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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

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Archivi della categoria: POESIA

Più voci per un poeta: Angelo Maria Ripellino. Video e voce di Loredana Semantica

15 mercoledì Feb 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, LETTERATURA, Più voci per un poeta, Video

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Tag

Angelo Maria Ripellino, Loredana Semantica, videopoesia

“Come illudersi nella poesia” di Angelo Maria Ripellino, video e voce di Loredana Semantica
“Il buon tempo antico” di Angelo Maria Ripellino, video e voce di Loredana Semantica
Poesia n. 13 da “Notizie dal diluvio” di Angelo Maria Ripellino, video e voce di Loredana Semantica

Angelo Maria Ripellino,

La scrittura di Ripellino è un fuoco d’artificio, scoppietta  letteralmente di vocaboli e ricercatezza, costruzioni verbali e oggetti, snocciola sequenze a raffica di nomi, sfavilla di ricchezza lessicale, ha come “controindicazione” d’essere spesso vertiginosa. Non è per tutti quindi, oppure è da maneggiare con cura. Pericolosa o forse fragile. Potrebbe persino esplodere.

Leggerla è un’esperienza fonica e immaginifica, ma anche un esercizio linguistico, il rischio è infatti d’impaperarsi nei meandri di un qualche scioglilingua, incespicare in sfidanti giochi di parole, scambiare il senso dei termini per la caduta erronea degli accenti e affrontare in ogni caso coraggiosamente spiraleggianti piane e sdrucciole, discese e salite, oscurità e folgorazioni.

Quale esuberanza si cela dentro questi arzigogoli, tra magie di pizzo e filigrane, perché nell’esprimersi l’autore restituisce il fascino dell’iperbole, dell’enfasi, dei parossismi, metonimie, paronomasie e vi danza dentro la danza del ventre al suono delle parole, come un flauto ipnotico per un serpente.

La risposta, la fornisce lo stesso poeta quando, dialogando col patologo Guido Ceronetti, confessa di essere in una “condizione di ansima e di febbrilità” che riversa nella poesia, una “compassione di se stesso” prossima al melò commista alla determinazione indistruttibile “di partecipare di tutti i colori e di tutte le gioie del mondo, di essere gioia egli stesso”. Intendeva perciò trasferire nella sua scrittura questa immensa “fame di vita”, fame di conoscenza, fame di esperienza, sempre provata e mai interamente appagata (dal sito “Le parole e le cose”).

Possiamo dire che Ripellino abbia raggiunto lo scopo che si prefiggeva non solo perché la maggior parte delle immagini che si trovano in rete lo tramandano sempre con un certo sorriso da siculo sornione e “malandrino”, ma, ancora di più con la sua poesia che manifesta un procedere baldanzosamente festante per poi cedere, non senza ammiccamenti talvolta ironici al lettore, al senso tragico della vita in chiuse malinconie pervase dal senso della fine. La sua poetica acquisisce maggiore chiarezza considerando che  Ripellino è stato implacabilmente perseguitato fin dalla gioventù dalla cattiva salute dei suoi tormentati polmoni. Fu ricoverato in un sanatorio prossimo a Praga e ne “La fortezza di Alvernia” racconta in poesia quel periodo. Egli ha vissuto profondamente e da presso l’esperienza della Primavera di Praga, raccontandola da giornalista e scrittore. Innamorato della Capitale della Cecoslovacchia – non a caso vi ha trovato l’amore – riflette la sua profonda cultura mitteleuropea anche nei suoi scritti poetici, così come vi albergano le reminiscenze d’infanzia nella sua Palermo, dichiarata vi è l’avversione per le oppressioni comunque praticate, manifesta inoltre l’attenzione per un sentire ultrasensibile di cose, fatti e persone, caratterizzante tipicamente la figura del poeta.

Egli ebbe inoltre una naturale inclinazione verso il teatro, la scena, la teatralità. Provava sicuramente avversione per la noia e la compostezza degli accademici imbalsamati, preferendo  indentificarsi in un clown percepiva il mondo come un palcoscenico nel quale rappresentare sempre una nuova commedia, evoluzione istrionica o uscita di scena.

“Sono uno zolfanello, ardo di botto,

in un prestissimo consumo il mio dappoco.

Che brillio, che impostura, che giuoco,

ma quanta fatica, mio Signore, c’è sotto.

