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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: Versi trasversali

Versi trasversali: Manuela Cecchetti

22 lunedì Mag 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Manuela Cecchetti, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MANUELA CECCHETTI

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Versi trasversali: Antonia De Gattis

08 lunedì Mag 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Antonia De Gattis, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

 

ANTONIA DE GATTIS

 

*

Se ci incontreremo 

 

Se ci incontreremo, dammi consolazione
e non amore per questa lunga
e lunga attesa,
oltre il tempo che mi consuma.

Cullami tra le tue braccia,
accarezzami
e calma se puoi la mia inquietudine.

Concedimi l’orgoglio
di sentirmi solo tua.

Ti ho aspettato, amore
oltre il tempo che ci consuma.

Cullami, accarezzami,
lascia che si addormenti accanto a te
il mio cuore stanco.

*

Il primo desiderio 

 

Il primo desiderio è addormentarmi,
tenendo la tua mano stretta
finché l’alba si schiuderà tra le tue ciglia.

Il secondo desiderio è la tua bocca
dopo il caffè, il miele e il burro
su una fetta di pane tostato.

Il terzo e il quarto
sono già meno importanti
di questo piccolo miracolo,

che siamo io e te,
lo stare quieto
di un giorno come un altro.

*

Dei perduti amanti 

 

Dimmi, dove vuoi che posi la mia mano
prima ancora della mia bocca
in questo vicolo cieco
e un muro a farci da alcova.

Dimmi, dove vuoi che posi i nostri sogni
di perduti amanti se le tue labbra
hanno il sapore amaro della rinuncia.

Sento rumori di passi in lontananza.

Qualcuno ride, qualcuno piange.
Qualcuno alza un calice
che non celebrerà nessuna vittoria.

Ho paura e il canto della sirena
è sempre un canto di morte.

Adesso la mia mano è sul tuo petto
e ogni granello di sabbia nella clessidra del tempo
è una perdita inarrestabile.

Chi ha deciso dei nostri anni?
A chi dobbiamo l’infausta scelta?
Intorno a noi, la guerra.

*

 

Ricostruirsi, un pezzo alla volta.
Rinascere, con lentezza.
Ho solo bisogno che mi accarezzi.

 

*

Quando saremo insieme

 

Quando saremo insieme
ci sveglieremo stanchi
al mattino.

Cammineremo la notte
uno accanto all’altra,
in un unico disegno d’ombra.

Quando staremo insieme
rideremo
di questi giorni infelici.

Con una mano
scosterai i capelli dal mio volto
e io, lentamente, sorriderò al tuo.

 

*

Tanta malinconia 

 

Un ragazzo ucraino
giocava a pallone,
cercava un piccolo momento di libertà.
Un’esplosione lo ha dilaniato.
Le bombe fanno questo,
cancellano le fattezze di un corpo.
Come in ogni guerra,
una vita uccide un’altra vita
e c’è tanta malinconia.

*

 

 

Testi tratti da Antonia De Gattis, “Eternità”, Città del Sole edizioni, 2023.

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Versi trasversali: Fernando Della Posta

24 lunedì Apr 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Fernando Della Posta, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

FERNANDO DELLA POSTA

 

Quei luoghi di apparizioni terribili

e dolci, dove tra le tante cose insegnasti

che certo vino è cosa pura e non lascia

traccia – se non un torace più caldo –

e guida il gesto come

olio santo,

affinché il colpo sia preciso

e stampi l’araldo senza sbavature

imprimendo le volontà nel legno

per vite più accessibili.

 

*

 

Avvistare arcipelaghi dai finestrini

degli aliscafi può illudere un dominio

che si estenda su pianeti interi

fatti di gas, fluidi e faune. Qui il mare,

il mare, che tutto sembra separare

tutto ferma con pellicola splendente,

tutto lega nella luce e nelle attese,

smorza l’ansia di partire e di arrivare.

 

*

 

Tuscania

 

Alte torri come grida sul paesaggio,

massicce, che si perdono prima del cielo,

affermano con forza d’esser figlie

anch’esse della genia testarda.

 

Ma nel silenzio assolato del lago

ritrova la sua statura e cresce,

con rinnovati passi d’atleta,

l’espunta latitudine di cuore.

 

*

 

Quando la luna è alta e illumina il lento

sonoro brusio delle stelle, tu

dannato allo specchio cerchi uno stile,

la cifra, ma il simile cui non somigli

deride, diffida, ti cuce addosso

l’insignificanza, la tragica commedia.

 

*

 

è venuto un nero d’inverno

che trasuda gelo alle pareti

come la manna di una pietra rivolta

al muro della cripta, benedetta da chissà

quale santa santità di crani e ossa

 

ma vi nascerà erba di muschio verde e nuova

che si gonfierà all’apparir del secco

refolo dell’aria estiva

 

in noi amata e benvoluta stinge

una rosa antica e velenosa

 

*

 

Solo se lo riprendi in time-lapse

il tattoo sul cuore della città

è macchia di sangue che allaga, e tu

difficile capire che se indossi

un muso duro dopo la tempesta

è solo un suppurare di speranza.

 

*

 

Sullo scacchiere del sublime

si gioca una partita rischiosa,

ed è la contezza del possedimento

a tradire la sconfitta più dura.

L’invincibile artificio dei volti

avvalora il sospetto di menzogna.

Nella mera vanagloria dei poeti

si esaltano miserie d’uomini.

 

 

Testi tratti da Fernando Della Posta, “Ricostruzione delle favole”, PeQuod, 2022.

 

 

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Versi trasversali: Fabio Petrilli

17 lunedì Apr 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Fabio Petrilli, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

FABIO PETRILLI

SILENZIO

Un tuffo nel silenzio
tra ricordi passati.
Cerco nella memoria voci e pensieri, rumorosi

Fermo il pensiero, nuoto nel silenzio : giungono verità.

Ancora mi rifugio in te
giudice non sindacabile di questo mondo
percosso dal tempo.
Fragile si scopre l’uomo.

TRAMONTO

Una pennellata ricolma di colore d’un pittore e il tramonto viene ricamato d’oro.
Con le nuvole si sciolgono i colori ed io mi incanto sempre di più mentre aspetto te.
L’ultimo raggio di sole, quello più rosso ti accoglie tra le sue braccia e tu felice corri verso me.
Il sole si rispecchia dentro il mare, nei tuoi capelli ti è rimasto l’oro e il vento ci gioca
e non me li fa baciare perché è geloso di questa felicità.

