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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: INTERAZIONI

Anna Chiara Bruno e AA.VV., La libertà può volare, Besa Editore, 2022.

25 venerdì Nov 2022

Posted by Deborah Mega in Comunicati stampa, Segnalazioni ed eventi

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La libertà può volare

Bruno Anna Chiara, Bosnjak Monai Diana, Cobaltini Letizia, Iacovone Maria,

Lacitignola Angela, Lo Prete Maria Piera

presentano

La libertà può volare

 BESA Editore, 2022

Da oggi, 25 novembre, in libreria,

nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

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Una vita in scrittura: Alberto Mori

23 mercoledì Nov 2022

Posted by Maria Grazia Galatà in LETTERATURA, Una vita in scrittura

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Alberto Mori, Maria Grazia Galatà, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

 Una vita in scrittura

Maria Grazia Galatà ha rivolto l’invito a Alberto Mori che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite ad Alberto

Alberto Mori

Nel ricondurre la mia esperienza nella poesia, mi attengo a due momenti di profonda consapevolezza verso me stesso che hanno inciso nella ricerca tuttora perdurante della parola.

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“Fra le pieghe del rosso” di Marcello Buttazzo, I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

21 lunedì Nov 2022

Posted by Deborah Mega in Comunicati stampa

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COMUNICATO STAMPA

Il COMUNE DI LEQUILE, LA PROVINCIA DI LECCE in collaborazione con La Casa della Poesia di Como, I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, Universo del Mistero di Mario Contino, Poliedrika Aps, Fondo Verri di Lecce

MARTEDI 22 NOVEMBRE, ORE 19.00

presentano presso la

CHIESA DELLE CAPPUCCINELLE (Via San Vito – Lequile)

il libro di poesie ” TRA LE PIEGHE DEL ROSSO ” DI MARCELLO BUTTAZZO

(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

Interverranno VINCENZO CARLA’ (Sindaco di Lequile), ANTONIO SPEDICATO (Assessore alla Cultura), STEFANO DONNO (Editore), SERENA CORRAO (Filosofa), VITO ANTONIO CONTE (Poeta, Scrittore). LETTURE a cura di LAURA FLAMINIO. MUSICHE a cura di ENZO MARENACI.

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Una vita in scrittura: Davide Morelli

16 mercoledì Nov 2022

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, Una vita in scrittura

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Davide Morelli, Loredana Semantica, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

Per  Una vita in scrittura ho rivolto l’invito a Davide Morelli, che l’ha interpretato come segue.

Grazie Davide.

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Una vita in scrittura: Flora Restivo

09 mercoledì Nov 2022

Posted by Antonella Pizzo in LETTERATURA, Una vita in scrittura

≈ 3 commenti

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Antonella Pizzo, Flora Restivo, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

 Una vita in scrittura

L’invito è stato rivolto da me a Flora Restivo che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite a Flora e grazie a chi si è fermato a leggere.

SCRIVERE PER SCOPRIRE SE STESSI.

Accidenti, non trovo più la stilografica, la mia cara Aurora 88, col cappuccio d’oro, eppure, in tutti questi anni, ho provveduto a ricaricare l’inchiostro, affinché non s’asciugasse! Dove l’avrò infilata? Apro, chiudo, metto tutto sossopra (sai la novità!). Ah , sì, nel cassetto delle lettere scritte e non inviate, tante, ma tante, più di quelle inviate.
Un foglio bianco, mai colorato di quel rosellina insulso che in tante, signore e signorine, preferivano, una penna antica, una donna… antica. Scrivere mi risulta piuttosto difficile, le mie dita sono quasi inservibili e la grafia ne risulta molto simile al cinese, ma non mi creo problemi, sarà compresa di sicuro.

Cara Flora, adesso sei al crepuscolo e mi pare giusto che io ti scriva, mentre siamo in tempo. E’ vero, lo so bene, ti ho amato poco; forse perché sono stata amata poco? No, non dagli uomini, quelli, appena vedono un grazioso faccino e un bel culetto, amano a modo loro, per correre, subito dopo, ad “amare” un altro bel faccino e un altro bel culetto, ma da chi avrebbe dovuto amarmi, avendomi buttato in questo mondo senza il mio assenso e non lo ha fatto o ,almeno io questo amore non l’ho avvertito. Continua a leggere →

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“Contrasti Radioattivi”, mostra fotografica di Paolo Laddomada dal 7 all’11 novembre 2022.

07 lunedì Nov 2022

Posted by Deborah Mega in Comunicati stampa

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Contrasti Radioattivi, Paolo Laddomada

COMUNICATO STAMPA

Regione Puglia, Polo Biblio-Museale di Lecce, Teatro Pubblico Pugliese, Provincia di Lecce, Città di Lecce  in collaborazione con I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, La casa della Poesia di Como, Universo del Mistero di Mario Contino e Fondo Verri di Lecce

Presentano

presso 

Biblioteca Bernardini Ex Convitto Palmieri – Piazzetta Carducci a Lecce

dal 7 (inaugurazione 7 novembre 2022 ore 18,30) all’11 novembre 2022

la mostra fotografica di

Paolo Laddomada

dal titolo

Contrasti Radioattivi

Presentano e dialogano con l’artista Maurizio Nocera e Mauro Marino. Interverrà l’editore Stefano Donno.

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Una vita in scrittura: Marina Raccanelli

01 martedì Nov 2022

Posted by Antonella Pizzo in LETTERATURA, Una vita in scrittura

≈ 8 commenti

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Antonella Pizzo, Marina Racanelli, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

 Una vita in scrittura

L’invito è stato rivolto da me a Marina Raccanelli che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite a Marina e grazie a chi si è fermato a leggere.