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LA POESIA PRENDE VOCE: MATTIA TARANTINO, FEDERICO PREZIOSI, DORIS EMILIA BRAGAGNINI, ANGELA CACCIA

14 martedì Feb 2023

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

≈ 1 Commento

Tag

Angela Caccia, Doris Emilia Bragagnini, Maria Allo, Mattia Tarantino

La poesia prende voce

POETI DI OGGI

Doris Emilia Bragagnini

di Doris Emilia Bragagnini “Sol_a Gratia” dalla raccolta “Claustrofonia”, Giuliano Ladolfi Editore 2018, legge la stessa autrice

Mattia Tarantino (foto di Antonio Verde)

poesia di Mattia Tarantino, da “L’ età dell’uva” (Perrone, 2021), legge lo stesso autore

copertina di “Variazione madre” di Federico Preziosi

poesia di Federico Preziosi, da “Variazione Madre”, Lepisma floema, Controluna 2019, legge lo stesso autore

Angela Caccia

poesia di Angela Caccia da “L’Alveare assopito”, Fara edizioni, anno 2022, legge la stessa autrice

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~A viva voce: Non è cosa di quaggiù, il niente~

11 sabato Feb 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2023/02/non-e-cosa-di-quaggiu-il-niente.m4a

 

Non è cosa di quaggiù, il niente

  

non è poi del tutto vero che qui ogni cosa è niente,

che inutile comparsa sia la nostra sosta breve,

un attimo di sole e poi lo scuro,

un verde di stagione e poi l’inverno

 

non bisogna esagerare con il nulla che si spande,

con la gomma che cancella i pastelli di settembre,

i viali colorati dell’ottobre sulle foglie,

l’oro illuminato quando a luglio c’è l’estate

e smeraldo su in collina, tra gli scogli acquamarine

(e poi la gloria del tuo seno,

gli occhi stretti abbandonati sopra al fresco del cotone)

 

non è cosa di quaggiù, il niente,

è piuttosto non sapere l’indomani che è concesso

qui, dove ci aspetta una stazione,

un vagone e il nostro nome

e noi soli ce ne andremo,

forse una mattina o forse a tarda sera,

magari un pomeriggio, nel chiasso dei bambini

ignari giù in cortile a rincorrere un pallone.

 

 

FRANCESCO PALMIERI

dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa”  edizioni Terra d’ulivi
http://www.edizioniterradulivi.it/fra-improbabile-cielo-e-terra-certa/86

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Versi trasversali: Francesco Tripaldi

10 venerdì Feb 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Francesco Tripaldi, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

FRANCESCO TRIPALDI

 

‘DRACHENFUTTER’ (1.)

 

Lo abitiamo senza ingombro

quest’enorme spazio-frattura,

questo chiavistello d’anima pura

a bloccare l’ingresso dell’ombra;

aspirare un’estasi esatta

su una guancia di sale,

sussurrare parole d’oracolo

in una spirale disfatta,

scalare crinali cobalto

tra riflessi di luce

dell’alba che gracchia in gola alla luna.

 

Un timoroso suono di pace

in seguito ad una disputa

è il concetto di distanza

più affine

a quello di prossimità

che esista.

 

  1. Vocabolo dal tedesco antico che significa: un timoroso suono di pace in seguito ad una Più letteralmente: cibo del drago.

 

‘GLITCH’ DI SISTEMA

 

La statistica non considera

gli amori dissennati,

i cigni neri o sé stessa

quando la interroghi

con seducenti questioni

da alcolista freelance.

 

Se lo facesse,

l’aspettativa adattiva

tradirebbe il risultato della ricerca,

un glitch nei libri dell’Apocalisse

rivelerebbe

la peluria sull’avambraccio della Vergine,

i conti offshore degli arcangeli,

l’identità della madre surrogata del nuovo Messia.

 

Piani millenari compromessi

dall’idea stessa di probabilità.

 

Meglio non chiedersi nulla,

abbracciare il destino

con lo spirito del kamikaze

e guardare il mondo

attraverso

i misteriosi occhi rossi

dei conigli.

 

‘SUICIDE  POSER’

 

C’è odore di Dio nei tuoi occhi,

quei tuoi sguardi

come cavalli cechi

lanciati al galoppo lungo i sentieri del discredito

travolgono i moti del mio Io

appiattendoli contro le pareti

di una scenografia d’esecrabile delizia.

 

Branchie hai e ali di perla.

Quanto sei bella

nelle tue pose autolesioniste,

bianca per l’alimentazione a base di frumento

coi seni crocifissi,

le gengive sanguinanti,

i polmoni accarezzati dai fulmini

e dai flash della Reflex.

 

Chi dice che in giorni sempre uguali

non si vivano vite completamente differenti?

mi chiedi.

 

In abito da sposa,

schiena nuda e vescica gonfia,

spegni la sigaretta nell’acquasanta

ed emetti un tiepido sospiro

rassicurante ed espiatorio

come il luccichio del disgelo.

 

A SIMONE DE BEAUVOIR

(Non c’è etica senza fallimento)

 

Inizia tutto dalle mani

che si cercano intrecciandosi e pungendo come rovi.

 

Poi, d’un tratto i cori,

elegie per lacci emostatici alla lussuria sdentata,

oscurità che inonda l’abitacolo dell’auto

bruciandoci il palato,

cucendoci strette le labbra

con catene di menzogne

con cui da tempo

siamo a nostro agio.

