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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: Versi trasversali

Versi trasversali: Domenico Bernardo

15 lunedì Nov 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

≈ 1 Commento

Tag

Domenico Bernardo, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

 

DOMENICO BERNARDO

 

L’esistenza della Natura

 

Come è grande osservare

tutto quello che ci circonda,

basta guardarsi intorno per proiettarsi indietro

nel tempo dove tutto questo una volta era,

e i veri guardiani della natura,

cioè i nostri antenati,

lo consideravano una divinità

e lo adoravano come tale.

Perché da esso traevano tutto quello

che serviva loro

per il sepolcro,

per la loro vita.

Adesso ormai sono del tutto spariti

quei campi coltivati che sembravano

delle opere disegnate

da artisti così perfette

con colori splendidi di una lucentezza

e splendore che

al calar del tramonto

cambiavano del tutto il loro

colore e che regalavano

ai cuori delle Naiadi ansanti

una mitezza matriarcale.

Passeggiare per un bosco,

e respirare una ventata di aria profumata

portata da un flebile alito di vento mattutino

che porta ancora il sapore fresco della rugiada

appena dissolta

dai primi raggi di un tiepido sole,

così la Natura con sorprendente soprannaturalità

ci mostra la sua fulgida vitalità di Essere,

fonte di prosperità e vita per l’immenso

mondo che avviluppa il Creato.

 

 

Il volo della Libertà

 

Libertà,

aurea Idea con incircoscritto

valore che avviluppa tutto il Creato.

È il mortale libero? Il mortale

avvalora l’aurea Idea?

Osservando il volo di uccello

pensiamo che Lui

sia libero perché volteggia sicuro

come la folgore

in quel limpido cielo libero da nuvole;

ma è verità codesta?

Pensa o Musa al tremore di quei nati

che ogni meriggio vedono militi corone,

peraltro volute dai loro simili che mirando

la volta celeste dicono di essere liberi.

Eppure la Natura ha donato a tutti

l’aurea Idea,

Libertà,

perciò l’essere umano non avvalga Leggi

di non rispettarla e di violentarla negandola

a chi alzando lo sguardo al cielo gioisce nel vedere

in questo immenso orizzonte celeste

il volo libero di uccelli,

trasmettendo anche a loro

l’immensa aurea Idea,

ove di notte si illumina a festa

con il bagliore d’avorio della luna

e delle sue figlie stelle,

e il Tutto che la Natura

ha a noi donato feconda

sì che mai lo vorrebbe vedere

tinto come un arazzo corvino.

 

 

Il ricordo antico

 

Ormai la mia folta chioma

color corvino di una volta

ha lasciato al canuto colore

e ai ricordi della gioiosa

adolescenza quella spensieratezza giovanile

che si vive solo allora.

E quando attraversi questo periodo

solo allora

insorgono nella mente le rimembranze

che hanno eletto

la tua giovinezza.

Ed ecco ho provato a riviverle,

andando a passeggiare

solingo per il mio borgo natio,

nascondendo un’emozione vergine

come quella del primitivo bacio verso

la tua giovane ninfa.

E proprio percorrendo quel ripido vicolo

dove il respiro diviene affannato,

mentre prima era mite,

sedendomi su quei massi di pietra

che sono rimasti intatti che allora vivo.

Lì penso come è iniziata la vera vita,

con la celeste mia Diana,

e il capanno d’amore,

e lì stilla il pianto.

Poi scendendo quello che

noi chiamavamo campo,

una strada che portava

là dove io ero venuto alla luce,

rivivo tutta la mia fanciullezza con i miei coeterni,

sì che infine arrivato

sotto la mia vecchia dimora,

qui vedo il vetusto padre,

la sua sposa, la madre,

nel loro sepolcro attendere

il mio ritorno.

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Versi trasversali: Thorvald Berthelsen

15 lunedì Mar 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Tag

poesia contemporanea, Thorvald Berthelsen

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

THORVALD BERTHELSEN

 

Hjerterfri 

Som voksne børn på
fire luffer glider vi
nøgne i tagfat

gennem forladte hjem hvor vi
troede ingen var den

 

Carte di cuori 

Come bambini adulti
scivoliamo nudi a gattoni
per giocare a rincorrerci

attraverso dimore abbandonate
dove pensavamo che non
ci fosse nessuno

 

Himmelskælv 

En varm gul tone
ryster hele landskabet
i min grundvold

 

Brontidi 

Un tuono caldo e dal colore giallo
fa tremare tutto il paesaggio
fino alle mie fondamenta

 

Det korte af det lange 

Vi hænger i kys
De er på livs afstand nær
kontakt i den grad

 

L’elemento fondamentale 

Rimaniamo appesi ai baci che
sono le distanze di vita
interamente a stretto contatto

 

Mit vindue 

Farverne dæmpes
til næsten sort hvide tryk
af sne og hård frost

 

La mia finestra 

I colori sbiadiscono quasi
come in una stampa in bianco e nero
di neve e ghiaccio gelido

 

Drømmes tyngdekraft 

Drømmen har svært ved
at lette så den trækker
jorden til himmels

 

La forza di gravità del sogno 

Il sogno é difficile da
rendere più leggero così attira
la terra al cielo

 

Venlig hilsen

Thorvald Berthelsen
Vestergade 19 A
4990 Sakskøbing
Telf: 42 31 26 42
E-mail: tb-it@hotmail.com
FB: https://www.facebook.com/thorvald.berthelsen

Thorvald Berthelsen, nato nel 1948 e vive a Sakskøbing, in Danimarca. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Untimely in time (Intempestivo nel tempo), nel 2009 e da allora ha pubblicato 6 raccolte di poesie, la più recente “Skin tectonic plates” (Placche tettoniche di pelle) nel 2018 e Sakskøbing Blanding II nel 2021. Egli realizza anche collage e illustra i suoi libri. Le sue poesie sono state tradotte in 10 lingue, più recentemente il farsi e lo spagnolo. Scrive saggi in Den smalle bog Udkant e pov.international su i.a. letteratura, storia, politica e informatica, più recentemente la storia letteraria danese di Haikuen, pov.international 2019. Ha curato diverse antologie tra cui StORDstrømmen Anthology 2015, Danish Haiku Today e nel 2018 New poetry from Bosnia-Herzegovina.

Thorvald Berthelsen,født i 1948 og bor i Sakskøbing. Udgav sin første digtsamling, Utidig i tide, i 2009 og har herefter udgivet 6 digtsamlinger, senest Huds tektoniske plader i 2018 og Sakskøbing Blanding II i 2021. Han laver også collager og illustrerer selv sine bøger. Hans digte er oversat til 10 sprog senest farsi og spansk. Han anmelder lyrik i Den smalle bog Udkant og pov.international og skriver også faglitteratur og essay om bl.a. litteratur, historie, politik og EDB, senest Haikuens danske litteraturhistorie, pov.international 2019. Han har redigeret flere antologier heriblandt StORDstrømmen Antologi 2015, Danish Haiku Today og i 2018 Ny lyrik fra Bosnien-Hercegovina i Det Poetiske Bureaus Forlags serie Ny lyrik fra… som han er hovedredaktør af.

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Versi trasversali: Davide Rocco Colacrai

22 lunedì Feb 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Davide Rocco Colacrai

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

DAVIDE ROCCO COLACRAI

 

Quando Neruda sognava sogni che non erano d’oro, forse

“e mi commuove un volo, l’incerta
direzione di una foglia, il rotondo
occhio di un pesce immobile nel lago,
le statue che volano nelle nubi,
le moltiplicazioni della pioggia”

La sua era un’infanzia fatta di parole che non si poteva guarire,
il silenzio del mondo gli parlava,
la materia era il suo alito,
penetrava i sogni e, con essi, dilatava la misura delle cose,
l’oceano la sua platea,
il tempo la sua cura,
l’ombra stretta dove pulsava al vento il suo corpo
al ritmo da guitarrista del suo Cile.

Era affamato di tutto,
il più minuscolo granello spostato dal passaggio obliquo di una farfalla un miracolo,
per ogni miracolo un fuoco dentro
che sprigionava parole,
le parole a imprimere un senso al mondo, una speranza,
più forte della pioggia, e anche della morte,
il suo canto alla vita,
a quello che, come brace, andava a comporsi e scomporsi
dietro la pelle, spessa e dura, degli adulti.

Faceva l’amore con l’universo sottovoce, e poi lo inventava,
e addosso, con sé, il dolore.

