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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Marco Senesi, “Ante meridiem”, Transeuropa Edizioni, 2021.

10 lunedì Ott 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Ante meridiem, Marco Senesi

dreyma

la galaverna logora le cornee,
non dà scampo:
il cigno malvagio termina il volo strabiliante
nel presbiterio in fiamme,
il tonchio assiderato si ritira nel pertugio fra
la pietra miliare e il muro portante.

nell’androne deserto della scuola, lo specchio
violato dove ha luogo il mio colloquio
con il Caso.
un geco attratto dalla preda scompare nella sfera
di luce, e oltre la porta a bilico
la battilana autistica procede alla cardatura.

l’occhio pigro del turista si stacca
dalla Processione Della Desolata e la vanità
si impossessa di me:
forzare l’alternanza naturale luce/buio,
ripensare i fusi orari,
rimuovere il cobalto dalle ciliegie.

il giorno in cui diminuì la concentrazione
di cloruro di sodio nel mare io compresi
che nulla era nostro-
non sai più avvalerti del vento, e
non ti riaffacci più dalla balaustra di granito come
radiosa dama di corte.

nel ballatoio bacheche con comunicazioni
della parrocchia di quartiere.
una falda acquifera sotterranea è il luogo scelto
dalla mosca olearia per morire, lenta
la cicatrizzazione della ferita:

è tutto.

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~A viva voce: 71~

08 sabato Ott 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Francesco Palmieri, Solo parole d'amore

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/10/voce-057.m4a

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~A viva voce: A mia figlia~

01 sabato Ott 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Biografie, Francesco Palmieri

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/09/a-mia-figlia.m4a

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~A viva voce: e allora mi sono messo in viaggio~

24 sabato Set 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Francesco Palmieri, Mr Hyde o del profondo abisso

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/09/voce-055-1.m4a

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Versi trasversali: Gianni Marcantoni

23 venerdì Set 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Gianni Marcantoni, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

GIANNI MARCANTONI

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Canto presente 58: Cristina Simoncini

20 martedì Set 2022

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

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Canto presente, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Cristina Simoncini

quando mi osservo da lontano
cercando tracce di un piano nel mio tempo
non vedo un essere compiuto
gli incastri assennati di una vita
piuttosto i pezzi sparsi, il corso sordo delle cose
non una trama ma un vasto repertorio
di me mai state fino in fondo, una babele
di disperse – ognuna intenta a far mondo,
a recitare da sola la sua parte

*
mia madre non è morta in una volta sola
non l’ha spenta un ultimo fatidico respiro
come succede al resto della gente
se n’è andata con calma cominciando dai piedi
che si son fatti duri e gelidi come nelle statue
interrompendo il transito dei passi
poi è toccato al marmo delle braccia
arreso in una croce sul torace
che a fatica sotto quel peso si sollevava
gli occhi impauriti sono rientrati
nell’abisso insondabile dell’interiore
l'ultimo è stato il naso scolorito
che sventolava a mezz’asta in segno di commiato
quel poco di lei che rimaneva
stava intanato nel muscolo cardiaco
diffondeva nell’aria piccole pulsazioni
un alfabeto Morse con cui esortava
le persone amate, Su, fate presto, salutate!

*
giorni severi, eravamo assediati
da sconfitte, eppure proiettavi un sorriso
che avremmo cercato invano sulla bocca:
si riversava da uno scatto – una frattura,
lasciando una coda di luce nella stanza

*
negli occhi di mia madre a giorni
brillava una luce inviolabile
c’è sempre un segreto negli altri
una maniera di mancare
la vedevo affacciarsi a una finestra
e con un tintinnio innocente di parole
scivolare fuori dal suo vero
allontanare il grido dalla bocca

*

lo spazio intorno a te un colmo
ogni punto pervaso di prodigio
e piedi in fila, uno dopo l’altro
un’invasione – l’attrazione esercitata
dal mutare di colpo degli sguardi
quotidiano animato qui e ora

spiava taciturna in controluce
gli occhi puntati sulla filigrana
soffriva del filamento lucente
latenza del vero che in te affiorava
saldatura dietro la trasparenza
sapeva bene che non era sua