 

Fuori dal parabrezza

un’alba rottamata

sublima l’etica in estetica,

il fallimento in consolazione,

la condanna in benedizione,

il dubbio nella consapevolezza

che un errore ripetuto

è più simile a una scelta,

traccia una riga sopra il giusto

e sulla mia anima d’inchiostro.

 

Tu cerca di perdonarmi,

non è più notte

e quando parlo seriamente

do il peggio di me.

 

Stupidamente tuo

                                                                J.P. Sartre

 

POESIA + IVA

 

Se la mia mente fosse il vagone silenzio del Frecciarossa

potrei fare schhhhh ai miei pensieri

ed avere un confronto costruttivo

con la realtà che mi circonda.

 

A questa poesia va aggiunta l’IVA.

 

Pensi che sia facile per me

vivere sereno sapendo che

tra preso e perso

tutto dipende dalla posizione della “erre”?

Soprattutto se parliamo di treni!

 

Pensi che sia facile per me

riuscire a tollerare

la sfrontatezza del piccione

che nella più tronfia inconsapevolezza

vive a petto in fuori in piazza Duomo?

 

Pensi che sia facile

hackerare la scatola nera di Dio

e sfidare la sua ira?!

A questa poesia va aggiunta l’IVA.

 

Pensi che sia facile per me

vivere sereno conoscendo

le difficoltà degli asiatici

nella pronuncia della “erre”?

 

Soprattutto se si parla di lutti, soprattutto se si parla di elezioni

 

Pensi che sia facile per me

tollerare che la schiavitù

sia ancora il modello di business

più scalabile in assoluto e così sia! 

           A questa poesia va aggiunta l’IVA.

 

Pensi che sia facile per me

gettarmi tra le braccia di una musa

o di una venere qualunque

per scrivere due frasi,

che tanto non significano niente,

e star qui, davanti a voi

a cercare comprensione?

Pensate che mi piaccia?

 

La mia venere è Afrodite,

ma di Milo,

e non ha braccia.

 

Perciò, se non riconoscete

il mio precipitare,

il mio bisogno di dormire

senza l’ansia di sognare,

se non riuscite a vedere

il mio corpo crivellato dai fori

che mi hanno fatto le parole

non avete capito che la poesia

è una cosa viva

 

alla poesia va aggiunta l’IVA,

e voi siete tutti evasori.

 

 

Testi tratti da Francesco Tripaldi, “L’individuo superfluo”, Lietocolle, 2022.

 

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LA POESIA PRENDE VOCE: MARIA GRAZIA CALANDRONE, CRISTINA BOVE, SILVIA ROSA

07 martedì Feb 2023

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

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Cristina Bove, Maria Allo, Maria Grazia Calandrone, Silvia Rosa

La poesia prende voce

DONNE IN POESIA

Maria Grazia Calandrone (foto di Barbara Ledda)

poesia di Maria Grazia Calandrone, da “Giardino della gioia”, Mondadori, 2019 , legge la stessa autrice

Cristina Bove

poesia di Cristina Bove da “La simmetria del vuoto”, Arcipelago Itaca Edizioni, 2018 legge la stessa autrice

Silvia Rosa

poesia di Silvia Rosa da “Tutta la terra che ci resta”, Vyidia Editore, 2022, collana Nereidi, prefazione di Elio Grasso, legge la stessa autrice,

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~A viva voce: Un ateo imperfetto~

04 sabato Feb 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2023/02/un-ateo-imperfetto.m4a

 

UN ATEO IMPERFETTO

 

il mio non è un assalto al cielo

per distruggere e depredare

innalzare roghi e radere ogni stella,

 

è piuttosto un fare ariete dell’offesa

lanciare arpioni sulle torri

battere il tamburo sotto le mura

 

ed aspettare

 

che qualcosa accada

 

si affacci qualcuno al parapetto,

sprizzi qualche goccia d’olio o pece

ma qualcosa accada

a rompere il silenzio

sulle nostre teste,

a dirci infine

la nostra vera casa,

 

se l’aria leggera di lassù

o il fumo acre di una polveriera.

 

 

 FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” edizioni Terra d’ulivi)

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Alessandro Barbato, Inediti

03 venerdì Feb 2023

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie

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Tag

Alessandro Barbato

 

1.

Il sonno protegge il ricordo
di quando soltanto eravamo
due gocce di pioggia nel cielo,
mai pronte davvero a cadere
se il vento setaccia le vie
dei nostri piaceri scarlatti.
Mantiene al sicuro il legame
segreto col mondo che adesso
velato, lontano, più in basso
ci appare minuscolo e fitto
di trame, di gente che passa
senza guardare se piove o se il Sole
bisbiglia di nuovo tra nuvole
appese un vagito di pace.

Veli di Sole

2.