UNA LACRIMA

Una lacrima scende lentamente su quel bel viso.
Silenziosa ha deciso di abitare nei tuoi occhi.
Silenziosa accarezza le tue guance e sfiora le tue labbra.
Quanti livori porta con sé
Tutto tace
Mi emoziono ancora una volta mentre guardo l’altra immagine che ha conservato di te L’asciugherò con tutto l’Amore che merita delicatamente sfiorando i tuoi occhi lucidi.
Ma tu promettimi che non piangerai più
Promettimi che se avrai bisogno di me
E non mi troverai,
mi cercherai in un sogno ed io sarò lì ad aspettarti

sarò lì pronto a proteggerti.

FABIO PETRILLI

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Nato a Foggia il 9/3/2000, si diploma al Liceo Scientifico E.Medi di San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento dove vive, iscritto alla facoltà di Lettere e Beni Culturali presso l’Università degli Studi del Molise. Durante la frequenza del Liceo, scopre una passione per le materie Umanistiche, in particolare Latino e Letteratura Italiana, inizia a scrivere poesie dal 20 Luglio 2020. Le sue poesie sono state tradotte in francese dalla poetessa Irène Duboeuf e in spagnolo e catalano dal poeta Joan Josep Barcelò i Bauçà, in greco dalla poetessa Irene Doura Kavadia.  Suoi componimenti sono presenti nelle seguenti riviste letterarie nazionali:
– Rivista letteraria “ Poetrydream “ di Antonio Spagnuolo
– Rivista letteraria “ Alla volta di Lèucade” di Nazario Pardini
– “ Leggere Poesia “ di Michela Zanarella
– Blog letterario “ Borderliber” di Martino Ciano
– Rivista Letteraria “ Di Sesta e Settima Grandezza – Avvistamenti di poesia” di Alfredo
Rienzi
– Rivista letteraria “ Transiti Poetici” di Giuseppe Vetromile
– Associazione socio- culturale , rivista Thetis
– L’Altrove – Appunti di poesia di Daniela Leone
– Nel IV numero ( giugno 2023) della rivista letteraria online “ Circolare Poesia “ di Mattia Cattaneo.
Inoltre suoi testi poetici in lingua inglese sono presenti nella rivista letteraria internazionale  “ Writers Capital International Foundation “ .

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Versi trasversali: Elvio Carrieri

31 venerdì Mar 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Elvio Carrieri, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ELVIO CARRIERI

 

 

Poema sinfonico
o canto dell’odio e del compostato

È il tempo dei margini e sta finendo
Cosi sarà giusto chiedersi
Dove siamo diretti, in quale specchio
Si sfalderà la nostra imitazione
Ma viaggiare
Da limite a illimite è un rischio
Bisogna imparare a star muti nel centro
Dove cadranno gli asfalti
Gli IBAN, i codici di accesso
Che spesso si violentano nella memoria
E va imparata, l’arte del carbonio
L’urlo di una poesia sciolta nell’acido
Il gesto del progresso, il sogno erotico
L’orrendo orgasmo
Impastato nella terra
Va assorbito l’acido odore
Di questo fango pieno di compostato
Su questa terra compressa va scritto
L’imperativo del terrore
Annullare il verso
La memoria della lettera
Bisogna sputare in faccia al raccolto
Come veri malviventi
Con l’incudine dell’unghia
Scheggiare la bussola antica del tempo
Solo così impareremo a invecchiare
Vivere al centro
Non è cosa da poco
Si tratta di lamine, di movimento
Si tratta di cenere che è liscia, silenziosa.

Eῖδος
Su un esemplare di scheletro

Non è disprassìa
Sono i tratti della bocca
Che proprio non mi piacciono
Fanno paura
Quanto un’antica maschera cinese
Sono i muscoli striati
Maledetti, inesistenti
Lavativi corrotti sicuramente
Abominevoli
Che si rendono al cospetto della mente
Non è disprassìa
Non è una colite che mi semplifica
Fosse solo così facile
Dissolversi nella malattia
Non è neanche la gola
Che perderò con la giusta postura
A rendere giustizia
Non sono le anche, il costato
Gli accenni di scabbia
O forse è la signorìa
Di quel ventre colluso e sprezzante
E di quel feudo che chiamo stomaco
Che mi rigo come una bestia
E trasporto come una missiva
A rendere giustizia è la paura
Non è mica disprassia
Questa assurda involuzione
In-volontà di muoversi
Forse è solo lo scheletro
Forse fargli giustizia è impossibile.

Ci ho messo appena tre anni

Ci ho messo appena tre anni
Per farti capire
Che quelli che scrivo non sono ditirambi
Sottesi, o peggio ancora
Poemetti in prosa, o sperimentazioni
Illuminate, contusioni insomma
Di una qualche singolare zona del cervello
Ho tentato addirittura
La mossa del malmenato
Dell’uomo scheletrico
Un Kafka ancora più secco e ancora più magro
Ci ho messo appena tre anni
Per capire e poi dimenticare
Effettivamente cosa fosse un ditirambo
C’era poco da fare in fondo
Oltre che tornarmene da solo a scavare.

A un Bestiario del passato

È facile sorprendersi se a tratti
Anche l’ombra soggiace a un’altra ombra
Tanto diversa quando si compone
Copre per sé, come se fosse il tutto
Come se a un tratto il buco nell’asfalto
Lo scheletro sventrato dell’uccello
Mi ricordassero che sono un uomo
Che sono vivo e anch’io porto uno scheletro
Ed anche lui con me si porta un’ombra.
Dal bianco dei miei occhi calcinati
Li stringo in mano, annodo le falangi
Sciolgo le trecce e il groppo delle vene
Dalla stanca parabola che formo
Sul limite, sul bordo della strada
Fino a dove la calce si costringe
Sento la crepa, il tratto che non bada
A ricongiungersi, la mente che straborda
E non recide, e neanche mi determina
E non occorre il ghigno del coltello
L’amplesso che fa il rame nell’acciaio
Non occorre il silenzio del portone
Altre falangi, altre capigliature
Luoghi migliori, altre nevrastenie
Tutto ciò non occorre per salpare
L’ombra comparirà, si farà netta
Verso una consuetudine che attende
L’ombra che niente vuole e niente prende
Fino a dove la calce si costringe.