*
se non abitavate nella casa
accadeva qualcosa – ogni stanza
restava solidale col suo volto
in quel vuoto la vitalità si attardava
risaliva piano le pareti
piccoli angeli ammassati sulle
mensole cadendo nella memoria
seminavano colori, il tempo stava
nascosto negli armadi, nell’ottusa
misericordia dei vestiti

non è vero che una vita
è una volta sola, una volta
è l’avvertimento del destino

*
adesso prova a immaginare
la bambina che vola
sulla discesa scardinata
niente appigli
la bici senza freni
apre i piedini come ali
su un turbine di sassi
è leggera dentro la paura,
veloce – non ha tenuta
non c’è memoria di vita
che si oppone, il sole
la segue da dietro
prima di sparire

non saprei come chiamare
l’istante in cui la testa
si rapprende in un’ipotesi
di morte – la periferia
inclina verso il niente
fa buio tra gli alberi
educati nei giardini –
se avrai fortuna
dal muro sbucheranno
braccia rampicanti
sarà uno sconosciuto
a rinnovarti il giorno.

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~A viva voce: Non sono un poeta vero~

17 sabato Set 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/09/non-sono-un-poeta-vero.m4a

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Giuseppe Settanni, “Affreschi strappati”, Edizioni Ensemble, 2022.

16 venerdì Set 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Affreschi strappati, Giuseppe Settanni

Postfazione di Ilaria Triggiani

Cosa fa di un verso, una poesia? Cosa rende un uomo, anche un poeta?

Sono queste le domande da porsi al termine di Affreschi strappati, terza pubblicazione di Giuseppe Settanni, arrivata un po’ insieme alla stessa maturità anagrafica dell’autore. Forse perché, già dal titolo, si avvertiva un senso di rottura, un piccolo momento – o motivo? – di ribellione, un’inquietudine non ancora risolta, ma finalmente rivelata. Continua a leggere →

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Canto presente 57: Isacco Turina

12 lunedì Set 2022

Posted by Deborah Mega in Canto presente, LETTERATURA

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Canto presente, Isacco Turina, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

ISACCO TURINA

Tre d’amore

Dimmi il fiore che porti nello stomaco

che porti nella mente.

Fiore scuro di paura

fiore giallo dello sforzo

fiore bianco dell’attesa.

Dimmi l’insetto che ti ronza intorno

la cicala che stride nell’orecchio

la sapienza del ragno che ti abita.

La forma che tu vedi è una follia:

sotto la giusta ombra intimamente

si muovono i giardini inconsapevoli.

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~A viva voce: Uomini e ali~

10 sabato Set 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/09/uomini-e-ali.m4a

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Carlo Tosetti, “La teoria del transatlantico”, Edizioni Cofine, 2022.

09 venerdì Set 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Carlo Tosetti, La teoria del transatlantico

La teoria del transatlantico si articola in sette libri di sette componimenti ciascuno: I. Il transatlantico Albizia, II. Il funzionario del magazzino, III. Il cuciniere, IV. L’addetta all’ufficio reclami, V. Il direttore della compagnia di navigazione, VI. Il passeggero, VII. La teoria del transatlantico. Fin dalle prime battute, il poema unisce l’allegoria della nave alla collocazione storica che va dal ‘secolo breve’ – il Novecento dei due conflitti mondiali, dei totalitarismi e della ‘scoperta’ della propaganda come strumento di suggestione delle masse e di conseguente gestione di un ampio potere su di esse – alla contemporaneità dell’automazione del lavoro, delle nuove schiavitù e del sempre più feroce classismo.