Era evidente che Dio lo avesse dotato di un asse, preciso e infallibile,
più infinito dello spazio, e necessario.

La sua era un’infanzia fatta di parole che non si poteva guarire,
decisa nel suo assolo, come quello del chucao,

oltre la terra, e la solitudine,
il buio e le nottole, oltre la resina dei sensi, attorti ai cuori di coloro che non sognavano più.

 

S’i’ fosse fiore

I fiori sono i geroglifici degli angeli,
amati da tutti gli esseri umani per la bellezza del loro carattere,
sebbene pochi riescano a decifrare
anche solo qualche frammento del loro significato

Avete mai visto la pioggia piangere ed essere consolata da un fiore?

I più fragili, incompleti per solitudine, tra di noi
che nemmeno l’alito verticale del vento osa asciugare,
si lasciano lubrificare, a volte anche impregnare, dalla lacrima mai uguale del cielo,
ognuno nella sua posizione, mai troppo diritta,
nel fagocitare quel lievito d’amore che la vita porta in grembo con sé.

Io sono un fiore di questa famiglia,
dal temperamento vanitoso e mai sazio, deciso quanto basta, e passionale,
mi divertono gli animali quando con i loro nasi mi spettinano,
mi lascio mordere dagli umori delle stagioni, dall’abbrivio di un’attesa,
e mi piace misurare le rughe della terra, gonfie come sono di storie, radici e sogni.

L’alba segna l’ora per comporsi, qualcuno s’incipria, altri s’impomatano i petali all’insù,
a mezzogiorno amoreggiamo con le ombre,
morbide e sempre difficili da avere, si concedono senza promessa,
appena imbrunisce lisciamo quel che resta del giorno
oltre l’orizzonte, nelle ninnenanne da assecondare, per rendere tutto più sopportabile.

La mia famiglia è più numerosa di quel che si possa pensare,
lavora per l’armonia della notte,
per quegli spazi circolari che si aprono, denudano e mostrano prima di scivolare nel cuore
e persistere come scelta o destino,
ognuno a profetare quelle orme che ne tracciano il nome a Dio.

Noi confortiamo gli umani nei loro desideri, e i giorni nel loro evolversi.

La città nella sua inesausta malattia di essere e non essere.

E la pioggia quando piange.

Noi con il nostro silenzio da culla del mondo, certo e completo, sempre e per sempre.

 

come virgola d’autunno

e il mare insiste,
i pescatori vagliano se stessi per la nuova stagione
e la vergine si pettina all’orizzonte,
l’estate, già matura, siede come un’anziana donna
pronta per dare il cambio,
nel frattempo sogna dietro al suo ventaglio
con il cielo del colore del grano,
le lacrime in un bicchiere di vino infiammano un canto
più sonoro dell’acqua,
ognuna si lascia infrangere per spargere la sua benedizione
in un’onda che si evolve in dardo,
è il sapore del tramonto a ricordare ai fichi d’india
di spremere il dolore al tempo
e renderlo perdono,
il cuore a contare le nostalgie che nessuna profezia
potrà placare,
la parabola di un destino, dove si spengono le ombre,
che, tra dalie e profumo di mosto,
in punta di piedi,
come virgola d’autunno,
prepara, senza paura, la mia nascita al mondo.

 

L’asintoto

Ora che mi resta solo questa eccezione
alla mia preghiera
da stringere al petto, dove le obliquità
del suo corpo tessono
l’accento, misurato, di un’attesa
che condensa l’infinito
nei propri riflessi, e l’ora, nuda e addosso,
si strugge in un’abitudine
che fa dei sogni gli spazi che il silenzio
abita tra la pioggia
che non bagna, e la città si scioglie
in un bicchiere senza asse
a ricordare che tutto, anche la molecola
più minuta, è una metà, e l’amore
un’ipotesi che supera
quel sempre senza contrappeso nell’innocenza
delle mani, ora che l’alba
schiuma di ricordi, nuda d’ombra
e senza rifugi, e amplifica
la verità di una debolezza e il confine
del perdono, e conferma
che la cura di Dio, come la vendemmia,
porterà promesse: non ho giorni
da sgranare, non oso cucire
eredità con le mie radici, non c’è principio
che scivola a me dal setaccio
dell’universo, zitto il dopo: e lascio che
questo presagio, nudo di corteccia
e senza nome, mi morda, fermo al centro
di questo assolo: e troppo mondo.

 

Allo zenit dell’amore

Sono la mezzanotte della primavera
quando luna e sole indugiano in una congiunzione d’eclissi di latte
le madri singhiozzano a sillabe azzurre le loro orazioni
sulla punta del cuore hanno forma di farfalla i baci
della vita piroetta all’unisono il batticuore verso il cielo
si mescono al sudore sangue e vino
e, al loro profumo che preannuncia un’assoluzione,
crepita nell’impazienza di mostrarsi l’universo;

sono il lievito dell’incontro di più ombre in una carne
che scalpita sul guanciale imbevuto dei sogni
sorge sulla scia di un arcobaleno arciere
smuove le zolle di un’attesa lunga un desiderio
devia le geometrie di una nemesi in due
e rovescia le tasche prominenti delle stagioni in un punto
che, dal centro del morbido ombelico di un seme,
tracima nella voce di un rintocco di primordio.

È la prima volta che il mio nome pronunciato nomina
e che il nominare raccoglie in sé tutte le impressioni di Dio
e, con esse, la bellezza di una nuova virgola
la linfa della terra
i colori
il respiro
il congiuntivo dei giorni
e lo zenit dell’amore.

Aspetto che la pioggia mi racconti la mia storia.

 

 

Testi tratti da “Asintoti e altre storie in grammi”, Le Mezzelane  Editrice, 2019.

 

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Versi trasversali: Marta Genduso

15 lunedì Feb 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Marta Genduso, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …
 
MARTA GENDUSO
 
 
 
 
Interno 3 (incominciamento)
 
 
 
 
Il lamento che
 
 
dalla terra uscì
 
 
quando la prima volta l’aratro
 
 
fendeva la terra
 
 
fu di ferita.
 
 
 
 
 
 
Poi venne il bordo
 
 
tracciato su materia
 
 
sillaba sghemba
 
 
del primo vagito.
 
 
 
 
 
 
Enigma
 
 
 
 
Appena sopra
 
 
uno sguardo limpido
 
 
lo contraddice
 
 
l’enigma
 
 
sulla fronte campeggia
 
 
araldica presenza
 
 
di te il sigillo
 
 
il solco d’una ruga
 
 
denso grumo barbaglio
 
 
runa, cifrario o scrittura onciale
 
 
combinazione essenziale.
 
 
 
 
 
 
Non conosco formula
 
 
non sono chiave
 
 
ti perdo adesso
 
 
e dura già il ricordo:
 
 
leggera sul segno tattile
 
 
intuire cieca la scrittura
 
 
d’orogenesi il rilievo.
 
 
 
 
 
 
Ma ti perdo adesso
 
 
e dura già il ricordo:
 
 
inchino da tempio al sator
 
 
ultimo movimento rotas
 
 
minuscolo (ri)corsivo addio
 
 
 
 
 
 
era l’unica possibile
 
 
movenza di resa
 
 
benedire lo schiocco incompleto
 
 
e voltando di spalle sulla fronte
 
 
baciare l’enigma.
 
 
 
 
-insolubilità è spesso profondità d’astri
 
 
soglia di un altro intimo nascere-
 
 
 
 
 
 
Il bordo delle cose
 
 
 
 
 
 
Tamburi fuori tempo
 
 
lingue sulle labbra
 
 
ganci come l’amo
 
 
tirato nella bocca
 
 
del pesce tagliato
 
 
nel ventre sventrato.
 
 
 
 
Sferruzzano le vecchie
 
 
di persiane verdi e rauche
 
 
assopite nell’odore
 
 
sfilettato d’estate
 
 
sbiancato dagli anni
 
 
mentre crepe sanguinano i muri
 
 
come taglio sulla bocca
 
 
sotto l’occhio di profilo
 
 
incoerente nella luce
 
 
del pesce detto azzurro.
 
 
 
 
Quest’aguzzo che rincorre
 
 
è la chiglia,
 
 
la punta della freccia,
 
 
la lama fredda sul metallo,
 
 
il bordo dentellato
 
 
del vetro dopo l’urto,
 
 
immobile e già stanco
 
 
il niente minuscolo
 
 
delle cose che feriscono.
 
