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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Versi trasversali: Manuela Cecchetti

22 lunedì Mag 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Manuela Cecchetti, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MANUELA CECCHETTI

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Poesia sabbatica: -6-

20 sabato Mag 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Biografie, Francesco Palmieri

 

-6-

 

me ne sto nella sera

ed è solo un dettaglio

che sia sera di brume

di viali ingialliti

in una foto d’ottobre

 

(e mi chiedo

quand’è scesa la nebbia

quando è stato il momento

che si è fatto tramonto,

come accade che a un tratto

si comincia a morire)

 

potrei ora chiamare

angeli e mare

la lingua aliena di veggenti e sciamani,

potrei dire d’impennate di vento

di un’aria che sale

a suonare le stelle

(e quanta musica eterna

nell’oltre d’ogni confine)

 

ma me ne sto nella sera

a parlare a qualcosa

che non so se sia dio

o quel nero d’abisso

dove ognuno è nessuno.

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta  “Biografie” – Edizioni Terra d’ulivi)

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“Rapid Writing Movements” di Francesco Tontoli

19 venerdì Mag 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

photo by Christian Schloe

Dentro un cerchio di appartenenza
su un un tavolo
come dentro l’enunciato di un insieme
stanno gli oggetti in numero di tre

un blister di pillole vuoto
un vecchio zaino, un libro.

Senza contare il foglio
sopra al quale sto scrivendo
privo di titolo e dedica.

Il tavolo racchiude questa flottiglia
e sulla sua pianura liquida
il mio sguardo si posa rotondo
come a contemplare un mare.

I movimenti rapidi della scrittura
(rapid writing movements)
smuovono onde e generano correnti
memoria che galleggia negli specchi
lasciano correre flussi di immagini
sopra un bianco abbagliante.

I ricordi soffiano nella direzione segnalata
da una ipotetica rosa dei venti
e lasciano che la penna percorra
la linea d’orizzonte del verso
come fa una vela.

E tutto questo avviene
con semplicità e con cura.
Come la felicità minore dell’uccello
che ha costruito un nido
con le lettere del suo canto,
come l’antica solitudine di un pesce
che nuota dentro la profondità
di un vasto sogno.

Francesco Tontoli

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Foto di mia madre. Una poesia di Giorgia Stecher

14 domenica Mag 2023

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, Poesie

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Foto di mia Madre, Giorgia Steicher, POESIA

Una poesia di Giorgia Stecher

foto dal web

Foto di mia Madre

Nella foto con sulla testa
un secchio capovolto (che moda
fu mai quella dei tuoi tempi!)
hai scritto: Qui sono scappata dal serraglio.
Ma intorno non si sospettano leoni
né tracce d’altre fiere. Da un’altra
gabbia invece poi fuggisti e fu
una gara tra galline e galli
per gridare allo scandalo inaudito.
La tua incuranza fu la loro pena
perché non c’è di peggio per i polli
che di veder fuggire un prigioniero.

Giorgia Stecher, poetessa siciliana, nata a Messina il 14 luglio 1929, deceduta a Messina il 24 aprile 1996.

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Poesia sabbatica: Passaggio di consegne

13 sabato Mag 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Passaggio di consegne

 

 

conserva queste mie parole

per quando verrà il tuo inverno

(lo vedrai sui rami

degli alberi a fine autunno,

su un’altalena ferma

nei parchi di novembre,

nel freddo sulle mani

e i passeri sul filo

a prendere la neve,

lo sentirai nel ghiaccio

che incrosta a fior di pelle

e non ci sarà più scialle

a trattenere stelle,

non ci sarà più tempo

per altro giro e danza

e lo saprai per certo

che è solo andata il viaggio

e non c’è freno ai giorni,

non uno che ritorni,

che l’essere felici è stato breve

per noi che siamo ore

ma abbiamo sottopelle

l’impronta dell’eterno)

 

conserva queste mie parole

per quando verrà il tuo inverno

e un passo dietro l’altro

tu ti farai da parte

a chi chiederà la strada                                

per le sue gambe forti

il vento sulle spalle

l’avanzo dei domani

la creta nelle mani

(e non avrà sospetto

che tu hai ancora fame

che spasimo è il suo seno

che aspetti un altro treno

ed è un obbligo di carne

il decreto che tradisce,                                                            

un computo di giorni

a fare il vuoto intorno)

 

non un respiro in più

da questo inverno mio

e neanche una parola

per la consolazione,

sarà solo sapere

che tutto quanto è stato,

 

che sono andato avanti

nel solco di discesa

che fa più estranei i vivi

e meno lontani i morti.

 

FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

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“Stoicismo” di Francesco Tontoli

12 venerdì Mag 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

 

Succede quando e non saprei come.
Non sempre succede, però spesso
e così sia, destino vuole succeda.

A volte succede in stato di moto o di quiete
che si accenda quella luce
e si apra quel varco nella mente
che appaia luminosa una possibilità di fuga
e quella luce che si irradia ci renda trasparenti
che un peso sullo stomaco venga digerito
seppure a fatica
e il succedersi sia ripartito
in ciò che accade e in quello che è accaduto
due pietre che rotolano lontane una dall’altra
fatti e fattoidi ai piedi della stessa collina.
Una cosa prende il posto di un’altra
portando in sé la verità di esistere
o l’errore di quello che potrebbe essere stata.

Succede a una tegola
di essere meno salda
sul tetto
succede al pedone che manchi una striscia
quando attraversa
succede che dall’altra parte della strada
qualcuno trovi ciò che cerca
e chi lo aspetta
e qualcun altro non trovi nulla
o che non cerchi affatto.
Dividere ciò che è successo
da quello che accadrà
separare il momento in cui il fiore sboccia
e l’idea che ci siano stati petali
nei tuoi pensieri fin da ieri.

Vivere, vivremo
fino a quando tutto si compirà:
chi dice che è incompiuto
tutto quello che ho vissuto?
Lo stoico dice che
è perfetto tutto ciò che accade.
L’imperfezione è una timida speranza
lunga tutta la strada della vita.

Francesco Tontoli

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Tre poesie di Nina Cassian. Illustrazioni di Loredana Semantica

10 mercoledì Mag 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Più voci per un poeta, Poesie

≈ 1 Commento

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illustrazioni, Loredana Semantica, Nina Cassian, Poesie

Tre poesie di Nina Cassian . Illustrazioni di Loredana Semantica, (tecnica digitale, pennino su schermo).