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Canto presente 56: Giorgia Deidda

06 martedì Set 2022

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

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Canto presente, Giorgia Deidda, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

Giorgia Deidda

Ti sogno con le labbra rosso sangue,
ti sogno assorto nella pioggia.
Il volto livido, benefattore del cielo;
piango carnalmente il figlio perduto,
mi lascia spazio la voracità della luce;
sembra inghiottirmi in una cernita di gole.
Hai le mani bianco latte, screziate dalle gocce di sale.
Verrei a rompere la stasi che ti socchiude
ma non mi è concesso entrare nel mondo dei morti.
Abbiamo bocche terribili e un fagocito di cellule che respirano;
siamo vita mangiata dai cani e siamo affamati.
Deglutisco un cucchiaio di dolore –
lo combino con dell’acqua per mandarlo giù.
È la medicina, presa puntualmente, che regola i ritmi del cuore.
L’aculeo velenoso si conficca tra la mano e la piaga;
non sento niente.
E rimango sola dietro la finestra,
a guardare il tempo soccombere sulla lettiga di velluto,
lo guardo perire e cementare.
I cuscini si sono strappati,
non c’è più posto per riposare –
mi socchiudo il corpo in un ecometro compatto.
E non c’è ginocchio che tenga;
l’osso si distanzia e si deforma, crepa di venature violacee.
Come puntine nella notte accendo il lumicino
che rischiara la stanza;
è l’ombra che mi fa paura, mi terrorizza a tal punto
da farmi smettere di mordicchiare.
La testa del morto è grigia;
si muove a ritmi lenti e mi guarda dormire.
L’entrata della grotta è cavernosa –
tu mi dicesti: “guarda, sembra che il soffitto venga giù”.
Si squarciava il lembo per soverchiare il mare;
una traccia d’azzurro che pareva dire:
“io esisto”.

L’assenza si fa preghiera lontana.
Rannicchiata nel letto, a guardare le incrostazioni del soffitto,
io rivolgo gli occhi lontano,
li rivolgo alla tua mano,
caduca speranza che si fa rantolo di neonato.
Se per esempio tu dovessi esistere,
io annullerei la mia presenza in un turbinìo di vento,
ché non sarei più una cosa compatta,
ma un animale dilaniato dalle carni, senza occhi.
Le ossa bruciano e si spezzano,
ma le mani congiunte deviano la lontananza
in uno spergiuro di colpa.
Quando la notte dormo,
sento il tuo fiato sul collo, il caldo che mi alita vita,
e non sono più un essere dimenticato.
A volte si fa sangue il ricordo,
cola sui cuscini biancastri,
cola dal comodino dove posano gli orecchini.
E il rossetto copre il balbettìo stentato,
la smorfia che fa la mia bocca quando sorrido.
Non dimentico la tua voce;
una raucedine che si faceva poesia,
la mano attenta a sfogliare i libri danneggiati.
E crollo sotto terra,
dentro i vini dolciastri,
tremo il mio ventre in uno spasmo
che si fa colla
un’attaccatura per le cose che penzolano,
per l’afflitto e il ferito,
per il solo e la solitudine.
E urlo in un grido che il mare
Tossisce e trema.

Cammino con i sassi nella pancia;
l’osso sbuca dalle costole,
il cibo che non ho ingurgitato.
Si frappone la pioggia caduca tra la mia mano
E quella dell’altro –
È il verde rigolo che scende nei tombini fognari.
Si chiede qualche minuto in più per parlare,
ma la giornata è occupata come uno stendardo militare.
Le luminose fisse, dalla mia camera sono tutte cascate a terra –
È il segno che l’infanzia è stata recisa,
come coi tronchi degli alberi verdi.
Casa mia è lontana, si è fatta
Puntino di luce bucherellato da cui si intravede,
fioca, la luce delle candele.
Il cielo del terrazzo è diventato un piombo allargato,
pesante e plumbeo.
I tricicli arrugginiti sono sempre rimasti lì.
Ma casa mia non è più casa,
è un luogo sottile di morte,
di cavilli senza senso appiccicati con la ceralacca al frigorifero;
è l’ingordigia che viene bloccata
e al suo posto un passato di verdure,
per entrare nel vestito rosso.
È l’ansia che mozza il respiro,
il litigio nascosto tra le ragnatele ed i cunicoli,
è il cuscino che cola sulle notti d’ipersonnia,
è l’oggetto lanciato sulla fronte,
è ciò che si può dire male in tutte le sue forme.

