kick and the wind’s song and the white sail’s shaking,
And a grey mist on the sea’s face, and a grey dawn breaking.

I must go down to the seas again, for the call of the running tide
Is a wild call and a clear call that may not be denied;
And all I ask is a windy day with the white clouds flying,
And the flung spray and the blown spume, and the sea-gulls crying.

I must go down to the seas again, to the vagrant gypsy life,
To the gull’s way and the whale’s way, where the wind’s like a whetted knife;
And all I ask is a merry yarn from a laughing fellow-rover,
And quiet sleep and a sweet dream when the long trick’s over.
 

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Buone vacanze, cari

30 domenica Giu 2024

Posted by Loredana Semantica in Prisma lirico, SINE LIMINE

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Tag

Herman Hesse, Loredana Semantica, POESIA

Con la poesia “Estate” di Herman Hesse e il dipinto di Emil Nolde “Papaveri”, il sito Limina mundi augura ai lettori “Buone vacanze” e chiude l’attività per i prossimi mesi di luglio e agosto.

Arrivederci al primo settembre.

Emil Nolde “Papaveri” 

Estate di Hermann Hesse

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.

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Monumento al mare: Ronald de Carvalho

20 giovedì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Ronald de Carvalho, TRADUZIONI

Monumento al mare

Ronald de Carvalho (1893-1935), brasiliano (foto web)

IL MERCANTE D’ARGENTO, ORO E SMERALDO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Odora il mare! Odora il mare!
Le reti pesanti battono come ali,
le reti umide palpitano nel crepuscolo.
La spiaggia liscia è una scintillazione di scaglie.

Saltellano nere razze nell’oro della sabbia bagnata,
l’acciaio delle muggini luccica in mani d’ebano e di bronzo.

Muscoli, pinne, voci e fragori, tutto si mischia,
tutto si mischia nel crearsi della schiuma che ferve tra gli scogli.

Odora il mare!

Il corno della luna nuova gioca sulla cresta dell’onda.
E tra le alghe molli e i villosi molluschi,
dove si trascinano granchi dalle zampe denticolate
e dove bolle l’olio gelatinoso dei flessili calamari,
nella rete immensa della notte carica di stelle,
nella melodia libera delle acque e dello spazio,
invasa d’aria, profetica, timpanica,
scoppia orgogliosamente la chiacchera d’un piovanello…

*

O MERCADOR DE PRATA, DE OURO E ESMERALDA

Cheira a mar! cheira a mar!
As redes pesadas batem como asas,
as redes úmidas palpitam no crepúsculo.
A praia lisa é uma cintilação de escamas.

Pulam raias negras no ouro da areia molhada,
o aço das tainhas faísca em mãos de ébano e bronze.
Músculos, barbatanas, vozes e estrondos, tudo se mistura,
tudo se mistura no criar da espuma que ferve nas pedras.

Cheira a mar!

O corno da lua nova brinca na crista da onda.
E entre as algas moles e os peludos mariscos,
onde se arrastam caranguejos de patas denticuladas
e onde bole o óleo gelatinoso das lulas flexíveis,
diante de rede imensa na noite carregada de estrelas,
na livre melodia das águas e do espaço,
entupido de ar, profético, timpânico,
estoura orgulhosamente o papo dum baiacu…

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Monumento al mare: Joyce Kilmer

05 mercoledì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Joyce Kilmer, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Joyce Kilmer (1886-1918), americano (foto web)

IN MEZZO ALL’OCEANO IN TEMPO DI GUERRA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Il fragile splendore del mare piatto,
Il volto sereno e d’argento velato della luna,
Fanno di questa nave un luogo incantato
Piena di chiara allegria e dorata magia.
Ora, per un po’, la risata spensierata sarà
Mescolata al canto, per dargli più dolce grazia,
E le vecchie stelle, nella loro corsa infinita,
Daranno ascolto e invidieranno la giovane umanità.

Eppure questa sera, a cento leghe di distanza,
Queste acque arrossano d’uno strano e terribile rosso.
Prima della luna, una nube oscenamente grigia
Sorge da ponti schiantati nel piombo aereo.
E queste stelle sorridono col loro modo immemorabile
Sulle onde che ricadono su mille nuovi morti!

*

MID-OCEAN IN WAR TIME

The fragile splendour of the level sea,
The moon’s serene and silver-veiled face,
Make of this vessel an enchanted place
Full of white mirth and golden sorcery.
Now, for a time, shall careless laughter be
Blended with song, to lend song sweeter grace,
And the old stars, in their unending race,
Shall heed and envy young humanity.

And yet to-night, a hundred leagues away,
These waters blush a strange and awful red.
Before the moon, a cloud obscenely grey
Rises from decks that crash with flying lead.
And these stars smile their immemorial way
On waves that shroud a thousand newly dead!