Neuköln

La turbolenza scorre sotto i polsi
Allora in ordine
Cedono petto viscere carni
Caviglie accorpate nel decollo
La convinzione
In aria c’è l’odore di una congiura
Dove dorme il dolore
Commisto alle orme
La turbolenza scorre sotto i polsi
Così con eleganza si ripiega al padre
Che faccia la sua volontà
Ma non troppo di getto
Non in modo così barbarico
Qui fuori da me la convinzione
Il tanfo delle biomolecole che brama
Sono pronto a disgiungermi
Dov’è la presunzione
Nel credermi parte di questa creazione sigillata
Il capitano parla in portoghese
In aria c’è l’odore di una congiura
E il vecchio con l’occhio bionico
Ancora non si siede
Chissà che aspetta a farsi volontà
Cosa gli costerà mai arrivar fin qui
Stracciarmi il doppiopetto
Coprirsi il volto sfigurato dalle piaghe
Guardarmi nelle tempie
Aprirsi l’epicardio
E sputarmi nel cuore
E dirmi sono qui per te che tremo
Non così
Non in modo così barbarico
Il padre non può cedere alle mie lusinghe
La mia volontà
deve farsi signora
La mia congiura deve avvelenarmi da sola.

Quasi un Lied

Certo mi guardi
Come farebbe un’avèrla
Sul palo che è il ramo
Dove poi finirei scorticato
Credo fra poco
Dovrei darmela a gambe senza ritegno
A che pro finire poi
Con un rametto in mezzo allo sterno
A mo’ di antica preda
Tu avèrla che mi sanguini
Inumata a sacrificio metropolitano
Certo l’istante
Di me col collo aperto in due
Sopra un’antica quercia
Le mani soppresse
Braccato come un selvatico
Odore di muschio felci sorprese
Sotto di me che muoio
Sopra di me che sanguino
Tu avèrla che mi guardi
Di me non puoi farne che questo.

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Versi trasversali: Simone Consorti

17 venerdì Mar 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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poesia contemporanea, Simone Consorti

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

SIMONE CONSORTI

 

 

Oggi ho piantato un sasso

 

Oggi ho piantato un sasso

innaffiandolo e parlandoci

dandogli semi e cercando

il terreno adatto

 

Il mio sogno è che cresca come

un Partenone

 

Oggi ho piantato in asso

un fiore per un sasso

 

 Mi consegno all’acqua verso l’alba

 

Mi consegno all’acqua verso l’alba

per morire un po’ di morto a galla

Non ho niente addosso

se non il mio corpo

di cui mi libero

Tutto quello che ho dentro e che è fuori

(e non intendo l’anima o i colori)

è strenuamente

dolcemente vita

che a riva mi trascina

e alla deriva

 

Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto

 

Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto

e a chi me lo chiede

dico occupato

Dico sto aspettando

dico lui verrà tra poco

non so quando

 

D’altronde non c’è fila per sedere

perché nessuno vuole mettersi vicino

a chi sta aspettando qualcun altro

 

Ho lasciato un posto vuoto qui accanto

ma intanto pure il mio si sta svuotando

 

In ogni bara lasciateci un buco

 

In ogni bara lasciateci un buco

per farci entrare il mondo

oppure un bruco

 

In ogni bara lasciateci un buco

per fare uscire almeno un po’ di buio

 

C’è tutto ciò che han veduto

negli occhi di ognuno

quando si chiudono

 

In ogni bara lasciateci un buco

a forma di nuvola

 

La ragazza che raccoglie le conchiglie

 

La ragazza che raccoglie le cartacce

e quella che raccoglie le conchiglie

si incrociano ogni giorno sulla spiaggia

verso l’alba

Nemmeno si salutano

solo la prima parla

ma l’altra ha una conchiglia sull’ orecchio

perché anche se il mare è ad un passo

lo vuole sentire più vicino

e più lontano

Avvolta la immagino di notte

mentre attutisce il suono delle onde

per ascoltare meglio i tuoi silenzi

avviluppati ai miei

Se un giorno amerò qualcun’ altra

sarà lei

  

Stamattina ho pedinato una formica

 

Stamattina ho pedinato una formica

Prima girava senza meta

poi si è vista con un’amica

Bisbigliavano talmente basso

che ho dovuto avvicinarmi

di qualche passo

e pure in quelle condizioni

non ho capito se parlassero di yoga

o di rivoluzioni

sta di fatto che a un certo punto

erano cento

Blateravano di sviluppare ali

e diventare api

E poi ordigni atomici

e trasformarsi in uomini

Una sosteneva che voleva

creare un Dio

nero e piccolissimo

capace di far funzionare le cose

anche fuori dal Paradiso

Quando si sono separate

ho ripreso a seguire la mia formica

Ma forse era l’amica

 

Cose e persone

 

Oggetti chiamati regali

reclamati indietro dopo anni

Il regalante si è pentito

Il regalato è diventato uno sconosciuto

Nel frattempo un libro è stato letto

delle scarpe hanno girato per il mondo

un gioiello ha brillato

a beneficio di occhi e di specchi

I freddi oggetti sono diventati cose

a volte perfino pròtesi

Sottrarli adesso è togliere

un pezzo di sé alle persone

 

Simone Consorti

 

Simone Consorti è nato nel 1973 a Roma, dove insegna in un liceo. Ha esordito con “L’uomo che scrive sull’acqua ‘aiuto’”(Baldini e Castoldi 1999, Premio Euroclub 2000, Premio Linus). Ha pubblicato i romanzi “Sterile come il tuo amore”(Besa, 2008), “In fuga dalla scuola e verso il mondo”(Hacca, 2009), “A tempo di sesso”(Besa, 2012),“Da questa parte della morte”(Besa, 2015), “Otello ti presento Ofelia” (L’erudita, 2018), “La pioggia a Cracovia”(Ensemble, 2019), “Vi dichiaro marito e morte”(Ensemble, 2021).  Sono uscite diverse sue raccolte di poesia tra cui “Nell’antro del misantropo” (L’arcolaio, 2014),“Le ore del terrore”(L’arcolaio, 2018) e “Voce del verbo mare” (Arcipelago Itaca, 2022). Le sue piéces “Berlino kaputt mundi” e “Sterile come il nostro amore” sono andate, con successo, in scena, rispettivamente al Teatro Agorà e al Teatro Antigone di Roma tra il marzo e il giugno del 2018. Si occupa di street photography; ha tenuto mostre personali in Italia e partecipato a collettive in Francia e Russia.

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Versi trasversali: Salvatore Annunziata

03 venerdì Mar 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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poesia contemporanea, Salvatore Annunziata

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

SALVATORE ANNUNZIATA

 

Auschwitz

 

E non chiedermi

chi sono,

tanto poi

non ti rispondo.

 

E non guardarmi

queste mani!

Tra quello che resta

delle mie ossa

non cercarci

la speranza:

pietra morta

verso il lago dell’inutile

l’ho scagliata

oltre le mura.

 

Tanto io non spero.

 

Io non sogno.

 

Io non sono.

  

Come foglia caduta

 

Scendo fino in fondo

al mio dolore

e per un istante

ti rivedo.

E ti chiamo

ancora ti chiamo.