Scavare l’osso per distogliere la carne;
lo scheletro muto regge il peso della gravità.
Si ascolta fuori come un fruscìo;
sono i monaci che stridono il campanello.
È notte –
Si condensa l’aria in un tono elegiaco,
fanno da coro gli uccelli notturni;
si intravedono solo occhi gialli.
E tira il vento, stira le foglie,
smuove i rami spezzati,
ulula alla luna bulbosa il suo tormento.
Il letto è nido d’api;
ogni notte mi vengono a pungere il cuore
per stillarne miele.
Le lenzuola non sono bianche,
ma di un leggero colore cremisi;
non le cambio da quando sei andato.
La bottiglia di vetro è sul tavolo;
dentro il liquido rosso sangue che cola
dalla saliva fino alla gola,
irretendo i sensi.
Il giorno mi ha sempre disgustata;
un pullulare a frotte di gente dai visi di sifilide,
stanchi e arrabbiati.
I fiori di campo crescono rigogliosi –
Una volta li strappai tutti e li feci cadere sulla tua tomba.
Miagola il gatto in cerca di cibo;
si acciambella sulle caviglie e guarda dicendo:
“sono qui”.

Aspro è il giorno per chi non ha dormito;
si contano le ore lentamente,
sgocciola il minuto sulla fronte,
una bomba ad orologeria –
un tessuto fine.
Si squarcia il cielo da cui sbucano i raggi timidi;
la morte è sorella e amante,
si fa astro nascente quando le cose smettono di respirare,
buca l’inchiostro la luce, i vescovadi cuciono e sfibrano le fila, si affannano i bambini verso il campo.
Nella luna io cerco la tua ombra;
mi è amaro il sapore che mi hai lasciato sulle labbra –
filano dritti i capelli come aghi d’ebano,
compatti.
La malattia sfebbra come neve al sole,
fioriscono i campi dimenticati,
si celebrano le feste pagane ballando
e bagnandosi la fronte benedetta.
L’amore è la culla dentro cui nasce la rosa,
la pietanza assaggiata con palato dolce,
il sorriso inasprito dai nervi contriti,
le mani che faticano il lavoro.
Coltivo piccole manie come neonati impudenti,
le vedo strillare e contorcersi come aborti,
una non essenza del tempo,
una noesi tra paradiso e inferno.
Fratello che non vedi,
ci sono albe misteriose dietro la tua tenda,
ci sono forbici tagliate sulla pelle,
ci sono occhi amari che contemplano l’assenza.
Sorella che piangi,
non vedi come le vesti silenziose ti calzano addosso,
non vedi come ti sei ridotta all’osso?
La tetra salma risponde dalla terra,
ci indica la via verso l’infinito.
E noi corriamo, ignari, sul prato ormeggiato,
calpestando le impronte di quelli che furono,
e che ci osservano dall’alto.
Mi senti forse? Sei sperduto nella notte,
ignaro del fantasma che regnava nella casa.
Io ti chiamo ogni giorno, sussurro il tuo nome al soffitto, in silenzio.
E giuro d’averti sentito in un sogno –
Parlavi al mio orecchio cose indicibili.
E mi sembra d’averti perso nuovamente,
nel grido onirico che resta muto.
Come curare i pensieri ossessivi

Sganciare ad una ad una
Le macchie di muschio
Abbarbicate sui fili nervosi.
Staccarli con cura come si fa con
Le pulci, un animale da compagnia.
Slegare la loro saliva smacchiata su tutti i cordoni e le cellule,
sventrare il nucleo che le tiene incollate
alla corteccia prefrontale.
Badate, non sarà semplice aprire un cranio;
le ossa si tritureranno e scalceranno come bambini capricciosi,
opponendo resistenza.
Ma voi bucherellate ciò che rimane e filtrate
Capienza e lama da taglio.
Tutte le macchie devono essere lavate via,
con un po’ di candeggina i tessuti non ne risentiranno.
L’importante è sgretolare le zampine che trasmettono le stesse immagini,
ore ed ore al giorno.
Disinnescare l’attimo in cui c’è pausa,
pinzare per bene il malfattore e tirare via.
Potrebbe essere necessario un batuffolo,
per tamponare lo zampillo.
Dopo aver rimosso tutte le macchie di muschio,
aver cura di accarezzare le parti lese
e chiedere scusa.
Dopodiché richiudere il cranio,
e godere di tutti i momenti,
la felicità.