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Monumento al mare: Alfred Tennyson

16 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

Alfred Tennyson (1809-1892), inglese (foto web)

FRANGERE, FRANGERE, FRANGERE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Frangere, frangere, frangere,
Sulle tue fredde pietre bigie, O Mare!
E vorrei che la mia lingua potesse dire
I pensieri che sorgono in me.

Oh, bene per il figlio del pescatore,
Che grida alla sorella che gioca!
Oh, bene per il piccolo marinaio
Che canta dalla sua barca nella baia!

E le navi maestose proseguono
Verso il loro asilo sotto la collina;
Ma per il tocco d’una mano svanita,
E il suono d’una voce taciuta!

Frangere, frangere, frangere
Ai piedi delle tue rupi, O Mare!
Ma la tenera grazia d’un giorno che è morto
Non tornerà più da me.

*

BREAK, BREAK, BREAK

Break, break, break,
On thy cold gray stones, O Sea!
And I would that my tongue could utter
The thoughts that arise in me.

O, well for the fisherman’s boy,
That he shouts with his sister at play!
O, well for the sailor lad,
That he sings in his boat on the bay!

And the stately ships go on
To their haven under the hill;
But O for the touch of a vanish’d hand,
And the sound of a voice that is still!

Break, break, break
At the foot of thy crags, O Sea!
But the tender grace of a day that is dead
Will never come back to me.
 

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Monumento al mare: William Ernest Henley

02 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

William Ernest Henley (1849-1903), inglese (foto web)

UN AMORE DAL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Sotto la notte che mi copre scevra di stelle,
(O tribolazione del vento che rotola!)
Nera come la nube di qualche tremendo incantesimo,
Il sussurro del sospirante mare
Pare il bisbiglio singhiozzante di due anime
Che tremano in una passione d’addio.

Ai desideri che triplicarono in me la vita,
(O malinconia del vento che rotola!)
Ai sogni che sembrarono predire il futuro,
Alle speranze che montarono in me come il mare,
A tutte le dolci cose inviate sulle anime felici,
Non posso che sciogliere un silente addio.

E alla fanciulla che fu sì tanto per me
(O lamento di questo vento che rotola!)
Poiché non posso costringela a vivere,
Sotto la notte, accanto al mar che risuona,
colmo dell’amor che avrebbe potuto unirci le anime,
Un triste, ultimo, lungo, supremo addio.

*

A LOVE BY THE SEA

Out of the starless night that covers me,
(O tribulation of the wind that rolls!)
Black as the cloud of some tremendous spell,
The susurration of the sighing sea
Sounds like the sobbing whisper of two souls
That tremble in a passion of farewell.

To the desires that trebled life in me,
(O melancholy of the wind that rolls!)
The dreams that seemed the future to foretell,
The hopes that mounted herward like the sea,
To all the sweet things sent on happy souls,
I cannot choose but bid a mute farewell.

And to the girl who was so much to me
(O lamentation of this wind that rolls!)
Since I may not the life of her compel,
Out of the night, beside the sounding sea,
Full of the love that might have blent our souls,
A sad, a last, a long, supreme farewell.

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Monumento al mare: William Ellery Channing

18 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ellery Channing

Monumento al mare

William Ellery Channing (1818–1901), americano (foto web)

CANZONE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Va la nostra barca libera alle onde,
sulla curva della marea, ove si frange il flutto ricciuto,
come traccia di vento su bianchi fiocchi di neve:
via, via! È un sentiero sul mare.

Possono infuriare le raffiche — far tendere la vela,
perché i nostri spiriti sanno strappare al vento la forza,
e le nubi plumbee cedono alla mente solare,
non temiamo il turbine della burrasca.

Onde sulla spiaggia e schiuma marina selvaggia,
con un balzo, uno scatto e un urrà improvviso,
dove l’alga si lega alla sua dimora,
e gli uccelli marini si bagnano sulle creste spumose,
onda dopo onda, s’arricciano,
mentre bianca la sabbia dalla riva acceca.

*

SEA SONG

Our boat to the waves go free,
By the bending tide, where the curled wave breaks,
Like the track of the wind on the white snowflakes:
Away, away! ’Tis a path o’er the sea.

Blasts may rave,— spread the sail,
For our spirits can wrest the power from the wind,
And the gray clouds yield to the sunny mind,
Fear not we the whirl of the gale.

Waves on the beach, and the wild sea-foam,
With a leap, and a dash, and a sudden cheer,
Where the seaweed makes its bending home,
And the sea-birds swim on the crests so clear,
Wave after wave, they are curling o’er,
While the white sand dazzles along the shore.
 

