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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi autore: Loredana Semantica

Forma alchemica 2: “Il gesto” di Bartolo Cattafi

18 mercoledì Gen 2017

Posted by Loredana Semantica in Forma alchemica, LETTERATURA, Rose di poesia e prosa

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Bartolo Cattafi

Non è vero che non successe nulla
quando tirasti fuori la mano dalla tasca
e a braccio teso tagliasti l’aria
da sinistra a destra
dall’alto verso il basso
successe che a braccio teso tagliasti l’aria
e ciò ebbe il suo peso
l’aria non è più come prima
è tagliata.

Questa di Bartolo Cattafi è una poesia incantevole, una specie di summa di cosa riesca a vedere un poeta, di come riesce a percepire in modo singolare ciò che gli altri vedono e percepiscono ordinariamente. Condensare tanta suggestione in una poesia così breve è un capolavoro di equilibri strutturali e ripetizioni verbali, innanzitutto date dal verso: e a braccio teso tagliasti l’aria, a cui fa eco in sesto verso:  successe che a braccio teso tagliasti l’aria, ma lo stesso verbo successe è già stato usato nel primo verso, questa combinazione incrociata di elementi verbali crea opportunamente uno stato di attesa della rivelazione di ciò che è successo, per concludersi negli ultimi versi in una chiusa d’evidenza che sembra d’ironia, ma più probabilmente non lo è: l’aria non è più come prima/è tagliata. In questa frase si respira come un’aura di “sicilianità”, dove tutto il detto è nel non detto, poichè il detto, che è l’evidenza, sottintende tutto ciò che deve essere compreso perché è nelle cose, anche se taciuto. L’incipit della poesia è configurato come il seguito di un dialogo con un tu che in precedenza, prima che fosse scritta la poesia, ha affermato: “non è successo niente”, la replica contenuta nella poesia è l’incipit della poesia stessa: Non è vero che non successe niente. C’è un gesto che taglia l’aria. Da un lato l’interlocutore che lo valuta irrilevante o vorrebbe far credere che sia tale, in contraddizione il poeta che invece gli dà grande importanza, e non è l’importanza comunemente intesa, immaginabile in relazione al fatto e alle circostanze, ma una immaginifica che fa l’aria a fette, come se le fette d’aria si potessero vedere. La mano a cui è attaccato il braccio e compie il gesto viene tirata fuori dalla tasca, sembra quasi che tutta la potenza del gesto sia conservata, raccolta, perché possa essere sprigionata al momento dell’azione. Il braccio è teso, quindi deciso, sicuro, ieratico e il movimento da sinistra a destra, dall’alto verso il basso è intuitivamente una croce tracciata nel vuoto.
Poeta è colui che in un gesto benedicente vede aprirsi un senso, un senso che non è l’ovvietà religiosa. Tutti gli altri pensano che il sacerdote benedica il bambino appena battezzato, il defunto al funerale, benedica l’aria, i presenti, gli sposi, l’oggetto, le palme.
Per Bartolo Cattafi il senso è tagliare l’aria. Tuttavia, come sappiano tutti, l’aria non si vede, figuriamoci se si vede il taglio dell’aria, ma un poeta vede l’aria, vede il taglio. Sa cioè che anche l’aria ha una consistenza, la consistenza data dal peso del gesto. Trattandosi di movimento nell’aria poi, non può che sottolineare come: ciò ebbe il suo peso, l’aria infatti ha un peso, come gli esperimenti della fisica ci hanno insegnato, un palloncino vuoto e uno riempito d’aria pesano diversamente, ma sappiamo anche che il peso dell’aria è infinitesimo.
Non è dato sapere chi abbia tracciato il gesto nell’aria, il che permette di ipotizzare come possibili una serie di altri significati, tutti appartenenti alla gestualità sostitutiva della parola.
Oltre che un gesto da ministro benedicente, come ho ipotizzato sopra, tracciare una croce nell’aria può avere il significato del mettere ad una questione una croce sopra, cioè non rivangare più il passato e superare il contrasto, accantonare la lite. Nel dialogo si traccia una croce per aria per riferirsi alla morte, come a dire che c’è il rischio di morire oppure che qualcuno è morto, che non ce l’ha fatta, o che morirà. Lo si usa ancora per significare che è finita, che di quella cosa o persona non se ne vuole più sapere. In quest’ultimo caso diventa una sorta di pesante giuramento di condanna e definitività, come a dire: per me non esiste più fino alla morte o come se fosse morto.
Lo stesso taglio ha un senso, la cesura dell’aria è qualcosa che separa, un distanziare due bordi che si ritraggono o rimango inerti, ma definiti, non più omogenei e fusi, ma distinti e contigui.
Questa concentrazione dello sguardo nel vuoto alla ricerca dell’aria tagliata è il particolare sguardo poetico chi riesce a fissare intensamente le fughe, a seguirne la traccia, osserva il cirro che prende forme fantastiche, il fuoco che danza, un neo sulla pelle e trova in ogni immagine una visione, la concretizzazione di un universo che incanta, che scatena i pensieri, la creatività. E’ questo lo sguardo del poeta che si posa sul mondo.

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Canto presente 10: Mariangela Ruggiu

13 venerdì Gen 2017

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA, Poesie

≈ 5 commenti

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Canto presente, Mariangela Riggiu, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di:

Mariangela Ruggiu

ogni giorno vieni Amore
vestito da uomo

e ti guardo con occhi di meraviglia

mi sorprende sempre
che tu abbia occhi e mi guardi
che tu abbia dita e disegni
contorni alle mie trasparenze

vieni ogni giorno
mi nasci come un bambino
e mi chiami madre

eppure sei padre di me
sei ponte tra le acque che sono
e fuoco nel buio
e musica dei respiri
ala di questi voli
sei tutti i nomi
sei tutte le mani
e ti guardo con occhi di meraviglia
Continua a leggere →

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Forma alchemica – intro

11 mercoledì Gen 2017

Posted by Loredana Semantica in Forma alchemica, LETTERATURA

≈ 1 Commento

Su questo blog col 2017 inauguro una nuova rubrica poetica che prende il posto del “Tema del silenzio”. La rubrica si chiamerà “Forma alchemica”. Essa non ha una formula nuova, intendo infatti commentare poesie (di autori del passato  sicuramente, altri non so…) similmente a come ho fatto con le poesie proposte nella rubrica “Il tema del silenzio” ormai conclusa, o, per avere un esempio migliore, similmente a come ho commentato la poesia di Rostand qui. La poesia di Rostand anzi è stata la prima della rubrica ed ha preceduto questa introduzione, per semplice desiderio di non perdere la coincidenza dell’Epifania e gusto, che talvolta mi prende, di scombinare l’ordine scontato delle cose.

