25 Aprile

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foto di Loredana Semantica

Il 25 aprile ricorre una delle più importanti festività civili della Repubblica italiana, rappresenta il nostro Anniversario della Liberazione e ricorda la fine dell’occupazione tedesca in Italia e del regime fascista. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia il 16 aprile del 1945, mentre le forze alleate risalivano la penisola, proclamò l’insurrezione di tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti ed emanò dei decreti legislativi assumendo il potere in nome del popolo italiano e come delegato del governo italiano. Furono così liberate Bologna, Genova, Venezia e pian piano tutte le città del nord Italia. La data del 25 aprile venne stabilita ufficialmente con la legge n.260 del 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato, perché rappresentò il momento di maggior azione e coinvolgimento militare da parte della Resistenza; il 25 aprile del 1945 i partigiani liberarono le città di Milano e Torino, anche se in realtà gli attacchi ai presìdi nemici e le azioni di sabotaggio continuarono fino ai primi giorni di maggio. Ne furono protagonisti molti uomini e donne, appartenenti a classi sociali e gruppi politici diversi, uniti però da un comune ideale di libertà e giustizia. La Liberazione metteva fine a vent’anni di dittatura e a cinque di guerra. Continua a leggere →

Meno di così

Nella tua bocca il sapore della frutta sul ramo, quando è vivo – e palpita – il cordone del picciolo. Stretta in abbraccio alla tua scorza sento tra i fili della placenta dell’albero la linfa che ancora corre a gara con il sole. Gli stomi sulla pelle delle foglie respirano verde e ombra e la polpa d’acqua e zuccheri  è il suono sulla lingua  dei tuoi baci  che inventa una parola di freschezza al sangue.  L’umido della  tua saliva mi  rovescia il viso  e ti guardo  da  dietro  la corteccia delle ossa. Gemme fuori stagione sfrigolano aprendosi al sospiro delle radici.

Meno di così è poco.
Meno di così, rinuncio.

Il nome della rosa

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gaioshake

“William Shakespeare”, ritratto di John Taylor

Nei 400 anni dalla morte di William Shakespeare (Stratford on Avon 23 aprile 1564 – Stratford on Avon 23 aprile 1616), abbiamo pensato di rendere omaggio al grande drammaturgo e poeta inglese attraverso le sue stesse parole. Continua a leggere →

Il messaggio dell’imperatore

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foto di Loredana Semantica

 

di Franz Kafka

L’imperatore – così si dice – ha inviato a te, al singolo, all’umilissimo, suddito, alla minuscola ombra sperduta nel più remoto cantuccio di fronte al sole imperiale, proprio a te l’imperatore ha mandato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto inginocchiare il messaggero accanto al letto e gli ha bisbigliato il messaggio nell’orecchio; tanto gli stavi a cuore che s’era fatto ripetere, sempre nell’orecchio, il messaggio. Con un cenno del capo ne ha confermato l’esattezza. E dinanzi a tutti coloro che erano accorsi per assistere al suo trapasso: tutte le pareti che ingombrano sono abbattute e sulle scalinate che si ergono in larghezza ed in altezza stanno in cerchio i grandi dell’impero; dinanzi a tutti questi ha congedato il messaggero. Continua a leggere →

Pionieri o epigoni?

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Caricatura di Charles Darwin, acquerello di George Richmond

Quando si vuol parlare di tradizione, imitazione, moda, creatività, libertà si rivela di indiscussa attualità un saggio giovanile di Luigi Pirandello dal titolo Sincerità, pubblicato nella rivista Ariel nel 1898. L’imitazione, freno alla creatività, si è imposta sempre di più come dipendenza da un modello di successo, facile ripetizione di una strategia consolidata. In Illustratori, attori e traduttori del 1908 Pirandello afferma che nel passaggio tra creazione e realizzazione deve costituirsi l’originalità, un equilibrio meraviglioso tra istinto e ispirazione. Già nel 1899, in L’azione parlata, pubblicata sul «Marzocco», gli era chiara l’impossibilità di imitare e riprodurre la vita: anche l’atto di creare la propria vita non è mai libero piuttosto determinato dalle convenzioni, dalla moda, dal compromesso sociale.  Continua a leggere →

La finestra

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tante finestre

la foto “Windows” è di Loredana Semantica

Cos’è un blog? Io dico, a rischio che la mia sembri una definizione scontata, che è una finestra sul mondo.

