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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: CRITICA LETTERARIA

Continuità dei parchi

23 venerdì Set 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, Consigli e percorsi di lettura, LETTERATURA, Racconti

≈ 5 commenti

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Deborah Mega, Julio Cortazàr, racconto

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Giuseppe Migneco, Uomo che legge il giornale (1940)

Continuità dei parchi, tratto da “Final del juego” del 1954, è un racconto breve, ma a dir poco ingegnoso dello scrittore argentino Julio Cortazàr, il quale rivela ancora una volta la sua predilezione per la narrativa fantastica che presenta finalità conoscitive e che risulta dominante nella sua opera. L’unico personaggio del racconto é un uomo di cui si sa poco: vive in una casa di campagna adiacente ad un bosco di roveri e ama leggere nel suo studio dotato di una grande vetrata, che si affaccia sul parco circostante. Il protagonista sta ultimando la lettura di un romanzo che lo sta prendendo molto: tratta di una coppia di amanti che sta progettando di eliminare il marito di lei, unico ostacolo alla libera espressione del loro amore. L’uomo si assume il compito di uccidere il marito della donna che ama, la quale gli fornisce informazioni su come raggiungere la casa e come muoversi al suo interno.

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11 settembre

11 domenica Set 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi, SINE LIMINE

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11 settembre 2001, Mario Luzi, Wisława Szymborska

Quindici anni fa avveniva l’attacco alle Torri gemelle di New York: una data, quella dell’11 settembre 2001 che ha veramente cambiato il mondo mentre invece gli uomini non sono cambiati, non comprendono ancora quanto la storia insegni e quanto sia necessario preservare e difendere la pace, nonostante sia delicata come gli steli dei fiori. Alle vittime dell’11 settembre, ma anche di tutte le guerre, va il nostro pensiero che si traduce in poesia, attraverso le voci di Wisława Szymborska e di Mario Luzi. Per non dimenticare.

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Il più bello dei mari

01 giovedì Set 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, LETTERATURA, Poesie

≈ 1 Commento

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LETTERE dal CARCERE A MUNEVVER, Nâzım Hikmet

Limina Mundi riprende la propria programmazione con la pubblicazione di un testo di straordinaria bellezza del poeta turco Nâzım Hikmet. In molti suoi testi e anche in questo, si riflette l’esperienza dolorosa dell’esilio e della lontananza dalle persone care. Per le accuse di propaganda comunista e per la sua opposizione al regime di Ataturk infatti il poeta dovette trascorrere dodici anni in carcere e fu costretto a vivere lontano dal suo paese. La sua poesia, indirizzata alla moglie Munevvér, attribuisce molta importanza alla speranza nel futuro, a qualcosa che deve ancora avvenire e per il fatto di non essersi ancora realizzato suona come una promessa, come un qualcosa che si percepisce positivo, a cui dunque è possibile guardare con fiducia. Ai versi 4, 6, 9 si ripete in modo ossessivo l’avverbio di tempo ancora, dal latino hinc ad horam, da lì fino a questa ora, che oltre ai significati di “tuttora” o “un’altra volta” vuol dire “fino a questo momento” e indica la persistenza di un’azione durativa o di uno stato.

Non smettiamo di sognare dunque perchè il momento più bello della nostra vita deve ancora arrivare.

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(foto di Deborah Mega)

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

Nâzım Hikmet

da: LETTERE DAL CARCERE A MUNEVVER, 1942

 

 

 

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Lo specchio magico

29 venerdì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, Fiabe, LETTERATURA, Racconti

≈ 1 Commento

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Deborah Mega, Michel Tournier, racconto

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Salvador Dalì, Dalì alle spalle dipinge Gala di spalle (1972)

Michel Tournier (Parigi, 19 dicembre 1924- Choisel, 18 gennaio 2016) é stato uno degli scrittori francesi più importanti della seconda metà del Novecento,  autore di diversi romanzi come Venerdì o il limbo del Pacifico del 1967, Il re degli ontani del 1970 con cui aveva vinto il Premio Goncourt, Le meteore del 1975, La goccia d’oro del 1986, Mezzanotte d’amore del 1989, Eleazar ovvero La sorgente e il roveto del 1996, infine del saggio filosofico Lo specchio delle idee del 1994. Caso raro in letteratura, era tenuto in grande considerazione dalla critica ma era anche molto amato dal pubblico, che ha acquistato milioni di copie dei suoi libri.

