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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: LETTERATURA

Il più bello dei mari

01 giovedì Set 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, LETTERATURA, Poesie

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LETTERE dal CARCERE A MUNEVVER, Nâzım Hikmet

Limina Mundi riprende la propria programmazione con la pubblicazione di un testo di straordinaria bellezza del poeta turco Nâzım Hikmet. In molti suoi testi e anche in questo, si riflette l’esperienza dolorosa dell’esilio e della lontananza dalle persone care. Per le accuse di propaganda comunista e per la sua opposizione al regime di Ataturk infatti il poeta dovette trascorrere dodici anni in carcere e fu costretto a vivere lontano dal suo paese. La sua poesia, indirizzata alla moglie Munevvér, attribuisce molta importanza alla speranza nel futuro, a qualcosa che deve ancora avvenire e per il fatto di non essersi ancora realizzato suona come una promessa, come un qualcosa che si percepisce positivo, a cui dunque è possibile guardare con fiducia. Ai versi 4, 6, 9 si ripete in modo ossessivo l’avverbio di tempo ancora, dal latino hinc ad horam, da lì fino a questa ora, che oltre ai significati di “tuttora” o “un’altra volta” vuol dire “fino a questo momento” e indica la persistenza di un’azione durativa o di uno stato.

Non smettiamo di sognare dunque perchè il momento più bello della nostra vita deve ancora arrivare.

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(foto di Deborah Mega)

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

Nâzım Hikmet

da: LETTERE DAL CARCERE A MUNEVVER, 1942

 

 

 

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Lo specchio magico

29 venerdì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in Appunti letterari, Fiabe, LETTERATURA, Racconti

≈ 1 Commento

Tag

Deborah Mega, Michel Tournier, racconto

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Salvador Dalì, Dalì alle spalle dipinge Gala di spalle (1972)

Michel Tournier (Parigi, 19 dicembre 1924- Choisel, 18 gennaio 2016) é stato uno degli scrittori francesi più importanti della seconda metà del Novecento,  autore di diversi romanzi come Venerdì o il limbo del Pacifico del 1967, Il re degli ontani del 1970 con cui aveva vinto il Premio Goncourt, Le meteore del 1975, La goccia d’oro del 1986, Mezzanotte d’amore del 1989, Eleazar ovvero La sorgente e il roveto del 1996, infine del saggio filosofico Lo specchio delle idee del 1994. Caso raro in letteratura, era tenuto in grande considerazione dalla critica ma era anche molto amato dal pubblico, che ha acquistato milioni di copie dei suoi libri.

Quello che propongo oggi é un breve racconto fantastico il cui titolo originale é Le miroir à deux faces.

C’era una volta un califfo di Ispahan che dopo vent’anni di felicità coniugale s’andava tristemente disamorando della regina. Col cuore in pezzi, la vedeva perdere di giorno in giorno il fascino che aveva conservato tanto a lungo. Il viso della regina stava diventando scialbo, appariva grigio, cupo e mesto. Gli angoli delle labbra mostravano una piega amara e delle rughe violacee le appesantivano lo sguardo spento. Pareva soprattutto che avesse rinunciato a sedurre e che deliberatamente venisse meno al dovere di essere bella a cui ogni donna, e una regina più d’ogni altra, è tenuta.

Così, il califfo si stava allontanando da lei. Tutti i pretesti erano buoni per andarsene in guerra, a caccia o in missione diplomatica. Anche il suo interesse verso le damigelle di corte appariva sempre più insistente.

Un giorno però, uscendo dalle sue stanze per andare nella sala del Consiglio, gli accadde di passare dietro alla regina che s’acconciava la capigliatura davanti a uno specchietto. Guardò di sfuggita nello specchio e si fermò sbalordito. Il viso che vi aveva appena scorto risplendeva di radiosa bellezza. Quegli occhi brillavano di gioia. Gli angoli delle labbra si rialzavano in un sorriso pieno di gaia ironia. Colto da stupore, il califfo restò fermo, e, poggiando le mani sulle spalle della regina, la fece voltare verso di lui. Che mistero! Il viso che adesso stava fissando era, come al solito, grigio, cupo e mesto. Gli angoli delle labbra ricadevano in una piega amara. Delle rughe violacee le appesantivano lo sguardo spento. Il califfo alzò le spalle e si recò al Consiglio.