A bassa voce ti parlo

ancora ti parlo.

E tu che cosa fai?

Mi guardi

ma col nulla m’intrattieni.

 

 (A mio padre)

 

 Avere amore

 

È come guardare la vita

dall’alto

dell’idea della morte.

Guarda!

Guarda come sono chiari

i giorni creduti senza sole!

E così caldi ancora

anche i baci

creduti senza fuoco!

 

Testi tratti da “Mondo parallelo”, Grauseditore, 2010

 

Il nostro tempo insieme

 

È strada

tra cielo e terra,

è un campo di fiori

scampato alle falci.

 

È luce rimasta

tra gli altari e le chiese,

il nostro tempo insieme

è fuoco sgorgato

dai pozzi invisibili di pietra

e irrompe nel reale

come un’onda rincorsa

dalle mani del sole.

 

È ombra e spada di luce

sprovvisti di guerra e di sangue,

è bocca che grida

è una collina che dorme.

È un cesto di speranze

il nostro tempo insieme

è vociferare di preghiere.

 

È strada

tra cielo e terra,

è un campo di fiori

scampato alle falci.

 

In un abbraccio

 

Al riparo dall’incuranza

di tutte le stagioni

e la collera sui vetri

di un incessante temporale,

non ci tocca

ora

il tempo

e il ritorno delle ombre deformate.

 

Io e te,

volto disteso

che ride a singhiozzi

davanti alla serietà

della tristezza

e alla derisione malinconica

degli scettici seduti

 

Io e te,

l’uno dentro l’altro,

e la nostra passione

come un grido di rabbia

contro questa vita

per averci concesso

solo questa vita.

 

Testi tratti da “Dello stesso amore”, Grauseditore, 2013

 

Di questo inverno

 

Restano specchi d’acqua

dai quali sono migrati

gli uccelli e la luce.

Anche voi,

grigi del cielo,

avete assistito giungere

alle destinazioni ignote

tutte le foglie?

Noi abbiamo visto

la mano della neve

appoggiarsi su tutte le cose.

Il suo freddo ci ha raggiunti

poi i ricordi,

ora teneri

ora tremendi,

e siamo rimasti lì,

nudi!

Più degli alberi.

 

Ottobre

 

Assisto all’appassire,

ma è l’altro autunno:

ciò che ero

cade a foglie.

 

Quartiere

 

Sulla strada

dove sono nato

case con dentro quadri

che non hanno mai

cambiato le parole.

 

Sui marciapiedi

ragazzi richiamati

dalle madri,

altri dalla morte.

 

Ed altri

ancora

ho visto correre

con dentro anime

mai partite.

 

La poesia degli affamati


Ho sentito

la poesia negli affamati,

ti fissano gli occhi

con quelle anime

che pregano in silenzio

rivolte non so dove.

Con quelle illusioni

e con quei sogni

che non nascono

in letti caldi

ma dove la pioggia

sceglie di cadere.

 

Salvatore Annunziata

 

Bibliografia

Salvatore Annunziata nasce nel 1981 a Pompei (NA), dove vive e risiede, ed è autore delle raccolte “Mondo parallelo” e “Dello stesso amore”, entrambe edite da Grausedizioni. Quest’ultima viene premiata dalla giuria del concorso “Don Luigi di Liegro” presieduta, nell’edizione del 2015, dai poeti Dante Maffia e Renato Fiorito. Più volte tra i premiati dalla giuria del concorso “Premio Alda Merini”, ideato da Vincenzo Ursini Editore, i suoi testi sono stati pubblicati in varie antologie, tra le quali  “I poeti contemporanei Vol. 12” curata dal poeta Elio Pecora, e sul noto sito Rainews – Il primo blog di poesia della Rai, ideato e curato dalla poetessa e giornalista Luigia Sorrentino. Testi editi e inediti sono stati pubblicati all’interno della rubrica “Bottega della poesia” del quotidiano “La Repubblica” di Napoli, a cura del poeta e critico letterario Eugenio Lucrezi; e di Roma, a cura della poetessa e critica letteraria Gilda Policastro. Altri, inoltre, sono apparsi sul sito “Centro Cultural Tina Modotti”, nella traduzione in spagnolo a cura del poeta Antonio Nazzaro e sulle riviste on line “L’Estroverso” di Grazia Calanna;  “La locomotiva – Quaderno di poesia”.

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Versi trasversali: Francesco Tripaldi

10 venerdì Feb 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Francesco Tripaldi, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

FRANCESCO TRIPALDI

 

‘DRACHENFUTTER’ (1.)

 

Lo abitiamo senza ingombro

quest’enorme spazio-frattura,

questo chiavistello d’anima pura

a bloccare l’ingresso dell’ombra;

aspirare un’estasi esatta

su una guancia di sale,

sussurrare parole d’oracolo

in una spirale disfatta,

scalare crinali cobalto

tra riflessi di luce

dell’alba che gracchia in gola alla luna.

 

Un timoroso suono di pace

in seguito ad una disputa

è il concetto di distanza

più affine

a quello di prossimità

che esista.

 

  1. Vocabolo dal tedesco antico che significa: un timoroso suono di pace in seguito ad una Più letteralmente: cibo del drago.

 

‘GLITCH’ DI SISTEMA

 

La statistica non considera

gli amori dissennati,

i cigni neri o sé stessa

quando la interroghi

con seducenti questioni

da alcolista freelance.

 

Se lo facesse,

l’aspettativa adattiva

tradirebbe il risultato della ricerca,

un glitch nei libri dell’Apocalisse

rivelerebbe

la peluria sull’avambraccio della Vergine,

i conti offshore degli arcangeli,

l’identità della madre surrogata del nuovo Messia.

 

Piani millenari compromessi

dall’idea stessa di probabilità.

 

Meglio non chiedersi nulla,

abbracciare il destino

con lo spirito del kamikaze

e guardare il mondo

attraverso

i misteriosi occhi rossi

dei conigli.

 

‘SUICIDE  POSER’

 

C’è odore di Dio nei tuoi occhi,

quei tuoi sguardi

come cavalli cechi

lanciati al galoppo lungo i sentieri del discredito

travolgono i moti del mio Io

appiattendoli contro le pareti

di una scenografia d’esecrabile delizia.

 

Branchie hai e ali di perla.

Quanto sei bella

nelle tue pose autolesioniste,

bianca per l’alimentazione a base di frumento

coi seni crocifissi,

le gengive sanguinanti,

i polmoni accarezzati dai fulmini

e dai flash della Reflex.

 

Chi dice che in giorni sempre uguali

non si vivano vite completamente differenti?

mi chiedi.