Per la maggior parte della mia vita, la letteratura è stata romanzi da leggere e poesie da assaporare (o con cui annoiarsi, a seconda dei casi), con qualche vago tentativo di emulazione adolescenziale per quanto riguarda i versi.
Più tardi, quando la vita mi ha presentato il conto e mi sono scontrata con situazioni per me difficili o impossibili da superare, o perlomeno accettare, ho incontrato per mia fortuna lo sfogo della scrittura. Ed ho riempito diari su diari, quadernetti squinternati fitti di parole torrenziali…a poco a poco, la corrente è diventata meno impetuosa ed ha rallentato, le mie parole si sono messe, spesso senza la partecipazione della mia consapevolezza razionale, in un ordine tendenzialmente “poetico”.
Mi sono spuntate dalla mente, dalla mano, dalla tastiera, frasi sintetiche, immagini, musiche silenziose.
Mi piaceva, questo cambiamento: uscivo dal mio io aggrovigliato per diventare pagina bianca e nera. Più bianca che nera. Questo mi dava sollievo, era una fatica diversa, che poteva risolversi in una sorta di sublimazione, a volte quasi in divertimento. Accumulavo pagine su pagine e imparavo il gioco. Ma questa sfumatura un po’ superficiale, che mi portava a scrivere in modo spesso un po’ criptico, con divagazioni e collegamenti inessenziali, l’ho poi superata, almeno credo – anche se solo in parte, dopo le esperienze di vita dei miei ultimi decenni. Continua a leggere →

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Una vita in scrittura: Fernando Lena

26 mercoledì Ott 2022

Posted by Maria Grazia Galatà in LETTERATURA, Una vita in scrittura

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Fernando Lena, Maria Grazia Galatà, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

 Una vita in scrittura

Maria Grazia Galatà ha rivolto l’invito a Fernando Lena che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite a Fernando

Breve manifesto di una vocazione

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Una vita nell’arte: Linda De Luca

25 martedì Ott 2022

Posted by Maria Grazia Galatà in ARTI, Il colore e le forme, Una vita nell'arte

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Maria Grazia Galatà, Una vita nell'arte

Ph. Linda De Luca

Maria Grazia Galatà ha rivolto l’invito di “Una vita nell’arte” a Linda De Luca, che ha risposto come segue. Grazie Linda.

Quanto sia difficile per me scrivere del mio intimo, della mia essenza terrena, legata a tutto quello che si muove intorno, e mi fa smuovere sempre con difficoltà, è una prova che mi costa davvero molta fatica, perché solo in modo sincero posso scrivere di me e di quello che mi lega alla fotografia.
Nasce spontaneamente il mio avvicinarmi alla fotografia, con la curiosità, tramite l’uso dei tempi lunghi, di invadere quel tempo e spazio dove tutto è possibile, una polvere sottile, avvolge ogni cosa, al di là di ogni forma oggettiva, i corpi cercano una vita” eterna” sospesa .
Per chi come me conosce da vicino la malattia da quasi 40 anni e la paura di finire come tutto, ecco che lì, in quelle foto vedo e sento la mia dichiarazione di vita, senza però una narrazione di me e dei miei “guai”.
Non cerco la commiserazione, ma la mia libera interpretazione di ciò che sento più vicino alle mie paure, fragilità, speranze.
Quello che ne esce sono io, sempre in modo sincero, cerco il mio consenso, e la mia storia.
Ho avuto più occasioni di partecipare a mostre e mi hanno dato la possibilità di fare conoscere ciò che faccio, ma in questo momento sono concentrata sul cambiamento, che lo sento forte e vivo, e come non mai ho la voglia di fare un progetto sotto forma di fanzine, un piccolo-grande sogno da portare a termine nel tempo.

Linda De Luca

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VERSO EUROPA IN VERSI: “P.P.P. POESIE PER PASOLINI” di Roberto Galaverni, Mondadori 2022.

24 lunedì Ott 2022

Posted by Deborah Mega in Comunicati stampa

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P.P.P. POESIE PER PASOLINI, Roberto Galaverni

COMUNICATO STAMPA

LA CASA DELLA POESIA DI COMO

IN COLLABORAZIONE CON

I QUADERNI DEL BARDO EDIZIONI DI STEFANO DONNO

Presenta

VERSO EUROPA IN VERSI: “P.P.P. POESIE PER PASOLINI” di Roberto Galaverni (Mondadori 2022)

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Una vita in scrittura: Laura Pierdicchi

19 mercoledì Ott 2022

Posted by Maria Grazia Galatà in LETTERATURA, Una vita in scrittura

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Laura Pierdicchi, Maria Grazia Galatà, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

 Una vita in scrittura

Maria Grazia Galatà ha rivolto l’invito a Laura Pierdicchi che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite a Laura

IL MIO RAPPORTO CON LA POESIA

In tanti anni non ho mai scritto la storia della mia vita riguardante l’amore per la poesia. La mia è stata una folgorazione. A sette anni, al compleanno di un’amichetta, la sorella maggiore lesse una lirica scritta per l’occasione. Ne rimasi talmente colpita che da quel momento sentii di voler diventare una poetessa. A scuola seguivo sempre con amore e imparavo a memoria i versi dei grandi poeti; intanto, iniziavo ad avere pensieri e svariate emozioni. A nove anni (con la prima filastrocca) e fino ai sedici, ho compilato numerose liriche e le ho raccolte in un volumetto che non ho mai mostrato a nessuno (lo ritengo il mio diario segreto).
Dopo uno stacco di due anni (per motivi di salute) ho ripreso a scrivere e continuo tuttora. Non avrei mai pensato che le mie poesie potessero interessare ad altri ed ero all’oscuro di tutto quello che si aggirava attorno alla poesia. Anche gli studi erano distanti da quelli classici (ho scelto ragioneria e ho sempre svolto mansioni aziendali). Fu un critico amico a darmi il bando di un concorso, al quale partecipai senza aspettarmi nessun riscontro. Il premio che ricevetti mi procurò una gioia mai provata; per un giorno intero vissi di adrenalina. Cominciai allora ad informarmi e a prendere contatti con il mondo culturale; soprattutto, mi interessavano i concorsi per capire se veramente i miei testi potessero valere. Ricevendo molti riconoscimenti, mi decisi a presentare le bozze di un primo libro per una possibile pubblicazione. Venne subito accettato dell’Editrice Lalli e, tra gli altri, ottenne il giudizio positivo di Andrea Zanzotto e Giorgio Barbèri Squarotti. Da allora ho iniziato seriamente il mio percorso poetico. Il secondo libro è stato curato da Bino Rebellato e mi ha portato grandi soddisfazioni. Al mio attivo ho quattordici libri di poesia ed uno di narrativa, che mi hanno gratificato sia per i Premi ottenuti sia per il riscontro critico.
La poesia ha dato un senso alla mia vita e non ho mai scritto per passare il tempo ma solo tramite una forte spinta interiore. Tra un volume a l’altro ho lasciato sempre uno spazio di silenzio per dare allo spirito la possibilità di rinnovarsi e generare nuove emozioni. Inoltre, la poesia è stata ed è una lettura quotidiana, dovendo curare recensioni per altri autori e collaborare con varie Riviste letterarie. Avendo approfondito la conoscenza dei grandi Poeti, ho sempre cercato di non farmi influenzare e ho seguito il mio ritmo interno nella speranza di creare una voce che mi appartenesse. Non mi addentro nella mia poetica perché lascio questo compito ai critici e a chi mi legge. Ho scritto testi di breve/medio respiro ma anche due libri a più voci adatti alla recitazione e che ho fatto rappresentare in vari teatri. Con il tempo ho perseguito sempre di più la sintesi per dire tutto in pochi versi. Per esempio, chiudo con una lirica dal mio ultimo “Il Portale” (2021), inserito nella collana curata da Paolo Ruffilli per la “Biblioteca del Leoni”:

Ciò che non è più
ciò che non ha luogo
vaga nell’assurdità
di un pensiero che torna
dove il concreto
riempiva lo spazio
ed era in assoluto
l’unico riferimento.

