L’esordio poetico la prof. Di Schiena lo fa con l’Amore. Declama all’Amore, pacatamente e solennemente, con un timbro seducente di vestale delle Murge, spesso in forma sintetica e simbolica. Ma è Lui il grand’ospite della sala cerimonia del cuore dell’autrice. È lui che ha la pelle odorosa di pietra carsica e una corporeità sublime e dolorosa, come la carnalità di certi cladodi pungenti, di certi frutti tumidi e lacrimosi. È lui che ha le labbra morbide del bacio e l’unghia tagliente del graffio. È lui che è doppia pozione: antidoto di solitudine e fiele di disperazione. La raccolta si intitola: “Un bacio e un graffio”, Edizioni Ensemble, 2023, postfazione di Pasquale Vitagliano.
Emilio Capaccio
Magma dei sentimenti
C’è molto da tremare per riportare a galla Il magma dei sentimenti. E dire fuori dai denti che non si può amare senza armi pari. A cosa giova vivere in pena quando i corpi vogliono luce e brezza di primavera? Ho scelto il tormento, il filo spinato per adorare chi non è nato dentro me.
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Irrisolto
L’amore mio per te è il solito irrisolto. La fuga, la rincorsa verso l’inafferrabile. Storia di cardi spinosi, nuvole bianche, crepe e vento scomposto. Troverò pace quando incrocerò le braccia supina e rigida non pulserò più
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Ti amerò in silenzio. Non busserò non lo dirò a nessuno. Ti chiuderò a chiave nel mio cuore E mi addormenterò. Passeranno i morti a ferrare la serratura.
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Cambio pelle tutte le volte che striscio di dolore
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Ti restituirò l’attesa le caramelle alla menta forte e i chili di troppo. Tratterrò le chiavi dell’aorta principale la meraviglia e la premura. Mi vedrai in copertina o su un altare a dispensare baci come ti piace.
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Conto i minuti nell’attesa di vederti. Sempre nuovo è il giorno con le tue mani sui miei fianchi. Porti ossigeno rozzo e primitivo io luce filtrata, avamposto dell’amore.
Vincenza Di Schiena (Andria, 1975), insegnante, con un lungo trascorso di impegno civile, sociale e culturale nel suo territorio. Ha pubblicato alcuni racconti nel Repertorio dei pazzi della città di Andria (Marcos y Marcos, 2016), volume a cura di Paolo Nori. Sue poesie sono state pubblicate su «Verso libero», «Collettivo Culturale TuttoMondo» e nell’antologia Transiti poetici.
Sopra di me è la notte, E sopra la notte, la notte. Il mare accanto a me geme, o è quieto. La terra come una sonnambula si trascina Per uno strano sonno… Stride un uccello marino. E il garrulo risveglia in me fiocamente, Il popolo morto del mare, i miei antenati — Coloro che più di me sono in me, Coloro che si sedettero lunghe notti fa da sponde bagnate E videro il mare nei suoi silenzi; E lo dannarono o lo implorarono; O lo sfidarono con un crocifisso; E poi calarono giù con le loro barche.
Sopra di me è la notte… E sopra la notte, la notte. Le rocce mi circondano e più in là, la sabbia … E la riluttante bassa marea Che si getta all’indietro per dare l’ultimo saluto Ai relitti portati da così tempo nel suo seno. Rocce… Ma la marea arretra E il limo è nudo, come una cosa vergognosa Che non ha nascondiglio. E l’uccello marino tace — L’uccello e ogni altro grido lontano nel mio sangue — E la terra come una sonnambula si trascina.
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SOMNAMBULISM
Night is above me, And Night is above the night. The sea is beside me soughing, or is still. The earth as a somnambulist moves on In a strange sleep… A sea-bird cries. And the cry wakes in me Dim, dead sea-folk, my sires — Who more than myself are me. Who sat on their beach long nights ago and saw The sea in its silence; And cursed it or implored; Or with the Cross defied; Then on the morrow in their boats went down.
Night is above me… And Night is above the night. Rocks are about me, and, beyond, the sand … And the low reluctant tide, That rushes back to ebb a last farewell To the flotsam borne so long upon its breast. Rocks… But the tide is out, And the slime lies naked, like a thing ashamed That has no hiding-place. And the sea-bird hushes — The bird and all far cries within my blood — And earth as a somnambulist moves on.
Stasera il cielo cupo e il mare si confondono; per tutto il giorno ha fatto molto caldo; le onde urtandosi nell’ombra si danno voci, prigioniere d’una stessa cella.
Il cielo è largo e nero come un panno funebre, e gli orizzonti incerti formano come un immenso e oscuro santuario dove tutti i ceri sono spenti.