 

In abito da sposa,

schiena nuda e vescica gonfia,

spegni la sigaretta nell’acquasanta

ed emetti un tiepido sospiro

rassicurante ed espiatorio

come il luccichio del disgelo.

 

A SIMONE DE BEAUVOIR

(Non c’è etica senza fallimento)

 

Inizia tutto dalle mani

che si cercano intrecciandosi e pungendo come rovi.

 

Poi, d’un tratto i cori,

elegie per lacci emostatici alla lussuria sdentata,

oscurità che inonda l’abitacolo dell’auto

bruciandoci il palato,

cucendoci strette le labbra

con catene di menzogne

con cui da tempo

siamo a nostro agio.

 

Fuori dal parabrezza

un’alba rottamata

sublima l’etica in estetica,

il fallimento in consolazione,

la condanna in benedizione,

il dubbio nella consapevolezza

che un errore ripetuto

è più simile a una scelta,

traccia una riga sopra il giusto

e sulla mia anima d’inchiostro.

 

Tu cerca di perdonarmi,

non è più notte

e quando parlo seriamente

do il peggio di me.

 

Stupidamente tuo

                                                                J.P. Sartre

 

POESIA + IVA

 

Se la mia mente fosse il vagone silenzio del Frecciarossa

potrei fare schhhhh ai miei pensieri

ed avere un confronto costruttivo

con la realtà che mi circonda.

 

A questa poesia va aggiunta l’IVA.

 

Pensi che sia facile per me

vivere sereno sapendo che

tra preso e perso

tutto dipende dalla posizione della “erre”?

Soprattutto se parliamo di treni!

 

Pensi che sia facile per me

riuscire a tollerare

la sfrontatezza del piccione

che nella più tronfia inconsapevolezza

vive a petto in fuori in piazza Duomo?

 

Pensi che sia facile

hackerare la scatola nera di Dio

e sfidare la sua ira?!

A questa poesia va aggiunta l’IVA.

 

Pensi che sia facile per me

vivere sereno conoscendo

le difficoltà degli asiatici

nella pronuncia della “erre”?

 

Soprattutto se si parla di lutti, soprattutto se si parla di elezioni

 

Pensi che sia facile per me

tollerare che la schiavitù

sia ancora il modello di business

più scalabile in assoluto e così sia! 

           A questa poesia va aggiunta l’IVA.

 

Pensi che sia facile per me

gettarmi tra le braccia di una musa

o di una venere qualunque

per scrivere due frasi,

che tanto non significano niente,

e star qui, davanti a voi

a cercare comprensione?

Pensate che mi piaccia?

 

La mia venere è Afrodite,

ma di Milo,

e non ha braccia.

 

Perciò, se non riconoscete

il mio precipitare,

il mio bisogno di dormire

senza l’ansia di sognare,

se non riuscite a vedere

il mio corpo crivellato dai fori

che mi hanno fatto le parole

non avete capito che la poesia

è una cosa viva

 

alla poesia va aggiunta l’IVA,

e voi siete tutti evasori.

 

 

Testi tratti da Francesco Tripaldi, “L’individuo superfluo”, Lietocolle, 2022.

 

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Versi trasversali: Antonio Sambiase

09 venerdì Dic 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Antonio Sambiase, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ANTONIO SAMBIASE

 

Non arrenderti (p. 11-12)

 

Andare avanti per inerzia,

sentire il calore del sole

che brucia la pelle

ma non provare dolore.

 

Mi sento un pesco,

bloccato sotto il sole d’estate,

inerme, illeso.

 

Ma sento che devo andare:

camminare, correre, arrancare

per cercare il lume nel fondo,

per dar luce a questa misera vita

di bianco e nero vestita.

 

Non vedo sfumature,

ho un arcobaleno dentro

che non riesce ad uscire.

Mi sento freddo,

mi sento morto.

 

Sono un salice piangente,

ho i nervi a pezzi,

si contraggono, fanno male,

trattengo il mio dolore.

 

Sono un fiore di una landa desolata,

appassito, dal colore spento.

 

Steso me ne sto

su un misero letto d’ospedale.

 

Ritrovo me stesso (p.21)

 

In questa notte

tra musiche e parole

rivedo quel piccolo fanciullo.

 

Mi saluta, mi parla

non lo ricordo.

 

Una faccia così familiare.

 

Sospensione (p. 25)

 

Sono sospeso,

abito il mare,

abito la terra,

uccello marino e terrestre.

 

Vivo di ricordi,

vissuti o immaginati?

 

Altro non sono

se non un essere privo di forma.

Inconsistente nell’animo

e nella carne.

 

Fui forma o fumo?

Evaporo, prendo forma,

ho un corpo

tangibile ma inafferrabile.

 

Percorro rotte,

con mete note,

da una bussola guidato.

 

Oh, potessi non averti!

sarei senza meta,

senza strada,

sarei essere libero,

sarei aria, acqua e terra!

 

Di notte (p.45)

 

Di notte me ne stavo

ad osservar il duro incavo

tra il soffitto e la parete,

che mi proteggono,

i pensieri velocemente intenti a scorrere

come un burrascoso torrente,

distogliendo dalla mente

il tempo presente.

 

Un soffio (p.46)

 

La vita, un attimo, un secondo

d’un tratto mi ricordo di quel brio

che provai nel vederti giocondo.

 

Un soffio.

La vita, un testo, una storia

l’hai scritta su quel foglio

che in un attimo prese fuoco sulla via.

 

Un soffio.

La vita, la mia, la tua

è finita nel grande oblio

in alto al ciel mira la tua prua.

 

Navigando nell’ora (p.48-49)

 

Sono perso,

navigo in mare aperto.

 

Ho un corpo,

un peso costante,

un compagno nemico.

 

Ho una mente,

un peso costante,

una guida invisa.

 

Mi trascino

nel faticoso vivere.

Un’onda colpisce

la prua, oscillo

ma mi sorreggo.

 

Non la paura mi assale,

ma un’ansia del dopo.

Un’ansia dell’ora.

 

L’affronto,

non vinco,

ma scansata la ho.

 

Scelta errata o giusta?

Non so.

Ma respiro sereno.

 

Ora convive con me.

 

 

 

Donna guerriera

                                        ad Anna

 

Per la via, si ode un brusio

le campane suonano a lutto

è scomparsa la mamma di tutti.

 

Il suo nome rimbomba per le vie

“Anna, Anna è scomparsa”.

La piccola donna è venuta a mancare.

 

Giorni sinistri per lei sono stati,

lottava: era una donna guerriera.

Vinta sull’ultimo ring.

 

Ora è felice al di là della terra

per poter rincontrare

il suo uomo di vita.