Laura Pierdicchi

NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

Laura Pierdicchi è nata a Venezia e vive a Mestre. Ha pubblicato quattordici volumi di poesia e un libro di racconti. Cura recensioni e articoli per riviste e quotidiani con argomenti di letteratura e di cultura varia. E’ inserita nell’antologia tradotta in lingua romena Echi d’acqua, curata da Ştefan Damian e in quella tradotta in lingua spagnola Venezianamente a cura di Nadia Consolani Quiñones. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è presente in più repertori e antologie di poesia contemporanea. Alcune riviste straniere, come le spagnole Caleta, Por Ejempio, Puente chico, Revistatlάntica e la rumena Steaua, hanno dedicato servizi sulla sua poetica, con pubblicazione di diverse liriche. Anche nella rivista Vernice appare un ampio servizio sulla sua attività. E’ componente di giuria in concorsi letterari e svolge intensa attività pubblica di partecipazione a manifestazioni culturali. Sue poesie sono state tradotte in tedesco e presentate da Helmut Meter al Musil Archiv di Klagenfurt, in occasione del cinquantenario dalla morte di Alfred Musil, e pubblicate in I nascosti colori della vita. Di lei si sono interessati molti critici e scrittori. Tra i più noti: Cajani, Cara, Civitareale, Della Corte, Ferri, Giudici, Grasso, Magrelli, Majellaro, Pazzi, Pent, Piccari, Rebellato, Risi, Ruffilli, Scrignoli, Squarotti, Troisio, Zanzotto, ecc. E’ presente nei siti Italian-poetry.org e genesi.org. Nel sito Literary.it è inserita la sua completa attività poetica.

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Una vita nell’arte: Loredana Raciti

18 martedì Ott 2022

Posted by Maria Grazia Galatà in ARTI, Il colore e le forme, Una vita nell'arte

≈ 1 Commento

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Loredana Raciti, Maria Grazia Galatà, Una vita nell'arte

Ballo al Tramonto (fotofusione)
Donna Margherita (pigmenti, Collezione Amabili resti)
Abito rosso (Collezione Amabili resti)
Ragazza Sogni (fotofusione)
Ragazza Mela (collage)
LoreAvatar (Collezione Avatar)
Opere di Loredana Raciti

Maria Grazia Galatà ha rivolto l’invito di “Una vita nell’arte” a Loredana Raciti, che ha risposto come segue. Grazie Loredana.

L‘ arte mi ha presa da quando ero bambina non ancora consapevole che era la mia via di fuga da una famiglia troppo rigida e borghese, non incline allo stato spirituale dell’essere. Mi sono rifugiata lì in quell’arte quasi autistica di una bambina di tre anni. Ogni scarabocchio o collage con la carta che maniacalmente tagliavo era viva, mi sembrava di stare dentro ad un mondo vitale, dove non esisteva il dolore. L’approccio nacque così e durò per sempre senza rendermene conto, seguivo il filo nel labirinto della vita, e, come Arianna, sono sopravvissuta al Minotauro dei disagi che creano le esperienze di un essere umano, mi sono salvata da sola, io principe di me stessa, nessun Teseo a supportarmi o abbandonarmi su un isola da sola.

Proprio nella mia natura malinconica ed ironica, ho trovato la mia vocazione, provare tante tecniche, dal disegno alla pittura, dai collage, alla video arte o alla FotoFusione. Si dice in questi casi poliedrica, un parolone, oppure si definisce monotematico chi usa sempre la stessa tecnica, un altro parolone. Solo gli umani possono incasellare l’arte, dare nomi a tutte le cose per controllarle, questo mi disturba, la vita è fatta di sfumature e tratti, certi e incerti.

L’ arte, se ne cogli il vero significato è umile, si arrotola le maniche e cerca l’oro del fare e del creare, il nero pece dell’anima sempre travagliata, ci si confronta, non gongola di sé, credo che entrare davvero nel pianeta arte, sia un viaggio interiore, per abbandonare totalmente l’ego, non è immediato e neanche semplice, ma la ricerca è quella, spogliarsi di ogni sovrastruttura e complessi sia di superiorità che al contrario di inferiorità. L’arte ha molto a che fare con la meditazione, mollare, lasciar andare la mente che è un limite, ogni creatore (dire artista è un po’ generico) ritengo abbia il suo percorso personale, ma se è onesto con se stesso si vota all’arte senza aspettarsi niente, è quasi un percorso ascetico, se si vuole la vetta è interiore, ottenere il successo è come vincere alla lotteria.

Non è mai una questione di talento, se bastasse solo quello sarebbe facilissimo, sono tante linee che si intersecano: la conoscenza, il potere, i consensi, le quotazioni, i supporti di mecenati ed estimatori, è tutta una connessione quasi impossibile, e non è mai sicuro che chi arriva sia il migliore. L’arte va vissuta, come San Francesco, con l’umiltà di vedere il tutto ed anche l’oltre, se poi accade, è quasi un miracolo.
Il mondo dell‘arte è un’arena feroce, e il creatore, come il gladiatore, si deve procurare il lasciapassare per la libertà. Ci sono infine i creatori tuonanti che la loro libertà la conquistano in solitaria con lacrime di sangue e pezzetti di anima.