Ma ecco che il mare diventa fosforescente e lungo la sabbia cangiante nella distanza s’apre superbo e abbagliante, con i suoi lustrini d’argento.
Non astri nel cielo, non vele nel vento, si direbbe che l’onda amara così rivolti impietosa cadaveri di stelle che sarebbero cadute nel mare.
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PHOSPORESCENCE
Ce soir le ciel obscur et la mer se confondent; tout le jour il a fait très chaud; les flots entrechoqués dans l’ombre se répondent, captifs dans un même cachot.
Le ciel est large et noir comme un drap mortuaire, et les horizons incertains forment comme un immense et sombre sanctuaire où tous les cierges sont éteints.
Mais voici que la mer devient phosphorescente, et le long du sable changeant elle s’étale au loin superbe, éblouissante avec ses paillettes d’argent.
Pas d’astres dans le ciel; dans le vent pas de voiles; on dirait que le flot amer roule ainsi sans pitié des cadavres d’étoiles qui seraient tombés dans la mer!
William Vaughn Moody (1869-1910), americano (foto web)
UN GIORNO GRIGIO (Traduzione di Emilio Capaccio)
Nebbie grigie e piovigginose drappeggiano le brughiere, la pioggia sbianca il mare morto, dal tetro promontorio all’accigliato capo vele plumbee vanno stancamente. Non so come quel mercantile abbia trovato coraggio; ma è il suo piano verso il mare il suo corso sconfinato da solcare.
Irreali come insetti che atterriscono il cervello irritabile d’un ubriacone, sul grigio abisso strisciano le imbarcazioni a quattro zampe, con due rematori: minimi, i più piccoli della terra, attraverso la vasta circonferenza del vecchio oceano nello sforzo eroico, ridicolo.
Mi chiedo come l’equipaggio di quel mercantile abbia trovato la volontà. Mi chiedo come i pescatori facciano per continuare ancora a sfiancarli. Mi chiedo come il cuore dell’uomo abbia pazienza di vivere oltre la sua spanna o d’attendere che i suoi sogni s’avverino.
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A GREY DAY
Grey drizzling mists the moorlands drape, rain whitens the dead sea, from headland dim to sullen cape grey sails creep wearily. I know not how that merchantman has found the heart; but ‘tis her plan seaward her endless course to shape.
Unreal as insects that appall a drunkard’s peevish brain, o’er the grey deep the dories crawl, four-legged, with rowers twain: midgets and minims of the earth, across old ocean’s vasty girth toiling-heroic, comical!
I wonder how that merchant’s crew have ever found the will! I wonder what the fishers do to keep them toiling still! I wonder how the heart of man has patience to live out its span, or wait until its dreams come true.
S’immagini un giorno di brezza primaverile che cammina pigro nelle ore. I piedi nudi scivolano sul manto mattutino di camomilla selvatica e rosolacci. S’immagini l’orchestra policromatica degli uccelli dei boschi maceratesi dipanare la sua armonica quiete sonora. S’immagini la fanciulla sdraiata sul fianco nell’erba; la fanciulla dai riccioli sediziosi sotto il cappello col nastro annodato; la fanciulla che parla come dipinge, che scrive come colora. La poesia della Luzi è una lentissima giornata primaverile. Un’interminabile confessione d’amore agli elementi più irriducibili che ammobiliano la vita umana; un’invocazione ai numeri primi della natura: la fresca terra, la luce divina, la luna nuda, con la sua corte di ammiratori celesti, il garrulo popolo dei fiori e quello soprelevato degli uccelli; e più su, su tutto e dentro ogni riparo, Dio sereno e mattiniero, nella poesia della Luzi. La raccolta s’intitola: “Come un fiore in un crepaccio”, Giuliano Ladolfi Editore, 2023, con prefazione di Maurizio Minnucci; ed è così che viene a prendermi; ed è così che viene agli occhi, per farmi deliziare le evasioni, per portarmi tutto pieno di vergogna e raffazzonato accanto alla fanciulla dal cappello col nastro annodato.
Emilio Capaccio
La tenerezza delle mani
Sembrano così lontani adesso i giorni dei fiordalisi gli occhi fermi come laghi sussurravano parole l’amore sembrava un gioco inconsapevoli e leggeri si assaggiava l’infinito.
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Il silenzio dei primi uomini
Il mattino ha profumo di fiori sconosciuti alla notte. Una formica cammina portando il suo peso i gatti si scambiano il cibo le lavande occhieggiano dai loro viola. Qualcuno ha tagliato i rami per il fuoco di domani. Gli uccelli cantano dai loro alberi intorno c’è il silenzio dei primi uomini. Un bocciolo rosso fa capolino fra l’erba
– come gli batte forte il cuore.