 

Marito e moglie,

anni difficili, passarono insieme.

Una prole da sfamare.

 

Di nuovo insieme son ora,

si abbracciano felici.

Si sono ritrovati per una vita infinita.

 

Viaggio (p. 34)

 

Nell’illuso star bene,

l’animo è perso

e viaggia il pensier.

 

Altro non sono,

che una vela al vento

in questo invernale mare.

 

Testi tratti da Antonio Sambiase, “Momenti”, Controluna, 2022.

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Versi trasversali: Nicola Barbato

28 lunedì Nov 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Nicola Barbato, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

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Versi trasversali: Alessandro Monticelli

17 giovedì Nov 2022

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, Versi trasversali

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Alessandro Monticelli, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

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ALESSANDRO MONTICELLI

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Versi trasversali: Paolo Pera

28 venerdì Ott 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Paolo Pera, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

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PAOLO PERA

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Versi trasversali: Doris Bellomusto

17 lunedì Ott 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Doris Bellomusto, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

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DORIS BELLOMUSTO

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Versi trasversali: Gianni Marcantoni

23 venerdì Set 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Gianni Marcantoni, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

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GIANNI MARCANTONI

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Versi trasversali: Nunzio Di Sarno

12 martedì Apr 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Nunzio Di Sarno, poesia contemporanea

 

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

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NUNZIO DI SARNO

 

“All’inizio era il nulla, il nulla non aveva nome”

All’origine è la condizione di possibilità di ogni ente. Così in ogni processo c’è un vuoto determinato che accompagna sempre il pieno, definendone la funzione. Ecco che Lao Tzu ripete “trenta raggi convergono in un mozzo: grazie al suo vuoto abbiamo l’utilità del carro”. Come fuori così dentro, pieno e vuoto si dosano, accogliendo l’uomo in corpo parola e mente, che s’adatta alla legge pur senza comprendere. E quando comprenderà non sarà la voce il veicolo di realizzata trasmissione.

WU

La balla di fieno divampa al fuoco sottostante – dell’azione rimane… niente? Le poesie della raccolta si muovono tra questi due stati dell’essere. Le parole sembrano ossa disposte su uno scheletro che assume posizioni diverse, spinto dalle circostanze. Alle ossa-parole si attaccano i muscoli, la carne-connotante dall’interno e dall’esterno, che cambia e si muove a seconda del soffio. Sembrano date solo l’entrata e l’uscita, come quelle del corpo, per nutrirsi o liberarsi. Ognuno a seconda del tempo e dello spazio che si trova ad abitare, può scegliere il passo per inoltrarsi nel sentiero, le pause, la fine ed il ritorno. Il vortice delle immagini spiegate sugli arti disperde e ricompone il senso. Lo smarrimento che attraverso la misura porta al cambiamento. Pure i componimenti che s’ispirano all’haiku si piegano allo scheletro. Il poeta, liberandosi nella quasi totalità dei versi dai richiami all’io, cerca di ritrovarsi uomo tra le macerie della Macchina, della scienza, dell’economia e dell’arte. E scopre attraverso il sangue, le urla e i rantoli qual è il prezzo dell’avanzare. Che sia secondo legge di natura o legge di Stato. Ritornando a sé mondato dalle illusioni di comprensione e redenzione.

 

 

 

 

Testi tratti da “Wu” di Nunzio Di Sarno, Bertoni Editore, 2021.

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Versi trasversali: Alessandro Barbato

14 lunedì Mar 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Alessandro Barbato, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ALESSANDRO BARBATO

Senza dirlo è più difficile

convincerti che non finisce il vuoto

dove inizia l’orizzonte, non c’è

mica per davvero un altro

modo per colmare la lacuna,

i punti morti del pensiero,

se non darsi al tuo silenzio

e ai miei timori fino in fondo,

senza spingere sul freno

né cercare dilazioni.

Ché impreciso è il nostro viaggio

e siamo a corto anche di fiato,

ma non serve più contare quanti

passi ci rimangono a scaldarci

in ogni notte che divide i nostri

giorni. No, non serve ribellarsi,

scalpitare al vuoto o al pieno:

questo è il gioco a cui giochiamo

e non è colpa di nessuno.

 

Vuoti a rendere

 

2.

Siamo arrivati qui dove si perdono

le mani e il vento è un’ombra che accompagna

a casa sagome di noia.Vendi

o lascia quel che resta senza piangere

né sconti, troverai qualche amatore

disposto forse a ripianare il debito

di ossigeno che prende a certe quote

offrendo in cambio dei rimorsi un altro

errore da cullare. Sarà maggio

anche quest’anno e avremo ancora fiori

teneri nei vasi, e questo identico

presagio di qualcosa che non torna

dentro gli occhi, non resta nella rete,

se provi a tirar somme dalla sete.

 

Per sommi capi (siamo arrivati qui dove si perdono)

 

3.

Ho ancora il tuo orologio stretto al polso:

sussurra giorni duri di mattine

schiuse al vuoto. Se batte la lancetta

dei secondi sopra gli anni tuoi

lasciati come mancia per le estati

che saranno, mi sforzo di incontrare

il tuo passare tra i miraggi

di stagione e a dare un cenno

ai desideri presi a morsi

dai tuoi occhi che si chiudono.

E peso è questa voglia di sospendere

i minuti, di trovarti senza

tempo nei riflessi e nei gorgheggi

della Terra. Un peso che mi tiene

qui ancorato alle parole

della voce tua che tace

e mi sorride da lontano.

 

Sala pesi (Le estati che saranno)

 

4.

 

L’odore d’un camino all’alba spento

ricorda i fuochi fatui delle sere

cominciate tra i tuoi vicoli

di carta ad azzeccare d’ogni sogno

l’aritmetica e il profilo.

Si mischia al gelo lucido sui prati

preparati dall’inverno a scomparire

per rinascere tra nebbie

e canti languidi di nostalgie

insegnate dall’attesa.

E tu che cosa aspetti mentre scappi

coi tuoi occhi più lontano di ogni eco

verso aurore a me proibite?

La voce di quei fuochi ammutoliti,

forse un battito di ciglia.

 

Memorie di una sera, una mattina

 

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Versi trasversali: Andrea Terreni

24 lunedì Gen 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Andrea Terreni, poesia contemporanea

 

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ANDREA TERRENI

 

L’ODIO

 

Odiare ti brucia da dentro.

 

Chi pensa di potersi salvare dai sensi di colpa, attraverso l’odio, si sbaglia. L’odio è un virus che entra nella pelle e s’irradia attraverso i capillari, le vene, le arterie. Contrae i muscoli e arriva agli organi. L’odio non è una condizione che si sceglie, è un divenire dopo non aver avuto scelta, è una malattia.

