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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: Emilio Capaccio

Monumento al mare: John Masefield

05 giovedì Set 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, John Masefield, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

John Masefield (1878-1967), inglese (foto web)

FEBBRE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Calarmi ancora nei mari, nel solitario mare e nel cielo,
E tutto ciò che chiedo è un’alta nave e una stella per condurla,
La gioia del timone, la canzone del vento, il tremolio della vela,
Una nebbia grigia sul volto marino e una grigia alba nascente.

Calarmi ancora nei mari, perché il richiamo della corrente
È un chiaro e selvaggio richiamo che non può essere negato;
E tutto ciò che chiedo è un giorno di vento con bianche nubi volanti,
Con spruzzi e spume sollevate e gabbiani che gridano.

Calarmi ancora nei mari, alla vita zingara e vagabonda,
Sulla via di gabbiani e balene, dove il vento è un coltello affilato;
E tutto ciò che chiedo è un’allegra storia da un ridente compagno,
E un sonno tranquillo e un dolce sogno per quando il gioco è finito.

*

SEA FEVER

I must go down to the seas again, to the lonely sea and the sky,
And all I ask is a tall ship and a star to steer her by,
And the wheel’s kick and the wind’s song and the white sail’s shaking,
And a grey mist on the sea’s face, and a grey dawn breaking.

I must go down to the seas again, for the call of the running tide
Is a wild call and a clear call that may not be denied;
And all I ask is a windy day with the white clouds flying,
And the flung spray and the blown spume, and the sea-gulls crying.

I must go down to the seas again, to the vagrant gypsy life,
To the gull’s way and the whale’s way, where the wind’s like a whetted knife;
And all I ask is a merry yarn from a laughing fellow-rover,
And quiet sleep and a sweet dream when the long trick’s over.
 

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Monumento al mare: Ronald de Carvalho

20 giovedì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Ronald de Carvalho, TRADUZIONI

Monumento al mare

Ronald de Carvalho (1893-1935), brasiliano (foto web)

IL MERCANTE D’ARGENTO, ORO E SMERALDO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Odora il mare! Odora il mare!
Le reti pesanti battono come ali,
le reti umide palpitano nel crepuscolo.
La spiaggia liscia è una scintillazione di scaglie.

Saltellano nere razze nell’oro della sabbia bagnata,
l’acciaio delle muggini luccica in mani d’ebano e di bronzo.

Muscoli, pinne, voci e fragori, tutto si mischia,
tutto si mischia nel crearsi della schiuma che ferve tra gli scogli.

Odora il mare!

Il corno della luna nuova gioca sulla cresta dell’onda.
E tra le alghe molli e i villosi molluschi,
dove si trascinano granchi dalle zampe denticolate
e dove bolle l’olio gelatinoso dei flessili calamari,
nella rete immensa della notte carica di stelle,
nella melodia libera delle acque e dello spazio,
invasa d’aria, profetica, timpanica,
scoppia orgogliosamente la chiacchera d’un piovanello…

*

O MERCADOR DE PRATA, DE OURO E ESMERALDA

Cheira a mar! cheira a mar!
As redes pesadas batem como asas,
as redes úmidas palpitam no crepúsculo.
A praia lisa é uma cintilação de escamas.

Pulam raias negras no ouro da areia molhada,
o aço das tainhas faísca em mãos de ébano e bronze.
Músculos, barbatanas, vozes e estrondos, tudo se mistura,
tudo se mistura no criar da espuma que ferve nas pedras.

Cheira a mar!

O corno da lua nova brinca na crista da onda.
E entre as algas moles e os peludos mariscos,
onde se arrastam caranguejos de patas denticuladas
e onde bole o óleo gelatinoso das lulas flexíveis,
diante de rede imensa na noite carregada de estrelas,
na livre melodia das águas e do espaço,
entupido de ar, profético, timpânico,
estoura orgulhosamente o papo dum baiacu…

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Monumento al mare: Joyce Kilmer

05 mercoledì Giu 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Joyce Kilmer, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Joyce Kilmer (1886-1918), americano (foto web)

IN MEZZO ALL’OCEANO IN TEMPO DI GUERRA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Il fragile splendore del mare piatto,
Il volto sereno e d’argento velato della luna,
Fanno di questa nave un luogo incantato
Piena di chiara allegria e dorata magia.
Ora, per un po’, la risata spensierata sarà
Mescolata al canto, per dargli più dolce grazia,
E le vecchie stelle, nella loro corsa infinita,
Daranno ascolto e invidieranno la giovane umanità.

Eppure questa sera, a cento leghe di distanza,
Queste acque arrossano d’uno strano e terribile rosso.
Prima della luna, una nube oscenamente grigia
Sorge da ponti schiantati nel piombo aereo.
E queste stelle sorridono col loro modo immemorabile
Sulle onde che ricadono su mille nuovi morti!

*

MID-OCEAN IN WAR TIME

The fragile splendour of the level sea,
The moon’s serene and silver-veiled face,
Make of this vessel an enchanted place
Full of white mirth and golden sorcery.
Now, for a time, shall careless laughter be
Blended with song, to lend song sweeter grace,
And the old stars, in their unending race,
Shall heed and envy young humanity.

And yet to-night, a hundred leagues away,
These waters blush a strange and awful red.
Before the moon, a cloud obscenely grey
Rises from decks that crash with flying lead.
And these stars smile their immemorial way
On waves that shroud a thousand newly dead!

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Monumento al mare: Alfred Tennyson

16 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

Alfred Tennyson (1809-1892), inglese (foto web)

FRANGERE, FRANGERE, FRANGERE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Frangere, frangere, frangere,
Sulle tue fredde pietre bigie, O Mare!
E vorrei che la mia lingua potesse dire
I pensieri che sorgono in me.

Oh, bene per il figlio del pescatore,
Che grida alla sorella che gioca!
Oh, bene per il piccolo marinaio
Che canta dalla sua barca nella baia!

E le navi maestose proseguono
Verso il loro asilo sotto la collina;
Ma per il tocco d’una mano svanita,
E il suono d’una voce taciuta!

Frangere, frangere, frangere
Ai piedi delle tue rupi, O Mare!
Ma la tenera grazia d’un giorno che è morto
Non tornerà più da me.

*

BREAK, BREAK, BREAK

Break, break, break,
On thy cold gray stones, O Sea!
And I would that my tongue could utter
The thoughts that arise in me.

O, well for the fisherman’s boy,
That he shouts with his sister at play!
O, well for the sailor lad,
That he sings in his boat on the bay!

And the stately ships go on
To their haven under the hill;
But O for the touch of a vanish’d hand,
And the sound of a voice that is still!

Break, break, break
At the foot of thy crags, O Sea!
But the tender grace of a day that is dead
Will never come back to me.
 

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Monumento al mare: William Ernest Henley

02 giovedì Mag 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ernest Henley

Monumento al mare

William Ernest Henley (1849-1903), inglese (foto web)

UN AMORE DAL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Sotto la notte che mi copre scevra di stelle,
(O tribolazione del vento che rotola!)
Nera come la nube di qualche tremendo incantesimo,
Il sussurro del sospirante mare
Pare il bisbiglio singhiozzante di due anime
Che tremano in una passione d’addio.

Ai desideri che triplicarono in me la vita,
(O malinconia del vento che rotola!)
Ai sogni che sembrarono predire il futuro,
Alle speranze che montarono in me come il mare,
A tutte le dolci cose inviate sulle anime felici,
Non posso che sciogliere un silente addio.

E alla fanciulla che fu sì tanto per me
(O lamento di questo vento che rotola!)
Poiché non posso costringela a vivere,
Sotto la notte, accanto al mar che risuona,
colmo dell’amor che avrebbe potuto unirci le anime,
Un triste, ultimo, lungo, supremo addio.

*

A LOVE BY THE SEA

Out of the starless night that covers me,
(O tribulation of the wind that rolls!)
Black as the cloud of some tremendous spell,
The susurration of the sighing sea
Sounds like the sobbing whisper of two souls
That tremble in a passion of farewell.

To the desires that trebled life in me,
(O melancholy of the wind that rolls!)
The dreams that seemed the future to foretell,
The hopes that mounted herward like the sea,
To all the sweet things sent on happy souls,
I cannot choose but bid a mute farewell.

And to the girl who was so much to me
(O lamentation of this wind that rolls!)
Since I may not the life of her compel,
Out of the night, beside the sounding sea,
Full of the love that might have blent our souls,
A sad, a last, a long, supreme farewell.

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Monumento al mare: William Ellery Channing

18 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Ellery Channing

Monumento al mare

William Ellery Channing (1818–1901), americano (foto web)

CANZONE DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Va la nostra barca libera alle onde,
sulla curva della marea, ove si frange il flutto ricciuto,
come traccia di vento su bianchi fiocchi di neve:
via, via! È un sentiero sul mare.

Possono infuriare le raffiche — far tendere la vela,
perché i nostri spiriti sanno strappare al vento la forza,
e le nubi plumbee cedono alla mente solare,
non temiamo il turbine della burrasca.

Onde sulla spiaggia e schiuma marina selvaggia,
con un balzo, uno scatto e un urrà improvviso,
dove l’alga si lega alla sua dimora,
e gli uccelli marini si bagnano sulle creste spumose,
onda dopo onda, s’arricciano,
mentre bianca la sabbia dalla riva acceca.

*

SEA SONG

Our boat to the waves go free,
By the bending tide, where the curled wave breaks,
Like the track of the wind on the white snowflakes:
Away, away! ’Tis a path o’er the sea.