Il criterio di scelta delle poesie è libero. La scelta è senza limiti, in linea con il titolo del blog, senza un tema preferenziale, né un autore preferito.

Mi guiderà un’unica stella la ricerca della bellezza, avrò un solo limite la mia sensibilità. Chiamo limite la sensibilità perché se da un lato è lo strumento che userò per interpretare il senso del testo, dall’altro è presumibile che essa sia condizionata dalle mie esperienze e percezioni, e magari mi farà considerare incantevoli poesie che non sempre accenderanno l’altrui entusiasmo. Per giustificare la mia scelta compirò, come ho fatto col tema del silenzio, le mie spirali di pensiero, e, per questa via, qualcuno potrebbe con-venire col mio argomentare e trovare nuove angolazioni di visuale nelle poesie di grandi e grandissimi in commento.

Proprio la grandezza dei poeti che mi accingo a commentare è la mia maggiore preoccupazione, perché se da un lato so per certo che non ci resteranno male qualunque cosa io possa dire: non ho nessun io da lusingare, non potranno certo offendersi; chi sono io per poter avere la pretesa, l’ambizione, l’arroganza di tentare di penetrare il mistero di bellezza, forma e senso che è una poesia scritta da un maestro, da un Poeta?

Eppure leggere la poesia, significa proprio questo: essere disposti ad aprirsi al senso che essa produce, accogliere e restituire, smuovere e commuovere, condividere.

Per questa rubrica ho scelto  titolo “Forma alchemica”. Da un lato perché la poesia è eminentemente forma, disposizione sul campo bianco delle parole in precisa, accurata architettura, dall’altro perché accade che, quando questa forma sia particolarmente ben riuscita, quando, per di più, si sposa ad un sublime contenuto, si realizza un’alchimia: la composizione perfetta.  Essa ha del magico, alla lettura provoca una sorta di vago e leggero stupore segreto, estatico, una provocazione mentale, uno spiazzamento, commozione, a volte, quando una poesia tocca un nervo personale particolarmente scoperto. Tutte reazioni che sono un segno non facilmente traducibile a parole, ma chiaramente percepibile dal lettore, che il testo che si ha davanti è poesia e non la lista della spesa, è poesia e non un saggio, un articolo di giornale, una canzone.

Niente brividi, mi raccomando, i brividi lasciamoli alle candele che ondeggiano negli stadi dei concerti, prego si apra la porta alla poesia, vanno in scena: grazia, raffinatezza e stupore.

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Forma alchemica 1: La stella di Edmond Rostand

06 venerdì Gen 2017

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Forma alchemica, Il colore e le forme, LETTERATURA, Rose di poesia e prosa

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Edmond Rostand, La stella, Re Magi

Perdettero la stella un giorno.
Come si fa a perdere la stella?
Per averla troppo a lungo fissata.
I due re bianchi, ch’erano due sapienti di Caldea,
tracciarono al suolo dei cerchi, col bastone.

Si misero a calcolare, si grattarono il mento.
Ma la stella era svanita come svanisce un’idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete di essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.

Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri, si disse:
“Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali”.

E mentre sosteneva il suo secchio per l’ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d’oro che danzava in silenzio.

Edmond Rostand

Oggi è il giorno dell’Epifania e per commemorarlo degnamente propongo questa bella poesia di Edmond Rostand che ha per protagonisti i Re Magi e per titolo L’Etoile, cioè La stella. Rostand è noto per essere l’autore di Cyrano de Bergerac, un’opera teatrale molto apprezzata dal pubblico parigino che alla prima, nel 1897, lo applaudì in una standing ovation di 20 minuti.  La scrittura di Rostand appartiene alla corrente del Romanticismo che ha dominato la letteratura francese del XIX secolo, contrapponendo alla razionalità e culto della bellezza classica che avevano caratterizzato l’Illuminismo del XVIII secolo, il sentimento, la fantasia, la  spiritualità, come aspetti che recuperano la dimensione più umana dell’essere.
Tutti elementi presenti nella poesia di Rostand, nella quale egli immagina che i Re Magi in viaggio, guidati dalla stella cometa verso il luogo ove è nato il Re dei Giudei, a un certo momento perdano la guida celeste. I Magi allora si disperano e fanno calcoli, studiano, si impegnano a fondo per cercare la stella smarrita, rintracciarla nel luogo dov’è nascosta.
Essi ne sentono un profondo bisogno, essendo alla ricerca del Salvatore, essendo la stella l’unica loro guida, avendo applicato per tanto tempo il loro occhio, cuore, mente alla contemplazione del cielo ed ora dell’astro che rappresenta l’ avveramento della profezia di una nascita regale.
Il Vangelo di Matteo (2, 1-12) parla dei Magi e della stella, e, sebbene alcuni lo considerino leggendario, il racconto appartiene quindi alla tradizione cristiana dei Vangeli. Sono stati tramandati, tra l’altro, i nomi dei Magi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Tre come i doni che essi recano: oro, incenso e mirra
Ai doni è stato dato un preciso significato simbolico: l’oro chè metallo destinato ai re, l’incenso che è il riconoscimento di natura divina e la mirra usata nel culto dei morti, perché il Messia è tutte e tre le cose insieme: re, dio e uomo, quindi mortale. Egli è Dio che si è fatto uomo.
Epifania è la festa cristiana che ricorda il momento in cui i Magi giungono alla grotta dove è nato Gesù, gli porgono i doni e lo omaggiano come si conviene a un Re. Epifania ha la sua etimologia dal greco ἐπιφάνεια, epifàneia, che significa manifestazione, proprio perché la venuta e l’adorazione dei Re Magi rendono manifesta la natura divina del bambino appena nato e il suo destino soprannaturale.
Tornando alla poesia del Rostand, l’autore immagina che mentre due dei Magi, sapienti di Caldea, siano tutti presi a scrutare la volta celeste alla ricerca della stella, il terzo, il povero re nero disprezzato da tutti “le pauvre Roi noir, méprisé des deux autres”, riflette: “Pensiamo alla sete che non è la nostra. / Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali.”
E’ un pensiero di attenzione semplice verso l’alterità non di altri uomini, bensì animali cioè i cammelli, la cavalcatura dei Re Magi. Si percepisce nel testo poetico una sorta di diagonale discendente che passando dai Re sapienti intercetta l’uomo, oggetto di disprezzo e infine gli animali, una linea cioè che, di essere in essere, arriva alla base della catena, agli esseri meno importanti. I sapienti che si dedicano agli studi dimenticano i bisogni degli altri, essi sono metafora di tutti gli intellettuali, che ottenebrati dal tanto studio perdono il senso della vita, a questi si contrappone l’uomo che percepisce il bisogno elementare di altri esseri viventi. Accade allora un piccolo miracolo, che mentre il Re nero dà da bere agli animali, nel magico specchio acqueo del secchio sospeso vede brillare riflessa la stella cometa. E la ritrova lui quindi l’etoile, le pauvre Roi noir, l’ultimo dei Re, nel gesto semplice di dissetare gli ultimi della terra.
Il testo regala dunque un messaggio basilare: per non perdere mai la guida, l’orientamento e il senso della vita abbiate cura degli altri, dei più umili, attenzione ai loro bisogni e porgete il secchio con l’acqua, dando da bere agli assetati.
In ciò richiamando un altro passo del Vangelo di San Matteo cap. 25, quando Gesù, ormai grande, al versetto 35 dice “perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere”  e parla poi dei piccoli «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me».
La piccolezza è la chiave di lettura della poesia che dai Re adoratori del Re dei Re, si sposta agli Ultimi, ai più Piccoli. L’altruismo è chiave di lettura della poesia. Il messaggio d’amore cristiano è chiave di lettura della poesia. E per riferire tutto il senso che essa contiene in modo ancora più quotidiano, meno epico e connotato più da un etica di contrasto all’egoismo che da religiosità, l’imperativo che essa detta è di aver attenzione, di prendersi cura degli altri  a cominciare dai propri cari, al vicino, ai colleghi, ai dipendenti e così via fino ad includere tutta l’umanità della nostra cerchia relazionale.
Quanto ai Re Magi essi non hanno affascinato soltanto il Rostand di questa poesia, ma sono stati anche fonte di ispirazione di molti pittori che hanno voluto rappresentare il climax dell’adorazione, momento che manifesta all’umanità la natura divina del Salvatore appena nato.
Propongo qui a riprova tre splendidi esempi de “L’adorazione dei Magi” di tre grandi Maestri della pittura: Giotto, Gentile da Fabriano, Sandro Botticelli.