Quello che propongo oggi é un breve racconto fantastico il cui titolo originale é Le miroir à deux faces.

C’era una volta un califfo di Ispahan che dopo vent’anni di felicità coniugale s’andava tristemente disamorando della regina. Col cuore in pezzi, la vedeva perdere di giorno in giorno il fascino che aveva conservato tanto a lungo. Il viso della regina stava diventando scialbo, appariva grigio, cupo e mesto. Gli angoli delle labbra mostravano una piega amara e delle rughe violacee le appesantivano lo sguardo spento. Pareva soprattutto che avesse rinunciato a sedurre e che deliberatamente venisse meno al dovere di essere bella a cui ogni donna, e una regina più d’ogni altra, è tenuta.

Così, il califfo si stava allontanando da lei. Tutti i pretesti erano buoni per andarsene in guerra, a caccia o in missione diplomatica. Anche il suo interesse verso le damigelle di corte appariva sempre più insistente.

Un giorno però, uscendo dalle sue stanze per andare nella sala del Consiglio, gli accadde di passare dietro alla regina che s’acconciava la capigliatura davanti a uno specchietto. Guardò di sfuggita nello specchio e si fermò sbalordito. Il viso che vi aveva appena scorto risplendeva di radiosa bellezza. Quegli occhi brillavano di gioia. Gli angoli delle labbra si rialzavano in un sorriso pieno di gaia ironia. Colto da stupore, il califfo restò fermo, e, poggiando le mani sulle spalle della regina, la fece voltare verso di lui. Che mistero! Il viso che adesso stava fissando era, come al solito, grigio, cupo e mesto. Gli angoli delle labbra ricadevano in una piega amara. Delle rughe violacee le appesantivano lo sguardo spento. Il califfo alzò le spalle e si recò al Consiglio.

Tuttavia la fugace illuminazione che aveva colto al mattino seguitava a occupare la sua mente. Cosicché l’indomani fece in modo che si ripetesse la scena del giorno prima. Mentre la regina stava di fronte al suo specchietto, le passò dietro osservandone la sua immagine riflessa. Il miracolo si ripeté: vi si rifletteva una donna che risplendeva di gioia. Di nuovo il califfo la fece voltare verso di lui. Di nuovo, il volto che scoprì era solo una maschera di lutto e malinconia. S’allontanò ancora più inquieto del giorno prima.

La sera, si recò presso il saggio Ibn Al Houdaïda. Era un vecchio infarcito di filosofia che un tempo era stato suo precettore e che non dimenticava mai di consultare nei casi difficili. Gli raccontò del disamore che si stava instaurando tra lui e la regina, del velo di infelicità che abitualmente le copriva il volto, ma anche della scoperta di una donna trasfigurata nel piccolo specchio, come per due volte aveva constatato, e gli raccontò pure della sua delusione quando poi l’aveva guardata dritto in volto.

Ibn Al Houdaïda meditò a lungo in seguito a questo racconto. Lui che viveva da tanto tempo senza moglie e senza specchio, cosa ne poteva capire? Interrogò il suo discepolo d’un tempo.

– Cosa vedevi esattamente, nello specchio che osservavi da sopra la spalla della regina?

–  Ve l’ho già detto – rispose il califfo – vedevo la regina radiosa di bellezza.

Il saggio seguitò a riflettere.

– Ricordati bene. Davvero vedevi soltanto il volto della regina?

– Sì, insomma…credo. Forse vedevo anche il muro della stanza, o una parte del soffitto.