Blasts may rave,— spread the sail,
For our spirits can wrest the power from the wind,
And the gray clouds yield to the sunny mind,
Fear not we the whirl of the gale.

Waves on the beach, and the wild sea-foam,
With a leap, and a dash, and a sudden cheer,
Where the seaweed makes its bending home,
And the sea-birds swim on the crests so clear,
Wave after wave, they are curling o’er,
While the white sand dazzles along the shore.
 

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Monumento al mare: Sarah Teasdale

04 giovedì Apr 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, Sara Teasdale, TRADUZIONI

Monumento al mare

Sara Teasdale (1884-1933), americana (foto web)

NOSTALGIA DEL MARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

A mille miglia oltre questo muro inondato di sole
Da qualche parte le onde strisciano fresche lungo la sabbia,
La bassa marea abbandona la terra indolente
Con l’antico mormorio, lungo e musicale;
Grevi di vento s’ergono le onde, si curvano, ricadono,
E attorno agli scogli la schiuma esplode come neve —
Ma benché lontana nell’entroterra, sento e riconosco,
Perché sono nata eterna schiava del mare.
Lì vorrei essere e rotolarmi addosso
La fredda insistenza della marea,
A spegnere questa cosa ardente che chiamano anima —
Dopo con la risacca trascinarmi alla deriva
Essere meno del più piccolo guscio lungo la secca,
Meno dei gabbiani che strillano al mare.

*

SEA LONGING

A thousand miles beyond this sun-steeped wall
Somewhere the waves creep cool along the sand,
The ebbing tide forsakes the listless land
With the old murmur, long and musical;
The windy waves mount up and curve and fall,
And round the rocks the foam blows up like snow, —
Tho’ I am inland far, I hear and know,
For I was born the sea’s eternal thrall.
I would that I were there and over me
The cold insistence of the tide would roll,
Quenching this burning thing men call the soul, —
Then with the ebbing I should drift and be
Less than the smallest shell along the shoal,
Less than the sea-gulls calling to the sea.

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“Solitude” di Alessandra Raffin

26 martedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Tag

Alessandra Raffin, Emilio Capaccio, POESIA, Solitude

Solitude è il titolo. Solitude è il sentimento dentro questo viaggio tortuoso nelle strettoie del verso? Versi tranciati quasi a metà dal voler dire qualcosa oltre a quanto cominciato; ma è per solitudine che finiscono in una scarpata dell’immaginario? Non è un’abbottonata arrendevolezza, non una malleabilità al volere di questo male sottile, ma un’alienazione che si contorce nella presa coscienza del proprio stato, un violento dibattersi in fondo al buio tra l’essere che soffre le sue metamorfosi e l’essere a cui è stata data una faccia sola per il mondo della luce. Allora questa raccolta è una battaglia di identità, una guerra di molteplici mondi verso cui allineiamo le nostre apparenze per ogni scossa d’amore, dolore, felicità che prendiamo dall’esistenza. In questo ecosistema che ci fa cresce nella mutabilità si consuma il delitto della Raffin di voler stendere i suoi versi sulla nostra condizione di sordi sconosciuti.
La raccolta si intitola Solitude, Eretica edizioni, 2022.

Emilio Capaccio

*
Uccidimi ti prego
Ho fatto la guerra
Con pentole

Mestolo e coperchi
C’è anche chi mi ha sequestrata
Di domenica
Sul divano
Col mio vestito azzurro
Mi sono ricordata
Del carro siciliano della nonna
Coi cavalli bianchi
Volevo fosse vero
E mi avrebbe portato fino in piazza
Uccidimi ti prego
Non ne ho colpa
O tienimi nell’ombra
Se ho voluto danzare
Con le perle della mamma

*
Tutte le parole
Che non mi hai mai detto
Le ho cercate sulle bocche
Di qualche sconosciuto
Così si rompe un orologio
Così va riparato
Tutto il movimento
Del mio tempo interiore
La nube voragine e rivolta
Scandiva la mia natura
Scandito dalla tua identità
Si vive ritmici
Sai
Si vive di ritmi primordiali
E io ero sorda
Non sentivo il mio
Dov’è? Perché non sento?
Tu non mi hai parlato
Aspettavo una parola
Per riconoscermi
Al di fuori di me
Così muto
Mi è parso tutto il mondo
Dopo
Mi è parso vuoto
Tutto il mio mondo
Dentro

*
Nel silenzio
Di un pensiero denso
Di un altro sospeso silenzio
Il piede

Salendo un gradino
Piantava coltelli d’argento
Il mio amore se n’era andato
Piantava coltelli d’argento
Non sfiorito
Non appassito
Se n’era andato
Prima c’era poi
Nemmeno una traccia
E me ne sono accorta
Mentre arrotolavo
Corde di cotone
Il mio amore
Per dire amore
Sentendo amore
Intorno al collo
Piantava coltelli d’argento
E mi liberava
E a me felice
Interessava solo
Della primavera
Intorno al collo
Del calore sul viso
Di quel sole
Che all’improvviso
Riconosceva
Persino me

Alessandra Raffin è psicologa esperta in neuropsicologia clinica e terapia autogena. Vive e lavora tra Italia e UK. La poesia è parte integrante della sua vita da sempre. Solitude è la sua prima pubblicazione.

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“Un bacio e un graffio” di Vincenza Di Schiena

19 martedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Tag

Emilio Capaccio, POESIA, Un bacio e un graffio, Vincenza Di Schiena

L’esordio poetico la prof. Di Schiena lo fa con l’Amore. Declama all’Amore, pacatamente e solennemente, con un timbro seducente di vestale delle Murge, spesso in forma sintetica e simbolica. Ma è Lui il grand’ospite della sala cerimonia del cuore dell’autrice. È lui che ha la pelle odorosa di pietra carsica e una corporeità sublime e dolorosa, come la carnalità di certi cladodi pungenti, di certi frutti tumidi e lacrimosi. È lui che ha le labbra morbide del bacio e l’unghia tagliente del graffio. È lui che è doppia pozione: antidoto di solitudine e fiele di disperazione.
La raccolta si intitola: “Un bacio e un graffio”, Edizioni Ensemble, 2023, postfazione di Pasquale Vitagliano.

Emilio Capaccio

Magma dei sentimenti

C’è molto da tremare per riportare a galla
Il magma dei sentimenti.
E dire fuori dai denti che non si può amare
senza armi pari.
A cosa giova vivere in pena
quando i corpi vogliono luce e
brezza di primavera?
Ho scelto il tormento, il filo spinato
per adorare chi non è nato
dentro me.

*

Irrisolto

L’amore mio per te è il solito irrisolto.
La fuga, la rincorsa verso l’inafferrabile.
Storia di cardi spinosi, nuvole bianche,
crepe e vento scomposto.
Troverò pace quando incrocerò le braccia
supina e rigida
non pulserò più

*

Ti amerò in silenzio.
Non busserò
non lo dirò a nessuno.
Ti chiuderò a chiave nel mio cuore
E mi addormenterò.
Passeranno i morti
a ferrare la serratura.

*

Cambio pelle
tutte le volte
che striscio di dolore

*

Ti restituirò l’attesa
le caramelle alla menta forte
e i chili di troppo.
Tratterrò le chiavi dell’aorta principale
la meraviglia e la premura.
Mi vedrai in copertina o su un altare
a dispensare baci come ti piace.

*

Conto i minuti nell’attesa di vederti.
Sempre nuovo è il giorno
con le tue mani sui miei fianchi.
Porti ossigeno rozzo e primitivo
io luce filtrata,
avamposto dell’amore.

Vincenza Di Schiena (Andria, 1975), insegnante, con un lungo trascorso di impegno civile, sociale e culturale nel suo territorio. Ha pubblicato alcuni racconti nel Repertorio dei pazzi della città di Andria (Marcos y Marcos, 2016), volume a cura di Paolo Nori. Sue poesie sono state pubblicate su «Verso libero», «Collettivo Culturale TuttoMondo» e nell’antologia Transiti poetici.

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Monumento al mare: Cale Young Rice

14 giovedì Mar 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Cale Young Rice, Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Cale Young Rice (1872-1943), americano (foto web)

SONNAMBULISMO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Sopra di me è la notte,
E sopra la notte, la notte.
Il mare accanto a me geme, o è quieto.
La terra come una sonnambula si trascina
Per uno strano sonno…
Stride un uccello marino.
E il garrulo risveglia in me fiocamente,
Il popolo morto del mare, i miei antenati —
Coloro che più di me sono in me,
Coloro che si sedettero lunghe notti fa da sponde bagnate
E videro il mare nei suoi silenzi;
E lo dannarono o lo implorarono;
O lo sfidarono con un crocifisso;
E poi calarono giù con le loro barche.

Sopra di me è la notte…
E sopra la notte, la notte.
Le rocce mi circondano e più in là, la sabbia …
E la riluttante bassa marea
Che si getta all’indietro per dare l’ultimo saluto
Ai relitti portati da così tempo nel suo seno.
Rocce… Ma la marea arretra
E il limo è nudo, come una cosa vergognosa
Che non ha nascondiglio.
E l’uccello marino tace —
L’uccello e ogni altro grido lontano nel mio sangue —
E la terra come una sonnambula si trascina.

*

SOMNAMBULISM

Night is above me,
And Night is above the night.
The sea is beside me soughing, or is still.
The earth as a somnambulist moves on
In a strange sleep…
A sea-bird cries.
And the cry wakes in me
Dim, dead sea-folk, my sires —
Who more than myself are me.
Who sat on their beach long nights ago and saw
The sea in its silence;
And cursed it or implored;
Or with the Cross defied;
Then on the morrow in their boats went down.

