Poesia sabbatica: [prima ho tolto]

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[prima ho tolto]

prima ho tolto

ogni parola d’amore

poi i baci a mille

a dieci, a uno,

i sorrisi fino allo zero

 

e poi il minuto, l’ora,

una giornata intera

e settimane a sette

ed ogni mese di trentuno

 

prima ho cancellato gli occhi

poi la bocca

(e tu che scintillavi

appena mi vedevi)

poi ti è sparito il seno

il ventre che vibrava

le tue cosce nude

a stringermi sui fianchi

(ma quando è stato?)

 

mi camminavi a destra

o anche alla sinistra,

tenevi la mia mano

il braccio sottobraccio

 

e ancora non so dire

come sia accaduto

che pezzo dopo pezzo

passo dopo passo

 

io ti sto dimenticando.

 

 

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta “Solo parole d’amore” in corso di revisione)

Qui la lettura espressiva della poesia.

“Prove di colore” di Francesco Tontoli

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Raffaello Sanzio, “La Scuola di Atene”, Musei Vaticani

 

Dunque pare che l’alba viene prima dell’aurora
e che la prima luce che appare
si chiama crepuscolo anche al mattino
non solo al tramonto.

Lo abbiamo discusso stamani mentre viaggiavamo
ognuno allievo della sua scuola di pensiero
come quei cavillosi sofisti che si spendono
fin dalla notte dei tempi
a questionare sulla lana caprina.

Ognuno ad aspettarsi dal cielo una risposta adeguata
per spiegare il significato dei movimenti e dei gesti
che ci vengono rivolti da oriente
per farci scordare la notte.

Ci apparteneva quel cielo cupo e gonfio
che fuggiva e proiettava non la prima luce,
ma l’effetto fantasma sulle nuvole basse dell’illuminazione urbana
della città che spariva nell’altrove crepuscolare.

Quanti volti ha la luce
prima di decidersi
a prendere una forma certa
prima di assegnare al sole
il compito di definirci.

Quante prove di colore
quel pittore sporca sulla sua tela
prima di far sorgere la sua idea di mondo
compresa l’immagine di noi
che sfiliamo in macchina sullo sfondo.

La nostra meta rimane sconosciuta
fino a quando non saranno netti
i fragili contorni delle cose.

Francesco Tontoli

Due poesie dalla raccolta “Magneti”di Loredana Semantica tradotte da Patrizia Destro

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Mi accingo all’opera
di biscotti e burro
amara polvere di cioccolato
una volta finita
ben raffreddata
ve ne darei un pezzetto se non fosse che
per altro verso
niente si condivide veramente
come qualcosa che dalle mani
passi attraverso gli occhi
facendosi di carne
di bocca in bocca
per dono di sola forma.

I’m getting ready to work
butter and cookies
bitter cocoa powder
once ended
thoroughly cooled
I’d give you a piece if it wasn’t that
in another sense
nothing we can truly share
like something that from the hands
goes through the eyes
becoming meat
from mouth to mouth
a gift of substance only.

Noi otteniamo solo
ciò che fortissimamente desideriamo
ciò che almeno un poco desideriamo
ciò che queruli richiediamo
raramente otteniamo
ciò che desideriamo segretamente
senza voli siderali
senza mai farci presenti
per questo alcuni restano nei secoli
senza ali.

We only get
what we very strongly want
what we at least a little bit wish
what we querulous ask for
we rarely get
what we secretly will
no sidereal flights
no presence at all
this is the reason why
many of us remain wingless
through the centuries.

uNa PoESia A cAsO: Sylvia Plath

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disegno digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Sylvia Plath

Cimitero in novembre

Lo scenario è ostinato: alberi avari si tengon strette
le foglie dell’altr’anno, rifiutano il lutto, la veste di sacco,
o la trasformazione in driadi elegiache, e l’erba austera
custodisce lo spietato smeraldo della sua erbosità,
a dispetto dell’intelletto magniloquente che disprezza
una tale povertà. Nessun grido di morti

fa fiorire nontiscordardimé in mezzo alle pietre
che lastricano questa terra greve. Qui c’è onesta putredine
che disfa il cuore e spoglia l’osso
della vena affabulante. Quando uno scheletro solo
si accampa nudo e reale, zittiscono le lingue di tutti i santi:
le mosche non osservano resurrezioni sotto il sole.