Preghiera

Se esisti per davvero – fatti avanti,
sii nuvola, caprone, aviatore,
porta con te occhi, bocca, voce,
– chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi,
prendimi tra le braccia, proteggimi,
nutrimi con la settima parte di un pesce,
fammi un fischio, dissodami le dita,
ricolmami di aromi, di stupore,
– resuscitami.

La tentazione

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglie diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.

Ermetica

Se ci fosse un luogo dove conficcare un altro grido
quale potrebbe essere, la roccia o il mare

o l’occhio dell’uccello della notte, fisso e tondo, duro come la pietra,
giallo come la luna?

Ah, tutto è impenetrabile.
E il grido viene fuori dalla bocca

pendulo come la lingua dell’impiccato.

Nina Cassian, poetessa, scrittrice, traduttrice rumena, nata in Romania, a Galati, il 27 novembre 1924, morta a New York il 15 aprile 2014

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Versi trasversali: Antonia De Gattis

08 lunedì Mag 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Antonia De Gattis, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

 

ANTONIA DE GATTIS

 

*

Se ci incontreremo 

 

Se ci incontreremo, dammi consolazione
e non amore per questa lunga
e lunga attesa,
oltre il tempo che mi consuma.

Cullami tra le tue braccia,
accarezzami
e calma se puoi la mia inquietudine.

Concedimi l’orgoglio
di sentirmi solo tua.

Ti ho aspettato, amore
oltre il tempo che ci consuma.

Cullami, accarezzami,
lascia che si addormenti accanto a te
il mio cuore stanco.

*

Il primo desiderio 

 

Il primo desiderio è addormentarmi,
tenendo la tua mano stretta
finché l’alba si schiuderà tra le tue ciglia.

Il secondo desiderio è la tua bocca
dopo il caffè, il miele e il burro
su una fetta di pane tostato.

Il terzo e il quarto
sono già meno importanti
di questo piccolo miracolo,

che siamo io e te,
lo stare quieto
di un giorno come un altro.

*

Dei perduti amanti 

 

Dimmi, dove vuoi che posi la mia mano
prima ancora della mia bocca
in questo vicolo cieco
e un muro a farci da alcova.

Dimmi, dove vuoi che posi i nostri sogni
di perduti amanti se le tue labbra
hanno il sapore amaro della rinuncia.

Sento rumori di passi in lontananza.

Qualcuno ride, qualcuno piange.
Qualcuno alza un calice
che non celebrerà nessuna vittoria.

Ho paura e il canto della sirena
è sempre un canto di morte.

Adesso la mia mano è sul tuo petto
e ogni granello di sabbia nella clessidra del tempo
è una perdita inarrestabile.

Chi ha deciso dei nostri anni?
A chi dobbiamo l’infausta scelta?
Intorno a noi, la guerra.

*

 

Ricostruirsi, un pezzo alla volta.
Rinascere, con lentezza.
Ho solo bisogno che mi accarezzi.

 

*

Quando saremo insieme

 

Quando saremo insieme
ci sveglieremo stanchi
al mattino.

Cammineremo la notte
uno accanto all’altra,
in un unico disegno d’ombra.

Quando staremo insieme
rideremo
di questi giorni infelici.

Con una mano
scosterai i capelli dal mio volto
e io, lentamente, sorriderò al tuo.

 

*

Tanta malinconia 

 

Un ragazzo ucraino
giocava a pallone,
cercava un piccolo momento di libertà.
Un’esplosione lo ha dilaniato.
Le bombe fanno questo,
cancellano le fattezze di un corpo.
Come in ogni guerra,
una vita uccide un’altra vita
e c’è tanta malinconia.

*

 

 

Testi tratti da Antonia De Gattis, “Eternità”, Città del Sole edizioni, 2023.

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Poesia sabbatica: Il vizio di vivere

06 sabato Mag 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Il vizio di vivere

 

 

certo,

si fosse fermato

al tempo posteriore della gemma

ai giorni delle fanciulle con le gonne a fiori

e la lussuria accesa in un rossore,

 

e se anima, pensiero,

potessero la spinta

e si abitasse il volo

delle correnti in alto,

 

si fosse limitato il vivere

a due o tre decenni e poi il fermo,

a quando era immortale

l’incedere del piede,

 

sarebbe stata già bestemmia

una sola protesta al cielo

 

ma siamo scivolo di sere,

siamo carne che intristisce,

epilogo in crescendo

col no contro la morte                                       

 

(per vizio che ritorna

quando finisce il giorno,

per l’altro appuntamento

fissato per domani,

per noi che siamo i vivi

e morire non sappiamo).

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – edizioni Terra d’ulivi)

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“La ghianda” di Francesco Tontoli

05 venerdì Mag 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

 

C’è stato dato di fare i sogni con la luna
e dopo averli fatti agitati come oggetti in bottiglia
vederli stagliati come satelliti
piccoli o grandi rifiuti cosmici
aggirarsi per tempi indefiniti
e provare a stare dalla parte
del loro sguardo
del loro naso
della loro bocca aperta di sogni.

Loro osservano me che li ho fatti
e li ho temprati col sangue
delle mie sette vite inespresse
scandagliano l’angelo giallo
che circumnaviga rotondo o falciforme
intorno alla mia testa
così terrena e acquosa
inondandola di maree e cattivi presagi.

Di giorno si addormentano ma non del tutto.
Di giorno stanno nel palmo di una mano
ruzzolano tra i piedi
pendono come fermagli da un orecchio
si annodano per ricordarmi che esistono.

Io li ringrazio per la vitale inesistenza dei loro moniti
per i segnali confusi che mi giungono
dallo spazio dell’universo cieco
profondo e sconosciuto
che sta dentro la mia ghianda.
Quella che conservo sempre in tasca
quella che accarezzo con le dita
per cercare la fortuna.

Francesco Tontoli

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Più voci per un poeta: Rocco Scotellaro. Nel centenario della nascita

03 mercoledì Mag 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, CRITICA LETTERARIA, Più voci per un poeta

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illustrazioni, Loredana Semantica, Poesie, Rocco Scotellaro

Rocco Scotellaro è nato il 19 aprile di cento anni fa, a questo link la sua storia .

Rosso di capelli e bello (ce lo dice poeticamente la stessa Amelia Rosselli Bello eri ma troppo fino e troppo caro “Cantilena”, 1953) il giovane Rocco, politico e poeta, morto dopo solo trent’anni di vita, ha lasciato tra i suoi la sensazione di un’opera incompiuta e la testimonianza una forza d’animo straordinaria. Questi elementi combinati tra loro hanno fatto di Rocco un mito per alcuni, per altri Rocco Scotellaro è un dimenticato, vittima della stessa indifferenza che affonda nel mare della disattenzione la poesia del Sud. Certamente è alquanto inevitabile sulla misura dell’apprezzamento dell’opera e dell’operato dell’autore il condizionamento della scelta di campo ideologica del lettore.