 

Odiare diventa una condizione non rinunciabile dell’esistenza, un bisogno fisico simile ad una convulsione; una pulsione irrefrenabile che gonfia lo stomaco e attraverso la gola si scioglie, dopo aver ruggito.

 

La rabbia provoca l’odio.

 

E non c’è cosa più ingiusta che comprendere tutto questo, sentirlo crescere e muoversi dentro al ventre, come un feto che muta. Puoi piangere, e lo fai. Cerchi il buio per nasconderti dagli occhi degli altri, sorridi e disegni per te stesso un vestito di festa e giovialità. Eppure culli quel mostro, portandolo ad osservare tutto quello che nel freddo della tua stanza, trasforma il tuo sorriso in una maschera smostrata.

 

Lo sai, quel brivido elettrico percorre le braccia, rimbalza nel vuoto e torna al cervello, mostrando soluzioni e sofferenza.

 

Ti alzi dal letto, e chiudi il varco all’oblio con la chiave: una pallina che sciogli nel labbro chiedendo dignità.

 

*

 

I bambini sorridono sempre

nel candore dei loro passi

si nutrono del calore spontaneo,

non gli si chiede ricompensa

che non sia sorridere o crescere.

 

I bambini vanno avanti liberi

non misurano falcate o pensieri,

imbrattano con ogni idea il cammino.

Ed ecco mani grandi a sorreggerli,

innaffiare sogni, pulire lacrime.

 

I bambini non ascoltano affranti,

non suppongono,

di altrui capricci sono innocenti,

d’ogni abuso nascosto nei sussurri.

I bambini prosperano,

io imparavo ad odiare.

 

*

 

Pensarmi diviso strappa

il petto,

a morsi feroci

e getta davanti ai miei piedi

forme senzienti invalicabili

 

e il respiro

appena

permette

di rimanere vivo

 

nonostante il sangue che cola

dall’anima aperta.

 

*

 

Maschere,

pigre, accartocciate sulle scale della vita,

 

rincorrere

sguardi e ombre nascoste, negli avamposti rimasti,

 

distruggono,

effimere il rimorso per esser sempre vivi,

 

rinnegano

il dolore, degli anni avviliti dal vento.

 

Esplosioni,

scintille lasciate deflagrare su abili costruzioni mentali

fermentate,

in arti di cenere abilmente sfumata nel fuoco a sparire,

 

piangono

immobili sorrisi, di sguardi fissi e petti di plastica

annegata

nei fiumi di lacrime dei bimbi che non matureranno.

 

*

 

PIANTO SECONDO

 

Pensai

il ritorno del silenzio.

Ammucchiata speme infausta

di risalir dal ventre

alla cavità del parlare.

 

Silenzio.

 

Occhiate tumefatte

di naturalezza orfane,

non danze o canti

ma vuota esposizione.

 

Sostituzione d’essenza

arricchimento dell’io,

ma cavo di polpa

soltanto

immagine esplosa.

 

Non ebbe a sperar d’aver torto

chi chiuse l’antica contesa

del giusto, trovare in altrui

adesso esaltato apparire.

 

*

 

Mai ebbi dubbi

eppure lei non seppe, sempre,

di cristallina immagine,

riconoscere nei miei specchi

una strada,

che potea condurla in salvo;

lungo fu quell’esimio cammino,

di giorni a mostrar passione e giubilo,

fermo, nell’assordante brusio del cuore

non nascosi, solo e sempre a lei,

il fervore del sentimento innocente.

E li dove appoggia i suoi sogni

ho nascosto al mondo i suoi doni.

 

*

 

Ho una carezza per la tua attesa,

non un sorriso

nè una parola

orme sbiadite.

 

Ho chiuso gli occhi mentre vivevo

non so dirti l’errore

se vuoi ho del dolore

se vuoi facciamo pace.

 

*

 

Eppure è di speranza che mi fregio,

non come saperla spendere,

ottenerne, mistificarla ad arte,

non credo si possa insegnare.

 

Ho lei che tengo in un palmo

e annuso a bisogno e sue parole,

non credo si possa insegnare,

ma un giglio che sboccia da niente

mi prende per mano se sdoppio

il mio essere improprio.

 

Non credo si possa insegnare,

ma un giorno ho lasciato un po’ aperto

riscontro mi ha preso alle spalle

e adesso non oso cadere,

c’è lei che dal suo comodino

estrae quella chiave segreta

che mi apre per togliere un poco

di male che porto dai tempi,

i tempi in cui ero bambino

e scelsi di crescere in tempo

per prender la strada del vento

 

 

Testi tratti da “Paroxetina”  di Andrea Terreni – NullaDie Editore, 2021.

 

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Versi trasversali: Zahira Ziello

20 lunedì Dic 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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poesia contemporanea, Zahira Ziello

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

 

ZAHIRA ZIELLO

ANTEFATTO

Vorrei un bacio lunghissimo

o dei morsi pizzicati,

avere i miei fianchi stretti ai tuoi

piano come piano è il respiro

e forte e lontana la tua stretta.

 

 

GEOMETRIE I

Era dolce baciare la verticale della tua schiena,

poggiare su di te la mia guancia stanca

e, affamati capire che non c’era amore,

solo poca voglia e pelle sudata,

Nessuna cura ma

la ricerca di un centro che sapesse

stringerci voglioso,

non come facevamo noi.

 

Era dolce baciare il centro della tua schiena.

 

 

GEOMETRIE II

Non mi manca il tuo amore

Mi manca raschiarmi cuore e vene per permetterti di entrare.

Ritrovarti la notte lì, steso a gemere lento

Rannicchiato e placito a otturare lo spazio dove prima scorreva forte il sangue.

E poi scoprirmi entusiasta e piena

Di un’euforia che non mi apparterrà

Perché ogni tua cura tornerà a te

E a me resterà il vuoto che avevo scavato per permetterti entrare.

 

 

GEOMETRIE III

L’assenza è un morbo corpulento e fiero,

stringe e giace, vorticoso e flebile

Fugge dal corpo che lo ha abitato

e se ne fa uno nuovo, una nuova sostanza,

nuova mancanza e desiderio.

Non torna, e smarrita la casa,

si ritrova in mura strette di solitudine,

strette a ricordare che l’assenza è fuggita.

 

 

GEOMETRIE VII

Sapessi frazionare in cerchi la realtà,

mi libererei dei rigidi assiomi di questa folle ellisse,

che carceriera, trattiene in sé un dramma

ripetitivo e indolente ma mai menzognero.