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Nel silenzio ottobrino
cammino nell’erba bagnata e fredda il gatto la lecca la prima luce è già piena di Dio è la forza inascoltata che abbiamo dentro da sempre
la morte è un principio di sonno o viceversa dormiamo quando non abbiamo null’altro da fare
– prendimi adesso, ma concedimi ancora un sogno
mi scaldo le mani col fiato passo il calore alle guance, sorrido più divertita o commossa, non so
quei gesti imparati da bambini selvaggi o veri uomini sono sempre stati lì, proprio come la luce a salvarci.
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Siamo io e te
a guardarci in questa notte che allinea i brividi quante memorie e sospiri – Luna – custoditi nelle sembianze di un candido viso. Le nuvole ti sono damigelle, Marte timido amante, lontano. Come donna mi specchio nelle tue fasi e rotondità
– arcana complicità che ammicca nel silenzio inviolato.
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Non aspettarsi niente è un fiore
aspettarsi qualcosa da qualcuno è umano una speranza che sa di latte ingenuo desiderio una conferma
un limite
quando abbiamo smesso di credere nell’impossibile? Guardare il cielo e affidarci all’Universo al viso sorridente di un bambino di un fiore.
Luciana Luzi, maceratese, classe 1967, è artista poliedrica e appassionata; fin dall’infanzia ama l’arte in tutte le sue manifestazioni. Nell’età adulta sperimenta in modo più impegnativo non solo le arti pittoriche e il fumetto, frequentando corsi professionali (in particolare la Summer School di Illustrazione Editoriale Ars in Fabula di Macerata), ma anche la scrittura, in particolare di poesie, per le quali riceve segnalazioni di merito per la “Poesia in Lingua” in diversi concorsi letterari “Città di Grottammare”, indetti dall’Associazione “Pelasgo 968”. Alcune sue composizioni sono recensite in blog e riviste letterarie online e cartacee. Attualmente si sta dedicando al ruolo di assistente d’infanzia.
L’amabile poetessa Bellini ha un pennino dall’inchiostro un po’ magico e un po’ amaro. Coll’ombrello di Mary Poppins, il guardo vispo e un gesto svagato di saluto, svolazza di qua e di là per i climi delle stanze che si fanno in questa scorreria di versi. Scaffali illuminati dal volto falotico della luna; libri e giocattoli dentro bauli di pelle alla rinfusa nel sottoscala; dimore assettate di vecchi professori; ricordi che vanno ad accoccolarsi tra le stelle; sua altezza, la Talpa, col consorte, il Leprotto; i cugini reali, il Gatto, e sua maestà, la Gazza, e tutta la simbolica fauna del bosco. Favole che s’animano a imperitura levità, ma non con frivolezza, dalla bacchetta di briosa bibliotecaria di mirabilia. La sua wunderkammer è quest’opera, e apre le porte ai visitatori appena per il tempo fatato della lettura. La sua wunderkammer si chiama: “Stanza d’inverno e altre poesie”, Book Editore, 2021, con una nota di Alfredo Luzi.
Emilio Capaccio
Antico compleanno
La mamma aveva gli occhi neri e neri i suoi capelli, docili soltanto al vento. Scrutava con quegli occhi i visi dei suoi piccoli alunni, sorrideva a mio padre nelle feste, contemplava laghi, monti, panorami e talvolta anche il mare. E mi restava accanto, quel suo sguardo lucente d’ossidiana, silente compagnia quando non c’era.
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Le case dei vecchi professori
Le case dei vecchi professori, con i libri ordinati sopra gli scaffali, con i libri in punta di piedi al davanzale, con i libri in poltrona a occupare gli spazî del tempo senza ore, i giorni lunghi come le stagioni, le alterne apparizioni di luce e buio alle finestre, all’ospite tendono la mano. Le case dei vecchi professori hanno l’odore dell’inchiostro anche quando dalla scrivania ammicca l’occhio di ghiaccio del computer. Le case dei vecchi professori taciturne reclinano il capo lentamente, come fiori sorpresi dal vento della sera.
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Notte
La notte è stanca perché ha perduto il buio, il misericordioso margine d’ombra sparso sul velluto dell’oblio. Ma non pensate, bambini, alla luna, né al latte di stelle o alle comete. Non pensate alle luci. Questo chiarore di polvere rossa arroventata s’innalza dal vicino HUB. E il boato che s’ode non è tuono, ma scoppio di motori (lo sa perfino il gatto che ronfa ben nascosto sotto un telo).