Night is above me…
And Night is above the night.
Rocks are about me, and, beyond, the sand …
And the low reluctant tide,
That rushes back to ebb a last farewell
To the flotsam borne so long upon its breast.
Rocks… But the tide is out,
And the slime lies naked, like a thing ashamed
That has no hiding-place.
And the sea-bird hushes —
The bird and all far cries within my blood —
And earth as a somnambulist moves on.

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Monumento al mare: Georges Rodenbach

29 giovedì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Georges Rodenbach, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Georges Rodenbach (1855-1898), belga (foto web)

FOSFORESCENZA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Stasera il cielo cupo e il mare si confondono;
per tutto il giorno ha fatto molto caldo;
le onde urtandosi nell’ombra si danno voci,
prigioniere d’una stessa cella.

Il cielo è largo e nero come un panno funebre,
e gli orizzonti incerti
formano come un immenso e oscuro santuario
dove tutti i ceri sono spenti.

Ma ecco che il mare diventa fosforescente
e lungo la sabbia cangiante
nella distanza s’apre superbo e abbagliante,
con i suoi lustrini d’argento.

Non astri nel cielo, non vele nel vento,
si direbbe che l’onda amara
così rivolti impietosa cadaveri di stelle
che sarebbero cadute nel mare.

*

PHOSPORESCENCE

Ce soir le ciel obscur et la mer se confondent;
tout le jour il a fait très chaud;
les flots entrechoqués dans l’ombre se répondent,
captifs dans un même cachot.

Le ciel est large et noir comme un drap mortuaire,
et les horizons incertains
forment comme un immense et sombre sanctuaire
où tous les cierges sont éteints.

Mais voici que la mer devient phosphorescente,
et le long du sable changeant
elle s’étale au loin superbe, éblouissante
avec ses paillettes d’argent.

Pas d’astres dans le ciel; dans le vent pas de voiles;
on dirait que le flot amer
roule ainsi sans pitié des cadavres d’étoiles
qui seraient tombés dans la mer!
 

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Monumento al mare: William Vaughn Moody

15 giovedì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Tag

Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI, William Vaughn Moody

Monumento al mare

William Vaughn Moody (1869-1910), americano (foto web)

UN GIORNO GRIGIO
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Nebbie grigie e piovigginose drappeggiano le brughiere,
la pioggia sbianca il mare morto,
dal tetro promontorio all’accigliato capo
vele plumbee vanno stancamente.
Non so come quel mercantile
abbia trovato coraggio; ma è il suo piano
verso il mare il suo corso sconfinato da solcare.

Irreali come insetti che atterriscono
il cervello irritabile d’un ubriacone,
sul grigio abisso strisciano le imbarcazioni
a quattro zampe, con due rematori:
minimi, i più piccoli della terra,
attraverso la vasta circonferenza del vecchio oceano
nello sforzo eroico, ridicolo.

Mi chiedo come l’equipaggio di quel mercantile
abbia trovato la volontà.
Mi chiedo come i pescatori facciano
per continuare ancora a sfiancarli.
Mi chiedo come il cuore dell’uomo abbia
pazienza di vivere oltre la sua spanna
o d’attendere che i suoi sogni s’avverino.

*

A GREY DAY

Grey drizzling mists the moorlands drape,
rain whitens the dead sea,
from headland dim to sullen cape
grey sails creep wearily.
I know not how that merchantman
has found the heart; but ‘tis her plan
seaward her endless course to shape.

Unreal as insects that appall
a drunkard’s peevish brain,
o’er the grey deep the dories crawl,
four-legged, with rowers twain:
midgets and minims of the earth,
across old ocean’s vasty girth
toiling-heroic, comical!

I wonder how that merchant’s crew
have ever found the will!
I wonder what the fishers do
to keep them toiling still!
I wonder how the heart of man
has patience to live out its span,
or wait until its dreams come true.
 

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“Come un fiore in un crepaccio” di Luciana Luzi

07 mercoledì Feb 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Emilio Capaccio, Luciana Luzi, POESIA, Stanze d'inverno e altre poesie

S’immagini un giorno di brezza primaverile che cammina pigro nelle ore. I piedi nudi scivolano sul manto mattutino di camomilla selvatica e rosolacci. S’immagini l’orchestra policromatica degli uccelli dei boschi maceratesi dipanare la sua armonica quiete sonora. S’immagini la fanciulla sdraiata sul fianco nell’erba; la fanciulla dai riccioli sediziosi sotto il cappello col nastro annodato; la fanciulla che parla come dipinge, che scrive come colora.
La poesia della Luzi è una lentissima giornata primaverile. Un’interminabile confessione d’amore agli elementi più irriducibili che ammobiliano la vita umana; un’invocazione ai numeri primi della natura: la fresca terra, la luce divina, la luna nuda, con la sua corte di ammiratori celesti, il garrulo popolo dei fiori e quello soprelevato degli uccelli; e più su, su tutto e dentro ogni riparo, Dio sereno e mattiniero, nella poesia della Luzi.
La raccolta s’intitola: “Come un fiore in un crepaccio”, Giuliano Ladolfi Editore, 2023, con prefazione di Maurizio Minnucci; ed è così che viene a prendermi; ed è così che viene agli occhi, per farmi deliziare le evasioni, per portarmi tutto pieno di vergogna e raffazzonato accanto alla fanciulla dal cappello col nastro annodato.

Emilio Capaccio

La tenerezza delle mani

Sembrano così lontani
adesso
i giorni dei fiordalisi
gli occhi
fermi come laghi
sussurravano parole
l’amore sembrava un gioco
inconsapevoli
e leggeri
si assaggiava l’infinito.

*

Il silenzio dei primi uomini

Il mattino ha profumo di fiori
sconosciuti alla notte.
Una formica cammina portando il suo peso
i gatti si scambiano il cibo
le lavande occhieggiano dai loro viola.
Qualcuno ha tagliato i rami per il fuoco di domani.
Gli uccelli cantano dai loro alberi
intorno
c’è il silenzio dei primi uomini.
Un bocciolo rosso fa capolino fra l’erba

– come gli batte forte il cuore.

*

Nel silenzio ottobrino

cammino nell’erba bagnata e fredda
il gatto la lecca
la prima luce è già piena di Dio
è la forza inascoltata che abbiamo dentro da sempre

la morte è un principio di sonno o viceversa
dormiamo quando non abbiamo null’altro da fare

– prendimi adesso, ma concedimi ancora un sogno

mi scaldo le mani col fiato
passo il calore alle guance, sorrido
più divertita o commossa, non so

quei gesti imparati da bambini
selvaggi o veri uomini
sono sempre stati lì, proprio come la luce
a salvarci.

*

Siamo io e te

a guardarci
in questa notte che allinea i brividi
quante memorie e sospiri – Luna – custoditi
nelle sembianze di un candido viso.
Le nuvole ti sono damigelle, Marte
timido amante, lontano.
Come donna mi specchio nelle tue fasi
e rotondità

– arcana complicità che ammicca
nel silenzio inviolato.

*

Non aspettarsi niente è un fiore

aspettarsi qualcosa da qualcuno è umano
una speranza che sa di latte
ingenuo desiderio
una conferma

un limite

quando abbiamo smesso di credere nell’impossibile?
Guardare il cielo e affidarci all’Universo
al viso sorridente di un bambino
di un fiore.

Luciana Luzi, maceratese, classe 1967, è artista poliedrica e appassionata; fin dall’infanzia ama l’arte in tutte le sue manifestazioni. Nell’età adulta sperimenta in modo più impegnativo non solo le arti pittoriche e il fumetto, frequentando corsi professionali (in particolare la Summer School di Illustrazione Editoriale Ars in Fabula di Macerata), ma anche la scrittura, in particolare di poesie, per le quali riceve segnalazioni di merito per la “Poesia in Lingua” in diversi concorsi letterari “Città di Grottammare”, indetti dall’Associazione “Pelasgo 968”. Alcune sue composizioni sono recensite in blog e riviste letterarie online e cartacee. Attualmente si sta dedicando al ruolo di assistente d’infanzia.

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“Stanze d’inverno e altre poesie” di Eleonora Bellini

31 mercoledì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Consigli e percorsi di lettura, CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA

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Eleonora Bellini, Emilio Capaccio, POESIA, Stanze d'inverno e altre poesie

L’amabile poetessa Bellini ha un pennino dall’inchiostro un po’ magico e un po’ amaro. Coll’ombrello di Mary Poppins, il guardo vispo e un gesto svagato di saluto, svolazza di qua e di là per i climi delle stanze che si fanno in questa scorreria di versi.
Scaffali illuminati dal volto falotico della luna; libri e giocattoli dentro bauli di pelle alla rinfusa nel sottoscala; dimore assettate di vecchi professori; ricordi che vanno ad accoccolarsi tra le stelle; sua altezza, la Talpa, col consorte, il Leprotto; i cugini reali, il Gatto, e sua maestà, la Gazza, e tutta la simbolica fauna del bosco. Favole che s’animano a imperitura levità, ma non con frivolezza, dalla bacchetta di briosa bibliotecaria di mirabilia. La sua wunderkammer è quest’opera, e apre le porte ai visitatori appena per il tempo fatato della lettura.
La sua wunderkammer si chiama: “Stanza d’inverno e altre poesie”, Book Editore, 2021, con una nota di Alfredo Luzi.

