Quattro legni

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Non son legno di te
ma son foglia di tè
sono seme di me
come un’aria di bach
me ne fuggo da te
per riassumermi in me
come un organo che
in ginocchio da te
fa dell’ autodafè
per scaldarsi il popò

*

Non son legno di te
sono solo l’abaco
da cui staccavi
la paroletta invano.

*

Non son Renzo di te
né legno, né ramo del lago
né mago del fico
né bravo, né don Rodrigo
ma abbondo in legnate schivate
in botte ammaccate
sonore bastonate che ricevo soave
e che stivo, lucido e recidivo
corrivo compongo da solo
il più corrosivo dei versi.
Lucia è una innominata nostalgia
sulla riva sinistra del ramo.

*

non son legno di te
più niente di me è l’albero
più niente di te è mia carne
siamo fatti frutto e corteccia
ma conservo ancora memoria
del tuo scheletro nel seme che nascondo
e tu di me l’aspro del sapore
nel succo del bacio che ci legava al ramo
non sono quel fiore tuo colorato
che tanto amavi sventolare
né quel bocciolo indurito dal gelo
e del frutto di cui ognuno è stato
e di ogni seme, in un giorno ventoso
sarà fatta fiamma.

Francesco Tontoli

La destabilizzazione mondiale

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Foto dal web: profughi a Indomeni

Credo sia sotto gli occhi e le orecchie di tutti che soffiano venti di bufera sul mondo. L’ultima notizia che getta un ponte d’ansia tra la nostra penisola e il nordafrica si chiama invio di truppe militari in Libia.

Uno spettro si aggira per il mondo e si chiama guerra. Non è cosa nuova sulla faccia della terra, ma ultimamente la guerra è uno degli spettri che popolano anche gli incubi europei.

La realtà ci mostra solo a sprazzi, grazie a un’informazione manipolata, la sofferenza di popoli che protestano senza avere ascolto, che fuggono senza avere accoglienza, coi governi incapaci di dare sicurezza e sviluppo, di convertire tribù in popolazione, individui in cittadini.

Sono in atto, spostamenti di massa motivati dal profondo malessere che induce le persone a preferire l’ignoto e l’incertezza, alle certezze della fame, rovina, guerra, sofferenza che patiscono nel proprio paese d’origine. Continua a leggere

DOMENICA

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Quello che non so ha ali da offrirmi.

Io ringrazio, accetto, indosso, volo.

Il cielo è più freddo dell’azzurro, visto dall’alto.

È come infilare le mani nell’acqua dell’inverno.

Paiono infinite le dita da lassù.

Toccano le carezze lontane.

Commosse, anche le unghie pregano.

Alessandra Fanti

Non gridate più

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foto by Loredana Semantica

Cessate d’uccidere i morti,

non gridate più, non gridate

se li volete ancora udire,

se sperate di non perire.

 

Hanno l’impercettibile sussurro,

non fanno più rumore

del crescere dell’erba,

lieta dove non passa l’uomo.

 

GIUSEPPE UNGARETTI (1888-1970)

Vita d’un uomo, 1966, Oscar Mondadori pag.180.

La sorella di Shakespeare

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Nel 1929 la scrittrice britannica Virginia Woolf pubblica un saggio narrativo dal titolo Una stanza tutta per sé. La scrittrice osserva che per secoli alle donne è stato negato l’accesso alla cultura ed è stato loro imposto un ruolo esclusivamente domestico. Secondo la Woolf, per dedicarsi alla letteratura occorrono alcune condizioni indispensabili: la disponibilità di denaro e una stanza per sé in cui poter scrivere. Il centro della narrativa “al femminile” è la casa, il luogo appartato in cui isolarsi per riflettere e scrivere, la “stanza tutta per sé” per l’appunto che la Woolf suggeriva alle studentesse del Newnham e del Girton College di Cambridge. Continua a leggere

Spigolature

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La mutazione postmoderna dell’uomo occidentale in primis, sta nell’aver sostituito a livello profondo i valori spirituali, etici, morali, dell’umanesimo – e in qualche modo gli ideali e l’utopia – con degli atteggiamenti interiori, mentali, ideologici, legati strettamente ai modelli esistenziali indotti da una cultura pubblicitaria onnivora e onninclusiva, dove non solo l’oggetto di consumo è il protagonista ma anche il contesto sociale, l’evento, la situazione in cui l’oggetto è inserito, vale a dire un intero scenario esistenziale che diviene fine subliminale e valore, paradigma di soddisfazione, piacere, gioia e felicità, e ancora spinta indiretta al conformismo e all’identità sociale condivisa e di massa. Continua a leggere

… “chi è solo bello, resta bello all’occhio. Ma chi ha valore sarà bello sempre” …

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Dai primi sguardi al corteggiamento, dallo scoppio della passione al suo soddisfacimento, dai dubbi della gelosia ai tormenti del tradimento o della separazione, l’amore rappresenta sicuramente un’esperienza universale. Ed è naturale che un fenomeno così complesso in cui convivono sentimenti misteriosi e spesso contraddittori e sconvolgenti sia al centro della poesia. Il tema dell’eros e le strane ambivalenze dei moti sentimentali sono ben presenti nella poesia antica: bisogna però cogliere le forti differenze di sensibilità che corrono, nella trattazione di tale motivo, tra gli scrittori moderni e gli antichi.
E allora – dissi – che cosa sarebbe Amore? Un mortale?” “Per nulla” “Ma che cosa allora?” “Come i casi precedenti – rispose – qualcosa di intermedio tra il mortale e l’immortale” “Che cosa, dunque, Diotima?” “Un gran demone, Socrate, perché tutto ciò che è demonico è intermedio tra dio e mortale”. Continua a leggere

Come spigole sott’acqua

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foto by Loredana Semantica

 

COME SPIGOLE SOTT’ACQUA

Ogni tanto di notte
mi vengono a trovare
portano scarpe di pezza
non sanno camminare
ma, strano davvero strano:
sanno cantare,
hanno la voce come le spigole
sott’acqua,
come chi conosce il
suono delle rocce
e della luna appena nata.
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Il Dio dei bambini

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,Avevo scritto il testo in corsivo più sotto per i bambini siriani coinvolti in una guerra che segnerà inevitabilmente l’intera loro esistenza o ha già causato la loro morte.