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Due
I vecchi giocattoli, quelli del baule in fondo alle scale, fremono. Sentono che è giunta la stagione delle notti lunghe, dei sogni già accesi all’uscita di scuola, del pane, burro e zucchero. I vecchi giocattoli vorrebbero alzare il coperchio e dire a tutti che i bambini sono sempre buoni.
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I lupi
Dicono che da queste parti, tra il Ticino, l’Agogna e la baraggia, siano tornati i lupi, forse dal medioevo, forse dall’altro mondo. Pare che la gente qui, dura e selvaggia, li tema e già s’appresti a un’offensiva (la stessa che inferocisce i rivali umani). E tuttavia il traffico scorre, gli aerei decollano come dure raffiche sul cielo, le ruspe scavano e nei condotti oscuri si riversano i consueti veleni. Tutto va bene per gli umani, tutto tranne i lupi.
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Eleonora Bellini, bibliotecaria di lungo corso, scrittrice e traduttrice, vive nel Piemonte Orientale. Per la sua biblioteca ha ideato e curato, negli anni, progetti di invito alla lettura, mostre d’arte, didattiche e documentarie, itinerari multiculturali tra i libri, incontri con scrittori. Segretaria e organizzatrice del premio nazionale di Poesia e Traduzione Poetica “Achille Marazza” (1982-2018); componente di giuria dei concorsi letterari “La casa della Fantasia” (2003-2018) e “Antonio Cerruti – Ariodante Marianni” (2008-2017). Collabora e ha collaborato a periodici e riviste (tra gli altri “Quinta Generazione”, “L’immaginazione”, “Verbanus”, “Fermenti”, “Capoverso”, “Il Ponte”, “Il Sempione”, “Pagine giovani”, “5Xché”) e a siti letterari (tra gli altri “Le letture di don Chisciotte”, “Mangialibri”). Ha pubblicato opere di genere diverso:
Poesia: Metadizionario, Lalli 1980; Note a Margine, Premio Albisola Giovani – Seledizioni 1980; Tracce, con prefazione di Vico Faggi, Sabatelli – Quaderni di Resine 1993; Agenda feriale, Premio Rhegium Julii 1997; I nemici svegli, con presentazione di Ariodante Marianni, ArtEuropa, 2004; Il rumore dei treni, con nota di Ariodante Marianni, Book Editore 2007; Le ceneri del poeta, Orizzonti Meridionali 2011; Stanze d’inverno. Non solo liriche, La Parada 2012; ριζώματα radici. Poesie sui 4 elementi, Youcanprint/ Mimesis.me 2014; Prove d’autunno, con presentazione di Fabio Scotto, Puntoacapo editrice 2018; Legno estivo, Youcanprint/ Mimesis.me 2019.
Narrativa: Con il motore al minimo, EOS 1999; Il calendario dell’avvento, R. Vecchi 1999; La stella sul tetto, Creativi Associati 2017; La casa dei libri, Creativi Associati 2017.
Traduzioni: J. Daniélou, Diari spirituali, Piemme 1998; L. M. Sinistrari, Sortilegium, in “Quaderni Borgomaneresi/2–1999”; A. de Lamartine, Ditemi il vostro segreto. Carteggio con Giulia di Barolo, San Paolo 2000; A. Cerruti, Tre poesie, Borgo Ticino 2000 e Poesie religiose in “Quaderni Borgomaneresi/4-2001”; W. A. Stuart, Sketches, in “Quaderni Borgomaneresi/8-2005”; L. Basset, Il desiderio di voltare pagina, San Paolo 2008; M. Quesnel, La saggezza cristiana, San Paolo 2008; R. Stainville, Grande male – Medz Yeghern: Turchia 1909, un testimone del massacro degli Armeni. San Paolo 2008; L. Basset, La morte fa paura agli uomini non a Dio, San Paolo 2009.
Altri testi: I bambini e la poesia, Borgomanero 1986; Finché ci sia respiro, Interlinea 1996; Laboratorio per Rodari, Fondazione Marazza 1991; La Madonna della Bocciola e i culti mariani del lago d’Orta, con Carlo Carena, Comune di Ameno 1993; Borgo Ticino e Divignano. Storie di gente, luoghi di memoria, E. Bellini/D. Tessari, EOS 1996; Pagina picta. Il caso, l’allegoria, la volontà nella pittura di Ariodante Marianni, Colophon Libri 2005; Dialogo a colori. Rodari e Maulini in biblioteca, Fondazione Marazza 2010; La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo, Fermenti 2017.