Emilio Capaccio

Antico compleanno

La mamma aveva gli occhi neri
e neri i suoi capelli, docili
soltanto al vento. Scrutava
con quegli occhi i visi
dei suoi piccoli alunni,
sorrideva a mio padre nelle feste,
contemplava laghi, monti,
panorami e talvolta
anche il mare. E mi restava accanto,
quel suo sguardo lucente d’ossidiana,
silente compagnia quando non c’era.

*

Le case dei vecchi professori

Le case dei vecchi professori, con i libri
ordinati sopra gli scaffali, con i libri
in punta di piedi al davanzale, con i libri
in poltrona a occupare gli spazî
del tempo senza ore, i giorni
lunghi come le stagioni, le alterne
apparizioni di luce e buio alle finestre,
all’ospite tendono la mano. Le case
dei vecchi professori hanno l’odore
dell’inchiostro anche quando
dalla scrivania ammicca l’occhio
di ghiaccio del computer. Le case
dei vecchi professori taciturne
reclinano il capo lentamente, come fiori
sorpresi dal vento della sera.

*

Notte

La notte è stanca
perché ha perduto il buio,
il misericordioso margine
d’ombra sparso sul velluto
dell’oblio. Ma non pensate,
bambini, alla luna,
né al latte di stelle
o alle comete.
Non pensate alle luci.
Questo chiarore
di polvere rossa arroventata
s’innalza dal vicino HUB.
E il boato che s’ode
non è tuono, ma scoppio di motori
(lo sa perfino il gatto
che ronfa ben nascosto sotto un telo).

*

Due

I vecchi giocattoli, quelli
del baule in fondo alle scale,
fremono. Sentono
che è giunta la stagione
delle notti lunghe, dei sogni
già accesi all’uscita di scuola,
del pane, burro e zucchero.
I vecchi giocattoli vorrebbero
alzare il coperchio e dire a tutti
che i bambini sono sempre buoni.

*

I lupi

Dicono che da queste parti,
tra il Ticino, l’Agogna e la baraggia,
siano tornati i lupi, forse
dal medioevo, forse
dall’altro mondo. Pare
che la gente qui, dura e selvaggia,
li tema e già s’appresti a un’offensiva
(la stessa che inferocisce
i rivali umani). E tuttavia
il traffico scorre,
gli aerei decollano come dure
raffiche sul cielo, le ruspe scavano
e nei condotti oscuri si riversano
i consueti veleni. Tutto va bene
per gli umani, tutto
tranne i lupi.

*

Eleonora Bellini, bibliotecaria di lungo corso, scrittrice e traduttrice, vive nel Piemonte Orientale. Per la sua biblioteca ha ideato e curato, negli anni, progetti di invito alla lettura, mostre d’arte, didattiche e documentarie, itinerari multiculturali tra i libri, incontri con scrittori. Segretaria e organizzatrice del premio nazionale di Poesia e Traduzione Poetica “Achille Marazza” (1982-2018); componente di giuria dei concorsi letterari “La casa della Fantasia” (2003-2018) e “Antonio Cerruti – Ariodante Marianni” (2008-2017). Collabora e ha collaborato a periodici e riviste (tra gli altri “Quinta Generazione”, “L’immaginazione”, “Verbanus”, “Fermenti”, “Capoverso”, “Il Ponte”, “Il Sempione”, “Pagine giovani”, “5Xché”) e a siti letterari (tra gli altri “Le letture di don Chisciotte”, “Mangialibri”). Ha pubblicato opere di genere diverso:

Poesia:
Metadizionario, Lalli 1980; Note a Margine, Premio Albisola Giovani – Seledizioni 1980; Tracce, con prefazione di Vico Faggi, Sabatelli – Quaderni di Resine 1993; Agenda feriale, Premio Rhegium Julii 1997; I nemici svegli, con presentazione di Ariodante Marianni, ArtEuropa, 2004; Il rumore dei treni, con nota di Ariodante Marianni, Book Editore 2007; Le ceneri del poeta, Orizzonti Meridionali 2011; Stanze d’inverno. Non solo liriche, La Parada 2012; ριζώματα radici. Poesie sui 4 elementi, Youcanprint/ Mimesis.me 2014; Prove d’autunno, con presentazione di Fabio Scotto, Puntoacapo editrice 2018; Legno estivo, Youcanprint/ Mimesis.me 2019.

Narrativa:
Con il motore al minimo, EOS 1999; Il calendario dell’avvento, R. Vecchi 1999; La stella sul tetto, Creativi Associati 2017; La casa dei libri, Creativi Associati 2017.

Traduzioni:
J. Daniélou, Diari spirituali, Piemme 1998; L. M. Sinistrari, Sortilegium, in “Quaderni Borgomaneresi/2–1999”; A. de Lamartine, Ditemi il vostro segreto. Carteggio con Giulia di Barolo, San Paolo 2000; A. Cerruti, Tre poesie, Borgo Ticino 2000 e Poesie religiose in “Quaderni Borgomaneresi/4-2001”; W. A. Stuart, Sketches, in “Quaderni Borgomaneresi/8-2005”; L. Basset, Il desiderio di voltare pagina, San Paolo 2008; M. Quesnel, La saggezza cristiana, San Paolo 2008; R. Stainville, Grande male – Medz Yeghern: Turchia 1909, un testimone del massacro degli Armeni. San Paolo 2008; L. Basset, La morte fa paura agli uomini non a Dio, San Paolo 2009.

Altri testi:
I bambini e la poesia, Borgomanero 1986; Finché ci sia respiro, Interlinea 1996; Laboratorio per Rodari, Fondazione Marazza 1991; La Madonna della Bocciola e i culti mariani del lago d’Orta, con Carlo Carena, Comune di Ameno 1993; Borgo Ticino e Divignano. Storie di gente, luoghi di memoria, E. Bellini/D. Tessari, EOS 1996; Pagina picta. Il caso, l’allegoria, la volontà nella pittura di Ariodante Marianni, Colophon Libri 2005; Dialogo a colori. Rodari e Maulini in biblioteca, Fondazione Marazza 2010; La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo, Fermenti 2017.

Bambini e ragazzi:
Piccoli Libri, Fondazione Marazza 2000; I sei giorni del sole. La spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel racconto di un bambino, Laser 2000; Piccole Rime, Fondazione Marazza 2001; La Casa della Fantasia, Fondazione Marazza 2002; Una scatola piena di treni, margherite, triangoli, Edizioni I fiori di campo 2002; Un anno nella casa della fantasia, Fondazione Marazza 2003; Un anno nella casa della fantasia 2, Fondazione Marazza 2004; I laboratori della fantasia, Fondazione Marazza 2005; Pensieri Rime Colori per la Casa della Fantasia, Fondazione Marazza 2006; I laboratori della Fantasia 2 , Fondazione Marazza 2007; Un sacco di libri e altre cose colorate, Fondazione Marazza 2008; Vivilibro, Fondazione Marazza 2009; Ninna nanna per una pecorella, Topipittori 2009 (tradotto in corso, francese
e spagnolo e in simboli WLS per Uovonero Edizioni 2019); La storia che non c’era in Unduetrestella 3/2009; Là nel bosco in Unduetrestella 1/2010; La capra, la cicala e l’usignolo, in Unduetrestella 2/2010; Specchiarsi, Fondazione Marazza 2010; Fuori dal nido, Nonsoloparole 2003; L’elefante e la formica. Gandhi nelle lettere del nonno, Nonsoloparole 2016; Adalgiso e il mistero del maniero, La Ruota Edizioni 2018; La casa in riva al mare, Fabbrica dei segni 2019; Casa di luna, Edizioni Il Ciliegio 2019; Il quaderno di Lisa, Antipodes edizioni 2021; Non dire il tuo nome, Edizioni Il Ciliegio 2021.

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Monumento al mare: Francis Ledwidge

25 giovedì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Francis Ledwidge (1887-1917), irlandese (foto web)

SU UN SOGNO D’ACQUA
(Traduzione di Emilio Capaccio)

E così, per molte leghe del mare
Cantammo di chi avevamo lasciato indietro.
La nostra nave ruppe il fosforo selvaggio,
Le bianche vele pregne di vento,
E nella mente mi domandavo
Quanti si sarebbero ricordati di me.

Dopo, l’alba orlata di rosso larga si stese,
Un fronte roccioso s’allungava,
E punte di terre addensate alla marea
Custodivano tante piccole e confortevoli cale.
O gioia di vivere per sempre, laggiù,
O Anima tanto cercata!

*

ON DREAM WATER

And so, o’er many a league of sea
We sang of those we left behind.
Our ship split thro’ the phosphor free,
Her white sails pregnant with the wind,
And I was wondering in my mind
How many would remember me.

Then red-edged dawn expanded wide,
A stony foreland stretched away,
And bowed capes gathering round the tide
Kept many a little homely bay.
O joy of living there for aye,
O Soul so often tried!

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Monumento al mare: Gerald Gould

11 giovedì Gen 2024

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Monumento al mare

Gerald Gould (1885-1936), inglese (foto web)

SETE DI VIAGGIARE
(Traduzione di Emilio Capaccio)

Oltre l’est l’aurora, oltre l’ovest il mare,
e a est e a ovest la sete di viaggiare che non mi lascia;
agisce in me come una pazzia, cara, incitandomi a dare l’addio;
perché i mari chiamano e le stelle chiamano e oh! la chiamata del cielo!

Non so dove corra la bianca strada, né cosa siano le colline azzurre;
ma un uomo può avere per amico il sole e per guida una stella;
e non c’è fine nel viaggio una volta che si sente la voce,
perché i fiumi chiamano e le strade chiamano, e oh! la chiamata degli uccelli!