 
 
 
 
 
Interno 7
 
 
 
 
 
 
Scollamento
 
 
della suola in questo andare
 
 
sono il ciabattare
 
 
un ritmo scazonte
 
 
scanzonato
 
 
d’un rubinetto il singulto.
 
 
 
 
La parola non coincide,
 
 
si dissolve nel sentire
 
 
si sfarina, frantuma in me
 
 
geroglifico reticolo
 
 
setaccio scucito
 
 
 
 
ma se potessi tornare al ventre
 
 
a forme di laghi, di fari
 
 
e lune ancora giovani
 
 
allora ti direi
 
 
 
 
la poesia è una mano cava
 
 
che va misurando.
 
 
 
Corporale II
 
 
 
Non ho,
 
 
sono una ferita
 
 
da guarire.
 
 
Un taglio
 
 
in via di rimarginazione
 
 
 
 
di lembi dischiusi,
 
 
di tentativo di apertura
 
 
di strappo, di slancio, di scarto.
 
 
 
 
Non ho,
 
 
sono una ferita che
 
 
in alcuni giorni puoi dimenticare,
 
 
non senti
 
 
se la mano resta immobile
 
 
col palmo verso l’alto
 
 
verso l’altro.
 
 
 
 
Improvviso, dimentico e afferro
 
 
oppure
 
 
qualcosa mi tocca
 
 
e ricordo allora pungente
 
 
delle dita
 
 
il punto, esatto
 
 
con bruciore di limone
 
 
il taglio, sgraziato scucito
 
 
il vivo della pelle.
 
 
 
 
Sono una ferita
 
 
aperta
 
 
da guarire.
 
 
 
 
Corporale I
 
 
 
 
-Sono un corpo
 
 
sono il mio corpo
 
 
perché non posseggo quel che sono.
 
 
 
 
Sono il mio corpo
 
 
e dentro ho la terra
 
 
disseminata dai primi venti
 
 
rocce sedimentarie
 
 
basaltiche arenarie
 
 
distrutte
 
 
sabbia a grana grossa
 
 
 
 
detriti sfiniti
 
 
venuti
 
 
sulle anse,
 
 
i fianchi
 
 
del mio essere fiume
 
 
altrove da qui-
 
 
 
 
 
 

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Versi trasversali: Alessandro Barbato

08 lunedì Feb 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Alessandro Barbato, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ALESSANDRO BARBATO

Astrolabio

 

Le mani che tu intrecci coi miei sogni

mi mostrano carnalità di nuvola.

Le stille dai tuoi occhi che battezzano

la notte, mi frustano le tempie

con curiosità di lampi, di ripidi

chiarori da scalare in brevi istanti.

Ma adesso muta ancora il nostro viaggio

cui adattiamo passi infermi, scalzi,

sfiorati dagli zenit e dai nadir

dei nostri tempi e vera, tu soltanto,

in questa astronomia di nebbia resa

fitta come ghiaccio dal risveglio,

conducimi per mano verso il buio

dove è muto anche il destino, fermo.

 

2.

Sussurri di falò

 

Cerca prima i suoni lievi, quelli

innocui da vedere, da nascondere

alla folta mascherata

d’occasione che ci dice

delle valli. Sali invece quasi

fossi monachina che si azzurra

nella gola, se c’è ancora un po’

di vento in queste notti di granito.

Cerca bene, cerca meglio.

 

Eternità private

 

Le mie parole d’acqua si rinnovano

ogni autunno, mentre solo un dubbio

è l’oro che si irradia su cammini

di promesse sotterrate

e di capelli che si sciolgono.

Abbiamo guizzi ancora di ricordi

di silicio e un bagnasciuga

adesso vuoto che ci mormora

fonemi inaccessibili ai cultori

delle eternità private

che si incontrano sui treni

insieme a qualche pendolare.

Avremo del futuro tutte quante

le movenze e poi una voce

che non tace, pure senza dire niente.

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Versi trasversali: Sergio Oricci

01 lunedì Feb 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Pesci di vetro, Sergio Oricci

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

SERGIO ORICCI

1.

Passo ogni giorno dalla stazione centrale, che sembra ogni giorno sempre uguale; c’è un ragazzo che inizia a bere di mattina, e canta manele – perché siamo in Romania – fino a quando ha energia. Ha i capelli tirati indietro con un sacco di gel, è sempre a torso nudo se le temperature sono sopra lo zero; tutti i giorni gli stessi jeans. Qualche volta canta e balla davanti a un orso; è un peluche seduto su una sedia, che guarda la strada come fanno gli altri, alla fermata. Ieri l’orso teneva stretta una rosa, ma poteva anche essere qualunque altra cosa.

3.

Mi piacciono i semafori quasi quanto gli spazi vuoti. Attraversare la strada per incrociare gli altri pedoni. Li guardo negli occhi e vorrei che facessero lo stesso, anche quando mi accorgo che li sto infastidendo. Quando mi passa accanto qualcuno che mi piace, a volte chiudo gli occhi per sentirne l’odore. Altre li tengo aperti, per godermi fino in fondo la scena. Le cose che preferisco: capelli lunghi che ondeggiano e profumo di sapone, e gli handicappati a braccetto con un genitore.

12.

Cosa c’è di più bello di un quadro di Botero? Fiori di plastica dai colori artificiali, un film di Harmony Korine, un romanzo di Stephen King, il programma televisivo Ambiental in cui viene trasmessa ventiquattro ore al giorno l’immagine di un caminetto acceso. Una partita di tennis di Roger Federer, REZ di Tetsuya Mizuguchi, Shenmue di Yu Suzuki. Una stanza degli specchi, le case degli orrori, luci stroboscopiche, un club di Berlino, pesci di vetro da appoggiare su centrini su televisori CRT. Interferenze, il magnetismo, un paio di scarpe bianche con la suola fluo; le bottiglie Morandi, le strobosfere, gli Exogini. Andare al mare, non lavorare, la meditazione, gli oggetti senza una funzione. Fontana di Trevi, Fontana, la plastilina, gli orsetti gommosi, la formaldeide, la realtà virtuale, la luna, i laghi artificiali, le liste della spesa, Yves Klein e il suo cocktail blu. Tutto quello che non c’è in questa lista, tu.

36.

 L’arte contemporanea non richiede concentrazione. Basta guardarla senza chiedersi niente e fa succedere un sacco di cose. Un’università della California ha pubblicato i risultati di uno studio: in media a una mostra di arte contemporanea il pubblico passa 90 secondi a guardare un’opera e 180 a leggere la didascalia. Quando la didascalia non c’è, si impiegano 220 secondi a cercarne una, e il tempo davanti all’opera si riduce ancora.

45.

Ho questa immagine di mio padre che mastica a fatica una fetta di carne. Non era ancora vegetariano, ma di quello come di altre cose c’erano già state alcune avvisaglie. La prima volta che disse cose per me senza senso, mia madre mi fece sapere che era già successo, che c’erano stati dei precedenti. Sento la tensione che si scioglie in frammenti; del suo pensiero che saltava tra bombe atomiche e libri di storia. Tra Bordiga, la Sibilla Cumana e la questione sociopolitica. Io avevo otto anni e non capivo, tornavo da scuola e sentivo la sua voce e quella di mia madre. Restavo sulla porta di casa, tra disegni di meccanica, un dialetto che non funzionava, qualche volta una risata arrossata.

54.

A nove anni un’automobile mi ha investito: frattura di tibia e perone, porto ancora le cicatrici. Ricordo la scarpa destra tagliata con le forbici dai paramedici. Era una Reebok Pump, di quelle che si stringevano premendo la linguetta: non ricordo che fine ha fatto, ma il piede era così gonfio che la scarpa mi stava stretta. Tutto sommato non è stato un brutto periodo; a parte il fatto che mia madre, qualche settimana dopo l’incidente, regalò a mio padre un cappotto verde. Mio padre era convinto che fosse il cappotto dell’uomo che mi aveva investito; io non capivo come potesse pensarlo. Solo mesi più tardi, dopo aver saputo che era malato (schizofrenia paranoide la diagnosi – c’erano stati dei precedenti) sono riuscito a comprenderlo.

61.

Da adolescente le mie giornate erano tutte uguali. Uscire, bere, fumare e tingersi i capelli di un nuovo colore. Poi l’adolescenza è finita e dai centri sociali mi sono spostato sul divano a invecchiare. Dormire di giorno e di notte, le mie due vite. Avevo la pelle grigia e occhiaie che non sono più sparite. Uscirne è stato difficile; a volte mi sembra che il sonno sia ancora lì come una cicatrice.