Scotellaro operò politicamente con azioni e iniziative favore della classe contadina, animato da idee democratiche volte al miglioramento economico, sociale, assistenziale e culturale della gente di Lucania. Egli tuttavia non si impegnò solo sul fronte politico, ma fu anche giovanissimo poeta, iniziò a scrivere nel 1940, poco più che adolescente. La sua prima poesia “Lucania” descrittiva della natura, riporta la ricercatezza verbale dello zirlio dei grilli, si chiude con la nota maliconica riferita al paesetto lucano che nell’ombra delle nubi sperduto, giace in frantumi. Non dimentichiamo che per proseguire gli studi Rocco dovette abbandonare il paese d’origine Tricarico per trasferirsi a Sicignano degli Aburni a studiare al Collegio dei Padri Cappuccini, questa sua prima poesia esprime la compassione per il disfacimento del paese e il senso di sradicamento dalla propria terra alla quale egli rimase legato per tutta la vita.

Gli anni del liceo classico e l’avvio degli studi in giurisprudenza furono determinanti per la formazione della sue idee e l’emersione della passione sindacale e politica. La sensibilità alle problematiche della società contadina e più in generale per le condizioni degli umili, sfruttati e oppressi, furono all’origine un portato educativo dei genitori, entrambi erano artigiani, l’uno calzolaio, l’altra sarta. La madre però sapeva scrivere e si prestava a fare da scrivano anche agli abitanti del paese. ll padre era una figura di riferimento e di saggezza che sensibilizzò Rocco sullo stato di miseria e sfruttamento in cui vivevano i braccianti del Sud. Rocco era in sostanza un figlio della cultura contadina della sua terra, nato da essa e quindi promanante dall’interno, la conosceva e ne aveva a cuore le problematiche. Una volta giunta a compimento la sua maturazione ideologica, dopo l’incontro con Carlo Levi e Manlio Rossi Doria, l’iscrizione a partito socialista e l’attivismo sindacale, egli maturò anche la consapevolezza degli strumenti che potevano essere utilizzati per affermare i bisogni popolari ed ottenerne tutela: azione e parola. La cultura è azione, ma soprattutto vita. La parola il veicolo indispensabile col quale comunicare, con le parole è possibile richiedere ciò che concretamente si desidera. Diversamente dalle idee di Rossi Doria che rimarcava l’immobilismo, il culto della memoria e il paganesimo degli abitanti del meridione, da intendersi come incapacità ad essere cittadini, cioè di riconoscere la “deità” dello Stato, Rocco percepiva le istanze di riscatto, la fierezza, le contraddizioni di un mondo che interpretava dal di dentro conoscendolo prodondamente, volendo mantenerlo, quasi cristallizzandolo, per salvarne l’intrinseca bontà, pur nel miglioramento necessario delle condizioni di vita.

L’attenzione al mondo popolare, il linguaggio volutamente diretto e semplice, nonostante Scotellaro fosse un colto intellettuale, un dettato refrattario alla retorica, incline piuttosto a testimoniare con l’evidenza della realtà i fatti e le istanze sociali, inquadrano l’opera di Rocco Scotellaro nella corrente neorealista del secondo dopoguerrra. Per gli scrittori appartenenti a questa corrente la letteratura diventa mezzo d’espressione del bisogno di riscatto e rinascita del popolo, dell’esigenza di affermazione di una cultura pacifista e democratica in contrapposizione a quella fascista.

Era inevitabile che tanto entusiasmo trovasse espressione nei testi del poeta Scotellaro. L’impegno civile incarnato nel poeta, a sua volta s’incarna nel corpo poetico. Le passione riverbera nelle poesie infuocate di lotta e rivolta, dove i deboli sono “morti ammazzati”, gli sfruttati le vittime, i padroni sono, senza mezzi termini, gli sfruttatori, gli amici sono compagni, la falce strumento d’uso dei campi e simbolo di azione politica. La cifra stilistica prevalente di Rocco è descrittiva della natura, sia come succedersi di stagioni e di albe/tramonti, notte/giorno, sia per la frequente menzione di piante e fauna della campagna. Frequente la narrazione di scene agresti e paesane, di vita dei borghi, nella contrapposizione tra duro lavoro dei campi e feste, fiere, mercati, le vesti colorate delle donne, le occasioni di incontro e gioia.

Centrale la figura femminile, forte, consolatoria, rilevanti gli affetti. Non mancano naturalmente l’amore, – sensuale e persino erotico – la morte, il senso di scoramento, la malinconia, la tristezza, l’amicizia, la fatica del vivere e dell’agire. Dopo l’ingiusta vicenda giudiziaria che colpì il poeta egli lasciò Tricarico per andare ad abitare a Portici, nelle poesie di questo periodo i toni si fanno meno accesi e più addolorati. L’affetto speciale che in questi ultimi tre anni gli fu di conforto è con la poetessa Amelia Rosselli, che egli ammirava grandemente.

Nelle poesie che Rocco scrisse a Portici la delusione per il tradimento subito dagli uomini spingono i testi verso un maggiore lirismo e talvolta si sente aleggiare il senso della fine. Ad esempio nella poesia “A Portici” riportata più sotto, ciò si percepisce sia per il ricorso al lemma resurrezione, riferibile tanto a un risveglio da un sonno pesante simile alla morte, che al presentimento di una “resurrezione” post mortem di senso cristiano, sia nel rimarcare la materialità del corpo come a dirne anche la mortalità, la corruttibilità. Sono nota “bucolica” i cavolfiori del carretto che viene da Scafati, nota bucolica che non appare più tanto come vena nostalgica o pittorica che anela alla campagna, quanto a constatare prosaicamente che le taglia la ruota del carretto. I cavolfiori sembrano un insolito omaggio orto-floreale ad una decapitazione.

Di seguito una selezione di poesie di Rocco Scotellaro. Illustrazioni di Loredana Semantica, (tecnica digitale, pennino su schermo).

Vento fila (1944)

A me questa notte
non darà pace:
sono stato scontroso con gli uomini,
sono giù di morale,
il cuore mulinato da rimorsi.
La lampada spesso si smorza.
Fiocca nei vicoli sugli stracci,
la campagna sola.
Vento fila nei baratri
delle lunghe stradette.
Giù nella Rabata*,
chiuse le stentate
porte dei sottani,
e non verranno.
Non verranno i compagni
sotto alla finestra
a suonarmi la canzone di rampogna
questa notte
violenta di Carnevale.