Ho lasciato arrossare i miei occhi
al miraggio d’un fuoco
che inganna le mani, nutrito
da voci di boschi lontani
e segreti, in cui accovacciato
da bestia affamata ho sperato
sorgesse più in fretta la Luna
a schiarire i sentieri di notti
di pietra. Ora ho il mio sogno di ghiaccio
e d’argento che basta a sé stesso,
ho anche imparato a distinguere
i venti, tentando i miei passi
persino nel buio, con gli occhi
più rossi, ma senza le fiamme
che il tempo ha tradito.

A fuoco lento

3.

Resta più in disparte –
se la sorte mi rovescia addosso
il grido della pioggia trattenuta
nello stomaco – il desiderio d’ali
che tormenta le mie scapole
da quando i tuoi sorrisi sono larve
di silenzio; nascosto nei sussurri,
nei sospiri impercettibili
di un universo spoglio,
quasi fosse un casolare adesso
sfitto in cui si addensano
le crepe dei ricordi e dei rimorsi.
Ma aspetterò lo stesso che mi spuntino,
testardo, anche senza più alcun nido
da raggiungere cantando,
io non riesco a fare altro.

Incorreggibile

4.

Ritiro i pensieri e i respiri
accecati di troppe parole
nel palmo di nebbia che ancora
rimane a riparo dal vento
solare che soffia sul mondo,
tra i poveri sguardi dei nostri due
corpi. Riposino lievi, sepolti
dal tempo che sempre ci manca,
tra i pochi frammenti che salvano
un giorno, da quando ogni passo
è un pontile interrotto tra grumi
di senso che illudono gli occhi.

Quattro passi

5.

Non è pace, no, la luce
se ci brucia le pupille,
se arde lucida planando
più lontano d’ogni sogno.
Non è pace, no, ma vita
che ramifica di fiamme,
passa lieve i resti d’ombra
che ora paiono silene
profumate nelle notti
mie in attesa d’un prodigio
che rovesci il giorno e il mondo,
quando scalda i corpi vuoti
di elettricità di sensi.
Non è pace, mai, la luce
quando viaggia sul tuo volto,
se procede dalle dita
tue che scavano il mio buio.

Silene

Alessandro Barbato

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Più voci per un poeta: Angelo Maria Ripellino. Video e voce di Loredana Semantica

01 mercoledì Feb 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, LETTERATURA, Più voci per un poeta, Video

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Tag

Angelo Maria Ripellino, Loredana Semantica, videopoesia

“Sai che significa essere bruciati” di Angelo Maria Ripellino, video e voce di Loredana Semantica
“Le trombe hanno bisogno di mani” di Angelo Maria Ripellino, video e voce di Loredana Semantica
“Un lupo nero addenta la luce” di Angelo Maria Ripellino, video e voce di Loredana Semantica

Angelo Maria Ripellino, nato a Palermo il 4/12/1923, è stato slavista, poeta, giornalista, docente universitario, traduttore, critico, saggista. Già a soli diciannove anni conosceva russo, polacco, olandese e rumeno, manifestando giovanissimo quell’interesse per l’ambiente e la cultura mitteleuropea che diverrà il filo conduttore della sua vita. Studiò all’Università di Roma e frequentò le esclusive lezione di Ettore Lo Gatto, slavista, scegliendo a sua volta questa professione. Già in quel periodo si manifestarono i primi segni della tubercolosi che condussero il poeta dapprima al sanatorio di Dobřiš, vicino Praga e, successivamente a subire un intervento di pneumectomia. Visse a Praga negli anni tra il 1946 e 1947 per specializzarsi in lingua e letteratura ceca. A Praga conobbe e frequentò artisti, poeti, intellettuali tra i quali Vladimir Holan, diventandone amico. Sempre in quegli anni a Praga conobbe la studentessa Ela Hlochová con la quale torna in Italia e che diverrà sua moglie. Angelo Maria Ripellino ha insegnato come docente all’Università di Bologna e a quella di Roma, dove nel 1961 rileva la cattedra di Ettore Lo Gatto. Ha collaborato con numerose riviste specialistiche e con la casa editrice Einaudi, sia come consulente editoriale che, successivamente, curando con passione una rubrica di critica teatrale fino alla sua morte avvenuta a Roma il 21/4/1978. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie, diversi libri sono postumi “curati da una cerchia ristretta di studiosi che per anni si sono prodigati nel cercare di diffondere l’ opera di Ripellino” https://blog.maremagnum.com/la-magia-dellanima-angelo-maria-ripellino/

  • Non un giorno ma adesso, 1960
  • La fortezza d’Alvernia e altre poesie,1967
  • Notizie dal diluvio Torino, 1969
  • Sinfonietta, 1972
  • Lo splendido violino verde, 1976
  • Autunnale barocco, 1977
  • Scontraffatte chimere, 1987
  • Poesie. Dalle raccolte e dagli inediti, 1990
  • Poesie prime e ultime, 2006
  • Notizie dal diluvio. Sinfonietta. Lo splendido violino verde, 2007