97.

Il mio cane ha tutti i sintomi dell’ansia. Mi chiedo se sia stato io a passargliela. Da quando sono piccolo ci sono tante cose che non sopporto. Avevo quattordici anni la prima volta che me ne sono accorto, e dopo i venticinque la situazione è esplosa, è andata fuori controllo. Non ero più neanche in grado di restare sveglio. Ho provato a spostare i mobili e a cambiare il materasso per sentirmi meglio, poi ho iniziato a correre per non pensare a quanto fossi rotto. Non so esattamente come, ma la situazione si è lentamente messa a posto. Nel senso che mi sono normalizzato, ho smesso di essere disoccupato, mi sono anche sposato. Tutte cose orribili, certo, ma chiunque direbbe che sto meglio. Io dico che sono diverso, e che qualcosa nel viaggio è andato perso.

100.

Guardo le vite degli altri dall’esterno, penso a come mi sentirei se ci finissi dentro.

 

Testi di Sergio Oricci, Pesci di vetro, Gattomerlino, 2020.

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Versi trasversali: Benedetto Ghielmi

11 lunedì Gen 2021

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Benedetto Ghielmi, Cocci di bottiglia

 

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

BENEDETTO GHIELMI

 

ATTESA

L’attesa mi consuma le membra

adrenalina zampillante richiamo di un Oltre

catena che pone in gabbia il cuore

vorrei avere ma posso limitarmi a stare

tortura dell’anima

disarmato assaporo ciò che mi sarà posto in dono

riaffiora la speranza

spinta per vivere con intensità ulteriore

ogni atomo di tempo che respiro.

 

A TE

Inebriante gioia

porto sicuro

fragilità eccelsa

piuma leggera

carezza rigenerante

sacra condivisione

semplicità divina

porta socchiusa alla bellezza

parola rassicurante

ancora del mio navigare

ristoro del mio essere

pergamena affascinante

desiderio di scoprirti

vetta alpina

sacro tempio

nettare del mio affanno

lettera incompiuta

muro portante ma nascosto

timida esuberanza

ispirazione ordinata

fiore non raccolto

acqua che disseta

profumo di

Dio.

 

AMORE

Brezza mattutina

mi scompigli ricomponendomi

ordine irrazionale con il suo cullante andare

 

sosta ristoratrice

mi straborda il cuore dagli schemi umani

spinta verso l’Assoluto

continuazione del ciglio della speranza

 

forza trascinatrice verso il superamento del razionale

espressione del dono

energia creatrice.

 

APERTURA

Racchiuso in questo desolante volteggiare

sbarrata è la via verso un oltre

sento il sapore del soffocamento

reclinandomi in avanti cerco un pertugio

respiro

posso, finalmente, assaporare il profumo del muschio

frizzante fuga

mi si schiude davanti un nuovo orizzonte

dove giungerà il mio vagare?

 

 

DELICATEZZA

Contemplo instancabilmente

ogni foglia che cade

danzando come se cadesse un frammento prezioso

plana docilmente accarezzando il suolo

 

ritorno ad un nuovo cominciare

gesto tremante

odo l’eco

 

trasforma il tutto avvolgendolo con il sacro mantello

carezza di vita.

 

MATTINA

Algido sole

brezza pungente

campi in attesa dell’abbraccio del nuovo giorno

 

volto rifiorito

la città ridesta la speranza in un nuovo cominciare.

 

RICORDI

L’anima, inebriata di bellezza,

canta attimi eterni e passi di luce

 

lo sguardo è nuovo

e un fiume incontrollato scorre nelle mie viscere

 

incontri rinnovati

brandelli di mistero

 

la vita è una domanda di eleganza e stupore

trattengo per riconsegnare allegria esplosiva

preziosa occasione è questo viaggio.

 

Testi tratti da Benedetto Ghielmi, Cocci di bottiglia, Edizioni 2000diciassette, 2020.

 

 

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Versi trasversali

14 lunedì Dic 2020

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Alessio Vailati, Il moto perpetuo dell'acqua

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

ALESSIO VAILATI

Mare

I.
Sull’increspata lamina che specchia
antica e viva di epoche e di millenni
una distesa a perdifiato di sabbia

(laggiù arroccano mani di bambini
ancora castelli in mura e fortilizi)

gli occhi stanchi troveranno mai pace
dai riflessi, dagli echi imperscrutabili
delle nostre travisate identità?

II.
Non che il pensiero si faccia più saldo
nell’ondeggiare della correntia,
non che perdoni al moto il suo vagare
il panta rei, il vortice, la spirale
di lemmi, di radici, del suo tempo

fino a quando in un mattino di cristallo
il suo fondo scenderà a impietrire
preso nel folto l’occhio di Medusa.

III.
È questa brezza marina che figlia
l’assiduo frusciare del mare, il brusio
della vita nascente, il bisbiglio
vestibolo dei giorni più chiassosi,
di spazi dilatati, spalancati
da un fortissimo accecante bagliore.

E con il tempo è un giorno già lontano
nella vita indolente naufragata
in un’oscura nuvolaglia urbana,

il tuo sguardo che rifugge e va
nella visione estatica dell’acqua.

IV.
Dentro un’arena chiusa in gradinate
spiccano spoglie file digradanti
verso sud, nel mezzogiorno marino.

Ma se vi è tregua è proprio quell’istante
di smemoratezza estiva che acqueta
l’espansione instancabile dell’acqua.

Poi ogni ombra si fa incunabolo
e vi si getta il tarlo a germinare
da indulgenti tepori di scogliere
il dubbio che non siamo mare e sabbia

e il cielo instabile altro non sia
che uno specchio per le allodole.

Città fantasma

I.
Non hanno varchi o limiti le braccia
robuste del tempo, appena accennate
fra mura scalcinate nella traccia
d’antiche torri o chiese diroccate.

Poco più in alto un volo di rapace
ghermirà dalle rovine uno spettro,
il brandello di vita che resiste
con fatica all’erosione, il vessillo
scagliato contro il nemico più crudele.

 

II.
Se il vento è uno schiudersi d’occhi accesi
sulle lotte di sempre, sugli arresi
fortilizi che declinano a sera,
se è vero che in te ogni cosa s’avvera
–e già è tuo quel soffio che ci tiene
quasi sospesi e vivi in un prodigio–
allora mostra, sorto dal fastigio
delle città, il tuo volto nella cenere.

 

III.
Era un clangore a levarsi dai tetti
non già quel roco vociar d’ubriachi;
era un tragitto per fossi, per stretti
vicoli in cui perdersi.
Ma a chi
parlasti, a chi il tuo indice segnò
la via di fuga verso una salvezza?

 

IV.
Disilluso –ma ancora non ghermito–
tuttora spero, come e quanto può
sperare un uomo. E poi, di sopra, il vento
rinserra con veemenza le sue porte,
si arresta inesorabilmente: è fermo.

Il gorgo non sostiene più il suo moto.
Si placa dal dirupo il flusso, il tempo
sospeso si ripiega dentro il vuoto.

*

Declinava il Sole

Declinava il sole e la luce lentamente diradava. La sera ormai si gettava per le piazze, si appropriava di strade e vicoli, indugiava sui palazzi. L’uomo si volse rassicurato dal pensiero che la notte è soltanto un attimo, che ogni cosa gettata davanti alla luce genera necessariamente un’ombra.
“Ecco proprio di questo parliamo, della luce” disse all’improvviso indicando il disco luminoso arrossarsi dietro il filo dell’orizzonte.
“Cos’è per te quell’ombra?” rispose appena indietro una voce più sommessa e rise.
“Ah un’ombra, una penombra… mai una tenebra! La proiezione degli oggetti su uno sfondo… gli oggetti, come vedi, assorbono, riflettono, si fanno attraversare dalla luce. Ma non andiamo troppo nello specifico, non è questo il punto”.
“Lo immaginavo”, rispose l’altra voce. “Il problema è la cecità dello sguardo?”
“Ah lo sguardo… quella cosa che sbatte necessariamente sugli oggetti, sulle ombre incise nello sfondo. Guardiamo oltre, guardiamo alla luce che definisce – più o meno nitidamente – i contorni, che crea forme e colori dentro i nostri occhi. Di fuori c’è una babele di oggetti, di linguaggi, un labirinto di informazioni e affermazioni che confondono la nostra limitata e distratta intelligenza.
Risaliamo il fiume goccia a goccia, corpo dopo corpo, ombra dopo ombra fino all’impronta di quella sorgente pura, primigenia in cui tutto si riduce all’unità”. E poi ancora: “L’unità è come la vista dalla cima di una montagna. È la visione ampia che spinge nella dilatazione estrema il tempo fino al suo totale annullamento. È la visione complessiva che si allarga verso l’infinito, abbattendo le limitazioni dello spazio fisico, fino a renderle indifferente la materia… Lì si coglie la Verità, il principio ordinatore, il senso ultimo e più profondo delle cose, la formula che annichilisce ogni possibilità di inganno”.