Tuttavia la fugace illuminazione che aveva colto al mattino seguitava a occupare la sua mente. Cosicché l’indomani fece in modo che si ripetesse la scena del giorno prima. Mentre la regina stava di fronte al suo specchietto, le passò dietro osservandone la sua immagine riflessa. Il miracolo si ripeté: vi si rifletteva una donna che risplendeva di gioia. Di nuovo il califfo la fece voltare verso di lui. Di nuovo, il volto che scoprì era solo una maschera di lutto e malinconia. S’allontanò ancora più inquieto del giorno prima.

La sera, si recò presso il saggio Ibn Al Houdaïda. Era un vecchio infarcito di filosofia che un tempo era stato suo precettore e che non dimenticava mai di consultare nei casi difficili. Gli raccontò del disamore che si stava instaurando tra lui e la regina, del velo di infelicità che abitualmente le copriva il volto, ma anche della scoperta di una donna trasfigurata nel piccolo specchio, come per due volte aveva constatato, e gli raccontò pure della sua delusione quando poi l’aveva guardata dritto in volto.

Ibn Al Houdaïda meditò a lungo in seguito a questo racconto. Lui che viveva da tanto tempo senza moglie e senza specchio, cosa ne poteva capire? Interrogò il suo discepolo d’un tempo.

– Cosa vedevi esattamente, nello specchio che osservavi da sopra la spalla della regina?

–  Ve l’ho già detto – rispose il califfo – vedevo la regina radiosa di bellezza.

Il saggio seguitò a riflettere.

– Ricordati bene. Davvero vedevi soltanto il volto della regina?

– Sì, insomma…credo. Forse vedevo anche il muro della stanza, o una parte del soffitto.

– Domani mattina riprova di nuovo e guarda meglio – gli ordinò Ibn Al Houdaïda.

L’indomani sera, il califfo si presentava di nuovo a casa sua.

– Allora? – gli chiese il saggio. – Che hai visto nello specchio, oltre alla regina trasfigurata?

– Ho scoperto la mia testa in secondo piano e un po’ sfocata nella penombra – rispose il califfo.

– Ebbene, – disse il saggio – ecco la chiave del mistero! Quando affronti la regina di fronte, con durezza, senza amore, come un giudice, quando la squadri come se volessi contare le sue rughe o i suoi capelli grigi, allora la getti in una solitudine che l’addolora e l’imbruttisce. Invece, quando il tuo viso è accanto al suo essa irradia bellezza e gioia. Ti ama, ecco, e si illumina solo quando le vostre due teste sono unite nella stessa cornice con lo sguardo rivolto allo stesso paesaggio, allo stesso avvenire, proprio come su un ritratto di nozze.

(da Michel Tournier, Racconti d’amore del ‘900, trad. di P. Dècina Lombardi, Mondadori, Milano)

***

Per l’ambientazione orientale ed esotica il racconto sembra uscito dalla raccolta de Le Mille e una notte, é infatti ambientato a Ispahan, antica città dell’Iran, l’attuale Esfahān; vi agiscono tre personaggi: un califfo, una regina, un vecchio saggio infarcito di filosofia.

Si tratta di un testo narrativo che presenta anche sequenze descrittive, riflessive, dialogiche. Gli inserti narrativi riguardano le azioni e i sentimenti del califfo. Ciascuna sequenza é segnata da un mutamento di tempo o dall’introduzione di nuovi personaggi. Nella prima sequenza, di tipo descrittivo-riflessivo, dopo l’avvio tipicamente fiabesco, si parla del disamore del califfo per la regina, divenuta col passare del tempo invecchiata, imbruttita e triste. In particolare il narratore si sofferma sulla descrizione del volto della regina, dapprima presentato nel suo complesso come scialbo, grigio, cupo, mesto, poi nei particolari: gli angoli delle labbra, le rughe violacee intorno agli occhi. La regina, circostanza questa ancor più grave e spiacevole, ha rinunciato al “dovere” di essere bella e desiderabile.