*il centro storico arabo di Tricarico

(1944)

È rimasto l’odore
della tua carne nel mio letto.
È calda così la malva
che ci teniamo ad essiccare
per i dolori dell’inverno.

Festa alla stazione (1944)

Voci rauche, al sommo dell’estate,
e cortei con stendardi
dei vicini borghi.
Così i prati e così
variopinte le donne.
C’è la trombetta foriera di sussulto
battono i tacchi la terra
e le anime pie son ebbre
e il treno rugge
la gran fiera borbotta
di ragli abbrividenti
le farfalle fan stormo
sull’erbe gialle,
è lungo nel fiume
il lamento del rospo.

Il sole viene dopo (1950)

Sono nate le viole nei tuoi occhi
e una luce viva che prima non era,
se non tornavo quale primavera
accendeva le gemme solitarie?
Vestiti all’alba, amore, l’aria ti accoglie,
il sole viene dopo, tu sei pronta.

A Portici (1952)

Nella resurrezione ogni mattina
portano il tuo nome e il tuo corpo
sopra un ciuffo di canti di gallo,
che le taglia la ruota del carretto,
il carretto che viene da Scafati
a portare cavolfiori ai mercati.

Il porto del Granatello (1953)

L’ondata che viene è furiosa
com’è dolorosa quella che m’abbandona.
Amore che vieni e che vai
che apri la mia bocca e la chiudi,
oggi è secco il mio cuore.
Pescatore
che ti muovi alla festa del vento
la pesca non è ricca
se povero è l’amore.

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Cristina Campo nel centenario della nascita

29 sabato Apr 2023

Posted by Deborah Mega in Più voci per un poeta

≈ 1 Commento

Tag

Cristina Campo, Deborah Mega, Loredana Semantica

Vittoria Guerrini, in arte Cristina Campo (Bologna, 29 aprile 1923-Roma, 10 gennaio 1977), una delle voci poetiche più alte del Novecento, è stata una straordinaria scrittrice, poetessa e traduttrice. Unica figlia del compositore Guido Guerrini, a causa di una congenita malformazione cardiaca, che rese sempre precaria la sua salute, crebbe isolata dai coetanei e non poté seguire regolari studi scolastici. Nel 1925 la famiglia Guerrini si trasferì prima a Parma poi a Firenze dove il padre fu chiamato a dirigere il conservatorio Cherubini. Cristina studiò da autodidatta sotto la guida del padre e di alcuni insegnanti privati. Apprese le lingue leggendo Cervantes, Proust, Shakespeare e tradusse Katherine Mansfield, Virginia Woolf, Hugo von Hofmannsthal e Simone Weil. L’ambiente culturale fiorentino dove restò fino al 1955, fu determinante nella sua formazione: conobbe il traduttore Leone Traverso, al quale, per qualche tempo, fu legata anche sentimentalmente. Continua a leggere →

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Poesia sabbatica: “14”

29 sabato Apr 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Hai spezzato il ramo

 

14

(Quotidiana)

 

ho imparato

a prepararmi pranzo e cena

a mangiare da solo

ho imparato persino

ad usare la lavatrice:

cotone con cotone, lana con lana,

sintetici a parte e sto attento ai colori,

 

con un po’ di pazienza

ho imparato a piegare le lenzuola (da solo)

persino quello con gli angoli

che non combaciano mai

e sono bravo ad appaiare i calzini

a sistemare nei cassetti la biancheria

 

non trascuro la casa

passo lo straccio della polvere

lavo i pavimenti e li risciacquo

cambio le lampadine fulminate

faccio prendere aria ai tappeti

 

ma quello che ancora mi spaventa

è l’eco dei miei passi sul pavimento

il vuoto nelle stanze

e nessuno da voler chiamare col suo nome.

 

 

marzo 2023

FRANCESCO PALMIERI

(inedito dalla raccolta in corso di scrittura “Hai spezzato il ramo”)

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“Come un cieco a cui hanno raccontato cos’è un cielo” di Francesco Tontoli

28 venerdì Apr 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie

≈ 1 Commento

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Francesco Tontoli

by Christian Schloe

 

Stanotte ho sognato (finalmente!)
che guardavo il cielo.
Niente di che
non cambi il cielo di una virgola se lo guardi.
Sai che ne raccogli solo una parte
e altri infiniti cieli ti restano nascosti.
Puoi solo immaginarli
ma non hai il tempo per farlo
ti basta questo infinito cielo che hai davanti agli occhi.
Stai lì ad aspettare che nel sogno succeda qualcosa
e che lui tutto a un tratto
ti faccia delle domande imbarazzanti.
I cieli che fanno domande sono più interessanti
degli uomini che si fanno domande sul cielo.
A loro in realtà non interessano le tue domande
risponderebbero rimandandoti ad altri cieli
ma tu rimanendo saldo nel sogno che hai fatto
afferri quel cielo come se fosse davvero
l’unico cielo rimasto
come non ce ne fossero altri
e dietro quella stella non ci sia un’altra stella
che la luna stia facendo davvero la tua luna
e questo sole sia il mio e il tuo sole.

Poi il sogno si è avverato.
Avevo il cielo sotto il cuscino e non lo sapevo
senza guardarlo per via del buio della notte
come un cieco a cui hanno raccontato cos’è un cielo.
Avevo sul cuscino una stella
come quelle cucite sui cuscini dei bambini
e quella stella faceva davvero la stella
con un sistema solare intorno
e tutto quello che serve per fare una terra
e anche quello che serve
per fare un uomo che guarda le stelle.
Avevo qualcosa da chiedere a quell’uomo
e devo perfino aver rivoltato il cuscino
per provare a parlargli.
Niente,
non sono stato capace
di spostare il suo sguardo dal cielo
né di fargli domande.

Francesco Tontoli

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25 aprile con Franco Fortini. Videopoesie

25 martedì Apr 2023

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, POESIA, Video

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Franco Fortini, Loredana Semantica, videopoesia

Quando

Quando dalla vergogna e dall’orgoglio
Avremo lavate queste nostre parole.

Quando ci fiorirà nella luce del sole
Quel passo che in sonno si sogna

Franco Fortini da “Foglio di via”, 1946

La poesia “Quando” è di Franco Fortini. Video e voce di Loredana Semantica

La linea del fuoco

Le trincee erano qui.
C’è ferro ancora tra i sassi.
L’ottobre lavora nuvole.
La guerra finì da tanti anni.
L’ossario è in vetta.
Siamo venuti di notte
tra i corpi degli ammazzati.
Con fretta e con pietà
abbiamo dato il cambio.
Fra poco sarà l’assalto.