Tu guarda fisso il paesaggio essenziale finché gli occhi
non impongano al vento una visione, abbacinante:
se mai spiriti perduti ululanti nel sudario
lampeggino attraverso la brughiera,
essi delirano al guinzaglio della mente affamata
che popola la stanza spoglia, l’aria bianca e deserta.

Maria Benedetta Cerro, “Prove per atto unico”, Macabor, 2023.

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Il nero totale è nel fissare

una luce alla sorgente.

Poiché ti amo vita / più dei miei occhi

ora sono cieca / e null’altro vedo

che il retro delle cose.

Un vetro accecato dalla brina la guida allo sbando

i cari vivi e i cari morti che si affidano a me

figlia di tutte le tempeste.

 

*

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Poesia sabbatica: [Dell’impotenza]

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[Dell’impotenza]

 

sono furia

che non muove foglia

pure se voglio,

 

perché io solo immagine

la somiglianza

un riflesso bastardo

che non è dio

e uomo nemmeno

 

e sto senza più cielo

straniero qui a terra

indeciso

se vivere sia questo

o soltanto sia un morire

che accade già da tempo.

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta edita “Il male nascosto” – Terra d’ulivi edizioni)

“Tergiversare” di Francesco Tontoli

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Francesco Villamena, “La strage degli innocenti”

 

Meraviglioso è imbastire qui una discussione

e portare un video a corredo e documentazione.

Da quando abbiamo scoperto questa facoltà

un mondo fantastico e orrido è ai nostri piedi.

Vuoi che ti serva il massacro degli innocenti?

pronto servito a cena, o come commento adatto

alla tragica e comoda transustanziazione

argomento facile da platea pronta a commuoversi.

Che poi ti mostri la realtà scenografica di un’ esecuzione?

servito con aggiunta di materia cerebrale e sangue

ma solo preferibilmente quello mestruale di ragazze

colpi di bazooka urla di vittoria e un fuori campo musicale

C’è anche il binario morto di un cellulare che squilla

sul corpo inerte di un bambino azzurro e coperto di polvere

piange le sorelle appena morte occhi fissi in cielo.

Quello lo daremo in pasto ai deboli per dimostrare

ciò che siamo capace di fare e di dire.

Squilla il cellulare un numero sconosciuto

la poesia ormai sta tutta nel non rispondere.

Certamente se fosse dio a chiamare

dovrebbe rimanere in attesa, tergiversare.

 

Francesco Tontoli

uNa PoESia A cAsO: Giorgio Caproni

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disegno digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Giorgio Caproni

Cianfrogna

Se ne dicono tante.

Si dice, anche,

che la morte è un trapasso.

(Certo: dal sangue, al sasso.)

Gino Scartaghiande, “Sonetti d’amore per King-Kong”, Graphe.it Edizioni, 2023.

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È immobile

 

La polvere si è accumulata.

Una mano sottomessa all’osso

e alle intemperie. Non farmi

male se vieni ad amarmi

stanotte.

Quello sfumare di colori

nel rettangolo di cielo

alla finestra. Il rosso

vicino quanto la stella.

Ma se davvero, come dici,

il pesco fiorisce nei

tuoi inverni, allora

penetrami più forte che puoi.

La notte d’antenne.

*

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Poesia sabbatica: -25-

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-25-

 

ho già occhi

di notti che non dormo,

i mattutini estivi

di una superflua luce

 

(non ci sei tu

e neanche ci sarai

perché lo so

che questa è terra

di vita allucinata

di ombre lievi in fuga

appena si fa giorno

e sono solo pieghe

le piume sul cuscino)

 

ho già le cifre

di un marmo da scolpire,

l’oro sopraffino

che scriverà il tuo nome

 

(e tu sarai un foglio

di rosso sangue e fiori,

il primo verso tremulo

di una poesia d’amore)

 

ho già tutta la vista

da me alla tua stella

 

ma io rimango qui

spezzato dietro a un vetro

 

e tu ad anni luce

in qualche firmamento.