Loredana Raciti

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Una vita in scrittura: Dominica Villa Balbinot

12 mercoledì Ott 2022

Posted by Antonella Pizzo in LETTERATURA, Una vita in scrittura

≈ 4 commenti

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Dominica Villa Balbinot, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

 Una vita in scrittura

Trovo questa rubrica interessante, a partire dalla stessa titolazione. Ma per chi si impegna a rispondere in prima persona, per darne una visione personale, quanto più rappresentativa del proprio sentire, si evidenzia subito che affrontare tale impegno non è cosa da poco.
Dopo averci pensato un po’ proverò a definire come per me si pongono i due termini della stessa titolazione, una vita in scrittura, io ormai ne sono consapevole pienamente nel mio specifico caso: si potrebbero unificare i due termini intendendo con questo che per ciò che si è andando verificando individualmente per me nel tempo e per le modalità con cui il tutto si è venuto a determinare in definitiva la scrittura e la letteratura sono un tutt’uno, si identificano con la mia vita. Continua a leggere →

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Una vita nell’arte: Rodolfo Bisatti

11 martedì Ott 2022

Posted by Maria Grazia Galatà in ARTI, Cinema, SPETTACOLO, Una vita nell'arte

≈ 1 Commento

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Rodolfo Bisatti, Una vita nell'arte

Fotografie dal prossimo progetto cinematografico di Rodolfo Bisatti

Il successo della rubrica “Una vita in scrittura”, l’iniziativa partecipativa dedicata alla scrittura avviata nel mese di marzo scorso, ci ha fatto riflettere che la scrittura è una delle arti nelle quali si esprime il bisogno artistico, culturale, creativo umano, ma non l’unico. Non minore dedizione richiedono: fotografia, pittura, cinema, teatro, scultura, musica… altrettanti fulcri d’esistenza, e compagni di vita. Abbiamo pensato quindi di rivolgere l’iniziativa ad artisti che si dedicano da tempo all’arte e possano essere testimoni di fedeltà ed esperienza nella creazione artistica. Un invito, ma, nel contempo, un omaggio. L’invito è a raccontare, non con le parole asettiche e sintetiche usualmente richieste in una bibliografia, ma in libertà, l’ingresso nell’esperienza d’arte nella propria vita, la chiamata o vocazione, la sua permanenza, l’evoluzione, l’intreccio con le proprie vicende personali, spirituali, una storia quindi fatta di inizi, trame incontri, episodi, traumi, delusioni, soddisfazioni, concorsi, premi, scoperte, emozioni ma anche, se si vuole, raccontare tutto ciò che rende tale l’artista, che costituisce il suo mondo, nella forma che egli ritenga più congeniale: un racconto, poesie autobiografiche o “metartistiche”, fotografie, dipinti, un’intervista a se stessi nella quale porsi le domande che si sarebbe desiderato sentirsi rivolgere e fornire poi le risposte, un video, un file audio sono tutti modi possibili con cui cor-rispondere alla domanda:

Ci racconti la tua vita nell’arte?

Su invito di Maria Grazia Galatà risponde il regista Rodolfo Bisatti

L’Arte? Una forma minima ma necessaria di esistenza

Io non credo esista una vocazione particolare per diventare artisti, la vocazione, semmai, sta nel non esserlo e accettare di condurre una vita in funzione di un lavoro che non ami o ami troppo poco. Non ho alcuna visione romantica dell’arte proprio perché la considero la routine necessaria alla sopravvivenza e non qualcosa di superfluo, di inessenziale; un supplemento facoltativo. Ripeto, quello che pomposamente viene chiamato artista è semplicemente una persona normale che sta vivendo la sua prassi biologica. Nella scala di valori dell’esistenza al primo posto viene il gioco, poi il cibo. Cibarsi senza gioia significa coltivare con rigore la propria malattia.

Trovo insensato il lavoro fine a sé stesso con unico scopo utilitaristico quello di racimolare la paga che ti consenta di sopravvivere per ritornare al lavoro. Aver portato la società a questa condizione ricattatoria è una prerogativa del Potere che è inetto, frustrato, castrato e odia l’arte, per questo cerca affannosamente di riempire tutti i buchi con pattume culturale servile. Ma tornando alle cose essenziali, ci sono moltissime forme di attività creativa, anche il collezionista è ossessionato dalle sue preziose raccolte, il maestro di Yoga, lo sportivo, chi ha l’assillo dell’estetica, chi sa fare bene il proprio mestiere artigianale. Ho conosciuto un fisico che lavora nella robotica, il su discorrere è simile a quello di un mistico piuttosto che a quello di uno scienziato. In sostanza per vivere è necessario avere una passione imprescindibile che può manifestarsi in tante forme. Stringendo il campo a pochi concetti posso dire che l’Arte è lo scopo biologico dell’Uomo. Questa è una frase che ho mutuato da un poeta russo: Joseph Brodsky e che cito sempre molto volentieri. Il mistero non sta in chi crea ma in chi non lo fa e s’accontenta della sua condizione sottomessa. In questa prospettiva credo che la competizione e l’utilizzo dell’arte per primeggiare su altri sia una forma puerile di gratificazione, anche perché è incompatibile con il senso dell’Arte che è quello di creare un ponte con la trascendenza, di attivare un dialogo con Dio e non una competizione per assicurarsi il podio. Per chi obietta che la mia è una visione elitaria e aristocratica, o misticheggiante, dico che tutti i popoli primigeni mettono al primo posto la sacralità dell’arte, con pratiche come lo yoga dell’India, le tecniche del respiro cinesi o la ginnastica viscerale degli antichi Maori, per non parlare del ruolo della danza in tutta l’Africa centro meridionale. E che dire poi del Tibet, dello sciamanesimo nelle regioni siberiane e centro asiatiche. L’arte e la spiritualità sono sinonimi. E qui arriva il punto dolente della questione che è la decadenza dell’occidente che s’è votato anima e corpo, anzi solo corpo, alla materia negando l’anima, sostituendo l’Essere con l’Avere. In questa dimensione materialistica sono stati cacciati gli dei per sostituirli con le cose. La farmacologia del divertimento occidentale è una forma puerile di azione artistica manchevole del suo lato spirituale e per questo foriera di profondo disagio e di perdita di credibilità. È così che s’è creata la spaccatura, la scissione tra artisti e spettatori, divisione impensabile altrove. Distruggendo la tradizione giudaico cristiana ci siamo ritrovati nel nonsense avvenente, in una vita priva di contenuti, disorientati di fronte al ragazzo pakistano che prega, ad ore stabilite, genuflesso in direzione della Mecca. Da noi quando si entra in chiesa per pregare bisogna prima guardarsi attorno per assicurarsi che qualcuno non ti veda, perché è vergognoso invocare, chiedere aiuto, implorare, piangere. E qui il lavoro del cosiddetto artista occidentale si complica perché da un lato deve esprimersi ma anche portare con sé la necessità di ripristinare il primato dello spirito sulla materia. Per tutto il novecento c’hanno provato gli artisti, dal primo all’ultimo, ne citiamo solo una manciata casuale: Kandinsky, Madame Blavatzky, Hilma af Klint , Giorgio de Chirico,  Joseph Beuys , Yoko Ono, Giuseppe Penone, Gina Pane, Hermann Nitsch, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, persino Cattellan, ma l’elenco è molto più vasto ovviamente. Non sono mai riuscito ad intercettare una sola opera d’arte che non fosse una porta spalancata sulla trascendenza. Ricordo lo smarrimento e l’accelerazione della respirazione e del battito cardiaco quando mi sono trovato di fronte a Pesci Rossi di Matisse… Ma pensiamo alle nature morte di Morandi, ai pesci sacri di De Pisis, alle sculture arcaiche di Picasso. Certo le forme e le intensità cambiano, tra le tradizioni millenarie e le iniziative individuali ci sono differenze sostanziali, c’è un grosso dibattito attorno a questa faccenda, cioè sulla data da segnare come inizio della decadenza, c’è chi la fa partire con il Rinascimento, quando l’artista si riappropria del proprio ego. La potenza assoluta di Michelangelo determina una cesura precisa e la Pietà di Milano, la Rondanini, è nel contempo la fine dell’antico e l’inizio e la fine del moderno. Comunque, tagliando corto, nella sostanza, la direzione dell’Arte è la medesima: non c’è arte senza fede e non c’è fede senza arte. La fede per l’artista non è l’apologia della religione, ma il suo opposto, ed ecco il grande blasfemo, il teorico della crudeltà, l’eretico, il bestemmiatore. Artaud rappresenta e incarna lo spirito più profondo, assieme a Nietszche, della spiritualità dell’arte del novecento (retroattivo di un secolo e post attivo di un altro)