 

Sapessi sedermici su e impormi,

renderei torchio il cerchio e le assi

e muovendolo deciderei io cosa stringere

(almeno in questa tra le ripetizioni)

 

E il torchio cosa maciullerebbe?

L’area del cerchio?

I resti del contorno?

O i resti miei?

 

 

CONCLUSIONI

Si rifiuta la guerra del dialogo

per assecondare i silenzi alienati delle coscienze,

In favore di questa sovrapposizione di crisi

qui tutti stagnano

senza l’agilità del loto

ma con la durezza di muri

fatti con ossa prive di midollo.

 

Così nelle mie vene

alberga una nuova crisi

che teme caduche novità.

 

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Versi trasversali: Alfredo Alessio Conti

29 lunedì Nov 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Alfredo Alessio Conti, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ALFREDO ALESSIO CONTI

*

E RITORNO

È tempo di non ritorno
quando la vita si spezza
il dolore avanza
l’amore svanisce,
ma io riappaio
con la mia voce
le mie parole
e come eco tra i monti
rinasco
rivivo
ritorno da te
alla mia casa
alla mia terra.

 

MEMORIA

Ogni giorno che passa
si vuol cancellare
la memoria del passato,
ricostruire
immaginando
il decorso della vita
altro
dalla realtà.

Voglio ricordare
per non dimenticare
perché Lei ci soccorra
negli errori commessi
e nulla
potrà essere
come prima.

Ogni epoca
nonostante tutto
ha le sue
guerre e distruzioni
e vite umane
muoiono oggi…

… ancora.

 

DANZA CON ME

Danza con me
ascoltando
la voce del creato
che freme
nel nostro cuore.
Senti il vento
sospirare
tra gli steli del prato
e le foglie degli alberi
ballare con Noi.
Senti
i passi di Dio
che si avvicinano
e il lieve
abbraccio
chinarsi su di Noi.
Festeggiamo
il passaggio
tra vita e vita.

 

NEL…

Nel dì dei morti e dei santi
tra le tombe
passeggiando e pregando
il silenzio
mi avvolse.

Al rintocco delle campane,
all’ora terza,
mi inginocchio
al giorno
della resurrezione.

Non c’è morte
che non ricordi la vita.

Testi tratti da La verità nascosta, Guido Miano Editore, 2020

 

DI UN TEMPO

Sorridono
le stelle
tra le ingiallite
foglie autunnali,
come le parole
impresse
su vecchie pagine
lasciano
i tormenti, i sospiri
di un tempo
passato
a ricordare.

Da Quando un poeta se ne va, 2019

 

ATTIMI DEL TEMPO

Ricercatore di silenzi e d’eternità
inebriati nell’essere
per respirare mondi interiori irraggiungibili,
sogno imperscrutabile dell’umano vivere,
speranza della quotidiana esistenza.

Attimi del tempo presente
echi del futuro appesi al filo del passato.

Nessun ricordo
se non un soffice soffio
alito di vento
nel cosmico chiedersi
a quale incontro prepararsi.

Da Vivo di Te, 2007

 

ANCHE IL MIO CUORE

Nel silenzio delle splendenti
notti quotidiane,
dopo le frenetiche
stanche giornate,
quando i cuori
battono in un’unisona
armonia familiare
di tenera pace,
nell’Amare
il frutto
della vostra vita,
anche il mio cuore
riposa
tra le vette montuose,
innevate dal dolce vostro
calore.

Da Avvolto dal tuo tenero amore, 1998

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Versi trasversali: Matteo Marangoni

22 lunedì Nov 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Matteo Marangoni, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MATTEO MARANGONI

 

La rosa in riva al mare

 

Libera

e incredula

ombra

di cielo

velato

il giorno

il volto

e la notte.

 

*

 

Nella nebbia

 

Nella nebbia

in piedi

le parole

lasciano segni

abbandonano suoni

diventano mare sconosciuto,

tutto si riconosce.

 

 

Biografia

Matteo Marangoni è nato a Macerata, il 5 Luglio 1974. Operatore turistico – culturale e scrittore. È stato uno dei soci fondatori con mansioni di segretario/tesoriere dell’Associazione culturale Rebis (operante in campo teatrale ecc.) e dell’Associazione culturale Forward Agency (operante in campo musicale ecc.). È stato anche co-organizzatore-promotore di mostre d’arte moderna e contemporanea, di festival-spettacoli teatrali e collaboratore di eventi musicali in Italia. Ultimamente collabora con l’Associazione culturale Terra dell’Arte (operante nel settore dell’arte contemporanea ecc. – si vedano Il Premio Nazionale di Poesia “Poesie al Mondo” e il Festival di Teatro, Danza, Musica e Poesia Notti d’Estate), l’Associazione culturale “San Ginesio” (operante in campo teatrale ecc. – si vedano eventi come la Giornata Mondiale della Poesia e del Teatro, il Maggio dei Libri, Il Festival Sudamericana e Libriamoci) e la Fondazione Europea F.O.R.A.R.T. (in qualità di collaboratore amministrativo). Da alcuni anni si è distinto infine come scrittore – autore di poesie – racconti, anche in collaborazione con le realtà culturali di cui sopra, partecipando a concorsi di poesia – racconti nazionali, pubblicando testi, partecipando a letture di poesie – racconti ecc. (si vedano la plaquette Testi ed immagini, i testi editati con Aletti Editore, Giulio Perrone Editore, le Edizioni Progetto Cultura e altri siti – blogs on line ecc, la partecipazione con successo al Premio di Poesia Lorenzo Montano di Verona, al Premio Letterario Internazionale Città di Sassari, ai Concorsi “Spazi Transitori” e Resilienza di Circuiti Dinamici di Milano, all’edizione 2018 del Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio di Mantova e del Premio Domenico Ciampoli di Atessa – sezione twitter – dove si è poi classificato al terzo posto – all’edizione 2019 del Concorso Letterario “Amilcare Solferini” di Rodallo – dove si è poi classificato al primo posto – e ai Festivals Umbria Art di Terni, La Rocca dei Poeti di Tuscania, al Festival Internazionale di Poesia di Milano e al IV Festival Internazionale di Poesia della Casa della Poésie “El Cactus” ecc.). Nel 2017 ha conseguito infine una Certificazione di specializzazione IFTS in “Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio. Accoglienza sostenibile anche per i disabili, con riferimento anche ad itinerari culturali, naturalisti ecc.”.

Riferimenti social:

https://www.linkedin.com/in/matteo-marangoni-079054161/
https://www.facebook.com/matteo.marangoni.397 https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
https://www.facebook.com/sudamericanafestival/
https://www.youtube.com/channel/UCm2n2wyb815XnCyw3c_DwJQ

 

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