Franco Fortini da “Questo muro”, 1973

La poesia “La linea del fuoco” è di Franco Fortini. Video e voce di Loredana Semantica

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Versi trasversali: Fernando Della Posta

24 lunedì Apr 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Fernando Della Posta, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

FERNANDO DELLA POSTA

 

Quei luoghi di apparizioni terribili

e dolci, dove tra le tante cose insegnasti

che certo vino è cosa pura e non lascia

traccia – se non un torace più caldo –

e guida il gesto come

olio santo,

affinché il colpo sia preciso

e stampi l’araldo senza sbavature

imprimendo le volontà nel legno

per vite più accessibili.

 

*

 

Avvistare arcipelaghi dai finestrini

degli aliscafi può illudere un dominio

che si estenda su pianeti interi

fatti di gas, fluidi e faune. Qui il mare,

il mare, che tutto sembra separare

tutto ferma con pellicola splendente,

tutto lega nella luce e nelle attese,

smorza l’ansia di partire e di arrivare.

 

*

 

Tuscania

 

Alte torri come grida sul paesaggio,

massicce, che si perdono prima del cielo,

affermano con forza d’esser figlie

anch’esse della genia testarda.

 

Ma nel silenzio assolato del lago

ritrova la sua statura e cresce,

con rinnovati passi d’atleta,

l’espunta latitudine di cuore.

 

*

 

Quando la luna è alta e illumina il lento

sonoro brusio delle stelle, tu

dannato allo specchio cerchi uno stile,

la cifra, ma il simile cui non somigli

deride, diffida, ti cuce addosso

l’insignificanza, la tragica commedia.

 

*

 

è venuto un nero d’inverno

che trasuda gelo alle pareti

come la manna di una pietra rivolta

al muro della cripta, benedetta da chissà

quale santa santità di crani e ossa

 

ma vi nascerà erba di muschio verde e nuova

che si gonfierà all’apparir del secco

refolo dell’aria estiva

 

in noi amata e benvoluta stinge

una rosa antica e velenosa

 

*

 

Solo se lo riprendi in time-lapse

il tattoo sul cuore della città

è macchia di sangue che allaga, e tu

difficile capire che se indossi

un muso duro dopo la tempesta

è solo un suppurare di speranza.

 

*

 

Sullo scacchiere del sublime

si gioca una partita rischiosa,

ed è la contezza del possedimento

a tradire la sconfitta più dura.

L’invincibile artificio dei volti

avvalora il sospetto di menzogna.

Nella mera vanagloria dei poeti

si esaltano miserie d’uomini.

 

 

Testi tratti da Fernando Della Posta, “Ricostruzione delle favole”, PeQuod, 2022.

 

 

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Poesia sabbatica: “Cambi di stagione”

22 sabato Apr 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Cambi di stagione

 

 

si è aspettato a giorni il mondo che verrà

(era in attesa sul finire di una buonanotte,

oltre la storia e i baci prima di dormire,

era inciso su cupole fra firmamento e cielo

che bastava una preghiera perché dio

vi si affacciasse in volo,

e poi sospeso sopra labbra rosse

quando l’amore non era un dopo

di lenzuola sudate da lavare)

 

si è aspettato, noi,

come bambini seduti sopra a un molo

coi piedi in pesca dentro acquario e mare

e gli occhi di vedetta in cima a caravelle

(perché i bambini hanno angeli per ciglia

e coperte con le stelle sulle spalle,

perché i bambini sono senza confini

ed hanno passi alti dalle montagne al cielo)

 

poi vennero gli anni scivolati in acqua:

un tempo per il tuono delle cannoniere,

un tempo per il fumo delle petroliere,

un tempo per l’utopia caricata dalla polizia,

un tempo per un muro al fondo d’ogni via,

 

e adesso è solo vivere al presente,

lo spazio di giornata o qualche minuto appena,

e se mi affaccio un tanto sulla riva                 

lo so tutto il silenzio a perdita di vista,

il nientenulla oltre la superficie

ed un bisbiglio di cordoglio dentro cattedrali,

così, come viene naturale dopo la strage,

ad ogni genocidio di generazione

quando infine si capisce

che si nasce per le stelle

e si muore in una cella.

 

 

FRANCESCO PALMIERI
(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

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“Aprile crudelissimo” di Francesco Tontoli

21 venerdì Apr 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

 

Deve essere stato un segnale radio
trasmesso dal ventre dei monti
che ha contaminato
le tue aulentissime folate
di vento fiorile
trasformandole in lampi di morte.

Hai raccolto le saette cariche dell’elettricità
di un intero inverno.
Hai reso questa primavera etrusca
di verde pastello e rosa acquarello
un cupo delirio di nuvole
temperate nell’acciaio.
Hai impartito una severa lezione
all’albero di Giuda
cresciuto a bella posta nelle curve a gomito
per abbagliare autisti stupiti e maldestri,
e sprecare petali con le luminose braccia
color fuxia
affrontando il giudizio divino
e la rassegnazione di chi è votato
al tradimento.
Hai fatto virare le gocce di pioggia primaverile
in grandine sulfurea che fuma sui parabrezza.

E tutto questo solo per colpirmi?
Per ferirmi?
Per raggelarmi?
Per raggirarmi?
Per farmi ascoltare il rantolo dei boschi
che piegano la loro giovane tenerezza
ai venti maestri?

Aprile che hai versato oro fuso
sul corpo vivo delle gobbe delle tue colline
facendo ondeggiare il loro caravanserraglio
di vitigni, olivi e bed & breakfast
trasformando le pecore dei pascoli ancestrali
in vigogne e alpaca neri come il catrame
per evocare un fantastico Perù
e masticare merendine e coca

a beneficio esclusivo del turista
e della sua prole turistica
a beneficio dei popoli dei tik tok
che battono i loro tempi lunari e dispari
esibendosi come entità del nulla
come fragili nullità del tutto
a beneficio dei promotori di grandi
e piccoli tour.

Aprile scanzonato
che uccidi con la pioggia
e ricopri il mondo ridendo
con la tua neve aprilante.
Che penetri nei sogni degli amanti
con tutte le scuse possibili
e fiori dai colori impossibili.
Che dai la parola ai taciturni rii
facendo precipitare a valle
acque assassine dal sapore di rivalsa
e dall’odore acre di terra devastata.

Aprile che perdi l’innocenza
svelando i volti delle tue divinità ctonie e nefaste.
Aprile che chiudi le porte alle speranze
e le apri ai disincanti con risposte luccicanti.
Possiamo attraversare di nuovo
le torride estati venusiane
dopo aver annusato l’aria della tua torba
che produce fiori meravigliosi che suonano fatali?