– Domani mattina riprova di nuovo e guarda meglio – gli ordinò Ibn Al Houdaïda.

L’indomani sera, il califfo si presentava di nuovo a casa sua.

– Allora? – gli chiese il saggio. – Che hai visto nello specchio, oltre alla regina trasfigurata?

– Ho scoperto la mia testa in secondo piano e un po’ sfocata nella penombra – rispose il califfo.

– Ebbene, – disse il saggio – ecco la chiave del mistero! Quando affronti la regina di fronte, con durezza, senza amore, come un giudice, quando la squadri come se volessi contare le sue rughe o i suoi capelli grigi, allora la getti in una solitudine che l’addolora e l’imbruttisce. Invece, quando il tuo viso è accanto al suo essa irradia bellezza e gioia. Ti ama, ecco, e si illumina solo quando le vostre due teste sono unite nella stessa cornice con lo sguardo rivolto allo stesso paesaggio, allo stesso avvenire, proprio come su un ritratto di nozze.

(da Michel Tournier, Racconti d’amore del ‘900, trad. di P. Dècina Lombardi, Mondadori, Milano)

***

Per l’ambientazione orientale ed esotica il racconto sembra uscito dalla raccolta de Le Mille e una notte, é infatti ambientato a Ispahan, antica città dell’Iran, l’attuale Esfahān; vi agiscono tre personaggi: un califfo, una regina, un vecchio saggio infarcito di filosofia.

Si tratta di un testo narrativo che presenta anche sequenze descrittive, riflessive, dialogiche. Gli inserti narrativi riguardano le azioni e i sentimenti del califfo. Ciascuna sequenza é segnata da un mutamento di tempo o dall’introduzione di nuovi personaggi. Nella prima sequenza, di tipo descrittivo-riflessivo, dopo l’avvio tipicamente fiabesco, si parla del disamore del califfo per la regina, divenuta col passare del tempo invecchiata, imbruttita e triste. In particolare il narratore si sofferma sulla descrizione del volto della regina, dapprima presentato nel suo complesso come scialbo, grigio, cupo, mesto, poi nei particolari: gli angoli delle labbra, le rughe violacee intorno agli occhi. La regina, circostanza questa ancor più grave e spiacevole, ha rinunciato al “dovere” di essere bella e desiderabile.

Nella seconda sequenza, narrativa-descrittiva, il califfo vede di sfuggita il volto della regina riflesso in uno specchio e la rivede com’era un tempo, radiosa di bellezza e addirittura felice. Quando però la fa girare verso di sè per osservarla meglio lei assume la stessa espressione amara che lo allontana da lei. Nella terza sequenza, di tipo prevalentemente narrativo, si ripete il misterioso fenomeno di mutamento del volto della regina. Quando il califfo la fa voltare e la guarda nuovamente, quella di lei è una maschera di lutto e malinconia. Nella quarta sequenza, narrativa-dialogica, compare il personaggio del vecchio saggio al quale il califfo chiede spiegazioni. Solo nella quinta sequenza di tipo dialogico finalmente è spiegato il mistero del fenomeno dello specchio ed appare finalmente evidente il messaggio racchiuso nel racconto.

Lo specchio per le sue caratteristiche e per il ricco simbolismo di cui è dotato, da sempre ha colpito l’immaginario umano, duplica e replica il mondo mostrandone anche i suoi lati nascosti ed è legato al tema del doppio rivelando in alcune situazioni un effetto perturbante. Il riflesso infatti pone il soggetto di fronte ad un altro se stesso da riconoscere o al contrario, disconoscere. E’ l’altro che guarda, un oggetto che permette di operare confronti tra la propria rappresentazione mentale a noi nota e familiare, l’heimlich e quella esternamente visibile, l’unheimliche per dirla con Freud, che a volte non coincide con quella a cui siamo abituati.