*

Portovenere

Si erge una chiostra di mura sopra l’acqua
e a picco vi strapiombano falesie
dove sbatte e frange con fragore l’onda
e in mille spruzzi la sua voce il mare.

È già ricordo il borgo dal dirupo,
di sguincio incappa la vista su Palmaria
dall’altezza della chiesa di san Pietro.

Ma non v’è traccia nel flusso dell’aria
di questo mite inverno; non v’è parola
che contenga o che appena ravvicini
i lembi di una vita lacerata.

Ma poi di te

I.
Ma poi di te che cosa sa il ricordo
se non parole in nebbie di paesaggi
con il passato che in nuove radici
si rigenera quando le reinventa
come una specie di rassegnazione.

E so che queste cose ognuno sa
e dimentica. Il mare si confonde
in fondo al cielo chiaro nello sguardo
–così alto, così profondo– di Dio.

II.
Se aneli ad altro, tu per altro cosa
intendi, con il pensiero ondivago
nell’età che trascolorando muta?

Se vai oltre le dense nebbie, oltre
il dubbio che tiene la vita desta,
dimmi: tu chiamerai il mio nome ancora?

***

È sera sempre qui se con lo sguardo
ti fermi sotto il cielo delle venti
e intanto il traffico già si è rallentato
si è mitigato come l’aria quando
l’ombra offre ristoro alla canicola.

III.
Andrò forse in un mattino
l’animo dentro al mio cappotto,
i pugni stretti nelle tasche larghe,
gli occhi a terra, la luce a evitare;

andrò in un mattino svogliato al primo sole
negli angoli ciechi di una città dormiente

verso l’azzurrità del mare di silenzio
a colmare la distanza che risale il cielo.

 

Testi tratti da Alessio Vailati, Il moto perpetuo dell’acqua, Biblioteca dei Leoni, 2020.

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Versi trasversali

16 lunedì Mar 2020

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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L'istinto altrove, Michela Zanarella

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MICHELA ZANARELLA

 

Dal cuore faccio uscire

il colore di una terra

che mi manca come l’aria

e tutto il silenzio di un amore

che cresce come le spighe del grano.

Sono viva in quell’odore di luce

che raduna il mio tempo

intorno a te

e nella memoria che mai allontana

i nostri sguardi.

*

Siamo liberi di sentire

con le vene e con gli occhi

come si muove in silenzio l’amore.

Ci capiterà di non fermarci

tra uno sguardo ed un respiro.

Proveremo a scavalcarci le labbra

nell’armonia perfetta di un bacio.

Ci capiterà forse di non vergognarci

se ci esplode la vita.

Non rinunceremo mai

a ripetere il senso

del nostro avvicinarci all’infinito.

*

Ti verrei ad abbracciare

come fa il sole quando sorge

sulla terra

e ti darei le mie parole

per unirle al tuo silenzio.

L’amore che ho per te

fatto di luce e di pazienza

si moltiplica come fa la vita

quando arriva come pioggia improvvisa

a risvegliare l’erba o a riempire i pozzi.

 

Testi tratti da L’istinto altrove, Giuliano Ladolfi Editore, 2019

 

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Versi trasversali

18 lunedì Nov 2019

Posted by Deborah Mega in Versi trasversali

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Guglielmo Aprile, Poesie

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

GUGLIELMO APRILE

 

A rilascio lento

La crepa nella diga

all’inizio non fa rumore,

ma si allarga attraverso gli anni,

fino a quell’uomo

a cui il temporale ha rubato

ogni ricordo della strada di casa;

la lingua del ghiacciaio

si fende con lunghi boati,

dall’orlo del crepaccio

enormi blocchi si staccano e crollano in acqua.

 

Quella strana attitudine morbosa

che alcuni spingeva da piccoli

a sezionare pile da quattro volt

si ripresenta a distanza di anni,

in forma di lividi sulle dita,

di auto cappottate nel dormiveglia

e neonati ingoiati dai caimani.

 

Processo di combustione

Un tanfo di bruciato

ristagna nell’aria anche diverse ore

dopo che l’incendio è stato domato.

 

“Tutto finisce”, ripete dopo l’orgasmo

e resta a lungo a guardarsi le mani

piene di graffi,

di biglietti scaduti

o non utilizzati in tempo massimo,

di merce che non trova un compratore.

 

Con un colpo di tosse ieri sera

ho espettorato un grumo

di metallo carbonizzato.

 

Responso
1
Da bambini un po’ tutti giocavamo con le lenti ustorie,

oggi invece la nostra paura più grande

è reincarnarci in un insetto.

 

Viene l’età adulta

con le sue bandiere che infagottano deiezioni,

con le sue campane di allarme che suonano fuori tempo rispetto

all’incendio;

 

nel volo basso

dei pezzi di carta soffiati dal vento e inseguiti inutilmente dai passanti

leggo un responso

di cui non oso trarre la logica conclusione.

2
Si parla spesso di una falla

apertasi da un tempo non definibile

per errore umano o sfortunata casualità

nei depositi di stricnina:

il percolato scivola goccia a goccia nel canto mattutino dei merli,

i dintorni della stazione cosparsi di anelli incrinati;

 

in luogo del vecchio proprietario di queste rendite,

dai polsi massicci e dalla voce che non trema,

 

vedo una distesa di balene spiaggiate,

un parco per bambini cosparso di denti scheggiati.

 

Sotterranei

Si dice che le murene si siano rifugiate tutte

in nascondigli sotterranei,

in cantine buie e senza apparente uscita,

da quando abbiamo iniziato a dare loro questa caccia spietata;

e che ora aspettino, nascoste

in luoghi appartati e dove di rado qualcuno discende,

come in certe gallerie

scavate perché ci passasse la metropolitana

ma poi a distanza di anni

mai completate.

 

Gli esseri delle grotte prima o poi riaffioreranno

ancora più affamati; qualcuno anche

racconta di averli già avvistati

una notte, perlustrare i sobborghi

credendosi inosservati.

 

Ordalia

Da ragazzi, in vacanza, tuffarsi

da qualche altezza un po’ più impegnativa

aveva il brivido di un’ordalia.

Dopo anni sono rimasto

io solo in cima a quello scoglio

ed esito, timoroso o dell’acqua

gelata o di possibili rocce

non visibili che un attimo prima

dello schianto, in agguato su un fondale

basso, torbido. Eppure

il resto dei miei coetanei

ce l’ha fatta, senza apparenti traumi,

e ha riguadagnato riva da tempo,

esaurito il divertimento. E anche

le donne, a lungo andare, sono stufe

di aspettarmi, di incoraggiarmi, quando

è a me che tocca, e vanno via, insieme

a chi mi è passato avanti nel turno.

 

Vivere si fa impossibile, senza

una punta di cauta sfrontatezza

che chiuda gli occhi e conti fino a tre:

non ti abbraccia l’azzurro,

se non ti illudi di poter volare.

 

Nei giardini di Armida

Gli stormi a una certa quota rischiano

di sfracellarsi nel risucchio

di un’elica non avvistata in tempo;

l’arcobaleno assassino dei fiori

dopo averci drogato ci divora;

il porto alla solita ora

allestisce la sua scenografia

di luci basse e ci dobbiamo arrendere

al suo ammiccamento crudele e dolce;

il ricco guardaroba del teatro

ha il potere di esercitare un fascino

sui nostri sensi infantili, e ci alletta

con i suoi giocattoli e le sue maschere;

la maga escogita un trucco

antico come il mondo, ma di sicuro effetto

per catturarci, e ci scopriamo preda

della sua collezione di dionee

dal cromatismo artificiale e vivido;

 

Vivere è assurdo come innamorarsi

ma di una prostituta (assurdo, sì,

ma fino a un certo punto)

 

Testi tratti da Il giardiniere cieco, Transeuropa, 2019

 

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Versi trasversali

11 lunedì Nov 2019

Posted by Deborah Mega in Versi trasversali

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Alessandro Pagani, frasi umoristiche

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo l’opera di …

ALESSANDRO PAGANI

“LA REALTÀ IRREALE”
1. «Il mercato del cloruro di sodio s’innalza.» «Scusa, perché non dici sale?»
2. «Io non li sopporto i tossici!» «Lascia perdere tanto ormai li conosciamo, sono fatti così…»
3. «Buongiorno, vorrei un libro giallo.» «Mi spiace, i gialli sono finiti. Sono rimasti verdi, rossi e blu.»
4. «Non ne posso più di pulire i bagni, tocca sempre a me. Voglio che questa storia cessi.»
5. Perché la morte ti fa bella? Perché la vita cessa.
6. Chi beve tanti alcolici perde la tintarella perché si sbronza.
7. «Trattenga il fiato e poi espiri.» Quello capì spiri, e morì.
8. Dove vanno i ciclisti spagnoli dopo un incidente? A los pedale.
9. Il marito della cuoca è geloso del suo passato.