Cadere nel tranello della tua bellezza,
questo ci spetta e ci avanza.
E possiamo farlo comodamente
fermandoci ad ammirare il male
mentre ci scorre tra le dita
al tatto di un cappotto di fibra sconosciuta
cui è allegato il cartellino di una qualità selezionata.

Cerchiamo l’autenticità come un pane caldo
che abbiamo perduto nei ricordi dell’infanzia
Rincorrere la primavera si può fare
l’aereo ci aiuta a programmare il viaggio.
Vorremmo avere il biglietto per Sidney
per ottobre, o goderci la grande fioritura
degli infiniti altopiani sudafricani
o quella dei deserti sudamericani.

E in tale giramondo scrivere poesie
ed esser piuttosto languidi, ammiccare.
Riscrivere le poesie si potrebbe
cartoline poetiche da Sharm El Sheik
o essere pensionati in Florida
e ribadire un semplice
“tutto questo è mio”.
……..
……..

 

Francesco Tontoli

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Più voci per un poeta: Rocco Scotellaro. Nel centenario della nascita

19 mercoledì Apr 2023

Posted by Loredana Semantica in Più voci per un poeta

≈ 1 Commento

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illustrazioni, Loredana Semantica, Poesie, Rocco Scotellaro

Nel 1923, il 19 aprile di cento anni fa, a Tricarico in provincia di Matera nasceva Rocco Scotellaro. Poeta, politico e scrittore italiano. Appena trent’anni dopo Rocco sarebbe morto per un infarto, ma certo la sua non può dirsi una vita sprecata.
Nato da una famiglia di umili origini, il padre calzolaio, la madre sarta, fu indirizzato dalla famiglia agli studi, essendo versato in letteratura, s’iscrisse al Liceo Classico presso i Padri Cappuccini e per permettergli di proseguire gli studi tutta la famiglia si trasferì a Sicignano degli Aburni, in Campania.
Trento, Tivoli, Potenza, Napoli, Bari, Cava dei Tirreni sono città dove ha lo hanno portato i suoi viaggi per l’Italia per studio e lavoro. Al termine del Liceo intraprese gli studi di Giurisprudenza alla Facoltà la Sapienza di Roma, ma in lui si accese la passione politica e, senza giungere a laurearsi, decise di impegnarsi attivamente, iscrivendosi al Comitato di liberazione nazionale prima e successivamente al PSI.
La morte del padre lo induce a ritornare a Tricarico, in Basilicata, o per meglio dire in Lucania, come la Regione si è chiamata fino al 1947. Rocco aveva intuito l’esigenza che per risollevare le situazione l’Italia postbellica si doveva operare nelle realtà locali rurali con una visione chiara di progresso democratico e istituzionale. Egli era sensibile alle problematiche della sua gente così provata dalla miseria, dalla guerra e dall’inattività delle istituzioni, con particolare attenzione al mondo contadino, afflitto da sfruttamento, caporalato impietoso, carenze igienico sanitarie e povertà, mali che ben conosceva essendo stato sensibilizzato dal padre e dallo svolgimento di un’intensa attività sindacale e poi perchè sentiva di provenire da quell’ambiente, tant’è che viene spesso definito “il poeta contadino”.
Nel 1946, a soli 23 anni, diventa sindaco di Tricarico nel partito del Fronte Popolare Repubblicano, nato dalla fusione di PSI e PCI. Conobbe nello stesso anno Carlo Levi, pittore e antifascita, e Manlio Rossi Doria, politico ed economista. Levi a detta dello stesso Scotellaro fu il suo mentore e promotore. In una breve ma dinamica gestione da sindato, Rocco Scotellaro dotò Tricarico di una scuola aperta a tutti – perché i cittadini non dovessero spostarsi per studiare, come lui era stato costretto a fare – istituì le consulte locali per dare voce democratica al volere dei braccianti agricoli, s’impegnò a tutelare il loro diritto a coltivare la propria terra e impedire lo sfruttamento del loro lavoro da parte dei grandi proprietari terrieri. Si mosse anche sul fronte dell’occupazione delle terre, movimento che portò alla riforma agraria sul latifondo del 1950. Nel 1947 Rocco Scotellaro fece aprire a Tricarico, che ne era sprovvista, l’Ospedale civico.
Il suo grande spirito d’iniziativa disturbò evidentemente gli avversari, perchè dal 1948 al 1950, Scotellaro affrontò una traversia giudiziaria. Tutto ebbe inizio con una denuncia anonima e il rapporto di un funzionario di polizia giudiziaria, a seguito dei quali fu accusato di truffa, concussione e associazione a delinquere. L’accusa sembrava a Rocco talmente inverosimile che l’affrontò con una certa leggerezza. Per 45 giorni subì anche la reclusione nel carcere di Matera. Il procedimento si concluse in appello con assoluzione per non aver commesso il fatto, quindi con formula di piena, ma la vita di Rocco ne fu segnata. Abbandonò la politica nello scoramento che prende i sognatori delusi, senza mai cessare la sua dedizione alla Lucania, s’impegnò maggiormente sul fronte letterario. Appena uscito dal carcere si recò a Venezia, dove conobbe Amelia Rosselli, con la quale intrattenne un intenso rapporto di amicizia durato fino alla morte di lui, avvenuto appena tre anni anni dopo. Amelia Rosselli alla sua morte gli dedicò un’accorata “Cantilena, raccolta di poesie per Rocco Scoltellaro”. Una di queste.

Rocco vestito di perla

come il grigiore dei colli vicino al tuo paese

mostrami la via che conduce

non so dove

(Amelia Rosselli)


Rocco fu anche poeta e scrittore. Cominciò a scrivere appena adolescente, del 1940 la sua prima poesia, tra il 1948 e il 1953 pubblicò poesie e racconti sulla rivista “Botteghe oscure”. Scrisse il romanzo “L’uva puttanella”, in gran parte autobiografico, rimasto incompiuto, un’ opera teatrale e svolse un’inchiesta sui “Contadini del Sud”, per incarico di Einaudi, anch’essa rimasta incompiuta per la morte sopraggiunta.

Per sintetizzare lo spirito dei suoi ideali, della sua azione politica e sociologica bastano le sue centrate parole stralciate dalla lettera di presentazione diretta a Luciano Erba con la richiesta di pubblicare sue poesie su “Quarta generazione”. Le poesie furono pubblicate nel 1954 postume, come del resto gran parte della sua produzione.