Quando il volto del califfo e della regina sono vicini come in un ritratto di nozze e guardano insieme il mondo e la vita, la regina non è più sottoposta al giudizio del marito, pronto a cogliere i segni dell’età che avanza, lo sente vicino e capace di condividere le gioie e le sofferenze dell’esistenza. La fiaba diviene moderna e attuale e contiene un’importante riflessione sull’amore e sui rapporti di coppia : il messaggio dell’autore é che anche quando la bellezza é sfiorita occorre guardare l’altro con l’amore di un tempo per recuperare la capacità di percorrere insieme la vita e per mantenere vivo l’amore che, a sua volta, opera perfino il suo miracolo, quello di far ritrovare la bellezza e l’incanto del primo sguardo.

Deborah Mega

 

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Nota critica sugli “Abbecedarj paralleli” di Giovanni Campi

22 venerdì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Recensioni, Segnalazioni ed eventi

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Deborah Mega, Giovanni Campi, POESIA

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Il prezioso libretto degli “Abbecedarj paralleli” di Giovanni Campi é un’originalissima pubblicazione in eBook nata dalla collaborazione tra Versante Ripido e La Recherche.it ed  edita in cartaceo da Edizionifolli di Silvia Secco. Continua a leggere →

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Nota critica su “Ai nuovi nati” di Christian Tito

25 sabato Giu 2016

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Recensioni, Segnalazioni ed eventi

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Christian Tito, Deborah Mega, POESIA

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“Ai nuovi nati” é la terza raccolta in versi di Christian Tito, un prezioso libretto a tiratura limitata pubblicato dal Circolo Culturale Seregn de la Memoria, edizione degli Amici del Libro d’Artista, nella collana “Fiori di torchio” a cura di Corrado Bagnoli e Piero Marelli, reso ancor più gradevole da incisioni di Alejandro Fernàndez Centeno, rinomato artista peruviano. Si tratta di un inno d’amore, composto da cinque testi brevi ma coinvolgenti ed efficaci dal punto di vista espressivo, dedicati ad un evento meraviglioso e indescrivibile che non tutti hanno la fortuna di vivere, quello della nascita di un figlio, circostanza che consente a chiunque la provi di acquisire, se mai ce ne fosse la necessità, la consapevolezza della sacralità e dell’importanza della vita.

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L’agonia del congiuntivo

10 venerdì Giu 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, Ispirazioni e divagazioni, LETTERATURA, Racconti

≈ 3 commenti

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congiuntivo, Deborah Mega, Dino Buzzati

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Da tempo ormai il modo congiuntivo é in lenta ma inesorabile decadenza. Al suo posto regna incontrastato e sovrano l’indicativo, il modo della realtà, dell’obiettività e della certezza. Il 21 marzo del 1967, sulle pagine del Corriere della Sera, Dino Buzzati scriveva un raccontino dal titolo Povero Congiuntivo che propongo qui di seguito e che già manifestava la crisi che avrebbe inesorabilmente colpito il modo verbale della soggettività.

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La rifrazione luminosa della poesia

27 venerdì Mag 2016

Posted by Loredana Semantica in Appunti letterari, LETTERATURA, Pensiero

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che cos'è la poesia, Loredana Semantica

Nell’amore o ricerca o desiderio di un amore assoluto e indicibile si consuma tutta un’esistenza. E l’amore avrà vita in questa ricerca alle radici del sé e dell’esistenza per purissimo sopralzo com-passionevole verso l’ente o il fare (farsi parola ad esempio).

Rispondere alla domanda che cos’è la poesia non è semplice. Non lo è se con la domanda s’intende semplicemente distinguere tra il genere letterario poesia ed altri generi d’espressione verbale, ma il livello di difficoltà s’accresce enormemente quando, chiedendosi cos’è la poesia, si voglia trovare un criterio di valore, di pregio, di selezione, si voglia tracciare uno spartiacque tra ciò che merita il titolo di poesia e ciò che invece ne resta fuori. Se ci si ferma all’intento di distinguere la poesia da altri generi letterari di comunicazione è illuminante ascoltare l’intervista del poeta Franco Fortini

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L’albatro

20 venerdì Mag 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, Consigli e percorsi di lettura, LETTERATURA, Rose di poesia e prosa

≈ 1 Commento

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Charles Baudelaire, Deborah Mega, Edgar Allan Poe, Samuel Taylor Coleridge

Albatros sul Mediterraneo di Salvatore Fratantonio

Albatros sul Mediterraneo di Salvatore Fratantonio

L’Albatros

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.