10. Secondo una statistica molte donne non si rifarebbero le tette, col seno di poi.
11. All’ingresso di un camping. «Abbiamo i prezzi più bassi di tutti. Chi ha orecchie per intendere, in tenda.»
12. Requisito a tempo di record tratto di spiaggia a clan mafioso: d’alloggio al demanio.
13. In fila alle poste. «Scusi capellone, deve fare la coda.» «Senta, a me piacciono sciolti.»
14. «Dottore, soffro di allucinazioni.» «Io non sono il dottore, sono il drago dalle orecchie viola.»
15. Due scarpe innamorate. «Lacci unimmo e là ci unimmo.»
16. «Mamma mi sono tatuato un cetaceo sulla nuca» «Ma che ti balena per la testa?»
17. «Ero indeciso se fare l’amore o la maionese.» «E com’è finita?» «L’ho fatta impazzire.»

18. «Come punizione starete nel recinto con i maiali!» «Perché, a cosa volete sottoporci?»
19. «Buongiorno, vorrei un gelato.» «Con la coppetta?» «Mah, non so se me la merito.»
20. Convegno sulla tossicodipendenza, relatore finale: «E ora passiamo ai fatti».
21. «L’assistente era brutto, ma col chirurgo plastico mi sono rifatta la bocca.»
22. «Perché i tuoi gatti fanno diao invece che miao?» «Perché dialogano tra loro.»
23. «Dottore, mi fa male la rachide.» «E mangi le nocciole!»
24. «E se mi vestissi da clown?» «Ma dai, non fare il pagliaccio!»
25. «Figlio mio guarda… una prostituta giapponese accanto ai templi» «Pagode?» «No, lo fa per lavoro.»

Benvenuti all’edizione terrestre del TG flash (Gordon) trasmesso dalla Base Ambra del satellite Cobalto. Ecco le notizie di oggi:
• Avvistata navicella di profughi nello spazio di Ardesia. No scusate, era un buco nero.
• Scoperto vaccino contro gli effetti del vaccino. È un vaccino.
• Arrestato androide sulla galassia di Celadon per eccesso di velocità. Visibilmente alticcio, alla domanda qual è il suo nome, rispondeva: «Roboh!».
• Uscito nuovo Iphone che sarà in grado di conoscere con assoluta certezza quando uscirà il prossimo.
• In vendita l’ologramma fai da te: puoi riprodurre chiunque, fuorché tutti gli altri.
• Scoperto farmaco per curare l’emicrania. Unico effetto collaterale, annulla i ricordi: ti fa male qualcosa, ma non sai cos’è.
• Torna l’alta moda a Milano, talmente alta che le modelle dovranno portare tacchi sessanta.
• Musica: presto in commercio le cuffie osmotiche. Non ti piace un brano? Non lo sentirai mai.
• Finalmente svelato il terzo segreto di Fatima: non esiste luogo dove Radio Maria non arrivi.
100
• Notizie da Plutone: ancora nessuna risposta sul perché si chiami come il cane di Topolone.
• Terra, Italia, disoccupazione record: un ragazzo su due è disoccupato, l’altro senza lavoro.
• Eletto il nuovo Papa, Denim Celeste IV. Queste le sue prime parole: «Se mi sbaglio, mi formaterete».
• Scoperto buco nero dentro la via lattea. Cappuccini gratis per tutti.
• Torna a far paura il fondamentalismo islamico: un kamikaze racconta una barzelletta, il pubblico esplode in una risata.
• Nuovo record di velocità nello spazio. La sonda Gainsboro X7 ha viaggiato a una velocità così alta che i rilevatori non hanno fatto in tempo a rilevarla.
• Trovata su Marte acqua potabile. Si cercano volontari per andare a tagliarla.
• Brianza, professoressa cibernetica aggredita in classe a Sediate, in provincia di Como.
• Culi in aria… ehm scusate, culinaria: alla fine i migliori posti dove mangiare nello spazio sono sempre quelli dove si fermano i camion-navicellisti.
• Il veicolo spaziale Perla Mistica sta facendo ritorno dal suo viaggio interstellare con una delle scoperte più incredibili degli ultimi anni: nello spazio cosmico non esiste la pubblicità. E ora, una pausa pubblicitaria.

Testi tratti da 500 Chicche di riso, 96, Rue de-La-Fontaine Edizioni

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Versi trasversali

07 giovedì Nov 2019

Posted by Loredana Semantica in Versi trasversali

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Giuseppe Settanni, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

GIUSEPPE SETTANNI

Frammenti

radici spaesate
come lacci senza scarpe
legano venti di canzoni sotterranee

mi siedo, una stella è caduta
nella mano aperta che invocava
la grazia della sera:
gioiello appuntito, è un dono
inatteso
che porta un lampo di luce a
alla mia mente assetata

la realtà è uno specchio rotto
che riflette frammenti di libri perduti.

Nell’oblio

lontano il riflesso delle tue
mani sulle vetrate scarne della cantina
fotografia scolorita di un’età
apparentemente disadorna

prima che le ore venissero inghiottite
da monotonie senza piacere
la fugacità delle luci
create con sapienza da dita morbide
era capace di riempire di pace il pensiero
affollato

con dispetto le pagine sono state voltate
dal vento

in memoria di pallide effusioni
risuonano i salmi
canzoni sacre per gli alberi
che hanno smarrito i loro rami

l’innocenza è per coloro che non vedono

Lame nel buio

l’hai visto il vecchio
che sputa disgustato
sul muro della verità?
non trova pace il penitente
nella camera da letto
il filo del silenzio
strozza la speranza

fiamme e cani
a passeggio nel parco
non si curano del dubbio
la scia della vanità
volteggia spavalda
ma il cerchio non si chiude

i lampi in lontananza
oscurano la notte
ci sarà tempesta
dicono i saggi con lo scettro

Pece

da lontano un vetro
il riflesso si muove fragile
le ombre delle sere cupe
e tu mi accompagni con parole
di freschezza

cosa hanno trovato
i portatori di vittorie?

sul trono della fame
è stato issato uno stendardo
di cenere e vento

il colore delle lacrime
che riempiono il ciglio della strada
le mani non si toccano
pallida la pece del mio cuore

 

Testi tratti da Blu, Edizioni Ensemble, 2019

 

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Versi trasversali

09 lunedì Set 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Dal ritorno al viaggio senza mediazione, Riccardo Mazzamuto

 

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

RICCARDO MAZZAMUTO

Bando 1

 

Brilla il corpo degli anni

ottanta, sfuso adesso

stanco pensiero oscuro

scappo dalla società

divistica coeva…

Continua a leggere →

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Versi trasversali

06 sabato Lug 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Davide Morelli

 

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

DAVIDE MORELLI

*

ALL’IMBRUNIRE

C’è un sovraccarico di segni

a quest’ora del giorno.

L’aria si fa più fine.

L’animo fa il calco

di questo tramonto.

Tutto passa, anche il passato.

Ma non dirmi il sottinteso, il traslato.

Sembra che non ci si possa esimere

dall’hic et nunc, dai rebus insolubili,

dalle associazioni di idee,

dalle giaculatorie brevi ed ingenue,

che avvitano la mente all’imbrunire.

 

*

TROPPO PRESTO

L’oscurità inghiotte la città.

La notte capovolge la realtà.

Ritorna un fantasma dalla memoria:

ricordiamo insieme una triste storia.

E’ morto  giovane. Troppo presto.

Restano pochi gesti, poche frasi.