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LA POESIA PRENDE VOCE: DANIELA PERICONE, EMILIA BARBATO, ANNAMARIA FERRAMOSCA

31 martedì Gen 2023

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

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Tag

Annamaria Ferramosca, Daniela Pericone, Emilia Barbato, Maria Allo

La poesia prende voce

DONNE IN POESIA

Daniela Pericone

di Daniela Pericone, “Hanno detto” dalla raccolta “La dimora insonne”, Moretti&Vitali, 2020, legge la stessa autrice

Emilia Barbato

di Emilia Barbato da “Primo piano increspato”, Ed. Stampa, 2009, legge la stessa autrice

Annamaria Ferramosca

di Annamaria Ferramosca “Parla un continente intorno a noi” dalla raccolta “Per segni accesi”, Giuliano Ladolfi Editore, 2021, legge la stessa autrice,

Per segni accesi

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~A viva voce: 3~

28 sabato Gen 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Biografie, Francesco Palmieri

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2023/01/3.m4a

 

-3-

  

e alla fine

può già bastare il poco

 

(ma quanto viaggio è stato

quanto camminare e spingere

quanti fuochi accesi

e le fiamme a incenerirsi,

quante preghiere e rose

quanto chiedere credendoci

che qualcuno avrebbe dato

e poi pure il bussare

che qualcuno avrebbe aperto,

quanti imbocchi in strade

col fondo senz’uscita

per capirla infine

che qui non c’è un’uscita)

 

ora ci prova l’angelo

a visitarmi ancora

ma è solo un passaggio d’ aria

lo sbuffo di corrente

da una finestra all’altra

 

resta mollica ed acqua

appena un respiro lento

di chi non ha più un posto

dove vorrebbe andare.

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta “Biografie” pubblicata dalle edizioni Terra d’ulivi)

http://www.edizioniterradulivi.it/collane/parole-di-cristallo/biografie/204

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Se questo è un uomo / Sognavamo nelle notti feroci di Primo Levi

27 venerdì Gen 2023

Posted by Deborah Mega in Cronache della vita, LETTERATURA, Poesie

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Primo Levi

 

Primo Levi (1919-1937), chimico e scrittore, dopo aver trascorso undici mesi di internamento ad Auschwitz, rientrò a Torino il 19 ottobre 1945 e cominciò a raccontare quello che aveva vissuto. La poesia è tratta dal libro “Se questo è un uomo”.

 

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si faccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

 

La foto ritrae alcuni prigionieri nei dormitori, subito dopo la liberazione del campo di Buchenwald, nei pressi di Weimar, I’11 aprile 1945.

 

Tomato in ltalia dopo  la deportazione, Levi scrisse anche la poesia che presentiamo. In essa condensa l’impossibilitä di lasciarsi alle spalle l’esperienza vissuta; nonostante il ritorno a casa, per lui e per i suoi compagni non smetteră di risuonare l’ordine di alzarsi che i detenuti ricevevano all’alba. Circa vent’anni più tardi, la poesia fu scelta da Levi come testo di apertura de La tregua, libro pubblicato nel 1963 in cui egli racconta il lungo viaggio compiuto per tornare in ltalia, dopo İa liberazione di Auschwitz.

 

Sognavamo nelle notti feroci

Sogni densi e violenti

Sognati con anima e corpo:

Tornare; mangiare; raccontare.

Finché suonava breve sommesso

Il comando dell’alba:

«Wstawać »:

E si spezzava in petto il cuore.

Ora abbiamo ritrovato la casa,

Il nostro ventre è sazio,

Abbiamo finito di raccontare.

È tempo. Presto udremo ancora

Il comando straniero:

«Wstawać».

 

(P. Levi, Opere complete. vol. II, Einaudi, Torino 2016, p. 686)

 

 

1.      Wstawać: «Alzarsi», in polacco.

 

 

 

 

 

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LA POESIA PRENDE VOCE: ELISA RUOTOLO, RITA PACILIO, MICHELA ZANARELLA

24 martedì Gen 2023

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

≈ 1 Commento

Tag

Elisa Ruotolo, Maria Allo, Michela Zanarella, Rita Pacilio

La poesia prende voce

DONNE IN POESIA

Elisa Ruotolo

di Elisa Ruotolo, da “Corpo di pane”, Edizioni Nottettempo, 2019, legge la stessa autrice

Rita Pacilio

di Rita Pacilio “Ricorderà il suo peso affaticarsi” da “Quel grido raggrumato”, La vita felice, 2014, legge la stessa autrice

Michela Zanarella

di Michela Zanarella “Esiste una lingua segreta” da “Recupero dell’essenziale”, 2022, Interno Libri, legge la stessa autrice

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~A viva voce: Lirica 5~

21 sabato Gen 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Francesco Palmieri, Solo parole d'amore

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2023/01/voce-078.m4a

 

 

E tu ora chiami ghiaccio

ed alito di brine

queste mie parole,

un silenzio bianco

che fa pensare ai poli

 

(dove non c’è nessuno

ma solo io che solo

cammino in una stanza

dalle finestre chiuse,

e tu, che avevi chiavi

tatuate nelle mani

hai chiuso mille porte

e il gas lasciato acceso

-e me, che ero pugni

sull’anima tua di ferro-).