Laggiù si trova il lungo orizzonte, e lì di notte e di giorno
le vecchie navi volgono di nuovo a casa e le giovani vanno via;
e io potrei tornare, ma devo andare, e se gli uomini ti chiedono perché,
puoi dare la colpa alle stelle e al sole e alla strada bianca e al cielo.

*

WANDER-THIRST

Beyond the East the sunrise, beyond the West the sea,
And East and West the wander-thirst that will not let me be;
It works in me like madness, dear, to bid me say good-bye;
For the seas call, and the stars call, and oh! the call of the sky!

I know not where the white road runs, nor what the blue hills are;
But a man can have the sun for a friend, and for his guide a star;
And there’s no end of voyaging when once the voice is heard,
For the rivers call, and the roads call, and oh! the call of the bird!

Yonder the long horizon lies, and there by night and day
The old ships draw to home again, the young ships sail away;
And come I may, but go I must, and, if men ask you why,
You may put the blame on the stars and the sun and the white road and the sky.

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Monumento al mare

20 mercoledì Dic 2023

Posted by emiliocapaccio in Monumento al mare, TRADUZIONI

≈ 16 commenti

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Emilio Capaccio, Monumento al mare, POESIA, TRADUZIONI

Pace sulla costellazione cantante delle acque
Incrinata come le spalle della moltitudine
Pace sul mare alle onde di buona volontà
Pace sulla lapide dei naufragi
Pace sui tamburi dell’orgoglio e delle pupille tenebrose
E se io sono il traduttore delle onde
Pace anche su di me…

MONUMENTO AL MARE
Vicente Huidobro

“E che cos’è il mare?”
“Il mare!” esclamò il mugnaio. “Che Dio ci aiuti: è la cosa più grandiosa creata da Dio! È dove tutta l’acqua del mondo finisce in un grande lago salato. E lì rimane, piatta come la mia mano e innocente come un bambino, ma, dicono, quando soffia il vento si alza in montagne d’acqua più alte delle nostre e inghiotte navi più alte del nostro mulino, e sulla terra il suo ruggito si sente a miglia di distanza. Dentro ci sono pesci cinque volte più grandi di un toro, e un vecchio serpente lungo quanto il nostro fiume e vecchio come il mondo, con i mustacchi di un uomo e una corona d’argento sulla testa.”

WILL DEL MULINO
Robert Louis Stevenson

Il mare è sempre stato mare
è mare il giorno
fu mare l’assenza del giorno
l’interludio che balenò
tra oscurità e presagio di vita
già fu mare
in principio fu mare
e prima del principio fu il suo fragore
fu un tremito di conchiglia
fu mare la prima alba
la prima preghiera sul mondo
il primo bacio degli esseri fu mare
sarà mare la resa del sole
marinaio orbo
sul vascello di fuoco
è mare l’estasi di Dio
e lo spazio che svuoteremo
sarà mare
Il mare è sempre stato mare

IL MARE È SEMPRE STATO IL MARE
Emilio Capaccio

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“Doble acento para un naufragio” di Yuleisy Cruz Lezcano, traduzioni e presentazione di Emilio Capaccio

22 mercoledì Nov 2023

Posted by emiliocapaccio in LETTERATURA, POESIA, TRADUZIONI

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Doble acento para un naufragio, Emilio Capaccio, poesia internazionale contemporanea, Yuleisy Cruz Lezcano

Questa figlia delle “due dimore” mi appare un giorno da un campo con una margherita sopra l’orecchio, guardandomi con occhi neri e fondi come la crosta di quella isolana terra che gli indigeni chiamavano amorosamente Cubanacan. Lei si protende e mi soffia un bacio dal palmo aperto della sua mano, in cui è racchiusa come in una bolla di sapone, e s’incoraggia in volo, la sua poesia, intima ed essenziale, bella come solo le cose semplici sanno essere; voce cristallina tra il son e l’habanera a dispiegare timori e interrogativi sull’esistenza nostra di farfalla che brancola nel buio quotidiano anche quando c’è il sole ed è estate; voce che vortica nell’aria come un retino agitato dalla mano di un bambino; voce che perpetra l’incanto delle cose naturali, spesso trascurate, perché così immensamente sotto il nostro naso da apparire sempre del tutto invisibili. La raccolta, inedita in Italia, si intitola Doble acento para un naufragio/Duplo sotaque para um náufrágio (Doppio accento per un naufragio). È stata pubblicata esclusivamente in Spagna e in Portogallo, versione bilingue spagnolo/portoghese, dall’editore “Edições Fantasma”, 2023. La versione in lingua portoghese è stata tradotta da Carlos Ramos. Con l’auspicio che possa essere pubblicata al più presto anche in Italia, si riportano, tradotti dal sottoscritto, il proemio scritto da María Calle Bajo, l’introduzione dell’autrice, e una selezione di testi della raccolta.

Emilio Capaccio

PROEMIO

Il titolo apre la poetica dell’autrice con una fragranza di tempesta. La poetessa si muove come una chiglia tra le nebbie della memoria. I suoi versi sono bozzetti della più anelata infanzia cubana, le sue strofe attenuano le pulsioni della giovinezza e nella sua nota dominante di maturità si erge la fragilità del tempo prezioso. In Doble acento para un naufragio, (Doppio accento per un naufragio), Yuleisy fonde la sua protesta di rivendicare se stessa alla luce vitalistica della vita quotidiana con il sogno divino di recuperare l’indomito ricordo del suo ancestrale anelito. Un viaggio i cui remi presagiscono significati di incessante portata, una traiettoria marina che indirizza l’anima vocativa, e con essa la sua elevazione al ceruleo: «Penso che Dio mi abbia benedetta».

Della costante invocazione della sua fede è testimone il suo devoto declamare grafico. Cruz Lezcano mostra la fragilità dell’essere come un rifugio dove tutti ci riconosciamo; ci invita a navigare nelle perdite piene di speranze del ritorno; nel fluire della confessione che tormenta la nostra possibilità di farci indietro; ma anche nel sontuoso dispiegarsi di presagi razionalizzati basati sulla nostra latente realtà.

Analogia, (Analogia), è il testo che apre la silloge e avverte il lettore sul tono della raccolta, in cui l’autrice evidenzia l’imperdonabile retorica di un «tempus fugit irreparable». Si susseguono sequenze che gravitano intorno alla natura animosa: “esili in trappola”, “regala un’aurora”, “dove canta il grillo”. Si percepiscono in Más allá, (Oltre), succulenti sfide per attribuire coraggio ai propri simili. Sebbene nella voce lirica la poetessa riveli condizionali di rassegnazione e naufragi passionali, un buon resoconto di ciò è offerto da alcuni versi di Presagio, (Presagio): “penso che anch’io mi sotterrerei/ e piangerei per giorni e giorni”, “se tu morissi prima di me,/io rimarrei nel nulla”, perché nell’effusione anaforica del testo non è contemplata una sopravvivenza in solitudine.

L’autrice si inclina al transito della percezione, manifesta l’importanza dei sensi, del tangibile, dell’esplorazione e dell’espressione del corpo: “i miei occhi caduti”, “Ho chiuso molti occhi, molte bocche”, “che mi abbraccia e abbraccio”.

Nella lettura di poesie come Libro olvidado, (Libro dimenticato), le dislocazioni offrono una potente e inaspettata immagine: “il mondo abortisce il suo ventre”, la poetessa esplora attraverso versi ricostruttivisti, dove la sofisticatezza emana da un canale di personificazione terraquea: “la marea mente”, una prosopopea che dinamizza il vertice della finzione poetica. Sortisce anche un effetto inverso, la voce lirica si spoglia di animazione per muoversi in un caldo simbolismo metaforico: “mi faccio ampia coperta”.

Ida y regreso, (Andata e ritorno), è una poesia che si rifà ad alcuni elementi della poesia di Juan Ramón Jiménez, il cui campo lessicale ruota attorno a motivi simbolici (uccello, notte, fiore, rugiada, erba, riva, pietra, vento, alba, freddo, ecc,) e mette in evidenza la semplicità del verso libero con la rima intenzionale nella coda sillabica di alcuni versi.

Senza ulteriori indugi, si richiede l’attenzione di un lettore impegnato, perché ci sono cinquanta poesie a cuore aperto, cinquanta vascelli attraverso le ingovernabili arterie dell’essere umano; dove si dondola l’effusione e l’impresa indocile della resa fatua: “Dato il cielo delle cadute”; dove rigurgita il germe della nostalgia come un rifugio intangibile: “Vorrei che mio padre, accanto a me, mi dicesse: «tutto passa!»”; dove si contesta con apprensione l’estranea fiacchezza: “Rumori di viscere, un altro giorno migra/ nel pallore del sangue”, così Yuleisy Cruz Lezcano, con il testo Los pobres (I poveri), tesse la jarcha della poesia umanizzata…

Giacché con la sua voce lirica, di fronte a un mare insondabile, pronuncia:

«Imparo la legge del calore umano»

María Calle Bajo, Salamanca (Spagna), 2023

PROEMIO

El título abre la poética de la autora con una fragancia de tempestades. La poeta transita como quilla por la bruma de la
memoria. Sus versos son esbozos de la más anhelada infancia cubana, sus estrofas desdibujan las pulsiones de juventud y en su nota dominante de madurez se erige la fragilidad del atesorado tiempo. En Doble acento para un naufragio Yuleisy amalgama su protesta de reivindicarse por la luz vitalista del día a día y la ensoñación divina de recuperar el indómito recuerdo de su ancestral anhelo. Un viaje cuyos remos presagian significados de incesante alcance, un trayecto marítimo que encauza el vocativo alma, y con él su elevación a lo cerúleo: «Pienso que Dios me bendijo».