Nella seconda sequenza, narrativa-descrittiva, il califfo vede di sfuggita il volto della regina riflesso in uno specchio e la rivede com’era un tempo, radiosa di bellezza e addirittura felice. Quando però la fa girare verso di sè per osservarla meglio lei assume la stessa espressione amara che lo allontana da lei. Nella terza sequenza, di tipo prevalentemente narrativo, si ripete il misterioso fenomeno di mutamento del volto della regina. Quando il califfo la fa voltare e la guarda nuovamente, quella di lei è una maschera di lutto e malinconia. Nella quarta sequenza, narrativa-dialogica, compare il personaggio del vecchio saggio al quale il califfo chiede spiegazioni. Solo nella quinta sequenza di tipo dialogico finalmente è spiegato il mistero del fenomeno dello specchio ed appare finalmente evidente il messaggio racchiuso nel racconto.

Lo specchio per le sue caratteristiche e per il ricco simbolismo di cui è dotato, da sempre ha colpito l’immaginario umano, duplica e replica il mondo mostrandone anche i suoi lati nascosti ed è legato al tema del doppio rivelando in alcune situazioni un effetto perturbante. Il riflesso infatti pone il soggetto di fronte ad un altro se stesso da riconoscere o al contrario, disconoscere. E’ l’altro che guarda, un oggetto che permette di operare confronti tra la propria rappresentazione mentale a noi nota e familiare, l’heimlich e quella esternamente visibile, l’unheimliche per dirla con Freud, che a volte non coincide con quella a cui siamo abituati.

Quando il volto del califfo e della regina sono vicini come in un ritratto di nozze e guardano insieme il mondo e la vita, la regina non è più sottoposta al giudizio del marito, pronto a cogliere i segni dell’età che avanza, lo sente vicino e capace di condividere le gioie e le sofferenze dell’esistenza. La fiaba diviene moderna e attuale e contiene un’importante riflessione sull’amore e sui rapporti di coppia : il messaggio dell’autore é che anche quando la bellezza é sfiorita occorre guardare l’altro con l’amore di un tempo per recuperare la capacità di percorrere insieme la vita e per mantenere vivo l’amore che, a sua volta, opera perfino il suo miracolo, quello di far ritrovare la bellezza e l’incanto del primo sguardo.

Deborah Mega

 

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 2 – fotografie di Alessandro Tocco

27 mercoledì Lug 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Tag

Alessandro Tocco, Fotografia, Francesco Palmieri, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

-17-

ho perso le parole

ma più che le parole
il trillo
il sibilo
la scossa di cristalli appesi
e il canto, quando passava il vento

si è fatto un silenzio lungo
(la voce eco di stanze
come in una casa
alla fine del trasloco)

resta l’acqua a scorrere sui vetri
il rumorio del cielo
le ruote nelle pozze
il tonfo di metallo sul bordo di ringhiera

e neanche una parola
una
che sappia raccontare
le nuvole e la pioggia
la nostalgia dell’aria
lo strappo e la caduta
di chi viene a morire a terra.
Francesco Palmieri

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foto di Alessandro Tocco

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Sette domande sulla poesia: ADRIANA GLORIA MARIGO

25 lunedì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

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Tag

Adriana Gloria Marigo, intervista, POESIA

Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è ADRIANA GLORIA MARIGO.

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Nota critica sugli “Abbecedarj paralleli” di Giovanni Campi

22 venerdì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Recensioni, Segnalazioni ed eventi

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Tag

Deborah Mega, Giovanni Campi, POESIA

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Il prezioso libretto degli “Abbecedarj paralleli” di Giovanni Campi é un’originalissima pubblicazione in eBook nata dalla collaborazione tra Versante Ripido e La Recherche.it ed  edita in cartaceo da Edizionifolli di Silvia Secco. Continua a leggere →

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Il tema del silenzio: Deborah Mega 2 – fotografie di Daniele Gozzi

20 mercoledì Lug 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

≈ 4 commenti

Tag

Daniele Gozzi, Deborah Mega, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

Ombre

Cambia la sostanza
conserva la forma
non resta forse uguale
la sua ombra?
 
Benedetta l’ombra
fiorita di presenze
ora madre che mi supera nei passi
ora figlia giunta in dote dal silenzio.
 
Ci spiano guardinghe
sorridono delle nostre espressioni dormienti
innocenti si tirano indietro
e perdono spessore pronte a contornar le cose.
 