adorazione-dei-magi

Giotto (1303-1306)

gentile_da_fabriano_adorazione_dei_magi

Gentile da Fabriano (1423)

botticelli-sandro-galleria-degli-uffizi-florence-1500

Sandro Botticelli (1475)

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Numeri e auguri

01 domenica Gen 2017

Posted by Loredana Semantica in SINE LIMINE

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limina mundi, Numeri e Auguri

Quando lo scorso 21 marzo 2016 abbiamo inaugurato il blog LIMINA MUNDI, noi autori del blog non eravamo così convinti della sua durata. Ci rendevano conto abbastanza chiaramente che riempire di contenuti un blog che non si pone limiti, ma di converso vuole proporre lavori originali fosse una faccenda tutt’altro che semplice, si trattava non solo di dare ad esso vita, ch’è presto fatto, basta volerlo, ma di dare continuità ed animare. Non soltanto dunque condurre la nave, ma anche lavare il ponte, issare le vele, ammainarle, cucinare o stare nella stiva a immagazzinare, fare scalo per approvvigionamenti, non dimenticando mai di seguire la rotta e di scrutare l’orizzonte. Non ci siamo arresi. Siamo andati avanti e per ora siamo arrivati qui, al primo giorno dell’anno 2017 con quasi un anno di percorso sulle spalle, la voglia di andare ancora avanti, non si sa per quanto, ma con la convinzione di avere ancora cose da dire.

Capodanno 2017 ci sembra anche una buona occasione per un bilancio dell’attività finora svolta e poiché, come qualcuno disse giustamente, anche i numeri hanno un’anima, li mettiamo nero su bianco. Le visite al blog  fino a questo momento sono 10.825, le persone che seguono il blog sono 58, un numero che, permetteteci di dirlo, ci ha sorpreso piacevolmente e reso orgogliosi; i commenti sono stati 121, gli articoli postati: 145.

Le categorie maggiormente utilizzate nel  postare gli articoli sono state quelle di seguito indicate in carattere grassetto precedute dal punto.

  • INTERVISTE, con 29 articoli prevalentemente pubblicati da Deborah Mega

Gli intervistati sono stati poeti e critici letterari che hanno risposto a due tipologie di intervista: Il cerchio e la botte, caratterizzata dalla brevità delle risposte che non dovevano superare tre righe circa e 7 domande sulla poesia, che non aveva questo limite.

Hanno risposto all’intervista Il cerchio e la botte: Fernanda Ferraresso, Flavio Almerighi, Antonio Pibiri, Maria Allo, Salvatore Sblando, Pier Franco Uliana, Stefano Guglielmin, Claudia Piccinno, Viola Amarelli, Alessandro Assiri, Rita Pacilio, Silvia Calzolari, Loredana Semantica.

Hanno risposto a 7 domande sulla poesia: Fabrizio Centofanti, Rita Pacilio, Leopoldo Attolico, Daita Martinez, Emilia Barbato, Irene Ester Leo, Adriana Gloria Marigo, Giacomo Cerrai, Max Ponte, Elisabetta Maltese, Cristina Bove e Deborah Mega

Sono stati interpellati anche quattro editori che hanno risposto alle domande dell’intervista: Editori si nasce o si diventa? Gli editori sono: Adriano Gabellone, Arturo Bascetta, Emanuele Scarciglia, Gilberto Gavioli.

In questa sede ringraziamo autori ed editori per la disponibilità e le interessanti risposte.