Bambini e ragazzi: Piccoli Libri, Fondazione Marazza 2000; I sei giorni del sole. La spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel racconto di un bambino, Laser 2000; Piccole Rime, Fondazione Marazza 2001; La Casa della Fantasia, Fondazione Marazza 2002; Una scatola piena di treni, margherite, triangoli, Edizioni I fiori di campo 2002; Un anno nella casa della fantasia, Fondazione Marazza 2003; Un anno nella casa della fantasia 2, Fondazione Marazza 2004; I laboratori della fantasia, Fondazione Marazza 2005; Pensieri Rime Colori per la Casa della Fantasia, Fondazione Marazza 2006; I laboratori della Fantasia 2 , Fondazione Marazza 2007; Un sacco di libri e altre cose colorate, Fondazione Marazza 2008; Vivilibro, Fondazione Marazza 2009; Ninna nanna per una pecorella, Topipittori 2009 (tradotto in corso, francese e spagnolo e in simboli WLS per Uovonero Edizioni 2019); La storia che non c’era in Unduetrestella 3/2009; Là nel bosco in Unduetrestella 1/2010; La capra, la cicala e l’usignolo, in Unduetrestella 2/2010; Specchiarsi, Fondazione Marazza 2010; Fuori dal nido, Nonsoloparole 2003; L’elefante e la formica. Gandhi nelle lettere del nonno, Nonsoloparole 2016; Adalgiso e il mistero del maniero, La Ruota Edizioni 2018; La casa in riva al mare, Fabbrica dei segni 2019; Casa di luna, Edizioni Il Ciliegio 2019; Il quaderno di Lisa, Antipodes edizioni 2021; Non dire il tuo nome, Edizioni Il Ciliegio 2021.
Francis Ledwidge (1887-1917), irlandese (foto web)
SU UN SOGNO D’ACQUA (Traduzione di Emilio Capaccio)
E così, per molte leghe del mare Cantammo di chi avevamo lasciato indietro. La nostra nave ruppe il fosforo selvaggio, Le bianche vele pregne di vento, E nella mente mi domandavo Quanti si sarebbero ricordati di me.
Dopo, l’alba orlata di rosso larga si stese, Un fronte roccioso s’allungava, E punte di terre addensate alla marea Custodivano tante piccole e confortevoli cale. O gioia di vivere per sempre, laggiù, O Anima tanto cercata!
*
ON DREAM WATER
And so, o’er many a league of sea We sang of those we left behind. Our ship split thro’ the phosphor free, Her white sails pregnant with the wind, And I was wondering in my mind How many would remember me.
Then red-edged dawn expanded wide, A stony foreland stretched away, And bowed capes gathering round the tide Kept many a little homely bay. O joy of living there for aye, O Soul so often tried!
Oltre l’est l’aurora, oltre l’ovest il mare, e a est e a ovest la sete di viaggiare che non mi lascia; agisce in me come una pazzia, cara, incitandomi a dare l’addio; perché i mari chiamano e le stelle chiamano e oh! la chiamata del cielo!
Non so dove corra la bianca strada, né cosa siano le colline azzurre; ma un uomo può avere per amico il sole e per guida una stella; e non c’è fine nel viaggio una volta che si sente la voce, perché i fiumi chiamano e le strade chiamano, e oh! la chiamata degli uccelli!
Laggiù si trova il lungo orizzonte, e lì di notte e di giorno le vecchie navi volgono di nuovo a casa e le giovani vanno via; e io potrei tornare, ma devo andare, e se gli uomini ti chiedono perché, puoi dare la colpa alle stelle e al sole e alla strada bianca e al cielo.
*
WANDER-THIRST
Beyond the East the sunrise, beyond the West the sea, And East and West the wander-thirst that will not let me be; It works in me like madness, dear, to bid me say good-bye; For the seas call, and the stars call, and oh! the call of the sky!
I know not where the white road runs, nor what the blue hills are; But a man can have the sun for a friend, and for his guide a star; And there’s no end of voyaging when once the voice is heard, For the rivers call, and the roads call, and oh! the call of the bird!
Yonder the long horizon lies, and there by night and day The old ships draw to home again, the young ships sail away; And come I may, but go I must, and, if men ask you why, You may put the blame on the stars and the sun and the white road and the sky.