E noi che siamo ombre colpevoli di istinti
il doppio dei filosofi per interposizione
non amiamo forse ombre schermate dalla luce
staccate dagli oggetti ma pronte a consolarli?
 
Deborah Mega
 

SILENZIO

foto di Daniele Gozzi

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Sette domande sulla poesia: IRENE ESTER LEO

18 lunedì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

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Tag

intervista, Irene Ester Leo, POESIA

Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è IRENE ESTER LEO.

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Ludi Florales: intervista ad Alessandro Bavari

15 venerdì Lug 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, Interviste, SPETTACOLO, Video

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Tag

Alessandro Bavari, Deborah Mega, Fotografia, intervista, Loredana Semantica, Video

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Venerdì scorso abbiamo proposto il video LUDI FLORALES di Alessandro Bavari con un nostro commento. Nel prendere contatti con l’autore per il consenso alla pubblicazione gli abbiamo proposto di rispondere ad alcune domande per capire come nasce l’idea, come si realizza un video di questo tipo, l’impulso che lo spinge al suo lavoro, per conoscerlo meglio e magari per tentare inutilmente di carpire i segreti del suo talento. Qui di seguito l’intervista ad Alessandro Bavari al quale con l’occasione esprimiamo i complimenti per la recente selezione del suo video LUDI FLORALES all’Odense international film festival.

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Alessandro Bavari

Come è nata l’idea di realizzare questo video? E perché questo titolo omaggio alla cultura latina? Continua a leggere →

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Il tema del silenzio: Raffaella Terribile 2 – foto di Emanuele Dello Strologo

13 mercoledì Lug 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, Il tema del silenzio, LETTERATURA

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Tag

Emanuele Dello Strologo, Fotografia, Loredana Semantica, POESIA, Raffaella Terribile, silenzio

La poesia che propongo oggi per il tema del silenzio è di Raffaella Terribile. Ho chiesto ad Emanuele Dello Strologo di poterla accompagnare con tre sue foto, e, col suo consenso, accosto tre scatti d’autore.

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Sette domande sulla poesia: EMILIA BARBATO

11 lunedì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

≈ 5 commenti

Tag

Emilia Barbato, intervista, POESIA

Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è EMILIA BARBATO.

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Il tema del silenzio: Alessandra Fanti 2

06 mercoledì Lug 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Tag

Alessandra Fanti, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

Fatico l’andar via, così il silenzio

spazia un’eco solida e raschia dentro

d’attesa e mai, spavento e fuga.

Alessandra Fanti

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Per questa settimana il tema del silenzio è affrontato con la poesia di Alessandra Fanti in premessa, accompagnata da una mia foto di astrazione metafisica e dal seguente commento. Continua a leggere →

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Il cerchio e la botte: SALVATORE SBLANDO

04 lunedì Lug 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

≈ 1 Commento

Tag

intervista, POESIA, Salvatore Sblando

Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa).

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano, attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è SALVATORE SBLANDO.

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Foto di Anna Maria Scala

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SE TI AVESSE

03 domenica Lug 2016

Posted by alefanti in Poesie, SINE LIMINE

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“Se ti avesse baciato una farfalla”
ha detto la voce un attimo fa
(anche lei come me ha visto la foto:
la ragazza con la farfalla sulle labbra
ma è stata più veloce di me a parlare)
e lo sguardo, quello che vaga dentro,
si è sollevato verso l’alto come se
un evento simile aprisse l’orizzonte
immettesse una luce chiara a salire.
Era una specie di domanda senza un vero interrogativo
portava con sé tre punti sospesi come un invito.
Se mi avesse baciato una farfalla
vorrei risponderle, molte altre questioni
perderebbero importanza e forse
forse tanti dubbi sullo spreco o meno
cadrebbero appassiti.
Un simile bacio, che fosse un vero bacio
consapevole e voluto, dettato da amore
non un casuale posarsi d’insetto in cerca di riposo
farebbe nella storia della mia vita
decisamente un capitolo a sé.
Illuminante.
Potrei smettere, oh sì, certo che potrei,
di chiedermi, ad esempio, che ne sarà.
Di me, di te, del nostro aver perso la strada.
Basterebbe, pensare a quel bacio,
a rimettere ordine senza sacrificare il disordine.
Quello che preferisco e che permetterebbe ad una farfalla
di confondermi con un fiore appena sbocciato.