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Emanuele Martinuzzi, testi tratti da “L’idioma del sale”, Nulla Die Edizioni, 2022 e da “Notturna gloria”, Robin Edizioni, 2021.

05 lunedì Set 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie

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Emanuele Martinuzzi, L'idioma del sale, Notturna gloria

Mi esilio

Mi esilio, ruggine

di rose mai colte,

orma a precipizio

nel tuo cuore.

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~A viva voce: Personali Apocalissi~

03 sabato Set 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

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Luigi Finucci, Inediti

27 lunedì Giu 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie

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Inediti, Luigi Finucci

by Grégoire A. Meyer

 

#1

 

La prima notte al mondo

ho piazzato una tenda al Polo Nord.

 

La luce lunare splendeva ovunque

e il ghiaccio si scioglieva

solo in determinati punti.

 

Ero spoglio e sotto di me

le foche nuotavano aspettando

il mio essere cacciatore.

 

Il silenzio d’altronde

non si può ricordare.

 

#2

 

La percentuale che un meteorite

colpisca la terra è lontana

dal nostro vivere quotidiano.

 

Acqua solida che vaga nello spazio

può essere pericolo e opportunità:

porta con sé vita e morte.

 

L’impatto è la decisione definitiva

che una specie debba smettere

di esistere, e un’altra nascere.

 

Non dovrebbe essere lasciato

al caso. Così la fede è l’unico

appiglio che difende dal caos.

 

#3

 

La gravità è una cosa che fa pensare,

fa compagnia per tutta la vita.

La senti sulle spalle eppure non grida.

 

È un’ombra silente, una catena e una piuma:

lancia uno sguardo o una palla e

prima o poi li troverai a terra. Qualcuno

ha detto che oltre lo spazio si annulla

ma chi può dirlo?

 

Forse un pesce o la memoria. A detta d’uomo

sulla luna non si sente, ma c’è,

così leggera che non fa rumore.

Non lascia soli nessuno

nemmeno una barca alla deriva.

 

#4

 

Tra gli anelli di Saturno c’è una distanza

come gli elettroni di un atomo.

 

Procedono intatti in tondo

attratti da un nucleo,

senza sentire la disperazione

tutta intorno, buia e infinita.

 

Sulla superficie, la temperatura

arriva a centinaia di gradi

sotto lo zero e la vita

non riesce ad imporsi.

Per fortuna dico,

una solitudine così

non sarebbe sopportabile,

nemmeno da un batterio.

 

Eppure l’occhio umano

reputa questo pianeta

tra i più belli. Solo da lontano

da molto lontano, mi ripeto.

 

#5

 

Nel caos della mia mente,

ho assistito a scene da manicomio.

 

Un giorno ho sputato la medicina ed è

stato lì che ho visto una porta piccola.

Aveva i capelli neri, e sembrava ferita dalla vita:

cinque punti di sutura nei pressi del cuore.

Abbiamo provato a fuggire tutte le sere

con le mani, ci siamo illusi. Con la dolcezza

dei primi occhi.

 

Ora , c’è molta stanchezza. Le venature sono più evidenti

e sembriamo vecchi. Una cosa è certa, abbiamo provato

a salire sui rami dell’amore.

Caduti, le ossa si sono frantumate con la realtà.

Eppure le mani hanno trovato il modo di sfiorarsi, le mani.

 

#6

 

E’ nato un bambino sulla terra,

tutti  hanno descritto

l’evento come consueto.