À peine les ont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher. Continua a leggere →

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Essere matita é segreta ambizione

06 venerdì Mag 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, Consigli e percorsi di lettura, Ispirazioni e divagazioni, LETTERATURA, Poesie

≈ 2 commenti

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Deborah Mega, Paulo Coelho, Valerio Magrelli

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disegno di Maria Cristina Costa

 

Essere matita è segreta ambizione.
Bruciare sulla carta lentamente
e nella carta restare
in altra nuova forma suscitato.
Diventare così da carne segno,
da strumento ossatura
esile del pensiero.
Ma questa dolce
eclissi della materia
non sempre è concessa.
C’è chi tramonta solo col suo corpo:
allora più doloroso ne è il distacco.

[Valerio Magrelli, da Ora serrata retinae, 1980]

 

Sarebbe bello potersi trasformare in una forma desiderata, chi sceglierebbe però un oggetto inanimato, comune e di scarso valore come una matita? Per di più essa si consuma anche se non completamente. Di lei però resta il segno, ossatura del pensiero. Continua a leggere →

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“Sono momenti belli: c’è silenzio” ELIO PAGLIARANI

05 giovedì Mag 2016

Posted by maria allo in Appunti letterari, ARTI, Cinema, Consigli e percorsi di lettura, Poesie, Segnalazioni ed eventi, SPETTACOLO, Uomini eccellenti

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Cetta Petrollo Pagliarani, Dino Ignani, Elio Pagliarani, La ragazza Carla, Maria Allo

Elio Pagliarani ( photo di Dino Ignani)

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La ragazza Carla è un poemetto narrativo di Elio Pagliarani che apparve per la prima volta sulla rivista “Il Menabò” nel 1960.
E’ diviso in tre parti, ulteriormente suddivise al loro interno in sottoparti. Definito dall’autore “racconto in versi”, il testo ripercorre in modi prosastici e narrativi la vicenda di Carla Dondi, giovane stenodattilografa che trova impiego in una ditta milanese. Continua a leggere →

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Nota sulla poesia dell’anima

02 lunedì Mag 2016

Posted by Loredana Semantica in Appunti letterari, ARTI, Il colore e le forme, LETTERATURA

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Erminia Passannanti, Loredana Semantica, poesia dell'anima, poesia lirica

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foto di Loredana Semantica

 

Pubblico una mia nota del 21 agosto 2006, predisposta in relazione ad uno scritto della poetessa e critica Erminia Passannanti dal titolo “Poesia dell’anima o poesia che non va”, che era una stimolante invettiva contro la poesia altrimenti detta lirica, scritto che purtroppo non sono più riuscita a trovare in rete, fagocitato dalla rottamazione della piattaforma splinder sulla quale stazionava il blog di Erminia dal fascinoso nome di “Erodiade”. Penso che questa mia replica, pur nell’assolutezza dalla sua causa, mantenga una certa estemporanea piacevolezza, che può renderla ancora interessante, perciò la propongo qui. Continua a leggere →

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Con la Puglia nel cuore

29 venerdì Apr 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, Consigli e percorsi di lettura, Grandi Donne, LETTERATURA

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Deborah Mega, L'ora di tutti, Maria Corti