  • IL TEMA DEL SILENZIO, 28 articoli in prevalenza curati da Loredana Semantica

Nella rubrica Il tema del silenzio Loredana Semantica ha commentato le poesie dei seguenti autori del blog che gentilmente le hanno rese disponibili: Maria Allo, Deborah Mega, Francesco Tontoli, Raffaella Terribile, Alessandra Fanti, la stessa Loredana Semantica

  • CANTO PRESENTE, 10 articoli per una rubrica di poesia contemporanea a cura di Loredana Semantica e Deborah Mega

Sono state proposte le selezioni di poesia dei seguenti autori contemporanei: Stefano Della Tommasina, Pier Francesco De Iulio, Sonia Lambertini, Alessandra Carnaroli Carloni, Monica Puleo, Silvia Rosa, Liliana Zinetti, Marisa Guagliardito, Giovanni Baldaccini. Ringraziamo i poeti del loro Canto presente.

  • APPUNTI LETTERARI, categoria con circa 14 articoli, molti dei quali a firma di Deborah Mega. Approfondimenti di testi letterari, proposte di lettura e interpretazione, recensioni.
  • POESIE/SINE LIMINE sono stati pubblicati oltre 13 articoli principalmente da Alessandra Fanti
  • SOCIETA’/CRONACHE DI VITA categoria nella quale sono presenti circa 12 articoli a cura di Loredana Semantica, Deborah Mega, Francesco Palmieri Considerazioni e osservazioni sulla società attuale, le sue problematiche e orientamenti.

Tra le altre, sono state utilizzate anche  le categorie: APPUNTI D’ARTE con articoli di Raffaella Terribile e di Francesco Severini; RECENSIONI  con articoli di Elio Ria su Elio Scarciglia e di Deborah Mega su Christian Tito, Giovanni Campi, Luigi Mariano; CONSIGLI E PERCORSI DI LETTURA con post a firma di Maria Allo e Deborah Mega; non dimenticando le FIABE di Francesco Palmieri con le opere di Francesco Severini e ultime, ma non meno importanti, le ISPIRAZIONI E DIVAGAZIONI di Francesco Tontoli e Loredana Semantica.

Per l’arte figurativa sono stati presenti sul blog oltre che Francesco Severini, Artur Politov, Alessandro Bavari, Emanuele Dello Strologo, Daniele Gozzi, Alessandro Tocco, Massimo Grassi, Carlo Piscopo, Massimo Lichtman, Samuele Romano, Daniela Alessi, Angelo Merante, Art Khai, Lex Lutther Marek Waligora. Ai quali va il nostro grazie per disponibilità e bellezza dell’arte proposta.

Gli autori del blog sono 9, di seguito gli articoli postati da ciascuno:
Alessandra Fanti: 18 articoli
Deborah Mega: 47 articoli
Francesco Palmieri: 1 articolo
Francesco Severini: 1 articolo
Francesco Tontoli: 1 articolo da
Limina mundi: 10 articoli (per conto di altri autori o frutto di collaborazioni)
Loredana Semantica: 61 articoli
Maria Allo: 3 articoli
Raffaella Terribile: 2 articoli
Maria R. Orlando che ha sempre sostenuto le iniziative del sito.

Anche a loro il reciproco grazie di far parte di questa ciurma senza capitani, disponibili ancora all’avventura ch’è l’esplorazione dell’arte, la riflessione e il pensiero liberi per l’alto mare aperto…

Auguri di Buon Anno Nuovo

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Canto presente 9: Giovanni Baldaccini

30 venerdì Dic 2016

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA, Poesie

≈ 3 commenti

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Canto presente, Giovanni Baldaccini, poesia attuale, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di:

Giovanni Baldaccini

Verso ancora

Aspettami sotto casa
domani o ancora
e se il cielo è di pioggia
indossa
qualche nuvola sparsa
una finzione
d’aria
e le domande
tirale sottovento
altrimenti gli odori copriranno
tutto il gusto d’amaro.
Non assicuro niente
tu rimani
e l’ombrello appoggiato contro il muro
legaci fazzoletti
e vento
che lo gonfi di sera
come una spedizione di frontiera
un’altra sponda
forse
primasera.
Mandami qualche cosa da scordare
ciclamini
un biglietto forato
una conchiglia.
Io non lo so se vengo:
capirai.

[tratta da Oltre il varco di notte, ed. LaRecherche] Continua a leggere →

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Abbiate cuore

22 giovedì Dic 2016

Posted by Loredana Semantica in Cronache della vita, CULTURA E SOCIETA', Ispirazioni e divagazioni, La società

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Natale

Ecco un altro Natale a ricordarci d’essere più buoni, ma quest’anno, non meno di altri, la nostra bontà è infetta, nessuno innocente di fronte alla guerra. Di fronte a foto di bambini insanguinati e strade che sono laghi di sangue. Occhieggiano orrori dai social network e noi qui al sicuro a chiederci se questo è un uomo, se questo è vero, cosa possiamo, poi restiamo impotenti a chiederci che significato abbia la parola bontà e, persino, scossi, che senso abbia la parola Natale. Siamo solo uomini. Lo sono anche di là dal mare, dalle montagne e dai confini. Uomini. Capaci di efferatezze come di slanci poetici. Questo attraversamento che è essere uomini sulla terra è un miscuglio di dannazione e paradiso. Lo è dalla notte dei tempi.  Lo è ancora adesso. Si spera di poter trascorrere l’esistenza quanto più in salute, bellezza e serenità possibile. Per i più sfortunati non sarà così, alcuni hanno l’inferno in questa terra, ma nel grande disegno ch’è l’esistenza al di qua e al di là della soglia percepibile sono convinta che ci sarà un riscatto per gli afflitti, un momento di catarsi e di rivoluzione, dove chi ha penato trova la sua pace, e chi ha commesso il male la pena. Ed anche questo è Natale.

Questo Natale perciò non è diverso dagli altri, non è meno triste di altri. Dipende dall’angolazione singolare. Chi è nella desolazione lo vedrà con occhi di dolore, chi è sereno, come una festa da trascorrere in famiglia e con gli amici. Nonostante la fame in qualche parte del mondo, con la guerra da qualche parte del mondo, con la miseria e col dolore, che Natale dopo Natale ci sono stati sempre. Non è un’assoluzione, ma una presa d’atto che il nero si accompagna al bianco ed è nelle zone grigie che dovrebbero lavorare bene con senso di responsabilità profondo, consapevoli d’avere le sorti dell’umanità nelle mani.

Ma questo non voleva essere un post pesante e nemmeno di luoghi comuni, anzi il post  voleva essere grazioso, celebrare questo momento che è festa religiosa e tradizionale nel contempo.

