FOTOGRAFIE

Ho immagini chiare
di donne al fiume o al lavatoio:
sciacquano e strizzano lenzuola.
Non credo d’averle mai viste coi miei occhi
ma sento nelle braccia quella fatica del battere e torcere
come un piacere intenso di far nuove le cose.

È certo lo sguardo irreale di chi non l’ha mai fatto
– al massimo una volta nella vasca a casa
maledicendo la sorte omicida di lavatrici vecchie –
quello sforzo che si accaniva su membra e schiene
reso più tenue forse dal cantare o dallo stare insieme
ma duro e implacabile nell’essere destino senza via d’uscita.

Eppure nei volti s’intuisce una gioia d’esserci
– o forse io la sogno – che manca e impoverisce chi non l’ha
quella del corpo innegabile e sovrano
che al giorno non chiede che durare
quanto la forza di camparlo dura
e i panni sporca e lava e stende al sole
e poi riposa e dorme e sa il domani.

Il tema del silenzio: Raffaella Terribile

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Per il tema del silenzio ho scelto come prima proposta poetica di Raffaella Terribile una sua breve poesia di appena cinque versi. Continua a leggere

Sette domande sulla poesia: RITA PACILIO

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Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è RITA PACILIO.

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LAVORI MANUALI

Calce, intonaco, colore. Un lavoro ben fatto.

A rifare quell’involucro che troppe crepe mettevano a rischio.

E il decoro, poi? Che casa e che abitanti si aspetteranno

quelli che passano nella via o vengono in visita?

Così nascosti ci fingeremo sazi. E felici.

Ognuno nel suo chiuso, devastato,

dolore dell’esser soli e umani.

Mi lascio andare

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Una poesia di Francesco Palmieri, tratta dal libro di recente pubblicazione IL MALE NASCOSTO edito Terra d’ulivi edizioni.

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I pastelli magici di Rosalba Carriera

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Lento sorge il giorno su Venezia in un’alba nebbiosa di marzo. Anno 1690. Il selciato umido della notte, le pietre delle rive scavate e divorate dal muschio, lo sciabordio dell’acqua nei canali scuri, le calli ancora addormentate nella magia dell’ora dell’incanto, che tinge di rosa pallido i riflessi della laguna. Un passo risuona in lontananza, si avvicina. Nell’aria bianca si disegna la sagoma scura di una figura. Supera agilmente un ponte. E’ una ragazza. Le guance sembrano ancora arrossate di quel sonno che abbraccia i bambini la notte. Ma il passo è sicuro. Da donna. Nella camera, prima di chiudersi l’uscio dietro le spalle, ha lasciato il cestino con il ricamo appoggiato sul letto e, attenta a non svegliare la madre e le sorelle, ha preso dalla dispensa un pezzo di pane, l’ha chiuso in un fazzoletto, ha stretto tra le dita la chiave di ferro e, coperta la testa con lo zendale, ha iniziato il suo giorno. La porta della bottega di Antonio Balestra si sta aprendo proprio quando lei arriva, un po’ affannata dalla strada percorsa in fretta nel labirinto noto di una Venezia addormentata. Continua a leggere

Il tema del silenzio: Deborah Mega – Artur Politov

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Per il tema del silenzio oggi propongo una poesia di Deborah Mega. E’ un testo suggestivo e fiabesco,  induce a pensare per immagini, quasi a sognare. Il cuore verde della bimba rimanda al desiderio di natura, salvaguardia e godimento della natura stessa. 

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MATERIALI

 

 

La nuova fornitura di materiali
ha messo a soqquadro il magazzino
dandomi – lo concedo –
una ghiotta occasione per la doppia q.
Mattoni, calce, piastrelle e sanitari
sono ammucchiati qua e là
stringendo passaggi prima agevoli
bloccando vie di fuga prima comode.
L’acquisto andava fatto, non c’è da dubitarne.
Cominciavano a scarseggiare tutti i complementi
e le finiture rischiavano di perdere la qualità del lusso.
Allora di cosa ti lamenti? dirai tu.
Di nulla.
Sono persino orgogliosa che la mia liquidità
mi conceda ancora tali investimenti.
Solo mi accorgo che dentro e fuori dalle metafore
per continuare a scrivere poesia d’amore e vita
ci vuole oltre a forza e follia
il coraggio di sopportarne il disordine.

Il cerchio e la botte: ANTONIO PIBIRI

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Un’altra intervista nell’ambito della rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste vengono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa).

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è ANTONIO PIBIRI.

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La rifrazione luminosa della poesia

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Nell’amore o ricerca o desiderio di un amore assoluto e indicibile si consuma tutta un’esistenza. E l’amore avrà vita in questa ricerca alle radici del sé e dell’esistenza per purissimo sopralzo com-passionevole verso l’ente o il fare (farsi parola ad esempio).