La raccolta “Pianure d’obbedienza” abbraccia la vastità poetica del cammino spirituale dell’autrice in tutte le sue forme. Tessuta alacremente fin dagli albori dell’infanzia, la gestazione si estende fino ad oggi, arricchendosi ulteriormente di studi e vissuti, che la poeta ha coltivato negli anni. La silloge è divisa in quattro parti. La prima, “Le lodi del sentiero”, espone la quotidianità della fede e le diramazioni interiori che ne confermano il valore nel tempo. Nella seconda parte, “Guerre e lampade”, lo sguardo si sposta nei territori desolati della guerra in corso, valorizzandone l’aspetto umano nei dettagli dell’anima e del corpo. L’assoluzione per quei soldati, figli, padri e madri anche loro e l’accorata necessità d’inviare un messaggio ai potenti della terra. La terza parte, “Preghiere”, non di meno sublime, solleva i quesiti più intimi, senza mai trascurare l’altro nelle vicissitudini di vita più comuni, in un’ispirazione di rara devozione. L’ultima parte, “Foglie capovolte”, quasi come risposta a un sentire universale, affronta il tema della morte, del dolore per la perdita, del ricordo e del perdono, pur mantenendo sempre desta la luce della fede. La sua poetica si muove in una terra metaforica che incanta, per consegnarci un messaggio evangelico puro, totalmente fedele alla sincerità della parola. Leggendo questi versi si ha la sensazione che l’autrice sia riuscita ad accedere alla dimensione più profonda dell’esistenza. L’integrità di ogni concetto, sempre finalizzato al compimento, scorre sicuro, addentrandosi oltre, dove la poesia raggiunge le più alte vette dell’amore.
Maria Pina Ciancio
Se mai c’è stato
Incontro
Se mai c’è stato un giorno in cui non mi eri accanto Signore, io non lo ricordo Vi erano stanze allora, arse come grembi nei deserti e giare di lacrime arginate come albe di novembre quando il giorno tarda ad affacciare
L’inverno cadeva per sentenza gelandosi al vissuto sotto i marmi e scialli capovolti vestivano le sedie per i lutti sbiadendosi al saluto in calca fra i bisbigli in processione
Io non lo ricordo quando tu non c’eri e se lo ricordo mi aggrappo a un rifiuto a un verbo senza frutto, d’amara mietitura e ai torti che reclamano le strade da padroni scavandole d’orgoglio e di altre morti
Il tempo si fermava, presagio in un binario le porte chiuse offese, l’impazienza e il varco d’ogni fronte strappava un passo in meno davanti al volto cieco della meta estranea a quella grazia mai fuggente
Se è vero che la Croce racchiude il tuo segreto accordami un frammento che dia sopportazione e lasciami così, senza conforto, incerta nella luce e vigile alle tenebre pungenti finché questa memoria mi abbandoni
(Marina Minet, da Pianure d’obbedienza, Prefazione di Silvano Trevisani, Macabor 2023)
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Marina Minet, il cui vero nome è Teresa Anna Biccai, nasce a Sorso in Sardegna e attualmente vive a Roma. La sua scrittura rivolge un’attenzione particolare ai tormenti dell’esistenza e alle naturali inquietudini che segnano e contemporaneamente arricchiscono l’anima. Ha pubblicato le seguenti monografie poetiche: “Le frontiere dell’anima” (Liberodiscrivere® edizioni, 2006), “Il pasto di legno” (Poetilandia, 2009), “So di mio padre, me” (Clepsydra Edizioni, 2010), “Onorano il castigo” (Associazione Culturale LucaniArt, 2012), il racconto breve “Lo stile di Van Van Gogh” (Associazione Culturale LucaniArt, 2014), le sillogi poetiche “Delle madri” (Edizioni L’Arca Felice 2015),“Scritti d’inverno” (a cura del premio Città di Taranto, 2017), “Pianure d’obbedienza” in corso di stampa. Fra le altre pubblicazioni ricordiamo i romanzi collettivi al femminile “ESTemporanea” (Liberodiscrivere® edizioni, 2005) e “Malta Femmina” (Ed. Zona, 2009), il poemetto in prosa-poetica “Perdono in supplica d’impronta esangue in monologo d’augurio al pasto” (da Amantidi – Vittime, Magnum Edizioni, 2006). Una sua fiaba per bambini è stata pubblicata nella raccolta antologica “A mezz’aria” (Liberodiscrivere® edizioni, 2006). Il racconto-poema “Metamorfosi nascoste” è apparso nell’antologia “Unanimemente” a cura di Gabriella Gianfelici e Loretta Sebastianelli (Ed. Zona 2011). Recentemente compare nelle riviste “Frequenze poetiche” (2023) e Il Sarto di Ulm (2020). Nelle Antologie “Italia Insulare I poeti” (Macabor, 2021 ), Secolo donna (Macabor, 2018) , “Voci