De la invocación constante de su fe es testigo su devoto declamar gráfico. Cruz Lezcano muestra la fragilidad del ser como un refugio donde todos nos reconocemos; nos invita a navegar por las esperanzadoras pérdidas del regreso; por la huida de la confesión que atormenta nuestra posibilidad de retroceder; pero, también, por el suntuoso despliegue de presagios racionalizados en base a nuestra latente realidad.

Analogía es el texto que encabeza y advierte al lector sobre la tónica del poemario, donde la artífice resalta el retoricismo inexcusable de un «tempus fugit irreparable». Se suceden secuencias que gravitan en torno a la naturaleza animosa: ‘destellos acorralados’, ‘regala una aurora’, ‘donde canta el grillo’. Se perciben en “Más allá” suculentos desafíos por atribuir coraje a los semejantes. Aunque también, en la voz lírica, la poeta revele condicionales de resignación y naufragios pasionales, buena cuenta de ello ofrecen algunos versos de Presagio: ‘Creo que yo también me enterraría/ y lloraría días y días’, ‘si tú te mueres antes que yo,/me quedaría en la nada’, pues en la efusión anafórica del texto no se contempla una supervivencia en soledad.

La escritora se inclina hacia el tránsito de la percepción, manifiesta la importancia de los sentidos, de lo tangible, de la exploración y expresión del cuerpo: ‘mis ojos caídos’, ‘He cerrado muchos ojos, muchas bocas’, ‘que me abraza y abrazo’.

En la lectura de poemas como Libro olvidado, las dislocaciones ofrecen una potente e inesperada imagen: ‘el mundo aborta su vientre’, la poeta explora a través de versos reconstructivistas, donde la sofisticación emana por un cauce de personificación terráquea: ‘la marea miente’, una prosopopeya que dinamiza el vértice de la ficción poética. También surte de un efecto inverso, la voz lírica se despoja de animación para desplazarse en un cálido simbolismo metafórico: ‘me vuelvo holgada manta’.

Ida y regreso, es ese poema que remite a ciertos elementos de la poesía juanramoniana, cuyo campo léxico gira en torno a motivos simbólicos (pájaro, noche, flor, rocío, hierbas, orillas, piedra, viento, alba, frío, etc.), destaca la sencillez del verso libre con la intencionada rima en la coda silábica de algunos versos.

Sin más dilación, se reclama la atención de un comprometido lector, pues son cincuenta poemas a corazón abierto, cincuenta navíos por las ingobernables arterias del ser humano; donde se mece la efusión y díscola hazaña de la entrega fatua: ‘Dado el cielo de las caídas’; donde regurgita el germen de añoranza como refugio intangible: ‘¡Ojalá que mi padre, junto a mí, me dijera “todo pasa!”’; donde se clama con aprehensión hacia el debilitamiento ajeno: ‘Rumores de tripas, otro día migra/ en la palidez de la sangre’, es así, como Yuleisy Cruz Lezcano con el texto Los pobres teje la jarcha del humanizado poemario…

Pues en su voz lírica, frente a un mar insondable, ella pronuncia:

«Aprendo la ley de la calidez humana»

María Calle Bajo, Salamanca (España), 2023.

La poesia è l’anima del pensiero

Come memorie di un naufragio, questo libro può contenere due significati per lo stesso viaggio o un significato per viaggi diversi. Il mare raccoglie evocazioni della mia stessa storia e uno sguardo sull’altro, fatto con occhio “testimone o investigatore”.

Questo libro parla di naufragi e ricordi, di povertà, di violenza, di perdita e di speranza.

La poesia si fa rifugio, ambito di sogni, uno spazio di desideri, di nostalgia, di denuncia.

I versi sono simboli e l’inchiostro è schiuma che raccoglie un’amara coscienza sulla fugacità della vita, ogni parola è un marchio lasciato da un avatar interiore, che orienta verso il ritorno a un idealismo ontologico.

E lì, nei ricordi, succede… ritorno all’infanzia, alla casa, alla mia casa, che non è altro che una cassa di risonanza, un recinto d’ombre che conserva le vestigia delle esistenze anteriori e in cui l’anima occulta delle cose grida per essere ascoltata.

La porta del libro si apre…

Benvenuti!

La poesía es el alma del pensamiento

Como memorias de un naufragio en este libro se pueden recoger dos significados para un mismo viaje o un significado para distintos viajes. El mar recoge evocaciones de mi misma historia y una mirada sobre el otro, hecha con ojo “testimonio o investigador”.

Este libro habla de naufragios y recuerdos, de pobreza, de violencia, de pérdidas y de esperanzas.

La poesía se hace refugio, ámbito de sueños, una zona de anhelos, de añoranza, de denuncia.

Los versos son símbolos y la tinta es espuma que recoge una amarga conciencia sobre la fugacidad de la vida, cada palabra es una marca dejada por un avatar interior, que orienta hacia el regreso a un idealismo ontológico.

Y ahí en los recuerdos sucede… regreso a la infancia, a la casa, a mi casa, que no es otra cosa que una caja de resonancia, un recinto de sombras que conserva los vestigios de existencias anteriores y en la que el alma oculta de las cosas clama por ser escuchada.

La puerta del libro se abre…

Bienvenidos!

 
PROFONDITÀ

Frugo nel fondo di me stessa
silenzi che mi danno una risposta,
ombre che conservano
le impronte dei miei passi.
La mia immagine s’appanna nello specchio,
tra i riflessi
scorrono via i miei occhi,
non ho vita da riempire
il tempo dove s’accumulano
le spoglie
del corpo, che grida senza voce
sul cammino che mi porta al luogo
dove le sillabe del mio fantasma
si nascondono nel corpo.

*

PROFUNDIDADES

Hurgo en el fondo de mí misma
silencios que me den respuestas,
sombras que conserven
las huellas de mis pasos.
Mi imagen se desdibuja en el espejo,
entre reflejos
se escurren mis ojos,
no tengo vida para llenar
el tiempo donde se acumulan
los despojos
del cuerpo, que grita sin voz
en el camino que me lleva al lugar
donde las sílabas de mi fantasma
se esconden en mi cuerpo

*

PROFUNDIDADES

Remexo no fundo de mim mesma
silêncios que me dêem respostas,
sombras que conservem
as pegadas dos meus passos.
A minha imagem desvanece-se no espelho,
entre reflexos
escorrem os meus olhos,
não tenho vida para preencher
o tempo em que se acumulam
os despojos
do corpo, que grita sem voz
no caminho que me leva ao lugar
onde as sílabas do meu fantasma
se escondem no meu corpo

FIORE MALTRATTATO

Come un fiore maltrattato dalla pioggia,
ci sono anime che rispondono alla violenza
con un’aggiunta di luce.
Nel nome delle costellazioni
e dei venti,
tra queste anime, Tu,
tra mille morti colorate,
fai festa di stelle,
danzi e celebri
l’ora dei rumori
tra fantasmi e defunti
confusi
dopo la morte.
Tu, con i timori della ragione
d’essere vittima della perversione,
tenti di sopravvivere, di uscire
dalla bolla
mentre la tua anima è stretta
in un velo che non vuole
mostrare il suo volto
dopo l’aggressione di un mostro
che diceva di amarti.
Tu, che cerchi di rialzarti,
di scrollarti l’inerzia
e cancellare l’odio,
sciogliendo il ricordo dei colpi
che fuggono dal tuo corpo
verso il corpo vuoto della notte.

*

FLOR MALTRATADA

Como una flor maltratada de la lluvia,
hay almas que responden a la violencia
con una añadidura de luz.
En nombre de las constelaciones
y de los vientos,
entre estas almas, Tú,
entre mil muertes coloradas,
haces fiesta de luceros,
danzas y festejas
la hora de los ruidos
entre fantasmas y difuntos
confundidos
después de la muerte.
Tú, con los temores de la razón
de ser víctima de la perversión,
intentas sobrevivir, salir
de la burbuja
mientras tu alma se estruja
en un velo que no quiere
mostrar el rostro
después de la agresión de un monstruo
que decía amarte.
Tú, que intentas levantarte,
sacudes la inercia
y borras el odio,
deshilando el recuerdo de los golpes
que huyen de tu cuerpo
hacia el cuerpo de la noche vacía.

*

FLOR MALTRATADA

Como uma flor maltratada pela chuva,
há almas que respondem à violência
com um aumento de luz.
Em nome das constelações
e dos ventos,
entre estas almas, Tu,
entre mil mortes vermelhas,
fazes uma festa de estrelas,
danças e celebras
a hora dos ruídos
entre fantasmas e defuntos
confusos
depois da morte.
Tu, com os medos da razão
de ser vítima da perversão,
tentas sobreviver, sair
da bolha
enquanto a tua alma se aperta
num véu que não quer
mostrar o rosto
depois da agressão de um monstro
que dizia amar-te.
Tu, que tentas levantar-te,
sacodes a inércia,
e apagas o ódio,
desvelando a lembrança dos golpes
que se afastam do teu corpo
em direcção ao corpo da noite vazia.
 