Ricca di usanze, come l’albero addobbato di tante luci, palline e pupazzetti, ora il mio di fiori dorati, ma nel ricordo della mia infanzia l’albero per eccellenza era quello del mio povero zio Filippo, buonanima, che aveva golosi pendenti di cioccolato rivestiti di carta stagnola colorata a forma di babbo natale o di monete. Troneggiava irraggiungibile sul pianoforte ed era un albero bellissimo, perché quei ninnoli mangerecci di decorazione erano l’ambizione di noi bambini e, sebbene lo zio Filippo avesse tanti figli, qualche volta una moneta è arrivata anche nelle mie mani e in quelle di mia sorella regalandoci un momento di estatica felicità natalizia.

Altra tradizione del Natale è il presepe che il mio libro delle elementari raccontava  essere nato in Italia, introdotto per la prima volta da San Francesco, che ebbe la bella idea di riprodurre lo scenario della nascita a Betlemme, con gli angeli e i pastori, Maria e Giuseppe, il bue e l’asinello, tante pecore e il bambinello nella mangiatoia, culla del Signore del cielo e della terra.

Ecco che da fame e guerra, che sono la pena del mondo, siamo passati al cuore del Natale, che è commemorazione sostanzialmente, del momento della nascita del Salvatore. Nacque Gesù in Betlemme ed era l’anno zero, zero perché segna il nuovo inizio dell’Umanità che poco dopo quella nascita conoscerà per la viva voce del figlio di Dio – pietra scartata dai costruttori, diventata testata d’angolo – il messaggio d’amore cristiano, qualcosa di profondamente rivoluzionario. Da allora i Cristiani  ricordano l’evento di questa nascita, premessa necessaria di tutti i successivi eventi: dalla passione di Gesù al seguito di una montagna di secoli e storia della cristianità. Tradizione è la messa del Natale per chi voglia porre l’accento più sacro alla festività.

Tradizione del Natale sono i dolci panettone e pandoro che ormai in tutte le possibili coperture e farciture abbondano sugli scaffali dei negozi e supermercati, la cena con la zuppa di pesce, con le impanate e scacciate, con gli arancini o gli arrosti, il gran pranzo di lasagne,  tacchini, prelibatezze e involtini. E così pensando alla pancia, che in allegria reclama la sua ora, concludo dicendo che anche noi da questo scorcio di luce che è il nostro minuscolo blog vogliamo fare i nostri più luminosi auguri.

Buon Natale a tutti, quindi, di cuore – il nostro certo, ma anche di averlo voi stessi – e di ogni bene.

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 8 – fotografia di Marek Waligora

14 mercoledì Dic 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Fotografia, Francesco Palmieri, Marek Waligora, POESIA, silenzio

-17-

è un pomeriggio di niente
un pomeriggio da niente
con le nuvole basse a gravare sui tetti
coi tronchi in giardino come pali di pietra
neanche un vento, l’animarsi dell’aria,
i rami a tremare, un alzo di carta,
tutto fermo, un silenzio,
un tacere le foglie
e la voce che manca

non so se tu dormi
o se stai alla finestra

come me

che non aspetto nessuno
che disegno sul vetro
mille fiocchi di neve
che sono state farfalle.

Francesco Palmieri

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ph. Marek Waligora

Chiudo questo lungo excursus nel tema del silenzio con un’ultima poesia di Francesco Palmieri. Il numero otto nel titolo indica che nell’ambito della rubrica ho commentato otto poesie di Palmieri. Francesco, come autore del blog Limina mundi, è stato generoso nel rendere disponibili i propri testi alla mia “vivisezione”.
Con l’occasione compio una piccola digressione riepilogativa e ricordo anche gli altri autori del blog che hanno accettato di rendere disponibili le proprie poesie sul tema: Maria Allo, Deborah Mega, Francesco Tontoli, Raffaella Terribile, Alessandra Fanti. In tutto ventitré poesie, oltre ad un mio testo che è stato commentato da Deborah Mega, per complessivi 24 incontri col silenzio.
Le poesie commentate sono state accompagnate dalle foto d’autore di Emanuele Dello Strologo, Daniele Gozzi, Alessandro Tocco, Massimo Grassi, Carlo Piscopo, Massimo Lichtman, Samuele Romano, Daniela Alessi, Angelo Merante, Art Khai, Lex Lutther ai quali si aggiunge oggi Marek Waligora.

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ph. Marek Waligora

Una bella esperienza che mi ha permesso una sorta di verifica di quanto esposto nei due post introduttivi sulla rubrica “Il tema del silenzio” qui e qui, oltre ad una maggiore conoscenza della scrittura degli amici poeti che ho citato e ad un’indagine ulteriore di cosa sia il silenzio, se un male o una risorsa, concludendone che dipende dalla prospettiva e dall’atteggiamento individuale che modula la prima, permettendo agli estremi la visione del silenzio come tacere che permette la riflessione e percezione di ciò che il rumore copre o nasconde, oppure all’opposto lo stato di silenzio come diverso modo di chiamare la sofferenza muta.
Torno quindi al commento del testo di Francesco Palmieri, la prima cosa che di esso ho notato è l’andamento piano, rassegnato e la poesia infatti appare malinconica, ma non cupa o drammatica, c’è l’immobilità e il silenzio tipici forse del momento dopo la tempesta, o di quello prima che si scateni la bufera, in ogni caso un’immobilità e un silenzio che sono pace, da godere finché durano.

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ph. Marek Waligora

Nella strofa finale il gesto di disegnare fiocchi di neve richiama il gioco dei bambini che sfruttando la condensa sui vetri delle finestre per contrasto di calore interno esterno, si divertono a scrivere e disegnare sull’opaco del vapore condensato, scoprendo il vetro trasparente e tracciando così dei segni: lettere o case o farfalle, i disegni sopravvivono il tempo che si forma sul vetro nuovo vapore. Questo gioco ha lo stesso fascino dello scrivere sulla sabbia, il fascino del transitorio, del voler comunicare, dell’artistico e del divertimento tutti insieme. E’ dunque una chiusa che alleggerisce ancora di più l’intero testo. Direi che stare così, in questo limbo di silenzio potrebbe anche essere gradevole, rispecchiare l’anima e il desiderio di quiete, immensa, pacificante, solidissima quiete.