dell’aria” (Exosphere PoesiArtEventi Associazione Culturale, 2014), “Teorema del corpo – Donne scrivono l’eros (Ed. FusibiliaLibri, 2014) e nella plaquette collettiva “Le trincee del grembo” (Associazione Culturale LucaniArt, 2014). Ha vinto numerosi concorsi letterari, tra cui il I° Premio alla V edizione del “Concorso Letterario Internazionale Isabella Morra, il mio mal superbo 2015″ (poesia inedita), il I° Premio alla IX edizione del “Concorso Letterario Nazionale Città di Taranto 2015” (poesia inedita). Da anni collabora alla gestione del Magazine LucaniArt. Si occupa, inoltre, di divulgare la sua passione per la poesia, attraverso l’ideazione e la realizzazione di interessanti “video poetry” che è possibile visionare sul suo canale youtube. Il sito web dell’autrice: https://marinaminepoesie.wordpress.com/
Pace sulla costellazione cantante delle acque Incrinata come le spalle della moltitudine Pace sul mare alle onde di buona volontà Pace sulla lapide dei naufragi Pace sui tamburi dell’orgoglio e delle pupille tenebrose E se io sono il traduttore delle onde Pace anche su di me…
MONUMENTO AL MARE Vicente Huidobro
“E che cos’è il mare?” “Il mare!” esclamò il mugnaio. “Che Dio ci aiuti: è la cosa più grandiosa creata da Dio! È dove tutta l’acqua del mondo finisce in un grande lago salato. E lì rimane, piatta come la mia mano e innocente come un bambino, ma, dicono, quando soffia il vento si alza in montagne d’acqua più alte delle nostre e inghiotte navi più alte del nostro mulino, e sulla terra il suo ruggito si sente a miglia di distanza. Dentro ci sono pesci cinque volte più grandi di un toro, e un vecchio serpente lungo quanto il nostro fiume e vecchio come il mondo, con i mustacchi di un uomo e una corona d’argento sulla testa.”
WILL DEL MULINO Robert Louis Stevenson
Il mare è sempre stato mare è mare il giorno fu mare l’assenza del giorno l’interludio che balenò tra oscurità e presagio di vita già fu mare in principio fu mare e prima del principio fu il suo fragore fu un tremito di conchiglia fu mare la prima alba la prima preghiera sul mondo il primo bacio degli esseri fu mare sarà mare la resa del sole marinaio orbo sul vascello di fuoco è mare l’estasi di Dio e lo spazio che svuoteremo sarà mare Il mare è sempre stato mare
Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
Oggi è la volta di Giorgio Caproni
Ahi treno lungo e lento (nero) fino a Benevento. Mio padre piangeva sgomento d’essere cosi vecchio.
Piangeva in treno, solo, davanti a me, suo figliolo. Che sole nello scompartimento vuoto, fino a Benevento!
Io nulla gli avevo detto standogli di rimpetto. Per Bari prosegui solo: lo lasciai li: io, suo figliolo
Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
Oggi è la volta di Wislawa Szymborska
La stanza del suicida
Certo pensate che la stanza fosse vuota. E invece c’erano tre sedie con robusti schienali. Una lampada buona contro il buio. Una scrivania con sopra un portafoglio, giornali. Un Buddha sereno, un Cristo afflitto. Sette elefanti portafortuna, nel cassetto un’agenda. Pensate che non ci fossero i nostri indirizzi?
Pensate che mancassero libri, quadri, dischi? E invece c’era una trombetta consolatrice in mani nere. Saskia e il suo cordiale piccolo fiore.
La gioia, scintilla degli dèi. Ulisse sul ripiano nel sonno ristoratore dopo le fatiche del quinto canto. I moralisti, nomi scritti a lettere d’oro sui dorsi ben conciati. Lì accanto i politici stavano ben ritti- E quella stanza non sembrava priva di vie d’uscita, magari dalla porta, né senza prospettive, magari dalla finestra. Gli occhiali da vista erano sul davanzale. Una mosca ronzava, ossia era ancora viva.
Pensate che almeno la lettera spiegasse qualcosa. E se vi dico che non c’erano lettere – e noi, gli amici – tanti -, ci ha tutti contenuti la busta vuota appoggiata a un bicchiere.
Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
Oggi è la volta di Sylvia Plath
Nave d’inverno
Non vi sono maestosi approdi a questo molo: chiatte rosse e arancioni, vescicose, sbandano incatenate alla banchina, antiquate, vistose si direbbe indistruttibili. Il mare pulsa sotto una membrana d’olio.
Un gabbiano immobile in cima alla traversa di un capanno galleggia sulla marea del vento, saldo come se fosse di legno e formale nella sua marsina di cenere, l’intero porto piatto ancorato nel disco della sua pupilla gialla.