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Per una traccia di sentiero, segnata da innumerevoli piedi nudi fra le erbe e le canne della valle dell’Idro, le donne scendono all’alba a Otranto con ceste piene di cicoria e di caciotte; hanno grandi occhi neri, capelli lucidi, aggrovigliati, andatura fiera. Mentre le piante dei piedi si espandono, illese, sul sentiero, esse guardano con la pupilla fissa in direzione del mare, uno sguardo asciutto, ereditato da generazioni di otrantini vissuti in attesa dello scirocco e della tramontana, per regolare su di essi pensieri e faccende. Arrivate alle mura della città, depositano cicoria e caciotte ai piedi della torre di Alfonso d’Aragona, e d’un tratto si mettono a urlare; come invasate da un improvviso oracolo, si scuotono dentro le nere vesti e gridano in faccia al passante : “Cicorie fresche, cicorie rizze !” Continua a leggere →

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25 Aprile

25 lunedì Apr 2016

Posted by Deborah Mega in ARTI, Consigli e percorsi di lettura, Il colore e le forme, LETTERATURA

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anniversario, bianco, Deborah Mega, Liberazione, Loredana Semantica, Resistenza, rosso, tricolore, verde

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foto di Loredana Semantica

Il 25 aprile ricorre una delle più importanti festività civili della Repubblica italiana, rappresenta il nostro Anniversario della Liberazione e ricorda la fine dell’occupazione tedesca in Italia e del regime fascista. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia il 16 aprile del 1945, mentre le forze alleate risalivano la penisola, proclamò l’insurrezione di tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti ed emanò dei decreti legislativi assumendo il potere in nome del popolo italiano e come delegato del governo italiano. Furono così liberate Bologna, Genova, Venezia e pian piano tutte le città del nord Italia. La data del 25 aprile venne stabilita ufficialmente con la legge n.260 del 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato, perché rappresentò il momento di maggior azione e coinvolgimento militare da parte della Resistenza; il 25 aprile del 1945 i partigiani liberarono le città di Milano e Torino, anche se in realtà gli attacchi ai presìdi nemici e le azioni di sabotaggio continuarono fino ai primi giorni di maggio. Ne furono protagonisti molti uomini e donne, appartenenti a classi sociali e gruppi politici diversi, uniti però da un comune ideale di libertà e giustizia. La Liberazione metteva fine a vent’anni di dittatura e a cinque di guerra. Continua a leggere →

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Il nome della rosa

23 sabato Apr 2016

Posted by LiminaMundi in Appunti letterari, Consigli e percorsi di lettura, LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Deborah Mega, Loredana Semantica, William Shakespeare

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“William Shakespeare”, ritratto di John Taylor

Nei 400 anni dalla morte di William Shakespeare (Stratford on Avon 23 aprile 1564 – Stratford on Avon 23 aprile 1616), abbiamo pensato di rendere omaggio al grande drammaturgo e poeta inglese attraverso le sue stesse parole. Continua a leggere →

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Pionieri o epigoni?

20 mercoledì Apr 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, LETTERATURA

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Ariel, Cesare Pavese, Il Sentiero dell'Arte, Jean Luc Nancy, Luigi Pirandello, Marzocco

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Caricatura di Charles Darwin, acquerello di George Richmond

Quando si vuol parlare di tradizione, imitazione, moda, creatività, libertà si rivela di indiscussa attualità un saggio giovanile di Luigi Pirandello dal titolo Sincerità, pubblicato nella rivista Ariel nel 1898. L’imitazione, freno alla creatività, si è imposta sempre di più come dipendenza da un modello di successo, facile ripetizione di una strategia consolidata. In Illustratori, attori e traduttori del 1908 Pirandello afferma che nel passaggio tra creazione e realizzazione deve costituirsi l’originalità, un equilibrio meraviglioso tra istinto e ispirazione. Già nel 1899, in L’azione parlata, pubblicata sul «Marzocco», gli era chiara l’impossibilità di imitare e riprodurre la vita: anche l’atto di creare la propria vita non è mai libero piuttosto determinato dalle convenzioni, dalla moda, dal compromesso sociale.  Continua a leggere →

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La casa di Asterione

15 venerdì Apr 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, LETTERATURA