 

Biomimesi-farfalla1-610x419

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Principe Solitario e Piccolo Cuore. Epilogo.

01 venerdì Lug 2016

Posted by LiminaMundi in ARTI, Fiabe, Il colore e le forme, LETTERATURA

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fiaba, Francesco Palmieri, Francesco Severini

Continua e si conclude oggi la suggestiva fiaba di Francesco Palmieri accompagnata dai bei dipinti di Francesco Severini. Qui è possibile leggere la prima parte della fiaba e a quest’altro link la seconda.

Le fate italiane olio su tela - cm. 120x60

 

tratta da “Le Fate italiane” di Francesco Severini

olio di cm. 120×60 (2009)

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Il tema del silenzio: Francesco Tontoli 2

29 mercoledì Giu 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

≈ 2 commenti

Tag

Francesco Tontoli, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

Per il tema del silenzio presento oggi un testo breve di Francesco Tontoli posto in calce a questa breve nota di lettura. Il commento visuale è affidato a una mia foto di pesci rossi.

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foto di Loredana Semantica

 

La poesia di Tontoli si apre con una similitudine tra il silenzio e un metallo, non un metallo qualunque freddo inerte, pesante e solido, ma un metallo differente, pericoloso, radioattivo: l’uranio che ha un cuore venefico, pulsante, come sangue infetto estratto dalle viscere della terra, potente e destruente, un concentrato di energia pronta a deflagrare o a decadere.

Questo silenzio, al pari dell’uranio, emette radiazioni, che non si vedono, come non si vede il silenzio, ma si rivelano agli strumenti, come si percepisce con le antenne dell’intuito un silenzio sdegnoso, fatto di voluta non risposta, animato di disprezzo o disgusto. Allo stesso modo le radiazioni, invisibili ad occhio nudo, ledono le cellule, compromettono l’integrità del corpo, lo corrodono, lo  divorano. Occorre stare alla larga da questo silenzio, maneggiarlo con cura, proteggersi con tute isolanti.

Un silenzio di peso e sostanza quindi, prende il posto della parola che, date certe premesse, sarebbe necessaria, forse, ma insufficiente, in certi casi se anche non necessaria, sarebbe quanto meno opportuna, ma volgare. Come il linguaggio dell’oggi infarcito di scurrilità. E quindi un silenzio che si rivela dannifico per colui a cui è diretto e che aspetta una reazione, rispetto a chi lo esercita al contrario si rivela salvifico, lo salva infatti dalla decadenza di una risposta che innalza i toni o abbassa i livelli, negativi in egual misura. Urlare  o insultare squalifica e degrada l’attore che aggredisce verbalmente l’interlocutore, il quale a sua volta, reagirà replicando, scatenando una reazione a catena non meno nucleare di quella che può il metallo, propagando tensioni e dissapori, avversione e persino odio, quanto meglio allora il silenzio che salva la buona grazia e diventa, se non rispetto degli altri, certamente di se stessi, perché, diciamolo, rispetto a determinate manifestazioni verbali, ragionamenti insulsi, offese gratuite, vana è ogni ragionevolezza e considerazione, la risposta più adeguata si rivela tacere, non di un silenzio muto, ma significativo, pesantissimo appunto e destruente.

L’unica scelta possibile diventa quindi oltrepassare l’interlocutore, eliminarlo dal nostro raggio d’azione, spostare energie ed attenzione verso altre mete, più stimolanti, cortesi, ragionevoli o intelligenti, verso altra altezza umana, che pensi e interloquisca, costruendo attorno aloni di interesse e riflessione, di bellezza, se possibile, di simpatia almeno.

Ecco che in una poesia sul silenzio è racchiuso tutto un ventaglio d’incontri e di relazioni, approcci più o meno felici, scontri reali e virtuali. Confronti dove l’intelligenza umana metabolizza lo scontro, scosta l’ostacolo e procede, poiché l’idiozia non vale nemmeno il tempo di una sosta.

Apprezzabile anche l’intento del poeta di fotografare un episodio rappresentativo di un vissuto personale, ma accomunante, perché molti certo riconosceranno lo scenario di personali approcci conclusi in modo analogo.