Da una finestra si osserva il cielo, la strada, i passanti, gli alberi che stormiscono lì in fondo e l’orizzonte di dolci colline, un pezzetto di mare in un angolo della visuale. Magari è un mare grigio e sbiadito, stretto nel rettangolo tra il profilo dell’edificio color rosa antico e quello del palazzo adiacente giallo paglierino. A volte la veduta è squallida, sporgendo su una montagna d’immondizia o altro contesto di degrado, più spesso è un paesaggio urbano, palazzi e calcestruzzo, qualche cortile. Continua a leggere →

INTERVISTA

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“Dell’acqua che cade dal cielo noi nulla sappiamo”
dissero i fiori a chi domandava loro
“Sappiamo che veniamo da un seme
ma era molto tempo fa.
Sappiamo il ronzio di quelle che volano
la confusione dei pollini che lasciano andando via
sappiamo il fresco della terra bagnata
il sapore di bene che viene da laggiù.
Ma nulla, proprio nulla di nuvole e pioggia.
Tu dici che sono nostre amiche?
Allora siano le benvenute” conclusero.
Poi tornarono al loro lavoro di operosa bellezza.

Alessandra Fanti

La casa di Asterione

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Trent’anni fa si spegneva a Ginevra lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, uno degli scrittori più amati e apprezzati del XX secolo. Sperimentò e coltivò con passione diversi generi: poesia, saggistica, narrativa, fino a giungere all’elaborazione di una sua personale estetica. Nel 1984, infatti, in un’intervista comparsa sul quotidiano Il Tempo, al poeta italiano Luciano Luisi, che gli chiedeva se ci fosse differenza tra la poesia e la prosa, Borges rispose: “La differenza è nel lettore più che nel testo. Chi legge una poesia si aspetta emozioni, chi legge prosa si aspetta argomenti e informazioni, ma essenzialmente sono uguali. Io ho provato tutte le forme di espressione, ma non c’è differenza. Una differenza tipografica forse, ma nient’altro.” Continua a leggere →

Quattro legni

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Non son legno di te
ma son foglia di tè
sono seme di me…
come un’aria di bach
me ne fuggo da te
per riassumermi in me
come un organo che
in ginocchio da te
fa dell’ autodafè
per scaldarsi il popò

*

Non son legno di te
sono solo l’abaco
da cui staccavi
la paroletta invano.

*

Non son Renzo di te
né legno, né ramo del lago
né mago del fico
né bravo, né don Rodrigo
ma abbondo in legnate schivate
in botte ammaccate
sonore bastonate che ricevo soave
e che stivo, lucido e recidivo
corrivo compongo da solo
il più corrosivo dei versi.
Lucia è una innominata nostalgia
sulla riva sinistra del ramo.

*

non son legno di te
più niente di me è l’albero
più niente di te è mia carne
siamo fatti frutto e corteccia
ma conservo ancora memoria
del tuo scheletro nel seme che nascondo
e tu di me l’aspro del sapore
nel succo del bacio che ci legava al ramo
non sono quel fiore tuo colorato
che tanto amavi sventolare
né quel bocciolo indurito dal gelo
e del frutto di cui ognuno è stato
e di ogni seme, in un giorno ventoso
sarà fatta fiamma.

Francesco Tontoli

La destabilizzazione mondiale

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indomeni

Foto dal web: profughi a Indomeni

Credo sia sotto gli occhi e le orecchie di tutti che soffiano venti di bufera sul mondo. L’ultima notizia che getta un ponte d’ansia tra la nostra penisola e il nordafrica si chiama invio di truppe militari in Libia.

Uno spettro si aggira per il mondo e si chiama guerra. Non è cosa nuova sulla faccia della terra, ma ultimamente la guerra è uno degli spettri che popolano anche gli incubi europei.

La realtà ci mostra solo a sprazzi, grazie a un’informazione manipolata, la sofferenza di popoli che protestano senza avere ascolto, che fuggono senza avere accoglienza, coi governi incapaci di dare sicurezza e sviluppo, di convertire tribù in popolazione, individui in cittadini.

Sono in atto, spostamenti di massa motivati dal profondo malessere che induce le persone a preferire l’ignoto e l’incertezza, alle certezze della fame, rovina, guerra, sofferenza che patiscono nel proprio paese d’origine. Continua a leggere →

DOMENICA

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Quello che non so ha ali da offrirmi.

Io ringrazio, accetto, indosso, volo.

Il cielo è più freddo dell’azzurro, visto dall’alto.

È come infilare le mani nell’acqua dell’inverno.

Paiono infinite le dita da lassù.

Toccano le carezze lontane.

Commosse, anche le unghie pregano.

Alessandra Fanti

Non gridate più

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foto by Loredana Semantica

Cessate d’uccidere i morti,

non gridate più, non gridate

se li volete ancora udire,

se sperate di non perire.

 

Hanno l’impercettibile sussurro,

non fanno più rumore

del crescere dell’erba,

lieta dove non passa l’uomo.

 

GIUSEPPE UNGARETTI (1888-1970)

Vita d’un uomo, 1966, Oscar Mondadori pag.180.