Per il commento visivo ho interpellato Marek Waligora, creatore di immagini di fascino, nelle quali da trame antichizzate, sfumate o ricamate emergono figure misteriose o infinitesimali, animali, scenari onirici e surreali, quasi fossero forme e paesaggi osservati a distanza con un cannocchiale puntato sulla luna. Sognanti eppure magici come un fantastico mondo da Alice nel paese delle meraviglie dominato da filtri di colore, dalla maestria e sensibilità dell’autore.

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ph. Marek Waligora

Loredana Semantica

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Il tema del silenzio: Deborah Mega 6

07 mercoledì Dic 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

≈ 3 commenti

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Deborah Mega, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

#2

L’angoscia della carne
una litania di lotte
mentre si aspira alla bellezza
una e sola delle cose.
Si fa desiderio e contemplazione
questa carità di infinito amore
se ogni cosa è incontro e dono.

L’angoscia del mutamento
origina e divora ciò che mi circonda
lo possiedo eppure piango
viva e presente ne è la perdita.
Niente è mio a questo mondo
non io non il mio corpo
né la mia parola.

Disponibile alla cura del reale
senza forzare l’attimo
attendo epifanie di vita

dentro e fuori di me
ascoltando nel silenzio
osservando nel buio

amo.

Deborah Mega

2.-ilcontemplatore.jpg

Giogio De Chirico, Il contemplatore, 1976

Il penultimo incontro col silenzio è un testo di Deborah Mega di impronta filosofico-introspettiva. Confluiscono in questo scritto, esperienza di vita, consapevolezza delle proprie debolezze, aspirazioni, studi filosofici, educazione religiosa. Quest’ultima specialmente presente nei termini carità e amore.

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 7

30 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Francesco Palmieri, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

MEMENTO

silenzio
dalla strada accecata
da un pomeriggio d’estate
e l’orecchio pesca
dentro, fuori,
fuori, un vento appena,
dentro, qualcosa attende
seduto su una riva,
forse passerà un fuoco
e farà ridere gli occhi,
silenzio
mentre urlano
sirene sottomarine nel cuore,
io in cucina
sto cercando un coltello
taglierò la gola al poeta
che raccontandomi del cielo
del cielo
mi ha lasciato sulla terra
con il niente nelle mani.

Francesco Palmieri

Siamo al terz’ultimo appuntamento col tema del silenzio. Ancora un incontro col silenzio. Il silenzio e la poesia di Francesco Palmieri.

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Canto presente 7: Liliana Zinetti

25 venerdì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA, Poesie

≈ 1 Commento

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Canto presente, Liliana Zinetti, poesia attuale, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Liliana Zinetti

Dal porto sepolto

I

Come febbre attraversi infetti
il sangue che pure attraverso te
fiorisce, tocchi la fronte le mani
sei goccia compatta, scalpello d’ossa
non ti appartengono né ritrosia né gentilezza
ferocemente nasci vieni
pretendi di tradurre la vita intraducibile.

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Il tema del silenzio: Francesco Tontoli 5 – fotografia di Lex Lutther

23 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Fotografia, Francesco Tontoli, Lex Lutther, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

Sole di maggio

Quanto sole ha questo sole stamattina
si è posata sulla terra la parola
luminosa si è schiantata provocando
putiferio sulle foglie e sopra i rami.

Ha scalzato quel silenzio che cammina
come un cieco nella notte, ha toccato
sulle corde dei suoi raggi quelle rose.

Ha baciato le sue donne, s’è infilato
proprio sotto alle lenzuola dove tutto
è addormentato, e ha sparato su un discorso
quasi quasi ci credevo alle sue scuse.

Ha gettato lo scompiglio tra le gambe
ha riaperto i pugni chiusi per trovarvi
molti sogni, ha cambiato alcune trame
di filmini poco onesti, desideri poco chiari.

Poi mi ha detto nell’orecchio illuminato
delle cose che terrò per tutto il giorno
riservate, non volendolo tradire.

(29/5/2015)

Francesco Tontoli

Una poesia luminosa questa di Francesco Tontoli, che spande parola per parola freschezza ben oltre quella singola parola che essa cita al suo secondo verso in enjambement con l’aggettivo luminosa al principio del verso seguente.

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 6

16 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, Poesie

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Francesco Palmieri, J. F. Fussli, POESIA, silenzio

silence

J.H Fussli “Il silenzio”, 1799-1800

mi consegni al vuoto
alla profondità che non ha fine o fondo
al buco di memoria
che si farà di sabbia

mi consegni al vento dopo il rogo
come granello, polvere, un niente

ogni tuo silenzio ora
è come il parlarmi dentro di un abisso.

Francesco Palmieri

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Il cerchio e la botte: VIOLA AMARELLI

14 lunedì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

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intervista, Viola Amarelli

Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è VIOLA AMARELLI.

viola-amarelli Continua a leggere →

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Canto presente 6: Silvia Rosa

11 venerdì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA, Poesie

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Canto presente, POESIA, Silvia Rosa

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Silvia Rosa

COME UN SEGNO NERO A MARGINE
 
Ha una forma irregolare
il dire
quando gli spigoli improvvisi
del temp
scontornano parole
e tace lo schioccare vorticoso
della lingua sul palato
come un frullare d’ali
a misurare – stanco –
il perimetro del vuoto.

Ha un movimento in girotondo
ogni lemma, prima dello schianto,
prima di precipitare
in coincidenza del silenzio
incrinandosi nel centro
e più dentro, nel profondo,
fino all’origine di senso.

Il mio corpo cede peso all’anima
e cambia di significato e di sostanza
nello spazio del discorso
si appunta come un segno nero
a margine,
nel bianco di una pausa
muto, fugge la distanza
– annullandosi –
si fa eterno, senza verbo, sconfinato.

da “DI SOLE VOCI”, LietoColle 2015

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Il tema del silenzio: Deborah Mega 5 – fotografia di Art Khai

09 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Tag

Art Khai, Deborah Mega, Fotografia, POESIA, silenzio

Come un fiume

Frustrante
parlare al muro
voler comunicare
e non poterlo fare
sentirsi un fiume in piena
oltre l’argine del corpo
impetuoso e torrenziale
e non trovare l’àlveo
per scorrere e sfociare.

Rimbalzano i discorsi
le mie parole sterili
corde poco tese
su un legno stagionato
che non risuona più
nemmeno l’eco che si formi
mai nulla che ritorni
neanche un secco monosillabo.

Solo silenzio paralizzante
da te che (mi) rifiuti
e dirotti come diga
la portata del mio flusso
di parole e di carezze
vitali come acqua
per te che non ci sei
per me che ti vorrei.