Restano solo pochi aneddoti:

finiranno nel nulla dopo di noi.

Il vento fa da perno al rumore

delle cose e delle nostre parole.

 

*

VIAGGIO

Una volta all’anno si ha voglia

di partire: vedere altri volti,

altri paesaggi, altri luoghi:

sentire altre voci e altre storie

per tornare e sentirsi come nuovi.

Ma è solo e soltanto un’illusione

avere  copiato quei cieli

con una comune carta carbone.

 

*

SUL TAVOLO

Tutto ciò avvenne simultaneamente.

Ma non me la santo di parlare di coincidenze

o di concatenazione di cause.

Eravamo metafore sospese nel vuoto.

Si potrebbe parlare per ore

degli automatismi della gioventù.

Sul tavolo un biglietto del treno

di dieci anni fa.

Lo guardo. E’ lì senza un significato preciso.

Ciò che è remoto ritorna inavvertitamente

senza fare troppi sforzi di memoria.

La vita: questo strano impasto

di miele e fiele, di abitudini e similitudini.

I destini: questo gioco ad incastro.

 

*

GODOT

Essere umani significa anche

avere tutte le carte truccate

e ciò nonostante perdere lo stesso.

Essere umani significa anche

cercare punti fermi, approdi;

trovare segni inequivocabili

dove non c’è certezza assoluta.

Significa anche cercare l’altrove

nella realtà più convenzionale.

Ci sono innocenti senza colpa

condannati alla sofferenza atroce…

Anche oggi noi eravamo in attesa.

Un posto vale l’altro per attenderlo.

Certi l’attendono tutta la vita.

Anche oggi Godot ha dato forfait.

Non ci restano che giochi di specchi,

accostamenti inusuali di parole,

verità posticce o provvisorie.

Ma non possiamo dire ad ogni modo

che nell’attesa eravamo soli.

 

*

IPOTESI

Potremmo essere ologrammi

fluttuanti in molte dimensioni.

Trascendendo lo spazio e il tempo,

potremmo abitare il multiverso.

Ma al momento è solo una ipotesi

fantasiosa, se non delirante.

Direi una ipotesi tra le tante.

 

*

FELICITA’

La felicità di primo acchito

è una bella ragazza che ammicca.

Ma subito dopo si rivela come

un trucco prospettico dell’animo.

Più che una condizione esistenziale

è uno stato d’animo passeggero.

Siamo legati a questa illusione

da un eterno sortilegio.

È una eterna promessa

non mantenuta.

Niente di più.

 

Testi tratti da Componimenti pseudopoetici e Cuore improduttivo

 

 

 

 

 

 

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Versi trasversali

15 lunedì Apr 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Luca Gilioli

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

LUCA GILIOLI

falla

champagne dall’alto
su una piramide umana.
un astemio fa crollare
il delicato equilibrio.

*

su suolo sconsacrato

su suolo
sconsacrato
dipinge un
madonnaro.

sgargiante
il talento,
sgargianti
i colori,
ma istante
dopo istante
sbiadiscono
impotenti
al margine
della strada.

su suolo
sconsacrato
dipinge un
madonnaro,
e qualche
spicciolo
può far della
sua ciotola
la sua cupola.

*

dark rooms

barattiamo l’estremo
nelle stanze più buie.
scendiamo gradini
per creare discontinuità.

*

a ogni sua propria parola

a ogni sua propria parola
il narciso è assuefatto.
se ne rimbomba l’eco e
del suo verbo gemma.

*

contatti umani

dimentichi del valore di
antichi sacrifici, gli individui
camminano ignorandosi.
si ritagliano un futuro
assottigliando contatti,
sono isole in fuga da un
impero di condivisione.
in principio era un abbraccio,
poi due mani, poi due dita:
istmo tra diadochi alla deriva.

*

soldati

calici di
cristallo a
un palmo
di stanza
al banchetto.
di respiri
d’angoscia
s’appannano,
s’appannano,
e attendono
l’ordine da
chi li ha
in pugno.
——————
contro bocche
da fuoco
mezzi vuoti
si riversano.
s’incrinano.
s’infrangono.

*

via

sgombro il
mio volto
via gli occhi
via il naso
via la bocca
che nessuno
veda in me
futuro, e mi
oltrepassi

Testi tratti da Poesie scelte.

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Versi trasversali

11 giovedì Apr 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Manfredi Destro

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MANFREDI DESTRO

*

NON SIAMO IL CIELO

Non siamo il cielo, o gli astri,
Non siamo monti o pietre,
Non siamo vulcani,
Né distese di ghiaccio
E nemmeno boschi o
Ulivi, che dalle radici
Profonde suggono l’eterno.
Sono più simili all’uomo
Le bacche d’erica,
Le ginestre cinte d’alloro,
E ancora, le farfalle
Più effimere.

É meglio morire presto
Che non aver mai vissuto,
E assai peggio della morte
É l’eternità.

GUARISCIMI DALLA VITA

Al fresco albore di maggio
La rugiada dei fiori
Sarà il nostro ruscello,
E linfa che scorre
Saranno le more,
Colte acerbe dai roveti spinosi.
Dove piantammo utopie
E smanie giovanili,
Troveremo la malva
E i fiori dell’anice,
E là, dove le prime rondini
Ci apparvero, berremo del vino
Da conche di giada.

Oh, se solo capissi
Che non siamo il mondo,
Siamo verdi e viola,
E se l’ipomea muore
D’inverno, noi
Possiamo rinascere per sempre
Nell’eterna primavera.

Non ascoltarli,
Non nasconderti;
Guariscimi dalla vita
O morirò per la poesia.

BRUGHIERA

Lo sa
La Luna,
Con i suoi monti
E con i suoi pendii;
Lo sa
Il Vento dell’Ovest,
Nell’eterno suo vagare;
Lo sa
Il Sagittario e
Lo sa il gallo,
Che freme nel buio
Ma imita l’usignolo
Quando scorge l’aurora.

Loro lo sanno,
Di noi uomini,
Che siamo cenere
Dal carbone;
Siamo sabbia
In una clessidra;
Polvere in volo,
Che si posa per sempre
Quando finisce
Il suo tempo;
Siamo il brivido eterno
Di un istante,
Finché dura.

AMORE INCONFESSATO

Dalle tue labbra lontane
Ho udito un lamento, un sussurro,
Come brina e diaspro
Che poggiano sul narciso.
Non ti ho risposto,
Ma ti ha risposto la notte
Intarsiata di stelle.

Ogni segreto,
Ogni bugia che nascondo,
É uno squarcio in più
Nei recessi dell’anima,
Un’incisione silenziosa
Nel cuore.

CREPUSCOLO D’AUTUNNO

Dall’irta palude sussurra il ginepro,
 
Coperto dal chiasso dei macabri fiori,
 
Cantano i boschi
 
Dall’ambra nel manto,
 
Stridono i falchi
 
Voluttuosi nei cieli.
 
 
Perdono foglie i rami nodosi,
 
Divengono spogli i faggi più grevi,
 
Nel cielo di sangue
 
Le nuvole muoiono,
 
 
Ecco il crepuscolo,
 
La quiete più nera.

IL TESTIMONE

Chi può udire gli ultimi drappi di
Vita, che affiorano nel buio spigoloso,
Soffocati tra i denti glaciali della Morte;
E le urla dei neonati
Abbandonati sul ciglio della
Periferia, e i lamenti
Che scivolano di nascosto, come
Un sussurro nell’animo silenzioso,
Tra le vecchie inferriate
Di uomini denutriti?

Solo chi veglia nella notte furtiva,
E, sotto una luna di sangue,
Passeggia con le stelle.
Riposa, vampiro, alle minacce dell’alba,
Come rugiada
Che dorme sull’Elleboro
Nei pascoli montuosi.

INNO ALLA NOTTE

Sputa la notte sui vivi,
Dei morti ricolma lo spirito,
Spezza le catene del sonno
Per gli eterni dormienti.
Dall’alta croce
Schioda i contaminati col sangue;

Melanconico, le mani
Intreccio sul cuore, passo
D’ambrosia funebre.

Umile e fiera giunge la notte,
Dentro mi desta una notte più scura;
Odo il fraterno urlo dolciastro,
Come ordite lanterne e vuote faretre,
Come il sospiro di un pesce
O un cannibale insazio;

Melanconico, le mani
Intreccio sul cuore, passo
D’ambrosia funebre.