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LA POESIA PRENDE VOCE: ELISA RUOTOLO

17 mercoledì Apr 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

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Tag

Elisa Ruotolo, Maria Allo, Podcast, POESIA

LA POESIA PRENDE VOCE

Ph Riccardo Piccirillo

Inverno, da ” Alveare”, Crocetti Editore, 2023

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“Altre Stagioni di morte e di amore” di Ester Guglielmino

16 martedì Apr 2024

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, POESIA, Poesie

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Tag

Altre Stagioni di amore e di morte, Ester Guglielmino, Loredana Semantica, POESIA

Dalla Nota dell’autrice alla raccolta Altre Stagioni di morte e di amore, PlaceBook Publishing, 2024

“Arriveranno altre stagioni, e noi staremo ad aspettarle. Col naso in aria, affacciati alla finestra e con quella voglia continua di cambiare il ritmo di ogni giorno. Torneremo a desiderare la primavera col suo profumo fresco e il taglio sbarazzino, l’opulenza dell’estate con i suoi fianchi larghi e colmi di splendore, ci innamoreremo dell’autunno col suo cappello a cono e il bastone d’ulivo ritorto che batte foglie morte, anche l’inverno infine tornerà a cullarci col suo vento freddo e a baciarci con le sue labbra secche, bruciate dalla neve. Seguiremo il tempo e il suo eterno movimento, perché è così che si stempera l’inganno della vita, perché è così che si compie da sempre il nostro viaggio.”

La raccolta si articola in 4 sezioni intitolate a ciascuna stagione dell’anno, di seguito quattro poesie scelte dalle sezioni “Primavera” e “Autunno”.

Primavera, I e II

Non cantai la mela
ma il morso inciso
nel bianco della polpa,
non la luna piena
ma lo spicchio sottile
nel cielo nero nero,
non cantai il frutto
ma il destino scritto
del fiore appena colto,
non la gioia del saluto
ma ogni partenza
e il suo dolore muto,
e se non cantai mai
la pienezza
è perché la poesia
carezza
il vuoto asciutto
che sta
nella mancanza.
*
Ti porto la parola storta
cresciuta sopra i rami,
il caffè versato caldo
sul bianco del ricamo,
ti porto i piedi nudi
sul ciglio della strada,
l’inciampo irriverente
sul dorso del mio nome,
ti porto nel mio mondo
ch’è poco più di niente,
aperto come un tronco
ch’aspetta un nuovo fiore.

Autunno, IV e IX

Siamo della madre
che non ci ha voluto
del padre distratto
dell’amore sbagliato,
siamo dell’altro.
Di ogni giudice
che ha condannato
il nostro torto,
di ogni prete che
ci ha ascoltato, e poi
non ci ha assolto.
Siamo del maestro
che ci ha ammaestrato,
del figlio sbagliato,
siamo – volto contro volto –
di ogni passante
che ci ha incrociato

-per strada –
ma non ci ha mai
guardato.

*
Ho palpebre spesse, più del sorriso
dell’ultima volta che t’ho visto;
il passo svelto, non cadenzato
sulla lunghezza dello sguardo
e neve sul collo che gela i nervi
e serra gli occhi agli angoli d’intorno.
Mi affaccio ancora alla finestra –
la domenica mattina – e guardo fuori:
c’è un sentiero di parole che fiorisce
sul ramo muto della tua voce.

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LA POESIA PRENDE VOCE: MARINA MINET

10 mercoledì Apr 2024

Posted by maria allo in Podcast, POESIA

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Tag

Maria Allo, Marina Minet, Podcast, POESIA

LA POESIA PRENDE VOCE

Per ogni suono vano, da “Pianure d’obbedienza”, prefazione Silvano Trevisani, Macabor Editore 2023

Base musicale di Yiruma

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Monumento al mare: Sarah Teasdale

04 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Sara Teasdale, TRADUZIONI

Monumento al mare

Sara Teasdale (1884-1933), americana (foto web)

NOSTALGIA DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

A mille miglia oltre questo muro inondato di sole
Da qualche parte le onde strisciano fresche lungo la sabbia,
La bassa marea abbandona la terra indolente
Con l’antico mormorio, lungo e musicale;
Grevi di vento s’ergono le onde, si curvano, ricadono,
E attorno agli scogli la schiuma esplode come neve —
Ma benché lontana nell’entroterra, sento e riconosco,
Perché sono nata eterna schiava del mare.
Lì vorrei essere e rotolarmi addosso
La fredda insistenza della marea,
A spegnere questa cosa ardente che chiamano anima —
Dopo con la risacca trascinarmi alla deriva
Essere meno del più piccolo guscio lungo la secca,
Meno dei gabbiani che strillano al mare.

