Il tema del silenzio: Deborah Mega 2 – fotografie di Daniele Gozzi

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Ombre

Cambia la sostanza
conserva la forma
non resta forse uguale
la sua ombra?
 
Benedetta l’ombra
fiorita di presenze
ora madre che mi supera nei passi
ora figlia giunta in dote dal silenzio.
 
Ci spiano guardinghe
sorridono delle nostre espressioni dormienti
innocenti si tirano indietro
e perdono spessore pronte a contornar le cose.
 
E noi che siamo ombre colpevoli di istinti
il doppio dei filosofi per interposizione
non amiamo forse ombre schermate dalla luce
staccate dagli oggetti ma pronte a consolarli?
 
Deborah Mega
 

SILENZIO

foto di Daniele Gozzi

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Sette domande sulla poesia: IRENE ESTER LEO

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Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è IRENE ESTER LEO.

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Ludi Florales: intervista ad Alessandro Bavari

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Venerdì scorso abbiamo proposto il video LUDI FLORALES di Alessandro Bavari con un nostro commento. Nel prendere contatti con l’autore per il consenso alla pubblicazione gli abbiamo proposto di rispondere ad alcune domande per capire come nasce l’idea, come si realizza un video di questo tipo, l’impulso che lo spinge al suo lavoro, per conoscerlo meglio e magari per tentare inutilmente di carpire i segreti del suo talento. Qui di seguito l’intervista ad Alessandro Bavari al quale con l’occasione esprimiamo i complimenti per la recente selezione del suo video LUDI FLORALES all’Odense international film festival.

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Alessandro Bavari

Come è nata l’idea di realizzare questo video? E perché questo titolo omaggio alla cultura latina? Continua a leggere

Sette domande sulla poesia: EMILIA BARBATO

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Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è EMILIA BARBATO.

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Ludi Florales di Alessandro Bavari

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Fiorire – è il fine –  chi passa un fiore
con uno sguardo distratto
stenterà a sospettare
le minime circostanze

coinvolte in quel luminoso fenomeno
costruito in modo così intricato
poi offerto come una farfalla
al mezzogiorno –

Colmare il bocciolo – combattere il verme –
ottenere quanta rugiada gli spetta –
regolare il calore – eludere il vento-
sfuggire all’ape ladruncola-

non deludere la natura grande
che l’attende proprio quel giorno –
essere un fiore, è profonda
responsabilità –

Emily Dickinson

Da girovaghi del web accade che si facciano incontri d’arte sorprendenti, dove talento e lavoro si fondono armonicamente restituendo grazia, stupore e spettacolo, in una sola parola: arte. Continua a leggere

Il tema del silenzio: Alessandra Fanti 2

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Fatico l’andar via, così il silenzio

spazia un’eco solida e raschia dentro

d’attesa e mai, spavento e fuga.

Alessandra Fanti

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Per questa settimana il tema del silenzio è affrontato con la poesia di Alessandra Fanti in premessa, accompagnata da una mia foto di astrazione metafisica e dal seguente commento. Continua a leggere

Il cerchio e la botte: SALVATORE SBLANDO

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Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa).

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano, attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è SALVATORE SBLANDO.

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Foto di Anna Maria Scala

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SE TI AVESSE

 

“Se ti avesse baciato una farfalla”
ha detto la voce un attimo fa
(anche lei come me ha visto la foto:
la ragazza con la farfalla sulle labbra
ma è stata più veloce di me a parlare)
e lo sguardo, quello che vaga dentro,
si è sollevato verso l’alto come se
un evento simile aprisse l’orizzonte
immettesse una luce chiara a salire.
Era una specie di domanda senza un vero interrogativo
portava con sé tre punti sospesi come un invito.
Se mi avesse baciato una farfalla
vorrei risponderle, molte altre questioni
perderebbero importanza e forse
forse tanti dubbi sullo spreco o meno
cadrebbero appassiti.
Un simile bacio, che fosse un vero bacio
consapevole e voluto, dettato da amore
non un casuale posarsi d’insetto in cerca di riposo
farebbe nella storia della mia vita
decisamente un capitolo a sé.
Illuminante.
Potrei smettere, oh sì, certo che potrei,
di chiedermi, ad esempio, che ne sarà.
Di me, di te, del nostro aver perso la strada.
Basterebbe, pensare a quel bacio,
a rimettere ordine senza sacrificare il disordine.
Quello che preferisco e che permetterebbe ad una farfalla
di confondermi con un fiore appena sbocciato.

 

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Principe Solitario e Piccolo Cuore. Epilogo.

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Continua e si conclude oggi la suggestiva fiaba di Francesco Palmieri accompagnata dai bei dipinti di Francesco Severini. Qui è possibile leggere la prima parte della fiaba e a quest’altro link la seconda.

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tratta da “Le Fate italiane” di Francesco Severini

olio di cm. 120×60 (2009)

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Il tema del silenzio: Francesco Tontoli 2

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Per il tema del silenzio presento oggi un testo breve di Francesco Tontoli posto in calce a questa breve nota di lettura. Il commento visuale è affidato a una mia foto di pesci rossi.