La sorella di Shakespeare

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Nel 1929 la scrittrice britannica Virginia Woolf pubblica un saggio narrativo dal titolo Una stanza tutta per sé. La scrittrice osserva che per secoli alle donne è stato negato l’accesso alla cultura ed è stato loro imposto un ruolo esclusivamente domestico. Secondo la Woolf, per dedicarsi alla letteratura occorrono alcune condizioni indispensabili: la disponibilità di denaro e una stanza per sé in cui poter scrivere. Il centro della narrativa “al femminile” è la casa, il luogo appartato in cui isolarsi per riflettere e scrivere, la “stanza tutta per sé” per l’appunto che la Woolf suggeriva alle studentesse del Newnham e del Girton College di Cambridge. Continua a leggere →

Spigolature

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La mutazione postmoderna dell’uomo occidentale in primis, sta nell’aver sostituito a livello profondo i valori spirituali, etici, morali, dell’umanesimo – e in qualche modo gli ideali e l’utopia – con degli atteggiamenti interiori, mentali, ideologici, legati strettamente ai modelli esistenziali indotti da una cultura pubblicitaria onnivora e onninclusiva, dove non solo l’oggetto di consumo è il protagonista ma anche il contesto sociale, l’evento, la situazione in cui l’oggetto è inserito, vale a dire un intero scenario esistenziale che diviene fine subliminale e valore, paradigma di soddisfazione, piacere, gioia e felicità, e ancora spinta indiretta al conformismo e all’identità sociale condivisa e di massa. Continua a leggere →

… “chi è solo bello, resta bello all’occhio. Ma chi ha valore sarà bello sempre” …

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Dai primi sguardi al corteggiamento, dallo scoppio della passione al suo soddisfacimento, dai dubbi della gelosia ai tormenti del tradimento o della separazione, l’amore rappresenta sicuramente un’esperienza universale. Ed è naturale che un fenomeno così complesso in cui convivono sentimenti misteriosi e spesso contraddittori e sconvolgenti sia al centro della poesia. Il tema dell’eros e le strane ambivalenze dei moti sentimentali sono ben presenti nella poesia antica: bisogna però cogliere le forti differenze di sensibilità che corrono, nella trattazione di tale motivo, tra gli scrittori moderni e gli antichi.
“E allora – dissi – che cosa sarebbe Amore? Un mortale?” “Per nulla” “Ma che cosa allora?” “Come i casi precedenti – rispose – qualcosa di intermedio tra il mortale e l’immortale” “Che cosa, dunque, Diotima?” “Un gran demone, Socrate, perché tutto ciò che è demonico è intermedio tra dio e mortale”. Continua a leggere →

Come spigole sott’acqua

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foto by Loredana Semantica

 

COME SPIGOLE SOTT’ACQUA

Ogni tanto di notte
mi vengono a trovare
portano scarpe di pezza
non sanno camminare
ma, strano davvero strano:
sanno cantare,
hanno la voce come le spigole
sott’acqua,
come chi conosce il
suono delle rocce
e della luna appena nata.
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Il Dio dei bambini

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,Avevo scritto il testo in corsivo più sotto per i bambini siriani coinvolti in una guerra che segnerà inevitabilmente l’intera loro esistenza o ha già causato la loro morte.

L’avevo scritto qualche giorno fa prima dei recenti attentati in Iran a sud di Bagdad e in Pakistan a Lahore. In entrambi un kamikaze si è fatto esplodere seminando il suo carico di terrore, distruzione, dolore. Gli attentati hanno avuto come obiettivo momenti di vita di serenità e festa: a Bagdad la premiazione di un torneo di calcio, a Lahore un parco dove molte famiglie si erano riunite a festeggiare la Pasqua. Continua a leggere →

“Muore giovane chi é caro agli dei”. La storia d’amore di Simonetta e Giuliano

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“Muore giovane chi è caro agli dei”. Una citazione del commediografo greco Menandro sicuramente nota negli ambienti raffinati dell’Umanesimo fiorentino del circolo più vicino a Lorenzo il Magnifico. Una data. 28 aprile 1476. Un nome, Simonetta, che oggi pochissimi ricordano, ma il cui volto tutti hanno visto e ammirato nelle opere del più limpido cantore della stagione della bellezza fiorentina, Sandro Botticelli. Lei, Simonetta Cattaneo Vespucci, ninfa vagheggiata dai versi di Agnolo Poliziano nelle Stanze, e prefigurata nell’Euridice della Fabula di Orfeo, pagò il tributo all’immortalità della sua bellezza con il prezzo più alto, la morte. Lei, già morta, divenne mito sottratto all’erosione del tempo, volto-immagine di quel Neoplatonismo laurenziano che doveva rappresentare la cultura elitaria della corte medicea quale sigillo del potere familiare e personale del Magnifico, segno distintivo di un’eccellenza nelle lettere e nelle scienze filosofiche che faceva brillare come un diamante Firenze al volgere dell’ultimo quarto del secolo. L’elaborazione di un mito creata, si può dire, a tavolino. Continua a leggere →