Chiunque abbia affrontato un percorso creativo s’è reso conto della limitatezza del pensiero materialista, scientista, di basso cabotaggio, inservibile per chi fa il nostro mestiere. Gli artisti vivono di miracoli e spesso sono costretti alla precarietà, diciamolo pure alla fame o alla follia, ma sono i veri sacerdoti dello spirito, questa verità può irritare e infastidire i burocrati dell’anima, o gli economisti della cultura, ma è piuttosto difficile smontarla. Ma se qualcuno ha i numeri per farlo, ci provi.

Rodolfo Bisatti

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Marco Senesi, “Ante meridiem”, Transeuropa Edizioni, 2021.

10 lunedì Ott 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Ante meridiem, Marco Senesi

dreyma

la galaverna logora le cornee,
non dà scampo:
il cigno malvagio termina il volo strabiliante
nel presbiterio in fiamme,
il tonchio assiderato si ritira nel pertugio fra
la pietra miliare e il muro portante.

nell’androne deserto della scuola, lo specchio
violato dove ha luogo il mio colloquio
con il Caso.
un geco attratto dalla preda scompare nella sfera
di luce, e oltre la porta a bilico
la battilana autistica procede alla cardatura.

l’occhio pigro del turista si stacca
dalla Processione Della Desolata e la vanità
si impossessa di me:
forzare l’alternanza naturale luce/buio,
ripensare i fusi orari,
rimuovere il cobalto dalle ciliegie.

il giorno in cui diminuì la concentrazione
di cloruro di sodio nel mare io compresi
che nulla era nostro-
non sai più avvalerti del vento, e
non ti riaffacci più dalla balaustra di granito come
radiosa dama di corte.

nel ballatoio bacheche con comunicazioni
della parrocchia di quartiere.
una falda acquifera sotterranea è il luogo scelto
dalla mosca olearia per morire, lenta
la cicatrizzazione della ferita:

è tutto.

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Una vita in scrittura: Marco Scalabrino

05 mercoledì Ott 2022

Posted by Antonella Pizzo in LETTERATURA, Una vita in scrittura

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Marco Scalabrino, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

 Una vita in scrittura

L’invito è stato rivolto da Antonella Pizzo a Marco Scalabrino che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite a Marco e grazie altrettante ad Antonella Pizzo

  1. Convintamente siciliano.

 Sti silenzi, sta virdura,

Sti muntagni, sti vallati,

L’à criatu la Natura

Pri li cori nnamurati.

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“Poetry in Music Project in Progress” di Carlo Zarinelli

03 lunedì Ott 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Carlo Zarinelli, Poetry in Music Project in Progress

“Poetry in Music Project in Progress” è un encomiabile progetto di Carlo Zarinelli, una rilettura in musica e canzone di testi poetici, un percorso di condivisione di liriche di singolare intensità talvolta poco note, una forma espressiva altra, un differente linguaggio attraverso l’emozione musicale e vocale. Viene mantenuto inalterato il testo poetico, quello che cambia sono i tempi espositivi perché è indubbio che i versi siano scritti per essere letti uno dopo l’altro per un tempo che non varia mai sensibilmente, mentre quando si fonde con la musica la poesia ne risulta in qualche modo modificata ed è in effetti un’altra rilettura. Ad oggi è stato creato un repertorio di circa quaranta opere, indicativamente su liriche di : Emily Dickinson – Antonia Pozzi-  Aldo Palazzeschi – Sami Al Qasim – Camillo Sbarbaro – Vincenzo  Cardarelli – Umberto Saba – Fernando Pessoa – Costantino Kavafis – Giuseppe Ungaretti  – M.L. Spaziani  – William Shakespeare – Elsa Morante – Eugenio Montale – Nazim Hikmet – Dante Alighieri – Patrizia Cavalli – Franco Loi – Ugo Foscolo – Cesare Pavese –  P.P. Pasolini  e alcuni poeti contemporanei tra i quali Maria Grazia Calandrone, Guido Oldani, Alberto Pellegatta, Umberto Piersanti, Elio Pecora. Nel maggio 2020 il Centro Lunigianese di Studi Danteschi ha lanciato la sfida di musicare il terzo appuntamento di una tetralogia dantesca, il tema filosofico era “IL BUON GOVERNO DEL MONDO” e ha proposto quattro terzine dal Canto XI del Paradiso: il canto di San Francesco (Paradiso/Canto XI  55-66 /50/74). All’opera “IL BUON GOVERNO DEL MONDO”,  realizzata in casa nel giugno 2020 per ovvi motivi, è stato conferito il Premio Lunezia 2020 – Musicare i Poeti e consegnato la scorsa estate in una serata concerto dedicata a Lucio Dalla. https://www.lanazione.it/sarzana/cronaca/una-serata-per-lucio-dalla-al-lunezia-1.6587301