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foto di Loredana Semantica

 

La poesia di Tontoli si apre con una similitudine tra il silenzio e un metallo, non un metallo qualunque freddo inerte, pesante e solido, ma un metallo differente, pericoloso, radioattivo: l’uranio che ha un cuore venefico, pulsante, come sangue infetto estratto dalle viscere della terra, potente e destruente, un concentrato di energia pronta a deflagrare o a decadere.

Questo silenzio, al pari dell’uranio, emette radiazioni, che non si vedono, come non si vede il silenzio, ma si rivelano agli strumenti, come si percepisce con le antenne dell’intuito un silenzio sdegnoso, fatto di voluta non risposta, animato di disprezzo o disgusto. Allo stesso modo le radiazioni, invisibili ad occhio nudo, ledono le cellule, compromettono l’integrità del corpo, lo corrodono, lo  divorano. Occorre stare alla larga da questo silenzio, maneggiarlo con cura, proteggersi con tute isolanti.

Un silenzio di peso e sostanza quindi, prende il posto della parola che, date certe premesse, sarebbe necessaria, forse, ma insufficiente, in certi casi se anche non necessaria, sarebbe quanto meno opportuna, ma volgare. Come il linguaggio dell’oggi infarcito di scurrilità. E quindi un silenzio che si rivela dannifico per colui a cui è diretto e che aspetta una reazione, rispetto a chi lo esercita al contrario si rivela salvifico, lo salva infatti dalla decadenza di una risposta che innalza i toni o abbassa i livelli, negativi in egual misura. Urlare  o insultare squalifica e degrada l’attore che aggredisce verbalmente l’interlocutore, il quale a sua volta, reagirà replicando, scatenando una reazione a catena non meno nucleare di quella che può il metallo, propagando tensioni e dissapori, avversione e persino odio, quanto meglio allora il silenzio che salva la buona grazia e diventa, se non rispetto degli altri, certamente di se stessi, perché, diciamolo, rispetto a determinate manifestazioni verbali, ragionamenti insulsi, offese gratuite, vana è ogni ragionevolezza e considerazione, la risposta più adeguata si rivela tacere, non di un silenzio muto, ma significativo, pesantissimo appunto e destruente.

L’unica scelta possibile diventa quindi oltrepassare l’interlocutore, eliminarlo dal nostro raggio d’azione, spostare energie ed attenzione verso altre mete, più stimolanti, cortesi, ragionevoli o intelligenti, verso altra altezza umana, che pensi e interloquisca, costruendo attorno aloni di interesse e riflessione, di bellezza, se possibile, di simpatia almeno.

Ecco che in una poesia sul silenzio è racchiuso tutto un ventaglio d’incontri e di relazioni, approcci più o meno felici, scontri reali e virtuali. Confronti dove l’intelligenza umana metabolizza lo scontro, scosta l’ostacolo e procede, poiché l’idiozia non vale nemmeno il tempo di una sosta.

Apprezzabile anche l’intento del poeta di fotografare un episodio rappresentativo di un vissuto personale, ma accomunante, perché molti certo riconosceranno lo scenario di personali approcci conclusi in modo analogo.

Non credo di sbagliare poi nel riconoscere alla forma della poesia, le stimmate dell’instant poem, cioè la poesia nata di getto, sulla scorta di episodi, vicende, osservazioni praticamente contestuali, un’ispirazione immediata e immediatamente catturata sul supporto cartaceo o virtuale a disposizione, un testo quindi non particolarmente rimaneggiato o limato nella forma, che perciò conserva la freschezza e un qualcosa di grezzo che hanno spesso questi piccoli accattivanti diamanti talentuosi.

 Questo testo infine conferma l’idea diffusa che la vita è poesia e la poesia è vita, in ogni suo aspetto, angolazione, sfaccettatura, nulla tralasciando, non gli aspetti più intimi, non quelli più orridi, e nemmeno le imprecazioni.

La poesia si chiude infatti con un’imprecazione di uso frequente nel linguaggio comune, abusata anzi, come lascia intendere l’unità di misura delle tonnellate, ma essa nel testo poetico produce un singolare spiazzamento per la contrapposizione all’andamento piano, composto e compatto dei versi precedenti, rispetto ai quali rappresenta la chiusa ad effetto, che risveglia il lettore e lo catapulta con massima chiarezza alle radici del silenzio che precede, cioè nel mondo dell’insofferenza all’idiozia dalla quale spesso vorremmo schermarci ricorrendo proprio ad analoga allocuzione, ma che altrettanto signorilmente dell’autore, preferiamo molte volte correlare al tacere significativo e pesante proprio come questo silenzio d’uranio.

Loredana Semantica

 

il silenzio talvolta ha un suo peso specifico

una sostanza simile a quella di certi metalli

radioattivi tossici e solitari come l’uranio.