 

FRANCESCO PALMIERI
(dalla raccolta “Solo parole d’amore”)

“Ognissanti” di Francesco Tontoli

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Sul cancello del cimitero di Filetto

in filigrana si annodano accecanti

tre ragnatele lucide d’argento

come collane in controluce

sgocciolanti rugiada mattutina.

Ora che la nebbia si dirada

primo novembre d’ognissanti

da questa parte e dall’altra

i vivi e morti si cercano

e lasciano una luce

tracce di passaggio

sul filo della soglia.

 

Francesco Tontoli

uNa PoESia A cAsO: Giorgio Caproni

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opera digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Giorgio Caproni

Condizione

Un uomo solo,

chiuso nella sua stanza.

Con tutte le sue ragioni.

Tutti i suoi torti.

Solo in una stanza vuota,

a parlare. Ai morti.

“Il male” di Arthur Rimbaud

 

Mentre gli sputi rossi della mitraglia
fischiano tutto il giorno nell’azzurro infinito;
mentre rossi o verdi, accanto al Re che li irride,
cadono i battaglioni compatti sotto il fuoco;

mentre una follia orrenda maciulla ed accatasta
centomila uomini in un fumante cumulo;
-Poveri morti! D’estate, in mezzo all’erba, nella gioia
della Natura che santi li aveva generati!…-

C’è un Dio che ride fra i damascati drappi
dell’altare, fra gli incensi ed i gran calici d’oro;
un Dio che s’assopisce cullato dagli osanna,

e si risveglia, quando le madri unite
nell’angoscia, piangendo sotto la cuffia nera,
gli offrono una moneta chiusa nel fazzoletto!

ARTHUR RIMBAUD, Poesie, 1870, trad. di Laura Mazza

Le mal

Tandis que les crachats rouges de la mitraille
Sifflent tout le jour par l’infini du ciel bleu;
Qu’écarlates ou verts, près du Roi qui les raille,
Croulent les bataillons en masse dans le feu;

Tandis qu’une folie épouvantable, broie
Et fait de cent milliers d’hommes un tas fumant;
– Pauvres morts ! dans l’été, dans l’herbe, dans ta joie,
Nature ! ô toi qui fis ces hommes saintement!…

– Il est un Dieu, qui rit aux nappes damassées
Des autels, à l’encens, aux grands calices d’or;
Qui dans le bercement des hosannah s’endort,

Et se réveille, quand des mères, ramassées
Dans l’angoisse, et pleurant sous leur vieux bonnet noir,
Lui donnent un gros sou lié dans leur mouchoir.

ARTHUR RIMBAUD, Poésies, 1870

uNa PoESia A cAsO: Wislawa Szymborska

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Oggi è la volta di Wislawa Szymborska

Saluto ai supersonici

Oggi più veloci del suono,
dopodomani della luce,
muteremo il suono in tartaruga
e la luce in lepre.

Di antica parabola
onorati animali,
nobile coppia in gara
da sempre.

Correvate, correvano
per questa bassa terra,
provate a gareggiare
in alto nel cielo.

Via libera. Non vi saremo
d’intralcio nella corsa:
per inseguire noi stessi
primi ci alzeremo in volo.

Versi trasversali: Mirko Boncaldo

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Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MIRKO BONCALDO

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Poesia sabbatica: “La passione quotidiana”

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LA PASSIONE QUOTIDIANA

 

spegni la luce,

non ho voglia stasera

di mostrarti la faccia

di quel cristo morente

che non è nel rosario,

 

spegni la luce,

non voglio tu scorga

la croce sul letto

e sulle spalle il calvario

di un’anima persa,

 

al buio potrò dirti

il segreto del golgota:

 

che qui sulla terra

non c’è casa per dio,

 

spegni la luce,

che io possa dormire

sapendo per certo

che domani al risveglio

nessuna resurrezione

ma un altro giro di sole

ancora un’altra passione.