 

Hai forse freddo ora

e sotto il vestito tremi,

mi dici ghiaccio e neve

e non t’accorgi cieca

 

del vuoto che non pulsa

là

dove c’era il cuore.

 

Francesco Palmieri

da Solo parole d’amore)

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LA POESIA PRENDE VOCE: LUCIA TRIOLO, GABRIELLA GRASSO, ANNA MARIA CURCI

17 martedì Gen 2023

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

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Tag

Anna Maria Curci, Gabriella Grasso, Lucia Triolo, Maria Allo

La poesia prende voce

DONNE IN POESIA

Lucia Triolo

“Via Valderice Nella mia Natura” tratta da “Dedica” edizioni Drawup, 2019, legge la stessa autrice

Gabriella Grasso

“Capomulini notte” da “Il Generale Inverno”, Il Convivio, 2021, legge la stessa autrice

Anna Maria Curci

“Premuroso il nemico alle spalle” è a pagina 27 del volume “Insorte”, Il Convivio Editore 2022 , legge la stessa autrice

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~A viva voce: Oltre il muro del suono~

14 sabato Gen 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2023/01/oltre-il-muro-del-suono.m4a

 

 

Oltre il muro del suono

 

 

e cosa resta di fronte

se si scarta il regalo,

si toglie il mantello

della mirra e l’incenso,

 

rimane una fila

di giorni a sfinire

(una sveglia, un mattino,

l’intermezzo di ore,

un ritorno di sera

poi si spegne ogni luce)

 

rimane un sobbalzo

un frattempo di vento

una pozza di mare

qualche nuvola appena

 

rimane l’incanto

che ci rese felici,

rimane la rosa

che si accese di maggio

 

e poi resta lo stecco

spine intorno alla testa

un levare, un calare,

un arrendersi a notte

quando troppo lontana

è una stella da terra                                

 

rimane un pensiero

che non si riesce a cambiare,

un punto alla fine

che non chiude il discorso

 

rimane un sospeso

un parlare perplesso

un assalto di voce

oltre il muro del suono.                                                           

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – edizioni Terra d’ulivi)

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LA POESIA PRENDE VOCE: FRANCESCA DEL MORO, MIRIAM BRUNI, GRAZIA PROCINO

10 martedì Gen 2023

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

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Tag

Francesca Del Moro, Grazia Procino, Maria Allo, Miriam Bruni

La poesia prende voce

DONNE IN POESIA

Francesca Del Moro

 di Francesca Del Moro, “San Salvatore” da Ex Madre, Arcipelago Itaca 2022, legge la stessa autrice

Miriam Bruni

“Quale altra magia” da “Coniugata con la vita. Al torchio e in visione” Terra d’Ulivi 2014, legge la stessa autrice

Grazia Procino

di Grazia Procino “Ruina” da “E sia”, Giuliano Ladolfi editore, 2019, legge la stessa autrice

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L’ultimo giorno dell’anno di Carlos Drummond De Andrade

31 sabato Dic 2022

Posted by Loredana Semantica in POESIA, Poesie, RICORRENZE

≈ 1 Commento

Vasilij Kandinskij, Deepened Impulse

il sito LIMINA MUNDI augura BUON ANNO NUOVO

con la poesia “L’ultimo giorno dell’anno” di Carlos Drummond De Andrade

L’ultimo giorno dell’anno
non è l’ultimo giorno del tempo.
Altri giorni verranno
ed altre cosce e ventri ti comunicheranno
il calore della vita.
Bacerai bocche, strapperai lettere,
farai viaggi e tanti festeggiamenti
di compleanni, laurea, promozioni, gloria,
una morte dolce con sinfonie e cori,
tanto che il tempo sarà colmo
e non sentirai il clamore,
gli irreparabili ululati
del lupo, nella solitudine.

L’ultimo giorno del tempo
non è l’ultimo giorno di tutto.
Avanza sempre una frangia di vita
in cui si siedono due uomini.
Un uomo e il suo contrario,
una donna e il suo piede,
un corpo e la sua memoria,
un occhio e la sua luce,
una voce e la sua eco,
e chissà anche Dio…

Accetta con semplicità questo dono del caso.
Ti sei meritato un altro anno di vita.
Vorresti vivere per sempre e consumare la feccia dei secoli.
Tuo padre è morto, anche tuo nonno.
Anche in te molto si è estinto,
il resto sbircia la morte,
ma sei vivo.
Ancora una volta sei vivo,
e col bicchiere in mano
attendi l’alba.