“Politicamente ho fiducia che cessi la indegna e mortifera divisione del mondo perché l’umanità posa curarsi dei suoi mali: la povertà economica e il decadimento culturale“. (Rocco Scotellaro)

Le sue opere

“È fatto giorno” Mondadori
“Contadini del Sud”, Laterza
“L’uva puttanella” Laterza
“Uno si distrae al bivio” Basilicata
“Margherite e rosolacci” Mondadori
“Giovani soli” Basilicata
“Lettere a Tommaso Pedio” Osanna
“Scuole di Basilicata” RCE
“Tutte le poesie (1940-1953)” Mondadori
“Il prezzo della libertà. Lettere da Portici” Edizioni Giannatelli
“Poesie” RCE
“Tutte le opere” Mondadori

Di seguito una selezione di poesie di Rocco Scotellaro. Illustrazioni di Loredana Semantica, (tecnica digitale, pennino su schermo).

In autunno (1940)

Trasvolano le rondini
i mari e i deserti,
a una dimora certa
lontana tendono,
all’orizzonte forse,
dove sempre il sole
cade in sera.

Lucania (1940)

M’accompagna lo zirlio dei grilli
e il suono del campano al collo
d’un inquieta capretta.
Il vento mi fascia
di sottilissimi nastri d’argento
e là, nell’ombra delle nubi sperduto,
giace in frantumi un paesetto lucano

Traguardo (1941)


Sconfinati deserti
io mi figuro.
Cammino e cammino
ansante
sfinito.
Desolato
la voce sola mi resta.
Una sillaba sola
l’eco non ripete
del mio grido.
Avanzo m’abbatto
mi levo.
In un baleno improvviso
un traguardo ravviso.
E un tuono rimbomba al mio grido.

(1948)

È già notte qui nei valloni
è già notte per le campagne
marine.
Dai paesi corrono piccole
nuvole di fumo verso il cielo.
Continua la vita nel gelo.
L’anima è questo respiro
che ci riempie e ci vuota.
E occorre guardarsi indietro
a vedere il giorno
dove corre.
Corre di fronte
alle luci accese dei pali
dove il Vulture adesso
si vede
sullo specchio rosso
di ponente…
Perché l’ombra è già
morta sui pini.

Al sopportico delle Api il primo amore (1948)

Al sopportico delle Api
affisse ai muri le nostre iniziali
col colore della paglia bruciata.
L’amore nostro crebbe qui
nella stalla vicina.
E io vederti sorgere tenera ombra,
misuravo le parole tue calde
cercandoti le labbra con le dita.
Ombre di noi che siamo in fuga
si allungano, scompaiono
quando la lucerna del mulattiere
mette fremito alle bestie per la biada.

La mia bella Patria (1949)

Io sono un filo d’erba
un filo d’erba che trema.
E la mia Patria è dove l’erba trema.
Un alito può trapiantare
il mio seme lontano.

Campagna (1949)

Passeggiano i cieli sulla terra
e le nostre curve ombre
una nube lontano ci trascina.
Allora la morte è vicina
il vento tuona giù per le vallate
il pastore sente le annate
precipitare nel tramonto
e il belato rotondo nelle frasche.

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TITANiO di Loredana Semantica, Terra d’ulivi 2023. Una lettura di Antonella Pizzo

18 martedì Apr 2023

Posted by Antonella Pizzo in Appunti letterari, Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA, Note critiche e note di lettura, POESIA, Poesie, Recensioni

≈ 1 Commento

Tag

Antonella Pizzo, Loredana Semantica, POESIA, poesia contemporanea, Terra d'ulivi, titanio

TITANiO

Dopo L’informe amniotico [appunti numerati e qualchepoesia]  edito da Limina Mentis edizioni, 2015, opera prima di Loredana Semantica,  con prefazioni di Giorgio Bonacini e Rosa Pierno segnalato al premio Lorenzo Montano, esce la nuova raccolta di Loredana Semantica TITANiO edita da Terra d’Ulivi 2023.  Il titanio è un elemento metallico conosciuto per la sua resistenza alla corrosione, quasi pari a quella del platino, nonché per il suo alto rapporto tra resistenza e peso. È un metallo leggero, duro ma con bassa densità. Allo stato puro è molto duttile, lucido, di colore bianco metallico.

Il Titanio è il metallo ideale perché porta in sé due qualità opposte e ugualmente importanti, rappresenta l’equilibrio fra due proprietà intrinseche, la leggerezza e la resistenza.

La parola Titano deriva dal latino Titanus. I Titani vengono considerati come le forze primordiali del cosmo, che imperversavano sul mondo prima dell’intervento regolatore e ordinatore degli dei olimpici. C’è anche un IO graficamente inserito con la i in minuscolo a formare la parola che dà il titolo alla raccolta, suggerendo probabilmente che l’io poetico dell’autrice si qualifica,  si colloca, si identifica con la leggerezza e la durezza.

Le poesie sono sotto datate e seguono un ordine cronologico preciso,  sono in ordine progressivo cronologico dalla più vecchia alla più recente all’interno di ogni sezione,  ordinata per senso e omogeneità di stile e ispirazione. TITANiO raccoglie settanta poesie ripartite in 4 sezioni: 12 in Je est un autre, 21 in Biografia, 12 in Calligrafia, infine 25 in Sacrario. Esse scaturiscono da un lavoro, durato un anno, di riordino della produzione poetica dell’autrice degli anni che vanno dal 2010 al 2021, lavoro iniziato con la raccolta inedita In absentia vocis che è stata segnalata al Premio Lorenzo Montano del 2022.

Riporta l’autrice in prima pagina un breve testo tratto dalle Memorie di Adriano di Margherita Yourcenar    “Sono giunto a quell’età per cui la vita è, per ogni uomo una sconfitta accettata…  Ritrovavo in quel mito, (dei Titani n.d.r)  ambientato ai confini del mondo, le teorie dei filosofi di cui mi ero nutrito: ogni uomo, nel corso della sua breve esistenza, deve scegliere eternamente tra la speranza insonne e la saggia rinuncia ad ogni speranza, tra i piaceri dell’anarchia e quelli dell’ordine, tra il Titano e l’Olimpico. Scegliere tra essi, o riuscire a comporre, tra essi l’armonia.”  Ciò ci induce a credere che questo lavoro di riordino sia scaturito dal  bisogno di Loredana Semantica di riuscire a comporre un’armonia, un equilibrio, fra la sua vita quotidiana ordinata e regolare e le bruttezze del vivere, fra le forze irrequiete dell’inconscio generatrici di metafore e sogni, fra il sonno  e la veglia,  fra il suo bisogno di bellezza che salva e la necessità dell’amaro pane, quell’armonia necessaria che non porta alla rinuncia della speranza e che consente piuttosto di bilanciare le due  parti contrastanti.