Deborah Mega

Per il quinto appuntamento con Deborah Mega sul tema del silenzio c’è il silenzio dell’incomunicabilità. Quando il tacere è cioè un chiudere le porte all’altro, non permettergli di penetrare il muro eretto col silenzio stesso. Perché ciò avvenga occorre che in gioco vi siano due esseri, dei quali uno anela a comunicare, l’altro che si isola e respinge ogni forma di comunicazione, anche quella non verbale fatta di gesti teneri e carezze.

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ph. Art Khai

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Canto presente 5: Monica Puleo

28 venerdì Ott 2016

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA, Poesie

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Canto presente, Monica Puleo, poesia attuale, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Monica Puleo

Ad A. A.

Anch’io oggi ho molto da fare,
Anna;
devo avvolgere il cuore
nella carta da pacchi dei giorni
il cui domani è oggi.
E sigillare le unghie
nel lardo bianco
dell’attesa
sospesa.

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Il tema del silenzio: Francesco Tontoli 4

26 mercoledì Ott 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

 

genesi_creazione-di-adamo-dita.jpg

Particolare della Creazione di Adamo, Michelangelo, Cappella Sistina, Roma

(4/2/2016)

Ben oltre la soglia dell’udibile il silenzio raccoglie
intorno a sé un nucleo ferroso di senso.

Inghiotte nella sua camera oscura rumori inascoltati
lontane esplosioni avvenute nell’universo
seduce senza essere mai completamente percepito

è uno stato di grazia che si vede e non si sente
come avviene a quei ciechi
che avvertono la luce bruciandosi le mani
e a quei sordi che vedono le voci
attraverso l’urto delle onde sonore sul corpo.

Molte parole dette dalla luna compongono il silenzio
quel chiacchiericcio di stelle che fa da sfondo alle nostre notti
quei piccoli bagliori di frasi luminose e sconosciute

Sarà la nota naturale della radiazione fossile di fondo
che le stazioni radio continuano a trasmettere mentre guidiamo?

Le voci del mondo la coprono e la distorcono
rimane il vibrato del cielo simile a quello delle foglie di un albero
il reverbero della somma delle onde infrante sulla spiaggia
in un mare silenzioso visto a mezzanotte.

Bisognerebbe non avere orecchi
ma molte milioni di mani
per costruire un secondo di silenzio.

Ben oltre il tempo c’erano miniere di silenzio
i cui mattoni sono serviti a costruire
il tacito vocalizzo primordiale.

Francesco Tontoli

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Il cerchio e la botte: STEFANO GUGLIELMIN

24 lunedì Ott 2016

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

≈ 2 commenti

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intevista, Loredana Semantica, POESIA, Stefano Guglielmin

Proseguiamo con le interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste saranno pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa). Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.  Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è STEFANO GUGLIELMIN.

foto gug.png

  1. Che cos’è per te la poesia e che cosa é in grado di esprimere?

È un certo modo di scegliere le parole, un metodo per renderle necessarie. Ma può anche essere votata al superfluo, ossia l’esatto contrario di quanto affermato sopra. In ogni caso è un metodo che usa materiale comune per fini non strettamente comunicativi. Esprime sostanzialmente se stessa ossia qualcosa di inconciliabile con altro.

  1. Quando e in che modo ti sei avvicinato alla poesia?

Da adolescente, quando il mondo vissuto non coincise più con quello immaginato.

  1. Chi sono stati i tuoi maestri o meglio i tuoi punti di riferimento?

Alfredo Giuliani, Milo De Angelis, Edoardo Sanguineti, Mariangela Gualtieri. Poi, a un certo punto, si diventa orfani, si comincia a scrivere.

  1. Ricordi il tuo primo verso?

No, ma di sicuro non valeva niente. Poesia chiede esperienza e rottura, un prendere la parola che chiede conoscenza di sé e continua messa in questione dei risultati raggiunti. L’ingenuità non basta.

  1. A chi si rivolge la tua poesia?

Il mio è un dialogo con la tradizione, italiana soprattutto, e un ponte con i viventi non ingenui.

  1. È stata dichiarata la morte della poesia  e la sua marginalità nell’età della tecnica. In libreria i libri dei poeti contemporanei sono poco presenti e spesso relegati in un angolo, solo i classici godono ancora di un certo prestigio. Di contro c’è un fiorire di readings, di concorsi letterari e di premi. Tu cosa pensi di tutto questo?

Penso che ci siano troppi premi e perciò che questi siano incapaci di definire il valore di un poeta. La tecnica è una parte importante della poesia (vedi la sua radice etimologica), ma ad essa compete anche il pensiero emotivo, per cui è naturale che non abbia tanti lettori. Sui readings penso che siano utili a tessere relazioni. Inoltre, leggere poesie in pubblico è importante perché la voce è inscritta nel testo. Questo non significa che ami la poesia performativa, che ha spesso una vocazione integralista. Intendo semplicemente che l’impasto sonoro scelto dal poeta è imprescindibile. Si tratta di vedere poi se il poeta la sa riprodurre.

  1. C’è chi tenta un coinvolgimento nei fatti sociali del suo tempo, chi invece ritrova la verità della poesia e della vita nella sua Arcadia più o meno felice. Tu dove trovi   ispirazione? E come nascono le tue poesie?

Io trovo ispirazione nella vita che faccio e in quella degli altri. Il problema tuttavia è trovare una lingua capace di mettere in forma queste energie (lo diceva anche Rimbaud). Le mie poesie nascono la computer e impiegano parecchi mesi per trovare la forma definitiva.

  1. Secondo te i giovani di oggi amano ancora la poesia?

Pochi amano la poesia. Quasi tutti, anche i meno giovani, la scrivono per diventare famosi. Infatti pochi la leggono. A volte la amano perché è snob farlo, li distingue dalla massa. E poi: perché amare qualcosa di irriducibile, segnato costantemente dall’alterità? Direi piuttosto che la poesia ci spinge a confrontarci con i nostri limiti, è l’insopportabile che ci chiede udienza per umiliarci. Un rapporto più simile al sado-masochismo, che all’agape o all’eros gioioso.