L’avevo scritto qualche giorno fa prima dei recenti attentati in Iran a sud di Bagdad e in Pakistan a Lahore. In entrambi un kamikaze si è fatto esplodere seminando il suo carico di terrore, distruzione, dolore. Gli attentati hanno avuto come obiettivo momenti di vita di serenità e festa: a Bagdad la premiazione di un torneo di calcio, a Lahore un parco dove molte famiglie si erano riunite a festeggiare la Pasqua. Continua a leggere

“Muore giovane chi é caro agli dei”. La storia d’amore di Simonetta e Giuliano

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“Muore giovane chi è caro agli dei”. Una citazione del commediografo greco Menandro sicuramente nota negli ambienti raffinati dell’Umanesimo fiorentino del circolo più vicino a Lorenzo il Magnifico. Una data. 28 aprile 1476. Un nome, Simonetta, che oggi pochissimi ricordano, ma il cui volto tutti hanno visto e ammirato nelle opere del più limpido cantore della stagione della bellezza fiorentina, Sandro Botticelli. Lei, Simonetta Cattaneo Vespucci, ninfa vagheggiata dai versi di Agnolo Poliziano nelle Stanze, e prefigurata nell’Euridice della Fabula di Orfeo, pagò il tributo all’immortalità della sua bellezza con il prezzo più alto, la morte. Lei, già morta, divenne mito sottratto all’erosione del tempo, volto-immagine di quel Neoplatonismo laurenziano che doveva rappresentare la cultura elitaria della corte medicea quale sigillo del potere familiare e personale del Magnifico, segno distintivo di un’eccellenza nelle lettere e nelle scienze filosofiche che faceva brillare come un diamante Firenze al volgere dell’ultimo quarto del secolo. L’elaborazione di un mito creata, si può dire, a tavolino. Continua a leggere

La sfida del fondamentalismo

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Imagine there’s no countries

it isn’t hard to do

nothing to kill or die for

and no religion too

imagine all the people

living life in peace

JOHN LENNON

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A Pasqua è primavera

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foto “Eggs and rose” by Loredana Semantica

 

Pasqua per gli ebrei significa passaggio e celebra il ritorno alla libertà degli ebrei ridotti in schiavitù presso gli Egiziani. Un evento non riconosciuto come autentico da tutti gli storici, collocabile storicamente intorno al XV secolo a.C. e al quale la Bibbia dà grande risalto, con una narrazione articolata dell’origine e della storia di Mosè, colui che guidò il popolo ebreo alla liberazione, delle dieci piaghe d’Egitto, la maledizioni inviate da Dio al popolo d’Egitto perché il Faraone lasciasse partire gli Ebrei. Continua a leggere

Il “folle volo” di Ulisse

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(Ulisse di Sergio Fasolini, Tempera all'uovo su tavola)

Ulisse, Sergio Fasolini, Tempera all’uovo su tavola

                    Né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ‘l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,

                                                  vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;

                                                    ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

                          (Inf.,XXVI, 94-102) Continua a leggere

Backstage

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In un primo momento Maria Rita Orlando, Deborah Mega ed io abbiamo pensato a lungo di chiamare questo blog NOSTOI o NOSTOS per evocare i lunghi viaggi degli antichi eroi di ritorno dalla guerra, ma abbiamo dovuto mestamente abbandonare questo titolo perché già “occupato” da altri “eroi” prima di noi. Continua a leggere

About

Gli intenti che in modo completamente disinteressato animano e spronano gli autori di questo blog ad investire nella scrittura tempo e impegno sono: celebrare bellezza, armonia, grazia e, per converso, osservare e denunciare con sguardo attento e disincantato i venti di disgrazia, miseria, ingiustizia che infuriano oggi nel mondo. Per questo, consapevoli che è necessario rammentare le virtù che ci fanno uomini e non bruti, intendiamo ribadire: i temi della solidarietà tra popoli, tra i sessi, la contrarietà alle discriminazioni, il valore della fratellanza e la tolleranza delle diversità, il rispetto della natura e delle sue creature. L’immagine rappresentativa del blog è il dipinto di Baldassarre Peruzzi, “Danza di Apollo con le Muse” perché meditare e scrivere sulle diverse Arti, è il nostro atto di coraggio, libertà e r/esistenza all’orrore che vorrebbe sopraffarci. Intendiamo pubblicare in questo luogo nostre produzioni e riflessioni, desideriamo inoltre accogliere gli scritti e i lavori di tutti coloro che vorranno contribuire, condividendo lo spirito di Limina mundi: percorrere le vie della conoscenza con animo libero. Il titolo del blog ha il respiro sconfinato di chi non accetta limiti, di chi conosce quell’ansia che spinse Ulisse per l’alto mare aperto, come lui stesso racconta nella Divina Commedia, consapevoli con Costantino Kavafis che l’arricchimento sta nel viaggio, nel bagaglio di tutte le esperienze e incontri che lo rendono vario e interessante, fino a quando, colmi di questi tesori, approdiamo a quell’Itaca che tutti attende.