Non credo di sbagliare poi nel riconoscere alla forma della poesia, le stimmate dell’instant poem, cioè la poesia nata di getto, sulla scorta di episodi, vicende, osservazioni praticamente contestuali, un’ispirazione immediata e immediatamente catturata sul supporto cartaceo o virtuale a disposizione, un testo quindi non particolarmente rimaneggiato o limato nella forma, che perciò conserva la freschezza e un qualcosa di grezzo che hanno spesso questi piccoli accattivanti diamanti talentuosi.

 Questo testo infine conferma l’idea diffusa che la vita è poesia e la poesia è vita, in ogni suo aspetto, angolazione, sfaccettatura, nulla tralasciando, non gli aspetti più intimi, non quelli più orridi, e nemmeno le imprecazioni.

La poesia si chiude infatti con un’imprecazione di uso frequente nel linguaggio comune, abusata anzi, come lascia intendere l’unità di misura delle tonnellate, ma essa nel testo poetico produce un singolare spiazzamento per la contrapposizione all’andamento piano, composto e compatto dei versi precedenti, rispetto ai quali rappresenta la chiusa ad effetto, che risveglia il lettore e lo catapulta con massima chiarezza alle radici del silenzio che precede, cioè nel mondo dell’insofferenza all’idiozia dalla quale spesso vorremmo schermarci ricorrendo proprio ad analoga allocuzione, ma che altrettanto signorilmente dell’autore, preferiamo molte volte correlare al tacere significativo e pesante proprio come questo silenzio d’uranio.

Loredana Semantica

 

il silenzio talvolta ha un suo peso specifico

una sostanza simile a quella di certi metalli

radioattivi tossici e solitari come l’uranio.

 

Tracce di silenzio, pesantissimi grammi di silenzio

sostituiscono la stupida leggerezza di una neolingua

costituita essenzialmente da tonnellate di vaffanculo

Francesco Tontoli

(4/2/2016)

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Il cerchio e la botte: MARIA ALLO

27 lunedì Giu 2016

Posted by LiminaMundi in Interviste, LETTERATURA

≈ 1 Commento

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intervista, Maria Allo, POESIA

Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa). Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia. Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è MARIA ALLO.

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Nota critica su “Ai nuovi nati” di Christian Tito

25 sabato Giu 2016

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Recensioni, Segnalazioni ed eventi

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Christian Tito, Deborah Mega, POESIA

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“Ai nuovi nati” é la terza raccolta in versi di Christian Tito, un prezioso libretto a tiratura limitata pubblicato dal Circolo Culturale Seregn de la Memoria, edizione degli Amici del Libro d’Artista, nella collana “Fiori di torchio” a cura di Corrado Bagnoli e Piero Marelli, reso ancor più gradevole da incisioni di Alejandro Fernàndez Centeno, rinomato artista peruviano. Si tratta di un inno d’amore, composto da cinque testi brevi ma coinvolgenti ed efficaci dal punto di vista espressivo, dedicati ad un evento meraviglioso e indescrivibile che non tutti hanno la fortuna di vivere, quello della nascita di un figlio, circostanza che consente a chiunque la provi di acquisire, se mai ce ne fosse la necessità, la consapevolezza della sacralità e dell’importanza della vita.

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Principe Solitario e Piccolo Cuore. Parte II.

24 venerdì Giu 2016

Posted by LiminaMundi in ARTI, Fiabe, Il colore e le forme, LETTERATURA

≈ 1 Commento

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fiaba, Francesco Palmieri, Francesco Severini

Continua la suggestiva fiaba di Francesco Palmieri accompagnata dai bei dipinti di Francesco Severini e inaugurata qui.  

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“Gli occhi della pittura” (1999) di Francesco Severini

– oil on canvas – cm. 100×100

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Il tema del silenzio: Loredana Semantica

22 mercoledì Giu 2016

Posted by Deborah Mega in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

≈ 5 commenti

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Brad Kunkle, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

Siamo al settimo appuntamento poetico dedicato al tema del silenzio. Questa è la volta di Loredana Semantica e di una sua poesia.

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by Brad Kunkle

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Sette domande sulla poesia: DAÌTA MARTINEZ

20 lunedì Giu 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

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Daìta Martinez, intervista, POESIA

Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è DAÌTA MARTINEZ.

 

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