  1. Che   importanza è attribuita oggi alla poesia dal nostro sistema d’istruzione?

La poesia nelle scuole dell’obbligo (prima elementare – primo biennio superiore) ha una funzione prevalentemente pedagogica e mira, da parte del sistema politico-morale, a ottenere il consenso. Nel triennio finale è un genere letterario, che si studia a fianco degli altri. Sarebbe sbagliato pretendere di più. L’importante è che i ragazzi facciamo esperienza del linguaggio in tutte le sue forme, con docenti competenti in tal senso (pratici nell’uso dei differenti registri, intendo; e qui c’è un sacco da migliorare).

  1. Ci sono degli orientamenti prevalenti nella poesia italiana ed europea?

Parlando in generale: domina la lirica fino agli anni sessanta, poi il verso-prosa tende a prevalere. Ciò dipende dalla crisi della soggettività, dall’impossibilità di proporla integra, autentica. Il canto sporco è ciò che serve per restituire il linguaggio all’io franto e viceversa. Naturalmente, ci sono diversi modi per sporcarla.

  1. La poesia è in grado di influenzare il linguaggio?

Il linguaggio pubblicitario, a volte giornalistico, e la canzone leggera, di sicuro. Altro non saprei.

  1. Può avere un ruolo politico?

Ce l’ha in certe parti ingenue del mondo (vedi l’importanza popolare della poesia nel Sud America). In Europa il popolo della polis non c’è; esiste il consumatore e l’opinionista. La poesia, in questo contesto, dovrebbe essere la coscienza critica, il perturbante che non concilia i sogni degli individui, che mette in crisi i facili ottimismi.

  1. é cambiato il “mestiere” del poeta nel tempo?

Nel moderno, il poeta sopravvive negli interstizi del potere. È un borghese in conflitto con la cultura di appartenenza. La sua preoccupazione è trovare il metodo per sabotare il consenso e l’omologazione che gli vengono anzitutto da dentro di sé. In questa prospettiva, poesia è un dialogo interiore con il nemico  che ci abita. Nessun mestiere, dunque.

  1. Alfonso Berardinelli ha sostenuto che oggi chi scrive versi non dovrebbe considerare valido nessun testo se non regge il confronto con un articolo di giornale o con una canzone. Intendeva probabilmente dire che i poeti contemporanei non sono capaci di comunicare con il lettore. Tu cosa ne pensi?

Berardinelli ha una idea precisa sulla valenza comunicativa della poesia contemporanea, che non significa semplificazione, bensì, conoscenza degli strumenti retorici in atto nella funzione poetica e loro attrito con la moltitudine identitaria che ci costituisce e che lui traduce, sabianamente, con la parola d’ordine “fare poesia onesta”.

  1. Attualmente in che stato di salute versa la cultura italiana ed in particolare la poesia?

Trovo che ci siano ottimi filosofi e ottimi poeti. Il problema semmai  sarebbe di coniugare meglio la cultura umanistica con quella scientifica ed economica. Molti poeti sono invece soffocati dall’umanesimo, dall’idea che esista un soggetto al centro della scena con la pretesa di visibilità assoluta. Dimenticando che il diritto di parola è un privilegio di un’élite, conquistato riducendo al silenzio gli altri.

  1. Il nome di un autore poco noto che meriterebbe di essere rivalutato.

Lasciamo all’epoca il compito di scegliersi gli autori. Non mi piace il gioco del ripescaggio: dietro c’è sempre un interesse di parte e una strumentalizzazione.

  1. C’è ancora bisogno della poesia oggi e perché?

La poesia c’è. Il bisogno lo creano altre agenzie. C’è bisogno di cultura contemporanea, questo sì, legata alla complessità. Spesso invece le poesie che leggo riducono il mondo alle tre dimensioni ordinarie, si limitano a tradurlo in metro. E il metro è quello dell’élite bianca occidentale (vedi risposta n.15)

 NOTE BIOGRAFICHE

Stefano Guglielmin è nato nel 1961 a Schio (VI). Laureato in filosofia, insegna lettere presso il locale liceo artistico. È membro della Società filosofica Italiana.

 Ha pubblicato le sillogi Fascinose estroversioni (Quaderni del gruppo “Fara”, 1985), Logoshima (Firenze Libri, 1988), come a beato confine (Book editore, 2003), La distanza immedicata / the immedicate rift (Le Voci della Luna, 2006), C’è bufera dentro la madre (L’arcolaio, 2010), Le volpi gridano in giardino (CFR Edizioni, 2013), Maybe it’s raining. Poems 1985-2014 (Chelsea Editions, 2014), Ciao cari (La Vita Felice, 2016) e i saggi Scritti nomadi. Spaesamento ed erranza nella letteratura del Novecento (Anterem, 2001), Senza riparo. Poesia e finitezza (La Vita Felice, 2009), Blanc de ta nuque. Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea. Vol.1 (Le Voci della Luna, 2011) e Le vie del ritorno. Letteratura, pensiero, caducità (Moretti&Vitali, 2014) Blanc de ta nuque. Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea. Vol.2 (Dot. com Press, 2016). È presente in alcune antologie, fra le quali Il presente della poesia italiana, curata da C. Dentali e S. Salvi (LietoColle, 2006), Dall’Adige all’Isonzo. Poeti a Nord-Est (Fara, 2008), e Caminos del agua. Antologia de poetas italianos del segundo Novecientos, a cura di E. Reginato (Monte Avila, 2008). Suoi saggi e poesie sono usciti su numerose riviste italiane ed estere e su siti web. Ha pubblicato anche racconti; l’ultimo in L. Liberale (a cura di), Père-Lachiase. Racconti dalle tombe di Parigi, Ratio et Rivelatio, Oradea (Romania), 2014. Dirige le collane di poesia “Laboratorio” per le edizioni “L’Arcolaio”, “Segni” per conto di “Dot. com Press” e, assieme a M. Ferrari e M. Morasso, “Format” della “Puntoacapo Editrice”. Gestisce il Blog Blanc de ta nuque.

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 5 – fotografia di Angelo Merante

19 mercoledì Ott 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, Il tema del silenzio, LETTERATURA

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Tag

Angelo Merante, Fotografia, Francesco Palmieri, POESIA, silenzio

-5-

se ne stanno le parole
abbandonate
senza ramo
senza tronco
gusci d’ostrica
copie di niente
pareti bianche

se ne stanno
parole fossili
mostri ciechi d’abisso
ombre vaghe d’esilio
suoni senza fiato
farfalle morte in vetro

se in principio era il verbo
alla fine resta il silenzio.

Francesco Palmieri Continua a leggere →

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Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
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