Sopra la distesa ghiacciata di pesci un pallone sonda sorge come la luna diurna o un sigaro di latta. È una scena piatta, come una vecchia acquaforte. Stanno scaricando tre barili di granchiolini. I piloni del pontile sembrano prossimi a crollare
e con loro quello sgangherato ammasso di magazzini, bighi, ciminiere e ponti in lontananza. Tutt’intorno a noi l’acqua scivola e ciangotta nel suo sciatto dialetto, trasportando odori di merluzzo morto e catrame.
Più al largo, le onde biascicheranno blocchi di ghiaccio – brutto mese per i barboni nei parchi e innamorati. Persino le nostre ombre sono livide di freddo. Volevamo vedere sorgere il sole E ci accoglie invece questa nave rivestita di ghiaccio
Barbuta e guasta, un albatro di gelo sopravvissuta alle burrasche, ogni argano e straglio Racchiuso in una pellicola di vetro. Il sole non tarderà a ridimensionarla; ogni cima d’onda luccica come un coltello.
Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
Oggi è la volta di Wislawa Szymborska
Scoperta
Credo nella grande scoperta. Credo nell’uomo che farà la scoperta. Credo nello sgomento dell’uomo che la farà.
Credo nel pallore del suo viso, nella sua nausea, nel sudore gelato del suo labbro.
Credo nei suoi appunti bruciati, ridotti in cenere, bruciati fino all’ultimo.
Credo nelle cifre sparpagliate, sparpagliate senza rimpianto.
Credo nella fretta dell’uomo, nei suoi gesti precisi, nel suo libero arbitrio.
Credo nelle lavagne fracassate, nei liquidi versati nei raggi spenti.
Affermo ciò che riuscirà, che non sarà troppo tardi, e che avverrà in assenza di testimoni.
Nessuno lo saprà, ne sono certa, né la moglie, né la parete, e neppure l’uccello – potrebbe cantare.
Credo nella mano che non si presta, credo nella carriera spezzata, credo nel lavoro di molti anni sprecato. Credo nel segreto portato nella tomba.
Queste parole mi veleggiano sopra le regole. Non cercano appoggio negli esempi. La mia fede è forte, cieca e senza fondamento.
Mi accingo all’opera di biscotti e burro amara polvere di cioccolato una volta finita ben raffreddata ve ne darei un pezzetto se non fosse che per altro verso niente si condivide veramente come qualcosa che dalle mani passi attraverso gli occhi facendosi di carne di bocca in bocca per dono di sola forma.
I’m getting ready to work butter and cookies bitter cocoa powder once ended thoroughly cooled I’d give you a piece if it wasn’t that in another sense nothing we can truly share like something that from the hands goes through the eyes becoming meat from mouth to mouth a gift of substance only.
Noi otteniamo solo ciò che fortissimamente desideriamo ciò che almeno un poco desideriamo ciò che queruli richiediamo raramente otteniamo ciò che desideriamo segretamente senza voli siderali senza mai farci presenti per questo alcuni restano nei secoli senza ali.
We only get what we very strongly want what we at least a little bit wish what we querulous ask for we rarely get what we secretly will no sidereal flights no presence at all this is the reason why many of us remain wingless through the centuries.
Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
Oggi è la volta di Sylvia Plath
Cimitero in novembre
Lo scenario è ostinato: alberi avari si tengon strette le foglie dell’altr’anno, rifiutano il lutto, la veste di sacco, o la trasformazione in driadi elegiache, e l’erba austera custodisce lo spietato smeraldo della sua erbosità, a dispetto dell’intelletto magniloquente che disprezza una tale povertà. Nessun grido di morti
fa fiorire nontiscordardimé in mezzo alle pietre che lastricano questa terra greve. Qui c’è onesta putredine che disfa il cuore e spoglia l’osso della vena affabulante. Quando uno scheletro solo si accampa nudo e reale, zittiscono le lingue di tutti i santi: le mosche non osservano resurrezioni sotto il sole.
Tu guarda fisso il paesaggio essenziale finché gli occhi non impongano al vento una visione, abbacinante: se mai spiriti perduti ululanti nel sudario lampeggino attraverso la brughiera, essi delirano al guinzaglio della mente affamata che popola la stanza spoglia, l’aria bianca e deserta.
Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.
Oggi è la volta di Wislawa Szymborska
Saluto ai supersonici
Oggi più veloci del suono, dopodomani della luce, muteremo il suono in tartaruga e la luce in lepre.
Di antica parabola onorati animali, nobile coppia in gara da sempre.
Correvate, correvano per questa bassa terra, provate a gareggiare in alto nel cielo.
Via libera. Non vi saremo d’intralcio nella corsa: per inseguire noi stessi primi ci alzeremo in volo.