Da questo equilibrio di forze, proprio quando dall’incontro delle due parti potrebbero scaturire lampi e saette,  dall’attrito delle due, fluisce piuttosto precisa e misurata la sua poesia, quasi un lento ritmare,  a tratti nostalgica, velata di ironia, non cinica ma disincantata, rassegnata ma non troppo, che osserva con freddezza la  nuda e cruda realtà sperando però che le sue parole siano come semi dai quali un giorno nasceranno  fiori. Spargo semi nel mondo/non appariscenti/gli occhi profondi/chissà se ne sbocceranno fiori. Una poesia che ha una sua musica interna come una musica da camera che sembrerebbe tranquillizzare Io vorrei dormire/di più e più a lungo/il sonno dovrebbe coprire/ogni pensiero con la sua/coltre bianca di silenzi e neve.// in realtà provoca un vago senso di malessere, il suo sguardo disincantato si ferma sulle cose inanimate, su un fantomatico  direttore, che rappresenta il potere, sul lavoro che aliena e che spesso ci è alieno, negli immensi bla bla, sapessi come tutto gira intorno/senza senso/c’è un bla bla immenso/ nel quale non mi riconosco/quattro fessi al tavolo di fronte/ parlano e ridono/con la bocca ripiena di cibo. La casa e gli affetti familiari che sono il suo porto sicuro e la ripagano di quel senso di non appartenenza e ostilità avvertito nel quotidiano andare. Scrivo una dopo l’altra/cose elementari/quasi uno scavare dentro/ fino all’essenza//,  appartenenza che ritrova però nelle sue radici e nella loro ricerca delle quale lei sente d’essere la foglia terminale.

Non se questa sia ricerca spirituale/o piuttosto di radici.  C’è un acclamare alla parola salvifica che può essere occasione di riscatto e di ritrovamento del sé più autentico. Lo calpesto  se posso e l’odio/lo danneggio e rivendico/ inneggio alla parola/mio unico luogo labirintico. Oppure ancora Io starei immota al caldo/beata in un respiro lieve/aperto ai movimenti del corpo/e del torace lenti e morbidi/come una schiuma soffice. Bisogna comunque leggerla questa raccolta e farsi un’idea propria perché nessuna nota può essere esaustiva perché è vasta la materia trattata, trattandosi di vita.

Di certo si può dire che l’autrice sa scrivere bene, che la sua scrittura è matura, che scrive e frequenta il web poetico da vent’anni, che ha fatto bene a riordinare la sua significativa produzione poetica, affinché non venga perduta nei meandri di una memoria volatile di un pc, come quelle foto, spesso importanti e belle, che non facciamo stampare mai e che ci dimentichiamo di aver fatto, negandoci il piacere della vicinanza, ma che dovremmo trasformare in concretezza cartacea affinché si squarci la siepe della dimenticanza che oscura i ricordi e il sole. (Antonella Pizzo)

Testi

Abbiatemi per lontanissima
così lontana che tremano i cieli
nella mia bocca d’amianto
costretta da un solo cunicolo
abbiatemi per rarefatta
così sperduta molecola
che nello spazio non piove
neanche un raggio di luce
a forare coltre maledetta
la piracanta spinosa.

10.02.2017

Io sono qui
e qui è la mia casa
i miei profumi la crema
per il viso le borse le ciabatte
i miei vestiti e arredi
qui il mio cane il frigo ricco
di cose buone il mio lavoro
gravoso e senza sole
atomica che sfianca e fagocita
l’uranio impoverito dei miei giorni
qui il mio centro e debolezza
mia forza e sicurezza la sagoma
del tuo corpo confortevole
il capo bianco dei tuoi capelli corti
qui i miei figli quando capita talvolta
a ristorare l’attesa ostinata
tra un’uscita e l’altra
con gli amici.

5.4.2017

Dentro di me un romanzo
dalla nascita brulicante di cortili
alle gebbie d’acqua fredda e anguille
sperdute tra rovi cicale e frinire
oltre le cancellate in cima alle scale
nei posti della memoria
dimenticati dalla storia spariti dalla terra
arati dalle ruspe al suolo
che compaiono solamente
in flash incerti dei ricordi
quasi fossero dei sogni.
In un altro capitolo il presente
arroccato a qualcosa che si sgretola
mentre avanza il tempo inesorabile
senza fretta con la calma sicurezza
di chi non ha precisi appuntamenti
dagli ostacoli si vede
che franano i punti fermi
gli stessi che sul foglio con la penna
erano uniti in progressione
in forme di una certa consistenza
a cui appuntare piedi medaglie o certezze
d’essere un preciso essere
un puntino esatto sulla terra.
Adesso il finale ad effetto
sui palmi le stimmate rosse
nel costato lo squarcio incrostato
dell’eremita.

10.01.2020

biografia

Siti dell’autrice

https://liminamundi.com 

https://lunacentrale.wordpress.com/

Loredana Semantica

Nata a Catania, laureata in giurisprudenza, sposata, ha due figli, vive e lavora a Siracusa. Si interessa da molti anni di poesia, fotografia e lavorazione digitale di immagini. Proviene dall’esperienza  di partecipazione e/o collaborazione a gruppi poetici, di fotografia, arte digitale, litblog, associazioni culturali nel web e su facebook. Ha pubblicato in rete all’indirizzo http://issuu.com/loredanasemantica le seguenti raccolte visuali e/o poetiche: 

Silloge minima (7/11/2009) 

Metamorfosi semantica (3.2.2010), 

Ora pro nomi(s) (27.3.2010) 

Parole e cicale (13.8.2010) 

L’informe amniotico (27.2.2011), quest’ultima raccolta  opera selezionata al premio Opera Prima 2012 e finalista al premio Lorenzo Montano 2012” è stata pubblicata nel 2015 da Liminamentis.

Il 4 agosto 2012 ha pubblicato, sempre su issuu, la raccolta di riflessioni e racconti “I sette vizi capitali” e da ultimo una Trilogia poetica, formata dalle tre seguenti raccolte: “Apologia del silenzio“, “Nulla Parola” di 30 poesie ciascuna, e “Poesia delle feste” .

Con Feltrinelli/ilmiolibro, insieme a Deborah Mega e Maria Rita Orlando nel 2015 ha pubblicato La prima rosa antologia di 160 poesie e 28 immagini d’autore sul tema della rosa. Gestisce il blog personale  “Di poche foglie” all’indirizzo https://lunacentrale.wordpress.com/.

antonella pizzo

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