Rispondere alla domanda che cos’è la poesia non è semplice. Non lo è se con la domanda s’intende semplicemente distinguere tra il genere letterario poesia ed altri generi d’espressione verbale, ma il livello di difficoltà s’accresce enormemente quando, chiedendosi cos’è la poesia, si voglia trovare un criterio di valore, di pregio, di selezione, si voglia tracciare uno spartiacque tra ciò che merita il titolo di poesia e ciò che invece ne resta fuori. Se ci si ferma all’intento di distinguere la poesia da altri generi letterari di comunicazione è illuminante ascoltare l’intervista del poeta Franco Fortini

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Il tema del silenzio: Alessandra Fanti

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Per il tema del silenzio è la volta di Alessandra Fanti e di un suo lungo silenzio.
Con questa composizione in versi, Alessandra rende evidente cos’è molte volte il silenzio quelle volte che finalmente si raggiunge. Non propriamente un momento d’inerzia o calma, non l’assenza pacificata di suoni, ma una sorta di palcoscenico intimo dove allestire un dialogare stringente con l’io profondo in un’alternanza d’interlocuzione con un tu confessionale. Un convergere su se stessi avvolgendo nel proprio silenzio di riflessione l’altro verso cui si dirigono i pensieri, l’altro ch’è oggetto d’attenzione, di confronto e di comunicazione. Continua a leggere

Il cerchio e la botte: FLAVIO ALMERIGHI

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Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa).

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è FLAVIO ALMERIGHI. Continua a leggere

L’albatro

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Albatros sul Mediterraneo di Salvatore Fratantonio

Albatros sul Mediterraneo di Salvatore Fratantonio

L’Albatros

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher. Continua a leggere

Il tema del silenzio: Francesco Tontoli

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Per il secondo appuntamento poetico del Tema del silenzio è la volta di Francesco Tontoli, anche lui autore  di questo blog e, tra le innumerevoli altre, di una poesia sul silenzio che mi accingo a presentare.

Questa sua è una poesia metapoetica,   compie cioè un riferimento circolare che torna a se stessa, cerca infatti di spiegare cos’è la poesia.  Tenta in verità la spiegazione dell’inspiegabile, ponendo l’accento dapprima sul senso della parola poetica, anche quello che non emerge immediato, poi sul suono ch’è, come la fisica ci insegna, un propagarsi d’onda. Continua a leggere

Sette domande sulla poesia: FABRIZIO CENTOFANTI

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Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia e della narrativa. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è FABRIZIO CENTOFANTI.

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Canto di donna

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(foto di Loredana Semantica)

 

Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d’improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch’io non discerno.
O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni,
quale rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.
Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l’accesa carne
parla talora, e ascolta
sé stupefatta esistere.

1926

(Sergio Solmi, 1899-1981)

Majo

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foto di Loredana Semantica

Queste sono le belle margherite che invadono i campi da aprile a giugno, formando grandi distese di un bel giallo vivo e solare. E’ la pianta del tripudio di primavera. L’avreste detto che è un crisantemo?  Si chiama chrysanthemum coronarium o glebionis coronaria, coronato per la disposizione dei petali attorno alla corolla. Il nome Chrysanthemum deriva dal grecoΧρύσεος” “aureo” e “άνθος” “fiore” cioè “fiore d’oro“. Continua a leggere

LA POESIA PAPALE PAPALE

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Francesco Tontoli.

(Excusatio non petita)

Ho scelto deliberatamente di scrivere un articolo invece di rispondere a singole domande attraverso un’intervista riguardante il “cos’è una poesia” con tutte le variabili annesse. Non sono stato mai intervistato in vita mia rimanendo indenne da questa seccatura fino agli attuali 60 anni. Posso cedere alla tentazione solo davanti a una Barbaradurso. Almeno negli incubi. La verità è che naturalmente le interviste mi imbarazzano. Continua a leggere

Il tema del silenzio: Maria Allo

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immagine di Maria Allo

Iniziamo questa rassegna di “nostre” poesie sul tema del silenzio, preannunciata qui, “nostre” perché i poeti autori sono gli stessi autori di questo blog, tuttavia questa non è una scelta di campo, anzi, noi tutti siamo consapevoli che di silenzio parlano tutti i veri poeti, non potendo prescinderne, e ne parlano in tutte le sue declinazioni, non ultima quella che mette per sempre la parola silenzio sulla nostra bocca.  E certo avremmo potuto proporre una rassegna di autori più o meno classici, contemporanei e non, che bene  avrebbe sviluppato il tema, con tutta la possibile grazia che permea la produzione di coloro che rimangono nel tempo modelli, riferimenti, maestri. Continua a leggere