 

Tracce di silenzio, pesantissimi grammi di silenzio

sostituiscono la stupida leggerezza di una neolingua

costituita essenzialmente da tonnellate di vaffanculo

Francesco Tontoli

(4/2/2016)

Il cerchio e la botte: MARIA ALLO

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Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa). Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia. Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è MARIA ALLO.

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Nota critica su “Ai nuovi nati” di Christian Tito

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“Ai nuovi nati” é la terza raccolta in versi di Christian Tito, un prezioso libretto a tiratura limitata pubblicato dal Circolo Culturale Seregn de la Memoria, edizione degli Amici del Libro d’Artista, nella collana “Fiori di torchio” a cura di Corrado Bagnoli e Piero Marelli, reso ancor più gradevole da incisioni di Alejandro Fernàndez Centeno, rinomato artista peruviano. Si tratta di un inno d’amore, composto da cinque testi brevi ma coinvolgenti ed efficaci dal punto di vista espressivo, dedicati ad un evento meraviglioso e indescrivibile che non tutti hanno la fortuna di vivere, quello della nascita di un figlio, circostanza che consente a chiunque la provi di acquisire, se mai ce ne fosse la necessità, la consapevolezza della sacralità e dell’importanza della vita.

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Principe Solitario e Piccolo Cuore. Parte II.

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Continua la suggestiva fiaba di Francesco Palmieri accompagnata dai bei dipinti di Francesco Severini e inaugurata qui.  

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“Gli occhi della pittura” (1999) di Francesco Severini

– oil on canvas – cm. 100×100

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Il tema del silenzio: Loredana Semantica

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Siamo al settimo appuntamento poetico dedicato al tema del silenzio. Questa è la volta di Loredana Semantica e di una sua poesia.

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by Brad Kunkle

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Sette domande sulla poesia: DAÌTA MARTINEZ

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Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è DAÌTA MARTINEZ.

 

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Principe Solitario e Piccolo Cuore (quasi una fiaba). Parte I.

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Inauguriamo sul nostro blog un genere antichissimo che da sempre affascina grandi e piccoli, la fiaba. Non è facile risalire alle sue origini; tra le diverse teorie, una in particolare collega le peripezie degli eroi, alle prese con difficili prove da superare con l’aiuto dell’intelligenza o di mezzi magici, ai primitivi rituali di iniziazione. Si trattava di cerimonie magico-religiose che prevedevano il temporaneo allontanamento dei giovani dalla tribù allo scopo di sopravvivere in un ambiente ostile. Solo dopo aver acquisito la capacità di vivere da soli, facevano ritorno nel gruppo per essere accolti come adulti e sottoposti alle regole della comunità.

Lo studioso russo Vladimir Propp, dopo aver esaminato e confrontato molte fiabe tradizionali ha identificato 7 ruoli fissi  dei personaggi ed elencato 31 funzioni cioè azioni ricorrenti: la mancanza, l’allontanamento, il danneggiamento, l’ordine, il divieto infranto, l’incontro con un aiutante, il conseguimento del mezzo magico, l’impresa da compiere, le prove da superare, la lotta con un antagonista, la sua sconfitta e punizione, infine il premio dell’eroe. A volte tali funzioni sono tutte presenti nelle fiabe, altre volte solo in parte. 

Quello che conta é il piacere della storia, la presenza di personaggi straordinari, il susseguirsi di azioni e trasformazioni magiche infine l’insegnamento che le fiabe vogliono trasmettere, primo tra tutti il concetto che vale sempre la pena di affrontare le difficoltà e non perdere mai la speranza di cambiare il proprio destino. Quella che vi proponiamo oggi presenta la struttura tipica della fiaba che prevede l’allontanamento del protagonista, uno svolgimento ricco di suspense, il superamento di difficoltà e ostacoli che mettono a dura prova il personaggio principale.

L’autore con cui esordiamo é Francesco Palmieri, le cui parole sono illustrate da un grande artista delle forme e del colore, Francesco Severini, il quale non solo ci ha concesso le sue meravigliose creazioni ma a breve figurerà anche tra i nostri autori.

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“Gli occhi della pittura” (1998) di Francesco Severini

– oil on canvas – cm. 100×100

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri

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Oggi per il tema del silenzio presento Francesco Palmieri e una sua poesia che prende le mosse dall’osservazione dei luoghi privati e, passando per il silenzio, approda ad una catarsi di sparizione ed evanescenza. Continua a leggere

Sette domande sulla poesia : LEOPOLDO ATTOLICO

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Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

 Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è LEOPOLDO ATTOLICO.

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L’agonia del congiuntivo

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Da tempo ormai il modo congiuntivo é in lenta ma inesorabile decadenza. Al suo posto regna incontrastato e sovrano l’indicativo, il modo della realtà, dell’obiettività e della certezza. Il 21 marzo del 1967, sulle pagine del Corriere della Sera, Dino Buzzati scriveva un raccontino dal titolo Povero Congiuntivo che propongo qui di seguito e che già manifestava la crisi che avrebbe inesorabilmente colpito il modo verbale della soggettività.

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