La risorsa del bere.
La risorsa della danza e del grido,
la risorsa della palla colorata,
la risorsa di Kant e della poesia,
tutte insieme… e nessuna serve.
È tutto pulito, in ordine.
Il corpo esausto si rinnova nella schiuma.
Tutti i sensi all’erta funzionano.
La bocca sta masticando vita.
La bocca s’ingozza di vita.
La vita scorre dalla bocca,
imbratta le mani, la strada.
La vita è grassa, oleosa, mortale, surrettizia.

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LA POESIA PRENDE VOCE: THOMAS STEARNS ELIOT – ELIO PAGLIARANI

20 martedì Dic 2022

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

≈ 1 Commento

Tag

Elio Pagliarani, Francesco Palmieri, Maria Allo, Podcast, Thomas Stearns Eliot

La poesia prende voce

Fra Modernismo e Sperimentazione.

Thomas Stearns Eliot

da La Terra desolata di Thomas Stearns Eliot

Legge Francesco Palmieri

Elio Pagliarani

“Ho sognato un naufragio” da “La ballata di Rudi” di Elio Pagliarani

Legge Francesco Palmieri

Fra Avanguardia e Sperimentalismo.

Poesia didascalica e narrativa La Ballata di Rudi di Elio Pagliarani e la Terra desolata di Eliot hanno dato l’occasione ai critici per interrogarsi sul ruolo dell’epica nella poesia contemporanea (1).

La Ballata di Rudi, è un testo complesso che attesta, come l’autore stesso asserisce in un’intervista a Romano Luperini, tutti gli aspetti della sua ricerca, delineata nel saggio del 1957. Mira a rappresentare, coi suoi peculiari strumenti linguistici (struttura che alterna e sovrappone i ritmi della poesia e quelli della narrazione), la complessità della vita stessa e la disillusione per un’Italia in rovina, una vera e propria storia dell’Italia dal Secondo Dopoguerra in poi. Ma il messaggio finale della ventisettesima sezione contiene un refrain, elemento unificante di tutta l’opera, evidenziata da una sorta di ottimismo che implica la resistenza di una volontà comunicativa: “Ma dobbiamo continuare come se non avesse senso pensare che s’appassisca il mare”.

Ricorre quest’anno il centenario del poema La terra desolata (The Waste Land) di Thomas Stearns Eliot (1888-1965), composto nel 1921. Poema complesso, rivisto da Pound su esplicita richiesta dell’autore, con un linguaggio ispirato esplicitamente a Dante (famosa è la descrizione di Londra che echeggia il clima dei gironi e delle bolge) scritto dopo i disastri della Prima guerra mondiale, una delle opere più alte della letteratura del Novecento. Descrive la desolazione dell’uomo, della natura, del mondo abbandonati da Dio “Riuscirò alla fine a mettere in sesto le mie terre? …Con questi frammenti io ho puntellato le mie rovine” e con questi versi sospesi tra pessimismo e speranza si chiude definitivamente il poema. Lo sperimentalismo di Pagliarani ha avuto come punti di riferimento la linea lombarda e le tradizioni europee, soprattutto quella anglosassone ma tutta la sua opera (3), come sostiene il comparatista Dionýz Ďurišin andrebbe inserita nella letteratura mondiale. Infatti si evidenziano affinità e legami stilistici e ideologici con artisti appartenenti a un’aerea geopoetica storicamente e letterariamente affine come Thomas Stearns Eliot.

L’accostamento fra la Ballata di Rudi di Elio Pagliarani e la Terra desolata di Eliot offre a Giuseppe Carrara l’occasione per interrogarsi sul ruolo dell’epica nella poesia contemporanea (2). Uno dei leitmotiv della Waste Land di T.S. Eliot è quello dell’acqua, connesso a una galassia semantica e tematica di degradazione, aridità e morte, atmosfera crepuscolare, a tratti funebre, caratterizzata dalla capacità di contaminare la tradizione letteraria con l’uso della lingua parlata e dei dialetti, in un gioco combinatorio di eccezionale livello. Anche Pagliarani contamina termini tecnici stranieri, espressioni del parlato con prestiti letterari e soluzioni auliche con una singolare capacità di riproduzione e di imitazione o mimesi di alcuni livelli della comunicazione linguistica odierna e riporta a nuova vita il concetto di letteratura, che diventa così arma di opposizione al sistema e
strumento di coscienza critica. “Ho già detto altre volte di credere ad una funzione sociale della letteratura, funzione che non esaurisce, beninteso la letteratura, ma che è verificabile oggettivamente a prescindere da ogni intenzionalità. (Da un intervento di Pagliarani al convegno di Palermo del 1965 organizzato dal Gruppo 63).