 

 

FRANCESCO PALMIERI (2006)

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

“Quarti di tono” di Francesco Tontoli

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La scala pianoforte a Valparaíso, Cile

 

Vorrei parlarti dei quarti di tono

-Cosa vorresti dire?

Nel linguaggio si usano,

nella musica sono diventati rari.

Prendiamo ad esempio una frase:

nello spazio tra certe parole,

il quarto di tono appena accennato

corrisponde al non detto

-Ieri sera ho sbagliato a non dirti che

ma se guardavi tra le parole

avresti trovato il non detto,

la nota di passaggio che nel blues,

(musica triste per definizione)

diventa quasi una cerniera

e sta a significare l’insignificante necessario

l’abbellimento consapevole e a volte inudibile

sfumatura del colore e gradazione.

Del resto dobbiamo smettere di pensare

che parlare significhi per forza comunicare.

Quelle volte che lo spartito non parla

per sbaglio arriva desafinada la nota che risolve.

Abbiamo finalmente detto

quello che non volevamo dire.

 

Francesco Tontoli

uNa PoESia A cAsO: Sylvia Plath

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Sylvia Plath

I meloni della fiesta

A Benidorm ci sono meloni
carrettate intere

di innumerevoli meloni
ovali e a palla,

verde brillante e risonanti,
una trina di strisce

verde scuro tartaruga.
Scegline uno a uovo, a mappamondo,

palleggialo tornando a casa per gustarlo
nel rovente mezzogiorno:

poponi morbidi come crema,
angurie giganti dalla polpa rossa,

bitorzoluto cantalupo
dal cuore arancione.

Ogni spicchio è borchiato
di semi bianchi o neri

da spargere come coriandoli
sotto i piedi di questo

mercato di mangiameloni
festaioli.

Poesia sabbatica: “Uomini e ali”

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Uomini ed ali

 

forse non ti è chiaro

quello che mi tocca,

 

spazzare il pavimento dagli avanzi,

dai nastrini e le coccarde,

i fili rotti delle stelle

(che chi poteva immaginare

fossero ritagli d’alluminio)

 

non l’ho chiesto io

( a chi? alle muse? a chi? )

di mettermi di stanza sul confine

dove barbari in assedio

è già da tempo

che tentano sortite

 

per questo il mio racconto

è solo guerra,

il dirti chi è caduto

e chi ancora vive sopravvissuto,

 

anch’io avrei voluto

un viaggio d’aeroplano,

la perpetua sospensione

della velina in aria,

la spinta nel burrone

e poi le braccia

già addestrate al volo,                                   

come l’aquila, il falco,

 

un angelo mai visto.

 

  

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

Qui la lettura espressiva della poesia.

“Piccole storie” di Francesco Tontoli

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Edward Hopper, “Hotel da una ferrovia”

 

Stamattina al risveglio
scambiandoci il buongiorno
nel raccontare le piccole storie
come quella di essere stati lontani nel tempo
ti ho chiesto se per caso mi avessi sognato
e come.

Se anche lì insomma
per forza o per amore ci fosse stata
quella cosa che ancora teniamo viva
tutti i giorni l’uno nell’altra.

Se talora imbastendo una storia inverosimile
e smaltendo i ricordi residui
ci fosse stata la mia presenza
il simulacro che abbiamo agitato
con la devozione, e che il tempo ha scandito
come fosse un quotidiano dio minore.

Non mi è mai capitato di chiedertelo
e dirti ” scusa, mi sarò mica perso dentro
ciò che hai sognato?
e ti ho voluto bene anche lì?”.

Ma ho sentito che ti era successo
non sempre, non spesso
di avvertire e avvertirmi di notte
dormendo al di fuori dal sogno
provare precisa la forza sensibile
di parlare chiedendo con la voce impastata
di uscire da dove stavi sognando
di stare un po’ sulla soglia
chiedendo di spostarmi ai bordi della nave
ai confini del letto.

 

Francesco Tontoli