 

Un essere piccolo scaraventato

su un globo sparso in un

indefinito spazio nero:

una catastrofe vista da fuori

diventa un miracolo.

 

Tutto il senso si racchiude

in una stanza di ospedale.

Il nascituro numero due

del venti aprile duemilasedici

non proviene dalla matematica.

 

L’unico comandamento a cui

appellarsi, è che l’uomo

assomigli ad un fiore.

Il fiore non  reclama il diritto

di possesso, ma di dono.

 

 

NOTA BIOGRAFICA

Luigi Finucci pubblica due libri di poesia: Le prime volte non c’era stanchezza – Eretica edizioni nel 2016 e Il Canto dell’Attesa – Ladolfi Editore nel 2018. Ha poi pubblicato anche tre libri per bambini, in rima, per la Giaconi Editore: L’aspirante Astronauta, Il paese degli Artigiani e Il mondo di sotto. Collabora con alcune riviste e alcune sue poesie sono tradotte in diverse lingue, tra cui il rumeno e lo spagnolo.

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Mi dicono che ero bella. Patrizia Cavalli

26 domenica Giu 2022

Posted by LiminaMundi in Grandi Donne, LETTERATURA, Poesie

≈ 1 Commento

Bella lo era davvero Patrizia Cavalli, una delle voci più intense della poesia contemporanea. Se n’è andata nel giorno del solstizio d’estate, una bella data per morire anche se, per chi resta, ogni volta che muore un poeta è un giorno triste. Limina mundi la ricorda così. Una galleria fotografica e alcune sue poesie.

Patrizia Cavalli – Todi, 17 aprile 1947 – Roma, 21 giugno 2022

Mi dicono anche che ero bella
da ragazza ma io non me ne sono mai accorta.
Ecco, forse sono stata felice ma non me ne sono accorta.
Forse è stato un godimento oggettivo, quello della mia bella giovinezza, ma non soggettivo.
Non c’ero e dunque non ho vissuto.
A volte si vivono intere vite senza esserci.

Cosa non devo fare
per togliermi di torno
la mia nemica mente:
ostilità perenne
alla felice colpa di esser quel che sono,
il mio felice niente.

Questa sfusa felicità che assale
Questa sfusa felicità che assale
le facce al sole,
i gomiti e le giacche
– quante dolcezze
sparse nel mercato,
come son belli
gli uomini e le donne!
E vado dietro all’uno
e guardo l’altra,
sento il profumo
inseguo la sua traccia,
raggiungo il troppo
ma il troppo non mi abbraccia.

Adesso che il tempo sembra tutto mio
e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
adesso che posso rimanere a guardare
come si scioglie una nuvola e come si scolora,
come cammina un gatto per il tetto
nel lusso immenso di una esplorazione, adesso
che ogni giorno mi aspetta
la sconfinata lunghezza di una notte
dove non c’è richiamo e non c’è più ragione
di spogliarsi in fretta per riposare dentro
l’accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
adesso che il mattino non ha mai principio
e silenzioso mi lascia ai miei progetti
a tutte le cadenze della voce, adesso
vorrei improvvisamente la prigione.

Quante tentazioni attraverso
nel percorso tra la camera
e la cucina, tra la cucina
e il cesso. Una macchia
sul muro, un pezzo di carta
caduto in terra, un bicchiere d’acqua,
un guardar dalla finestra,
ciao alla vicina,
una carezza alla gattina.
Così dimentico sempre
l’idea principale, mi perdo
per strada, mi scompongo
giorno per giorno ed è vano
tentare qualsiasi ritorno.

Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.
E’ tutto così semplice,
sì, era così semplice,
è tale l’evidenza
che quasi non ci credo.
A questo serve il corpo:
mi tocchi o non mi tocchi,
mi abbracci o mi allontani.
Il resto è per i pazzi.