DESIDERIO

Voglio adottare un cane
per andare in questa città inerte,
per evitare di confondermi
con la folla, che non sa
d’essere folla.
Voglio adottare un cane
che sia solo mio,
perché non sia di nessuno,
di nessuna razza,
di nessun padrone.
Un bastardo come me
per abbaiare alle ombre.
Voglio adottare un cane
e vedermi insieme a lui,
all’ombra del ponte,
per decifrare il mio nord,
quando muove la coda
e fluttuare col vento
e tutte le sue correnti

*

DESEO

Quiero adoptar un perro
para pasear por esta ciudad inerte,
para evitar confundirme
con la muchedumbre, que no sabe
ser muchedumbre.
Quiero adoptar un perro
que sea solo mío,
para no ser de nadie,
de ninguna raza,
de ningún dueño.
Un bastardo como yo
para ladrar a las sombras.
Quiero adoptar un perro
para verme con él,
en la sombra del puente,
para descifrar mi norte,
cuando él mueve la cola
y flotar junto al viento
y todas sus corrientes.

*

DESEJO

Quero adoptar um cão
para passear por esta cidade inerte,
para evitar confundir-me
com a multidão, que não sabe
ser multidão.
Quero adoptar um cão
que seja só meu,
para não ser de ninguém,
de qualquer raça,
de nenhum dono.
Um rafeiro como eu
para ladrar às sombras.
Quero adoptar um cão
para ver-me com ele,
na sombra da ponte,
para decifrar o meu norte,
quando abanar a cauda
e flutuar ao vento
e todas as suas correntes.
 
QUELLO CHE SALVO

Salvo questa dimora d’echi
tra le corolle intimorite,
salvo la culla di petali caduti,
il fiore pallido che non arriva agli sguardi.
Salvo questo ristagno di tempo che s’apre
per sentire il sole,
senza curarsi dei piedi frettolosi
della gente nervosa che porta
la rabbia nei parchi.
Salvo la mancanza di filo logico che abita
tra cigni e tulipani.
Salvo ciò che unisce
i fili d’alchimia,
tra il vento che soffia
e il cappotto che m’accompagna
contro i cattivi presagi
della bocca che violenta
la città con le parole.
Salvo questo luogo
dove crescono le cose non costruite,
rimuovo le foglie danneggiate
e salvo la pianta, salvo la vita.

*

LO QUE SALVO

Salvo esta morada de ecos
entre las corolas intimidadas,
salvo la cuna de los pétalos caídos,
la flor pálida que no alcanza las miradas.
Salvo este remanso de tiempo que se abre
para sentir el sol,
sin importarle de los pies apresurados
de la gente nerviosa que lleva
la rabia en los parques.
Salvo la falta de hilo lógico que habita
entre los cisnes y los tulipanes.
Salvo lo que no une
los hilos de alquimia,
entre el viento que sopla
y el abrigo que me acompaña
contra los malos augurios
de la boca que violenta
la ciudad con las palabras.
Salvo este lugar
donde crecen cosas no construidas,
quito las hojas dañadas
y salvo la planta, salvo la vida.

*

O QUE SALVO

Salvo esta morada de ecos
entre as corolas intimidadas,
salvo o berço das pétalas caídas,
a flor pálida que não alcança os olhares.
Salvo este refúgio de tempo que se abre
para sentir o sol,
sem se importar com os passos apressados
da gente nervosa que leva
a raiva aos parques.
Salvo a falta de lógica que habita
entre os cisnes e as tulipas.
Salvo o que não une
os fios de alquimia,
entre o vento que sopra
e o casaco que me acompanha
contra os maus presságios
da boca que violenta
a cidade com as palavras.
Salvo este lugar
onde crescem coisas não construídas,
retiro as folhas danificadas
e salvo a planta, salvo a vida.
 
UN PICCOLO ISTANTE

Mi sento come un piccolo angolo dell’universo,
un cantuccio che fa delle cose e poi muore.
Mi sento come una sciatta stria dorata
che lascia una stella quando cade dal cielo.
Il mio corpo è un paese senza gente,
così poco evidente
che arriva a essere sacro.
La mia anima è ciò che resta dell’istante
in cui premo il bottone
e spengo il mondo, la radio, la televisione
per ascoltare la voce dell’albero solo
in mezzo a un campo arato.
Sento il seno della madre
che chiude gli occhi e non dorme
perché deve nutrire un piccolo mondo
che non chiede altro
che una gioia solenne,
un giorno che attende l’innocenza,
una storia che sia un luogo
da dove inviare una lettera
d’amore o di ringraziamento.

*

UN PEQUEÑO INSTANTE

Me siento una pequeña esquina del universo,
un rincón que hace cosas y después muere.
Me siento como el dorado chapucero
dejado de un lucero cuando cae del cielo.
Mi cuerpo es un país sin gente,
tan poco evidente
que llega a ser sacro.
Mi alma es lo que resta del instante
cuando presiono el botón
y apago el mundo, la radio, la televisión
para escuchar la voz del árbol solo
en medio de un campo arado.
Me siento el seno de la madre
que cierra los ojos y no duerme
porque debe alimentar un pequeño mundo
que no pide otra cosa
que una alegría solemne,
un día que espera la inocencia,
una historia que sea un lugar
de donde enviar una carta
de amor o de agradecimiento.

*

UM PEQUENO INSTANTE

Sinto-me como um pequeno canto do universo,
um canto que faz coisas e depois morre.
Sinto-me como o descuidado dourado,
abandonado por uma estrela quando cai do céu.
O meu corpo é um país sem gente,
tão pouco evidente
que chega a ser sagrado.
A minha alma é o que resta do instante
quando aperto o botão
e apago o mundo, a rádio, a televisão
para ouvir a voz da árvore solitária
no meio de um campo lavrado.
Sinto-me o seio da mãe
que fecha os olhos e não dorme
porque deve alimentar um pequeno mundo
que não pede outra coisa
que não uma alegria solene,
um dia que espera a inocência,
uma história que seja um lugar
de onde enviar uma carta
de amor ou de agradecimento.
 
MARE DEI RITORNI

Mare, restituiscimi al mare
tra onde e orizzonti,
senza usare i desideri del naufragio.
Voglio usare il mio mondo interiore che ascolta
l’isola appoggiarsi
in oceani macchiati di distanze.
Voglio sentire il sale
col suo bianco nudo sulla mia pelle,
Voglio che ardano i tatuaggi addormentati.
Il mio cuore ha bisogno di battiti nuovi,
correnti di sospiri che mi portino lontano,
da questo specchio di silenzio.
Silenzio che ritorna, oggetto animato
come una razione di pace,
dove la parola s’imputridisce.
Voglio sentire il mare che parla
con i fari sperduti,
con le conchiglie rotte,
con i desideri affogati,
con la guerra della mente
e con la sua sconfitta.
Apri le tue braccia, mare! Concedimi
un trancio d’orizzonte
dove serbare le parole
che mi riporteranno al grido
del libro, che ancora non ho scritto
in questo silenzio di gabbiano ammutolito.
Mare, liberami da quest’isola immaginata,
dall’umano che il silenzio racchiude.
Non sono una creatura di terra,
sono delle tempeste, sono dei naufragi.

*

MAR DE REGRESOS

Mar, devuélveme al mar
entre olas y horizontes,
sin usar los deseos del naufragio.
Quiero usar mi mundo interior que escucha
la isla que se apoya
en océanos manchados de distancias.
Quiero sentir la sal
con su blanco descubierto en la piel,
quiero que ardan los tatuajes dormidos.
Mi corazón necesita nuevos latidos,
corrientes de suspiros que me lleven lejos,
de este espejo de silencio.
Silencio que regresa, objeto animado
como una ración de paz,
donde se pudre la palabra.
Yo quiero sentir el mar que habla
con los faros extraviados,
con las conchas rotas,
con los deseos ahogados,
con la guerra de la mente
y con su derrota.
¡Abre tus brazos, mar! Concédeme,
un trozo de horizonte
donde guardar las palabras
que me devuelvan al grito
del libro, que todavía no he escrito
en este silencio de gaviota callada.
Mar, libérame de esta isla imaginada,
del humano que el silencio encierra.
Yo no soy una criatura de tierra,
soy de tormentas, soy de naufragios.

*

MAR DE REGRESSOS

Mar, devolve-me ao mar
entre ondas e horizontes,
sem usar os desejos do naufrágio.
Quero usar o meu mundo interior que escuta
a ilha que se apoia
nos oceanos manchados de distâncias.
Quero sentir o sal
com o seu branco descoberto na pele,
quero que queimem as tatuagens adormecidas.
O meu coração precisa de novos batimentos,
correntes de desesperos que me levem longe,
deste espelho de silêncio.
Silêncio regressa, objecto animado
como uma ração de paz,
onde a palavra apodrece.
Quero sentir o mar que fala
com os faróis perdidos,
com as conchas partidas,
com os desejos afogados,
com a guerra da mente
e com a sua derrota.
Abre os teus braços, mar! Concede-me
um pedaço de horizonte
onde guardar as palavras
que me devolvam ao grito
do livro, que ainda não escrevi
neste silêncio de gaivota calada.
Mar, liberta-me desta ilha imaginária,
do humano que o silêncio encerra.
Eu não sou uma criatura de terra,
sou de tempestades, sou de naufrágios.

DATI BIOGRAFICI

Yuleisy Cruz Lezcano è nata a Cuba il 13 marzo del 1973, vive a Marzabotto in provincia di Bologna. È emigrata in Italia, all’età di 18 anni, ha frequentato l’università di Bologna e ha conseguito la laurea in “Infermeria e Ostetricia” e una seconda una laurea in “Scienze biologiche”. Lavora nella sanità pubblica. Nel tempo libero ama dedicarsi alla scrittura di poesie e racconti, alla pittura e alla scrittura. Numerosi sono i premi letterari dove ha ottenuto importanti riconoscimenti.