Note

1) https://www.academia.edu/44750325/Unepica_del_mare_fra_Eliot_e_Pagliarani

2) La monografia “Il mare appassito: La Ballata di Rudi di Elio Pagliarani “di Christian Eccher
https://docslib.org/doc/12061406/il-mare-appassito-la-ballata-di-rudi-di-elio-pagliarani

3) https://liminamundi.com/2016/05/05/sono-momenti-belli-ce-silenzio-elio-pagliarani/

HO SOGNATO UN NAUFRAGIO

Ho sognato un naufragio c’era un uomo con me che mi chiamava
nel mare senza barca. Senza barca? In motoscafo? No, con i piedi nell’acqua
come dice il Vangelo, chiamava per salvarmi, io naufragavo
naufragavo nell’erba, erano alghe flora marina che non riconosco? Nella faccia
sembrava mio marito ma le spalle aveva delle spalle che, Luigi, io naufragavo
non ricordo perché ma naufragavo in mare calmo in burrasca sì in tempesta e calmo
e cambiava onda ogni volta che sentivo battermi i polsi e mi sentivo il ventre
pesantissimo di pietra e andavo sotto e non avevo voce, solo dentro
di me sentivo l’urlo che facevo e l’uomo che chiamava. Io non credo nei sogni, tu ci credi?

DA LA TERRA DESOLATA DI T.S. ELIOT

Se vi fosse acqua
E niente roccia

Se vi fosse roccia
E anche acqua
E acqua
Una sorgente
Una pozza fra la roccia
Se soltanto vi fosse suono d’acqua
Non la cicala
E l’erba secca che canta
Ma suono d’acqua sopra una roccia
Dove il tordo eremita canta in mezzo ai pini
Drip drop drip drop drop drop drop
Ma non c’è acqua

Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto?
Se conto, siamo soltanto tu ed io insieme
Ma quando guardo innanzi a me lungo la strada bianca
C’è sempre un altro che ti cammina accanto
Che scivola ravvolto in un ammanto bruno, incappucciato
Io non so se sia un uomo o una donna

Ma chi è che ti sta sull’altro fianco?

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~A viva voce: 137~

17 sabato Dic 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Francesco Palmieri, Solo parole d'amore

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2022/12/137.m4a

 

-137-

 

 

ti ho cercata

 

ad ogni inizio del giorno

in un ultimo sogno

nel respiro affannato

di un passo da corsa

nelle strade affollate

nelle strade deserte

nella neve d’inverno

nel fiore in germoglio

 

ti ho cercata

 

a levante a ponente

alla fine del mondo

sulle cime dei monti

in un pozzo profondo

a due passi da casa

in città inesistenti

 

ho chiesto di te

 

a un passante

a un bambino

a un uomo in divisa

a una donna coi fiori

ai veggenti

ai profeti

a una notte di stelle

alla luna sorella

alla pioggia che cade

nelle strade di sera

 

poi mi sono fermato

poi mi sono seduto

poi ho chiuso la porta.

 

Francesco Palmieri

dalla raccolta “Solo parole d’amore”

 

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Più voci per un poeta: Bartolo Cattafi

15 giovedì Dic 2022

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, Più voci per un poeta, Podcast

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Bartolo Cattafi, Deborah Mega, Loredana Semantica, Maria Allo, Maria Grazia Galatà, Più voci per un poeta

Bartolo Cattafi

Leggono le poesie di Bartolo Cattafi nell’ordine: Maria Grazia Galatà, Deborah Mega, Maria Allo, Loredana Semantica.

IL POETA

Bartolo Cattafi, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 6 luglio del 1922, morto a Milano il 13 marzo 1979, è poeta italiano. Ricorre quest’anno il centenario dalla sua nascita. Il poeta, stimato da Giovanni Raboni, del quale era amico, era in contatto con la cerchia dei poeti milanesi: Giovanni Giudici, Luciano Erba, Vittorio Sereni. Bartolo Cattafi, laureato in giurisprudenza, ha lavorato come pubblicista, è autore di svariate raccolte di poesia  – i titoli nell’elenco sottostante – pubblicate principalmente da Mondadori e Scheiwiller, Il poeta “ha patito l’esclusione dalle più autorevoli antologie della poesia italiana del Novecento (Sanguineti e Mengaldo); è finito in una dimenticanza pressoché generale. Sino a che, da qualche anno l’attenzione che merita sembra finalmente rinascere, il suo nome spuntare più di frequente nelle pagine di pubblicazioni di vario genere o sulla bocca dei lettori.” Dal sito “Le parole e le cose”

LE OPERE

  1. Simùn – Trentadue liriche inedite
  2. Nel centro della mano
  3. Partenza da Greenwich 
  4. Le mosche del meriggio
  5. Qualcosa di preciso 
  6. L’osso, l’anima
  7. L’aria secca del fuoco
  8. Il buio 
  9. Lame
  10. Ostuni
  11. La discesa al trono 
  12. Marzo e le sue idi
  13. Nel rettangolo dei teoremi
  14. 18 dediche ’76-’77 
  15. Poesie scelte 1946-1973
  16. Se i cavalli…
  17. L’allodola ottobrina 
  18. Chiromanzia d’inverno,
  19. Segni

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