Ah, ma è evidente, muoio,
Sto per morire, che siano giorni
o anni, sto per morire,
muoio. Lo fanno tutti,
dovrò farlo anch’io. Sì, mi conformo
alla regola banale. Però intanto,
tra un sonno e l’altro finché esiste il sonno
(solo chi è in vita gode del suo sonno)
guardando il cielo, girando gli occhi
intorno, in questi istanti incerti
io sono certamente un’immortale.

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~A viva voce~

25 sabato Giu 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

≈ 1 Commento

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Francesco Palmieri, Variazioni su un dolore solo

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/06/sei-riuscita-a-far-morire-dentro.m4a

 

7

sei riuscita a far morire dentro

tutte le cose che erano per la vita,

tutte le cose che avrei voluto intatte

nell’attimo che il respiro va a morire

 

sei riuscita a cancellare il senso della sveglia,

la luce e poi la pioggia,

la neve che fa sembrare bello anche il natale,

ogni vigilia prima di andare al mare

 

divelte anche le ali

dell’angelo che a me sembrava il tuo esser donna

ed ombra anche la polpa

il lutto sopra al seno

 

ci sei riuscita a rendermi più secco della sabbia

una canna senza midollo, la linfa disseccata nelle vene

 

adesso il mio strato è ancora carne

ma sotto -se mi tocchi- non c’è niente.

 

Francesco Palmieri

Da “Variazioni su un dolore solo” – raccolta inedita

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~A viva voce~

18 sabato Giu 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

≈ 2 commenti

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Biografie, Francesco Palmieri

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/06/era-magnifico.m4a

 

era magnifico quel tempo

quando noi bambini
si era solo bambini
e i vecchi
soltanto vecchi

(e chi lo sapeva
che in silenzio, loro,
si preparavano a morire

la morte non c’era
o era un partire in cielo
un diventare alati come gli angeli
un’ombra trasparente
che vegliava sulla testa
come aureola dei santi
uno sfolgorio di luce)

era magnifico quel tempo
quando eravamo freschi
e l’aria tutt’intorno
uno sbattere di lenzuola
una giornata di fontane e sole

e noi sì
che si era eterni per davvero.

Francesco Palmieri

da “Biografie” – Edizioni Terra d’ulivi

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~A viva voce~

11 sabato Giu 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Francesco Palmieri, Variazioni su un dolore solo

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/06/non-farti-ingannare.m4a

 

non farti ingannare dalle tende scure
 
dal legno color noce
 
dove sta inciso il nome,
 
non pensare alle mie stanze
 
come a voliere di uccelli neri
 
ai miei soffitti come cielo a bruma
 
al lampadario quasi deserta luna
 
 
 
a volte qui è schiamazzo
 
la palla che rimbalza contro il muro
 
un pazzo che corre con le stelle
 
un bambino che ha fretta dietro alla porta
 
 
 
come se fuori fosse sempre estate
 
come se ci fosse il sole
 
come se non si invecchiasse mai
 
come se non si morisse mai.
 
 
 
Francesco Palmieri
 
 
da “Variazioni su un dolore solo” –  raccolta inedita

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~A viva voce~

07 sabato Mag 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Corpo stellare, Fabio Pusterla

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/05/tu-non-lo-sai.m4a

 

Tu non lo sai, ma io spesso mi sveglio di notte,
 
rimango a lungo sdraiato nel buio
 
e ti ascolto dormire lì accanto, come un cane
 
sulla riva di un’acqua lenta da cui salgono
 
ombra e riflessi, farfalle silenziose.
 
Stanotte parlavi nel sonno,
 
con dei lamenti quasi, dicendo di un muro
 
troppo alto per scendere sotto, verso il mare
 
che tu sola vedevi, lontano splendente.
 
Per gioco ti ho mormorato di stare tranquilla,
 
non era poi così alto, potevamo anche farcela.
 
Tu hai chiesto
 
se in basso ci fosse sabbia ad aspettarci,
 
o roccia nera.
 
Sabbia, ho risposto, sabbia. E nel tuo sogno
 
forse ci siamo tuffati.
 
 
 
Fabio Pusterla
 
da “Corpo stellare” ed. Marco y Marcos, 2010

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