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Gli ebook di Limina mundi: “Cuentos Olvidados” di Emilio Capaccio

10 martedì Ott 2023

Posted by Loredana Semantica in Capo Horn - Tijuana. Cuentos Olvidados, Consigli e percorsi di lettura, LETTERATURA, PROSA, TRADUZIONI

≈ 2 commenti

Tag

Capo Horn - Tijuana. Cuentos Olvidados, Emilio Capaccio, limina mundi

“Cuentos Olvidados”, i racconti dimenticati tradotti da Emilio Capaccio, offerti in lettura su questo sito tra il 2022 e l’inizio del 2023, sono stati raccolti in libro e sono diventati un ebook. Li proponiamo in 3 file diversi alla lettura. Flipbook, sfogliabile on line, epub e pdf scaricabili liberamente.

Strutturare un lavoro di scrittura nel formato libro digitale rappresenta per questo sito una novità in stile “Enterprise”, dal nome della famosa nave dei viaggi interstellari della serie Star Treek, che gli appassionati di fantascienza ben ricordano. L’astronave aveva il compito di “esplorare nuovi mondi per giungere fin dove nessun uomo era mai giunto prima” 🙂

A questa iniziativa intendiamo in futuro dare seguito con altre raccolte/opere.

Buona lettura.

clicca sull’immagine per sfogliare il flipbook on line
oppure leggi/scarica il libro su epub editor cliccando sulla seguente stringa 
nel caso riscontriate difficoltà di visualizzazioni o imperfezioni scrivendo alla casella dei contatti del sito potete richiedere l'epub generato con Google documenti via e mail.

oppure leggilo sul pdf scaricabile qui sotto

cuentos-olvidados-emilio-capaccioDownload

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Equinozio d’autunno

23 sabato Set 2023

Posted by Loredana Semantica in POESIA, Poesie

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Tag

Anna Maria Bonfiglio, Deborah Mega, Emilio Capaccio, Francesco Palmieri, Francesco Tontoli, Giorgia Vecchies, Loredana Semantica, Maria Allo, POESIA, Raffaella Rossi

“Paesaggio a Murnau”, Vassilij Kandinskij

Oggi è l’equinozio d’autunno, in cui il giorno e la notte sono di durata pressocchè uguale, ed è anche il giorno che segna la fine dell’estate. Per l’occasione richiamiamo il post “Saluto all’estate“, col quale avevamo avviato le attività del sito dopo le vacanze estive e invitato a inviare liberamente contributi poetici a tema: saluto all’estate, fine dell’estate, settembre, inizio d’autunno…

Abbiamo talmente gradito che qualcuno si sia proposto che riportiamo di seguito le poesie pervenute e offerte per un ultimo saluto all’estate e benvenuto all’autunno del 2023.

di Raffaella Rossi da Epidermide rara, Eretica Edizioni 2023

I tavoli si sono spenti
e con essi le sigarette di fine agosto.
Di questo quartiere solo alberi muti
e sedie cariche di pioggia.
Nessuno si risveglia
se non i morti del paese.
Non cantate ninne nanne
per addormentarmi
non fate rumore per svegliarmi.
Risate solo risate.

Adolescente estate di Giorgia Vecchies

Erba tagliata, quasi fieno. Secco
afrodisiaco ricordo di adolescenti
baci di campo che rotolavano
Impauriti sul grano.

L’estate ci era scoppiata addosso,
l’estate bruciava i minuti
tra i nostri baci, infiniti
slanci e paure e nuvole
sopra di noi tra cielo e grano.
Il verde si è perduto,
bruciato dai tuoi baci, ma
l’estate ancora divampa.

Settembre era da sempre di Loredana Semantica, inedito

Settembre era da sempre
il mese iniziatico nel quale giungeva
il richiamo profondo di appartenenza
a un ambito diverso dove
altra luce cadeva sulle cose
in riverberi giallo paglierino e ricordi
di un luogo indefinito
dove s’era vissuto o bisognava andare
un giorno forse necessariamente.

Settembre acuiva l’espansione
una memoria ancestrale di qualcosa
lontana più malinconica che gioiosa
simile al pensiero di non essere solo ora
nelle opere o parole nel tempo o materia
ma oltre in avanti o all’indietro in un altrove
in altra forma o uguale
non essendo adesso pienamente.

Intanto a settembre
altra aria fresca scende
in gocce di pioggia leggera
sulle strade impolverate dall’estate
rese saponose dall’acqua
dove pattinano pneumatici neri
mentre tutta la natura respira
ozono e sollievo.

Ma la morte incombe a settembre
non solo nei versi ma sui letti
ha un linguaggio pesante anzi muto
gli occhi sbarrati impauriti
chissà cosa pensava in quel momento
mentre le carezzavo il viso magro
i cari bianchi capelli
“sono qui” dicevo “tranquilla non c’e nulla
di cui aver paura” ma non ne ero sicura
e le chiudevo gli occhi con la mano
perché sparisse la visione
che l’atterriva.

Settembre è il mese di mezzo
della mia festa di compleanno
che traghetta l’estate all’ autunno
e già per questa pretesa di equinozio
a spartire equamente luce e lato oscuro
ha nel petto un cedimento
avulso dal consueto progredire
da rigettare come presuntuoso
perché certo è solo il nulla
rotondo come una vocale
nient’altro.

In questa fine estate di Maria Allo

C’è una tristezza antica nelle ossa
Attraversa i corpi e le giunture

gli intonaci delle case nei luoghi a noi noti
sfavilla in lievi cerchi tra le travi
in ogni androne nelle sale d’aspetto
sugli scaffali nei carteggi impolverati
Ci prende tutti nella luce e nell’ombra
Si libra nel cielo e cade con la pioggia
sulla terra bagnata senza rumore
ai bordi delle cose sulla radura tra i vicoli
dentro il presente che ci divora
C’è una tristezza antica in questa fine estate

Ecco vedi si cercano risposte oltre la pelle
fino al cielo a metà tra due roghi
mentre le sterpaglie balbettano e dal ventre
dell’Etna in rivolta un bagliore corale sale

È tempo ormai (maturità) di Francesco Palmieri

è tempo ormai
che io vesta il grigio,
che indossi la giacca antracite

camminando per la strada
guarderò solo avanti

(e più nulla
dei seni sudati
dei seni ricolmi
di lei che passa
velluto pesca
polpa e frutto
per le labbra e la sete)

lascerò alle canzoni
i miei amori perduti,
lascerò sulle spalle
le mie foglie cadute

è tempo ormai
che io vesta il grigio,
che sigilli nella plastica nera
la camicia a fiori
e i pantaloni leggeri

le scarpe in tela
dei lungomari d’agosto.

Storie sull’autunno di Emilio Capaccio da “Voce del paesaggio”, Kolibris edizioni (2016)

L’autunno è comparso a chiazze
come una malattia endemica
sulla cappa delle aiuole
Non si vede più un cane per strada
libero di rovistare nell’immondizia
Non esce la sera
resta impresso sul divano
a sentire quello che si svelenano
una madre e una figlia
Le farfalle morirono
durante l’ultima glaciazione
La luna non è più venuta
da quando precipitò
dietro casematte quinquagenarie
a ridosso dei parchetti degli spacciatori
La vede una donnola ogni tanto
a un centinaio di chilometri di distanza
in qualche rada boscaglia
Le foglie ancora incerte
non sanno se andare
a un cielo che non le chiama
o trattenersi nel braccio vegetale
Io mi sono sbagliato
Non dovevo dar retta
a quelle storie sull’autunno

La bambina dal cuore verde di Deborah Mega, inedito

La bambina dal cuore verde
percorreva il lungo tratto
che attraverso gli alberi
conduceva al mare
e si mise in silenzio ad ascoltare.
Vide allora un sentiero protetto
da giganti ombrosi e silenti.
Si chiese perché quella quiete solenne
e dove fosse l’orizzonte
nascosto dalle splendide chiome.
Gli alberi scrollarono le giovani fronde,
dai fusti si innalzò un coro di voci profonde.
La bambina dal cuore verde
si mise in ascolto, chiuse gli occhi
e in un momento non le sembrò più
che ci fosse poi tanto silenzio.
Udì il fruscìo di foglie vive sul terreno,
il tonfo delle pigne attutito dal tappeto di aghi
e più in alto un cigolio di rami che il vento piegava,
lo stormire delle foglie, il frinire di cicale,
il frullo d’ali degli uccelli.
Brulicava di vita misteriosa la fitta pineta.
La bambina dal cuore verde
inalò a pieni polmoni il profumo di resina
terriccio umido ed erbe selvatiche
e solo allora vide il mare.

Elegia d’autunno di Anna Maria Bonfiglio, indedito

Mite stagione –
compagna di cauti cammini –
porgi la guancia tiepida alla quiete
lontano dai tumulti.
Vivi del pallido rossore delle foglie
e aspetti che rintocchi
l’ultima verità, l’ultimo squillo.
Amica che ci racchiudi nel cerchio
compiuto dei distacchi –
là dove vizza giovinezza indossa
il velo della notte – a te consegno
il convulso disordine del cuore.

Equinozio di Francesco Tontoli, inedito

Fin quando regge il bene della vista
misuro con gli occhi
anche ciò che non appare.
e mi sforzo di ingoiare il sole in un boccone.

Un equinozio sul filo della spada
taglia il giorno in due e il sogno in quattro
parte di luce e parte di oscurità in molecole
che non oso destare nella loro densità.

È vasto l’universo, e attratti dalla sua brillanza
rifiutiamo la sostanza delle tenebre.
Dall’una o l’altra bocca saremo divorati
un giorno che non faremo in tempo a misurare.

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Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
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