Lo spettacolo musicale “Poetry in Music or Music in Poetry”  è strutturato in modalità differenti a seconda delle ambientazioni: in quartetto / duo / singolo e con la proiezione di immagini ed è stato inserito anche tra gli eventi musicali di BookCity Milano 2021 al Teatro Franco Parenti.
https://www.bookcitymilano.it/eventi/2021/poetry-music-or-music-poetry-2021

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Una vita in scrittura: Antonio Nazzaro

28 mercoledì Set 2022

Posted by Maria Grazia Galatà in LETTERATURA, Una vita in scrittura

≈ 1 Commento

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Antonio Nazzaro, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

Col titolo “Una vita in scrittura” Limina mundi avvia un’iniziativa partecipativa che, come dice lo stesso titolo, vuole mettere in luce quanta dedizione richiede la scrittura e quanto lega a sé diventando fulcro di un’esistenza, compagna di vita

L’iniziativa è rivolta ad autori che scrivono da tempo, che hanno quindi un’ampia esperienza in scrittura, una carriera letteraria alle spalle, possono testimoniare l’atto di fedeltà alla parola. E’ quindi  un invito, ma nel contempo un omaggio.

L’invito è a raccontare, non con le parole asettiche e sintetiche usualmente richieste in una biobibliografia, ma in libertà, l’ingresso della scrittura dentro la propria vita, la chiamata o vocazione, la sua permanenza, l’evoluzione, l’intreccio con le proprie vicende personali, spirituali, una storia quindi fatta di inizi, trame incontri, episodi, traumi, delusioni, soddisfazioni, concorsi, premi, scoperte, emozioni ma anche, se si vuole, raccontare tutto ciò di cui lo scrittore è “fatto”, il suo saper fare anche oltre l’atto della scrittura in qualunque ambito sente appartenergli: professionale, creativo, artigianale, degli affetti… senza limiti, in linea con lo spirito del sito.

Libertà anche nella forma: un racconto autobiografico romanzato, un “automatismo ritratto”, cioè un proprio ritratto in scrittura automatica, un flash su un episodio o persona importanti o significativi del proprio percorso,  un’intervista nella quale le domande sono formulate e le risposte sono date sempre dallo stesso autore, persino una singola poesia o raccolta di poesie che l’autore riconosce come “autobiografiche” sono modi possibili con cui cor-rispondere oppure rispondendo semplicemente alla domanda: Ci racconti la tua vita in scrittura?

L’invito è stato rivolto da Maria Grazia Galatà ad Antonio Nazzaro che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite, Antonio e grazie altrettante a Maria Grazia

Intenti di scrittura

Della poesia ho i calzini rotti / le unghie sporche / e la barba mal tagliata / un posacenere pieno / una pancia appoggiata / graffi del grattarsi / e una finestra / aperta

Lui è seduto davanti al computer, il posacenere colmo, e cenere sulla tastiera, colpita come si faceva con le macchine da scrivere. Il ventilatore aggrappato al soffitto taglia un’aria fumosa.
Si accende un’altra sigaretta, scrive: ……………………………………………………………

Batte con due dita, la sigaretta tra i denti. Lo vedo con la faccia di chi scrive appunti che non rilegge. Lo vedo cercare immagini nello schermo, si allontana e si avvicina: non per vedere meglio, per sostenere un dolore. Lo vedo non alzare lo sguardo dai tasti come a fuggire il suo volto riflesso nello schermo.

*Inconscientemente yo levanté los ojos a la torre bárbara que dominaba el vial larguísimo de los
plátanos. Encima del silencio hecho o vuelto intenso ella revivía su mito lejano y salvaje: mientras por visiones lejanas, por sensaciones oscuras y violentas otro mito, también este místico y salvaje me recorría por momentos a la mente. (…)
(“La noche” de Dino Campana Suramericano-Cantos Órficos, Abisinia Editorial, 2022. Traduzione di Antonio Nazzaro)

Caracas per ogni stella ha una donna. L’Avila si pavoneggia alla luna. Caracas è una femmina danzante. L’Avila suona un triste ballo. Caracas è assenza di clacson nel ritmo di un ballo inchiodato sulle spalle di donne costanti, che portano la città in borse troppo grandi. Sono mani nervosamente magre quelle che tolgono la cenere dallo schermo. Le punte delle dita tradiscono passi di danza sulla tastiera. Caracas è canto di pioggia, suoni di tamburi e vita che strabocca dai tombini. L’Avila muove maliziosa i capelli all’aria.

Lo vedo fumare appoggiato al gomito cercando mappe di città come foto ricordo.

Di dove sei?

Tram leggeri scorrono sull’asfalto che si fa ponte per correre tutto d’un fiato la scalinata di un qualche sagrato. Di dove sei? Ogni volta che gli fanno questa domanda resta a pensare.
La casa che aspetta si disegna tra strade che attraversano oceani e le onde s’infrangono su marciapiedi forse tutti uguali. Non si lascia una terra per cercarne un’altra, si cerca una terra solo quando non ne hai una.
Torino offre un cielo da cartolina e sedili di legno sui tram. Gli occhi prendono i colori e li dipingono in un vivido bianco e nero. Muoversi per Città del Messico è come muoversi in universi più o meno ordinati sono 40 milioni le persone che la percorrono. Lo vedo con la faccia di un emigrante che non ha storia. L’ aria canta: ” México Lindo y Querido Si muero lejos de ti Que digan que estoy dormido Y que me traigan aquí”. Entra por la ventana/esta noche suramaericana/escrita en italiano…

Torino è la distanza tra la terra e la punta della Mole che misura il cielo.
Città del Messico ritmi sconosciuti / attraversano le strade / fanno danzare la metro / violini, mormorio incessante / fisarmoniche a auto…
Cozumel abbiamo perso i sogni qui / su questa barca di pietra e selva / a nuovi porti andando (…)
onde che approdano / al lungomare stancamente appoggiato all’orizzonte…
Caracas el paso infinito de la belleza suspendida / y caderas de ritmos de la tierra. / En el pecho cimas que alcanzan las estrellas / las uñas como casas que se agarran una encima de otra / de la pobreza que roza / los brazos avenidos hacia el infinito

vivo in un paese che si spara / come si mangiano le caramelle / e le mani che stringono il calcio
/ non hanno pallone / ma vanno ancora / in pantaloni corti / con occhi spenti / che non hanno /mai visto il mare / a disegnare /i sorrisi / delle onde

Al funerale di un delinquente le ragazze a cavalcioni sulla bara a muovere i fianchi e il culo: un ultimo meneo all’amato. Perché o sei madre o sei donna del malo, uniche identità possibili nei barrios: con la dittatura, la democrazia e il socialismo. Qui aprire le gambe o premere un grilletto non fa differenza e la notte scende sui buoni e sui cattivi. Il problema è chi vedrà l’alba. (Caracas, 2017)

ma ancora mi tuffo in un oscuro caffè d’America / e brucio tabacco d’India / sul veleggiare di questa finestra.

amori dalle lingue diverse / seduti su questo viaggio/ riconosciuti da un solo bacio / come una promessa aperta.