≈ 4 commenti

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Arianna, Asterione, Deborah Mega, George Frederic Watts, Jorge Luis Borges, labirinto, Minotauro, Mitologia, Teseo

Trent’anni fa si spegneva a Ginevra lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, uno degli scrittori più amati e apprezzati del XX secolo. Sperimentò e coltivò con passione diversi generi: poesia, saggistica, narrativa, fino a giungere all’elaborazione di una sua personale estetica. Nel 1984, infatti, in un’intervista comparsa sul quotidiano Il Tempo, al poeta italiano Luciano Luisi, che gli chiedeva se ci fosse differenza tra la poesia e la prosa, Borges rispose: “La differenza è nel lettore più che nel testo. Chi legge una poesia si aspetta emozioni, chi legge prosa si aspetta argomenti e informazioni, ma essenzialmente sono uguali. Io ho provato tutte le forme di espressione, ma non c’è differenza. Una differenza tipografica forse, ma nient’altro.” Continua a leggere →

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La sorella di Shakespeare

08 venerdì Apr 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, LETTERATURA

≈ 2 commenti

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Deborah Mega, Virginia Woolf, William Shakespeare

21l-701s01

Nel 1929 la scrittrice britannica Virginia Woolf pubblica un saggio narrativo dal titolo Una stanza tutta per sé. La scrittrice osserva che per secoli alle donne è stato negato l’accesso alla cultura ed è stato loro imposto un ruolo esclusivamente domestico. Secondo la Woolf, per dedicarsi alla letteratura occorrono alcune condizioni indispensabili: la disponibilità di denaro e una stanza per sé in cui poter scrivere. Il centro della narrativa “al femminile” è la casa, il luogo appartato in cui isolarsi per riflettere e scrivere, la “stanza tutta per sé” per l’appunto che la Woolf suggeriva alle studentesse del Newnham e del Girton College di Cambridge. Continua a leggere →

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… “chi è solo bello, resta bello all’occhio. Ma chi ha valore sarà bello sempre” …

04 lunedì Apr 2016

Posted by maria allo in Consigli e percorsi di lettura, LETTERATURA, Poesie

≈ 1 Commento

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Anna Achmatova, Anna Maria Curci, Catullo, Didone, EMILY DICKINSON, Ingeborg Bachmann, Katia Chausheva, Mimnermo, Platone, Saffo, Silvia Plath, società, Ungaretti, Yava Suberg

Dai primi sguardi al corteggiamento, dallo scoppio della passione al suo soddisfacimento, dai dubbi della gelosia ai tormenti del tradimento o della separazione, l’amore rappresenta sicuramente un’esperienza universale. Ed è naturale che un fenomeno così complesso in cui convivono sentimenti misteriosi e spesso contraddittori e sconvolgenti sia al centro della poesia. Il tema dell’eros e le strane ambivalenze dei moti sentimentali sono ben presenti nella poesia antica: bisogna però cogliere le forti differenze di sensibilità che corrono, nella trattazione di tale motivo, tra gli scrittori moderni e gli antichi.
“E allora – dissi – che cosa sarebbe Amore? Un mortale?” “Per nulla” “Ma che cosa allora?” “Come i casi precedenti – rispose – qualcosa di intermedio tra il mortale e l’immortale” “Che cosa, dunque, Diotima?” “Un gran demone, Socrate, perché tutto ciò che è demonico è intermedio tra dio e mortale”. Continua a leggere →

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Il “folle volo” di Ulisse

25 venerdì Mar 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, LETTERATURA

≈ 4 commenti

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Dante Alighieri, Deborah Mega, Divina Commedia, Ulisse

(Ulisse di Sergio Fasolini, Tempera all'uovo su tavola)

Ulisse, Sergio Fasolini, Tempera all’uovo su tavola

                    Né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ‘l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,

                                                  vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;

                                                    ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

                          (Inf.,XXVI, 94-102) Continua a leggere →

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