Testi tratti da Crisantemi e narcisi

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Versi trasversali

25 lunedì Feb 2019

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Riccardo Mazzamuto

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

RICCARDO MAZZAMUTO

*

DIO VOSTRO

Non mi recavo in chiesa

da tempo…  forse quando

si sposò un’amica:

“Blababa ba blaba

ci vuole fede blaba…

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Versi trasversali

18 lunedì Feb 2019

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Giorgio Montanari

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

GIORGIO MONTANARI

 

Stagioni

 

Vivere grazie all’unione di due corpi.

Riconoscere il sorriso della madre.

La prima parola abbozzata da un bimbo.

Imparare tutto dal gioco e dall’esperienza.

La voce bianca che cresce adulta.

Confidarsi con il migliore amico.

Lo stress nel mondo del lavoro.

Scegliere la montatura degli occhiali.

Le rughe che condannano il volto di una modella.

Il primo capello bianco.

È più difficile addormentarsi.

Un anziano che non rammenta cosa ha mangiato.

I passi si fanno stanchi ed impegnativi.

Lo strazio dei parenti al funerale.

Lo sbiadire del ricordo in chi ancora vive.

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Versi trasversali

26 lunedì Nov 2018

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Marta Genduso

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MARTA GENDUSO

 

Carbone

La tua energia di vivere

trattenuta in nuce

una violenza estrosa

interdetta:

una mano sulla corteccia

l’altra tra i miei capelli

stretti alle dita

come corda tra le labbra

il canto del piacere.

 

Travolta io, qui accanto

come un carbone arso e muto

mi sento e rimango

per terra tra gli ultimi fuochi.

 

Così se mi prendessi tra le dita

adesso

una tenerezza implosa

scoscesa:

una mano sulla roccia

l’altra a tracciare graffiti

nel paleolitico dei miei desideri

nella caverna del dinofelis.

*

Bestia e Terra

Davanti a te

o meglio

fra le tue mani

ritorno di terra

impasto d’argilla

fasci di nervi e fremiti

impulsi etologici.

 

Ricomincio a fiutare

riprendo a sentire

ogni muovere che striscia

sibilla sul manto

carezza le zampe

che corrono nostalgia

 

Davanti a te

o meglio

con le tue mani

mi spoglio

prima dell’evoluzione

prima dell’homo

in contatto col tempo

 

Così

lontana da te

rimango

al buio

se non hai mai visto una bestia piangere,

al buio

per te.

 

*

Il mortaio di legno

Il mortaio di legno

rintocca

batte

le bacche si disfano

aprendosi in frantumi

poi il succo

liquido rappreso

sangue raggrumato

una pasta di mandorle

compatta

sulla fronte come

medicina antica

 

così anche noi

rimaniamo pestati.

 

Il mortaio di legno

batte

rintocca

svogliato

nel nostro martirio

dei giorni che escono a gocce

da un vecchio rubinetto malandato

le parole stanche biascicate

si trascinano

escono come rivoli di saliva

nel sonno

sul cuscino

fino alla stasi muta

dei corpi lontani.

 

Noi

disfatti e spacciati

che non sappiamo come

siamo arrivati

fin qui

malridotti

naufraghi della nostra tempesta

fuori controllo

approdati

su due isole adesso

distanti.

*

Pangea

In un attimo

siamo la pangea di una nova terra

incastrati gli uni negli altri

nei nostri orli appena frastagliati

zolle informi che si distaccheranno

ma siamo solo alla deriva

continenti

quando lontani

 

in giro per la città

ce ne andremo

come scivolando

su tappeti di oceano

velluto nero increspato

 

ma siamo solo alla deriva

continenti

quando lontani

*

Arenaria inutile

Un’arenaria inutile

stamattina

un frammento

una scaglia grattugiata

bianca e nuda

su questo letto

una spiaggia infinita

senza mare

quindi un deserto

di arsure

un contenitore brullo

di plastica

sparuto

sparpagliata in me

frugando nel sonno

un cumulo di ossa ordinate

secondo una fisiologia animale

che mi lascia indietro

e ferma ancora

lenta e senza scampo

in questo nuovo giorno che

mi sfinisce cominciando.

*

Dimentica

Quel giorno in cui entrasti in casa

-la porta aperta-

sul pavimento

tra giornali e oggetti quotidiani

hai trovato

gli incubi che ogni notte

ti avrebbero cercato

e così adesso

io vorrei soltanto

che su ognuna delle impronte

di quei colpi,

che su ognuno di quei punti

percossi

e dai lividi attoniti e sconvolti

si aprissero forme

di laghi,

di fari,

di lune ancora giovani

contente alle prime rughe

oppure ancora

righe di orizzonte

in fuga dai capelli.

 

Voltati,

rivoltati

nel liquido amniotico delle tue profondità

nelle ciglia chiuse e confuse

nella gestazione di ricordi nuovi

e lascia che quelle immagini

smarriscano la strada

senza tracce

verso te.

*

 

Ricordati

Sei nato due volte

e il secondo dolore

inflitto

il parto di te

scegliendo

chi non saresti mai diventato

nell’immagine del volto duro

del braccio scagliato

degli occhi crepacci violenti

resistente tu

ingoiando il colpo sordo

digerendolo onirico

irresoluto

nel muto vagito

nel pianto sprecato

il parto da te.

 

(Fiorisce da ogni colpo

la rinuncia

fiorisce ad ogni livido

la scelta)

 

 

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Versi trasversali

19 lunedì Nov 2018

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Lorenzo Pataro

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

LORENZO PATARO

 

L’incontro

Sul treno galeotto dell’alba,

una luce e una voce

ti hanno dato

la forma speculare

del mio tavolo ideale apparecchiato.

 

Sei arrivata

come una lama madida d’arancia

a squarciare il mio amore

gettato in un vicolo cieco.

 

La freccia è stata

come la carta

quando taglia le dita.

Vedi il sangue,

ma non la ferita.

*

Attraversarsi

Dopo la tua freccia

lascia che anch’io

ti attraversi

come un frusciante foglio di luce

sottotono e sottovoce.

 

Un fiume che bacia

con gli occhi chiusi

la sua foce.

*

Promessa fragile

Immagina

di buttarti

a capofitto

nel vuoto

e che ci sia

io

lì sotto

a salvarti.

È questa

la fragile promessa

che vorrei farti.

 

Di afferrarti

anche quando sarà impossibile.

*

Icaro

Un giorno di questi

voleremo via

come stormi di uccelli

impauriti dai temporali.

 

E se il sole

brucerà le nostre ali,

cadremo in mari senza fondali

stringendoci le mani,

liberandoci dai mali.

*

Darsi al vento

Ingoiare per sbaglio i noccioli delle ciliegie:

errore di fatalità diresti

istante negato che si partorisce dal buio

emerge dai cunicoli della gola

e li addenta come una madre quando vorace

trascina dai polsi il suo bambino

per insegnargli la ferocia dell’ascolto.

 

Ritirare la sete:

difetto di volontà diresti

istante scelto che si contorce

al sole, come ritira la lingua la serpe,

la saliva amara.

 

Spezzare la punta della matita

sentire le vertebre stridere

con la grafite:

errore di precisione diresti

pugile flaccido

bersaglio mancato per un soffio

troppa superbia nell’impugnare l’arma.

 

– Siamo fatti per cadere –

ti dico

mente ti ergi a un millimetro

dal mio gettare

e vorresti che i coltelli

non sviscerassero il vuoto.

*

L’estinzione

Dopo tanta fugace combustione,

alle fiamme miracolose dell’incendio

l’acqua indiscreta fuoriuscita dalle bende strappate

ha messo punti

dov’erano previste virgole.

 

Dei fuochi

sono rimaste solo poche briciole grigie

disperse tra l’erba notturna

che ci accolse come ustionati orfani

in fuga da un corrosivo ardere.

 

Troppa accecante luce

ha mascherato

i volti plasmati dall’amorosa Idea

che dell’Amore costruisce un’arenosa statua chimerica

pronta a dissolversi al primo liquido disvelamento.

*

Penisole orfane

Rimaniamo sul bordo delle rose

ad osservarle, a guardarci dentro,

attaccati al filo che ci stringe le spalle,

pronti a spiccare il volo

come petali scagliati da un bambino

per guardare come si staccano dal grembo.

 

Rimaniamo sul bordo

di ciò che fummo

e non siamo più,

penisole orfane

nuotiamo verso nuove rive,

nuove spine con cui ferirci.

 

Testi tratti da Bruciare la sete, Controluna, giugno 2018

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Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
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