Antonio, omonimo venezuelano d’Abruzzo, mi riceve con l’immancabile itañolo:

«Hola como stai?», e prima che possa rispondere «ho visto tua madre, parece che

sta bien e tuo padre mejora».

Per Daniela Nazzaro (sorella)

A te che non leggerai
ma come ti racconto
sulla tua sedia dalle ruote che non girano
sulla tua testa che non, che non sta su
e gli occhi ad indicare il nord e il sud
il sud di quest’amore
che non ha parole
ma raccoglie con la mano
la tua bava che cade
che cade su un bavaglino
dai cinquant’anni.

Dai cinquanta anni di silenzi.

*

A mio padre

Ho una poesia
solo per te:

click

tu che fotografi me
che scrivo te.

*

Malattia. Tredicesimo giorno. Pioggia.

Scendo a vedere il tuo sonno. La pioggia scivola lenta lenta sui vetri. Non entro. Dalla porta con paura guardo se il tuo petto si muove nel gesto del respirare. Alla memoria si accalcano i ricordi ma con un gesto della mano li allontano. Hai bisogno del mio presente e io di sostenere il tuo. Ma inciampo in quel tuo prendermi in giro per il mio andare dal barbiere anche se sono davvero pochi i capelli. Solo voglia di sorridere nonostante tutto e tutti. Nascondo il pianto sul lavandino del bagno e dal lucernaio la pioggia dà il ritmo. Vorrei chiederti scusa per tutto il male che ti ho fatto quando la furia correva per le vene a macchiare le camicie di sangue. Ma non serve. Ogni scalino sembra un paramo andino. Sono qui madre con un bacio pronto per il tuo risveglio. Il sugo di pomodoro e gli spaghetti sono quasi pronti. Un bacio tuo o mio poco importa. Siamo noi: Zambonina e il disgraziato. Bacio ma’.
(16 settembre 2021)

Sono odori a scoprire il sesso e qualcosa chiamato amore e un tram che ruba la

mattina.

Di te so poco:
la lunghezza delle tue braccia
il tempo dei tuoi baci
quelli umidi dell’amore vorace
e quelli lenti dell’amore quotidiano.

Il taglio degli occhi
e l’incedere scalza.

Il movimento dei seni
a cui accordo il respiro
quel gesto tuo
di spostare i capelli
quello che so
è che quando arrivi
e ti siedi in un sorriso
sogno.

*

(…) Si dovrebbe affrontare il giorno
ma la testa si gira
sotto il cuscino del tempo
ad allungare la notte
che abbraccia
l’odore di te.

*

sono carezze a delineare gli occhi come carovane dai carichi esotici

carezze patagoniche
lunghe da poter toccare il freddo polo e scatenare le passioni infinite di Capo Horn

carezze platensi orientali
capaci di mantenere il limite dell’onda del piacere tra un’acqua dolce e una salata

carezze andine
salgono e scendono senza posa e corrono sotto il mare sotto la pelle

carezze caraibiche
muovono i fianchi e con i talloni rubano il danzare della terra

carezze di selva
tessono i corpi a dare un’ombra umida dove scivolare

carezze nostre
ancora tutte da inventare

*

e sono di nuovo qui su questo farsi della notte
appoggiato tra luna e Ande a spiarti le gambe
a farle pontili di navi da passare in rivista
meticolosità lenta di chi non vede terra

ma la aspetta dietro il gesto consueto
quell’andare della mano tra viso e capelli
carezze non date mille volte sfiorate
distanza è una parola perduta nell’oceano

avvicino le tue labbra il tuo respiro sospesi
tra le Ande e la luna ti disegno amore mio
solo questo volevo dirti

L’emigrante lo riconosci / perché anche sotto il sole del mezzogiorno / disegna / due ombre.

Sono un emigrante
figlio di emigranti.

Non ho razza né terra
ma solo un cielo di stelle.

La mia lingua è una nuvola
che insegue il vento.

Muoio e rinasco al toccare terra.

*

il silenzio
di tante lingue

lo sguardo
di tanti orizzonti

la solitudine
di ogni terra

masticare terra ed acqua

l’essere emigrante
non ha fine

*

L’albero

Io
ho un albero
piccolo molto piccolo
senza terra e senza radici.

Mi accompagna da sempre
i suoi rami non hanno foglie né frutti
ma sta nella mia valigia
di emigrante.

E forse un giorno
riusciremo a piantarci.

(…) Quello stesso anno, avevo quindici anni, insieme a mio cugino Dario comprammo il primo biglietto ferroviario Interrail decisi a raggiungere il sole di mezzanotte. Fu l’inizio di un viaggiare che non si è ancora fermato. Quando a Narvik, in Norvegia, ci trovammo di fronte a questo tramonto che non tramonta con i compagni di viaggio, mentre alcuni cantavano Because the Night di Patti Smith, io leggevo quella frase: “Quiere Usted Mate? uno spagnolo professe a bassa voce, quasi a non turbare il profondo silenzio della Pampa (…)”. Mi separai dal gruppo immaginando che là, al di là dell’orizzonte ci fosse La Pampa. Molti anni dopo partivo per un viaggio in America Latina che doveva durare quindici giorni e sono diventati più di vent’anni. (…)

.¿Quiere usted Mate? Recibí el vaso y chupé la caliente bebida.
…..Tirado en la hierba virgen, de cara a las extrañas constelaciones yo me iba abandonando entero a los misteriosos juegos de sus arabescos, acunado deliciosamente por los ruidos atenuados del vivac. Mis pensamientos fluctuaban: se subseguían mis recuerdos: que deliciosamente parecían sumergirse para reaparecer a ratos lúcidamente trashumantes en la distancia, como por un eco profundo y misterioso, dentro de la infinita majestad de la naturaleza. (…)
(Pampa, de Dino Campana Suramericano-Cantos Órficos, Abisinia Editorial, 2022. Traduzione di Antonio Nazzaro)

Antonio Nazzaro

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Una vita in scrittura: Lucetta Frisa

21 mercoledì Set 2022

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, Una vita in scrittura

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Lucetta Frisa, Una vita in scrittura

omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

Col titolo “Una vita in scrittura” Limina mundi avvia un’iniziativa partecipativa che, come dice lo stesso titolo, vuole mettere in luce quanta dedizione richiede la scrittura e quanto lega a sé diventando fulcro di un’esistenza, compagna di vita

L’iniziativa è rivolta ad autori che scrivono da tempo, che hanno quindi un’ampia esperienza in scrittura, una carriera letteraria alle spalle, possono testimoniare l’atto di fedeltà alla parola. E’ quindi  un invito, ma nel contempo un omaggio.