*

SEA LONGING

A thousand miles beyond this sun-steeped wall
Somewhere the waves creep cool along the sand,
The ebbing tide forsakes the listless land
With the old murmur, long and musical;
The windy waves mount up and curve and fall,
And round the rocks the foam blows up like snow, —
Tho’ I am inland far, I hear and know,
For I was born the sea’s eternal thrall.
I would that I were there and over me
The cold insistence of the tide would roll,
Quenching this burning thing men call the soul, —
Then with the ebbing I should drift and be
Less than the smallest shell along the shoal,
Less than the sea-gulls calling to the sea.

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Buona Pasqua con David Maria Turoldo

31 domenica Mar 2024

Posted by Loredana Semantica in POESIA, RICORRENZE

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Tag

David Maria Turoldo, POESIA

Buona Pasqua di resurrezione con la poesia “Ma quando da morte” di David Maria Turoldo

Ma quando da morte passerò alla vita,
sento già che dovrò darti ragione, Signore,
e come un punto sarà nella memoria
questo mare di giorni.
Allora avrò capito come belli
erano i salmi della sera;
e quanta rugiada spargevi
con delicate mani, la notte, nei prati,
non visto. Mi ricorderò del lichene
che un giorno avevi fatto nascere
sul muro diroccato del Convento,
e sarà come un albero immenso
a coprire le macerie. Allora
riudirò la dolcezza degli squilli mattutini
per cui tanta malinconia sentii
ad ogni incontro con la luce;
allora saprò la pazienza
con cui m’attendevi, a quanto
mi preparavi, con amore, alle nozze.

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“Solitude” di Alessandra Raffin

26 martedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Tag

Alessandra Raffin, Emilio Capaccio, POESIA, Solitude

Solitude è il titolo. Solitude è il sentimento dentro questo viaggio tortuoso nelle strettoie del verso? Versi tranciati quasi a metà dal voler dire qualcosa oltre a quanto cominciato; ma è per solitudine che finiscono in una scarpata dell’immaginario? Non è un’abbottonata arrendevolezza, non una malleabilità al volere di questo male sottile, ma un’alienazione che si contorce nella presa coscienza del proprio stato, un violento dibattersi in fondo al buio tra l’essere che soffre le sue metamorfosi e l’essere a cui è stata data una faccia sola per il mondo della luce. Allora questa raccolta è una battaglia di identità, una guerra di molteplici mondi verso cui allineiamo le nostre apparenze per ogni scossa d’amore, dolore, felicità che prendiamo dall’esistenza. In questo ecosistema che ci fa cresce nella mutabilità si consuma il delitto della Raffin di voler stendere i suoi versi sulla nostra condizione di sordi sconosciuti.
La raccolta si intitola Solitude, Eretica edizioni, 2022.

Emilio Capaccio

*
Uccidimi ti prego
Ho fatto la guerra
Con pentole

Mestolo e coperchi
C’è anche chi mi ha sequestrata
Di domenica
Sul divano
Col mio vestito azzurro
Mi sono ricordata
Del carro siciliano della nonna
Coi cavalli bianchi
Volevo fosse vero
E mi avrebbe portato fino in piazza
Uccidimi ti prego
Non ne ho colpa
O tienimi nell’ombra
Se ho voluto danzare
Con le perle della mamma

*
Tutte le parole
Che non mi hai mai detto
Le ho cercate sulle bocche
Di qualche sconosciuto
Così si rompe un orologio
Così va riparato
Tutto il movimento
Del mio tempo interiore
La nube voragine e rivolta
Scandiva la mia natura
Scandito dalla tua identità
Si vive ritmici
Sai
Si vive di ritmi primordiali
E io ero sorda
Non sentivo il mio
Dov’è? Perché non sento?
Tu non mi hai parlato
Aspettavo una parola
Per riconoscermi
Al di fuori di me
Così muto
Mi è parso tutto il mondo
Dopo
Mi è parso vuoto
Tutto il mio mondo
Dentro

*
Nel silenzio
Di un pensiero denso
Di un altro sospeso silenzio
Il piede

Salendo un gradino
Piantava coltelli d’argento
Il mio amore se n’era andato
Piantava coltelli d’argento
Non sfiorito
Non appassito
Se n’era andato
Prima c’era poi
Nemmeno una traccia
E me ne sono accorta
Mentre arrotolavo
Corde di cotone
Il mio amore
Per dire amore
Sentendo amore
Intorno al collo
Piantava coltelli d’argento
E mi liberava
E a me felice
Interessava solo
Della primavera
Intorno al collo
Del calore sul viso
Di quel sole
Che all’improvviso
Riconosceva
Persino me

Alessandra Raffin è psicologa esperta in neuropsicologia clinica e terapia autogena. Vive e lavora tra Italia e UK. La poesia è parte integrante della sua vita da sempre. Solitude è la sua prima pubblicazione.

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