L’invito è a raccontare, non con le parole asettiche e sintetiche usualmente richieste in una biobibliografia, ma in libertà, l’ingresso della scrittura dentro la propria vita, la chiamata o vocazione, la sua permanenza, l’evoluzione, l’intreccio con le proprie vicende personali, spirituali, una storia quindi fatta di inizi, trame incontri, episodi, traumi, delusioni, soddisfazioni, concorsi, premi, scoperte, emozioni ma anche, se si vuole, raccontare tutto ciò di cui lo scrittore è “fatto”, il suo saper fare anche oltre l’atto della scrittura in qualunque ambito sente appartenergli: professionale, creativo, artigianale, degli affetti… senza limiti, in linea con lo spirito del sito.

Libertà anche nella forma: un racconto autobiografico romanzato, un “automatismo ritratto”, cioè un proprio ritratto in scrittura automatica, un flash su un episodio o persona importanti o significativi del proprio percorso,  un’intervista nella quale le domande sono formulate e le risposte sono date sempre dallo stesso autore, persino una singola poesia o raccolta di poesie che l’autore riconosce come “autobiografiche” sono modi possibili con cui cor-rispondere oppure rispondendo semplicemente alla domanda: Ci racconti la tua vita in scrittura?

L’invito è stato rivolto da Antonella Pizzo a Lucetta Frisa che l’ha interpretato come segue.

Grazie infinite, Lucetta e grazie altrettante ad Antonella Pizzo

La vita in scrittura

Sans passion il n’y a pas d’art – ha scritto Henri Matisse. La poesia è libertà dello spirito, l’unica libertà che ci resta in condizioni di prigionia, fisica o morale. Forse la poesia mette radici e ali proprio in questa condizione. Un esempio per tutti: Osip Mandel’stam che, esiliato, scrive i suoi Quaderni da Voronez. La poesia è un lavoro duro e ostinato perché la parola poetica voli oltre ogni tipo di sbarre. Ogni esercizio poetico, fin dall’adolescenza, corrisponde specularmente a un esercizio di conoscenza, di approfondimento della realtà, di conquista di un’altra vista. Una sorta di veggenza, simile a quella del mistico. Si può essere mistici religiosi come mistici laici, anche atei, e cercare comunque conoscenza, vivere “in stato di poesia”. Scrive il poeta catalano Gabriel Ferrater: “scriviamo poesia per il desiderio di vedere fin dove possiamo elevare l’energia emotiva della lingua.”

Fin dall’inizio la poesia era, per me, un “qualcosa” fatto di parole che nasconde un messaggio misterioso e desta uno stato di allarme,  di stupore. Il suo ruolo è quello di mantenere viva e accesa la ribellione allo status quo, la resistenza alla superficialità dilagante, nella lingua come nel pensiero come nel modo di porsi nella vita e nella società. La poesia contiene in sé, come osserva Novalis, tutta la realtà nella sua interezza simultanea e contraddittoria. E arriva da un’emozione, di qualunque natura essa sia: certe emozioni non colpiscono solo il cuore ma la mente. Può essere la parola letta e ascoltata, un concetto filosofico, un’immagine quotidiana o imprevista, un’immagine d’arte o della natura. Dall’esterno penetra – a nostra insaputa – nella nostra interiorità, che la rielabora e traduce in parola. Tutto può diventare poesia. Siamo noi gli alchimisti, noi i ribelli controcorrente, noi che dobbiamo preservarne lo spirito dalle aggressioni che continuamente la minacciano. Per me un punto di partenza dello scrivere versi è una  malinconia accidiosa, mista fra pensiero nomade e magico stupore, che crea dentro di me uno stato di malessere, di torpore, dal quale mi devo liberare scrivendo. Ed è il ritmo, naturalmente, la struttura vertebrale di una poesia, la caratteristica principale che la distingue dalla prosa, oltre che l’impasto sonoro, timbrico, di cui era maestro insuperabile Gerard Manley Hopkins,  Hopkins diceva che la sua metrica si adattava strettamente al suo tempo emotivo. Da parte mia, concepisco la poesia come uno spartito musicale. In poesia non c’è una qualità separata dalle altre. Tutte dovrebbero coesistere (parlo al condizionale, che è la forma verbale del desiderio): il senso del mistero, la sua intensità, la visionarietà, l’asciuttezza. E naturalmente, il ritmo, che è la mia ossessione principale. Dopo averla letta o scritta, la poesia deve lasciarmi lì, con le orecchie che ronzano, e la sensazione di avere capito poco ma di essere turbata da quanto non ho capito: Quell’istante, rigoroso e vertiginoso, è la mia esperienza poetica.

È dal buio che scrivo.

Le parole ad una ad una escono alla luce, prendono un corpo,

sfavillano. Legano te a me.

Se le cancello

rientriamo nel buio.

Ma il ponte crollato

non esiste più.

Ne rifaremo un altro, dicono.

Comporre un verso o un ponte

è strutturare

la vibrazione di una colonna vertebrale

sognare

ancora un nesso

perché le parole con le macerie non restino

inerti strumenti sul fondo.

Ciò che è compiuto appartiene subito al regno dei morti.

Solo quello che è ancora da fare è eterno.

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Giuseppe Settanni, “Affreschi strappati”, Edizioni Ensemble, 2022.

16 venerdì Set 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Affreschi strappati, Giuseppe Settanni

Postfazione di Ilaria Triggiani

Cosa fa di un verso, una poesia? Cosa rende un uomo, anche un poeta?

Sono queste le domande da porsi al termine di Affreschi strappati, terza pubblicazione di Giuseppe Settanni, arrivata un po’ insieme alla stessa maturità anagrafica dell’autore. Forse perché, già dal titolo, si avvertiva un senso di rottura, un piccolo momento – o motivo? – di ribellione, un’inquietudine non ancora risolta, ma finalmente rivelata. Continua a leggere →

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